DI PIANTE APPASSITE, DISPENSE PIENE, SAGRE PAESANE E PERSONE CHE CAMBIANO…GNOCCHI DI PATATE CON MELANZANE E PESTO DI PISTACCHI

gnocchi-pesto-di-pistacchiGià dal titolo si capisce che questo post è parecchio confuso. E allora è meglio che proceda a piccoli passi, incominciando dal principio. E il principio è la storia di come ho pensato la ricetta di oggi.

Premessa: io non ho il pollice verde. E la cosa che fa più rabbia è che invece mia mamma ha un pollice verdissimo. Dopo che sono stata capace di far morire una pianta grassa, ha arricciato il sopracciglio e ha detto “Lascia perdere. Non è cosa tua”. Ma alle piantine aromatiche proprio non so rinunciare. L’idea di dover comprare un pacco intero di erbe per poi usarne due foglie e far appassire le altre proprio non mi va giù. E non diciamo che surgelate sono la stessa cosa. Possono essere un valido surrogato di quelle fresche ma non hanno lo stesso sapore e possono essere usate solo nelle preparazioni cotte perché esteticamente mettono una tristezza infinita. Per questo, almeno in estate, faccio di tutto per averne un po’. E quindi anche quest’anno mi sono procurata i miei bei vasetti.

gnocchi-patateTutto è andato abbastanza bene…fino alla settimana scorsa. L’aria si era rinfrescata e per un giorno mi sono dimenticata di annaffiarle. Il giorno dopo sono stata ad un matrimonio fino alla sera e il giorno dopo ancora sono rientrata dal lavoro nel pomeriggio. Nel frattempo la temperatura si era parecchio alzata e indovinate come ho trovato il mio basilico? Decisamente appassito in maniera irrecuperabile. Senza contare che aveva già subito l’attacco di un verme malefico che se ne era sbafato metà. E io che aspettavo a fare il pesto per farlo crescere di più!! Insomma: i miei progetti di pesto genovese se ne sono andati bellamente in gloria.

Ma poi ho pensato che nella mia dispensa, che all’inizio dell’estate non ero riuscita a svuotare, c’erano dei bellissimi pistacchi che potevano tranquillamente sostituire il basilico per un buon pesto.

pesto-di-pistacchiE mentre pensavo tutte ste cose, ho pure pensato una cosa che non c’entra niente e cioè che a settembre nel piccolo borgo di Oreno, nel cuore della Brianza, si fa la sagra della patata e che io non ho mai postato sul blog una ricetta con le patate. E anche se il pezzo forte della sagra di Oreno sono le patate tagliate a fettine sottili e fritte (proprio come le patatine in busta ma più buone perché sono del tutto naturali), anche gli gnocchi erano ben pubblicizzati nel programma della manifestazione. Peccato che io non ho potuto assaggiarli visto che una pioggia torrenziale ha imperversato durante tutto il week end! Pazienza…alla fine gli gnocchi li ho fatti a casa.

Dopo tutto ciò ho pure pensato una cosa un po’ più profonda…Mi sono ricordata che, quando ho iniziato a scrivere su questo blog, le tematiche  affrontate erano parecchio più oniriche, riflessive e viaggianti…come se avessi bisogno di evadere da una certa realtà o comunque di volare più alto. Adesso invece molto spesso la quotidianità prende il sopravvento. E così anche le ricette nascono da eventi della mia quotidianità. Forse vuol dire che non ho più bisogno di scappare, che la mia vita è cambiata e che io sono cambiata. E non credo che questo sia un male.  E adesso eccovi la ricetta di oggi. Sapori semplici, come può essere a volte una giornata qualunque…

gnocchi-pesto-di-pistacchi

GNOCCHI DI PATATE CON MELANZANE E PESTO DI PISTACCHI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

Per il pesto di pistacchi:

  • 200 g di pistacchi
  • 20 g di parmigiano
  • 200 g di olio evo (quantità indicativa)
  • 3 foglie di basilico
  • sale

Per gli gnocchi:

  • 600 g di patate
  • 200-250 g di farina 0
  • una manciata di farina di semola

Per il condimento:

  • 1 melanzana lunga
  • olio evo

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COME SI FA:

  1. Preparate il pesto di pistacchi. Mettete sul fuoco una pentola con dell’acqua e portate ad ebollizione. Versate nella pentola i pistacchi e fateli sbollentare per un paio di minuti. Scolateli, privateli della buccia e metteteli ad asciugare su un canovaccio.
  2. Sistemate i pistacchi nel mixer con le foglie di basilico e iniziate a tritare. Se necessario emulsionate con poco olio.
  3. Quando avrete ottenuto un composto sufficiente morbido e omogeneo, traferitelo in una ciotola, aggiungete il parmigiano e mescolate.
  4. Infine aggiungete l’olio poco alla volta finché non ritenete che il pesto abbia raggiunto la giusta consistenza. Mettete da parte.
  5. Preparate gli gnocchi. Sciacquate le patate e lessatele con la buccia per circa 20 minuti o comunque fino a quando non saranno morbide. Sbucciatele aiutandovi con una forchetta. Schiacciatele con lo schiacciapatate su una spianatoia. Aggiungete la farina poco alla volta e iniziate ad impastare. Aiutatevi con la farina perché l’impasto è parecchio appiccicoso. Proseguite fino ad ottenere un panetto di consistenza omogenea.
  6. Prendete l’impasto e formate dei cordoncini di pasta di circa 1,5 centimetri. Tagliate i cordoncini a pezzetti di circa 2 centimetri e passate ogni pezzettino sui rebbi della forchetta per ottenere la classica forma degli gnocchi. Sistemate gli gnocchi su una superficie cosparsa di farina di semola per evitare che si attacchino.
  7. Lavate la melanzana, spuntatela e tagliatela a cubetti piccoli (di circa 1 centimetro). Ungete un’ampia padella con 2 cucchiai di olio evo e cuocetevi i cubetti di melanzana. A metà cottura aggiungete il sale.
  8. Portate ad ebollizione una pentola con acqua salata e cuocetevi gli gnocchi finché non saliranno a galla. In quel momento potrete scolarli. Conditeli quindi con le melanzane e con il pesto nella quantità desiderata. Aiutatevi con l’acqua di cottura in quanto il pesto è molto denso. Servite ben caldi.
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DOVE ERAVAMO RIMASTI…IL MIO VIAGGIO IN CAMPANIA. SPAGHETTI CON COLATURA DI ALICI, POMODORINI E PINOLI

Spaghetti-colatura-di-alici-pomodorini-e-pinoliEravamo rimasti che avevo fatto un viaggetto in Campania…Eravamo rimasti che avevo avuto un pochino di “avversità”. Eravamo rimasti che ero stanca stanca stanca…Ma adesso sono tornata! E fortunatamente mi sento di nuovo in forze…In realtà le mie peripezie hanno avuto una curva ascendente ma adesso, dopo aver raggiunto il picco con una bella gastrite acuta con tanto di febbre a 38 e mezzo, la curva sembra essere in fase discendente.

Sintomo evidente è che sono di nuovo qui a raccontarvela. Evviva! Ma torniamo al viaggio in Campania. E, in particolare, alle cose che mi sono piaciute di più e su cui vi suggerisco di fare un pensierino in vista del prossimo viaggio che deciderete di fare…Ovviamente si tratta di opinioni personalissime e non certo da guida turistica. Ma magari a qualcuno potrebbero tornare utili…

Napoli, la città sotterranea e lo street food: il titoletto dice già tutto…Ragazzi!!! La Napoli sotterranea è stu-pen-da! L’intera storia della città, dall’antica Grecia, fino ai giorni nostri in circa 90 minuti. E per soli 10 euro! Praticamente un affarone dal momento che la visita è davvero entusiasmante. Attenzione…esistono vari percorsi: la cd. Napoli sotterranea, la Napoli Borbonica e forse anche un altro. Io ho fatto il primo, cioè quello che si snoda al di sotto del centro storico. Ma non voglio dirvi altro perché, come ormai sapete, le descrizioni minuziose mi annoiano e quindi non voglio costringervi a sorbirle. Io vi do giusto lo spunto, poi vedete voi.

E questo anche perché qui si parla soprattutto di cibo. E qui si apre un mondo…quello appunto dello street food. Perché diciamola tutta: la Napoli culinaria si assaggia per le strade, molto più che nei ristoranti. L’elenco delle varie bontà da assaggiare doverosamente è vasto. Io ho iniziato con la pizza fritta per poi proseguire con babà, sfogliatella liscia e sfogliatella riccia di Pintauro, taralli caldi con sugna e pepe, il cuoppo col fritto misto napoletano (il pacchero ripieno di besciamella, impanato e fritto è una vera “chiccheria”), il ministeriale della pasticceria Scaturchio (un dolcetto con crema simil zabaione racchiuso in un sottile guscio di cioccolato), la frittata di pasta, la pastiera e per finire pizza pizza pizza a volontà. Un cenno a parte meritano gli ziti con il ragù alla genovese. Sono arrivata a Napoli con l’obiettivo di assaggiarli e non sono rimasta delusa. Carne a cottura lentissima con una marea di dolcissime cipolle. Da assaggiare assolutamente.

La Costiera, Cetara e Sal De Riso: sulla bellezza paesaggistica della Costiera si è già detto ormai tutto. Perciò passo direttamente al cibo. Rivelazione culinaria del viaggio, presidio slow food e chi più ne ha più ne metta: la colatura di alici di Cetara. Cetara è un borgo di pescatori appena all’inizio della Costiera (se la si prende dal lato di Vietri sul mare). Non è coreografico come Positano, o Amalfi, o Sorrento ma di certo è molto più autentico. La spiaggetta dove i cetaresi fanno il bagno in mezzo alle barche dei pescatori è davvero uno scorcio di altri tempi. Ed infatti questo borgo è la patria di una antica eccellenza culinaria, i cui molteplici utilizzi sono ancora tutti da scoprire. Un’esplosione di sapore talmente intensa da poter essere il condimento principale, insieme a poco altro, di un primo piatto di altissimo livello. Ma di questo vi parlerò meglio dopo…

Spaghetti-colatura-di-alici-pomodorini-e-pinoliAltro interessante paesetto è Minori, meta battuta solo da chi vuole una vacanza in tranquillità ma soprattutto da chi vuole andare in pellegrinaggio alla pasticceria di Sal De Riso. Indimenticabili le brioche del mattino con farcitura fatta al momento così come anche i suoi cavalli di battaglia come la torta ricotta e pere e la delizia al limone. Interessanti le novità come la monoporzione “Selvaggia”, una frolla al cacao con gelatina di mirtilli e mousse di cioccolato al latte, o le marmellate di frutta e verdura (ad esempio quella alle fragole e peperoni).

Infine è assolutamente obbligatoria una visita a Ravello, un vero e proprio gioiellino, location ideale per un momento di assoluto relax, per la lettura di un buon libro seduti su una panchina della piazza cittadina e per far volare la mente dinanzi ad un panorama davvero mozzafiato.

Se siete di strada non trascurate Caserta e la sua Reggia. La Reggia è stupenda ma anche la città riserva sorprese inaspettate. Pulita, ordinata, piena di bei negozi, ristoranti. Davvero molto carina. E non dimenticate che, poco distante, a Caiazzo, c’è la migliore pizzeria d’Italia 2017 secondo il Gambero Rosso ovvero la pizzeria Pepe in grani.

Detto ciò, il piatto di oggi non poteva che essere un piatto ispirato al mio viaggio in Campania. Tra le mille bontà di cui vi ho parlato, ho scelto di preparare gli spaghetti alla colatura di alici in una versione molto simile a quella rivisitata che ho piacevolmente gustato a Cetara. Non solo il semplice accompagnamento con olio extravergine, aglio e prezzemolo ma anche un’aggiunta golosa di pomodorini a crudo e pinoli tostati. Eccovi quindi la ricetta di oggi.

Spaghetti-colatura-di-alici-pomodorini-e-pinoli

SPAGHETTI CON COLATURA DI ALICI, POMODORINI E PINOLI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 400 g di spaghetti
  • 8 cucchiai di olio evo
  • 4 cucchiai di colatura di alici
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • peperoncino (se piace)
  • una manciata di pinoli
  • 20 pomodorini

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COME SI FA:

  1. Tostate i pinoli in una padella ben calda finché saranno leggermente imbruniti. Mettete da parte.
  2. In una ampia terrina, mescolate a crudo l’olio extravergine, la colatura di alici, il prezzemolo tritato, il peperoncino e l’aglio. A seconda di come preferite, potete dividerlo in due parti e poi eliminarlo oppure tagliarlo a pezzettini e mantenerlo nella preparazione.
  3. Tagliate i pomodorini a pezzetti e conditeli con poco sale e un filo d’olio.
  4. Cuocete in acqua non salata gli spaghetti. Appena saranno cotti, versateli nella terrina con il composto di olio e colatura e mescolate per bene.
  5. Aggiungete quindi i pomodorini e i pinoli direttamente nella terrina o singolarmente su ogni porzione e servite.

 

SU E GIU’ PER MILANO. GIGLI CON POMODORINI CONFIT, FAGIOLINI E GORGONZOLA DI CAPRA

Gigli-con-pomodorini-confit-fagiolini-gorgonzola-di-capraQualche tempo fa vi ho scritto che vi avrei raccontato con un po’ più di calma le mie sensazioni in merito alla mia nuova vita in Lombardia. Al riguardo un paio di premesse sono assolutamente necessarie.

La prima è che solo da qualche giorno, finalmente, sto iniziando a vedere uno spiraglio di luce. Quello che voglio dire è che, fino a poco tempo fa, il mio cervello era tutto impegnato a destreggiarsi tra le cose quotidiane e le nuove abitudini e per questo non rimaneva molto spazio per allargare lo sguardo tutto intorno e vedere cosa c’è di bello in questa terra, di cui – diciamolo – parecchie persone evidenziano solo le cose brutte.

E con quest’ultima osservazione mi collego alla seconda premessa e cioè che -devo essere sincera-, sin da piccola, io ho sempre desiderato vivere in (o vicino) a una grande città. Perché? Ma è semplice! In una grande città ognuno di noi potenzialmente non ha limiti. E in questo – inutile dirlo – Milano è davvero il top.

Ti piace da morire quello sport particolare che in Italia nessuno conosce e viene praticato in massa solo in una sperduta isola del Pacifico? A Milano trovi sicuramente il modo di praticarlo. Sei un fan sfegatato del gruppo musicale TaldeiTali che in Italia fa solo una data ogni 10 anni? Eh…quella data la fa a Milano. Vorresti visitare la Fiera Internazionale del punto a croce? A Milano di certo la organizzano.

Gigli-con-pomodorini-confit-fagiolini-gorgonzola-di-capraDetto questo, nel mio iniziare ad allungare lo sguardo, è ovvio che lo sguardo non poteva cadere molto lontano da me, almeno per ora. E un bel giorno mi sono ritrovata a pensare “Oh..ma quanto sono fighi i mezzi di trasporto a Milano!!!” E adesso in molti ricorderanno solo gli scioperi selvaggi, i treni cancellati e così via e probabilmente mi indirizzeranno una parolaccia. Ma la mia esperienza mi dice che, nonostante i vari disservizi che comunque ci sono dappertutto (forse solo in Giappone no) la situazione non è poi così male.

Tanto per iniziare io prendo il treno per andare al lavoro. Ogni quindici minuti c’è un treno che mi porta a destinazione. E già questo sembra una cavolata ma migliora nettamente la qualità della vita perché se tardo di qualche minuto o devo finire un qualcosa non devo stare ogni volta a perdere un’ora intera prima di avere un altro treno a disposizione.

Inoltre mi capita spesso di dovermi spostare con i mezzi per motivi di lavoro. Ed è stato così che ho scoperto quella cosa bellissima che si chiama Passante Ferroviario. In pratica la città, oltre a essere abbondantemente servita da Metropolitana e mezzi di superficie, ha una linea ferroviaria strutturata come se fosse una Metropolitana. Per esempio: se voglio andare da Lodi a Saronno, il treno che mi ci porta e che ovviamente passa da Milano viaggia per una parte in superficie e per una parte in una linea sotterranea. E siccome la linea tocca anche punti della città che non sono serviti dalla Metropolitana, in pratica ogni punto della città si può raggiungere davvero con estrema facilità.

A me questa tranquillità nel potersi muovere in città piace proprio un sacco perché consente di fare tutte quelle cose che ci piacciono e di cui vi parlavo prima senza dovervi rinunciare solo perché sono in un punto della città non proprio vicinissimo. Magari lo ritenete un aspetto poco importante, ma vi assicuro che non lo è.

Ma passiamo alla ricetta di oggi. Finalmente un piatto di pasta, che era un sacco che non ne facevo…Un classico della mia famiglia – i pomodorini confit e i fagiolini – uniti a un qualcosa di molto lombardo – il gorgonzola di capra. Il risultato mi piace proprio! Eccovi quindi la ricetta.

Gigli-con-pomodorini-confit-fagiolini-gorgonzola-di-capra

GIGLI CON POMODORINI CONFIT, FAGIOLINI E GORGONZOLA DI CAPRA

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 150 g di pomodorini ciliegini
  • 150 g di fagiolini
  • 25 g di pangrattato
  • 25 g di  mandorle
  • 280 g di pasta formato gigli
  • 50 g di gorgonzola di capra
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 2 rametti di timo
  • olio evo
  • sale

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COME SI FA:

  1. Tritate le mandorle e mettetele da parte. Tritate anche il prezzemolo e il timo e mettete da parte. Accendete il forno alla temperatura di 180 gradi.
  2. Lavate i pomodorini, tagliateli a metà ed eliminate i semi. Sistemateli in una teglia da forno l’uno vicino all’altro. In una terrina mescolate per bene il pangrattato, la granella di mandorle, il prezzemolo, il timo, una presa abbondante di sale e 4 cucchiai di olio. Cospargete il composto sui pomodori, irrorate con un altro filo d’olio e cuocete in forno per circa mezz’ora o comunque finché i pomodori non si saranno appassiti. Teneteli in caldo.
  3. Mondate i fagiolini, lavateli e tagliateli a pezzetti di circa 2 cm di lunghezza. Portate a ebollizione abbondante acqua, salatela e cuocetevi la pasta al dente insieme ai fagiolini. Sgocciolate il tutto, versatelo nella teglia dei pomodorini, mescolate e unite il gorgonzola a fiocchetti.

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IMPARARE A NAVIGARE…MEGLIO UN PRANZO LEGGERO. SPAGHETTI ALLA CHITARRA INTEGRALI CON LIME, MENTA E ZENZERO

spaghetti-lime-menta-zenzeroSpesso nella vita ho cercato un luogo sicuro, un piccolo cantuccio, un’isola felice, un posto dove poter fuggire ai problemi che la vita quotidiana ci riserva. Non parlo dei problemi gravissimi, che quelli lo sapevo già che ti vengono a beccare ovunque tu sia. Intendo quelli più piccoli, quelli che in fondo lo sai che sono risolvibili, ma che comunque ti rompono le scatole, ti fanno venire l’ansia (ultimamente anche l’acidità di stomaco) e un pochino ti rovinano la giornata. Ho sempre pensato che, se avessi scelto il lavoro giusto, la giusta città in cui vivere, i giusti amici, avrei potuto incassare i colpi, tamponare la situazione.

Poi però ho iniziato a capire che non esiste il lavoro giusto, non esiste la città giusta e non esistono le persone giuste. E ho iniziato a capire che scappa oggi, scappa domani, la ricerca della tranquillità è una ricerca senza fine. E non si può passare la vita a scappare. E’ un po’ come se fossi una barca che naviga solo per cercare ogni volta un porticciolo sicuro. Appena il porticciolo in cui stava diventa fastidioso, riparte pensando che la prossima volta andrà meglio. E invece ogni volta tutto si ripete, in modo diverso, ma si ripete.

spaghetti-lime-menta-zenzeroE allora non mi resta che imparare a navigare…possibilmente a navigare a vista. Peccato che io non sia molto brava in questo. Giornata difficile? Ci penso anche la notte…Futuro lavorativo vagamente (e ripeto vagamente) preoccupante? Ci rimugino in ogni modo…Gente che mi fa incavolare? Una bella acidità di stomaco…tanto per gradire. L’unica cosa che sono in grado di fare e non farlo vedere molto all’esterno…Resta il fatto che questo atteggiamento è proprio l’esatto contrario del concetto di navigare a vista…

Ma vabbè, non si può fare altro che provarci. Provare a fermarsi un attimo ed escludere tutto, tutti i pensieri ansiogeni, riprendere il controllo e far sì che la nave possa navigare. Sempre. Anche in acque tempestose. Senza subire grossi contraccolpi o perdere pezzi…

Per riprendere il viaggio l’ideale è un piatto veloce, leggero e vagamente esotico, come questa pasta con lime, menta e zenzero. Un piatto fresco per rinfrescare la mente, per raffreddare i pensieri e provare a riprendere la navigazione…

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SPAGHETTI ALLA CHITARRA INTEGRALI CON LIME, MENTA E ZENZERO

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INGREDIENTI:

  • 100 g di parmigiano reggiano grattugiato
  • 5 cucchiai di olio evo
  • il succo di 2 lime
  • 15/20 g di foglie di menta 
  • 30/40 g di zenzero fresco
  • 320 g di spaghetti alla chitarra integrali

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COME SI FA:

  1. Spremete i lime, grattugiate lo zenzero e tritate la menta. Mettete da parte.
  2. Mettete il parmigiano in una ciotola e, mescolando, incorporate olio sufficiente ad ottenere una cremina morbida. Aggiungete il succo di lime, lo zenzero grattugiato e la menta tritata.
  3. Lessate la pasta in acqua salata e scolatela al dente, tenendo da parte un po’ di acqua di cottura.
  4. Condite quindi gli spaghetti con sugo preparato unendovi, se necessario, qualche cucchiaio di acqua di cottura.

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DISSE UNA VOLTA UNA VECCHIA…PURE’ DI FAGIOLI CON FRUTTA SECCA

Purè-fagioli-frutta-seccaSecondo un vecchio detto del mio paese “..la vecchia non voleva morire perché aveva ancora tante cose da imparare”. Mai affermazione fu più vera, sia per la vita in generale che in  particolare per questo hobby del blog.

Il tempo non è mai abbastanza. E invece i libri da leggere sono sempre tantissimi, i posti da visitare un’infinità, le esperienze da provare numerose. E ovviamente tantissime sono anche le ricette da provare, le foto da fare e i post da pubblicare, e pochissimo è il tempo per imparare a farlo al meglio delle proprie possibilità. Ma ovviamente noi, donne coraggiose, non smettiamo di provare e, tra  imprevisti e traslochi, troviamo pure il tempo per schiaffarci un bel corso di foodphotograpy e foodstyling.

L’insegnante era la bravissima Monique (potete vedere le sue foto sul blog Miel & Ricotta), la location un bellissimo studio fotografico per il primo giorno e le bellissime stanze della Cascina Cuccagna per il secondo giorno, i compagni di corso un bel gruppo di matti. Il primo giorno è stato dedicato alle basi della fotografia, quindi utilizzo della reflex, controllo delle luci ecc., il secondo invece è stata tutto improntato sul foodstyling.

Purè-fagioli-frutta-seccaPurtroppo ero in pieno trasloco e quindi non sono riuscita a portare tutta l’attrezzatura necessaria ed ero anche parecchio stanca ma per fortuna i miei compagni di corso sono stati davvero tutti gentilissimi e disponibili. Inutile dire che il bilancio di questa esperienza è più che positivo. Ho imparato davvero tante cose e spero di riuscire a metterle bene a frutto per migliorare le mie foto e il mio blog in generale. Oltre all’apporto ovviamente fondamentale di Monique, anche il confronto con altri foodblogger è stato fruttuoso. I consigli su dove trovare i props o le attrezzature necessarie sono stati una manna dal cielo. Senza contare anche l’importanza del conforto quando vengono i momenti di pessimismo.

La ricetta di oggi è un piatto semplice, in grado di risolvere con stile una bella cenetta rustica. La ricetta l’ho trovata sul bellissimo libro di Csaba Dalla Zorza “Good Food” e subito mi è venuta voglia di provarla. Non saprei se classificarlo come un primo o un contorno. Secondo me, in base al momento, può essere tranquillamente adattato in quanto estremamente versatile. Eccovi la ricetta e speriamo che le foto siano decenti…sennò Monique mi picchia 🙂 🙂 🙂

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PURE’ DI FAGIOLI CON MANDORLE, NOCI E PINOLI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 350 g di fagioli cannellini secchi
  • 2 patate
  • 1/5 cucchiaino di sale grosso
  • 4 cucchiai di olio di evo
  • 3-4 rametti di timo fresco
  • 1 manciata di noci brasiliane
  • 1 manciata di mandorle
  • 1 manciata di pinoli
  • 1 spicchio di aglio
  • sale

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COME SI FA:

  1. Mettete i cannellini in una ciotola capiente, copriteli di acqua e lasciateli in ammollo almeno tutta una notte.
  2. Mettete i cannellini ammollati e scolati in una pentola capiente (possibilmente di ceramica), coprite con acqua fredda e mettete a cuocere a fuoco bassissimo. Cuocete per almeno 2 ore o comunque fino a che non sentirete i fagioli ben cotti. Poco prima di spegnere il fuoco, aggiungete il sale grosso. Fate cuocere altri 10 minuti e spegnete.
  3. Lessate le patate, sbucciatele, tagliatele a pezzi e schiacciatele con una forchetta fino ad ottenere una purea.
  4. Mentre le patate e i fagioli cuociono, scaldate l’olio in una padella piccola insieme allo spicchio d’aglio e al timo, poi aggiungete le mandorle a scaglie. Lasciatele tostare per circa 10 minuti. Spegnete la fiamma, aggiungete i pinoli e mettete da parte. Tagliate grossolanamente le noci con un coltello e unitele alle mandorle e ai pinoli.
  5. Prelevate i cannellini con una schiumarola, frullateli fino ad ottenere una purea. Aggiungete dell’acqua se il composto risulta secco. Mettete quindi la purea così ottenuta in una ciotola. Aggiustate di sale. Aggiungete la purea di patate.
  6. Mettete il purè in una pirofila, irroratelo con un filo d’olio e cospargetelo con le noci, le mandorle e i pinoli. Servite subito.

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TUTTO IL BUONO DI OGNI POSTO. RISOTTO CON CRESCENZA E ROSMARINO

risotto-crescenza-rosmarinoEra abbastanza ovvio che iniziassi così. Eccomi in Lombardia, la patria del risotto. Direi che proprio non potevo esimermi. Non che ne avessi voglia (di esimermi intendo), perchè io adoro il risotto. E questo per il semplice fatto che mamma era una tipa curiosa e, negli anni in cui ha vissuto in Lombardia, ha pensato bene di imparare anche le ricette locali. Quindi, in pratica, sono cresciuta a focaccia pugliese e risotto, a orecchiette e cassoeula. Quindi ben venga un risotto per inaugurare questa mia nuova fase e rendere omaggio alla mia nuova regione di adozione.

Proprio come ho fatto quando sono arrivata nella Marche, adesso sono qui, tutta pronta a scoprire le bellezze e soprattutto le bontà locali. Perché proprio non esiste che io mi metta  a rimpiangere le bontà della Puglia o delle Marche. Ormai sapete come la penso: ogni posto è pieno di bontà, bisogna solo scoprirle. E se scoprirò che la salsiccia è più buona nelle Marche, pazienza. Lì mangerò le salsicce e qui mi consolerò con un buon risotto. E se qui non c’è la mozzarella del mio lattaro di fiducia in Puglia, amen. Mi consolerò scoprendo i piaceri della polenta taragna e dei pizzoccheri. Insomma, qui c’è tutto un mondo da scoprire!

risotto-crescenza-rosmarinoIn verità questa ricetta è adattisima al post di oggi anche perché la prima volta la ho mangiata in un posticino niente male della Brianza. Quella volta era con lo stracchino, io ci ho messo la crescenza. Ma vabbé. L’ispirazione mi è venuta lì. Che poi l’oste -praticamente un pazzo scatenato – credo sia di origini piacentine e quindi forse questo risotto è un pochettino spurio, diciamo così. Però mamma mia quanto era buono! E comunque io lo ho mangiato in Lombardia, quindi ci sta tutto.

Grossi consigli per questo piatto non ce ne sono. La procedura del risotto è quella classica. Forse ci sono due uniche accortezze. La prima è di tirare fuori da frigorifero la crescenza con un certo anticipo in quanto mescolarla da fredda al risotto ne farebbe abbassare la temperarura e il risotto è buono se è bello fumante. La seconda è tagliare il rosmarino a pezzetti poco prima di mescolarlo al risotto, in modo tale da non fargli perdere l’aroma. Tutto quì. Per il momento mi fermo qui. Passo e chiudo. Eccovi quindi la ricetta.

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RISOTTO CON CRESCENZA E ROSMARINO

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 30 g di burro
  • 1 scalogno
  • 300 g di riso Carnaroli
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • brodo vegetale
  •  200 g di crescenza
  • rosmarino
  • sale

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COME SI FA:

  1. Lavate il rosmarino e lasciatelo asciugare per bene. Tirate fuori la crescenza dal frigorifero.
  2. Sbucciate lo scalogno, tritatelo e fatelo rosolare in una casseruola con 30 g di burro.
  3. Unite il riso e tostatelo per 2 minuti. Sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco.
  4. Aggiungete un mestolo di brodo e proseguite la cottura bagnando il riso con un mestolo di brodo non appena il precedente è stato assorbito. Regolate di sale.
  5. Quando il riso sarà al dente, fuori dal fuoco, unite la crescenza, mescolate finché non si è sciolta e lasciate riposare coperto per 2 minuti. Nel frattempo tagliate il rosmarino a pezzettini e aggiungetelo al riso.
  6. Servite il risotto ben caldo ed eventualmente aggiungete dell’altro rosmarino su ogni porzione non appena avrete impiattato.

IL VIAGGIO DI UNA RICETTA. LASAGNE DI PANE CARASAU INTEGRALE CON PESTO, GORGONZOLA E NOCCIOLE

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Ogni ricetta ha una sua storia. Può essere una storia lunga molti anni, come la storia dei piatti tradizionali di famiglia trasmessi di generazione in generazione. Può durare un solo attimo, quello in cui arriva l’ispirazione e nella mente il piatto è già pensato e finito, senza bisogno di aggiustamenti. Può durare anche qualche settimana, il tempo di pensarla, cercarla, aggiustarla…

Ogni ricetta ha un suo viaggio. Può partire in un posto ben definito. E può rimanere lì. Ma può anche succedere che inizi a girare, proprio come una nomade. E portare con sé ogni volta un pezzetto dei posti in cui è stata.

La storia delle nostre ricette è la storia di ognuno di noi. Le ricette ci seguono. Sono  legate a chi le custodisce, le realizza e le fa girare. Una ricetta che non sia legata a un luogo, a una storia, a una persona, a delle mani che la realizzano rimane sterile,  un qualcosa senz’anima.

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Ecco perché non amo molto le ricette buttate lì, senza nulla dietro. Forse anche più della ricetta in sé, amo conoscere chi me la sta donando, e perché, e come è arrivato ad avere quella ricetta. Molte volte non ci sono grandi retroscena. Ma anche il momento in cui ci siamo fermati, abbiamo letto un giornale e l’occhio ci è caduto su quella ricettà lì – non un’altra, proprio quella lì – è un momento importante, che può comunicarci molto.

La ricetta di oggi è il frutto di un viaggio. Un viaggio che è iniziato in un luogo reale ma che per il resto è tutto virtuale. Il viaggio inizia a Milano, precisamente a Rho. Più precisamente ancora, alla Fiera dell’Artigianato. In passato vi avevo parlato velocemente della sua esistenza in questo post (mio Dio…che foto orribili…ma vabbé…non guardatele). La Fiera dell’Artigianato (o Artigiano in Fiera) è una manifestazione che si tiene la settimana prima dell’Immacolata. Moltissimi artigiani provenienti da tutte le parti del mondo espongono i loro prodotti in questa occasione. Si va dai tessuti alle ceramiche, dal cibo ai saponi, dalle borse alle birre. Insomma di tutto e di più. Per i buongustai un’occasione imperdibile per assaggiare prodotti di ogni tipo o per gustare un vero e proprio pranzo tipico nei vari ristoranti allestiti in Fiera. Si può spaziare dalla cucina tirolese a quella siciliana, dalla piemontese alla thai, dalla marocchina alla ungherese.

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Siamo quindi in un posto multietnco, mille odori, mille colori, mille sapori. Siamo a Milano ma forse non siamo davvero lì, siamo in “un posto qualsiasi del mondo”.

Quest’anno, non so perché, avevo le idee abbastanza chiare. Il mio obiettivo era  comprare del pane carasau. Nella mia testa c’era già un abbozzo di ricetta: il pane carasau lo avrei usato per delle lasagne. Quindi da “un posto qualsiasi nel mondo” sono andata in Sardegna. Mare, sole, natura selvaggia. Pane appena sfornato.

Dalla Sardegna ho pensato ad un vicino posto di attracco per tornare indietro. E allora eccomi in un batter di ciglia a Genova. Liguria. Colline, mare, verde, vento. Pesto di basilico.

Da Genova avrei potuto tornare direttamente a Milano. Anzi, ci sono tornata, ma solo per un attimo. Giusto in tempo per pensare a un tipico prodotto lombardo. Il gorgonzola. Cremoso e piccante. Avvolgente e pungente. Proprio come sa essere Milano agli occhi di chi la sa guardare senza pregiudizi. E avrei potuto fermarmi quì.

Ma diciamola tutta…mi sembrava brutto non passare anche in Piemonte e concludere per bene il mio viaggetto. E allora eccomi in Piemonte. Piemonte, Piemonte…mumble mumble…Cioccolato, gianduia, bicerin, nocciole. Le mitiche nocciole del Piemonte.

Ecco quindi la storia e il viaggio di questa ricetta. E’ una storiella semplice, un viaggio veloce, un viaggio di sola fantasia. Ma in fondo perché devono avere importanza solo i grandi viaggi e le grandi storie? Non sarà forse che i grandi viaggi e le grandi storie le scrivono proprio quelli che fanno tanti piccoli viaggi e vivono tante piccole storie? Mah…chi lo sa…

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LASAGNE DI PANE CARASAU INTEGRALE CON PESTO, GORGONZOLA E NOCCIOLE

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INGREDIENTI (per 4 persone  e per una teglia di circa 30 x 20 cm):

  • 220 g di pesto genovese (preparato con 80 g di basilico, 40 g di parmigiano, 40 g di pecorino, 40 g di pinoli, 1 spicchio d’aglio, 150 g di olio evo, sale)
  • 500 g di besciamella (preparata con 500 g di latte intero, 25 g di burro, 25 g di farina, sale e noce moscata)
  • 150 g di pane carasau integrale
  • 180 g di gorgonzola
  • una manciata di granella di nocciole tostate

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COME SI FA:

  1. Preparate il pesto. Se lo fate al momento, frullate basilico, pinoli, parmigiano, pecorino e aglio. Poi aggiungete il sale e l’olio e mescolate per bene.
  2. Preparate la besciamella. Io la ho preparata con il Bimby ma potete farla anche a mano. Scaldate il burro in una casseruola. Quando si sarà sciolto, aggiungete la farina e mescolate per formare la roux. Quindi versate a filo il latte che avrete già riscaldato a parte e aggiungete il sale e una grattata di noce moscata. Mescolate continuamente finché il composto non si sarà addensato.
  3. Prendete una teglia da forno. Cospargete per bene il fondo della teglia con la besciamella. Sistematevi sopra uno strato di pane carasau. Aggiugete il pesto, il gorgonzola a tocchetti e altra besciamella. Ricoprite con un altro strato di pane carasau e continuate a farcire nello stesso modo fino quasi al bordo della teglia. Concludete con un ultimo strato di pane carasau ricoperto di sola besciamella. Cospargete con la granella di nocciole tostate.
  4. Cuocete nel forno già caldo a 180 gradi per circa mezz’ora.