AUGURI, BUONI PROPOSITI E L’ULTIMA RICETTA DEL CHRISTMAS PROJECT. RISOTTO ALLE NOCI CARAMELLATE

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Ed eccoci finalmente arrivati. L’attesa è finita. Natale è qui. E’ arrivato. Manca davvero un soffio. Che bello, vero? In questo ultimo post, prima delle lunghe festività, ho pensato di dire due parole sui buoni propositi per l’anno nuovo.

Ci ho pensato a lungo. Ho cercato di individuare le cose che vorrei realizzare nel 2017. Ho cercato di fare una elenco. Ma qualcosa non mi quadrava. Nel senso che all’improvviso mi sono accorta di non avere proprio voglia di fare lo sterile elenco delle cose da fare. La mia vita è parecchio incasinata tutti i giorni e quindi sono piena di liste di cose da fare. Non ho bisogno di farne altre. Anzi: ultimamente mi mettono proprio l’ansia.

E allora ho pensato, piuttosto, che una cosa buona da fare per me poteva essere pensare ad alcune qualità, modi di essere, doti caratteriali che, nell’anno 2017, avrei potuto provare a coltivare. Non sono una di quelli che pensa di non poter cambiare. Penso, invece, che con la buona volontà, pur non potendo modificare i nostri caratteri essenziali, alcuni miglioramenti possono essere fatti.

E allora per prima cosa nel 2017 vorrei coltivare la dote della stabilità. Elisabeth Gilbert lo spiega benissimo. Il mondo è caotico. Per sopravvivere a tutto ciò l’unico modo è mantenere la calma interiore. Se immaginiamo che l’universo sia la ruota di un grande motore che gira, è evidente che ciò che bisogna fare è stare vicino al centro, proprio nel mezzo della ruota, e non sul bordo, dove il movimento è frenetico e può farci del male. La trovo una immagine molto significativa. Anche se non sempre riesco a mettere in pratica questo insegnamento, lo tengo sempre a mente e lo custodisco gelosamente.

Nell’anno nuovo vorrei anche coltivare la versatilità. I cambiamenti del mondo mi piacciono , quelli della mia vita un po’ meno. Cambiare mi spaventa, anche quando penso che la nuova situazione sarà meglio di quella precedente. E allora ci penso, ci ripenso, cerco inutilmente di  visualizzare tutte le variabili e di preparare delle contromisure. Non riesco a lasciarmi andare. Questo è quello che vorrei imparare a fare: accogliere i cambiamenti come una nuova linfa e riuscire a cavalcare l’onda così come viene.

risotto-noci-caramellateE però per essere versatili e mantenere la propria stabilità bisogna avere anche qualcos’altro. Sto parlando della fiducia in se stessi. Se riuscissimo a pensare che, qualunque cosa succeda, saremo in grado di superarla con le nostre capacità e che comunque siamo meritevoli di stima e rispetto anche con i nostri limiti, saremmo già un pezzo avanti!

Certo non è facile avere fiducia, visto che il mondo è pieno di gente pronta a farti sentire stupida, incompetente, insignificante, incapace e banale. E allora l’altro proposito è di coltivare una certa dose di indifferenza nei confronti di persone che non meritano troppi pensieri.

Ed infine vorrei smettere di avere sempre paura e coltivare l’ottimismo e la positività. Credo che, se si riesce a pensare positivo, si crea un’aura capace di far sì che poi gli eventi siano meno catastrofici di come temevamo.

E allora non mi resta che augurarvi ogni bene, un buon Natale e un bellissimo 2017, pieno di eventi belli e miglioramenti personali, pieno di gioia, di sorrisi e di persone che vi amino. E adesso la smetto davvero perché Natale è vicino e tutti vogliamo solo chiudere la porta di casa, chiudere il pc e festeggiare con le persone che più amiamo. Ultimissima cosa. Ovviamente la ricetta, la terza e ultima del Chrismas Project.  Un elegante ed insolito risotto alle noci caramellate da gustare il giorno di Natale o a Capodanno, o quando volete voi.

Ancora tanti auguri e arrivederci a gennaio.

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RISOTTO ALLE NOCI CARAMELLATE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 250 g di riso Carnaroli
  • 100 g di robiola
  • 12 gherigli di noci
  • 30 g di parmigiano grattugiato
  • 1 scalogno
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • brodo vegetale
  • 40 g di burro
  • rosmarino
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Sbucciate lo scalogno, tritatelo e fatelo rosolare in una casseruola con 20 g di burro e 1 dl di brodo. Quando il brodo sarà evaporato, unite il riso e tostatelo per 2 minuti. Aggiungete un mestolo di brodo e proseguite la cottura bagnando il riso con un mestolo di brodo non appena il precedente è stato assorbito.
  2. Intanto fate sciogliere il burro rimasto in padellino, aggiungete i gherigli di noci con un po’ di rosmarino e una macinata di pepe. Aggiungete lo zucchero e fate caramellare a fiamma bassa. Trasferite le noci su un foglio di carta da forno, lasciatele raffreddare e tritatele grossolanamente.
  3. Quando il riso è al dente, fuori dal fuoco unite la robiola e il parmigliano, regolate di sale e lasciate riposare coperto per 2 minuti.
  4. Servite il risotto con le noci e una macinata di pepe.

 

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UN OMAGGIO A UN FEDELE AMICO E UN SALUTO A NOVEMBRE.VELLUTATA DI PORRI E PATATE AL SALMONE AFFUMICATO

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Un amico più fedele di lui non credo di averlo mai avuto. Probabilmente non esiste. E’ stato al mio fianco in tutte le fasi della mia vita. Era con me quando passavo i miei pomeriggi a studiare i verbi greci. Era con me quando mi angosciavo per gli esami all’università. E’ con me quando mi rilasso con divano e copertina. E’ con me (a volte) anche quando cucino e fotografo. E’ con me quando mi sento in piena forma, ma anche quando sono ammalata e abbattuta. Il suo aspetto col tempo è cambiato ma il conforto che è capace di darmi non avrà mai fine. Mi accoglie al mio rientro con un caldo abbraccio e lasciarlo andare al mattino è davvero una tortura. E quando la giornata è davvero davvero complicata, il pensiero che comunque a sera potrò riabbracciarlo mi è di estremo conforto…

Il mio compagno? Ma nooooo. Un cane? Noooo. Un gatto? Ma che gatto!! Ma come non avete capito!!?? E’ lui…il pigiama. Che per il forte affetto che nutro nei sui confronti è diventato “il piggiama”, con due “g”, a volte detto anche “piggi”.

Coraggio..ammettetelo. Poter ciabattare in giro per casa in pigiama non ha prezzo. Ci si sente liberi, comodi, si può ondeggiare tra divano e letto in assoluta libertà. E lo so che non è proprio bello confessarlo, ma anche cucinare in pigiama è fantastico. Salvo poi doversi cambiare spesso perchè ci si è abbondantemente impataccati. Quando la volta scorsa vi raccontavo delle foto sul balcone in pigiama, non scherzavo mica!

vellutata-patate-porri-salmoneE allora, visto che io non sono Pablo Neruda e non sono capace di fare una vera e propria ode come quella che lui ha fatto al pomodoro, ho pensato di scrivere appunto qualche parolina sul mio blog e di preparare una bella vellutata, che è un piatto super adatto per una bella cenetta cuore a cuore col vostro pigiama. Un pigiama-food insomma. Perché, si sa, la vellutata è avvolgente e riscaldante…proprio come lui. Il rischio di impataccarsi è dietro l’angolo, ma in fondo che importa…un unico veloce gesto e il pigiama è già il lavatrice!

A questa classica vellutata di porri e patate ho aggiunto il salmone affumicato, che, oltre a starci molto bene, ci traghetta verso il mese di dicembre. Insomma un piatto adattissimo a salutare il freddo novembre e a farci iniziare a sentire l’odore di dicembre, l’odore del Natale, l’odore delle feste.

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VELLUTATA DI PORRI E PATATE AL SALMONE AFFUMICATO

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 4 porri grandi
  • 4 patate grandi
  • 1,5 l di brodo vegetale
  • 150 g di salmone affumicato
  • 50 g di burro
  • 1,5 dl di olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Pulite i porri. Eliminate le foglie rovinate e la parte più dura. Tenene da parte un pezzo di circa 5 cm, tagliatelo a listarelle in senso verticale, lavatelo, asciugatelo e tenetelo da parte.  Tagliate a rondelle il resto dei porri. Lavateli per bene in acqua fredda.
  2. Pelate le patate e tagliatele a pezzetti.
  3. Sciogliete il burro in una cassaruola e rosolatevi i porri e le patate a fuoco basso per 5 minuti. Poi versatevi il brodo. Salate, pepate, coprite e fate sobbollire per 20 minuti.
  4. Quando le verdure saranno cotte, frullatele insieme al brodo e alla metà del salmone affumicato.
  5. Scaldate l’olio in una casseruola piccola. Quando sarà ben caldo, friggetevi le listarelle di porro fino a farle diventare dorate e croccanti. Scolatele su carta assorbente.
  6. Tagliate a pezzetti il salmone affumicato rimasto.
  7. Servite la vellutata con il salmone affumicato tagliato a pezzetti e un ciuffetto di porri fritti.

UN ANGELO CUSTODE PER FARMI ARRIVARE IN TEMPO…RISOTTO ALLA BIRRA CON PERE ANGELICA, FORMAGGIO CAPRINO E GRANELLA DI PISTACCHI

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Di solito non arrivo mai in tempo. Non intendo in generale. Perché in generale sono la persona più puntuale di questo mondo (in questo post vi dicevo pure che non sopporto chi arriva in ritardo!) Intendo che non arrivo mai ad usare gli ingredienti quando è il loro momento, quando la stagionalità richiederebbe di usarli. Questo non significa che non mi alimenti seguendo la stagionalità. Vuol dire semplicemente che, quando le altre foodblogger serie sono tutte lì pronte a postare ricette con la zucca in autunno, ricette con le fave in estate e così via, io sono in affanno, affaccendata a fare altro, e poi mi sveglio e bum…è il momento di qualcos’altro.

Questa volta sono stata bravissima! Eccomi qui a postare una ricetta con la pera Angelica. Si tratta di una varietà di pera che cresce nelle Marche e in Emilia Romagna. Matura tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Quindi direi che sono perfettamente in tempo!

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Devo essere sincera…anche questa volta le circostanze hanno aiutato parecchio. Vi ricordate il “meltdown” di cui vi parlavo la volta scorsa? Per preparare quelle ricette sfortunate avevo comprato una serie di ingredienti tra cui il caprino e la birra. Ovviamente dovevo consumarli. E quindi ho guardato nel frigorifero e ho visto il caprino, poi ho visto la birra (che, essendo quasi astemia, non potevo consumare tracannandomela stile scaricatore di porto), poi ho visto le pere. Ed eccomi quindi a preparare un risotto. Che, peraltro, è una vita che volevo fare per equilibrare la sezione “primi piatti” del blog.

E allora mi sono chiesta: ma c’avrò mica un angelo custode che mi fa riuscire male alcune ricette perché poi ne possa fare altre che non solo sono più di suo gradimento ma mi fanno anche fare la cosa giusta per il blog? Che poi, in questo caso, la storiella non sarebbe del tutto inverosimile visto che mi ha fatto usare le pere “Angelica”…hi, hi, hi. Scusate ma mi viene po’ da ridere. Ad ogni modo il risotto era buonissimo. Si vede che il mio angelo custode è proprio di bocca buona! Alla prossima!

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RISOTTO ALLA BIRRA CON PERE ANGELICA, FORMAGGIO CAPRINO E GRANELLA DI PISTACCHI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 320 g di riso Carnaroli
  • 1 scalogno
  • 1 tazzina e 1/2 di birra
  • 2 pere Angelica (anche altri tipi di pere andranno benissimo)
  • 1 l circa di brodo vegetale
  • 50 g di formaggio caprino spalmabile
  • 40 g circa di granella di pistacchi non salati 
  •  50 g di burro
  • una spruzzata di limone
  • sale

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COME SI FA:

  1. Sbucciate le pere e tagliatele a pezzettini. Irroratele con una spruzzata di limone per evitare che si anneriscano. Vi suggerisco di fare questa operazione prima di iniziare a fare il risotto in quanto quest’ultimo andrà girato continuamente e quindi sarete impegnati a mescolare.
  2. Sbucciate lo scalogno, tagliatelo a pezzettini e mettetelo a rosolare in una pentola con 25 g di burro. Quando lo scalogno sarà diventato trasparente, aggiungete il riso e procedete alla tostatura. Girate continuamene con un cucchiaio di legno per evitare che il riso si attacchi al fondo. Quando il riso vi sembrerà quasi trasparente sui bordi, aggiungete la birra. Continuate a mescolare fino a quando la birra non si sarà assorbita. Iniziate quindi ad aggiungere il brodo, un mestolo alla volta. Prima di aggiungere altro brodo, aspettate che il riso abbia assorbito il brodo aggiunto precedentemente.Dopo il terzo  mestolo di brodo, aggiungete le pere. Continuate a mescolare, aggiungendo  altro brodo fino a cottura. Più o meno ci vorranno 10-15 minuti. Ovviamente assaggiate e rendetevi conto personalmente. Lasciate che il risotto rimanga ben solido per far sì che raggiunga la giusta cremosità quando aggiungerette il formaggio caprino. Procedete quindi a mantecare il riso. Spegnete il fuoco, aggiungete  il rimanente burro e lasciate riposare per cinque minuti coprendo la pentola con un coperchio.
  3. Quando saranno passati i cinque minuti, date un ultima mescolata e procedete ad impiattare. Preparate una piccola knelle di formaggio aiutandovi con due cucchiai e aggiungetela su ogni piatto. Ovviamente la knelle è solo per un fatto di estetica. Potete aggiungere il formaggio come ritenete più opportuno. Cospargete quindi il risotto con la granella di pistacchi. Potete anche metterla in una ciotola e portarla direttamente in tavola, per far sì che i commensali ne aggiungano solo la quantità desiderata. Servite quindi il vostro risotto.

 

NEL MOMENTO DEL BISOGNO…VELLUTATA DI CAROTE CON CUMINO, ZENZERO, CURCUMA E LATTE DI COCCO

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Vi ricordate il film Julie e Julia? Più precisamente, vi ricordate i clamorosi “meltdown” di Julie? Per chi non avesse visto il film (nel caso vogliate vederlo eccovi un assaggio con il treiler), vi dico per prima cosa che, se guardate il dizionario, alla voce “meltdown” troverete, tra i vari significati, anche ” collasso, crollo, crollo nervoso, tracollo, crisi di nervi”. Già questo dovrebbe farvi capire qualcosa. Nel film Julie e una foodblogger e talvolta le capita di non riuscire a realizzare alcune ricette. Una volta rovescia l’aspic nel lavandino, un’altra fa cadere il pollo ripieno sul pavimento e così via. A questo segue ovviamente il crollo nervoso, i pianti, le discussioni col marito.

Ebbene. Qualche giorno fa il meltdown lo ho avuto io. Diciamo che ho mantenuto i nervi saldi e non mi sono messa a piangere e non ho fatto una scena madre (anche perché non c’era nessuno per poter assistere a tutto ciò e quindi me la suonavo e me la cantavo da sola). Ma il crollo c’è stato. Nel senso che si sono messe insieme tutta una serie di circostanze avverse. Ricette particolari, errori di esecuzioni e nuova macchina fotografica di cui ancora non sono completamente padrona  (ne approfitto per ringraziare il gentile donatore). Insomma non era la mia giornata.

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Peccato che, nei giorni successivi avevo in programma parecchi impegni e non avrei potuto cucinare. E però ci tenevo proprio a preparare due o tre ricettine da postare. Perché, dovete sapere, per me postare è come andare in palestra. Nel senso che, se uno si lascia andare una volta, dopo rischia di perdere il controllo e abbandonare la palestra. Perciò, salvo casi estremi, io – a differenza di Fedez e J-Axe – vorrei ma…posto.

Ma, allora, come rimediare al mio clamoroso meltdown? E qui potrei dire che “le amiche si vedono nel momento del bisogno”. Il che non significa che qualcuno è venuto a cucinare per me. Significa solo che mi sono ricordata di una ricetta carina carina postata dalla mia amica Rossella di Vanigliacooking e che mi ero ripromessa di provare. In questo caso, quindi, l’idea di un’amica mi è servita per cucinare un piatto nuovo e per rialzarmi dal duro selciato. Meglio di così…anche perchè i piatti che mi piacerebbe provare sono  davvero tanti e talvolta mi dimentico di farlo. Alla fine le circostanze hanno fatto in modo che provassi questa ricetta e, devo dire, mi è piaciuta davvero tantissimo. L’aroma del cumino, il colore della curcuma e il piccante dello zenzero sono davvero bilanciati alla perfezione. Il latte di cocco non è invadente e lascia solo un retrosapore. Davvero ottima. Brava Rossella! E grazie mille!

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VELLUTATA DI CAROTE CON CUMINO, ZENZERO, CURCUMA E LATTE DI COCCO

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 600 g di carote
  • 1 cipolla rossa
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 cucchiaino abbondante di cumino
  • 1/2 cucchiaino scarso di curcuma
  • 1 pezzo di radice di zenzero
  • pepe
  • olio evo
  • 1 l di brodo vegetale
  • 200 g di latte di cocco
  • prezzemolo
  • 200 g circa di riso Basmati per servire

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COME SI FA:

  1. In un tegame fate appassire la cipolla, l’aglio tritato finemente e lo zenzero grattugiato in poco olio. Aggiungete le carote mondate e tagliate a pezzettini, il cumino e la curcuma. Mescolate con un cucchiaio di legno e fate insaporire.
  2. Aggiungete quindi il brodo (io ne ho messo un pocchetto di meno di un litro per poi regolarmi a fine cottura). Coprite con un coperchio e proseguite la cottura a fiamma medio-bassa per una mezz’ora.
  3. Terminata la cottura, frullate il tutto e unite il latte di cocco. Servite ben calda con il prezzemolo tritato e il riso Basmati.

 

L’IMPORTANZA DI SFOGLIARE LE CIPOLLE E I MIEI PRIMI 38 ANNI. SPAGHETTI CON CIPOLLE DI TROPEA CARAMELLATE 

spaghetti-cipolle-tropea“Se questo fosse un mondo perfetto e la chirurgia un Miracolo con l’iniziale maiuscola, ci sarebbero interminabili liste d’attesa per il trapianto del secolo: la testa raziocinante dei quarant’anni cucita sul corpo scattante dei venti. Già, perché l’autostima rappresenta per la maggior parte di noi una conquista tardiva e strasudata. È la meritata quiete dopo anni tempestosi a credere di non essere abbastanza…”

                                                                                                      Principesse si diventa – Cinzia Felicetti

Il 13 agosto è stato il mio compleanno. Ho compiuto 38 anni. Mamma mia, mi sto avvicinando pericolosamente ai quaranta…A proposito dei quarant’anni…vi ricordate il modo di dire secondo cui “la vita inizia a quarant’anni”? Beh, più passa il tempo e più mi convinco che forse quel detto non si allontana molto dalla verità.

Quando ero più giovane pensavo che significasse che a 40 anni la gente capiva che stava invecchiando e si dava alla pazza gioia. Adesso mi sono resa conto che non significava quello.  Ad illuminarmi è stata niente popodimenoche…un’astrologa. No, no!  Non sono una di quelle che va a farsi leggere i tarocchi o cose del genere. È solo che un periodo mi ero appassionata all’astrologia psicologica, cioè quell’astrologia che studia i caratteri delle persone in base al segno zodiacale, e avevo frequentato un breve corso che forniva qualche nozione base. Insomma…un modo come un altro per passare il tempo.

Una volta la mia insegnante ha detto che il vero carattere della persona viene fuori all’incirca a quaranta anni e che il processo è analogo a quello con cui si sfoglia una cipolla. E questo sotto un duplice aspetto: da un lato nel senso che piano piano vengono fuori i caratteri essenziali della persona e dall’altro nel senso che la persona capisce cosa conta davvero nella vita e quali sono le cose importanti.

spaghetti-cipolla-tropeaSulla mia pelle posso dire che è davvero così. In tutta onesta sul secondo aspetto ho ancora qualche dubbio ma sul primo credo di aver raggiunto un certo numero di certezze. Insomma: sono fatta in un certo modo. Il mio carattere è fatto in un certo modo. Ci sono cose che non sono mai cambiate e mai cambieranno. E non ha senso cercare di cambiarle. Questo non significa che non mi sforzerò di migliorare. Significa solo che mi conosco di più e tutto sommato mi accetto.  A volte mi piaccio anche. Non parlo di cose trascendentali, ma anche di cavolate, che però mi contraddistinguono.

Tanto per dirvi due sciocchezzuole in ordine sparso così come mi vengono in mente, potrei confessarvi allegramente che…

  • Penso che le persone che arrivano in ritardo senza un motivo e senza avvisare mi stiano mancando di rispetto. Ho passato anni a cercare di convincermi che non fosse così grave, ma non ce l’ho fatta. Mi fa davvero arrabbiare;
  • La mattina, se non bevo almeno un paio di sorsi di caffè, non riesco a parlare e non voglio sentir parlare nessuno. Sono 38 anni che mia mamma se ne dimentica, mi parla prima del caffè e riceve rispostacce in forma grugnito;
  • Ho paura dei medici, tutti i medici, indistintamente. Prima pensavo che con gli anni mi sarebbe passata, ma non è così. Ancora oggi, se devo fare una visita medica o un qualche esame o trattamento, rendo la vita impossibile a chi mi sta vicino (…oddio…a breve dovrò andare dal dentista…non fatemici pensare…che ansia);
  • Il futuro mi interessa molto più del passato. Sono un’idealista, una visionaria, una progressista, una curiosa. Immagino una vita sempre piena di esperienze nuove e interessanti…
  • Non sono una “viaggiatrice”. Nel senso che non potrei fare viaggi estremi, o in posti disagevoli, o sporchi, o con un bagaglio troppo scarno. Sono una buona camminatrice, questo sì, ma essere una viaggiatrice è un’altra cosa;
  • Odio gli sgabelli alti in bar e ristoranti e odio i self service. In questo sono una vera snob: mangiare è una cosa seria e io voglio farlo con la dovuta calma e venendo servita;
  • Dopo cena sono a dir poco una larva. Mi butto sul divano e guai a chi prova a farmi alzare un dito. Giuro. Non è cattiveria. Non ce la faccio. Prima posso fare quello che volete ma dopo assolutamente no.
  • Anche se ormai in molti lo fanno, penso ancora che telefonare a casa della gente o sul cellulare a ora di pranzo sia da maleducati. Lo so. Sembro nonna. Ma che posso farci???
  • Adoro leggere. Ho iniziato a sette anni e spero di non smettere mai.
  • Penso che nella vita l’ironia e l’autoironia siano una dote fondamentale.

Basta…mi fermo qui…per ora. Cioè: potrei continuare ma diciamo che questo elenco è già sufficiente per conoscermi un pochino meglio…e magari decidere che questo blog non fa per voi (…speriamo di no :-))

E adesso, dopo cotanto dissertare, passiamo alla ricetta di oggi. Beh, si sta parlando di un compleanno. Avrei potuto preparare una bella e classica torta di compleanno. Ma non lo so…non mi andava. Mettiamola così: visto che sto maturando, ho capito che bisogna fare ciò che ci si sente, fregandose delle convenzioni sociali. A me di fare la torta non mi andava. Stop. Fine della storia. Mi andava invece di fare un buon piatto di spaghetti con le cipolle caramellate. In questo caso la cipolla non va sfogliata ma soltanto mangiata…ed è davvero buonissima…ah, dimenticavo…

  • Io amoooooo la cipolla di Tropeaaaa

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SPAGHETTI CON CIPOLLE DI TROPEA CARAMELLATE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 320 g di spaghetti
  • 250 g di cipolle di Tropea
  • 30 g di pistacchi tritati
  • 3 cucchiai di aceto di mele
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • 1 pezzetto di parmigiano reggiano
  • finocchietto selvatico
  • 50 g di burro
  • 2 cucchiai di olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Sbucciate le cipolle, lavatele, privatele dell’eventuale germoglio, tagliatele a spicchietti sottili e fatele rosolare a fuoco medio per 3-4 minuti in un largo tegame con il burro e 2 cucchiai di olio.
  2. Spolverizzate le cipolle con lo zucchero di canna, lasciatele caramellare dolcemente, unite l’aceto e, mescolando di continuo, fatelo sfumare. Salate, aggiungete i pistacchi e profumate con un cucchiaio di pepe leggermente pestato. Infine spegnete il fuoco.
  3. Fate cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolatela al dente, versatela nel tegame con le cipolle, unitevi un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta e una manciata di finocchietto tagliuzzato. Saltate il tutto per qualche minuto a fuoco vivace.
  4. Servite la pasta con alcune scagliette sottili di parmigiano.

LA CURIOSITA’ FECE INGRASSARE IL GATTO.TAGLIATELLE DI CANAPA ALLA MEDITERRANEA

tagliatelle-canapa-alla-mediterraneaÈ proprio così. Per quanto mi riguarda, il noto detto secondo cui “la curiosità uccise il gatto” , andrebbe rivisitato. Nel mio caso la curiosità fa ingrassare.

Già tempo fa vi avevo parlato della mia tendenza a farmi prendere la mano quando vado al supermercato. Ma ovviamente la mia incapacità a controllarmi non si esplica solo al supermercato.

Anche il sabato mattina è senza dubbio un momento critico. Dovete sapere che la mia regola è “dal lunedì al venerdì per la spesa necessaria, il sabato per gli sfizi”. Il ché significa che il sabato mattina faccio una capatina al nuovo supermercato Natura sì che si è aperto di recente a Senigallia. Lì mi autoassolvo con la scusa che ci vado per vedere se ci sono offerte. Ovviamente mento spudoratamente e va a finire che compro cose che non servono.

Poi vado in centro. E anche lì sbircio di qua e di là. Soprassediamo sulla tentazione di fare una seconda colazione da Ser Caramello (i suoi croissant sono strepitosi, sfogliatissimi come solo in Francia sanno fare e ripieni con un sacco di crema o marmellata di ogni tipo) oppure da Sestilio (croissant con impasto di pasta brioche senza sfoglia come si faceva una volta). Due posti diversi ma entrambi da urlo (così come Cla e Fè a Marzocca: croissant enormi, con impasto talmente soffice da essere impalpabile e una montagna di crema pasticcera che odora ancora di latte). Dopo essermi censurata riguardo alla colazione, proseguo il mio giro. Anche in centro ovviamente c’è un negozio bio. Entro. E cosa ci ho trovato l’ultima volta? Tagliatelle di canapa. Mai assaggiate, ma tanto sentite nominare. Come resistere alla tentazione? Non resisto e le compro. Torno a casa e inizio a documentarmi.

Poiché quando leggo tutte le info su un prodotto, dopo un po’ mi annoio, sarò brevissima o quasi. Ma qualcosa ve la voglio dire. Ovvia premessa è che la canapa alimentare è priva delle relative componenti psicotrope. Perciò chi si aspetta viaggi fantastici in mondi alternativi è proprio fuori strada.

La farina di canapa (con cui sono fatte le mie tagliatelle) è la polpa finemente macinata, che rimane dopo che i semi di canapa vengono torchiati per estrarne l’olio. Contiene dal 5 al 10% di olio, circa un 30% di proteine e inoltre fibre e minerali.

Rispetto agli altri semi oleosi, che pure fanno molto bene alla salute, i semi di canapa possiedono alcuni vantaggi: l’olio contiene circa il 75% di acidi grassi essenziali tra cui il 15-20% di acido alfa-linoleico di tipo Omega 3, le proteine del seme contengono tutti gli amminoacidi essenziali in quantità ottimale e in una forma facilmente assimilabile e il loro gusto un po’ nocciolato li rende tanto appetibili quanto nutrienti. L’olio di canapa contiene naturalmente Omega 6 e Omega 3 nel rapporto ottimale di 3:1 che è conforme alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) secondo cui i grassi Omega 6 e Omega 3 andrebbero assunti nel rapporto ottimale di 3:1 a 5:1. Per altre info vi rimando al sito dell’azienda Foodsativa dove troverete queste info e molto altro (non è che gli faccio pubblicità, non mi pagano, è solo che il loro sito è bello ricco di informazioni e mi è stato utile nel mio mini viaggio nel mondo della canapa).

Considerato quanto sopra, le tagliatelle di canapa si presentano come un prodotto da utilizzare con una certa tranquillità e di cui forse si dovrebbe incrementare l’uso. Ma passiamo alla ricetta. Per un alimento così ricco di proprietà benefiche, quale condimento migliore se non un bel misto di verdure mediterranee e di stagione? Quindi, bando alle ciance, ed eccovi il piatto di oggi.

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TAGLIATELLE DI CANAPA ALLA MEDITERRANEA

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 1 melanzana
  • 1 zucchina
  • 1 peperone 10 pomodori ciliegini
  • una manciata di olive taggiasche
  • 4-5 capperi
  • 1 scalogno
  • 1 spicchio di aglio
  • peperoncino
  • 350 g di tagliatelle di canapa
  • olio evo

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COME SI FA:

  1. Lavate accuratamente le verdure e tagliatele a cubetti piccoli e tutti delle stesse dimensioni. Tagliate i pomodorini in 4 spicchi e tritate i capperi. 
  2. Ungente leggermente un’altra ampia padella e cuocete la melanzana, il peperone e la zucchina separatamente (prima la melanzana, poi le zucchine ed infine il peperone). Questo perchè le verdure hanno tempi di cottura diversi e anche per mantenere inalterati sapori e colori di ognuna. Mettete da parte.
  3. Tagliate la cipolla e l’aglio a pezzettini. Ungete con un filo di olio un’ampia padella antiaderente e soffriggete aglio e cipolla. Aggiungete le verdure che avete precedentemente cotto. Aggiungete anche le olive e i capperi. Quando le verdure si saranno amalgamate e risulteranno bene calde e sfrigolanti aggiungete i pomodorini e cuocete il tutto per circa 10 minuti.
  4. Lessate in abbondante acqua salata le tagliatelle di canapa. Aggiungetele quindi al condimento direttamente nella padella e mescolate finché le tagliatelle non risulteranno ben condite. Servite ben calde.

I BRONTOLII DELLA MEZZA STAGIONE. VELLUTATA DI ASPARAGI CON FOGLIOLINE DI MENTA E FORMAGGIO FETA.

vellutata-asparagi-fetaIo sono una freddolosa cronica. Ormai tutto il mondo lo sa e anche voi, sbirciando quà e là nel blog, potrete trovare piccoli segnali della mia insofferenza verso le temperature al di sotto dei 20 gradi. Sono un caso clinico e tutti mi prendono in giro. Una volta ho incontrato per strada un amico che non vedevo da tempo e lui mi ha chiesto come stavo. E io subito gli ho risposto “Fa freddo”. Era settembre. Al che lui mi ha risposto “Ma Chiara! Ti incontro a giugno e hai freddo, ti incontro a settembre e hai freddo!”. Eh si. E’ così.

D’inverno praticamente mi chiuderei in casa in un letargo perenne. La mia più fedele compagna è la copertina di pile. Nonostante il riscaldamento acceso, in bagno tengo in aggiunta un termoventilatore perchè, per riuscire a cambiarmi, la stanza deve diventare il deserto del Sahara. Uscire di sera mi costa una fatica immane e gli sbalzi di temperatura mi distruggono. Non chiedetemi di vederci dopo cena… è ovvio che con la digestione in corso ho ancora più freddo! In ufficio, poi, mi hanno assegnato la stanza più fredda di tutte. Quindi mi sono portata un super maglione di lana da usare all’occorrenza e molto spesso sembro davvero lo yeti per quanto sono infagottata.

D’estate ovviamente sto benissimo, ma porto sempre in borsa un giacchino di cotone perchè nei locali climatizzati potrei assiderarmi e la sera c’è sempre quella leggera frescura…

Ma arriviamo a oggi. Aprile. Io odio aprile (..come diceva il buon puffo Quattrocchi)! Perché? Ovvio. Non fa ancora caldo, ma non fa più tanto freddo. Di giorno è caldo, ma di sera è freddo. Se ti metti il piumino muori di caldo, se ti metti un giacchetto leggero muori di freddo. E il raffreddore lo prendi comunque perchè nel primo caso sudi e nel secondo sei già bello esposto alle intemperie. In ufficio finchè c’è ancora il riscaldamento, sudi per tutto il giorno, poi un bel giorno lo tolgono e ti ghiacci. E poi c’è la cosa più grave, la mia più acerrima nemica, lei, sua signoria, la signora NEBBIA!

Stop. Fermi. Non ci provate. A fare cosa?!? A commentare sarcastici “…ma tu vivi nelle Marche!”…No no. Bisogna che vi spieghi. Adesso mi metto la divisa da colonnello dell’areonautica (…non vi preoccupate, non farò la piaciona come il colonnello Mocio, quello che vi sorride ammiccante all’alba ricordandovi che state per abbandonare il calduccio della vostra casa e uscire nel bel mezzo delle intemperie). Le Marche sono stupende, sono vicino al mare, è vero. Tuttavia, all’arrivo delle correnti dal nord, queste correnti incontrano il monte Conero. E quindi si stoppano. E quindi aria calda incontra area fredda. E quindi tra Senigallia e Ancona nebbia nebbia nebbia. Senza contare i fondali marini bassi, che di certo non aiutano.

Insomma, in conclusione, in ossequio al più fantastico dei luoghi comuni ma con qualche modifica, bisogna dire “..non esiste più una mezza stagione decente …”.

A questo punto, dopo avervi tediati con i miei brontolii, devo dire che per fortuna, almeno a tavola, si può ritrovare un certo equilibrio. Come? Con una bella vellutata. Dopo una giornata segnata dalle avversità atmosferiche, questa vellutata mi ha rimessa al mondo. Ero tornata stanca dal lavoro, non avevo voglia di cucinare (perché ogni tanto capita anche a me), ero infreddolita, ma dentro di me desideravo ardentemente pensare che fosse arrivata la primavera. Come fare? Con una bella vellutata calda. Fatta, però, con l’ingrediente primaverile per eccellenza: gli asparagi. Buonissima. Per non contare della strizzatina d’occhio all’estate, grazie all’aggiunta della feta, che mi fa tanto pensare alle isole greche inondate dal sole e all’azzurro intenso del mare. Quando ho assaporato la vellutata, ho preferito mettere in bocca i pezzetti di feta quando erano ancora a temperatura ambiente per godermi il contrasto tra freddo e caldo e il sapore intenso del formaggio. Ma nulla vieta di aspettare che la feta si sciolga, amalgamandosi con il sapore delicato degli asparagi e con il fresco della menta. Eccovi quindi la mia ricetta.

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VELLUTATA DI ASPARAGI CON FOGLIOLINE DI MENTA E FORMAGGIO FETA

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INGREDIENTI (per 4 persone o 2 se siete particolarmente affamati):

  • 400 g di asparagi
  • 1 patata media
  • 1 scalogno
  • sale q.b.
  • pepe q.b
  • 20 g di olio evo
  • 300 g di acqua
  • qualche fogliolina di menta
  • formaggio feta q.b.

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COME SI FA:

  1. Se avete il Bimby sapete gia come procedere.
  2. Se non avete il Bimby, mettete l’olio in un pentola e fatelo soffriggere leggermente insieme allo scalogno. Aggiungete gli asparagi tagliai a pezzi, l’acqua e il sale.
  3. Fate cuocere per mezz’ora a fiamma media mescolando di tanto in tanto per evitare che le verdure si attacchino.
  4. Spegnete il fuoco e fate raffreddare per 5 minuti circa.
  5. Nel frattempo tritate la menta a pezzi non troppo piccoli.
  6. Frullate le verdure con un frullatore ad immersione finchè non avrete raggiunto la giusta consistenza.
  7. Mettete la vellutata nelle ciotole. Cospargete con la menta e con la feta sbriciolandola con le mani direttamente nelle ciotole.