UN INGIUSTO PREGIUDIZIO. POLPETTE AL VINO BIANCO

Polpette-al-vino-biancoLe polpette sono vittime di un ingiusto pregiudizio. Ormai ne sono certa. Già lo sospettavo, ma recentemente ne ho avuto la certezza.

Sicuramente saprete che da un po’ di tempo a questa parte, specie nelle grandi città, si stanno aprendo numerosi locali monotematici, cioè che fanno solo polpette. Quando ho scoperto che se ne era aperto uno anche a Monza, ho voluto provarlo e ho proposto a un paio di amici di accompagnarci. La risposta di uno dei due è stata subito “A me le polpette non piacciono”. Avendo intuito l’equivoco in cui era caduto, ho insistito un po’ e alla fine l’ho convinto. Quando abbiamo aperto il menù e abbiamo visto la varietà di proposte che c’erano, e soprattutto quando abbiamo assaggiato i vari tipi di polpette, il mio amico ha esclamato “Ma io pensavo fossero le polpette al sugo che faceva mia nonna!”. Polpette-al-vino-biancoEcco svelato l’arcano. E’ colpa delle nonne. Eh si. Anche io non amo molto i piatti col sugo. Non tanto perché non mi piacciano. Anzi: a volte anche io ne sento proprio l’esigenza. Il problema è che, soprattutto noi che vantiamo origini meridionali, abbiamo mangiato pomodoro in ogni dove. La domenica c’era il ragù di carne. Rosso. C’era anche la lasagna. Rossa. E la fettina di carne semplice semplice? Rossa pure quella, perché si faceva alla pizzaiola. E ovviamente le polpette erano rosse anche loro. Inutile dire che tutta questa overdose di rosso ci ha portato a diradare le preparazioni a base di pomodoro.

Io sono stata fortunata. Perché mia mamma ha provato già in tempi non sospetti ad uscire da questo cliché. E le polpette le faceva anche col vino bianco, con la ricetta che vi propongo oggi. Che io trovo davvero gustosa. Polpette con un semplice soffritto, cotte nel vino bianco fino ad essere avvolte in una cremina densa e avvolgente. Un primo passo per affrancare le povere polpette dalla triste nomea che si portano dietro. Eccovi quindi la ricetta.

Polpette-al-vino-bianco

POLPETTE AL VINO BIANCO

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INGREDIENTI (per 4 persone o comunque per 17 polpette):

Per le polpette:

  • 1/2 tazza di latte
  • 1 piccola fetta di pane senza crosta del peso di circa 30 g
  • 300 g di macinato misto
  • 20 g di parmigiano grattugiato
  • 20 g di pangrattato
  • 1 uovo
  • 1 scalogno
  • 1 gambo di sedano
  • 2 carote
  • 3/4 di bicchiere di vino bianco
  • olio evo
  • prezzemolo
  • sale
  • pangrattato per impanare

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COME SI FA:

  1. Mettete il pane ad ammorbidirsi nel latte. Nel frattempo mettete il macinato in una ciotola e lavoratelo con la forchetta per ammorbidirlo. Quando il pane si sarà ammorbidito, strizzatelo con le mani e sbriciolatelo nella ciotola in cui avete sistemato la carne. Iniziate ad amalgamare il composto. Aggiungete quindi il formaggio grattugiato, il pangrattato e l’uovo. Amalgamate con le mani. Aggiungete infine il sale e il prezzemolo tritato.
  2. Iniziate a confezionare le polpette, assatele nel pangrattato e adagiatele su un piatto ricoperto di carta da forno. Tenetele ben distanziate le une dalle altre. Quando avete finito, copritele con delle pellicola e mettetele in frigo.
  3. Tagliate a pezzetti di medie dimensioni lo scalogno, il sedano e le carote e ricavatene un misto per soffritto.
  4. Mettete sul fuoco due ampie padelle con abbondante olio evo. In una fate rosolare lo scalogno, il sedano e le carote. Nell’altra fate rosolare le polpette su tutti i lati.
  5. Quando il soffritto sarà a media cottura e le polpette saranno ben rosolate trasferite queste ultime nella padella col soffritto. (Preferisco adottare questa procedura perchè i tempi di cottura tra soffritto e polpette sono diversi e, se li si mette nella stessa padella, il soffritto tende a bruciarsi).
  6. Aggiungete quindi il vino bianco, aggiustate di sale e cuocete per circa 10 minuti o comunque fino a quando il vino non si sarà assorbito creando una cremina densa. Servite ben calde.
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GLI INGREDIENTI CHE FANNO PAURA…TORTA RUSTICA DI GRANO SARACENO CON BACCALA’ E CARCIOFI

Torta-rustica-di-grano-saraceno-con-baccalà-e-carciofiNon so perchè. ma ci sono ingredienti nei cui confronti nutro una sorta di timore revenziale. Eppure sono ingredienti semplici, anche poveri, ingredienti che ho visto maneggiare da sempre. Eppure…

Per esempio la mia conoscenza dei vari tagli di carne è alquanto nebulosa. E’ proprio un qualcosa che non riesco a memorizzare. Per questo la carne è un prodotto che temo. Per fortuna negli ultimi anni sto incontrando sulla mia strada dei bravissimi macellai che, oltre a fornirmi un prodotto di altissima qualità, mi danno anche consigli utilissimi.

Se poi ci addentriamo nelle tecniche di cottura, sappiate che io non sono capace di girare la frittata. Lo so. Fa ridere. A volte faccio cose più complesse ma non avete idea di quante frittate mi siano cascate nel lavandino. Ma adesso rischio di divagare…

Torta-rustica-di-grano-saraceno-con-baccalà-e-carciofiUn altro prodotto che mi spaventa è il pesce in generale. E in particolare il baccalà. Solo negli ultimi anni ho iniziato a prepararlo perchè, dopo le feste natalizie, mia mamma me ne lascia sempre un po’, già dissalato e ammollato, in modo tale da poterlo direttamente surgelare e utilizzare all’occorrenza. Non sono mai andata da sola a comprarlo, come se avessi paura che la mia scarsa conoscenza del prodotto potesse portarmi a subire una qualche fregatura.

Eppure è un ingrediente che, al di là delle ricette tradizionali, può essere declinato in numerose preparazioni dal sapore davvero sorprendente. Come questa tortina rustica che ho improvvisato davvero velocissimamente. La pasta brisè al grano saraceno valorizza moltissimo il delicato ripieno di baccalà e carciofi che non avevo mai sperimentato e che credo diventerà ricorrente nelle mie ricette. Eccovi allora la ricetta.

Torta-rustica-di-grano-saraceno-con-baccalà-e-carciofi

TORTA RUSTICA DI GRANO SARACENO CON BACCALA’ E CARCIOFI

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INGREDIENTI (per una teglia da 24 cm):

Per la pasta brisè:

  • 150 g di farina 0
  • 100 g di farina di grano saraceno
  • 100 g di burro
  • 70 g di acqua fredda
  • 1 pizzico di sale
  • prezzemolo tritato

Per il ripieno:

  • 300 g di baccalà dissalato e reidratato
  • 2 carciofi
  • 1 scalogno
  • 1 manciata di olive taggiasche denocciolate
  • 1 manciata di capperi
  • 1 uovo
  • pangrattato
  • olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Preparate la pasta brisè. In una ciotola o in un robot da cucina mescolate le farine e il sale. Unite il burro, l’acqua e il prezzemolo tritato.  Lavorate velocemente l’impasto l’impasto, avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare almeno 1 ora in frigorifero.
  2. Preparate il ripieno. Lessate il baccalà (precedentemente dissalato e messo a bagno per 2-3 giorni in acqua fredda) per 10 minuti in acqua non salata. Scolatelo e riducetelo in pezzi di medie dimensioni. Non devono essere pezzi troppo piccoli perché nel ripieno si dovrà sentirne la consistenza.
  3. Pulite i carciofi e tagliateli a fettine sottili. Tritate lo scalogno e fatelo rosolare in una padella con abbondante olio evo. Aggiungete i carciofi e fate cuocere per circa 10 minuti. Quindi aggiungete le olive, i capperi e il baccalà e mescolate per far insaporire gli ingredienti. Aggiungete infine una macinata di pepe e abbondante prezzemolo tritato. Fate intiepidire. Aggiungete 1 uovo e mescolate per bene.
  4. Riprendete l’impasto e stendetelo sulla carta da forno in una sfoglia delle dimensioni di circa 28-30 cm di diametro. Mettete la sfoglia con la carta da forno in una teglia rotonda da 24 cm lasciando strabordare la parte di pasta eccedente. Ricoprite il fondo con del pangrattato. Versate il ripieno e livellatelo. Ripiegate i bordi eccedenti. Cuocete in forno a 180 gradi per 40 minuti.

IL POTERE DELL’ISPIRAZIONE IMPROVVISA. BISCOTTI INTEGRALI ALLA CRUSCA DI AVENA E COCCO

Biscotti-integrali-alla-crusca-di-avena-e-coccoAvevamo detto che dopo l’estate ci saremmo rimessi a dieta…Lo avevamo detto…Ed è rimasta una cosa detta. Poi avevamo detto che dopo Natale ci saremmo rimessi a dieta… Lo avevamo detto…Ed è rimasto una cosa detta.

Qualcuno ha fatto finta di ricominciare. Altri più spudoratamente hanno continuato a mangiare. Non dico come a Natale, ma quasi. Poi sono iniziati una serie di compleanni a ripetizione e adesso siamo quasi a Carnevale.

Sta di fatto che, in ricordo della dieta dell’estate scorsa, a me è rimasto un bel pacco di crusca di avena da consumare. In verità il mio pacco lo avevo già consumato con questo pane. Ma poi me n’e è giunto in regalo un altro “…che tanto tu sei foodblogger e trovi il modo di consumarlo…”. Eh. Ho capito. Ma se a uno non viene l’ispirazione diventa complicato.

Biscotti-integrali-alla-crusca-di-avena-e-coccoMa l’altro giorno, in un venerdì caotico che più caotico non si può, mentre ero affaccendata in un’altra ricetta (che vedrete prossimamente) venni colta dall’ispirazione. E pensai a questi biscotti. E mentre mi apprestavo a impastarli pensando di farli soltanto con farina integrale e crusca di avena, aprivo l’armadietto della cucina dove tengo le farine e davanti gli occhi mi balenava il biancore della farina di cocco. E diciamolo. Io al cocco non so resistere. E quindi vai col cocco.

E quindi ho preparato l’impasto, mettendo anche in conto che, vista la velocità di preparazione e il caos generale, potessero anche venire da schifo. E invece, in un sabato caotico che più caotico non si può, li ho infornati ed erano buoni! E involontariamente erano anche dietetici. Che dire! E’ il potere dell’ispirazione improvvisa! Mi sono piaciuti talmente tanto che il giorno dopo ne ho preparati un bel sacchetto anche per il gentile donatore della crusca. Che se li è proprio meritati. Eccovi allora la ricetta.

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BISCOTTI INTEGRALI ALLA CRUSCA DI AVENA E COCCO

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INGREDIENTI (per circa 32 biscotti):

  • 100 g di farina integrale
  • 100 g di crusca di avena
  • 130 g di burro
  • 50 g di zucchero di canna
  • 40 g di farina di cocco
  • 3 cucchiai di latte
  • 1 cucchiaino di lievito chimico
  • 1 pizzico di sale

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COME SI FA:

  1. Mescolate le farine, il lievito chimico e il sale e mettetele in una ciotola o in un robot da cucina.
  2. Aggiungete lo zucchero, il burro e il latte. Lavorate il tutto fino ad ottenere un impasto morbido e friabile.
  3. Versate il composto sulla spianatoia e compattatelo per bene. Con le mani create due cilindri di circa 3 cm di diametro. Avvolgeteli nella pellicola e fateli riposare in frigorifero per almeno mezz’ora. Io li ho lasciati fino al giorno successivo.
  4. Riprendete l’impasto. Con un coltello tagliate i cilindretti formando dei biscotti rotondi di circa 1 cm di spessore e sistemateli sulla leccarda rivestita di carta da forno.
  5. Nel frattempo preriscaldate il forno a 170 gradi. Cuocete i biscotti per circa 20 minuti o comunque fino a doratura. Lasciateli raffreddare su una griglia e poi conservateli in una scatola di latta.

OLFATTO ALLA RISCOSSA…LE RICETTE TRAFUGATE E L’ORZOTTO CON FORMAGGIO DI CAPRA E CAMOMILLA

orzotto-con-formaggio-di-capra-e-camomillaNell’animo dei buongustai l’olfatto è spesso un senso trascurato. Nel senso che l’olfatto è solo il preludio a più piacevoli sensazioni. E’ il gusto a fare da padrone. Da un po’ di tempo però mi sta capitando sempre più spesso di assaggiare piatti in cui il vero protagonista non è il gusto bensì l’olfatto. Ed è una tendenza davvero curiosa perché ti fa capire come basta un piccolo ingrediente a fare la differenza. E non solo è sufficiente un ingrediente in grado di cambiare il gusto anche solo di pochissimo ma anche è sufficiente un ingrediente in grado di cambiare l’odore del piatto.

Mi era successo già tempo addietro con un risotto allo zafferano aromatizzato alla liquirizia. Poi, in un freddo dicembre in quel di Trento, mi sono imbattuta in un orzotto con formaggio di capra e camomilla. E lì ho capito che davvero a volte l’olfatto è più importante del gusto. E che la cucina è un mondo a 360 gradi dove tutti i sensi possono trovare una degna collocazione.

orzotto-con-formaggio-di-capra-e-camomillaE allora ho trafugato anche la ricetta, nel senso che ho cercato di capire come procedere e l’ho riprodotta a casa. Per fortuna questo era un piatto semplice e non è stato necessario chiedere particolari informazioni allo chef, cosa che mi avrebbe imbarazzata non poco e mi avrebbe fatta desistere.

Il risultato è stato molto simile al piatto originale. Solo un po’ meno formaggioso, nel senso che, per vari motivi, ho messo un po’ meno formaggio di quello che avevano messo in quell’occasione. Ma ovviamente voi potete abbondare tranquillamente. E soprattutto abbondate con la camomilla perché l’obiettivo è quello di avere una ventata di odore non appena si avvicina la forchetta alla bocca. Il piatto in sè rimane abbastanza neutro o comunque già conosciuto ma l’odore di camomilla lo rende davvero un piatto inaspettato. Eccovi quindi la ricetta.

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ORZOTTO CON FORMAGGIO DI CAPRA E CAMOMILLA

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 250 g di orzo perlato
  • 4 cucchiai di caprino (o altro formaggio di capra morbido)
  • 1 scalogno
  • brodo vegetale
  • vino bianco
  • 4 cucchiaini di camomilla

COME SI FA:

  1. Mettete a bollire il brodo vegetale. Tritate uno scalogno e rosolatelo in un filo d’olio extra vergine di oliva.
  2. Aggiungete l’orzo e fatelo tostare. Sfumate con un po’ di vino bianco. Quando si sarà assorbito iniziate a versare un mestolo di brodo, aggiungendone altro solo quando la primo sarà stato assorbito. Proseguite finché l’orzo non sarà cotto.
  3. Spegnete la fiamma e aggiungete il formaggio. Mescolate e impiattate. Su ogni piatto aggiungete circa un cucchiaino di camomilla e servite ben caldo.

I LIBRI CHE VANNO LETTI PIU’ VOLTE…TORTA DI MELE E NOCCIOLE

Torta-di-mele-e-nocciole

Non ce n’è. Ne sono certa. Alcuni libri vanno letti più volte. Per tanti motivi. Perché ti hanno aiutato in un momento difficile. Perché ti hanno insegnato qualcosa di importante. Perché ti hanno spronata ad inseguire le tue passioni. Perché ti hanno aiutata a guardare dentro te stessa e a ritrovare la strada giusta. Perché ti hanno fatta sorridere. O perché davvero ti hanno cambiato la vita.

E vanno letti e riletti solo in versione cartacea. Rigorosamente. Perché vanno maneggiati, custoditi in borsa, riletti fugacemente in treno, sottolineati con a matita ben appuntita, vanno vissuti e interiorizzati. E questo non si può fare con lo schermo dell’e-reader. Non è la stessa cosa.

Ecco perché ci sono libri che vanno portati con sé. Anche quando si cambia casa. E si sarebbe tentati di lasciarli in giro, regalarli a qualcuno, perderseli per strada. Nel mio ultimo trasloco sono stata categorica. Alcuni libri dovevano seguirmi. E non mi sono pentita. Perché davvero a volte ho bisogno di rileggerli. Nel momento di caos che sto vivendo, i miei libri sono sicuramente un modo per ritrovarmi e per provare a tranquillizzarmi.

Torta-di-mele-e-nocciole

Ed è un metodo che consiglio. Specie se si riesce a creare una bella atmosfera. Una bella candela, una luce soffusa, una poltrona comoda, una copertina confortante, una bevanda bella calda. E soprattutto una buona fetta di torta. Una di quelle semplici, da credenza, con quella consistenza un po’ compatta che la rende ottima per essere inzuppata. Una di quelle torte che si prepara con quello che c’è in casa. E così ho fatto. Avevo delle nocciole, avevo delle mele e ho improvvisato. Perché quest’anno ho deciso di essere più sciolta, di non fare progetti, di essere più leggera e spesso non ho tempo per fare grossi programmi. E allora ben venga l’improvvisazione.

Il risultato è stato questa bella tortina, compatta, poco dolce, perfetta per l’inzuppo sia al mattino che al pomeriggio. E anche molto facile da modificare a vostro piacimento. Infatti se desiderate una torta più dolce basterà aumentare lo zucchero, se la desiderate più umida basterà aumentare le uova e se la preferite con più frutta basterà aumentare le mele. Facile, no? Eccovi allora la ricetta.

Torta-di-mele-e-nocciole

TORTA DI MELE E NOCCIOLE

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INGREDIENTI (per una teglia da 22 cm):

  • 250 g di farina 0
  • 150 g di burro
  • 100 g di nocciole tritate finemente
  • 90 g di zucchero di canna
  • 3 uova
  • 1 bustina di lievito chimico
  • 1 mela

Per guarnire:

  • 30 g di zucchero di canna
  • 60 g di nocciole tritate grossolanamente

COME SI FA:

  1. Tritare finemente le nocciole necessarie per l’impasto. Poi tritate grossolanamente le nocciole necessarie per la guarnizione. Mettete da parte.
  2. Sciogliete il burro in un pentolino o nel microonde. Mettete da parte.
  3. Setacciate la farina con il lievito e unitela alle nocciole tritate. Mettete da parte
  4. Lavorate con una frusta 90 g di zucchero e le uova finchè non saranno abbastanza spumose. Basteranno pochi minuti. Aggiungete il burro al composto di uova e mescolate. Aggiungete infine gli ingredienti secchi e mescolate con una spatola. non servirà la frusta perchè il composto sarà abbastanza solido.
  5. Imburrate e infarinate una teglia da 22 cm e versateci dentro l’impasto. Livellatelo per bene.
  6. Tagliate a fettine sottili le mele e sistematele a raggiera sopra il composto.
  7. Cospargete quindi la torta con le nocciole tritate grossolanamente e 30 g di zucchero di canna.
  8. Riscaldate il forno a 180 gradi e cuocete per 45 minuti. Fate la prova dello stecchino per verificare la cottura della torta. Sfornate e servite.

PICCOLE AVVERSITA’, NUOVE ABITUDINI E UN DESIDERIO DI SEMPLICITA’. PANE DI GRANO ARSO E LATTE DI MANDORLE

Pane-di-grano-arso e-latte-di-mandorleMettiamola così. Ultimamente sto combattendo con delle piccole avversità. E qui potrei fare un bell’elenco, ma risulterei davvero noiosissima e non arriverei al vero fulcro di questo post. Perciò mi limito a dirvene una sola. L’avversità più avversa che mi è successa è stata che, a causa di un fastidiosissimo attacco di reflusso gastroesofageo, ho dovuto controllare la mia alimentazione per parecchi giorni. Ho dovuto eliminare tutta una serie di alimenti tra cui il latte vaccino e il caffè. Non vi dico che angoscia i primi due giorni. Iniziavo a sentirmi un po’ più sveglia solo alle 11 del mattino. Sul caffè non ho potuto sostituirlo con niente perché davvero per il caffè non ci sono surrogati che tengano. Quanto al latte ho iniziato a bere il latte di mandorla.

Questo regime alimentare un po’ più ristretto ha comportato ovviamente che rimanessi un po’ lontana dai fornelli se non per preparazioni abbastanza semplici. Quando ho pensato a cosa preparare di carino per il blog che fosse commestibile anche per il mio stomaco malandato mi è venuto in mente subito un buon pane.

Pane-di-grano-arso e-latte-di-mandorlePoi ho anche pensato che, per mettere in pratica il buon proposito di essere un po’ meno strutturata, dovevo abbandonare i libri di ricette e andare a sentimento. E’ bastato aprire la dispensa e il frigorifero per avere la soluzione…

In fondo anche questo piccolo intoppo ha avuto un lato positivo. Mi sono fermata e per un attimo ho avuto la percezione fugace delle cose importanti. Il mio corpo mi stava lanciando dei segnali, sia fisici che mentali. Avevo bisogno di riposo, di tranquillità e di cose semplici. E cosa c’è di più semplice di un buon pane con i prodotti della mia terra?

Eccovi, quindi, la ricetta.

Pane-di-grano-arso e-latte-di-mandorle

PANE DI GRANO ARSO E LATTE DI MANDORLE

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INGREDIENTI (per 2 pagnotte):

  • 200 g di pasta madre rinfrescata (o 50 g di lievito di birra)
  • 250 ml di acqua tiepida
  • 250 ml di latte di mandorla
  • 100 g di farina di grano arso
  • 500 g di farina 0
  • 2 cucchiaini di sale
  • farina per impastare

COME SI FA:

La sera prima:

  1. Se utilizzate la pasta madre procedete al rinfresco. Pesate la pasta madre (nel nostro caso 200 g), scioglietela in una quantità di acqua pari alla metà del suo peso (100 g), aggiungete farina in quantità uguale al peso della pasta madre. Mettete l’impasto in una ciotola coperta da pellicola e fate riposare nel forno fino al giorno dopo.
  2. Preparate il preimpasto. Impastate 200 g di farina 0 con 100 g di acqua e un pizzico di sale e mettete a riposare nel forno fino al giorno dopo.

Il giorno dopo:

  1. Mettete la pasta madre rinfrescata in una ciotola. Aggiungete l’acqua. Mescolate finché a pasta non si sarà completamente sciolta.
  2. Mettete il preimpasto in una ciotola. Aggiungete l’acqua. Mescolate finché a pasta non si sarà completamente sciolta.
  3. Mettete le farine nella planetaria. Aggiungete il sale e mescolate. Aggiungete il composto di acqua e pasta madre e il composto di preimpasto e latte di mandorla. Azionate la planetaria e tenetela in funzione finché l’impasto non apparirà abbastanza omogeneo. Ci vorranno circa 10 minuti.
  4. Mettete l’impasto in una ciotola munita di coperchio. Formate con le mani un panetto ben compatto. Fate lievitare per circa 6 ore (2 ore se state usando il lievito di birra). Vi suggerisco di avvolgere la ciotola in una copeta e di tenerla in un luogo riparato.
  5. Terminato il tempo di lievitazione, infarinatevi bene le mani e riprendete l’impasto, dividetelo in due, fate un giro di pieghe (il procedimento è spiegato qui) a ciascuna pagnotta e adagiatele sulla leccarda rivestita di carta da forno. Fate lievitare ancora un’ora nel forno con la luce accesa.
  6. Riprendete l’impasto e incidetelo a croce. Nel frattempo scaldate il forno a 250 gradi. Quando il forno sarà ben caldo, informate la pagnotta sul piano centrale e cuocetela per 10 minuti. Poi abbassate la temperatura a 200 gradi e cuocete per altri 30 minuti. Se preferite una crosta più croccante cuocete per altri 10 minuti. Tenete sempre il l’impasto sott’occhio perché i tempi cambiano da forno a forno e il pane potrebbe bruciarsi. Fate raffreddare la vostra pagnotta su una gratella.

SPORADICHE MA SIGNIFICATIVE APPARIZIONI. LA CALABRIA E LE MINI TARTELLETTE DI FROLLA AL CEDROLIO CON CONFETTURA DI LIQUIRIZIA E PEPITE DI MOSTACCIOLI

Mini-tartellette-alla-liquiriziaIl mio rapporto con la Calabria è fatto di sporadiche ma significative apparizioni.

La prima risale all’anno 2005. Prima di allora la Calabria per me non era altro che un nome. Pur essendo molto vicina alla Puglia non mi era mai capitato di andarci né di gustare le sue prelibatezze. Poi, nel 2005,  frequentando un corso post- laurea, mi sono imbattuta in una ragazza calabrese, Maria Teresa.  In quei giorni di frequenza assidua del corso avevamo legato parecchio e quindi un giorno l’ho invitata a casa dei miei. E lei mi ha donato una soppressata davvero pazzesca. Era fatta in casa ed era davvero uno spettacolo. E in quella occasione ho scoperto che, a differenza che in Puglia, in Calabria ci sono i maiali e che i calabresi producono dei salumi strepitosi.

Qualche anno dopo ho scoperto che esisteva anche la nduja. Ed è stato amore. Ad ogni mercatino in cui trovavo lo stand calabrese, me ne accaparravo un barattolo, al quale poi ho iniziato ad aggiungere anche i pesciolini sott’olio, una delizia da sciogliere in bocca.

Mini-tartellette-alla-liquirizia

Qualche hanno dopo ancora ho conosciuto quello che al momento è uno dei miei migliori amici. E lui è calabrese. E ogni volta mi decanta le bontà della Calabria…senza peraltro avermene mai procurate un po’…mannaccia a lui! 🙂

E infine ho incontrato la mia dolce metà…che non è calabrese ma è come se lo fosse. Perché adora il piccante e adora la nduja e ogni volta che vogliamo comprarla mi porta in giro a fare assaggi talmente certosini da sembrare quelli del miglior sommelier in circolazione.

Insomma la Calabria si propone costantemente e piacevolmente nella mia vita. E così è successo che un bel giorno mi è stato chiesto di collaborare con l’azienda Buongustai di Calabria. Potete capire quanto ne sia stata felice…

Perché Buongustai di Calabria nasce proprio dalla volontà di far conoscere e promuovere il meglio della tradizione culinaria di una regione ricca di sapori, odori, ricette da gustare e apprezzare e quindi diffondere. E anche dalla volontà di preservare la vocazione biologica della terra calabrese che è ricca e rigogliosa per natura. Molti dei prodotti, infatti, derivano da agricoltura biologica, sono senza coloranti né conservanti e sono realizzati ad arte secondo tradizione, coscienza e sapienza. Le aziende fornitrici di Buongustai di Calabria sono inoltre caratterizzate da un’elevata diversità e ognuna di loro è legata ad un luogo e ad un tempo ben precisi. Vivono grazie all’uso di risorse ambientali locali e ai particolari sistemi di relazioni sociali e scambi che fanno vivere una comunità.

Con la ricetta di oggi voglio farvi conoscere dei prodotti un po’ meno famosi rispetto a quelli un pochino più blasonati come la nduja o il caciocavallo e così via. Sto parlando del cedrolio, olio extra vergine aromatizzato al cedro, della confettura di mele e liquirizia, una vera novità in fatto di confetture e dei mostaccioli, tipici dolci calabresi da rosicchiare pian piano e far sciogliere in bocca.

Nella ricetta di oggi questi ingredienti si uniscono per creare un gusto particolarmente aromatico e dai tratti inconsueti. Addentate la frolla con il suo aroma di cedro, assaporate la confettura di mela e liquirizia e infine trattenete in bocca le pepite di mostacciolo sciogliendole pian piano. E adesso non vi resta che preparare queste tartellette e correre ad assaggiare tutti gli altri prodotti calabresi che potrete trovare sul sito www.buongustaidicalabria.it.

Mini-tartellette-alla-liquirizia

MINI TARTELLETTE DI FROLLA AL CEDROLIO CON CONFETTURA DI LIQUIRIZIA E PEPITE DI MOSTACCIOLI

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INGREDIENTI (per 20 tartellette):

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COME SI FA:

  1. Preparate la frolla al cedrolio. Setacciate in una ciotola la farina con lo zucchero al velo, il lievito e il sale. Aggiungete il tuorlo d’uovo e il cedrolio e lavorate con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e fatela riposare in frigo per almeno mezz’ora.
  2. Nel frattempo riducete il mostacciolo in briciole grossolane e mettete da parte.
  3. Riprendete la frolla e lavoratela nuovamente con le mani fino a scaldarla per bene. Se il composto risulterà un po’ “sbricioloso” non preoccupatevi. Prelavate delle palline di frolla. Schiacciatele col matterello fino a raggiungere lo spessore di circa 0,5 millimetri. Imburrate gli stampini, con il bordo dello stampino stesso ritagliate la frolla e sistematela negli stampini.
  4. Fate scaldare il forno a 180 gradi. Riempite le tartellette con la confettura di liquirizia e infornate per circa 15 minuti o comunque fino a doratura. Quando si saranno raffreddate, cospargetele con le briciole di mostacciolo.