ANCORA IDEE PER GITE E PICNIC. FRITTATA CON FARINA DI CECI, CIPOLLOTTI E FAVE

Frittata-con-farina-di-ceci-cipollotti-e-faveFaccio fatica a percepire i cambiamenti con la giusta sveltezza…E questo vale anche per le stagioni…

E così succede che la primavera arriva e io sono ancora lì a pensare se uscire con una giacca di più, che potrei avere freddo e che non è ancora tempo per un picnic o una gita. E intanto, mentre son lì che penso, è già arrivato il super caldo, con buona pace della dolce arietta primaverile.

Ma già la settimana scorsa ho rilasciato dichiarazioni impegnative su questo argomento…La dichiarazione di intenti anche oggi è “Vietato farsi cogliere impreparati! Passeggiate, picnic, gite e chi più ne ha più ne metta”. La buona volontà c’è tutta…quantomeno in cucina. Nel senso che, se anche non dovessi riuscire a mettere in pratica i buoni propositi, quanto meno lo avrò fatto virtualmente qui sul blog, proponendovi delle ricettine da portare in giro nelle vostre scorribande.

Frittata-con-farina-di-ceci-cipollotti-e-faveOvviamente anche la verdura primaverile non dura moltissimo. E quindi anche in cucina bisogna essere tempestivi. Per questo, l’altro giorno, quando ho visto le prima fave a supermercato, mi sono autoimposta di non farmele scappare. Perché tutte le volte aspetto, chissà perché, e poi finisce che le intravedo il primo di maggio col pecorino (perché quando vivevo nelle Marche fave e pecorino si mangiavano rigorosamente il primo di maggio) e poi scompaiono rapidamente dai banchi del verduraio.

E invece sono davvero particolari. E anche insolitamente versatili. Tanto che, anche declinate in una frittatina di farina di ceci e cipollotti, sono capaci di esprimersi in maniera davvero inaspettata. Importante è l’abbinamento con la ricotta che tende a compensare perfettamente il sentore vagamente asciutto della farina di ceci. Il tutto, oltre che essere gustoso, sarà facilmente trasportabile nella vostro borsetta termica o nel vostro cestino di vimini. E sarete pronti a partire con giusto equipaggiamento. Eccovi quindi la ricetta.

Frittata-con-farina-di-ceci-cipollotti-e-fave

FRITTATA CON FARINA DI CECI, CIPOLLOTTI E FAVE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 1 kg di fave con il baccello (al netto del baccello circa 200 g)
  • 200 g di farina di ceci
  • 1,8 dl di acqua fredda
  • 4 cipollotti novelli
  • 3 uova
  • 200 g di ricotta
  • erba cipollina
  • 20 g di burro
  • olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Stemperate poco alla volta la farina di ceci con l’acqua. Aiutatevi con una frusta per evitare che si formino grumi. Unite una presa di sale, abbondante pepe, le uova sbattute e duce cucchiai di olio. Mescolate bene, coprite con la pellicola e lasciate riposare.
  2. Sgranate le fave e scottatele per 2 minuti in acqua bollente, scolatele e privatele della pellicina.
  3. Mondate i cipollotti e affettateli. Fateli rosolare in una padella antiaderente con il burro e 1 cucchiaio d’olio. Unite le fave, salate, pepate e proseguite la cottura per 2-3 minuti.
  4. Mescolate la pastella preparata, versatela sulla verdura nel tegame, coprite con un coperchio e fate cuocere per 10 minuti a fuoco basso.
  5. Quando la frittata si sarà abbastanza rassodata anche in superficie, coprite la padella con il coperchio o con un piatto e capovolgeteci sopra la frittata. Fatela poi scivolare nel tegame e cuocete per altri 5 minuti.
  6. Servite la frittata tiepida, accompagnata con la ricotta insaporita con erba cipollina, sale, pepe e olio extravergine.
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UN INGIUSTO PREGIUDIZIO. POLPETTE AL VINO BIANCO

Polpette-al-vino-biancoLe polpette sono vittime di un ingiusto pregiudizio. Ormai ne sono certa. Già lo sospettavo, ma recentemente ne ho avuto la certezza.

Sicuramente saprete che da un po’ di tempo a questa parte, specie nelle grandi città, si stanno aprendo numerosi locali monotematici, cioè che fanno solo polpette. Quando ho scoperto che se ne era aperto uno anche a Monza, ho voluto provarlo e ho proposto a un paio di amici di accompagnarci. La risposta di uno dei due è stata subito “A me le polpette non piacciono”. Avendo intuito l’equivoco in cui era caduto, ho insistito un po’ e alla fine l’ho convinto. Quando abbiamo aperto il menù e abbiamo visto la varietà di proposte che c’erano, e soprattutto quando abbiamo assaggiato i vari tipi di polpette, il mio amico ha esclamato “Ma io pensavo fossero le polpette al sugo che faceva mia nonna!”. Polpette-al-vino-biancoEcco svelato l’arcano. E’ colpa delle nonne. Eh si. Anche io non amo molto i piatti col sugo. Non tanto perché non mi piacciano. Anzi: a volte anche io ne sento proprio l’esigenza. Il problema è che, soprattutto noi che vantiamo origini meridionali, abbiamo mangiato pomodoro in ogni dove. La domenica c’era il ragù di carne. Rosso. C’era anche la lasagna. Rossa. E la fettina di carne semplice semplice? Rossa pure quella, perché si faceva alla pizzaiola. E ovviamente le polpette erano rosse anche loro. Inutile dire che tutta questa overdose di rosso ci ha portato a diradare le preparazioni a base di pomodoro.

Io sono stata fortunata. Perché mia mamma ha provato già in tempi non sospetti ad uscire da questo cliché. E le polpette le faceva anche col vino bianco, con la ricetta che vi propongo oggi. Che io trovo davvero gustosa. Polpette con un semplice soffritto, cotte nel vino bianco fino ad essere avvolte in una cremina densa e avvolgente. Un primo passo per affrancare le povere polpette dalla triste nomea che si portano dietro. Eccovi quindi la ricetta.

Polpette-al-vino-bianco

POLPETTE AL VINO BIANCO

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INGREDIENTI (per 4 persone o comunque per 17 polpette):

Per le polpette:

  • 1/2 tazza di latte
  • 1 piccola fetta di pane senza crosta del peso di circa 30 g
  • 300 g di macinato misto
  • 20 g di parmigiano grattugiato
  • 20 g di pangrattato
  • 1 uovo
  • 1 scalogno
  • 1 gambo di sedano
  • 2 carote
  • 3/4 di bicchiere di vino bianco
  • olio evo
  • prezzemolo
  • sale
  • pangrattato per impanare

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COME SI FA:

  1. Mettete il pane ad ammorbidirsi nel latte. Nel frattempo mettete il macinato in una ciotola e lavoratelo con la forchetta per ammorbidirlo. Quando il pane si sarà ammorbidito, strizzatelo con le mani e sbriciolatelo nella ciotola in cui avete sistemato la carne. Iniziate ad amalgamare il composto. Aggiungete quindi il formaggio grattugiato, il pangrattato e l’uovo. Amalgamate con le mani. Aggiungete infine il sale e il prezzemolo tritato.
  2. Iniziate a confezionare le polpette, assatele nel pangrattato e adagiatele su un piatto ricoperto di carta da forno. Tenetele ben distanziate le une dalle altre. Quando avete finito, copritele con delle pellicola e mettetele in frigo.
  3. Tagliate a pezzetti di medie dimensioni lo scalogno, il sedano e le carote e ricavatene un misto per soffritto.
  4. Mettete sul fuoco due ampie padelle con abbondante olio evo. In una fate rosolare lo scalogno, il sedano e le carote. Nell’altra fate rosolare le polpette su tutti i lati.
  5. Quando il soffritto sarà a media cottura e le polpette saranno ben rosolate trasferite queste ultime nella padella col soffritto. (Preferisco adottare questa procedura perchè i tempi di cottura tra soffritto e polpette sono diversi e, se li si mette nella stessa padella, il soffritto tende a bruciarsi).
  6. Aggiungete quindi il vino bianco, aggiustate di sale e cuocete per circa 10 minuti o comunque fino a quando il vino non si sarà assorbito creando una cremina densa. Servite ben calde.

PER FORTUNA C’E’ SANT’AMBROGIO…E ANCHE L’ARROSTO ALL’AGRO

Arrosto-di-maiale-all'agroQuesti giorni di preparazione alle feste natalizie mi stanno vedendo di umore altalenante. Alcune volte  sono  particolarmente  allegra e arzilla, come quando parlavamo del rito della preparazione dei biscotti (in questo post), altre sono un po’ più sul malinconico andante (come la settimana scorsa).

Questa settimana l’umore è decisamente migliorato. Sarà forse merito del lungo ponte di Sant’Ambrogio che mi ha consentito di riposarmi ma anche di fare attività piacevoli come fare shopping selvaggio alla Fiera dell’Artigianato e ritirare cotechini e salami dalla mia Cascina di fiducia (l’Azienda Agricola Cascina Regolé a Cassano d’Adda). Ovviamente Dio benedica Sant’Ambrogio ma soprattutto chi ha deciso di festeggiarlo proprio il 7 dicembre. In questo periodo, quando siamo tutti stressati e indaffarati per gli ultimi regali, un ponte lungo è proprio quello che ci vuole.

Anche in cucina, le preparazioni hanno seguito il mio umore. Alcune ricette mi sono venute davvero bene, su altre ho avuto un po’ di intoppi.

Arrosto-di-maiale-all'agroL’arrosto di oggi è una delle ricette che più mi ha soddisfatta e che mi ha fatta sentire davvero orgogliosa. Ormai sapete che i secondi non sono tra i miei piatti preferiti, ma è pur sempre vero che per le feste un bel secondo ci vuole. Se poi è anche coreografico e buono andiamo alla grande.  E allora  mi  sono  cimentata in questo arrosto all’agro che ho ritrovato su un vecchio numero di Sale e Pepe.

La ricetta mi è subito piaciuta perché  prevede che la carne, dopo essere  stata cosparsa di aromi, debba riposare in frigo una notte intera. Ho già  avuto  modo di sperimentare (con il Coq au vin) che far marinare la carne o massaggiarla con gli aromi e farla riposare in frigo non è un inutile esercizio di stile ma davvero conferisce alla carne un sapore pazzesco. Altra particolarità è il fatto di sfumare con l’aceto e non con il vino. Il sapore “agro” è davvero inserito nella giusta misura. Si percepisce come un vago sentore senza essere invadente. Per non parlare poi della salsa di accompagnamento che garantisce la giusta cremosità ad una carne di per sé un po’ stoppacciosa.

Per i pranzi delle feste è davvero l’ideale perché potete prepararlo il giorno prima e poi riscaldarlo. E farete sicuramente un figurone. Ecco allora la ricetta.

Arrosto-di-maiale-all'agro

ARROSTO DI MAIALE ALL’AGRO

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INGREDIENTI (per 8 persone):

  • 1 kg di arista di maiale
  • 3 porri
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 1cucchiaino di bacche di ginepro
  • 1 cucchiaio di aneto secco
  • 3 spicchi di aglio
  • 3 cucchiai di acero di vino bianco
  • 1 cucchiaino di farina
  • 1 dl di panna fresca
  • brodo vegetale
  • olio evo
  • sale
  • pepe

COME SI FA:

  1. Pestate le bacche di ginepro e poi tritatele grossolanamente. Schiacciate l’aglio e mescolatelo con due prese di sale, una macinata di pepe e l’aneto tritato. Massaggiate la carne con la crema di aglio, avvolgetela con pellicola trasparente e lasciatela riposare una notte in frigo.
  2. Tenete l’arista fuori dal frigo per mezz’ora, poi rosolatela a fuoco medio in una casseruola con 2 cucchiai di olio e sfumatela con l’aceto. Preparate un trito fine con la cipolla, 1/2 porro e la carota. Coprite la carne con il battuto, bagnate con un mestolino di brodo e cuocete a fuoco dolce per un’ora e 1/4 circa, irrorando spesso l’arista con il fondo di cottura (se necessario aggiungete altro brodo caldo).
  3. Spegnete il fuoco, mettete il coperchio e lasciate riposare per 20 minuti.
  4. Trasferite la carne in un piatto, mescolate il fondo di cottura con la panna e la farina, regolate di sale e fate addensare. Affettate la carne, adagiatela nella salsa ben calda, coprite e riscaldate per due minuti. Servite con i restanti porri cotti al vapore.

LA CUCINA DEI RICORDI…GLI INVOLTINI DI MORTADELLA

Involtini-di-mortadellaMio papà era un ottimo cuoco. E’ andato via molto presto da casa e quindi ha dovuto  darsi da fare presto, anche in cucina. In realtà non è stata un’estrema fatica perché cucinare gli piaceva proprio. Quando ero piccola, ogni tanto, lui si metteva ai fornelli e preparava gli involtini di mortadella. Era un piatto che aveva imparato a fare da sua mamma…

Nonna Maria è nata nel 1898. Ha vissuto entrambe le guerre. Faceva la sarta e pare che abbia cucito anche le divise per i soldati. Erano tempi duri e le bocche da sfamare erano tante. A volte non si sapeva proprio cosa mettere in tavola.

Gli involtini di mortadella sono decisamente un piatto povero. La mortadella costava poco, riuscire ad avere qualche uovo e un pezzetto di formaggio da qualche amica o vicina di casa che aveva gli animali non era difficile e un po’ di pane secco e di passata di pomodoro per fortuna non mancavano mai.

Involtini-di-mortadellaEcco quindi che con pochi ingredienti, la nonna riusciva a sfamare i forti appetiti dei suoi figli. Infatti gli involtini di mortadella erano anche un piatto bello sostanzioso o comunque in grado di riempire gli stomaci più affamati. Come dire: la necessità aguzza l’ingegno.

Questi involtini non sono particolarmente sofisticati, forse non sono neanche molto fotogenici ma per me rappresentano un ricordo estremamente prezioso ed è per questo che ho deciso di prepararli e fotografarli per il blog. Non è stato facilissimo perché mio papà non c’è più e mamma ricordava le dosi soltanto a occhio. Ho dovuto provarci due volte. Ma alla fine ce l’ho fatta. Eccovi quindi la ricetta.

Involtini-di-mortadella

INVOLTINI DI MORTADELLA

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INGREDIENTI (per 11 involtini):

  • 3 uova
  • 70 g circa di pangrattato
  • 70 g circa di parmigiano grattugiato (in realtà ci andrebbe il pecorino ma io volevo renderli un po’ meno strong)
  • 2 cucchiaini di capperi
  • 11 fette di mortadella (all’incirca 200 g)
  • 1 scalogno 
  • 200 g di passata di pomodoro
  • sale
  • pepe
  • prezzemolo
  • olio evo

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COME SI FA:

  1. Preparate il ripieno dei vostri involtini. In una terrina sbattete leggermente le uova per amalgamare tuorli e albumi. Aggiungete il pangrattato e il formaggio poco per volta in modo da poter valutare la consistenza dell’impasto che deve essere abbastanza morbido (non preoccupatevi perché durante la cottura si addensa senza problemi). Aggiungete il prezzemolo e i capperi. Salate e pepate. Mettete da parte.
  2. Prendete le fette di mortadella e farcitele col ripieno. Arrotolatele a forma di involtino e fermate ogni involtino con due stuzzicadenti. Mettete da parte.
  3. Fate rosolare lo scalogno in una padella rivestita di olio.  Quando sarà diventato trasparente, toglietelo dal fuoco per evitare che si rosoli troppo. Rabboccate l’olio nella padella e mettete a rosolare gli involtini. Rigirateli per quanto lo consentono gli stuzzicadenti. Quando si saranno ben colorati, aggiungete lo scalogno e la passata di pomodoro e fate cuocere per 30 minuti.

PRIMA CHE ARRIVI IL CALDO…POLPETTONE AL LIMONE CON MANDORLE E VINO

Polpettone-al-limone-mandorle-vinoNon è la prima volta che la mia amica Rossella di Vaniglia Cooking mi fornisce ispirazione. Ve la ricordate la fantastica vellutata di carote con cumino, zenzero, curcuma e latte di cocco che avevo fatto per ovviare ad un clamoroso capitombolo culinario? Avevo toppato una ricetta e lei, con le sue mille idee veloci per mettere in tavola qualcosa di sfizioso, è venuta in mio aiuto.

Questa volta la scelta è stata più meditata. Nel senso che era davvero tanto tempo che volevo preparare il suo famoso polpettone. E questa volta ce l’ho fatta. La ricetta si trova nel suo (se non sbaglio) secondo libro “All’ombra dei mandorli in fiore” e ha sempre stuzzicato il mio palato. Del resto io adoro le mandorle e in quel libro ci sono solo ricette con le mandorle.

Polpettone-al-limone-mandorle-vinoIn occasione della domenica delle Palme ho pensato che la festività esigeva un secondo degno di nota. Inoltre ho pensato, che se avessi aspettato ancora, l’arrivo del caldo mi avrebbe fatto passare la voglia di preparare questo piatto. Tra qualche mese l’estate e il caldo ci porteranno ad uscire spesso di casa in cerca di un po’ di frescura, le occasioni per i convivii domenicali culinariamente un po’ più importanti saranno sempre meno e di certo un piatto “nutriente” come il polpettone verrà per il momento accantonato. Vista sotto questo aspetto, la primavera, oltre a essere il momento ideale per svuotare la dispensa (altro caposaldo della cucina di Rossella), è anche il momento giusto per salutare quei piatti che tanto ci piacciono ma che riassaporeremo soltanto in autunno.

E così mi sono messa all’opera. Per avvantaggiarmi coi tempi ho preparato il polpettone il giorno prima e l’ho lasciato in frigo avvolto nella carta da forno per non fargli perdere la forma. Poi, il giorno dopo, mi sono dedicata subito alle patate. Tutto è filato liscio e il risultato è stato più che ottimo. Non che avessi dubbi ma avevo persone a pranzo e si sa che quando uno prova per la prima volta una ricetta è allora che tutto va storto. Invece per fortuna tutto bene, grazie soprattutto alla precisione di Rossella nel descrivere tutti i passaggi. Eccovi quindi la ricetta e alla prossima volta, magari con qualche altra ricetta di fine stagione.

Polpettone-al-limone-mandorle-vino

POLPETTONE AL LIMONE CON MANDORLE E VINO

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INGREDIENTI (per 4 porzioni):

  • 60 g di pane raffermo 
  • 200 ml di latte
  • 40 g di mandorle spellate
  • 1 spicchio d’aglio
  • la scorza di 1 limone non trattato
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 300 g di macinato misto
  • 2 uova
  • 6 cucchiai di pangrattato + 3 cucchiai per la panatura
  • 150 ml di vino bianco
  • olio evo
  • sale
  • 700 g di patate

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COME SI FA:

  1. Spezzettate grossolanamente il pane e mettetelo nel latte finché non diventa morbido.
  2. Nel frattempo unite nel mixer le mandorle, una presa abbondante di sale, lo spicchio d’aglio privato dell’anima, la scorza di limone e le foglioline di un mazzetto di prezzemolo. Tritate il tutto finemente e mettete da parte.
  3. In una ciotola amalgamate la carne tritata, il pane ben strizzato e sminuzzato con le mani, le uova, il pangrattato e il trito a base di mandorle. Mescolate bene aiutandovi con le mani e poi mettete il composto su di un foglio di carta forno. Aiutandovi con la carta forno date forma al vostro polpettone. Rotolatelo quindi nel rimanente pangrattato al quale avrete aggiunto un pizzico di sale.
  4. Sbucciate le patate, tagliatele a cubetti e conditele con un filo d’olio nella stessa teglia che userete per cuocere il polpettone. Infornate quindi le patate per 15 minuti, poi aggiungete il polpettone e un filo d’olio. Proseguite la cottura per altri 15 minuti.
  5. A questo punto versate il vino nella pirofila, avendo cura che il liquido raggiunga 1 cm di profondità. Proseguite la cottura per altri 40 minuti o comunque finché il polpettone non risulterà ben cotto al centro. lasciate riposare per 10 minuti coperto con carta d’alluminio prima di tagliare.

BENVENUTI A TEL AVIV…O A BARI? SHAKSHOUKA E PITA

shakshoyka-e-pitaUltimamente guardo molti film. Anche in questo vado molto a periodi. Ci sono periodi in cui vegeto disinteressatamente davanti alla tv e periodi in cui guardo film ogni sera. Vabbé. Questo è un periodo di quelli. Guardo film ogni sera.

L’altra sera ne guardavo uno ambientato in Israele. Ad un certo punto il padre di una delle tre protagoniste le dice “Tu non puoi vendere questa casa e andartene da qui. Non puoi dimenticare il sacrificio dei tuoi genitori per creare questo Stato, lo Stato di Israele”. Lì per lì ho pensato…è proprio vero che ogni popolo ha le sue fisse (in senso buono ovviamente). Gli italiani sono in fissa per la famiglia, gli israeliani sono in fissa per lo Stato, chissà quali sono le fisse degli altri.

Ho continuato a guardare il film e devo dire che alla fine mi ha colpita parecchio. Davvero mi ha fatto comprendere un po’ di più la storia di quel paese, i traumi, i dolori, le aspirazioni di quel popolo. Per un’ora e mezza mi è sembrato davvero di essere lì.

Quasi a volermi addentrare sempre di più in quel mondo, ho iniziato distrattamente a cercare su internet le ricette tradizionali israeliane. Naturalmente le prime a comparire erano hummus, falafel…Ma io cercavo qualcosa di diverso. Volevo un cibo meno noto.

Ecco che l’occhio mi cade su una ricetta che mi sembra alquanto familiare. Era la ricetta della shakshouka. La leggo e di colpo mi trovo catapultata altrove. Puglia, casa dei miei, serata primaverile, finestra semiaperta e venticello che muove leggermente le tende. Sulla tavola un’ampia padella. Al suo interno uova, polpa di pomodoro, cipolle. Ma che ci fa la shakshouka a casa dei miei?

shakshouka-e-pitaAlla fine ho scoperto che la ricetta israeliana era davvero quasi identica a una ricetta che a casa mia non ha neanche un nome, ma che spesso veniva fatta nelle serate in cui bisognava essere veloci e le idee scarseggiavano. Un salvacena per eccellenza insomma. Qualche piccola differenza c’è, tipo che in Israele si usa l’aglio, mentre a casa mia si predilige la cipolla. Il peperone è facoltativo in Israele e a casa mia non si usa. Inoltre noi la accompagnamo con il pane, loro utilizzano la pita. Però, cavoli, sono identiche!

Del resto la Puglia e Israele si affacciano sul Mediterraneo. Molti piatti di determinate aree geografiche sono simili. Questo è ovvio. Però non mi era mai capitato di trovarmi davvero in pochi secondi da un paese quasi sconosciuto in un posto così familiare.

E allora era necessario mettersi ai fornelli e preparare al più presto la mia versione della shakshouka. Ho preso spunto dal blog Labna che è un bellisimo blog dove si fa per lo più cucina israeliana o comunque ebraica. Nella mia versione della shakshouka ho rispettato la tradizione israeliana e per accompagnamento ho preparato anche la pita, ma alla cipolla proprio non ho potuto rinunciare. E allora benvenuti a Tel Aviv..o a Bari? Boh..scegliete un po’ voi… 🙂

shakshoyka-e-pita

SHAKSHOUKA E PITA

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INGREDIENTI (per 2 persone):

Per la pita (4 pezzi):

  • 225 g di farina 0
  • 3,5 g di lievito secco
  • una punta di cucchiaino di zucchero
  • 1/5 cucchiaino di sale
  • 140 g di acqua
  • 1/2 cucchiaio di olio evo

Per la shakshouka:

  • 2 uova
  • 1 barattolo di polpa di pomodoro
  • 1 cipolla piccola
  • 1 peperoncino piccante secco
  • 1/5 peperone verde (o 1 peperone friggitello)
  • 1 punta di paprika
  • 6 cucchiai di olio evo

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COME SI FA:

  1. Preparate la pita. Mettete il lievito in una tazzina di acqua e lasciatelo riposare per circa 15 minuti, finché non inizierà ad avere della schiuma in superficie. Nel frattempo mescolate in una ciotola o nella planetaria la farina, il sale e lo zucchero.
  2. Quando il lievito sarà pronto, aggiungete agli ingredienti secchi il lievito, una parte dell’acqua e l’olio.  Iniziate a impastare. Aggiungete man mano l’acqua fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo che si stacca dalle pareti della ciotola o della planetaria. Quindi lasciate lievitare l’impasto per circa 2 ore.
  3. Accendete il forno e impostate la temperatura di 250 gradi. Riprendete l’impasto e dividetelo in 4 palline. Appiattitele uniformemente con il matterello fino ad ottenere per ognuna un cerchio di pasta sottile.
  4. Infornate le pitot (plurale di piata) una o due per volta per circa 5 minuti o comunque finché non si saranno formate delle belle bolle d’aria all’interno di ognuna.
  5. Preparate la shakshouka. Affettate sottilmente la cipolla. Lavate il peperone, prendetene metà e dividetela in due parti, che priverete dei semi.
  6. Scaldate l’olio in una padella e fate appassire dolcemente la cipolla. Quando sarà diventata trasparente aggiungete la polpa di pomodoro e fate cuocere come un normale sugo. Coprite con un coperchio e continuate a cuocere finché il peperone non si sarà ammorbito per bene (ci vorranno circa 15 minuti).
  7. Quindi rompete le due uova direttamente in padella e fate cuocere il tutto a fiamma tenue senza mescolare, così che le uova si rapprendano sentro il sugo. Se dovete riscaldare la pita, adesso è il momento di farlo. Quando il bianco sarà compatto, togliete la padella dal fuoco e servite immediatamente, accompagnando con la pita ben calda.

QUANDO FUORI NEVICA…O QUASI. IL COQ AU VIN (O POLLO AL VINO)

coq-au-vinUn paio di settimane fa – ve lo ricorderete -, durante il lungo week end dell’Epifania, in parecchie zone d’Italia è caduta la neve. Per fortuna, qui a Senigallia, la neve non è arrivata. Di certo però ha fatto talmente freddo che, per la maggior parte del tempo, ho pensato bene di starmene rintanata dentro casa. Del resto, se mi conoscete anche solo un pochino, sapete che per me ogni scusa è buona per starmene a casa con i miei fedeli compagni, divano e copertina :-).

Qualche anno fa, anche quì a Senigallia, ci sono state abbondanti nevicate che, per qualche giorno, hanno davvero paralizzato la città. Per un paio di giorni non sono neanche riuscita ad arrivare al lavoro perché i mezzi funzionavano a singhiozzo. Di quei giorni potrei dire di ricordare solo i vari disagi. Ma non sarebbe vero. Una nevicata improvvisa, secondo me, ha anche dei lati positivi. Ok: all’inizio si è tutti portati ad arrabbiarci, a pensare ai fastidi, ai giorni di lavoro persi, alla necessità di starsene tappati in casa. Ma dopo un po’ ci si rende conto che forse qualcosa di buono c’è.

Io ricordo che il primo giorno ci ho messo tre ore a tornare a casa perché il traffico era impazzito. Però ricordo anche la piacevolezza di varcare la soglia, percepire il tepore, potersi liberare degli indumenti pesanti, togliersi le scarpe bagnate. E soprattutto la piacevolezza di spegnere la luce e mettersi dietro i vetri a guardare la neve che cade. Così. Al buio. E in silenzio. Con quel misto di panico e curiosità, mentre siamo lì che pensiamo “Chissà quanta ne troveremo domattina”.

L’indomani mi sono svegliata e, seppure colpita dal panorama mozzafiato, un pochetto mi sono innervosita per il fatto di non poter andare al lavoro. Poi però ho pensato che non potevo fare nulla per cambiare la situazione e quindi mi sono trovata qualcosa da fare. Mi sono messa a spalare la neve dal balcone. Vista la fatica del mattino, mi sono preparata un buon pranzetto e me lo sono gustato con calma. Nel pomeriggio credo di essermi definitivamente resa conto che era inutile agitarsi, che potevo rallentare e che potevo utilizzare questo imprevisto per prendermi un momento di riposo. E quindi ho fatto un pisolino, ho letto un buon libro, ho guardato un po’ di tv. Insomma…mi sono rilassata.

Coq-au-vin

Cioé: è un po’ come quando viene l’influenza. Non era nei nostri programmi ammalarci e di certo non ci rende felici. Quando, però, il peggio è passato e ci sentiamo un po’ meglio, la convalescenza diventa un’occasione per godersi un inaspettato riposo. Tanto più che siamo fisicamente troppo deboli per fare alcunché e quindi abbiamo la scusa per leggere riviste di gossip, guardare improbabili trasmissioni in tv e farci coccolare da qualcuno lagnandoci in continuazione e chiedendo la spremutina d’arancia che abbiamo bisogno di vitamina C. Certo con la neve non possiamo abbassarci a tanto se non vogliamo farci mandare a quel paese da chi condivide la casa con noi, ma qualche sfizietto possiamo togliercelo.

I giorni successivi sono riuscita a fare due passi e ovviamente ho sfogato le mie frustrazioni con una bella battaglia di palle di neve. Ho avuto anche modo di sfoggiare un vecchio piumino russo stile “Yeti” del peso medio di 50 chili proveniente – nientepopodimenochè – da un vero russo che lo aveva venduto a mia cugina alla Fiera del Levante di cinquant’anni fa. Sono soddisfazioni! Almeno, ogni volta che lo vedo nell’armadio, non devo più pensare “Ma questo catafalco cosa lo tengo a fare?” Senza contare che con la battaglia di palle di neve si bruciano calorie e si fa un po’ di movimento, cosa che, per quanto mi riguarda, non è sempre nelle mie priorità.

Insomma, i ritmi cambiano, si rallentano. Inaspettatamente. E però, quando state per abituarvi alla lentezza,  ecco che si deve tornare al lavoro. Purtroppo funziona così 🙂

Nei giorni di forzata clausura, l’ideale è dedicarsi a qualche piatto che richiede una cottura più lenta. Del resto, siamo lì, senza poter fare niente! C’è tutto il tempo per poter aspettare pazientemente. Vi mettete vicino alla finestra, guardate la neve che cade e ascoltate la pentola sobbollire dolcemente sul fuoco.

E’ quello che ho fatto io nei giorni del grande freddo. Ho preparato un classico della cucina francese, nonché un classico dei piatti cosiddetti “a cottura lenta”. Il coq au vin per dirlo alla francese o pollo al vino se siamo irrimediabilmente nazionalisti. Al di là delle terminologie, il pollo è davvero strepitoso. E io non sono una dai facili entusiasi, specie sui secondi. Non credevo potesse essere così buono. Non amo molto le preparazioni di carni con il vino. Se il vino si sente troppo, tendo a trovare il gusto un po’ stomachevole. Non è così per questo pollo. La marinatura notturna nel vino rende la carne tenerissima e molto saporita. E anche le verdure di accompagnamento assorbono il buon sapore del pollo nella fase di cottura. Provatelo! Davvero! Non ve ne pentirete. Eccovi quindi la ricetta.

Coq-au-vin

COQ AU VIN (O POLLO AL VINO)

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 1 pollo a pezzi da 1,3 kg
  • 100 g di pancetta dolce a dadini
  • 12 cipolline sbucciate
  • 12 funghi champignon
  • 1/2 bottiglia di vino rosso
  • 50 ml di Cognac
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 300 ml di brodo vegetale
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 1 mazzetto di timo
  • 1 foglia di alloro
  • 1 cucchiaio di farina
  • olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Sistemate i pezzi di pollo in una terrina con il vino, la foglia di alloro, il timo, una presa di sale e una macinata di pepe. Fate marinare per una notte in frigorifero.
  2. Mettete a scaldare il brodo vegetale. Mentre il brodo si scalda, mettete sul fuoco una padella, scaldate un filo d’olio con metà del burro e rosolatevi la pancetta, le cipolline e i funghi. Lasciate che prendano un po’ di colore e teneteli da parte.
  3. Sgocciolate ed asciugate il pollo dalla marinatura e rosolatelo nella padella con il resto del burro.
  4. Trasferite il pollo in una casseruola di ghisa o di ceramica e unite il brodo caldo. Sciogliete con il Cognac le parti caramellate sul fondo della padella e aggiungetele al pollo. Unite, quindi, le cipolline, i funghi e la pancetta. Aggiungete il concentrato di pomodoro.
  5. Cuocete a fuoco dolcissimo per 45 minuti. Regolate di sale e pepe e profumate con una manciata di prezzemolo tritato.