COME TENERE A BADA LA VOGLIA DI MARE…IL TIROPSOMO GRECO

TiropsomoSecondo me ho proprio voglia di mare…Perchè altrimenti la recente proliferazione di ricette greche su questo blog non troverebbe spiegazione. Si, vabbé, ho la cognata greca. Ma non può essere solo quello.

La verità è un’altra. E’ che, pur essendomi sempre definita una che non ama molto il mare, dopo dieci anni in un posto di mare, sono diventata proprio come quelli che, se a maggio non vanno già in spiaggia, muoiono.

E non è neanche solo una questione di farsi un bagno. Che se fosse quello, ci sarebbe l’opzione piscina. E’ che io il mare lo devo poter guardare dal balcone di casa…E se devo fare la camminata a passo veloce per la prova costume, la devo fare al lungomare…E se devo riflettere, lo devo fare camminando al molo fino ad arrivare alla statua della sirenetta (ebbene si, anche a Senigallia c’è una statua della sirenetta)…E se devo prendere la tintarella, non esiste lampada che tenga. Devo rosolarmi in spiaggia. Perchè sennò non è lo stesso. Insomma sono diventata proprio una fanatica.

Tiropsomo

TiropsomoProvo inutilmente a cercare un’alternativa chiedendo agli amici brianzoli e milanesi cosa fanno loro quando arriva questo periodo. Purtroppo non ricevo risposte soddisfacenti. Loro sono nati qui e hanno sempre vissuto qui…questa esigenza proprio non la sentono…se non per quelle due settimane in cui vanno a Senigallia e gli abbronzatissimi autoctoni li prendono in giro perché sono delle mozzarelle. Lo facevo anche io…Adesso però sono vittima della legge del contrappasso. Adesso la mozzarella sono io…

Per fortuna che con la mente si può vagare. Ed evidentemente il mio inconscio non fa che vedere il mare azzurro (proprio come quello greco), le case bianche (proprio come quelle greche), i pranzi all’aperto (con l’insalta greca e gli spiedini di agnello)….Insomma, cose così.

La ricetta di oggi è una specie di focaccia. Dico “una specie” perchè in realtà è a metà tra una focaccia e una torta. E’ salata come una focaccia ma ha la cosistenza morbida di una torta. Al suo interno il sapore acidulo della feta e in superficie la croccantezza dei semi di sesamo (la ricetta tradizionale prevede il sesamo bianco ma io ho voluto dare una nota alternativa di colore con il sesamo nero). Si chiama tiropsomo e si cuoce in forno. Ma, se volete, potete anche prendere cucchiaiate di impasto e friggerle direttamente nell’olio bollente. E questa è cosa sicura…me l’ha detta mia cognata! 🙂 E allora eccovi la ricetta…

Tiropsomo

IL TIROPSOMO GRECO

…………………………

INGREDIENTI (per una teglia da 28 cm):

  • 250 g di farina
  • 1 bicchiere di olio
  • 1 bicchiere di latte
  • 1 bustina di lievito istantaneo per torte salate
  • 500 g di feta
  • 4 uova sesamo nero (o bianco)
  • fette biscottate tritate
  • sale

…………………………

COME SI FA:

  1. Riunite in una ciotola la farina setacciata con il lievito, l’olio e iniziate a mescolate. Unite anche il latte tiepido, le uova, un pizzico di sale e mescolate ancora. Infine aggiungete la feta sbriciolata. Lavorate il tutto fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo.
  2. Ungete una teglia del diametro di 28 cm, versate l’impasto e livellatelo per bene. Cospargetelo con uno strato di fette biscottate tritate e sesamo.
  3. Cuocete nel forno preriscaldato a 230 gradi per 30 minuti o comunque fino a doratura.
Annunci

IL CIBO COME RIFUGIO E COME ESPERIENZA.CAKE DI RISO CON ERBETTE E TONNO

Cake -di-riso-con-erbette-e-tonnoL’altro giorno leggevo l’ultimo post di Marina (La tarte maison) in cui si rifletteva sul cibo come rifugio. Più precisamente Marina raccontava di come la primavera le portasse l’effetto collaterale del cattivo umore, che lei cercava di contrastare cucinando. Quindi la cucina come rifugio.

Ovviamente sono d’accordissimo con lei. Anche per me la cucina è sempre stata ed è ancora adesso il migliore dei rifugi. Prima era un rifugio contro i miei malumori abbastanza ricorrenti. Adesso è un rifugio contro la frenesia della vita di tutti i giorni, che decisamente scorre molto più veloce di qualche tempo fa.

Dopo aver sfidato il traffico, i disservizi dei treni, i capricci del tempo e i casini sul lavoro, qualcuno si rifugia in palestra, qualcun altro si scarica nuotando, altri si concedono una seduta di shopping. Io mi rifugio in cucina. Possibilmente in silenzio o con una musica calda e rilassante. E cucino. Non solo per il blog. Ma anche per la mia famiglia. Perchè preparare qualcosa da surgelare per poi avere un buon pasto pronto quando non si ha tempo è un gesto che mi fa sentire di aver fatto qualcosa di utile e, seppure in minima parte, di aver messo un po’ d’ordine nel caos generale.

Quest’anno però la primavera mi ha portato in dono anche una nuova visione della cucina e del cucinare. Non solo come rifugio. Ma anche come esperienza. In questo la mia nuova cittadinanza (quasi) milanese ha avuto un ruolo rilevante. Milano è il top del cibo come esperienza. Nel senso che ogni giorno ci sono eventi legati al cibo. Potenzialmente ogni giorno si potrebbe assistere a qualcosa di divertente. Partecipare a tutti è davvero impossibile. E infatti, dopo una prima fase di euforia, ultimamente stavo declinando parecchie iniziative.

Cake-di-riso-con-erbette-e-tonnoMa poi è arrivata la primavera. E mi sono detta che era un peccato non riuscire a ricavarsi dei piccoli spazi. E allora sono riuscita in extremiis a iscrivermi a un evento organizzato dalla Cucina Italiana in occasione della Food Week organizzata la scorsa settimana. Solo un’oretta di show cooking. Però è un inizio per riprendere a essere un po’ più dinamica.

Sprecare queste occasioni è davvero un peccato. Perchè la cucina può essere intesa anche come una nuova esperienza, in cui imparare sempre qualcosa di nuovo. Per esempio io non lo sapevo mica che la regola per la cottura della pasta è 10:100:1000…cioè 10 grammi di sale, 100 grammi di pasta, 1000 grammi di acqua. O che il salmone si può marinare con la barbabietola rossa.

Tuttavia, se si decide di vivere la cucina in maniera più dinamica, può capitare che non si abbia tempo per preparare la cena. Per fortuna, in un momento di cucina-rifugio, avevo preparato questo cake di riso con erbette e tonno, che si è rivelato provvidenziale. Mangiato a temperatura ambiente, con una citronette di olio, limone, pepe e timo è davvero un piatto adattissimo a una cena primaverile veloce. Ovviamente, essendo un piatto freddo, può essere tranquillamente inserito nel cestino del picnic della domenica. Insomma una bella soluzione pratica, versatile e utilissima per nostre scorribande primaverili. Eccovi quindi la ricetta.

Cake -di-riso-con-erbette-e-tonno

CAKE DI RISO CON ERBETTE E TONNO

…………………………

INGREDIENTI (per uno stampo da plumcake):

  • 300 g di riso Carnaroli o Arborio
  • 250 g di tonno sott’olio
  • 1 limone non trattato
  • 1 mazzo di erbette
  • 1 grossa cipolla rossa
  • 4 uova
  • 30 g di grana grattugiato
  • timo
  • olio
  • sale
  • pepe

…………………………

COME SI FA:

  1. Lessate il riso per 10 minuti, scolatelo, conditelo con 3 cucchiai di olio, la scorza grattugiata e il succo di 1/2 limone. Lasciate intiepidire.
  2. Tagliate la cipolla. Lavate le erbette, taglitele a striscioline e cuocetele in padella per 5 minuti con la cipolla, 4 cucchiai di olio e un pizzico di sale.
  3. In una ciotola, sbattete le uova, poi unitevi il grana e il timo. Salate e pepate.
  4. Trasferite nella ciotola anche le erbette, il riso e il tonno scolato e spezzettato. Mescolate e versate il composto in uno stampo da plumcake.
  5. Cuocete in forno a 180 gradi per 30 minuti.
  6. Emulsionate il succo del limone rimasto con 4 cucchiai di olio, pepe e sale. Servite il cake freddo con la salsina preparata.

LA PRIMAVERA, IL PARCO E L’ISTITUZIONE DEL PICNIC. PLUMCAKE SALATO ALLE VERDURE

Plumcake-salato-alle-verdureLa primavera sta arrivando. Con qualche battuta d’arresto, ma sta arrivando. Quest’anno sono bella carica. Voglio scrollarmi di dosso questo lunghissimo inverno e godermi il più possibile l’arietta tiepida di aprile.

Per chi, come me, non può passeggiare sul lungomare, il parco vicino casa è una vera mano santa. E su questo sono davvero fortunata perchè nel mio caso il parco dietro casa è uno dei più grandi d’Europa. L’anno scorso, quando la primavera è arrivata, mi ero trasferita da poco. Ero ancora impegnata a trovare un po’ di orientamento. Davvero ci sono stati momenti in cui non capivo chi ero e dove mi trovavo. Ma quest’anno credo di essere un pochino più presente a me stessa. E voglio provare a godermi il bello che ho a portata di mano.

E il parco è davvero un qualcosa di molto bello. Il rifugio di tutta la popolazione dei paesi circostanti. Ogni occasione è buona per andare al parco. Fare sport, passeggiare dopo un lauto pasto, fare una partita a bocce, gustare un  buon caffè immersi nel verde, stendersi su una coperta e schiacciare un pisolino, leggere un buon libro, portare a spasso il cane, giocare a racchettoni o a calcio, far volare un aquilone, guardare i pesci nel lago, andare a cavallo, chiacchierare con un’amica, prendere il sole.

Plumcake-salato-alle-verdureMa soprattutto fare un bel picnic. Perchè qui il picnic è una vera istituzione. E io voglio sentirmi parte del luogo e voglio che anche per me questa diventi una piacevole consuetudine. Ma il picnic non è un vero picnic se non c’è un cestino bello pieno di cibarie da trasporto. Come il plumcake salato con le verdure che ho preparato quest’oggi.

Perciò bisogna darsi una mossa e organizzare. E anche se non ho il cestino super figo e super accessoriato, troverò una bella borsa colorata per raccogliere le mie vettovaglie, inforcherò gli occhili da sole e partirò alla ricerca del mio picnic perfetto. E anche se non sarà perfetto, sarà comunque un successo.

Plumcake-salato-alle-verdure

PLUMCAKE SALATO ALLE VERDURE

…………………………

INGREDIENTI (per  uno stampo da plumcake):

  • 350 g di peperoni gialli e rossi
  • 250 g di zucchine
  • 200 g di melanzane
  • 1 cipollotto
  • 3 fiori di zucca
  • 300 g di farina 0
  • 100 ml di olio di semi di arachidi
  • 100 ml di latte
  • 3 uova
  • 2 cucchiai di Grana Padano grattugiato
  • 1 bustina di lievito istantaneo per torte salate
  • olio evo
  • sale

…………………………

COME SI FA:

  1. Lavate per bene le verdure. Tagliate il cipollotto e i peperoni a listarelle, le melanzane a bastoncini e le zucchine a fettine sottili.  Per le zucchine aiutatevi con una mandolina.
  2. Mettete sul fuoco tre padelle ben oliate. In una rosolate i peperoni per 10-12 minuti o comunque finchè saranno abbastanza morbidi. Nell’altra rosolate le melanzane, anche queste per circa 10 minuti. Nell’ultima rosolate il cipollotto, le zucchine e i fiori di zucca  per circa 5 minuti. Fate raffreddare.
  3. In una terrina setacciate la farina con il grana, il sale e il lievito.
  4. In un’altra terrina sbattete le uova. Aggiungete il latte e l’olio e mescolate.
  5. Unite gli ingredienti liquidi a quelli secchi e preparate una pastella. Aggiungete altro latte se vi sembra troppo densa.
  6. Tenete da parte una manciata di verdure per decorare il plumcake. Unite le verdure rimaneti al composto e mescolate finchè non si saranno incorporate per bene.
  7. Foderate con carta da forno uno stampo da plumcake. Tenete ferma la carta aiutandovi con delle mollette posizionate ai bordi dello stampo. Versate il composto nello stampo e livellatelo. Decorate la superficie con le verdure che avete messo da parte.
  8. Cuocete nel forno già caldo a 180 gradi per circa 50 minuti. Se la superficie si colora troppo, coprite con carta stagnola e proseguite la cottura. Fate la prova dello stecchino per verificare che il vostro plumcake sia sufficientemente asciutto. Servite tiepido o caldo.

GLI INGREDIENTI CHE FANNO PAURA…TORTA RUSTICA DI GRANO SARACENO CON BACCALA’ E CARCIOFI

Torta-rustica-di-grano-saraceno-con-baccalà-e-carciofiNon so perchè. ma ci sono ingredienti nei cui confronti nutro una sorta di timore revenziale. Eppure sono ingredienti semplici, anche poveri, ingredienti che ho visto maneggiare da sempre. Eppure…

Per esempio la mia conoscenza dei vari tagli di carne è alquanto nebulosa. E’ proprio un qualcosa che non riesco a memorizzare. Per questo la carne è un prodotto che temo. Per fortuna negli ultimi anni sto incontrando sulla mia strada dei bravissimi macellai che, oltre a fornirmi un prodotto di altissima qualità, mi danno anche consigli utilissimi.

Se poi ci addentriamo nelle tecniche di cottura, sappiate che io non sono capace di girare la frittata. Lo so. Fa ridere. A volte faccio cose più complesse ma non avete idea di quante frittate mi siano cascate nel lavandino. Ma adesso rischio di divagare…

Torta-rustica-di-grano-saraceno-con-baccalà-e-carciofiUn altro prodotto che mi spaventa è il pesce in generale. E in particolare il baccalà. Solo negli ultimi anni ho iniziato a prepararlo perchè, dopo le feste natalizie, mia mamma me ne lascia sempre un po’, già dissalato e ammollato, in modo tale da poterlo direttamente surgelare e utilizzare all’occorrenza. Non sono mai andata da sola a comprarlo, come se avessi paura che la mia scarsa conoscenza del prodotto potesse portarmi a subire una qualche fregatura.

Eppure è un ingrediente che, al di là delle ricette tradizionali, può essere declinato in numerose preparazioni dal sapore davvero sorprendente. Come questa tortina rustica che ho improvvisato davvero velocissimamente. La pasta brisè al grano saraceno valorizza moltissimo il delicato ripieno di baccalà e carciofi che non avevo mai sperimentato e che credo diventerà ricorrente nelle mie ricette. Eccovi allora la ricetta.

Torta-rustica-di-grano-saraceno-con-baccalà-e-carciofi

TORTA RUSTICA DI GRANO SARACENO CON BACCALA’ E CARCIOFI

…………………………

INGREDIENTI (per una teglia da 24 cm):

Per la pasta brisè:

  • 150 g di farina 0
  • 100 g di farina di grano saraceno
  • 100 g di burro
  • 70 g di acqua fredda
  • 1 pizzico di sale
  • prezzemolo tritato

Per il ripieno:

  • 300 g di baccalà dissalato e reidratato
  • 2 carciofi
  • 1 scalogno
  • 1 manciata di olive taggiasche denocciolate
  • 1 manciata di capperi
  • 1 uovo
  • pangrattato
  • olio evo
  • sale
  • pepe

…………………………

COME SI FA:

  1. Preparate la pasta brisè. In una ciotola o in un robot da cucina mescolate le farine e il sale. Unite il burro, l’acqua e il prezzemolo tritato.  Lavorate velocemente l’impasto l’impasto, avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare almeno 1 ora in frigorifero.
  2. Preparate il ripieno. Lessate il baccalà (precedentemente dissalato e messo a bagno per 2-3 giorni in acqua fredda) per 10 minuti in acqua non salata. Scolatelo e riducetelo in pezzi di medie dimensioni. Non devono essere pezzi troppo piccoli perché nel ripieno si dovrà sentirne la consistenza.
  3. Pulite i carciofi e tagliateli a fettine sottili. Tritate lo scalogno e fatelo rosolare in una padella con abbondante olio evo. Aggiungete i carciofi e fate cuocere per circa 10 minuti. Quindi aggiungete le olive, i capperi e il baccalà e mescolate per far insaporire gli ingredienti. Aggiungete infine una macinata di pepe e abbondante prezzemolo tritato. Fate intiepidire. Aggiungete 1 uovo e mescolate per bene.
  4. Riprendete l’impasto e stendetelo sulla carta da forno in una sfoglia delle dimensioni di circa 28-30 cm di diametro. Mettete la sfoglia con la carta da forno in una teglia rotonda da 24 cm lasciando strabordare la parte di pasta eccedente. Ricoprite il fondo con del pangrattato. Versate il ripieno e livellatelo. Ripiegate i bordi eccedenti. Cuocete in forno a 180 gradi per 40 minuti.

IMPARARE A DORMIRE IN PIEDI…SFORMATO DI BIETOLE CON CRUMBLE DI NOCCIOLE

Sformato-bietole-con-crumble-di-noccioleQualche tempo fa (in questo post) vi avevo raccontato di quanto fosse facile muoversi con i mezzi pubblici a Milano. Ecco. Diciamo che al momento urge specificare qualcosina. Non è che rinnego quello che ho scritto. E’ solo che, con l’arrivo dell’autunno, sono un attimo cambiate le condizioni di viaggio.

Tanto per iniziare sembra che la popolazione si sia triplicata. Il parcheggio dove di solito lascio l’auto è già stracolmo dalle sette e dieci del mattino. Il che significa che è necessario partire prima, arrivare lì, guidare nel parcheggio come in una pista di autoscontro schivando le altre auto che vogliono fregarti l’ultimo posto, dormicchiare in macchina per una decina di minuti abbondanti, aspettare il treno che puntualmente è in ritardo.

Al che uno pensa  che il peggio sia passato. Ma non è così. Arriva il treno e ovviamente devi farti il viaggio in piedi perché è già stracolmo. E qui si aprono vari scenari possibili. O ti addentri nel vagone sperando che qualcuno scenda alla fermata successiva. Ma in tal caso sudi sette camice perché il vagone è riscaldato e, anche se non lo è, hai una vasta umanità che emette calore. Oppure rimani davanti alla porta. In questo caso devi mettere in conto di farti tutto (ma proprio tutto) il viaggio in piedi perché i posti liberi nel vagone te li fregheranno quelli che hanno deciso di sudare le sette camicie. Se sei fortunato ti eviti il metallaro con i piedi puzzolenti, il ragazzino che è impegnato a sbaciucchiarsi con la fidanzata e si muove continuamente sbattendoti lo zaino in faccia o il gruppo di uomini in carriera che parlano ad alta voce di cose d’ufficio alle sette de mattino. Non sono figure mitologiche. Io li ho incontrati tutti per davvero. Ah, dimenticavo: l’uomo con la bicicletta pieghevole, che ti occupa lo spazio vitale di un essere umano con la suo amatissimo mezzo di trasporto, e la ragazzina bella e scema che ridacchia con la voce da oca per tutto il viaggio e tu vorresti solo dormire.

Il tutto senza contare che il viaggio, che di media dura mezz’ora, potrebbe raddoppiare la sua durata perché si rompe la porta di un vagone, c’è un guasto al treno precedente ecc. In tal caso potresti anche dover schizzare giù alla velocità della luce, sgomitare con altri disperati come te e individuare un altro treno che ti porti a destinazione.

Sformato-bietole-con-crumble-di-noccioleEd ecco che, come mi è successo con l’aperitivo milanese di cui vi parlavo la scorsa volta, ho avuto una rivelazione mistica. Prima non capivo come facessero alcune persone a stare in piedi nel treno/bus/metro, sballottati a destra e sinistra, e a riuscire addirittura a leggere un libro,  o guardare il tablet o ascoltare la musica o addirittura a chiudere gli occhi.

Adesso lo so. E’ sopravvivenza. Se per mezz’ora o più devi stare in una condizione di disagio, tanto vale estraniarsi, ritirarsi nel proprio angolo e liberare la mente, nell’attesa che questo tempo della tua vita, inutilmente sprecato in questo  modo, abbia un qualsivoglia senso.

E allora, dopo un inizio di giornata così, certamente non mi basta mangiare un semplice piatto di bietole con olio e limone. Non che non siano buonissime anche così. Ma ogni tanto bisogna riempire di contenuto anche le nostre tranquille bietoline di stagione.

Questo sformato con crumble di nocciole è davvero una bontà. Una base gustosa con il tocco in più delle croccanti briciole di nocciole. Davvero uno dei piatti che mi ha dato più soddisfazione. E dopo un piatto così, siamo tutti pronti per ripartire con grinta. Eccovi, quindi, la ricetta.

Sformato-bietole-con-crumble-di-nocciole

SFORMATO DI BIETOLE CON CRUMBLE DI NOCCIOLE

…………………………

INGREDIENTI (per una teglia quadrata di 22 cm):

  • 1,1 kg di bietole
  • 2 scalogni
  • 2 dl di latte
  • 130 di farina
  • 3 uova
  • 60 g di grana grattugiato
  • noce moscata
  • timo
  • 50 g di granella di nocciole
  • 110 g di burro
  • 2 cucchiai di olio evo
  • pepe

…………………………

COME SI FA:

  1. Riunite in una ciotola 50 g di burro morbido, 80 g di farina, la granella di nocciole, 20 g di grana, alcune foglioline di timo, un pizzico di sale e lavorate il tutto con la punta delle dita ottenendo un composto granuloso. Copritelo e lasciatelo riposare in frigo.
  2. Lavate bene le bietole, toglietele dall’acqua e cuocetele con la loro acqua in un’ampia padella. Una volta cotte, tritatele finemente. Ripassatele poi in padella con l’olio e gli scalogni sbucciati e tritati. Salate, pepate e cuocete a fuoco medio finché non saranno asciutte.
  3. Fate tostare la farina rimasta in una casseruola con 50 g di burro fuso. Togliete dal fuoco, aggiungete il latte caldo e poi, mescolando energicamente, proseguite la cottura finché il composto non si sarà rassodato per bene. Ci vorranno pochi minuti. Il composto risulterà parecchio denso, quasi solido. Spegnete, salate, pepate e aromatizzate con la noce moscata.
  4. Fate raffreddare la besciamella e poi unite le uova una alla volta, le bietole e il grana rimasto. Versate il composto in una teglia quadrata da 22 cm rivestita di carta da forno. Distribuite sulla superficie dello sformato il crumble sbriciolandolo bene con le mani.
  5. Cuocete in forno a 180 gradi per 30-40 minuti. A cottura ultimata fatelo intiepidire e sformatelo aiutandovi con la carta da forno. Servite tiepido.

IL SENSO DI CHIARA PER L’ESTATE. PIE DI OLIVE E CICORIA

Pie-olive-e-cicoriaChe la stagione invernale non fosse la mia stagione preferita lo avevano capito anche i sassi. Ma che l’estate mi facesse così bene non l’avrei detto nemmeno io. Mai come quest’anno sto prendendo consapevolezza che il mio momento migliore è l’estate. Sarà forse che mamma ha deciso di farmi nascere due giorni prima del Ferragosto, fatto sta che io d’estate mi sento davvero rinascere.

Riprendo a dormire regolarmente, riprendo a sentirmi energica, mi viene persino voglia di fare esercizio fisico. Per non parlare poi dell’umore che diventa decisamente più solare. Se a questo aggiungete che, visto il mio recente trasferimento in terra lombarda, questa estate assumerà forme completamente nuove e imprevedibili, potete capire che questo per me è abbastanza un bel momento.  

E poi, quando c’è il sole, persino nella mia nuova (e oggettivamente poco luminosa) casa la luce riesce a fare capolino dalle finestre e a illuminare la mia tavola. E se la mia tavola è illuminata, io so che le mie foto vengono meglio e, con questa tranquillità interiore, mi viene più facile dedicarmici con gioia. E questo basta a farmi essere davvero felice…

Pie-olive-e-cicoriaE così, anche se un sabato mattina alle 11:30 ho l’appuntamento con la parrucchiera e alle 18:00 ho una festa a cui partecipare, trovo il tempo, le forze e la concentrazione per preparare e fotografare una bella pie di olive e cicoria. E ho pure contribuito ulteriormente a svuotare la dispensa! E posso io, dopo cotanti eventi fortunati, non essere una donna felice?!? E certo che no!!!

Eccovi allora la ricetta di una gustosissima pie, con una fragrante pasta matta, tante buone olive e tante succose verdure. E mi raccomando, mentre la mangiate, è d’obbligo sfoggiare un bel sorriso. 🙂

Pie-olive-e-cicoria

PIE DI OLIVE E CICORIA

…………………………

INGREDIENTI:

  • 500 g di farina 00
  • 1 uovo
  • 2 dl di olio evo
  • 1 dl di acqua
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cespo di catalogna
  • 1 cespo di erbette
  • 2 scalogni
  • 2 spicchi d’aglio
  • 70 g di pecorino stagionato
  • 130 g di olive taggiasche denocciolate
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • 1 cucchiaio di semi di sesamo neri
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • 1 tuorlo

…………………………

COME SI FA:

  1. Preparate l’impasto. In una ciotola mescolate la farina e il sale, unite l’olio e l’uovo leggermente sbattuto, quindi versate, poco alla volta, l’acqua a temperatura ambiente. Lavorate l’impasto per 10 minuti, avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare almeno 1 ora in frigorifero.
  2. Preparate il ripieno. Lavate e tagliate a pezzi la catalogna e le erbette, poi fatele appassire in padella con un filo d’olio e un pizzico di sale. Scolate la verdura, strizzatela e ripassatela per 5 minuti nella stessa padella con 2 cucchiai di olio, lo scalogno e l’aglio sbucciati e affettati. Unite le olive e il prezzemolo, mescolate, togliete dal fuoco e aggiungete il pecorino grattugiato.
  3. Stendete l’impasto in due sfoglie delle dimensioni di circa 30 e 27 cm di diametro. Mettete la sfoglia più grande sulla placca ricoperta di carta da forno, distribuitevi il ripieno lasciando liberi 3-4 cm di bordo. Coprite con la seconda sfoglia e ripiegate il bordo libero formando un cordoncino. Bucherellate la superficie della pie con una forchetta. Spennellate con il tuorlo, spolverizzate con i semi di sesamo e cuocete in forno a 180 gradi per 40 minuti. Servitela, se vi piace, con pecorino a scaglie.

L’INGANNO DELLA PRIMA IMPRESSIONE. L’ERBAZZONE.

ErbazzoneLa prima impressione non è quasi mai quella giusta. Quantomeno per me. Spesso mi è capitato di prendere delle clamorose cantonate. Persone che mi sembravano anni luce lontane mi  sono entrate profondamente nel cuore. Persone che mi sono piaciute subito mi hanno invece profondamente delusa. Col tempo le mie capacità si sono affinate ma ancora oggi, per me, la prima impressione richiede successive e più meditate riflessioni.

Col cibo in generale sono più brava. Ma con l’erbazzone non è stato così. La prima volta che mi sono imbattuta in questa ricetta tipica delle parti di Reggio Emilia e dintorni mi è sembrata una semplice torta salata ripiena di verdure. Il numero limitato di ingredienti mi ha fatto pensare che non fosse particolarmente saporita. Anzi: me la immaginavo proprio un po’ sciapa. Quindi ho accantonato l’idea.

Tempo dopo mi sono ritrovata con delle bietole da utilizzare in extremis. E la ricetta è tornata per caso davanti ai miei occhi. Ho pensato: perchè no? Proviamo. E quindi eccomi portare in tavola il mio primo erbazzone.

ErbazzoneSorpresa delle sorprese…una inaspettata esplosione di gusto!!! Il sapore forte dei cipollotti, amalgamandosi a quello della pancetta tritata, dava una sferzata di energia alle più delicate bietole. Il guscio di pasta, nella sua quasi scarna semplicità, si adattava perfettamente al  ripieno, grazie soprattutto alla non eccessiva quantità di burro e quindi al fatto di essere per lo più composto da farina e acqua. Nulla era lasciato al caso. Sembrava di essere davvero davanti ad un puzzle in cui ogni pezzo era perfettamente incastrato nell’altro. Meno burro nell’impasto, più pancetta nel ripieno. Più delicatezza nelle bietole, più sapore nei cipollotti. Un incastro perfetto.

Per questo, quando la primavera si è presentata alle porte, con il suo esplodere di fresche erbette delicate, non ho saputo resistere e il mio primo pensiero è stato preparare l’erbazzone. Avrei potuto fare altre mille torte ripiene di verdure, ma ho scelto qualcosa di essenziale ma ugualmente emozionante.

Forse anche la scelta dei piatti che cuciniamo rispecchia quello che ci serve in un certo momento. Dopo l’adrenalina del mio cambio di vita, forse quello che mi serve è solo tanta tanta tranquillità e un paio di solide certezze. L’erbazzone è davvero una certezza. Provatelo. Non ve ne pentirete. Eccovi quindi la ricetta.

Erbazzone

L’ERBAZZONE

…………………………

INGREDIENTI:

  • 400 g di farina
  • 70 g di burro
  • acqua q.b.
  • sale
  • 1,5 kg di bietole (potete usare anche gli spinaci)
  • 150 g di pancetta
  • 3 cipllotti
  • 2 spicchi di aglio
  • 4 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
  • una manciata di prezzemolo
  • olio evo
  • burro per la tortiera
  • sale
  • pepe
  • 1 tuorlo
  • latte

…………………………

COME SI FA:

  1. Preparate la pasta. Mescolate alla farina un pizzico di sale, fate la fontana, unite il burro a pezzetti, poca acqua e impastate unendo altra acqua, quanto basta per ottenere un impasto liscio e omogeneo simile a quello del pane. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e lasciatela riposare in un luogo fresco per circa mezz’ora. Io l’ho preparata il giorno prima e l’ho tenuta in frigo fino a un’ora prima del momento di utilizzo.
  2. Lavate le bietole, sgocciolatele in una pentola e cuocetele senza aggiungere altra acqua oltre a quella rimanente dopo il lavaggio. Scolatele, strizzatele e tagliuzzatele grossolanamente. Tritate la pancetta, poi il prezzemolo ed infine i cipolloti.
  3. Fate rosolare l’aglio in una padella con un filo di olio, eliminatelo, unite il trito di prezzemolo, i cipollotti e la pancetta. Fate soffriggere il tutto dolcemente. Aggiungete le verdure lessare, lasciate insaporire per qualche minuto, togliete dal fuoco e fate intiepideire.
  4. Incorporate quindi il parmigiano, regolate di sale e di pepe e mescolate bene.
  5. Stendete due terzi della pasta in una sfoglia sottile e rivestite una tortiera imburrata, lasciando sbordare parte della pasta. Se desiderate un erbazzone bello alto come quello che vedete nelle foto utilizzate una tortiera da 24 cm. Altrimenti, se preferite un erbazzone più sottile potete aumentare tranquillamente le dimensioni, utilizzando anche una teglia da 28 cm. Distribuite sopra la sfoglia il ripieno e pareggiatelo per bene. Stendete il resto della sfoglia in un disco del diametro della tortiera, appoggiatelo sul ripieno e ripiegate verso l’interno la pasta che sborda.
  6. Punzecchiate la superficie con una forchetta, spennellatela con il tuorlo diluito in poco latte e cuocete in forno a 190 gradi per 30-40 minuti.

Salva

Salva