LE RICETTE TRAFUGATE E LA CUCINA DEGLI ODORI. SECONDA PUNTATA. TAGLIATELLE CON ASPARAGI, FETA E PEPE DI SICHUAN

Tagliatelle-con-asparagi-feta-e-pepe-di-sichuanSembrerà fatto apposta. Ma vi assicuro che non è così. Vi ricordate l’orzotto con formaggio di capra e camomilla? Se non ve lo ricordate e avete voglia di tornare a qualche settimana fa cliccate qui.

Ad ogni modo, quella volta avevo trafugato una ricetta da un ristorante di Trento. Per carità! Niente di illegale…avevo solo cercato di riprodurre la ricetta a casa. Quella volta l’utilizzo della camomilla mi aveva colpito tanto e mi aveva portata a riflettere su quanto conti l’olfatto in cucina e su quanto poco venga tenuto in considerazione.

Anche questa volta ho trafugato una ricetta. La “vittima” è un ristorante di Monza “Uova e Farina” che mi capita di frequentare abbastanza spesso e ogni volta con piacere. La loro specialità è la pasta fresca che declinano davvero in mille varianti, tutte davvero gustosissime. Se a questo aggiungete che preparano anche il pane, che anche i secondi sono di tutto rispetto e che i dolci sono da paura capite bene perché è uno dei miei posti preferiti. Unica pecca: è molto piccolo. Perciò è buona norma prenotare.

Poco prima di Pasqua ci sono tornata per pranzo e in quell’occasione ho avuto la rivelazione di un fantastico piatto di pappardelle con porri, zucchine e feta. Abbinamento che non avevo mai provato ma che, pur nella sua delicatezza, mi è sembrato di grande personalità. Ovviamente mi è venuta subito voglia di replicare. Ma ho apportato tre piccole varianti.

Tagliatelle-con-asparagi-feta-e-pepe-di-sichuan-ingredientiPrima variante: tagliatelle al posto di pappardelle ma qui non c’è un motivo. Mi andava così e basta.

Seconda variante: gli asparagi al posto delle zucchine. Mi sembrava che in tempi di asparagi fosse doveroso provarli in questa versione.

Terza variante: il pepe di Sichuan. Perché un odore come questo è in grado di fare la differenza.

A questo punto urge un piccolo un passo indietro. Un paio di mesi ho scoperto il pepe di Sichuan. Che in realtà non è proprio un pepe, anche perché non picca neanche un po’, ma viene annoverato tra i pepi. Ed è stato amore alla prima “snasata”. Ha un odore fresco, agrumato, di frutta e fiori insieme…mamma mia…una goduria. Che in un piatto abbastanza neutro come questo mi sembrava starci alla grande.

Eccovi quindi la seconda ricetta trafugata di questo blog. Sarà forse il caso di aprire un’apposita rubrica?…Mah…vedremo…

Tagliatelle-con-asparagi-feta-e-pepe-di-sichuan

TAGLIATELLE CON ASPARAGI, FETA E PEPE DI SICHUAN

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INGREDIENTI (per 4 persone):

Per le tagliatelle:

  • 200 g di farina 00
  • 4 uova
  • 1 pizzico di sale

Per il condimento:

  • 170 g di asparagi
  • 150 g di porri
  • feta sbriciolata
  • una noce di burro
  • 1 cucchiaio di olio evo
  • qualche grano di pepe di Sichuan
  • sale

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COME SI FA:

  1. Preparate l’impasto delle tagliatelle. Mescolate la farina e il sale. Versatela sulla spianatoia disponendola a fontana e facendo un bel buco ampio al centro. Sgusciate le uova e sistematele con delicatezza nel mezzo. Con una forchetta iniziate a sbattere le uova e pian piano incorporate la farina. Quindi lavorate l’impasto con le mani per 5-6 minuti.  Quando avrete ottenuto un bell’impasto omogeneo lasciatelo riposare per 30 minuti coperta da un piatto o avvolta nella pellicola.
  2. Mondate e lavate il porro e gli asparagi. Tagliate a pezzi gli asparagi e triatate finemente il porro. Pestate i grani di pepe nel mortaio per rendeli meno grossolani e farne sprigionare l’odore.
  3. Scaldate il burro e l’olio in un’ampia padella. Fate rosolare gli asparagi per 5-7 minuti. Quindi aggiungete i porri, salate e continuate la cottura per altri 5 minuti.
  4. Mettete a bollire l’acqua per le tagliatelle. Nel frattempo tirate la pasta con l’apposita macchinetta.
  5. Cuocete le tagliatelle e quando saranno pronte, trasferitele nella padella con gli asparagi. Mescolate bene e preparate le porzioni. Aggiungete quindi su ogni piatto la feta sbriciolata e il pepe. Servite ben calde.
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ANCORA IDEE PER GITE E PICNIC. FRITTATA CON FARINA DI CECI, CIPOLLOTTI E FAVE

Frittata-con-farina-di-ceci-cipollotti-e-faveFaccio fatica a percepire i cambiamenti con la giusta sveltezza…E questo vale anche per le stagioni…

E così succede che la primavera arriva e io sono ancora lì a pensare se uscire con una giacca di più, che potrei avere freddo e che non è ancora tempo per un picnic o una gita. E intanto, mentre son lì che penso, è già arrivato il super caldo, con buona pace della dolce arietta primaverile.

Ma già la settimana scorsa ho rilasciato dichiarazioni impegnative su questo argomento…La dichiarazione di intenti anche oggi è “Vietato farsi cogliere impreparati! Passeggiate, picnic, gite e chi più ne ha più ne metta”. La buona volontà c’è tutta…quantomeno in cucina. Nel senso che, se anche non dovessi riuscire a mettere in pratica i buoni propositi, quanto meno lo avrò fatto virtualmente qui sul blog, proponendovi delle ricettine da portare in giro nelle vostre scorribande.

Frittata-con-farina-di-ceci-cipollotti-e-faveOvviamente anche la verdura primaverile non dura moltissimo. E quindi anche in cucina bisogna essere tempestivi. Per questo, l’altro giorno, quando ho visto le prima fave a supermercato, mi sono autoimposta di non farmele scappare. Perché tutte le volte aspetto, chissà perché, e poi finisce che le intravedo il primo di maggio col pecorino (perché quando vivevo nelle Marche fave e pecorino si mangiavano rigorosamente il primo di maggio) e poi scompaiono rapidamente dai banchi del verduraio.

E invece sono davvero particolari. E anche insolitamente versatili. Tanto che, anche declinate in una frittatina di farina di ceci e cipollotti, sono capaci di esprimersi in maniera davvero inaspettata. Importante è l’abbinamento con la ricotta che tende a compensare perfettamente il sentore vagamente asciutto della farina di ceci. Il tutto, oltre che essere gustoso, sarà facilmente trasportabile nella vostro borsetta termica o nel vostro cestino di vimini. E sarete pronti a partire con giusto equipaggiamento. Eccovi quindi la ricetta.

Frittata-con-farina-di-ceci-cipollotti-e-fave

FRITTATA CON FARINA DI CECI, CIPOLLOTTI E FAVE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 1 kg di fave con il baccello (al netto del baccello circa 200 g)
  • 200 g di farina di ceci
  • 1,8 dl di acqua fredda
  • 4 cipollotti novelli
  • 3 uova
  • 200 g di ricotta
  • erba cipollina
  • 20 g di burro
  • olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Stemperate poco alla volta la farina di ceci con l’acqua. Aiutatevi con una frusta per evitare che si formino grumi. Unite una presa di sale, abbondante pepe, le uova sbattute e duce cucchiai di olio. Mescolate bene, coprite con la pellicola e lasciate riposare.
  2. Sgranate le fave e scottatele per 2 minuti in acqua bollente, scolatele e privatele della pellicina.
  3. Mondate i cipollotti e affettateli. Fateli rosolare in una padella antiaderente con il burro e 1 cucchiaio d’olio. Unite le fave, salate, pepate e proseguite la cottura per 2-3 minuti.
  4. Mescolate la pastella preparata, versatela sulla verdura nel tegame, coprite con un coperchio e fate cuocere per 10 minuti a fuoco basso.
  5. Quando la frittata si sarà abbastanza rassodata anche in superficie, coprite la padella con il coperchio o con un piatto e capovolgeteci sopra la frittata. Fatela poi scivolare nel tegame e cuocete per altri 5 minuti.
  6. Servite la frittata tiepida, accompagnata con la ricotta insaporita con erba cipollina, sale, pepe e olio extravergine.

LA PRIMAVERA, IL PARCO E L’ISTITUZIONE DEL PICNIC. PLUMCAKE SALATO ALLE VERDURE

Plumcake-salato-alle-verdureLa primavera sta arrivando. Con qualche battuta d’arresto, ma sta arrivando. Quest’anno sono bella carica. Voglio scrollarmi di dosso questo lunghissimo inverno e godermi il più possibile l’arietta tiepida di aprile.

Per chi, come me, non può passeggiare sul lungomare, il parco vicino casa è una vera mano santa. E su questo sono davvero fortunata perchè nel mio caso il parco dietro casa è uno dei più grandi d’Europa. L’anno scorso, quando la primavera è arrivata, mi ero trasferita da poco. Ero ancora impegnata a trovare un po’ di orientamento. Davvero ci sono stati momenti in cui non capivo chi ero e dove mi trovavo. Ma quest’anno credo di essere un pochino più presente a me stessa. E voglio provare a godermi il bello che ho a portata di mano.

E il parco è davvero un qualcosa di molto bello. Il rifugio di tutta la popolazione dei paesi circostanti. Ogni occasione è buona per andare al parco. Fare sport, passeggiare dopo un lauto pasto, fare una partita a bocce, gustare un  buon caffè immersi nel verde, stendersi su una coperta e schiacciare un pisolino, leggere un buon libro, portare a spasso il cane, giocare a racchettoni o a calcio, far volare un aquilone, guardare i pesci nel lago, andare a cavallo, chiacchierare con un’amica, prendere il sole.

Plumcake-salato-alle-verdureMa soprattutto fare un bel picnic. Perchè qui il picnic è una vera istituzione. E io voglio sentirmi parte del luogo e voglio che anche per me questa diventi una piacevole consuetudine. Ma il picnic non è un vero picnic se non c’è un cestino bello pieno di cibarie da trasporto. Come il plumcake salato con le verdure che ho preparato quest’oggi.

Perciò bisogna darsi una mossa e organizzare. E anche se non ho il cestino super figo e super accessoriato, troverò una bella borsa colorata per raccogliere le mie vettovaglie, inforcherò gli occhili da sole e partirò alla ricerca del mio picnic perfetto. E anche se non sarà perfetto, sarà comunque un successo.

Plumcake-salato-alle-verdure

PLUMCAKE SALATO ALLE VERDURE

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INGREDIENTI (per  uno stampo da plumcake):

  • 350 g di peperoni gialli e rossi
  • 250 g di zucchine
  • 200 g di melanzane
  • 1 cipollotto
  • 3 fiori di zucca
  • 300 g di farina 0
  • 100 ml di olio di semi di arachidi
  • 100 ml di latte
  • 3 uova
  • 2 cucchiai di Grana Padano grattugiato
  • 1 bustina di lievito istantaneo per torte salate
  • olio evo
  • sale

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COME SI FA:

  1. Lavate per bene le verdure. Tagliate il cipollotto e i peperoni a listarelle, le melanzane a bastoncini e le zucchine a fettine sottili.  Per le zucchine aiutatevi con una mandolina.
  2. Mettete sul fuoco tre padelle ben oliate. In una rosolate i peperoni per 10-12 minuti o comunque finchè saranno abbastanza morbidi. Nell’altra rosolate le melanzane, anche queste per circa 10 minuti. Nell’ultima rosolate il cipollotto, le zucchine e i fiori di zucca  per circa 5 minuti. Fate raffreddare.
  3. In una terrina setacciate la farina con il grana, il sale e il lievito.
  4. In un’altra terrina sbattete le uova. Aggiungete il latte e l’olio e mescolate.
  5. Unite gli ingredienti liquidi a quelli secchi e preparate una pastella. Aggiungete altro latte se vi sembra troppo densa.
  6. Tenete da parte una manciata di verdure per decorare il plumcake. Unite le verdure rimaneti al composto e mescolate finchè non si saranno incorporate per bene.
  7. Foderate con carta da forno uno stampo da plumcake. Tenete ferma la carta aiutandovi con delle mollette posizionate ai bordi dello stampo. Versate il composto nello stampo e livellatelo. Decorate la superficie con le verdure che avete messo da parte.
  8. Cuocete nel forno già caldo a 180 gradi per circa 50 minuti. Se la superficie si colora troppo, coprite con carta stagnola e proseguite la cottura. Fate la prova dello stecchino per verificare che il vostro plumcake sia sufficientemente asciutto. Servite tiepido o caldo.

IL SEGRETO DEI BACCELLI…GLI UNICI E ORIGINALI RISI E BISI

Risi-e-bisiQuando ero più ragazzina mi è capitato di sentir parlare di “Risi e bisi”. In un primo momento, non so perchè, la parola bisi mi aveva fatto pensare a una qualche varietà di legumi, forse ai fagioli. Mai avrei pensato che, in Veneto, i bisi fossero i piselli. ma in quel momento non ho approfondito oltre e ho continuato per qualche anno a pensare che risi e bisi fosserò riso e fagioli…Pensate un po’ che eresia…Mi perdonino i veneti che leggono.

Qualche tempo dopo, sempre tramite informazioni venute fugacemente al mio orecchio, ho capito che i bisi erano i piselli. In quel momento – me ne dolgo ancora oggi – ho dato il peggio di me in quanto ho pensato “…e che ci sarà di speciale in un riso coi piselli…”. Mi meraviglio che fulmini e saette non mi abbiano immediatamente colpito. Anche quella volta ho deciso, più o meno consapevolmente, di sorvolare.

Primavera

Risi-e-bisiPoi, un paio di anni fa mi sono imbattuta in una rivista di cucina che ne proponeva la ricetta. E lì ho capito che “Risi e bisi” riservavano delle sorprese…Per prima cosa ho scoperto che a Venezia, ai tempi della Repubblica Marinara, erano considerati un piatto talmente prelibato da essere serviti in grande quantità al pranzo con cui il Doge e i suoi fedelissimi festeggiavano la festa di San Marco, patrono della città, il 25 aprile.

Risi-e-bisiMa soprattutto ho scoperto che questo piatto non è affatto semplice, né banale in quanto costodisce un gustoso segreto….Tatarata…rullo di tamburi…il segreto sono i baccelli. Si, i baccelli, proprio loro! Che vanno lessati e passati al setaccio fino ad ottenere una coloratissima purea da aggiungere al brodo vegetale che servirà per la cottura del riso. E evidente che questo piccolissimo dettaglio fa una notevole differenza!

Ma quella volta, quando la luce della conoscenza mi ha illuminata, il tempo dei piselli era già finito, ahimè. Ho dovuto quindi aspettare il susseguirsi lento delle stagioni e varie vicissitudini prima di poter ripensare a questa ricetta. Ma stavolta sono stata fortunata e, quando sono andata al mercato lo scorso sabato, loro erano lì, felicemente in mostra sul bancone. Pronti per essere preparati e gustati…

Risi-e-bisi

RISI E BISI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 1 kg di piselli freschi novelli con il baccello
  • 400 g di riso Vialone Nano (io ho usato il Carnaroli)
  • 50 g di pancetta
  • 1 cipollotto
  • 2 l di brodo vegetale
  • 40 g di Grana Padano grattugiato
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • burro

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COME SI FA:

  1. Sgranate i piselli, tenedo da parte i baccelli. Mettete da parte i piselli. Prendete i baccelli, eliminate il peduncolo, lavateli per bene e lessateli in acqua bollente per 30 minuti.
  2. Nel frattempo mettete a bollire il brodo vegetale.
  3. Quando i baccelli saranno teneri, sgocciolateli e setacciateli con il passaverdure fino a ricavare una purea. Io li ho frullati con il Bimby e poi ho setacciato il composto. Il risultato è stato comunque ottimo. Se decidete di usae un frullatore usatene uno che sia abbastanza potente perchè i baccelli sono molto sfilacciosi e potrebbero danneggiarlo. Aggiungete quindi la purea ottenuta al brodo vegetale.
  4. Pulite il cipollotto e affettatelo finemente. Tritate finemente anche la pancetta.
  5. fate soffriggere il cipollotto e la pancetta in una casseruola con 2 cucchiai di olio.
  6. Unite il riso e fatelo tostare per bene.
  7. Aggiungete due mestoli di brodo e proseguite la cottura bagnando il riso con il brodo caldo non appena il precedente è stato assorbito.
  8. Quando il riso sarà giunto a metà cottura (circa 10 minuti prima del termine) aggiungete i piselli sgranati. Valutate il momento in cui compiere questa operazione anche in considerazione di quanto sono piccoli e teneri i vostri piselli. Se sono particolarmente piccoli potete aggiungerli anche 5 minuti prima del termine.
  9. Aggiungete altro brodo. Il risultato finale dovrà essere una minestra morbida ma non acquosa). Regolate di sale pepate.
  10. A fuoco spento, incorporate una noce di burro e il grana. Completate con il prezzemolo tritato e lasciate riposare qualche minuto prima di servire.

VERRANNO TEMPI MIGLIORI. PANE AROMATIZZATO CON AGLIO, ROSMARINO E FARINA DI CECI

Pane-aromatizzato-con-aglio-rosmarino-e-farina-di-ceciUltimamente sento  l’esigenza di scusarmi. Prima di tutto con voi, fedeli lettori. Ma anche con voi, fugaci visitatori che vi trovate a passare di qui per caso e sbirciate distrattamente questo mio spazio. E poi anche con me stessa…

Quando ho iniziato l’avventura del blog, ero piena di energie. Mi trovavo in un momento della  vita pieno di novità e di nuovi inizi. Anche il blog era un nuovo inizio. Era un modo per rendere più concreta la mia passione per la cucina. Era un modo per buttarmi in qualcosa che mi facesse staccare dalla routine del mio lavoro “ufficiale” e mi catapultasse velocemente in una dimensione per me più entusiasmante.

Col tempo ho cercato di non lasciare mai che la vita quotidiana prendesse il sopravvento su questa mio spazio. Anche a costo di fare sessioni di cucina parecchio stancanti. Anche a costo di sacrificare altre attività. E ho cercato sempre di migliorare. Perché penso che in ogni settore non si finisce mai di imparare e che anche per questo blog ci siano ampi margini di miglioramento. Ho cercato di postare sempre almeno una ricetta alla settimana. Proprio per far sì che questo rimanesse sempre uno spazio vivo e pulsante e non rischiasse di diventare un progetto incompiuto.

Pane-aromatizzato-con-aglio-rosmarino-e-farina-di-ceciNon posso però negare che, quando ho dovuto postare in condizioni di stanchezza o di velocità o di mancanza di ispirazione, inevitabilmente i risultati non mi hanno lasciata soddisfatta al cento per cento.

Purtroppo di recente questo sta accadendo spesso. Nella lotta tra la vita quotidiana che vuole imporsi con le sue necessità e le sue urgenze e questo piccolo spazio di felicità, quest’ultimo sta risultando spesso perdente.

Ma voglio rassicurarvi. E soprattutto rassicurarmi. Verranno tempi migliori. Si tratta solo di aspettare pochi mesi. Verranno tempi in cui la mia attenzione sarà di nuovo dedicata nella giusta misura alla cucina e al blog. Verranno tempi in cui proverò a fare il passo ulteriore. Verranno tempi in cui ricomincerò a migliorare.

Per adesso quello che vi offro è il meglio che posso fare.  Quello che vi offro è un semplice pane.

Pane-aromatizzato-con-aglio-rosmarino-e-farina-di-ceci

PANE AROMATIZZATO CON AGLIO, ROSMARINO E FARINA DI CECI

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INGREDIENTI (per 1 pagnotta):

  • 100 g di pasta madre rinfrescata (o 25 g di lievito di birra)
  • 140 g di acqua tiepida
  • 1 cucchiaino di malto d’orzo
  • 300 g di farina 0
  • 60 g di farina di ceci
  • 1 cucchiaio e mezzo di maizena (o fecola di patate)
  • 1 cucchiaino di sale
  • 50 g di olio evo
  • 2 spicchi di aglio
  • 2 cucchiai di rosmarino

COME SI FA:

  1. Tritate finemente l’aglio e fatelo rosolare qualche minuto nell’olio facendo attenzione a non bruciarlo.
  2. Mettete la pasta madre rinfrescata in una ciotola. Aggiungete l’acqua e il malto d’orzo. Mescolate finché a pasta non si sarà completamente sciolta.
  3. Aggiungete le due farine precedentemente miscelate, la maizena e il rosmarino e il sale. Cominciate ad impastare aggiungendo pian piano l’olio già raffreddato con il trito di aglio. continuate ad impastare finchè l’olio non sarà stato tutto assorbito.
  4. Mettete l’impasto in una ciotola munita di coperchio. Formate con le mani un panetto ben compatto. Fate lievitare per circa 8 ore (2 ore se state usando il lievito di birra). Vi suggerisco di avvolgere la ciotola in una copeta e di tenerla in un luogo riparato.
  5. Terminato il tempo di lievitazione, infarinatevi bene le mani e riprendete l’impasto, fate un giro di pieghe (il procedimento è spiegato qui) e adagiate la pagnotta sulla leccarda rivestita di carta da forno. Fate lievitare ancora 2 ore nel forno con la luce accesa.
  6. Riprendete l’impasto e incidetelo a croce. Se la superficie si è asciugata spennellate con acqua tiepida. Nel frattempo scaldate il forno a 180 gradi. Quando il forno sarà ben caldo, informate la pagnotta sul piano centrale e cuocetela per 20 minuti o comunque fino a doratura. Tenete sempre il l’impasto sott’occhio perché i tempi cambiano da forno a forno e il pane potrebbe bruciarsi. Fate raffreddare la vostra pagnotta su una gratella.

QUELLO CHE SO SULLA GRECIA…I KOURABIEDES (O FROLLINI GRECI)

Kourabies-o-frollini-greciMia cognata è greca. E’ una gran bella ragazza ma soprattutto è una bella persona. E’ dolce, generosa, affettuosa e mi ha accolto nella sua vita come se fossi una sorella.

Ma ciò che più conta è che mia cognata è greca.

Prima di lei quello che sapevo della Grecia era quello che avevo imparato sui banchi dell’onorevole Liceo Ginnasio Alfredo Oriani, dove ho passato cinque anni della mia vita a studiare ciò che passava per la testa dei fondatori della civiltà moderna.

Per il resto quello che sapevo era quel poco che avevo visto in gita scolastica nel lontano 1997…Quando per telefonare a casa dovevo andare all’edicola sotto l’albergo e utilizzare un vecchio telefono con la rotella…Quando ci avevano detto, stupidamente, che in Grecia si mangiava male e che sarebbe stato utile mettere in valigia opportuni rifornimenti alimentari…Quando ho scoperto che lo yogurt greco è una vera prelibatezza e ho iniziato a sospettare che ci fosse molto altro da scoprire…

Quando ho incontrato lei, prima di tutto ho avuto la conferma che la lingua greca moderna non c’entra niente con la lingua greca che avevo imparato a scuola. E questo lo sapevo già. Solo che sentirlo con le proprie orecchie rattrista un po’…

Kourabies-o-frollini-greciPoi ho passato un Capodanno carinissimo a guardare i video di Anna Vissi e Despina Vandi che in Grecia pare siano delle vere celebrità. E voi direte…vabbè ma potevi vivere anche senza. Ok. Ma io sono tanto curiosa e quel pomeriggio mi sono divertita da matti e ho scoperto un mondo che non conoscevo.

Poi mi ha fatto assaggiare l’olio greco, ma non quello industriale bensì quello che fà il suo papà. E lì ho imparato che l’olio greco non ha nulla da inviadiare all’olio italiano, è solo diverso. E’ di un verde più tendente al giallo, è delicato e ha un vago sentore di frutta e fiori. Sul pane è una vera delizia.

E un’altra volta ho assaggiato la sua versione di galaktoboureko che è un dolce molto famoso in Grecia e nel mondo ma di cui esistono moltissime versioni. E ho imparato anche questo.

E poi, di ritorno da un viaggio a casa, mi ha portato una scatola di questi frollini. Sepolti nello zucchero a velo, hanno una friabilità piacevolissima che mi è rimasta impressa. Non ho mai chiesto a lei se avesse la ricetta…chissà poi perchè. Finchè l’altro giorno ho scoperto che la ricetta era in un libricino di cucina greca che lei ci aveva regalato tempo fa. Ce l’avevo sotto il naso e non me ne ero accorta. Non avete idea della soddisfazione. Sono contentissima. Sono venuti uguali a quelli che mi aveva regalato lei. E allora eccovi subito la ricetta.

Kourabies-o-frollini-greci

I KOURABIES (O FROLLINI GRECI)

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INGREDIENTI (per circa 30 biscotti):

  • 225 g di burro ammorbidito
  • 55 g di zucchero a velo
  • 1 tuorlo
  • 1 cucchiaio di brandy
  • 350 g di farina 0
  • 115 g di mandorle in polvere
  • zucchero a velo per asciugare e conservare

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COME SI FA:

  1. In una terrina lavorate per bene il burro ammorbidito insieme allo zucchero a velo fino ad ottenere un composto ben spumoso. Unitevi quindi il liquore e il tuorlo e mescolate. Aggiungete infine la farina e le mandorle in polvere. Lavorate velocemente il composto con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola e mettetelo in frigorigero per 15-20 minuti.
  2. Riprendete l’impasto. Formate delle palline. Date ad ogni pallina la forma di un salsicciotto di circa 4-5 cm di lunghezza, appoggiatelo su un dito e schiacciate verso il basso le due estremità in modo da formare una mezza luna. Disponete i frollini sulla leccarda rivestita di carta da forno, pittosto distanziati tra loro. Mettete la leccarda in frigorifero per almeno mezz’ora. Questo farà sì che, durante la cottura, i frollini mantengano la loro forma.
  3. Fate cuocere quindi i biscotti nel forno già caldo a 180 g per 15 minuti, finchè non saranno sodi e leggermente dorati. Attenzione alla temperatura del forno. I frollini dovranno essere solo leggermente dorati, quasi pallidi. Nel frattempo setacciate uno strato di zucchero a velo in un’ampia teglia.
  4. Lasciate raffreddare leggermente i frollini, quindi disponeteli in un solo strato nella teglia, il più possibile vicini uno all’altro. Setacciatevi sopra abbondante zucchero a velo e lasciateli raffreddare per 3-4 ore.
  5. Conservate i biscotti in un contenitore a chiusura ermetica, bene ricoperti di zucchero a velo.

LA NEVE, LA FEBBRE E I LORO INSOSPETTABILI EFFETTI BENEFICI. TORTA SEMI-INTEGRALE CON SEMI DI PAPAVERO E CONFETTURA DI RIBES NERO

Inverno-Parco-di-MonzaUn paio di settimane fa è arrivata la neve. E anche la febbre. Quasi in contemporanea. Che dire? Lì per lì uno si arrabbia. Ma poi inizia a pensare che forse non è poi così male. E che la neve e la febbre hanno in comune una cosa. Ti costringono a rallentare. O addirittura a fermarti. Per il tempo necessario. E questo tempo di riposo e, se vogliamo, anche di purificazione, ti consente dopo di apprezzare tutta una serie di cose che, tuo malgrado, stavi iniziando a non vedere più.

Mi rendo conto che, da un anno a questa parte, non faccio altro che raccontarvi di quanto sono stressata e di quanto il mio corpo mi stia chiedendo il conto. Ma davvero negli ultimi tempi non sapevo più a che santo votarmi. Per essere positiva, mi sono fatta persuasa (per dirla con Montalbano) che gli ultimi malesseri, tra cui soprattutto la febbre, abbiano rappresentato il punto più basso, il momento catartico in cui butti tutto fuori e poi inizi a risalire.

Torta-semi-integrale-con-semi-di-papavero-e-confettura-di-ribes-neroInutile dire che, nei giorni in cui sono stata a casa, mi sono imposta di stare ferma anche quando mi sentivo meglio. Mi sono fatta grandi scorpacciate delle tre cose che servono per guarire: divano, copertina e quantità spropositate di tv. Perché se è vero che divano e copertina rimettono in sesto il fisico, è anche vero che la tv svuota il cervello e rimette in sesto pure la testa.

Per quanto riguarda il cibo ho puntato ovviamente su cosine tranquille, quelle tipiche di quando uno è malato, pastina con l’olio o riso in bianco. C’è da dire che a casa mia la disputa tra riso in bianco e pastina con l’olio non è mai priva di tafferugli. Del resto se gli inquilini della casa sono una pugliese e un lombardo è fatale che finisca così. A casa mia, quando ero piccola e stavo male, la mamma mi faceva rigorosamente la pastina con l’olio. A casa sua, quando era piccolo e stava male, la mamma gli faceva il “risino dei malati”.

Torta-semi-integrale-con-semi-di-papavero-e-confettura-di-ribes-neroLo scambio di battute è immancabilmente il seguente: “Non mi sento bene. Mi faccio una pastina con l’olio”. “La pastina? Ma non è un po’ pesante? Non è meglio il risino dei malati…” Alla fine, per ristabilire la pace familiare, abbiamo deciso che, per par condicio, una volta si fa la pastina e un’altra volta si fa il risino dei malati. E non se ne parli più.

Dopo qualche giorno di copertina e divano, di tv e testa vuota e di pastina e risino non ne potevo più. Evidentemente la mia purificazione aveva fatto il suo corso. Il tutto suggellato da una conversazione con mia mamma e dalla frase “Mamma voglio andare a lavorare, mi mancano i colleghi e ricordamelo quando ti dico che non ho voglia di alzarmi al mattino”.

Inverno-Parco-di-MonzaLa guarigione è stata definitivamente sancita da una bella passeggiata nel parco. La neve si era in parte sciolta ma è stato comunque suggestivo stare all’aria aperta, sentire l’aria frizzantina sulla faccia, riapprezzare il piacere di camminare senza meta, fermandosi a guardare il muschio o le foglie secche o i residui di neve.

Ed è stato ancora più bello tornare a casa e mangiare una bella fetta di una torta casalinga, aromatica e briosa. Aromatica grazie ai semi di papavero. Briosa grazie al sapore leggermente acidulo della confettura di ribes nero. Un bel modo per festeggiare il rientro in pista! Ed eccovi quindi la mia ricetta di oggi.

Torta-semi-integrale-con-semi-di-papavero-e-confettura-di-ribes-nero

TORTA SEMI-INTEGRALE CON SEMI DI PAPAVERO E CONFETTURA DI RIBES NERO

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INGREDIENTI (per una teglia da 20 cm):

  • 270 g di burro
  • 220 g di zucchero
  • 5 uova + 1 tuorlo
  • 110 g di panna
  • 110 g di semi di papavero
  • 1 bacca di vaniglia
  • la scorza grattugiata di 1 limone
  • 120 g di farina 0
  • 100 g di farina integrale
  • 2,5 cucchiaini di lievito chimico
  • 300 g di confettura di ribes nero
  • zucchero al vero

COME SI FA:

  1. Iniziate a montare burro e zucchero con la planetaria o con un frullino.
  2. Aggiungete le uova e il tuorlo e continuate a mescolare.
  3. Aggiungete quindi la panna, la scorza di limone, i semi di vaniglia, e i semi di papavero.
  4. Aggiungete infine le farine alle quali avrete mescolato il lievito chimico. Mescolate il tutto con una spatola. Non servirà la frusta perchè il composto sarà abbastanza solido.
  5. Imburrate e infarinate una teglia da 20 cm e versateci dentro l’impasto. Livellatelo per bene.
  6. Riscaldate il forno a 180 gradi e cuocete per 1 ora. Fate la prova dello stecchino per verificare la cottura della torta. Sfornate e fate raffreddare per bene su una gratella.
  7. Quando la torta sarà fredda, tagliatela a metà e farcitela con la confettura di ribes. Cospargete quindi la superficie con abbondante zucchero al vero.