TUTTO IL BUONO DI OGNI POSTO. RISOTTO CON CRESCENZA E ROSMARINO

risotto-crescenza-rosmarinoEra abbastanza ovvio che iniziassi così. Eccomi in Lombardia, la patria del risotto. Direi che proprio non potevo esimermi. Non che ne avessi voglia (di esimermi intendo), perchè io adoro il risotto. E questo per il semplice fatto che mamma era una tipa curiosa e, negli anni in cui ha vissuto in Lombardia, ha pensato bene di imparare anche le ricette locali. Quindi, in pratica, sono cresciuta a focaccia pugliese e risotto, a orecchiette e cassoeula. Quindi ben venga un risotto per inaugurare questa mia nuova fase e rendere omaggio alla mia nuova regione di adozione.

Proprio come ho fatto quando sono arrivata nella Marche, adesso sono qui, tutta pronta a scoprire le bellezze e soprattutto le bontà locali. Perché proprio non esiste che io mi metta  a rimpiangere le bontà della Puglia o delle Marche. Ormai sapete come la penso: ogni posto è pieno di bontà, bisogna solo scoprirle. E se scoprirò che la salsiccia è più buona nelle Marche, pazienza. Lì mangerò le salsicce e qui mi consolerò con un buon risotto. E se qui non c’è la mozzarella del mio lattaro di fiducia in Puglia, amen. Mi consolerò scoprendo i piaceri della polenta taragna e dei pizzoccheri. Insomma, qui c’è tutto un mondo da scoprire!

risotto-crescenza-rosmarinoIn verità questa ricetta è adattisima al post di oggi anche perché la prima volta la ho mangiata in un posticino niente male della Brianza. Quella volta era con lo stracchino, io ci ho messo la crescenza. Ma vabbé. L’ispirazione mi è venuta lì. Che poi l’oste -praticamente un pazzo scatenato – credo sia di origini piacentine e quindi forse questo risotto è un pochettino spurio, diciamo così. Però mamma mia quanto era buono! E comunque io lo ho mangiato in Lombardia, quindi ci sta tutto.

Grossi consigli per questo piatto non ce ne sono. La procedura del risotto è quella classica. Forse ci sono due uniche accortezze. La prima è di tirare fuori da frigorifero la crescenza con un certo anticipo in quanto mescolarla da fredda al risotto ne farebbe abbassare la temperarura e il risotto è buono se è bello fumante. La seconda è tagliare il rosmarino a pezzetti poco prima di mescolarlo al risotto, in modo tale da non fargli perdere l’aroma. Tutto quì. Per il momento mi fermo qui. Passo e chiudo. Eccovi quindi la ricetta.

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RISOTTO CON CRESCENZA E ROSMARINO

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 30 g di burro
  • 1 scalogno
  • 300 g di riso Carnaroli
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • brodo vegetale
  •  200 g di crescenza
  • rosmarino
  • sale

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COME SI FA:

  1. Lavate il rosmarino e lasciatelo asciugare per bene. Tirate fuori la crescenza dal frigorifero.
  2. Sbucciate lo scalogno, tritatelo e fatelo rosolare in una casseruola con 30 g di burro.
  3. Unite il riso e tostatelo per 2 minuti. Sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco.
  4. Aggiungete un mestolo di brodo e proseguite la cottura bagnando il riso con un mestolo di brodo non appena il precedente è stato assorbito. Regolate di sale.
  5. Quando il riso sarà al dente, fuori dal fuoco, unite la crescenza, mescolate finché non si è sciolta e lasciate riposare coperto per 2 minuti. Nel frattempo tagliate il rosmarino a pezzettini e aggiungetelo al riso.
  6. Servite il risotto ben caldo ed eventualmente aggiungete dell’altro rosmarino su ogni porzione non appena avrete impiattato.
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IL VIAGGIO DI UNA RICETTA. LASAGNE DI PANE CARASAU INTEGRALE CON PESTO, GORGONZOLA E NOCCIOLE

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Ogni ricetta ha una sua storia. Può essere una storia lunga molti anni, come la storia dei piatti tradizionali di famiglia trasmessi di generazione in generazione. Può durare un solo attimo, quello in cui arriva l’ispirazione e nella mente il piatto è già pensato e finito, senza bisogno di aggiustamenti. Può durare anche qualche settimana, il tempo di pensarla, cercarla, aggiustarla…

Ogni ricetta ha un suo viaggio. Può partire in un posto ben definito. E può rimanere lì. Ma può anche succedere che inizi a girare, proprio come una nomade. E portare con sé ogni volta un pezzetto dei posti in cui è stata.

La storia delle nostre ricette è la storia di ognuno di noi. Le ricette ci seguono. Sono  legate a chi le custodisce, le realizza e le fa girare. Una ricetta che non sia legata a un luogo, a una storia, a una persona, a delle mani che la realizzano rimane sterile,  un qualcosa senz’anima.

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Ecco perché non amo molto le ricette buttate lì, senza nulla dietro. Forse anche più della ricetta in sé, amo conoscere chi me la sta donando, e perché, e come è arrivato ad avere quella ricetta. Molte volte non ci sono grandi retroscena. Ma anche il momento in cui ci siamo fermati, abbiamo letto un giornale e l’occhio ci è caduto su quella ricettà lì – non un’altra, proprio quella lì – è un momento importante, che può comunicarci molto.

La ricetta di oggi è il frutto di un viaggio. Un viaggio che è iniziato in un luogo reale ma che per il resto è tutto virtuale. Il viaggio inizia a Milano, precisamente a Rho. Più precisamente ancora, alla Fiera dell’Artigianato. In passato vi avevo parlato velocemente della sua esistenza in questo post (mio Dio…che foto orribili…ma vabbé…non guardatele). La Fiera dell’Artigianato (o Artigiano in Fiera) è una manifestazione che si tiene la settimana prima dell’Immacolata. Moltissimi artigiani provenienti da tutte le parti del mondo espongono i loro prodotti in questa occasione. Si va dai tessuti alle ceramiche, dal cibo ai saponi, dalle borse alle birre. Insomma di tutto e di più. Per i buongustai un’occasione imperdibile per assaggiare prodotti di ogni tipo o per gustare un vero e proprio pranzo tipico nei vari ristoranti allestiti in Fiera. Si può spaziare dalla cucina tirolese a quella siciliana, dalla piemontese alla thai, dalla marocchina alla ungherese.

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Siamo quindi in un posto multietnco, mille odori, mille colori, mille sapori. Siamo a Milano ma forse non siamo davvero lì, siamo in “un posto qualsiasi del mondo”.

Quest’anno, non so perché, avevo le idee abbastanza chiare. Il mio obiettivo era  comprare del pane carasau. Nella mia testa c’era già un abbozzo di ricetta: il pane carasau lo avrei usato per delle lasagne. Quindi da “un posto qualsiasi nel mondo” sono andata in Sardegna. Mare, sole, natura selvaggia. Pane appena sfornato.

Dalla Sardegna ho pensato ad un vicino posto di attracco per tornare indietro. E allora eccomi in un batter di ciglia a Genova. Liguria. Colline, mare, verde, vento. Pesto di basilico.

Da Genova avrei potuto tornare direttamente a Milano. Anzi, ci sono tornata, ma solo per un attimo. Giusto in tempo per pensare a un tipico prodotto lombardo. Il gorgonzola. Cremoso e piccante. Avvolgente e pungente. Proprio come sa essere Milano agli occhi di chi la sa guardare senza pregiudizi. E avrei potuto fermarmi quì.

Ma diciamola tutta…mi sembrava brutto non passare anche in Piemonte e concludere per bene il mio viaggetto. E allora eccomi in Piemonte. Piemonte, Piemonte…mumble mumble…Cioccolato, gianduia, bicerin, nocciole. Le mitiche nocciole del Piemonte.

Ecco quindi la storia e il viaggio di questa ricetta. E’ una storiella semplice, un viaggio veloce, un viaggio di sola fantasia. Ma in fondo perché devono avere importanza solo i grandi viaggi e le grandi storie? Non sarà forse che i grandi viaggi e le grandi storie le scrivono proprio quelli che fanno tanti piccoli viaggi e vivono tante piccole storie? Mah…chi lo sa…

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LASAGNE DI PANE CARASAU INTEGRALE CON PESTO, GORGONZOLA E NOCCIOLE

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INGREDIENTI (per 4 persone  e per una teglia di circa 30 x 20 cm):

  • 220 g di pesto genovese (preparato con 80 g di basilico, 40 g di parmigiano, 40 g di pecorino, 40 g di pinoli, 1 spicchio d’aglio, 150 g di olio evo, sale)
  • 500 g di besciamella (preparata con 500 g di latte intero, 25 g di burro, 25 g di farina, sale e noce moscata)
  • 150 g di pane carasau integrale
  • 180 g di gorgonzola
  • una manciata di granella di nocciole tostate

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COME SI FA:

  1. Preparate il pesto. Se lo fate al momento, frullate basilico, pinoli, parmigiano, pecorino e aglio. Poi aggiungete il sale e l’olio e mescolate per bene.
  2. Preparate la besciamella. Io la ho preparata con il Bimby ma potete farla anche a mano. Scaldate il burro in una casseruola. Quando si sarà sciolto, aggiungete la farina e mescolate per formare la roux. Quindi versate a filo il latte che avrete già riscaldato a parte e aggiungete il sale e una grattata di noce moscata. Mescolate continuamente finché il composto non si sarà addensato.
  3. Prendete una teglia da forno. Cospargete per bene il fondo della teglia con la besciamella. Sistematevi sopra uno strato di pane carasau. Aggiugete il pesto, il gorgonzola a tocchetti e altra besciamella. Ricoprite con un altro strato di pane carasau e continuate a farcire nello stesso modo fino quasi al bordo della teglia. Concludete con un ultimo strato di pane carasau ricoperto di sola besciamella. Cospargete con la granella di nocciole tostate.
  4. Cuocete nel forno già caldo a 180 gradi per circa mezz’ora.

AUGURI, BUONI PROPOSITI E L’ULTIMA RICETTA DEL CHRISTMAS PROJECT. RISOTTO ALLE NOCI CARAMELLATE

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Ed eccoci finalmente arrivati. L’attesa è finita. Natale è qui. E’ arrivato. Manca davvero un soffio. Che bello, vero? In questo ultimo post, prima delle lunghe festività, ho pensato di dire due parole sui buoni propositi per l’anno nuovo.

Ci ho pensato a lungo. Ho cercato di individuare le cose che vorrei realizzare nel 2017. Ho cercato di fare una elenco. Ma qualcosa non mi quadrava. Nel senso che all’improvviso mi sono accorta di non avere proprio voglia di fare lo sterile elenco delle cose da fare. La mia vita è parecchio incasinata tutti i giorni e quindi sono piena di liste di cose da fare. Non ho bisogno di farne altre. Anzi: ultimamente mi mettono proprio l’ansia.

E allora ho pensato, piuttosto, che una cosa buona da fare per me poteva essere pensare ad alcune qualità, modi di essere, doti caratteriali che, nell’anno 2017, avrei potuto provare a coltivare. Non sono una di quelli che pensa di non poter cambiare. Penso, invece, che con la buona volontà, pur non potendo modificare i nostri caratteri essenziali, alcuni miglioramenti possono essere fatti.

E allora per prima cosa nel 2017 vorrei coltivare la dote della stabilità. Elisabeth Gilbert lo spiega benissimo. Il mondo è caotico. Per sopravvivere a tutto ciò l’unico modo è mantenere la calma interiore. Se immaginiamo che l’universo sia la ruota di un grande motore che gira, è evidente che ciò che bisogna fare è stare vicino al centro, proprio nel mezzo della ruota, e non sul bordo, dove il movimento è frenetico e può farci del male. La trovo una immagine molto significativa. Anche se non sempre riesco a mettere in pratica questo insegnamento, lo tengo sempre a mente e lo custodisco gelosamente.

Nell’anno nuovo vorrei anche coltivare la versatilità. I cambiamenti del mondo mi piacciono , quelli della mia vita un po’ meno. Cambiare mi spaventa, anche quando penso che la nuova situazione sarà meglio di quella precedente. E allora ci penso, ci ripenso, cerco inutilmente di  visualizzare tutte le variabili e di preparare delle contromisure. Non riesco a lasciarmi andare. Questo è quello che vorrei imparare a fare: accogliere i cambiamenti come una nuova linfa e riuscire a cavalcare l’onda così come viene.

risotto-noci-caramellateE però per essere versatili e mantenere la propria stabilità bisogna avere anche qualcos’altro. Sto parlando della fiducia in se stessi. Se riuscissimo a pensare che, qualunque cosa succeda, saremo in grado di superarla con le nostre capacità e che comunque siamo meritevoli di stima e rispetto anche con i nostri limiti, saremmo già un pezzo avanti!

Certo non è facile avere fiducia, visto che il mondo è pieno di gente pronta a farti sentire stupida, incompetente, insignificante, incapace e banale. E allora l’altro proposito è di coltivare una certa dose di indifferenza nei confronti di persone che non meritano troppi pensieri.

Ed infine vorrei smettere di avere sempre paura e coltivare l’ottimismo e la positività. Credo che, se si riesce a pensare positivo, si crea un’aura capace di far sì che poi gli eventi siano meno catastrofici di come temevamo.

E allora non mi resta che augurarvi ogni bene, un buon Natale e un bellissimo 2017, pieno di eventi belli e miglioramenti personali, pieno di gioia, di sorrisi e di persone che vi amino. E adesso la smetto davvero perché Natale è vicino e tutti vogliamo solo chiudere la porta di casa, chiudere il pc e festeggiare con le persone che più amiamo. Ultimissima cosa. Ovviamente la ricetta, la terza e ultima del Chrismas Project.  Un elegante ed insolito risotto alle noci caramellate da gustare il giorno di Natale o a Capodanno, o quando volete voi.

Ancora tanti auguri e arrivederci a gennaio.

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RISOTTO ALLE NOCI CARAMELLATE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 250 g di riso Carnaroli
  • 100 g di robiola
  • 12 gherigli di noci
  • 30 g di parmigiano grattugiato
  • 1 scalogno
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • brodo vegetale
  • 40 g di burro
  • rosmarino
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Sbucciate lo scalogno, tritatelo e fatelo rosolare in una casseruola con 20 g di burro e 1 dl di brodo. Quando il brodo sarà evaporato, unite il riso e tostatelo per 2 minuti. Aggiungete un mestolo di brodo e proseguite la cottura bagnando il riso con un mestolo di brodo non appena il precedente è stato assorbito.
  2. Intanto fate sciogliere il burro rimasto in padellino, aggiungete i gherigli di noci con un po’ di rosmarino e una macinata di pepe. Aggiungete lo zucchero e fate caramellare a fiamma bassa. Trasferite le noci su un foglio di carta da forno, lasciatele raffreddare e tritatele grossolanamente.
  3. Quando il riso è al dente, fuori dal fuoco unite la robiola e il parmigliano, regolate di sale e lasciate riposare coperto per 2 minuti.
  4. Servite il risotto con le noci e una macinata di pepe.

 

UN OMAGGIO A UN FEDELE AMICO E UN SALUTO A NOVEMBRE.VELLUTATA DI PORRI E PATATE AL SALMONE AFFUMICATO

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Un amico più fedele di lui non credo di averlo mai avuto. Probabilmente non esiste. E’ stato al mio fianco in tutte le fasi della mia vita. Era con me quando passavo i miei pomeriggi a studiare i verbi greci. Era con me quando mi angosciavo per gli esami all’università. E’ con me quando mi rilasso con divano e copertina. E’ con me (a volte) anche quando cucino e fotografo. E’ con me quando mi sento in piena forma, ma anche quando sono ammalata e abbattuta. Il suo aspetto col tempo è cambiato ma il conforto che è capace di darmi non avrà mai fine. Mi accoglie al mio rientro con un caldo abbraccio e lasciarlo andare al mattino è davvero una tortura. E quando la giornata è davvero davvero complicata, il pensiero che comunque a sera potrò riabbracciarlo mi è di estremo conforto…

Il mio compagno? Ma nooooo. Un cane? Noooo. Un gatto? Ma che gatto!! Ma come non avete capito!!?? E’ lui…il pigiama. Che per il forte affetto che nutro nei sui confronti è diventato “il piggiama”, con due “g”, a volte detto anche “piggi”.

Coraggio..ammettetelo. Poter ciabattare in giro per casa in pigiama non ha prezzo. Ci si sente liberi, comodi, si può ondeggiare tra divano e letto in assoluta libertà. E lo so che non è proprio bello confessarlo, ma anche cucinare in pigiama è fantastico. Salvo poi doversi cambiare spesso perchè ci si è abbondantemente impataccati. Quando la volta scorsa vi raccontavo delle foto sul balcone in pigiama, non scherzavo mica!

vellutata-patate-porri-salmoneE allora, visto che io non sono Pablo Neruda e non sono capace di fare una vera e propria ode come quella che lui ha fatto al pomodoro, ho pensato di scrivere appunto qualche parolina sul mio blog e di preparare una bella vellutata, che è un piatto super adatto per una bella cenetta cuore a cuore col vostro pigiama. Un pigiama-food insomma. Perché, si sa, la vellutata è avvolgente e riscaldante…proprio come lui. Il rischio di impataccarsi è dietro l’angolo, ma in fondo che importa…un unico veloce gesto e il pigiama è già il lavatrice!

A questa classica vellutata di porri e patate ho aggiunto il salmone affumicato, che, oltre a starci molto bene, ci traghetta verso il mese di dicembre. Insomma un piatto adattissimo a salutare il freddo novembre e a farci iniziare a sentire l’odore di dicembre, l’odore del Natale, l’odore delle feste.

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VELLUTATA DI PORRI E PATATE AL SALMONE AFFUMICATO

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 4 porri grandi
  • 4 patate grandi
  • 1,5 l di brodo vegetale
  • 150 g di salmone affumicato
  • 50 g di burro
  • 1,5 dl di olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Pulite i porri. Eliminate le foglie rovinate e la parte più dura. Tenene da parte un pezzo di circa 5 cm, tagliatelo a listarelle in senso verticale, lavatelo, asciugatelo e tenetelo da parte.  Tagliate a rondelle il resto dei porri. Lavateli per bene in acqua fredda.
  2. Pelate le patate e tagliatele a pezzetti.
  3. Sciogliete il burro in una cassaruola e rosolatevi i porri e le patate a fuoco basso per 5 minuti. Poi versatevi il brodo. Salate, pepate, coprite e fate sobbollire per 20 minuti.
  4. Quando le verdure saranno cotte, frullatele insieme al brodo e alla metà del salmone affumicato.
  5. Scaldate l’olio in una casseruola piccola. Quando sarà ben caldo, friggetevi le listarelle di porro fino a farle diventare dorate e croccanti. Scolatele su carta assorbente.
  6. Tagliate a pezzetti il salmone affumicato rimasto.
  7. Servite la vellutata con il salmone affumicato tagliato a pezzetti e un ciuffetto di porri fritti.

UN ANGELO CUSTODE PER FARMI ARRIVARE IN TEMPO…RISOTTO ALLA BIRRA CON PERE ANGELICA, FORMAGGIO CAPRINO E GRANELLA DI PISTACCHI

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Di solito non arrivo mai in tempo. Non intendo in generale. Perché in generale sono la persona più puntuale di questo mondo (in questo post vi dicevo pure che non sopporto chi arriva in ritardo!) Intendo che non arrivo mai ad usare gli ingredienti quando è il loro momento, quando la stagionalità richiederebbe di usarli. Questo non significa che non mi alimenti seguendo la stagionalità. Vuol dire semplicemente che, quando le altre foodblogger serie sono tutte lì pronte a postare ricette con la zucca in autunno, ricette con le fave in estate e così via, io sono in affanno, affaccendata a fare altro, e poi mi sveglio e bum…è il momento di qualcos’altro.

Questa volta sono stata bravissima! Eccomi qui a postare una ricetta con la pera Angelica. Si tratta di una varietà di pera che cresce nelle Marche e in Emilia Romagna. Matura tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Quindi direi che sono perfettamente in tempo!

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Devo essere sincera…anche questa volta le circostanze hanno aiutato parecchio. Vi ricordate il “meltdown” di cui vi parlavo la volta scorsa? Per preparare quelle ricette sfortunate avevo comprato una serie di ingredienti tra cui il caprino e la birra. Ovviamente dovevo consumarli. E quindi ho guardato nel frigorifero e ho visto il caprino, poi ho visto la birra (che, essendo quasi astemia, non potevo consumare tracannandomela stile scaricatore di porto), poi ho visto le pere. Ed eccomi quindi a preparare un risotto. Che, peraltro, è una vita che volevo fare per equilibrare la sezione “primi piatti” del blog.

E allora mi sono chiesta: ma c’avrò mica un angelo custode che mi fa riuscire male alcune ricette perché poi ne possa fare altre che non solo sono più di suo gradimento ma mi fanno anche fare la cosa giusta per il blog? Che poi, in questo caso, la storiella non sarebbe del tutto inverosimile visto che mi ha fatto usare le pere “Angelica”…hi, hi, hi. Scusate ma mi viene po’ da ridere. Ad ogni modo il risotto era buonissimo. Si vede che il mio angelo custode è proprio di bocca buona! Alla prossima!

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RISOTTO ALLA BIRRA CON PERE ANGELICA, FORMAGGIO CAPRINO E GRANELLA DI PISTACCHI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 320 g di riso Carnaroli
  • 1 scalogno
  • 1 tazzina e 1/2 di birra
  • 2 pere Angelica (anche altri tipi di pere andranno benissimo)
  • 1 l circa di brodo vegetale
  • 50 g di formaggio caprino spalmabile
  • 40 g circa di granella di pistacchi non salati 
  •  50 g di burro
  • una spruzzata di limone
  • sale

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COME SI FA:

  1. Sbucciate le pere e tagliatele a pezzettini. Irroratele con una spruzzata di limone per evitare che si anneriscano. Vi suggerisco di fare questa operazione prima di iniziare a fare il risotto in quanto quest’ultimo andrà girato continuamente e quindi sarete impegnati a mescolare.
  2. Sbucciate lo scalogno, tagliatelo a pezzettini e mettetelo a rosolare in una pentola con 25 g di burro. Quando lo scalogno sarà diventato trasparente, aggiungete il riso e procedete alla tostatura. Girate continuamene con un cucchiaio di legno per evitare che il riso si attacchi al fondo. Quando il riso vi sembrerà quasi trasparente sui bordi, aggiungete la birra. Continuate a mescolare fino a quando la birra non si sarà assorbita. Iniziate quindi ad aggiungere il brodo, un mestolo alla volta. Prima di aggiungere altro brodo, aspettate che il riso abbia assorbito il brodo aggiunto precedentemente.Dopo il terzo  mestolo di brodo, aggiungete le pere. Continuate a mescolare, aggiungendo  altro brodo fino a cottura. Più o meno ci vorranno 10-15 minuti. Ovviamente assaggiate e rendetevi conto personalmente. Lasciate che il risotto rimanga ben solido per far sì che raggiunga la giusta cremosità quando aggiungerette il formaggio caprino. Procedete quindi a mantecare il riso. Spegnete il fuoco, aggiungete  il rimanente burro e lasciate riposare per cinque minuti coprendo la pentola con un coperchio.
  3. Quando saranno passati i cinque minuti, date un ultima mescolata e procedete ad impiattare. Preparate una piccola knelle di formaggio aiutandovi con due cucchiai e aggiungetela su ogni piatto. Ovviamente la knelle è solo per un fatto di estetica. Potete aggiungere il formaggio come ritenete più opportuno. Cospargete quindi il risotto con la granella di pistacchi. Potete anche metterla in una ciotola e portarla direttamente in tavola, per far sì che i commensali ne aggiungano solo la quantità desiderata. Servite quindi il vostro risotto.

 

NEL MOMENTO DEL BISOGNO…VELLUTATA DI CAROTE CON CUMINO, ZENZERO, CURCUMA E LATTE DI COCCO

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Vi ricordate il film Julie e Julia? Più precisamente, vi ricordate i clamorosi “meltdown” di Julie? Per chi non avesse visto il film (nel caso vogliate vederlo eccovi un assaggio con il treiler), vi dico per prima cosa che, se guardate il dizionario, alla voce “meltdown” troverete, tra i vari significati, anche ” collasso, crollo, crollo nervoso, tracollo, crisi di nervi”. Già questo dovrebbe farvi capire qualcosa. Nel film Julie e una foodblogger e talvolta le capita di non riuscire a realizzare alcune ricette. Una volta rovescia l’aspic nel lavandino, un’altra fa cadere il pollo ripieno sul pavimento e così via. A questo segue ovviamente il crollo nervoso, i pianti, le discussioni col marito.

Ebbene. Qualche giorno fa il meltdown lo ho avuto io. Diciamo che ho mantenuto i nervi saldi e non mi sono messa a piangere e non ho fatto una scena madre (anche perché non c’era nessuno per poter assistere a tutto ciò e quindi me la suonavo e me la cantavo da sola). Ma il crollo c’è stato. Nel senso che si sono messe insieme tutta una serie di circostanze avverse. Ricette particolari, errori di esecuzioni e nuova macchina fotografica di cui ancora non sono completamente padrona  (ne approfitto per ringraziare il gentile donatore). Insomma non era la mia giornata.

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Peccato che, nei giorni successivi avevo in programma parecchi impegni e non avrei potuto cucinare. E però ci tenevo proprio a preparare due o tre ricettine da postare. Perché, dovete sapere, per me postare è come andare in palestra. Nel senso che, se uno si lascia andare una volta, dopo rischia di perdere il controllo e abbandonare la palestra. Perciò, salvo casi estremi, io – a differenza di Fedez e J-Axe – vorrei ma…posto.

Ma, allora, come rimediare al mio clamoroso meltdown? E qui potrei dire che “le amiche si vedono nel momento del bisogno”. Il che non significa che qualcuno è venuto a cucinare per me. Significa solo che mi sono ricordata di una ricetta carina carina postata dalla mia amica Rossella di Vanigliacooking e che mi ero ripromessa di provare. In questo caso, quindi, l’idea di un’amica mi è servita per cucinare un piatto nuovo e per rialzarmi dal duro selciato. Meglio di così…anche perchè i piatti che mi piacerebbe provare sono  davvero tanti e talvolta mi dimentico di farlo. Alla fine le circostanze hanno fatto in modo che provassi questa ricetta e, devo dire, mi è piaciuta davvero tantissimo. L’aroma del cumino, il colore della curcuma e il piccante dello zenzero sono davvero bilanciati alla perfezione. Il latte di cocco non è invadente e lascia solo un retrosapore. Davvero ottima. Brava Rossella! E grazie mille!

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VELLUTATA DI CAROTE CON CUMINO, ZENZERO, CURCUMA E LATTE DI COCCO

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 600 g di carote
  • 1 cipolla rossa
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 cucchiaino abbondante di cumino
  • 1/2 cucchiaino scarso di curcuma
  • 1 pezzo di radice di zenzero
  • pepe
  • olio evo
  • 1 l di brodo vegetale
  • 200 g di latte di cocco
  • prezzemolo
  • 200 g circa di riso Basmati per servire

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COME SI FA:

  1. In un tegame fate appassire la cipolla, l’aglio tritato finemente e lo zenzero grattugiato in poco olio. Aggiungete le carote mondate e tagliate a pezzettini, il cumino e la curcuma. Mescolate con un cucchiaio di legno e fate insaporire.
  2. Aggiungete quindi il brodo (io ne ho messo un pocchetto di meno di un litro per poi regolarmi a fine cottura). Coprite con un coperchio e proseguite la cottura a fiamma medio-bassa per una mezz’ora.
  3. Terminata la cottura, frullate il tutto e unite il latte di cocco. Servite ben calda con il prezzemolo tritato e il riso Basmati.

 

L’IMPORTANZA DI SFOGLIARE LE CIPOLLE E I MIEI PRIMI 38 ANNI. SPAGHETTI CON CIPOLLE DI TROPEA CARAMELLATE 

spaghetti-cipolle-tropea“Se questo fosse un mondo perfetto e la chirurgia un Miracolo con l’iniziale maiuscola, ci sarebbero interminabili liste d’attesa per il trapianto del secolo: la testa raziocinante dei quarant’anni cucita sul corpo scattante dei venti. Già, perché l’autostima rappresenta per la maggior parte di noi una conquista tardiva e strasudata. È la meritata quiete dopo anni tempestosi a credere di non essere abbastanza…”

                                                                                                      Principesse si diventa – Cinzia Felicetti

Il 13 agosto è stato il mio compleanno. Ho compiuto 38 anni. Mamma mia, mi sto avvicinando pericolosamente ai quaranta…A proposito dei quarant’anni…vi ricordate il modo di dire secondo cui “la vita inizia a quarant’anni”? Beh, più passa il tempo e più mi convinco che forse quel detto non si allontana molto dalla verità.

Quando ero più giovane pensavo che significasse che a 40 anni la gente capiva che stava invecchiando e si dava alla pazza gioia. Adesso mi sono resa conto che non significava quello.  Ad illuminarmi è stata niente popodimenoche…un’astrologa. No, no!  Non sono una di quelle che va a farsi leggere i tarocchi o cose del genere. È solo che un periodo mi ero appassionata all’astrologia psicologica, cioè quell’astrologia che studia i caratteri delle persone in base al segno zodiacale, e avevo frequentato un breve corso che forniva qualche nozione base. Insomma…un modo come un altro per passare il tempo.

Una volta la mia insegnante ha detto che il vero carattere della persona viene fuori all’incirca a quaranta anni e che il processo è analogo a quello con cui si sfoglia una cipolla. E questo sotto un duplice aspetto: da un lato nel senso che piano piano vengono fuori i caratteri essenziali della persona e dall’altro nel senso che la persona capisce cosa conta davvero nella vita e quali sono le cose importanti.

spaghetti-cipolla-tropeaSulla mia pelle posso dire che è davvero così. In tutta onesta sul secondo aspetto ho ancora qualche dubbio ma sul primo credo di aver raggiunto un certo numero di certezze. Insomma: sono fatta in un certo modo. Il mio carattere è fatto in un certo modo. Ci sono cose che non sono mai cambiate e mai cambieranno. E non ha senso cercare di cambiarle. Questo non significa che non mi sforzerò di migliorare. Significa solo che mi conosco di più e tutto sommato mi accetto.  A volte mi piaccio anche. Non parlo di cose trascendentali, ma anche di cavolate, che però mi contraddistinguono.

Tanto per dirvi due sciocchezzuole in ordine sparso così come mi vengono in mente, potrei confessarvi allegramente che…

  • Penso che le persone che arrivano in ritardo senza un motivo e senza avvisare mi stiano mancando di rispetto. Ho passato anni a cercare di convincermi che non fosse così grave, ma non ce l’ho fatta. Mi fa davvero arrabbiare;
  • La mattina, se non bevo almeno un paio di sorsi di caffè, non riesco a parlare e non voglio sentir parlare nessuno. Sono 38 anni che mia mamma se ne dimentica, mi parla prima del caffè e riceve rispostacce in forma grugnito;
  • Ho paura dei medici, tutti i medici, indistintamente. Prima pensavo che con gli anni mi sarebbe passata, ma non è così. Ancora oggi, se devo fare una visita medica o un qualche esame o trattamento, rendo la vita impossibile a chi mi sta vicino (…oddio…a breve dovrò andare dal dentista…non fatemici pensare…che ansia);
  • Il futuro mi interessa molto più del passato. Sono un’idealista, una visionaria, una progressista, una curiosa. Immagino una vita sempre piena di esperienze nuove e interessanti…
  • Non sono una “viaggiatrice”. Nel senso che non potrei fare viaggi estremi, o in posti disagevoli, o sporchi, o con un bagaglio troppo scarno. Sono una buona camminatrice, questo sì, ma essere una viaggiatrice è un’altra cosa;
  • Odio gli sgabelli alti in bar e ristoranti e odio i self service. In questo sono una vera snob: mangiare è una cosa seria e io voglio farlo con la dovuta calma e venendo servita;
  • Dopo cena sono a dir poco una larva. Mi butto sul divano e guai a chi prova a farmi alzare un dito. Giuro. Non è cattiveria. Non ce la faccio. Prima posso fare quello che volete ma dopo assolutamente no.
  • Anche se ormai in molti lo fanno, penso ancora che telefonare a casa della gente o sul cellulare a ora di pranzo sia da maleducati. Lo so. Sembro nonna. Ma che posso farci???
  • Adoro leggere. Ho iniziato a sette anni e spero di non smettere mai.
  • Penso che nella vita l’ironia e l’autoironia siano una dote fondamentale.

Basta…mi fermo qui…per ora. Cioè: potrei continuare ma diciamo che questo elenco è già sufficiente per conoscermi un pochino meglio…e magari decidere che questo blog non fa per voi (…speriamo di no :-))

E adesso, dopo cotanto dissertare, passiamo alla ricetta di oggi. Beh, si sta parlando di un compleanno. Avrei potuto preparare una bella e classica torta di compleanno. Ma non lo so…non mi andava. Mettiamola così: visto che sto maturando, ho capito che bisogna fare ciò che ci si sente, fregandose delle convenzioni sociali. A me di fare la torta non mi andava. Stop. Fine della storia. Mi andava invece di fare un buon piatto di spaghetti con le cipolle caramellate. In questo caso la cipolla non va sfogliata ma soltanto mangiata…ed è davvero buonissima…ah, dimenticavo…

  • Io amoooooo la cipolla di Tropeaaaa

spaghetti-cipolle-tropea

SPAGHETTI CON CIPOLLE DI TROPEA CARAMELLATE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 320 g di spaghetti
  • 250 g di cipolle di Tropea
  • 30 g di pistacchi tritati
  • 3 cucchiai di aceto di mele
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • 1 pezzetto di parmigiano reggiano
  • finocchietto selvatico
  • 50 g di burro
  • 2 cucchiai di olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Sbucciate le cipolle, lavatele, privatele dell’eventuale germoglio, tagliatele a spicchietti sottili e fatele rosolare a fuoco medio per 3-4 minuti in un largo tegame con il burro e 2 cucchiai di olio.
  2. Spolverizzate le cipolle con lo zucchero di canna, lasciatele caramellare dolcemente, unite l’aceto e, mescolando di continuo, fatelo sfumare. Salate, aggiungete i pistacchi e profumate con un cucchiaio di pepe leggermente pestato. Infine spegnete il fuoco.
  3. Fate cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolatela al dente, versatela nel tegame con le cipolle, unitevi un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta e una manciata di finocchietto tagliuzzato. Saltate il tutto per qualche minuto a fuoco vivace.
  4. Servite la pasta con alcune scagliette sottili di parmigiano.