IL SENSO DI CHIARA PER L’ESTATE. PIE DI OLIVE E CICORIA

Pie-olive-e-cicoriaChe la stagione invernale non fosse la mia stagione preferita lo avevano capito anche i sassi. Ma che l’estate mi facesse così bene non l’avrei detto nemmeno io. Mai come quest’anno sto prendendo consapevolezza che il mio momento migliore è l’estate. Sarà forse che mamma ha deciso di farmi nascere due giorni prima del Ferragosto, fatto sta che io d’estate mi sento davvero rinascere.

Riprendo a dormire regolarmente, riprendo a sentirmi energica, mi viene persino voglia di fare esercizio fisico. Per non parlare poi dell’umore che diventa decisamente più solare. Se a questo aggiungete che, visto il mio recente trasferimento in terra lombarda, questa estate assumerà forme completamente nuove e imprevedibili, potete capire che questo per me è abbastanza un bel momento.  

E poi, quando c’è il sole, persino nella mia nuova (e oggettivamente poco luminosa) casa la luce riesce a fare capolino dalle finestre e a illuminare la mia tavola. E se la mia tavola è illuminata, io so che le mie foto vengono meglio e, con questa tranquillità interiore, mi viene più facile dedicarmici con gioia. E questo basta a farmi essere davvero felice…

Pie-olive-e-cicoriaE così, anche se un sabato mattina alle 11:30 ho l’appuntamento con la parrucchiera e alle 18:00 ho una festa a cui partecipare, trovo il tempo, le forze e la concentrazione per preparare e fotografare una bella pie di olive e cicoria. E ho pure contribuito ulteriormente a svuotare la dispensa! E posso io, dopo cotanti eventi fortunati, non essere una donna felice?!? E certo che no!!!

Eccovi allora la ricetta di una gustosissima pie, con una fragrante pasta matta, tante buone olive e tante succose verdure. E mi raccomando, mentre la mangiate, è d’obbligo sfoggiare un bel sorriso. 🙂

Pie-olive-e-cicoria

PIE DI OLIVE E CICORIA

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INGREDIENTI:

  • 500 g di farina 00
  • 1 uovo
  • 2 dl di olio evo
  • 1 dl di acqua
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cespo di catalogna
  • 1 cespo di erbette
  • 2 scalogni
  • 2 spicchi d’aglio
  • 70 g di pecorino stagionato
  • 130 g di olive taggiasche denocciolate
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • 1 cucchiaio di semi di sesamo neri
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • 1 tuorlo

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COME SI FA:

  1. Preparate l’impasto. In una ciotola mescolate la farina e il sale, unite l’olio e l’uovo leggermente sbattuto, quindi versate, poco alla volta, l’acqua a temperatura ambiente. Lavorate l’impasto per 10 minuti, avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare almeno 1 ora in frigorifero.
  2. Preparate il ripieno. Lavate e tagliate a pezzi la catalogna e le erbette, poi fatele appassire in padella con un filo d’olio e un pizzico di sale. Scolate la verdura, strizzatela e ripassatela per 5 minuti nella stessa padella con 2 cucchiai di olio, lo scalogno e l’aglio sbucciati e affettati. Unite le olive e il prezzemolo, mescolate, togliete dal fuoco e aggiungete il pecorino grattugiato.
  3. Stendete l’impasto in due sfoglie delle dimensioni di circa 30 e 27 cm di diametro. Mettete la sfoglia più grande sulla placca ricoperta di carta da forno, distribuitevi il ripieno lasciando liberi 3-4 cm di bordo. Coprite con la seconda sfoglia e ripiegate il bordo libero formando un cordoncino. Bucherellate la superficie della pie con una forchetta. Spennellate con il tuorlo, spolverizzate con i semi di sesamo e cuocete in forno a 180 gradi per 40 minuti. Servitela, se vi piace, con pecorino a scaglie.
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L’INGANNO DELLA PRIMA IMPRESSIONE. L’ERBAZZONE.

ErbazzoneLa prima impressione non è quasi mai quella giusta. Quantomeno per me. Spesso mi è capitato di prendere delle clamorose cantonate. Persone che mi sembravano anni luce lontane mi  sono entrate profondamente nel cuore. Persone che mi sono piaciute subito mi hanno invece profondamente delusa. Col tempo le mie capacità si sono affinate ma ancora oggi, per me, la prima impressione richiede successive e più meditate riflessioni.

Col cibo in generale sono più brava. Ma con l’erbazzone non è stato così. La prima volta che mi sono imbattuta in questa ricetta tipica delle parti di Reggio Emilia e dintorni mi è sembrata una semplice torta salata ripiena di verdure. Il numero limitato di ingredienti mi ha fatto pensare che non fosse particolarmente saporita. Anzi: me la immaginavo proprio un po’ sciapa. Quindi ho accantonato l’idea.

Tempo dopo mi sono ritrovata con delle bietole da utilizzare in extremis. E la ricetta è tornata per caso davanti ai miei occhi. Ho pensato: perchè no? Proviamo. E quindi eccomi portare in tavola il mio primo erbazzone.

ErbazzoneSorpresa delle sorprese…una inaspettata esplosione di gusto!!! Il sapore forte dei cipollotti, amalgamandosi a quello della pancetta tritata, dava una sferzata di energia alle più delicate bietole. Il guscio di pasta, nella sua quasi scarna semplicità, si adattava perfettamente al  ripieno, grazie soprattutto alla non eccessiva quantità di burro e quindi al fatto di essere per lo più composto da farina e acqua. Nulla era lasciato al caso. Sembrava di essere davvero davanti ad un puzzle in cui ogni pezzo era perfettamente incastrato nell’altro. Meno burro nell’impasto, più pancetta nel ripieno. Più delicatezza nelle bietole, più sapore nei cipollotti. Un incastro perfetto.

Per questo, quando la primavera si è presentata alle porte, con il suo esplodere di fresche erbette delicate, non ho saputo resistere e il mio primo pensiero è stato preparare l’erbazzone. Avrei potuto fare altre mille torte ripiene di verdure, ma ho scelto qualcosa di essenziale ma ugualmente emozionante.

Forse anche la scelta dei piatti che cuciniamo rispecchia quello che ci serve in un certo momento. Dopo l’adrenalina del mio cambio di vita, forse quello che mi serve è solo tanta tanta tranquillità e un paio di solide certezze. L’erbazzone è davvero una certezza. Provatelo. Non ve ne pentirete. Eccovi quindi la ricetta.

Erbazzone

L’ERBAZZONE

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INGREDIENTI:

  • 400 g di farina
  • 70 g di burro
  • acqua q.b.
  • sale
  • 1,5 kg di bietole (potete usare anche gli spinaci)
  • 150 g di pancetta
  • 3 cipllotti
  • 2 spicchi di aglio
  • 4 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
  • una manciata di prezzemolo
  • olio evo
  • burro per la tortiera
  • sale
  • pepe
  • 1 tuorlo
  • latte

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COME SI FA:

  1. Preparate la pasta. Mescolate alla farina un pizzico di sale, fate la fontana, unite il burro a pezzetti, poca acqua e impastate unendo altra acqua, quanto basta per ottenere un impasto liscio e omogeneo simile a quello del pane. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e lasciatela riposare in un luogo fresco per circa mezz’ora. Io l’ho preparata il giorno prima e l’ho tenuta in frigo fino a un’ora prima del momento di utilizzo.
  2. Lavate le bietole, sgocciolatele in una pentola e cuocetele senza aggiungere altra acqua oltre a quella rimanente dopo il lavaggio. Scolatele, strizzatele e tagliuzzatele grossolanamente. Tritate la pancetta, poi il prezzemolo ed infine i cipolloti.
  3. Fate rosolare l’aglio in una padella con un filo di olio, eliminatelo, unite il trito di prezzemolo, i cipollotti e la pancetta. Fate soffriggere il tutto dolcemente. Aggiungete le verdure lessare, lasciate insaporire per qualche minuto, togliete dal fuoco e fate intiepideire.
  4. Incorporate quindi il parmigiano, regolate di sale e di pepe e mescolate bene.
  5. Stendete due terzi della pasta in una sfoglia sottile e rivestite una tortiera imburrata, lasciando sbordare parte della pasta. Se desiderate un erbazzone bello alto come quello che vedete nelle foto utilizzate una tortiera da 24 cm. Altrimenti, se preferite un erbazzone più sottile potete aumentare tranquillamente le dimensioni, utilizzando anche una teglia da 28 cm. Distribuite sopra la sfoglia il ripieno e pareggiatelo per bene. Stendete il resto della sfoglia in un disco del diametro della tortiera, appoggiatelo sul ripieno e ripiegate verso l’interno la pasta che sborda.
  6. Punzecchiate la superficie con una forchetta, spennellatela con il tuorlo diluito in poco latte e cuocete in forno a 190 gradi per 30-40 minuti.

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QUASI UNA ENGLISH PIE. TORTA SALATA CON RADICCHIO, SALSICCIA E CHEDDAR AFFUMICATO

torta-salata-radicchio-salsiccia-cheddar“Certe persone adottano lo stolto atteggiamento di non occuparsi, o di far finta di non occuparsi, del proprio stomaco. Quanto a me, mi occupo del mio stomaco con grande serietà e attenzione; perché sono dell’opinione che chi non si interessa a ciò che mangia si interesserà a ben poco altro nella sua vita”

                                                                                                                                                              Samuel Johnson 

“E avevo scoperto così l’organizzazione domestica delle famiglie inglesi: i lavori di casa, tutti a carico della donna, erano divisi per i giorni della settimana: il lunedì si lavava e il martedì si stirava, il mercoledì si usava il forno per il baking: torte, biscotti e la pie ripiena della carne avanzata dell’arrosto della domenica, tritata, insaporita con cipolla e carote e ammorbidita con abbondante béchamel; il giovedì si puliva la casa e il venerdì si faceva la spesa per il fine settimana.”

                                                                                     Simonetta Agnello Hornby, La mia Londra

torta-salata-radicchio-salsiccia-cheddarEd eccomi di nuovo qui, con un libro di Simonetta Agnello Hornby tra le mani. Se qualche tempo fa – più precisamente qui – avevo qualche dubbio, adesso sono sicura: questa donna mi piace. Questa volta il libro è “La mia Londra“. Il titolo dice già tutto. Si parla di Londra. Ma non ovviamente come in una semplice guida. Il punto di vista è quello dell’autrice. E’ lei che ci spiega i segreti di Londra, facendosi a sua volta guidare da un personaggio molto famoso di Gran Bretagna, Samuel Johnson. La narrazione è leggera e scorre veloce. Del resto la stessa autrice ammette che questo libro “..non è una guida turistica, non è un romanzo, non è un saggio letterario e nemmeno un testo sociologico, ma una dichiarazione d’amore a una grande città e ai suoi abitanti.”

Ovviamente nel libro si parla anche di cibo e cucina. Più volte vengono citati i tradizionali piatti inglesi come “…il roastbeef, servito freddo e tagliato sottilissimo, i sandwich, la zuppa inglese (il trifle), il dolce alla frutta (il plumcake),…, la salsa alla senape, la Worcester sause, le marmellate e il tè.”

Poiché nel mio mondo le cose non sono mai a compartimenti stagni, è facile che, se leggo un libro in cui vengono citati determinati piatti, mi venga voglia di prepararli. E siccome di solito non leggo mai una sola cosa alla volta, alla fine vengono fuori degli ibridi come la torta salata di oggi.

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In pratica ho mischiato una ricetta di pie che ho trovato su uno dei volumi della “Scuola di cucina” alla cui redazione ha partecipato la mia amica Rossella Venezia di Vaniglia Cooking, la ricetta della pasta brisé di mia mamma, una torta salata col radicchio scovata su una rivista e la descrizione della pie fatta da Simonetta Agnello Hornby.

Io non ho usato la carne avanzata dell’arrosto della domenica ma della salsiccia fresca, ma per il resto siamo lì. La carne c’è, la verdura c’è, la pasta brisè c’è, la besciamella c’è. Del resto le torte salate mi piacciono davvero tanto…non è stato un grosso sacrificio. Inoltre era arrivato il momento di aprire la confezione di cheddar affumicato che, come ogni anno, avevo comprato alla Fiera dell’Artigianato. Quale occasione migliore! Più inglese di così si muore! Naturalmente il cheddar non è indispensabile. Il tutto si può preparare tranquillamente con un formaggio italiano simile…o anche diverso…della provola affumicata andrà benissimo, così come anche dell’asiago o della fontina. Procedete come più vi piace. Del resto, se io ho mischiato un po’ tutto come mi pareva potete tranquillamente farlo anche voi.

Potete preparare la torta la mattina, poi dedicare il pomeriggio alla lettura di un libro su Londra – uno qualsiasi – (così magari iniziate a programmare un bel week end primaverile) e riscaldarla la sera. Sarà ugualmente buonissima. Che ne pensate? Non è un bel piano? Io lo trovo ottimo (eh si…me la suono e me la canto :-)). E allora buona lettura…ed eccovi la ricetta.

P.S.: Questo P.S. vale più o meno per tutte le ricette del blog (mi sono sempre dimenticata di scriverlo). L’ordine degli ingredienti è quello con cui gli ingredienti vengono utilizzati. Perciò se nella ricetta trovate due volte il burro, come nella ricetta di oggi, è perché 20 grammi di burro vanno utilizzati per la besciamella e 120 per la pastà brisé. E i 20 grammi sono elencati prima perché prima si fa la besciamella e poi la brisé. Perciò tranquilli, seguite l’ordine e tutto andrà bene :-).

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TORTA SALATA CON RADICCHIO, SALSICCIA E CHEDDAR AFFUMICATO

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INGREDIENTI (per una teglia da 24 cm):

  • 1 cespo di radicchio
  • 3 cucchiai di aceto bianco o di mele
  • 1 porro
  • 2 salsicce
  • 20 g di farina 0
  • 20 g di burro
  • 200 g di brodo vegetale
  • 200 g di farina 0
  • 5o g di farina integrale
  • 120 g di burro
  • 70 g di acqua fredda
  • timo
  • un pizzico di sale
  • 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • 50 g d formaggio cheddar affumicato o di un formaggio simile
  • 2 cucchiai di pangrattato
  • olio evo

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COME SI FA:

  1. Lavate bene il radicchio, tagliatelo a pezzetti e fatelo riposare per 2 ore in acqua fredda alla quale avrete aggiunto tre cucchiai di aceto. Trascorsa la prima ora, cambiate l’acqua e lasciate riposare ancora. Questo servirà ad eliminare un po’ di amaro.
  2. Lavate il porro e tagliatelo a rondelle. Ungete una padella con 2 cucchiai di olio e rosolatelo. Salate e aggiungete anche 1 cucchiaio di acqua per evitare che il porro si bruci. Fate cuocere per circa 10 minuti o comunque fino a quando si sarà ben ammorbidito. Mettete da parte.
  3. In un’altra padella unta con un filo d’olio fate rosolare la salsiccia a pezzi per circa 10 minuti. Anche se rimane di colore rosa non preoccupatevi perchè terminerà la cottura nel forno. Mettete da parte.
  4. Preparate la besciamella. In un pentolino  fate sciogliere 20 g di burro con 20 g di farina. Quando saranno diventate una roux, aggiungete il brodo caldo e mescolate finché la salsa non si addensa. Ci vorranno circa 10 minuti. Mettete da parte.
  5. Riprendete il radicchio, che ne frattempo avrà perso l’amaro. Ungete una padella con 2 cucchiai di olio e rosolatelo. Salatelo e proseguite la cottura per 10 minuti o comunque fino a quando si sarà ben ammorbidito. Mettete da parte.
  6. Preparate la pasta brisé. Mettete nella planetaria le farine, il burro, l’acqua fredda e il sale e le foglioline di timo. Azionate per pocchi secondi a velocità media. Quando il composto avrà assunto la forma di grosse briciole, rovesciatelo su piano da lavoro e con le mani formate due panetti, uno leggermente più grande dell’altro. Avvolgeteli con la pellicola e fateli riposare i frigorifero per almeno mezz’ora.
  7. Tagliate a cubetti il cheddar. Poi, in una ampia terrina mescolate il radicchio, il porro, la salsiccia, il formaggio grattugiato, i cubetti di cheddar e la besciamella. Mescolate per bene. Assicuratevi che il ripieno sia freddo. in questo modo quando lo metterete nella torta lascerà meno liquidi.
  8. Riprendete i panetti di pasta brisé. Stendeteli con l’aiuto di un matterello. Con il più grande rivestite la teglia fin sui bordi. Sistemate sul fondo il pangrattato per evitare che la pasta brisé assorba i liquidi del ripieno. Riempite quindi il guscio di pasta e livellate per bene. Sovrapponete il secondo disco e fate aderire per bene i bordi. Bucate la superficie della torta in più punti con una forchetta.
  9. Cuocete nel forno preriscaldato a 180 gradi per 45 minuti. Servite tiepida.

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CINQUE COSE CHE AMO DELL’AUTUNNO. TORTA RUSTICA DI AVENA CON ZUCCA, FUNGHI CARDONCELLI ED ERBETTE DI CAMPO

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Ultimamente vanno di moda le liste. Dieci modi per capire se è l’uomo giusto. Le cinque migliori ricette con le zucchine. Otto modi per sopravvivere alle angherie del capo. Che poi chissà perchè ‘ste liste piacciono tanto. Mah. Sarà forse perché fissano con un riferimento numerico un qualcosa rendendolo più reale? Perché creano dei punti di riferimento? Perché sintetizzano? Boh. Io ultimamente qualche lista l’ho fatta per tirare fuori qualcosa da me stessa, qualcosa che a prima botta proprio non riuscivo a vedere, e che invece c’era, bastava guardare con più attenzione. Vi ricordate quando ho fatto la lista degli eventi più belli della mia estate 2016? Era quì. Più o meno anche oggi l’intento è lo stesso. L’intento è trovare qualcosa di bello nell’autunno. Dai! Ci dev’essere qualcosa di bello nell’autunno!  Sicuramente c’è! E allora pronti. Carta e penna…o meglio mano e tastiera. Iniziamo…

1. I colori. Sembrerà una ovvietà ma non lo è. Perché i colori vanno cercati. Non è che ti guardi in giro e vedi colori. La maggior parte delle persone, a meno che non vivono in campagna, si guardano intorno e vedono grigiore e foglie secche per strada. Se uno vuole vedere i colori li deve cercare. Dalle mie parti, se in un bel giorno di ottobre prendi la macchina e inizi a salire verso le colline che davvero distano pochissimo dalla costa, il gioco è fatto. Tutta una distesa di linee vellutatamente ondeggianti ti si apre davanti agli occhi. I colori sono tutti lì. Vanno dal marrone al giallo, passando attraverso rosso, ocra, verde. E allora ti fermi, respiri, ascolti il silenzio e lì direi che ti arriva un vago senso di felicità. E’ un attimo solo. Ma c’è. Vale la pena di cercarlo.

2. Il crepuscolo prima del ritorno all’ora solare. A me il crepuscolo prima del ritorno all’ora solare tutto sommato piace. Non è troppo presto di pomeriggio, ma non è neanche troppo tardi. Cioè non è che il sole tramonta alle quattro ma non tramonta neanche alle nove. Tramonta proprio in quell’ora lì, tra le sei e le sette, in cui magari rientri a casa, ti cambi, incominci a rilassarti, inizi a percepire il tepore della casa. Nel frattempo il sole tramonta, accendi la luce, inizi a pensare alla cena, ma con calma, perché c’è ancora tempo, e magari riesci anche a ritagliarti un venti minuti per sfogliare il nuovo libro di cucina che ti sei comprata l’altra giorno e non vedi l’ora di sfogliare. Che goduria. Anche lì. E’ poco più che un attimo, ma bellissimo…

3. Divano, copertina e tisana. Cioè: il divano, copertina e tisana danno gusto anche in inverno. Ma d’autunno c’è di bello che ricominci a essere legittimata a goderne alla grande. L’estate è finita e tu non ti senti più un relitto umano perchè  ti piace divano, copertina e tisana invece che discoteca, vestitino supersexy e mojito. Il clima in questo aiuta alla grande. L’autostima riprende vigore…Coraggio! Dal tuo divano, puoi brandire la tua tisana, sventolare la tua coperta e tutto il mondo sarà tuo!

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4.La gita domenicale. La gita domenicale con annessa mangiata al ristorante trova la sua massima espressione in questi mesi, ottobre e novembre. Se beccate il giorno bello, l’aria è ancora tiepida e il sole regala un piacevolissimo tepore sul viso. Quindi potete fare una bella passeggiata anche vagamente (ma solo vagamente) culturale, magari in qualche caratteristico borghetto, date un’occhiata a qualche statua, leggete la scritta (ma dopo il primo rigo un po’ vi siete già rotti), vi fermate quà e là – senza fretta però -, vi fate un bell’aperitivo nel bar del paese, quello che è lì da sempre, con tutti i vecchiettini a bere il bianchello e a guardare la Gazzetta dello sport e poi, dulcis in fundo, potete dirigervi senza sensi di colpa in un bel ristorantino rustico, con le tovaglie a quadretti bianchi e rossi, l’oste che c’ha una panza grossa come un cocomero e le guance rosse da bevitore e scofanarvi di gnocchi, tortelli, risotto…insomma dipende da dove vi trovate. Potete farlo! Avete fatto “sport”, siete stati vagamente (ma solo vagamente) culturali! Avete curato corpo e mente! Adesso vi ci vuole un momento di piacere! Giusto? Senza contare che in questo punto 4 condensiamo anche i punti 1, 2 e 3. Guardate i colori, tornate a casa al crepuscolo e vi schiantate sul divano con la copertina. Forse invece della tisana userete il Brioschi ma siamo lì, la sostanza non cambia.

5. Zucca e funghi. Siamo pur sempre in un blog di cucina. Tutte le strade portano al cibo. Culinariamente parlando, l’autunno è uno dei periodi dell’anno che mi piace di più. Arrivano zucca e funghi! Io li adoro. Traggo molto piacere dal cucinare questi prodotti. Rispecchiano pienamente la loro stagione. Sono aromatici senza essere invadenti, riscaldanti senza essere pesanti, colorati ma non troppo evidenti. Insomma..che bontà!

Ce l’ho fatta! Cinque cose che mi piacciono! Adesso posso mangiarmi questa torta rustica decisamente autunnale. Oltre alla zucca e ai funghi, avrei potuto usare, ad esempio, il cavolo nero ma in verità avevo da consumare delle verdurine miste e ho usato quelle. Voi ovviamente potete usare verdure più autunnali come appunto il cavolo nero, la verza ecc. La brisè integrale di avena dà un tocco rustico che ben si sposa con gli ingredienti della farcia. Eccovi quindi la ricetta. Magari non mangiatela proprio la domenica sera, dopo la gita domenicale. Forse è meglio aspettare giorni migliori… 🙂

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TORTA RUSTICA DI AVENA CON ZUCCA, FUNGHI CARDONCELLI ED ERBETTE DI CAMPO

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INGREDIENTI:

Per la pasta brisé (per uno stampo rettangolare di 35 per 10 cm):

  • 75 g di farina di frumento integrale
  • 75 g di farina di avena (io ho frullato i fiocchi di avena)
  • 75 g di burro
  • 3 cucchiai di acqua fredda
  • qualche rametto di timo 1 pizzico di sale

Per il ripieno

  • 250 g di funghi cardoncelli (o funghi di altro tipo)
  • 200 g di zucca
  • 250 g di erbette di campo miste (potete sostituirle con della cicoria, del cavolo nero o altre verdure a foglia larga purché dal sapore amarognolo)
  • 5 cucchiai circa di formaggio caciocavallo grattugiato
  • 6 cucchiai di olio evo
  • 1 noci di burro
  • sale
  • una manciata scarsa di pinoli

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COME SI FA:

  1. Preparate la pasta brisé. Sistemate le farine a fontana sulla spianatoia (o nel mixer). Aggiungete il burro tagliato a cubetti e le foglioline di timo. Iniziate a lavorare l’impasto con i polpastrelli (o azionate il mixer a bassa velocità). Aggiungete quindi l’acqua ben fredda e impastate fino ad ottenere una palla. Appiattitela dandole una forma rettangolare e sistemate in frigo per almeno mezz’ora.
  2. Pulite la verdura di campo, lavatela per bene e lessatela in acqua salata per almeno 15 minuti e comunque fino a cottura. Fate scaldare 2 cucchiai di olio in una padella e, dopo aver strizzato la verdura con le mani, fatela insaporire per qualche minuto. Mettete da parte.
  3. Pulite i funghi, lavateli e tagliateli a pezzi. Fate scaldare 2 cucchiai di olio in una padella e cuocetevi i funghi per circa 10 minuti. Salate poco prima di teminare la cottura e mettete da parte.
  4. Pulite la zucca e tagliatela a pezzetti. Fate  scaldare 2 cucchiai di olio in una padella e cuocetevi la zucca per circa 15 minuti o comunque fino a cottura. Se incomincia ad attaccarsi alla padella aggiungete pochissima acqua. Salate poco prima di terminare la cottura e mettete da parte.
  5. Tagliate a pezzi più piccoli la verdura e i funghi. Grattugiate il caciocavallo ai fori larghi della vostra grattugia. Mettete da parte.
  6. Prendete il rettangolo di pasta brisé. Fatelo ritornare a temperatura ambiente per qualche minuto. Nel frattempo imburrate con una noce di burro la teglia che userete per la cottura e accendete il forno impostando la temperura a 180 gradi. Iniziate, quindi, a lavorare l’impasto con il matterello per ottenere un rettangolo di dimensioni adeguate per rivestire la teglia.
  7. Rivestite quindi la vostra teglia con l’impasto. State attenti a creare dei bordi abbastanza spessi per evitare che, una volta tolto lo stampo, la torta collassi sui lati.
  8. Iniziate l’assemblaggio della torta. Posizionate per primi i funghi. Cospargeteli con il caciocavallo. Passate quindi al secondo strato. Sistemate i pezzetti di zucca e cospargete col caciocavallo. Sistemate, infine, le verdure e concludete ancora con il caciocavallo. In questo caso riducete la dose di formaggio per evitare che la superficie si bruciacchi troppo.
  9. Cuocete a 180 gradi per circa mezz’ora. Quando saranno passati 15 minuti, tirate fuori la teglia e cospargete la superficie della torta con i pinoli. Rimettete in forno fino a cottura.
  10. Quando la torta è ancora calda, porzionatela già all’interno della teglia perché il caciocavallo tende ad indurirsi e tagliandola da fredda potreste avere difficoltà. Per impiattare, utilizzate una paletta bella ampia perchè la torta è estremamente friabile a causa dell’avena nella pasta brisé. Servitela quindi con molta delicatezza. Se non volete dover maneggiare con cura la vostra torta, potete provare a dimezzare l’avena e aumentare la farina di frumento integrale.

QUANDO SI VIVE IN UN POSTO DI VILLEGGIATURA. SFOGLIATA CON PATATE, CREMA DI BASILICO E FETA

sfogliata-patate-basilico-fetaQuando si vive in un posto di villeggiatura, le vacanze sono un unico lungo giorno che va da giugno a settembre. Tutta l’estate è una lunga linea indistinta in cui non c’è una reale differenza tra le vacanze vere e proprie e i giorni lavorativi. Soprattutto, se si torna da un viaggio, non si vive il cosiddetto “trauma del rientro”, ovvero quella sensazione che attanaglia chi vive in città o in un paese dell’interno alla fine dalle vacanze. La città deserta, il caldo soffocante, i negozi tutti chiusi, la depressione e quel sentirsi gli uomini e le donne più sfigati sulla faccia della terra. Questo ovviamente spinge a scegliere agosto come momento delle vacanze, proprio per evitare di sentirsi dei derelitti al rientro. Esigenza che, se si vive in un posto di villeggiatura non c’è. Qui da me, salvo eccezioni derivanti dal tipo di lavoro, la maggior parte delle persone sceglie di partire a luglio o a settembre. In agosto rimane a godersi il mare di casa e i numerosi eventi che animano tutte le cittadine dei dintorni.

Per quanto mi riguarda, anche d’estate non faccio molta vita mondana, ma a volte davvero non si può fare a meno di uscire. Come durante la settimana del Summer Jamboree, quando gli appassionati degli anni Cinquanta vengono da tutto il mondo ad animare la città con i loro balli e con i loro vestiti colorati. Una cosa, invece, è proprio certa (e cioé non soggetta -come le altre cose- a valutazioni inerenti il traffico e la folla che talvolta possono distogliere dall’avventurarsi in giro): il sabato e la domenica vado al mare. Ogni sabato e ogni domenica d’estate.

sfogliata-patate-basilico-fetaNon vi dico tutto questo per farvi rosicare, non sono così cattiva (forse un pochino si…ma solo un pochino :-)). È solo per dirvi che d’estate è davvero difficile trovare il tempo per cucinare. Per questo il lato positivo di non vivere in un posto di vacanza è che si continua ad avere tempo per cucinare anche d’estate. Certo le preparazioni saranno fredde per non accendere il forno e magari un po’ meno impegnative, ma direi che il tempo potrebbe non essere un problema. Diverso è per me che, di solito cucino il sabato e la domenica. In estate, come vi dicevo, non lo posso fare. E allora non mi resta che ricorrere a piatti veloci ma ugualmente simpatici.

Come questa sfogliata. Che peraltro mi ha aiutata a sfoltire le mie tre piante di basilico che, non si sa come, sono diventate enormi e sembrano quasi transgeniche.  Comunque il connubio patate e basilico è un classico ma in questa versione, anche grazie all’aggiunta della feta e a una crema che non è il solito pesto, è davvero particolare anche se veloce nella preparazione. Per la verità per renderla ancora più veloce sarebbe meglio lessare le patate in anticipo solo che in tal caso dovreste abbondare un pochino di più con l’olio e magari aggiungere qualche goccia di limone per non farle annerire.Così, a prescindere da dove vi troviate, sarete liberi di uscire per godervi questa estate al meglio. Un abbraccio a tutti e buon divertimento.

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SFOGLIATA CON PATATE, CREMA DI BASILICO E FETA

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INGREDIENTI:

  • 1 confezione di sfoglia surgelata
  • 3 patate medie
  • 2 manciate di foglie di basilico
  • 2 fette di pane in cassetta (o quello che avete in casa)
  • 1 cucchiaino di aceto
  • 120 g di feta
  • 4 cucchiai di olio evo
  • sale

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COME SI FA:

  1. Lessate le patate con la buccia, pelatele e lasciatele raffreddare. Tagliatele a dadi e conditele con 2 cucchiai di olio e del sale.Le patate devono essere ben condite perciò aggiungete altro olio e altro sale se necessario.
  2. Private il pane della crosta e tritatelo nel mixer con metà basilico. Trasferitelo in una ciotola con ½ mestolo di acqua e l’aceto. Aggiungete 2 cucchiai di olio e mescolate fino ad ottenere una crema omogenea.
  3. Stendete la sfoglia. Tagliate delle strisce di uno/due centimetri dai bordi del rettangolo e create dei bordi più alti posizionandoli come una cornice. 
  4. Distribuite sulla sfoglia la crema e le patate, cospargete con la feta sbriciolata e infornate per 20 minuti a 220 gradi.
  5. Prima di servire distribuite sulla sfogliata le foglie di basilico rimaste.

 

VARIAZIONI SUL TEMA. POLPETTONE (O PIZZA) DI ASPARAGI

polpettone-asparagiIl tema è il polpettone (o sformato) di fagiolini. Qualche tempo fa stavo “gironzolando” sul blog di Giulia (Juls Kitchen) e mi sono imbattuta nella ricetta dello sformato di fagiolini. La ricetta mi aveva assai stimolata e mi ero ripromessa che in primavera la avrei sicuramente sperimentata. Come è ovvio, mi sono ben presto dimenticata di questo proposito. A farmelo ricordare è stato il numero di maggio di Sale & Pepe, in cui viene proposta proprio una ricetta di polpettone di fagiolini.

Alla fine però non ho preparato né l’uno né l’altro. Non perchè non fossero due ricette carinissime, per carità, ma solo perché ho pensato “…ma perchè non utilizzare un ingrediente di stagione?…magari un ingrediente che tra poche settimane sparirà dai banconi dei verdurai?”.

Al riguardo devo confessare che sulla stagionalità dei prodotti sono tendenzialmente ligia all’unica buona regola in materia – ossia comprare sempre e solo prodotti di stagione – ma talvolta mi prendono dei momenti di follia, per fortuna solo momenti, in cui divento una bambina capricciosa. Come l’altro giorno, quando – non so perchè – mi è venuta voglia dei porri, il cui periodo di produzione finisce generalmente a marzo. E vabbé…sono una donna, non sono una santa. Fatte salve tali pazzie, come vi dicevo, sono generalmente una brava ragazza. E allora per il mio polpettone ho pensato di utilizzare i fantastici, buonissimi e primaverilissimi signori asparagi . E questa è stata la prima fondamentale variazione.

La seconda variazione riguarda il nome. Lo ho chiamato polpettone perchè per lo più ho preso spunto dalla ricetta di Sale & Pepe, che lo chiama polpettone. Ma lo ho chiamato anche pizza perché sembra tanto un gateau di patate e dalle mie parti, in Puglia, il gateau di patate si chiama pizza di patate. Cosa che desta curiosità in tutti gli abitanti del resto d’Italia, che giustamente sentono parlare di pizza e pensano alla pizza tradizionale, farina-acqua-lievito, e non certo ad uno pseudo gateau di patate.

Generalmente in Puglia questa pizza è abbastanza bassa di spessore, ma mia mamma la faceva bella alta e, cosa che altrove non facevano, la arricchiva con un po’ di burro nell’impasto e con fiocchetti di burro sopra la copertura di pangrattato. Buonissima! La pizza di patate era uno dei piatti che non poteva mancare ai pranzi in campagna delle domeniche di primavera…ma di questi vi parlerò un’altra volta. 🙂

La terza variazione è nella consistenza. La ricetta da cui ho preso spunto prevedeva che i fagiolini venissero frullati. Io ho preferito mantenere gli asparagi a pezzetti, perché volevo assaporarne in pienezza il sapore, quasi a volerlo imprimere nella memoria, prima di doverli salutare fino all’anno prossimo.

E allora cosa aspettate a preparare questo polpettone per un bel pic-nic al parco, al mare, in campagna o dove più vi piace prima che arrivi il solleone di giugno? Eccovi, quindi la ricetta.

P.S:..alla fine in questa ricetta ci ho messo anche il frutto del momento di follia…i porri 🙂

polpettone-aspargi

POLPETTONE (O PIZZA) DI ASPARAGI

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INGREDIENTI (per una teglia quadrata da 23 per 23):

  • 450 g di asparagi
  • 400 g di patate
  • 3 uova
  • 80 g di parmigiano grattugiato
  • una manciata di rondelle di porri
  • 1 spicchio di aglio
  • pangrattato q.b.
  • una manciata di mandorle a lamelle
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • un mazzetto di timo

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COME SI FA:

  1. Lavate accuratamente gli asparagi e privateli dalla parte dura. Tagliateli quindi a pezzetti di circa 2 centimetri e metteteli da parte.
  2. Lavate le patate sotto l’acqua corrente per eliminare i residui di terra. Sistematele in una pentola dai bordi alti e copritele con acqua fredda. Mettetele quindi sul fuoco per lessarle. Sistemate una vaporiera sulla pentola delle patate e cuocete al vapore gli asparagi per circa 10 minuti.
  3. Nel frattempo tagliate a rondelle il porro e a pezzettini l’aglio. Mettete sul fuoco una ampia padella con un giro di olio e fate rosolare il porro e l’aglio. Fate raffreddare.Sciacquate il timo e privatelo dei rametti più duri.
  4. Mettete da parte gli asparagi, che intanto si saranno cotti, e  fate proseguire la cottura delle patate. Quando riuscirete a infilare una forchetta al loro interno saranno pronte. Quindi passatele sotto l’acqua corrente per diminuirne un po’ la temperatura, sbucciatele e passatele con lo schiacciapatate facendo ricadere la purea direttamente nella terrina in cui unirete tutti gli ingredienti.
  5. Aggiungete quindi alle patate, gli asparagi, il sofritto di aglio e porri, le uova, il parmigliano e iniziate ad amalgamare bene il tutto aiutandovi prima con una spatola e poi anche con le mani. Alla fine aggiungete il timo, il sale e il pepe nella quantità che desiderate.
  6. Oliate bene una teglia antiaderente o in ceramica. Cospargete la base con il pangrattato. Versato l’impasto nella teglia e livellatelo con una spatola. Cospargete ancora con abbondante pangrattato. Aggiungete un giro d’olio. Infine cospargete la superficie con le mandorle a lamelle.
  7. Cuocete nel forno già caldo a 180 gradi per 30 minuti. Lasciate intiepidire e servite a quadrotti (o quadrati)

CROCE E DELIZIA. TORTA SALATA DI NOCCIOLE CON MELANZANE E POMODORINI

torta-salata-nocciole-melanzane-pomodoriniIo amo le torte salate. Mi ricordano la mia infanzia. Mia mamma le preparava spesso. E ogni volta per me era una sorpresa perché, a seconda del momento e degli ingredienti a disposizione, ogni torta era unica,  diversa da quella precedente e da quella successiva. Fantasia allo stato puro. Ogni volta mamma inventava qualcosa di nuovo. Il ripieno poteva essere erbette e ricotta, prosciutto e mozzarella, asparagi e uova, riso e zucchine, carciofi e pecorino. Il guscio poteva essere pasta sfoglia, pasta brisè o pasta con olio extravergine. E potrei andare avanti per ore. Ai miei occhi di bambina quel tripudio di sapori e colori, racchiuso in un gusto friabile e burroso faceva davvero un effetto festaiolo. Che delizia!

C’è da dire, però,  che la torta salata è ottima per una famiglia mediamente numerosa e/o mediamente affamata. Per me, che per parecchi giorni della settimana sono sola, non è proprio il massimo, a meno che io non voglia affogare i dolori nel cibo e sbafarmela tutta in una sola volta. Ma, per fortuna, non sono arrivata ancora a questo punto. In verità, di recente, ho risolto anche questo problema perché ho provato a surgelarne qualche porzione e ho visto che, una volta scongelata e riscaldata in forno, la torta è ancora ottima.Quindi la vera croce non è questa..

La vera croce della torta salata è un’altra…

torta-salata-nocciole-melanzane-pomodoriniDi solito mamma preparava la torta il pomeriggio presto, prima di tornare al lavoro, in modo da avere tutto già pronto al suo rientro. Sarà per questo che, nel mio immaginario, la torta salata trova la sua massima espressione la sera, per cena, solo ed esclusivamente per cena.

Questo pregiudizio, questa fisima, questa fissazione – chiamatela come volete – si è accentuata da quando “provo” a fare la foodblogger…E voi direte: perché? E io rispondo: perchééééé? LA LUCE!!!! Il problema è la LUCEEEE!!! Eh si….perché una povera foodblogger deve fotografare!! E deve fotografare con la luce naturale!!  E, se la sera diventa buio alle quattro, come si fa?!.. Per questo finora non avevo mai postato torte salate sul blog.

E allora una poveretta che fa? Aspetta tempi migliori, aspetta la primavera che, per quanto stenti davvero ad arrivare, ci sta già regalando ore di luce in più. Per inaugurare la “stagione” delle torte salate ho deciso di utilizzare una ricetta che mi ha subito colpita. Per due motivi. Per prima cosa perché è semplice e nello stesso tempo sofisticata e poi perché nell’impasto ci vanno 50 grammi di nocciole, che – guardacaso – avevo in dispensa e dovevano essere consumate.

E allora: torta salata di nocciole con melanzane e pomodorini. La ricetta è quella del volume Cucina vegetariana della collana Scuola di cucina, con la sola differenza che io ho voluto renderla un attimo più strong utilizzando la mozzarella di bufala al posto della mozzarella di latte vaccino. Eccovi, quindi, la ricetta.

torta-salata-nocciole-melanzane-pomodorini

TORTA SALATA DI NOCCIOLE CON MELANZANE E POMODORINI

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INGREDIENTI:

  • 150 g di farina 0
  • 50 g di nocciole
  • acqua tiepida q.b.
  • 300 g di melanzane lunghe
  • origano q.b.
  • 150 g di pomodori ciliegini
  • 4 foglie di basilico
  • 150 g di mozzarella di bufala
  • 2 cucchiai di fiocchi di avena o pangrattato
  • olio evo
  • sale

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COME SI FA:

  1. Tostate le nocciole per 10 minuti nel forno a 180 gradi. Tenetele sempre d’occhio per evitare che si brucino. Tiratele fuori dal forno e lasciatele raffreddare. Frullatele con una presa di sale.
  2. Mettete sulla spianatoia la farina, le nocciole tritate e al centro 2 cucchiai di olio. Iniziate ad impastare aggiungendo acqua tiepida fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Coprite il panetto e lasciatelo riposare per 30 minuti.
  3. Nel frattempo ungete una teglia antiaderente con 2 cucchiai di olio. Tagliate a tocchetti la melanzana e fatela rosolare per 10 minuti. Fuori dal fuoco, condite le melanzane con l’origano.
  4. Tagliate i pomodori a spicchi e conditeli con olio, sale e il basilico spezzettato. Tagliate la mozzarella a tocchetti.
  5. Tirate la sfoglia direttamente su un foglio di carta da forno. Sistemate la sfoglia insieme al foglio di carta da forno direttamente in una teglia da 25 cm.
  6. Distribuitevi sopra i fiocchi di avena e poi le melanzane. Proseguite con la mozzarella e i pomodori. Ripiegate sul ripieno i bordi dell’impasto. Infornate in forno preriscaldato a 200 gradi per 20 minuti. Servite la torta tiepida o fredda.