GENESI, UTILITA’ ED EVOLUZIONE DELL’APERITIVO MILANESE. APERITIVO DI MELE, AGRUMI E SPEZIE

Aperitivo-mele-agrumi-spezieTendenzialmente non amo l’aperitivo, tantomeno il cd. apericena. Ve ne avevo già parlato in un altro post.

Spesso mi sono chiesta quale fosse l’utilità dell’aperitivo. Sei lì che ti ingozzi di porcherie, (perché quando sei lì è ovvio che ti fai prendere dalla golosità più becera), hai un tempo limitato per ingozzarti (perché poi ad un certo punto ti sbattono fuori), torni a casa con l’acidità di stomaco perché hai mangiato tanto e pure velocemente e la mattina dopo ti senti in colpa perché pensi che, se proprio dovevi ingurgitare calorie, era meglio farti una bella cena seduto  ad un tavolo con un minimo di calma e atmosfera. Fino a qualche tempo fa pensavo questo.

Poi sono venuta a Milano. E ho capito che l’aperitivo poteva nascere solo a Milano. Perché qui ha un sua intrinseca utilità. Se la gran parte delle persone esce dal lavoro dalle 18 in poi e abita nell’hinterland milanese e la mattina deve lavorare, è allora (e solo allora) che l’aperitivo milanese manifesta la sua utilità. Piuttosto che tornare a casa, cambiarsi e uscire di nuovo – cosa chiaramente improbabile – è evidente che è meglio fare tutta una tirata e curare le relazioni sociali con un bell’aperitivo. E poi tutti a casa a dormire.

Aperitivo-mele-agrumi-spezieE allora ho iniziato ad apprezzarlo pure io. E a vederne l’utilità. Così come anche ho preso l’abitudine di approfittare di eventi “dopolavoro” in modo tale da poter rientrare a casa a un orario decente e senza grosse difficoltà. Uno di questi eventi è stato uno showcooking proposto dalla Scuola della Cucina Italiana in cui si parlava del nuovo trend della cucina healthy e si suggerivano ricette orientate in tal senso.

Tra queste c’era anche l’aperitivo che vi propongo oggi. Perchè è vero che ci sono locali in cui si continuano a servire aperitivi pieni di zucchero e di sostanze insalubri ma la nuova frontiera e senza dubbio quella di una cucina più attenta alla salute, che non vuole impedirci di vivere eventi mondani e di socializzazione ma vuole fornirci spunti per viverli in maniera un pochino più attenta. Così possiamo farci l’aperitivo senza svegliarci la mattina dopo con lo stomaco che grida vendetta. 🙂

Niente di meglio quindi di una bella bevanda alla frutta, arricchita dalle note pungenti dello zenzero e del pepe rosa. Eccovi allora la ricetta facile facile di oggi.

Aperitivo-mele-agrumi-spezie

APERITIVO DI MELE, AGRUMI E SPEZIE

…………………………

INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 2 mele
  • 2 arance
  • 2 pompelmi
  • zenzero
  • pepe rosa in grani
  • 2 cucchiaini di zucchero
  • 160 ml di acqua tonica/acqua frizzante/prosecco/acqua e zucchero (io ho usato l’acqua tonica)

…………………………

COME SI FA:

  1. Lavate la frutta. Pulite gli agrumi a vivo e pelate le mele. Tagliate quindi tutto a pezzi e mettetel nel frullatore.
  2. Aggiungete un pezzetto di zenzero e il pepe rosa e azionate.
  3. Mettete il composto in un brocca e aggiungete l’acqua tonica.
  4. Mescolate con un cucchino e servite.
Annunci

A GRANDISSIMA RICHIESTA…LA TORTA PAESANA (O TORTA DI PANE E CACAO)

Torta-paesana-pane-cacao“Cosa ti faccio: la crostata o la torta paesana?”. “La torta paesana”. “Cosa ti faccio: la torta magica o la torta paesana?”. “La torta paesana”. “Ma non volevi provare la hot milk sponge cake?”. “La torta paesana”.

A questo punto la volontà espressa dal popolo di casa mia era abbastanza chiara. Non potevo esimermi. Anche perché devo mimetizzarmi nel territorio. E qui in Brianza in questi giorni è tutto un tripudio di sagre e feste in cui la torta paesana la fa da padrone. Non esiste situazione in cui la torta paesana non sia presente. Alla sagra della patata di Oreno il dessert era la torta paesana. Alla sagra del gorgonzola idem. Senza contare che a Lissone è proprio la protagonista solitaria della festa. E tutte le donne di Lissone la preparano con la loro ricetta. Ci pensate che figata è assaggiare le varie versioni? 🙂

E pensare che tempo fa, quando non conoscevo la Brianza e non potevo minimamente immaginare che prima o poi mi sarei ritrovata qui, mi ero casualmente imbattuta in questa torta. E mi aveva colpito, tanto che l’avevo riportata nel mio libretto verde delle ricette. Ricordo perfettamente che l’avevo copiata da un numero della Cucina Italiana che mi aveva fatto sfogliare la mia amica. Ed è notevole questa cosa, visto che è passato un bel po’ di tempo. Sarà stato un segno del destino?

Torta-paesana-pane-cacaoFatto sta che adesso la torta paesana ha trovato concretamente spazio nella mia cucina. Con estrema gioia del mio “coinquilino” brianzolo, che piano piano se la è sbafata a colazione, merenda e dopo cena.

Si tratta di una preparazione davvero rustica, che è utilissima per consumare alcuni ingredienti che necessitano di essere utilizzati al più presto. Pane raffermo, latte burro, uova, biscotti secchi, amaretti, un po’ di cacao. Tutte cose sempre presenti nelle case di una buona massaia. Il tutto arricchito da uvetta, canditi e pinoli.

Unico consiglio importante. Tenete il pane a mollo proprio per tre ore e non di meno. Più di tre ore va bene lo stesso, ma di meno no. E’ importante che i componenti secchi si idratino per bene, per fare in modo che la torta risulti sufficientemente umida. Eccovi quindi la ricetta.

Torta-paesana-pane-cacao

LA TORTA PAESANA (O TORTA DI PANE E CACAO)

…………………………

INGREDIENTI:

  • 150 g di pane raffermo
  • 150 g di amaretti
  • 150 g di zucchero
  • 80 g di burro
  • 70 g di biscotti secchi
  • 50 g di cacao amaro
  • 30 g di uvetta
  • 3 uova
  • 20 g di pinoli
  • 20 g di cedro candito
  • 1/2 litro di latte intero
  • scorza grattugiata di limone
  • 1 pizzico di sale

…………………………

COME SI FA:

  1. Portate ad ebollizione il latte con il burro e lo zucchero.
  2. Passate il pane nel mixer. Aggiungete gli amaretti e i biscotti e tritate nuovamente.
  3. Mettete il pane, gli amaretti e i biscotti tritati in un’ampia ciotola con l’uvetta e un pizzico di sale.
  4. Unite la miscela di latte caldo e la scorza di limone. Amalgamate bene e lasciate riposare il composto per 3 ore mescolando spesso. Se è troppo asciutto, unite ancora poco latte caldo.
  5. Trascorse le 3 ore, unite al composto le uova, una alla volta, alternandole con il cacao ben setacciato. Incorporate il cedro candito e i pinoli.
  6. Trasferite il composto in uno stampo rotondo di 24 centimetri, foderato con carta da forno. Livellate bene. Se vi piace, cospargete la torta con altri pinoli e con altra uvetta ammorbidita in acqua tiepida e ben strizzata. Cuocete per 1 ora a 170 gradi. Servite tiepida.

AUTUNNO, NUOVI PROGETTI E NUOVE RICETTE. TRECCIA DOLCE VARIEGATA AL CIOCCOLATO

Treccia-variegata-al-cioccolatoIn autunno si incominciano i nuovi progetti. O quantomeno si è nelle condizioni ottimali per iniziarli davvero. Molto più che a gennaio, quando i nuovi progetti riusciamo solo a pensarli dal momento che torniamo stanchi dalle grosse mangiate e preoccupati solo di riuscire a portare a termine il “progetto dieta”. Dalle vacanze, invece, tutti tornano belli carichi, ansiosi di prolungare l’energia positiva dell’estate anche nelle giornate uggiose. Sembra cosa non facilissima…I nuovi progetti di certo aiutano…

Intorno a me ne stanno fioccando tanti…C’è chi fa teatro, chi ha ripreso la palestra, chi vuole iniziare un corso di chitarra, o un corso di cucina…Dal canto mio ho deciso di limitare la lista a sole due cose, sperando che il numero esiguo mi aiuti a essere determinata e perseverante.

Primo progetto: fare un po’ più di movimento. Ma senza esagerare. Tanto ormai si sa, non sono una donna super sportiva. Diciamo che la vita milanese aiuta a tenersi snelli, ma da sola non basta. Per questo mi sono iscritta a un corso di yoga che vorrei portare avanti fino all’estate. Cosa che peraltro dovrebbe aiutarmi anche a essere un po’ più tranquilla. Il che non guasta mai.

Treccia-variegata-al-cioccolatoSecondo progetto: sperimentare nuove ricette. E con questo non intendo solo sperimentare ricette che non ho mai provato, ma intendo soprattutto cucinare tipi di alimenti su cui non mi sono mai cimentata o lo ho fatto abbastanza. Indubbiamente è più facile rifugiarsi su preparazioni che rientrano maggiormente nelle nostre corde. Ma così si cresce meno. E io voglio crescere. O quantomeno ci voglio provare.

Perciò ben vengano i nuovi piatti e le nuove ricette. Tipo quelle col pesce. O le zuppe. O le torte di pan di spagna. O le trecce di lievitati. O i lievitati bicolor. O le trecce lievitate bicolor. Come quella di oggi. Le forme intrecciate e i vortici colorati di queste preparazioni mi hanno sempre affascinato. Urgeva un primo esperimento. Ovviamente ci sono margini di miglioramento, ma direi che posso essere abbastanza soddisfatta. Eccovi quindi la ricetta.

Treccia-variegata-al-cioccolato

TRECCIA DOLCE VARIEGATA AL CIOCCOLATO

…………………………

INGREDIENTI:

  • 570 g di farina 0 + quella per la lavorazione
  • 120 g di zucchero
  • 25 g di cacao amaro
  • 25 g di lievito di birra fresco
  • 2 uova
  • 2 dl di latte
  • burro
  • 3 cucchiai di olio evo
  • sale

…………………………

COME SI FA:

  1. Preparate l’impasto bianco. Sbriciolate 12,5 g di lievito di birra in una terrina (o nell’impastatrice). Versate 1 dl di latte tiepido e iniziate a mescolare finché il lievito non si sarà sciolto. Unite quindi 1,5  cucchiai di olio, 1 uovo leggermente sbattuto e 60 g di zucchero. Continuate a mescolare. Quando lo zucchero si sarà sciolto aggiungete 1 pizzico di sale e 300 g di farina un cucchiaio alla volta e impastate più energicamente (se state usando l’impastatrice aumentate la velocità). Impastate fino ad ottenere un impasto omogeneo, trasferitelo in una ciotola, coprite con la pellicola e fate lievitare almeno per 1 ora e mezza in un luogo tiepido.
  2. Preparate l’impasto al cacao. procedete come al punto 1 utilizzando gli ingredienti rimasti e mescolando alla farina il cacao.
  3. Sul piano infarinato stendete l’impasto bianco in u rettangolo di 18×24 e quello al cacao in un rettangolo di 15×22 cm. Adagiate la striscia al cacao sopra quella bianca, ripiegate a metà e comprimete gli strati col mattarello. Dividete l’impasto a metà nel senso della lunghezza, sovrapponete le due parti e comprimete nuovamente col matterello. Ripetete l’operazione per 3-4 volte e otterrete l’impasto a righe.
  4. Passate ancora una volta il matterello sull’impasto e dividetelo, nel senso della lunghezza in 3 strisce. Formate 3 cordoncini e intrecciateli. Trasferite la treccia in uno stampo da plum cake di 12×25 cm, imburrato e rivestito di carta da forno. Lasciate lievitare per 30 minuti. Infornate a 220 gradi per 5 minuti, quindi abbassate la temperatura a 200 e continuate la cottura per altri 20-25 minuti. Sformate e lasciate raffreddare la treccia su una griglia.

VOGLIA DI CASA E DI UNA MACCHINA DEL TEMPO. UNA FOCACCIA PUGLIESE

focaccia-puglieseQuesta cosa si verifica abbastanza ciclicamente. Ogni tanto mi prende voglia di casa. Che non vuol dire voglia di tornare a casa…Cioè…per spiegarmi meglio…mi vengono in mente due scene, una di un film molto famoso e l’altra di un telefilm abbastanza recente.

La prima è una delle scene finali del film “Nuovo cinema paradiso”. Il protagonista torna al paese dopo molti anni per il funerale di un caro amico e, parlando con la mamma, le racconta che, mentre quando tornava dopo pochi anni, gli sembrava  estraneo, quasi sconosciuto, cambiato, adesso invece, dopo moltissimi anni, tutto gli sembra uguale a quando è andato via.

Io evidentemente sono ancora nella prima fase. Quando torno al paese, mi sembra che tutto sia diverso, non ritrovo le cose e le persone del mio passato, mi sento un’estranea e dopo pochi giorni voglio ripartire.

focaccia-puglieseQuesto non succede però per i sapori di casa…e qui mi viene in mente la seconda scena. Untraditional, la serie tv di Fabio Volo andata in onda nel 2016. In una delle puntate Valentina Lodovini costringe la nonna a mangiare cibo vegano. Ma la nonna chiede a Fabio Volo di andare dal salumaio sotto casa e comprarle di nascosto un etto di mortadella. Ebbene: quella mortadella non era una mortadella e basta. Era una macchina del tempo. Capace di riportare quella vecchietta alla sua giovinezza, agli anni in cui una fettina di mortadella era un cibo povero, che però riusciva a colmare gli appetiti di chi davvero ha conosciuto cosa vuol dire a vere fame.

Anche per me la mortadella, insieme ad un buon pezzo di focaccia con i pomodorini, è una vera e propria macchina del tempo. Mi fa davvero tornare a casa, ma non adesso, ma al tempo in cui ero ragazzina e mamma, zia e nonna preparavano la focaccia coi pomodorini e poi la mangiavamo ripiena di profumatissima mortadella. Il bello è che la ricetta era sempre la stessa ma a seconda di chi la preparava aveva sapori diversi. Quella di nonna era soffice e con una crosticina leggera e saporitissima. Quella di zia era gonfia e croccante. Quella di mamma era ogni volta diversa, a volte più alta, altre volte meno, più simile pizza al taglio.

Nella mia famiglia la ricetta era la stessa e quello che cambiava era la mano. Ma in realtà in Puglia ogni famiglia ha la sua ricetta. Quella che vi propongo oggi non è la ricetta della mia famiglia, ma quella che mamma è riuscita ad estorcere al suo panettiere di fiducia. Era tanto che volevo provarla e ho colto l’occasione. Per questo nel titolo ho dovuto scrivere “una focaccia” e non “la focaccia”. Ma non preoccupatevi…prima o poi posterò anche la ricetta di famiglia. Poi starà a voi decretare la migliore. Eccovi, quindi, la ricetta di oggi.

focaccia-pugliese

UNA FOCACCIA PUGLIESE

…………………………

INGREDIENTI (per una teglia rotonda da 30 cm):

  • 50 g di pasta madre rinfrescata (o 12,5 g di lievito di birra)
  • 3/4 di bicchiere di acqua (circa 150 ml) a temperatura ambiente
  • 150 g di semola rimacinata
  • 150 g di farina 0
  • 2 cucchiai di sale fino (circa 10 g)
  • 3/4 di bicchiere di latte (circa 150 ml)  a temperatura ambiente
  • 6 cucchiai di olio evo
  • pomodorini
  • origano
  • sale grosso

…………………………

COME SI FA:

  1. Sciogliete la pasta madre in mezzo bicchiere di acqua. Sciogliete il sale fino nell’acqua rimanente.
  2. Prendete una terrina bella grande e miscelatevi le farine. Aggiungete il composto di pasta madre e acqua e iniziare a impastare. Aggiungete quindi il latte, un cucchiaio di olio e in ultimo l’acqua in cui avete sciolto il sale. Continuate ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo ma abbastanza liquido e appiccicoso. Fate lievitare per circa 8 ore (2 ore se avete usato il lievito di birra).
  3. Riprendete l’impasto. Ungete per bene una teglia antiaderente e sistematevi l’impasto lievitato. Livellate per bene con le mani.
  4. Cospargete tutta la superficie con abbondante origano secco.
  5. Tagliate in due parti i pomodorini e sistemateli con la parte interna a contatto con l’impasto. Pressate leggermente per farli aderire bene all’impasto.
  6. Cospargete tutta la superficie con abbondante olio evo (almeno 5 cucchiai). Con un cucchiaio spargete per bene l’olio su tutta la superficie. (Non siate parchi. L’olio serve a rendere croccante la vostra focaccia).
  7. Infine cospargete con qualche granello di sale grosso.
  8. Fate lievitare ancora per circa mezz’ora. Nel frattempo scaldate il forno a 200 gradi.
  9. Quando sarà ben caldo infornate la focaccia e fate cuocere per mezz’ora o comunque fino a doratura.

ANCORA SULLE SAGRE PAESANE…TRIANGOLI DI PASTA SFOGLIA CON ZUCCHINE, GORGONZOLA E SEMI DI PAPAVERO

Triangoli-sfoglia-zucchine-gorgonzolaLa scorsa volta vi raccontavo che ultimamente le mie ricette sono spesso ispirate alla quotidianità. La mia quotidianità di quest’oggi è la Sagra del Gorgonzola che, ovviamente, si tiene ogni anno nella cittadina omonima. Quest’anno la sagra si è tenuta il 16 e 17 settembre. Da quando bazzico la Lombardia (ormai praticamente da quattro anni) non sono mai riuscita a parteciparvi. Quest’anno ho temuto di non riuscirci di nuovo per il tempo incerto e invece grande giornata di sole. Le bontà da gustare erano davvero tante. Ovviamente l’ingrediente principe era lui: il gorgonzola, amichevolmente detto zola dalle popolazioni autoctone. E quindi: risotto al gorgonzola e composta di mirtilli, lasagne con funghi e gorgonzola, gnocchi al gorgonzola, polenta e gorgonzola, penne al gorgonzola, crostini al gorgonzola e così via.

E pensare che fino a dieci anni fa la realtà delle sagre che mi era abbastanza sconosciuta. In Puglia, quantomeno quando ci vivevo io, le sagre non erano poi così diffuse.

Poi sono arrivata nelle Marche..E lì mi sono resa conto che l’evento della sagra è capace di smuovere paesi interi. Ogni piccolo borgo marchigiano o addirittura ogni frazione ha la sua sagra. Pensate che a Senigallia, nel mese di luglio, si fa la sagra delle sagre cioè un evento in cui tutti le frazioni cucinano la loro specialità e si mangia all’aperto nella stupenda cornice della Piazza delle Erbe. Tanto per citarvene solo alcune, c’è la Sagra del carciofo, la Sagra del porchetto, la Sagra degli gnocchi alla papera, la Sagra della cozza, la Sagra del tartufo e tante altre. E la cosa bella è che tutti gli abitanti del paese preparano le pietanze con una capacità organizzativa degna del miglior servizio di catering!

Triangoli-sfoglia-zucchine-gorgonzolaOra che sono in Lombardia sto iniziando a conoscere le sagre di questa regione che ovviamente esaltano prodotti locali diversi da quelli marchigiani ma non meno buoni come appunto il gorgonzola, la polenta, le patate, i prodotti della Valtellina, la luganega e così via.

Senza contare che, oltre che per gustare del buon cibo, la sagra ci offre l’occasione di passare una giornata all’insegna della semplicità e della genuinità. Niente cose complicate, gli amici di sempre, un buon bicchiere di vino e tanta voglia di stare insieme. E che vuoi di più dalla vita! Ogni tanto è bello anche dimenticare i ristoranti alla moda e la cucina innovativa. E allora eccovi la ricetta di oggi, ispirata appunto alla Sagra del gorgonzola. Un abbinamento ormai ben sperimentato, quello tra zucchine e gorgonzola, con l’aggiunta di un tocco aromatico grazie ai semi di papavero. Eccovi, quindi, la ricetta.

Triangoli-sfoglia-zucchine-gorgonzola

TRIANGOLI DI PASTA SFOGLIA CON ZUCCHINE, GORGONZOLA E SEMI DI PAPAVERO

…………………………

INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 1 zucchine di medie dimensioni
  • 1 scalogno
  • gorgonzola (circa 1 cubetti per ogni triangolo)
  • 2 cucchiai di olio evo
  • sale
  • 1 rotolo rettangolare di pasta sfoglia
  • semi di papavero
  • 1 tuorlo d’uovo per spennellare

…………………………

COME SI FA:

  1. Lavate le zucchine, spuntatele e grattugiatele. Sbucciate lo scalogno e tagliatelo a pezzi piccoli.
  2. Scaldate l’olio in un’ampia padella. Aggiungete lo scalogno. Quando diventerà trasparente aggiungete le zucchine. Salate e fate cuocere per circa 10 minuti.
  3. A cottura ultimata, sistemate le zucchine in una terrina, fatele raffreddare per bene e poi mettetele in frigo finché non saranno ben fredde.
  4. Srotolate la pasta sfoglia e tagliatela in quadrati di circa 11×11 centimetri. Vi avanzerà una piccola striscia di pasta che potrete usare per dei piccoli rotolini.
  5. Farcite i rettangoli con le zucchine, il gorgonzola e i semi di papavero. Chiudete diagonalmente in modo da creare i vostri triangoli. Sigillate bene i lati schiacciando con i rebbi della forchetta.
  6. Sbattete leggermente il tuorlo d’uovo in una ciotolina. Spennellate tutti i triangoli con particolare attenzione ai bordi. Cospargete la superficie con una presa di semi di papavero. Bucate la superficie dei triangoli con una forchetta.
  7. Sistemate i triangoli sulla leccarda rivestita di carta da forno e cuocete a 180 gradi per circa 20 minuti o comunque fino a quando non saranno ben dorati.

DI PIANTE APPASSITE, DISPENSE PIENE, SAGRE PAESANE E PERSONE CHE CAMBIANO…GNOCCHI DI PATATE CON MELANZANE E PESTO DI PISTACCHI

gnocchi-pesto-di-pistacchiGià dal titolo si capisce che questo post è parecchio confuso. E allora è meglio che proceda a piccoli passi, incominciando dal principio. E il principio è la storia di come ho pensato la ricetta di oggi.

Premessa: io non ho il pollice verde. E la cosa che fa più rabbia è che invece mia mamma ha un pollice verdissimo. Dopo che sono stata capace di far morire una pianta grassa, ha arricciato il sopracciglio e ha detto “Lascia perdere. Non è cosa tua”. Ma alle piantine aromatiche proprio non so rinunciare. L’idea di dover comprare un pacco intero di erbe per poi usarne due foglie e far appassire le altre proprio non mi va giù. E non diciamo che surgelate sono la stessa cosa. Possono essere un valido surrogato di quelle fresche ma non hanno lo stesso sapore e possono essere usate solo nelle preparazioni cotte perché esteticamente mettono una tristezza infinita. Per questo, almeno in estate, faccio di tutto per averne un po’. E quindi anche quest’anno mi sono procurata i miei bei vasetti.

gnocchi-patateTutto è andato abbastanza bene…fino alla settimana scorsa. L’aria si era rinfrescata e per un giorno mi sono dimenticata di annaffiarle. Il giorno dopo sono stata ad un matrimonio fino alla sera e il giorno dopo ancora sono rientrata dal lavoro nel pomeriggio. Nel frattempo la temperatura si era parecchio alzata e indovinate come ho trovato il mio basilico? Decisamente appassito in maniera irrecuperabile. Senza contare che aveva già subito l’attacco di un verme malefico che se ne era sbafato metà. E io che aspettavo a fare il pesto per farlo crescere di più!! Insomma: i miei progetti di pesto genovese se ne sono andati bellamente in gloria.

Ma poi ho pensato che nella mia dispensa, che all’inizio dell’estate non ero riuscita a svuotare, c’erano dei bellissimi pistacchi che potevano tranquillamente sostituire il basilico per un buon pesto.

pesto-di-pistacchiE mentre pensavo tutte ste cose, ho pure pensato una cosa che non c’entra niente e cioè che a settembre nel piccolo borgo di Oreno, nel cuore della Brianza, si fa la sagra della patata e che io non ho mai postato sul blog una ricetta con le patate. E anche se il pezzo forte della sagra di Oreno sono le patate tagliate a fettine sottili e fritte (proprio come le patatine in busta ma più buone perché sono del tutto naturali), anche gli gnocchi erano ben pubblicizzati nel programma della manifestazione. Peccato che io non ho potuto assaggiarli visto che una pioggia torrenziale ha imperversato durante tutto il week end! Pazienza…alla fine gli gnocchi li ho fatti a casa.

Dopo tutto ciò ho pure pensato una cosa un po’ più profonda…Mi sono ricordata che, quando ho iniziato a scrivere su questo blog, le tematiche  affrontate erano parecchio più oniriche, riflessive e viaggianti…come se avessi bisogno di evadere da una certa realtà o comunque di volare più alto. Adesso invece molto spesso la quotidianità prende il sopravvento. E così anche le ricette nascono da eventi della mia quotidianità. Forse vuol dire che non ho più bisogno di scappare, che la mia vita è cambiata e che io sono cambiata. E non credo che questo sia un male.  E adesso eccovi la ricetta di oggi. Sapori semplici, come può essere a volte una giornata qualunque…

gnocchi-pesto-di-pistacchi

GNOCCHI DI PATATE CON MELANZANE E PESTO DI PISTACCHI

…………………………

INGREDIENTI (per 4 persone):

Per il pesto di pistacchi:

  • 200 g di pistacchi
  • 20 g di parmigiano
  • 200 g di olio evo (quantità indicativa)
  • 3 foglie di basilico
  • sale

Per gli gnocchi:

  • 600 g di patate
  • 200-250 g di farina 0
  • una manciata di farina di semola

Per il condimento:

  • 1 melanzana lunga
  • olio evo

…………………………

COME SI FA:

  1. Preparate il pesto di pistacchi. Mettete sul fuoco una pentola con dell’acqua e portate ad ebollizione. Versate nella pentola i pistacchi e fateli sbollentare per un paio di minuti. Scolateli, privateli della buccia e metteteli ad asciugare su un canovaccio.
  2. Sistemate i pistacchi nel mixer con le foglie di basilico e iniziate a tritare. Se necessario emulsionate con poco olio.
  3. Quando avrete ottenuto un composto sufficiente morbido e omogeneo, traferitelo in una ciotola, aggiungete il parmigiano e mescolate.
  4. Infine aggiungete l’olio poco alla volta finché non ritenete che il pesto abbia raggiunto la giusta consistenza. Mettete da parte.
  5. Preparate gli gnocchi. Sciacquate le patate e lessatele con la buccia per circa 20 minuti o comunque fino a quando non saranno morbide. Sbucciatele aiutandovi con una forchetta. Schiacciatele con lo schiacciapatate su una spianatoia. Aggiungete la farina poco alla volta e iniziate ad impastare. Aiutatevi con la farina perché l’impasto è parecchio appiccicoso. Proseguite fino ad ottenere un panetto di consistenza omogenea.
  6. Prendete l’impasto e formate dei cordoncini di pasta di circa 1,5 centimetri. Tagliate i cordoncini a pezzetti di circa 2 centimetri e passate ogni pezzettino sui rebbi della forchetta per ottenere la classica forma degli gnocchi. Sistemate gli gnocchi su una superficie cosparsa di farina di semola per evitare che si attacchino.
  7. Lavate la melanzana, spuntatela e tagliatela a cubetti piccoli (di circa 1 centimetro). Ungete un’ampia padella con 2 cucchiai di olio evo e cuocetevi i cubetti di melanzana. A metà cottura aggiungete il sale.
  8. Portate ad ebollizione una pentola con acqua salata e cuocetevi gli gnocchi finché non saliranno a galla. In quel momento potrete scolarli. Conditeli quindi con le melanzane e con il pesto nella quantità desiderata. Aiutatevi con l’acqua di cottura in quanto il pesto è molto denso. Servite ben caldi.

UNA LOMBARDA DOC: FERRAGOSTO IN VALTELLINA. CROSTINI DI PANE DI SEGALE CON BRESAOLA, MELE E FORMAGGIO DI MONTAGNA

Crostini-bresaola-mela-formaggioA voler seguire un preciso ordine cronologico e farvi un resoconto preciso della mia estate, a questo punto avrei dovuto fare un post con una ricetta pugliese e uno con una ricetta marchigiana. Peccato che la ricettina di oggi mi è balzata prepotentemente in mente giusto giusto al mio ritorno dalla Valtellina. E non aveva proprio voglia di aspettare o di uscirmi dalla mente. Senza contare che, se non avessi preso il toro per le corna, gli ingredienti si sarebbero rovinati e io volevo proprio usare la bresaola senza conservanti e il formaggio di montagna e le patate novelle e le mele gala appena raccolte. In questi casi  non resta che correre velocissimi in cucina, prima che l’ispirazione passi.

Come avrete capito, quest’anno ho trascorso il week end lungo di Ferragosto in Valtellina. Ebbene si: il mio percorso per diventare una vera lombarda doveva passare anche per una mini-vacanza in Valtellina. A due ore e mezza da Milano, la Valtellina consente di godere dei piaceri della montagna senza macinare troppi chilometri. In particolare Tirano è un buonissimo punto di partenza per parecchie escursioni e attività come ad esempio arrivare a Saint Moritz con il famoso trenino rosso del Bernina (patrimonio Unesco) oppure visitare Livigno per una seduta eccezionale di shopping oppure ancora spingersi fino alle terme di Bormio.

Prodotti della ValtellinaPer quanto riguarda il cibo qui la fanno da padroni pizzoccheri, sciatt e chiscioll. Tutti piatti a base di farina di grano  saraceno. Altre tipicità sono ovviamente pane di segale, bresaola, slinzeca, formaggi vari come bitto e casera e le mele (che io non sapevo si coltivassero anche in questa valle).

Ma le rivelazione della vacanza è stata la pesteda. Si tratta di un misto di sale, pepe ed erbe aromatiche che viene prodotta a livello locale e serve come insaporitore in generale e per la carne in particolare.

Inutile dire che sono tornata con una notevole scorta di tipicità…Nella ricetta di oggi ho provato a inserire parte dei prodotti della Valtellina che ho comprato e, in particolare, la bresaola, le mele, le patate, il formaggio di montagna e la pesteda. Eccovi quindi una ricettina  montanara facile facile.

Crostini-bresaola-mela-formaggio

CROSTINI DI PANE DI SEGALE CON BRESAOLA, MELE E FORMAGGIO DI MONTAGNA

…………………………

INGREDIENTI (per 8 crostini):

  • 4 pezzetti di pane di segale (all’incirca 3/4 di forma)
  • 1 patata
  • 20 fettine di formaggio di montagna non molto stagionato
  • mezza mela
  • 8 fette di bresaola
  • pesteda
  • olio evo
  • burro
  • 1 noce di burro
  • sale
  • erba cipollina
  • timo
  • limone (facoltativo)

…………………………

COME SI FA:

  1. Prendete una forma di pane di segale, quello tipico a forma di anello. Tagliatene 4 pezzi della dimensione utile per i vostri crostini. Aprite ogni pezzo a metà come se doveste fare dei panini.  Mettete da parte gli 8 pezzi che avrete ricavato.
  2. Sbucciate la patata e tagliatela a fette di mezzo centimetro. Rivestite una leccarda con carta da forno. Sistemate le fette, conditele con sale, un pizzico di pesteda e olio extravergine. Cuocetele nel forno a 180 gradi per circa mezz’ora o comunque finché saranno morbide.
  3. Lavate la mela e tagliatela in fettine dello spessore di circa 2 -3 millimetri. Prendete una padella e ungetela con una noce di burro. Aggiungete dei rametti di timo, scaldate per bene e sistematevi le fettine di mela. Cospargete con del sale e fate rosolare a fuoco lento per qualche minuto. Girate le fettine e fate rosolare anche dall’altro lato per qualche minuto o comunque finché non risulteranno appassite. Togliete dal fuoco e mettete da parte.
  4. Tagliate il formaggio a fettine sottili e adattate le fettine alle dimensioni dei crostini per evitare che fuoriesca troppo formaggio. Mettete da parte. Arrotolate le fette di bresaola e legatele al centro con dell’erba cipollina in modo da ottenere delle caramelle. Mettete da parte.
  5. Togliete le patate dal fuoco. Fatele raffreddare qualche minuto e posizionatele sui crostini. Se la patata è grande basterà una fetta, altrimenti ne serviranno un paio. Aggiungete le fettine di formaggio e ancora qualche granello di pesteda.  Mettete i crostini in forno per il tempo necessario a sciogliere il formaggio. Dovrebbero bastare 2-3 minuti.
  6. Tirate fuori i crostini dal forno, sistemate 2 fettine di mela su ogni crostino. Posizionate infine le caramelle di bresaola e servite. Se vi piace, bagnate la bresaola con qualche goccia di limone.