SU E GIU’ PER MILANO. GIGLI CON POMODORINI CONFIT, FAGIOLINI E GORGONZOLA DI CAPRA

Gigli-con-pomodorini-confit-fagiolini-gorgonzola-di-capraQualche tempo fa vi ho scritto che vi avrei raccontato con un po’ più di calma le mie sensazioni in merito alla mia nuova vita in Lombardia. Al riguardo un paio di premesse sono assolutamente necessarie.

La prima è che solo da qualche giorno, finalmente, sto iniziando a vedere uno spiraglio di luce. Quello che voglio dire è che, fino a poco tempo fa, il mio cervello era tutto impegnato a destreggiarsi tra le cose quotidiane e le nuove abitudini e per questo non rimaneva molto spazio per allargare lo sguardo tutto intorno e vedere cosa c’è di bello in questa terra, di cui – diciamolo – parecchie persone evidenziano solo le cose brutte.

E con quest’ultima osservazione mi collego alla seconda premessa e cioè che -devo essere sincera-, sin da piccola, io ho sempre desiderato vivere in (o vicino) a una grande città. Perché? Ma è semplice! In una grande città ognuno di noi potenzialmente non ha limiti. E in questo – inutile dirlo – Milano è davvero il top.

Ti piace da morire quello sport particolare che in Italia nessuno conosce e viene praticato in massa solo in una sperduta isola del Pacifico? A Milano trovi sicuramente il modo di praticarlo. Sei un fan sfegatato del gruppo musicale TaldeiTali che in Italia fa solo una data ogni 10 anni? Eh…quella data la fa a Milano. Vorresti visitare la Fiera Internazionale del punto a croce? A Milano di certo la organizzano.

Gigli-con-pomodorini-confit-fagiolini-gorgonzola-di-capraDetto questo, nel mio iniziare ad allungare lo sguardo, è ovvio che lo sguardo non poteva cadere molto lontano da me, almeno per ora. E un bel giorno mi sono ritrovata a pensare “Oh..ma quanto sono fighi i mezzi di trasporto a Milano!!!” E adesso in molti ricorderanno solo gli scioperi selvaggi, i treni cancellati e così via e probabilmente mi indirizzeranno una parolaccia. Ma la mia esperienza mi dice che, nonostante i vari disservizi che comunque ci sono dappertutto (forse solo in Giappone no) la situazione non è poi così male.

Tanto per iniziare io prendo il treno per andare al lavoro. Ogni quindici minuti c’è un treno che mi porta a destinazione. E già questo sembra una cavolata ma migliora nettamente la qualità della vita perché se tardo di qualche minuto o devo finire un qualcosa non devo stare ogni volta a perdere un’ora intera prima di avere un altro treno a disposizione.

Inoltre mi capita spesso di dovermi spostare con i mezzi per motivi di lavoro. Ed è stato così che ho scoperto quella cosa bellissima che si chiama Passante Ferroviario. In pratica la città, oltre a essere abbondantemente servita da Metropolitana e mezzi di superficie, ha una linea ferroviaria strutturata come se fosse una Metropolitana. Per esempio: se voglio andare da Lodi a Saronno, il treno che mi ci porta e che ovviamente passa da Milano viaggia per una parte in superficie e per una parte in una linea sotterranea. E siccome la linea tocca anche punti della città che non sono serviti dalla Metropolitana, in pratica ogni punto della città si può raggiungere davvero con estrema facilità.

A me questa tranquillità nel potersi muovere in città piace proprio un sacco perché consente di fare tutte quelle cose che ci piacciono e di cui vi parlavo prima senza dovervi rinunciare solo perché sono in un punto della città non proprio vicinissimo. Magari lo ritenete un aspetto poco importante, ma vi assicuro che non lo è.

Ma passiamo alla ricetta di oggi. Finalmente un piatto di pasta, che era un sacco che non ne facevo…Un classico della mia famiglia – i pomodorini confit e i fagiolini – uniti a un qualcosa di molto lombardo – il gorgonzola di capra. Il risultato mi piace proprio! Eccovi quindi la ricetta.

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GIGLI CON POMODORINI CONFIT, FAGIOLINI E GORGONZOLA DI CAPRA

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 150 g di pomodorini ciliegini
  • 150 g di fagiolini
  • 25 g di pangrattato
  • 25 g di  mandorle
  • 280 g di pasta formato gigli
  • 50 g di gorgonzola di capra
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 2 rametti di timo
  • olio evo
  • sale

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COME SI FA:

  1. Tritate le mandorle e mettetele da parte. Tritate anche il prezzemolo e il timo e mettete da parte. Accendete il forno alla temperatura di 180 gradi.
  2. Lavate i pomodorini, tagliateli a metà ed eliminate i semi. Sistemateli in una teglia da forno l’uno vicino all’altro. In una terrina mescolate per bene il pangrattato, la granella di mandorle, il prezzemolo, il timo, una presa abbondante di sale e 4 cucchiai di olio. Cospargete il composto sui pomodori, irrorate con un altro filo d’olio e cuocete in forno per circa mezz’ora o comunque finché i pomodori non si saranno appassiti. Teneteli in caldo.
  3. Mondate i fagiolini, lavateli e tagliateli a pezzetti di circa 2 cm di lunghezza. Portate a ebollizione abbondante acqua, salatela e cuocetevi la pasta al dente insieme ai fagiolini. Sgocciolate il tutto, versatelo nella teglia dei pomodorini, mescolate e unite il gorgonzola a fiocchetti.

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IMPARARE A NAVIGARE…MEGLIO UN PRANZO LEGGERO. SPAGHETTI ALLA CHITARRA INTEGRALI CON LIME, MENTA E ZENZERO

spaghetti-lime-menta-zenzeroSpesso nella vita ho cercato un luogo sicuro, un piccolo cantuccio, un’isola felice, un posto dove poter fuggire ai problemi che la vita quotidiana ci riserva. Non parlo dei problemi gravissimi, che quelli lo sapevo già che ti vengono a beccare ovunque tu sia. Intendo quelli più piccoli, quelli che in fondo lo sai che sono risolvibili, ma che comunque ti rompono le scatole, ti fanno venire l’ansia (ultimamente anche l’acidità di stomaco) e un pochino ti rovinano la giornata. Ho sempre pensato che, se avessi scelto il lavoro giusto, la giusta città in cui vivere, i giusti amici, avrei potuto incassare i colpi, tamponare la situazione.

Poi però ho iniziato a capire che non esiste il lavoro giusto, non esiste la città giusta e non esistono le persone giuste. E ho iniziato a capire che scappa oggi, scappa domani, la ricerca della tranquillità è una ricerca senza fine. E non si può passare la vita a scappare. E’ un po’ come se fossi una barca che naviga solo per cercare ogni volta un porticciolo sicuro. Appena il porticciolo in cui stava diventa fastidioso, riparte pensando che la prossima volta andrà meglio. E invece ogni volta tutto si ripete, in modo diverso, ma si ripete.

spaghetti-lime-menta-zenzeroE allora non mi resta che imparare a navigare…possibilmente a navigare a vista. Peccato che io non sia molto brava in questo. Giornata difficile? Ci penso anche la notte…Futuro lavorativo vagamente (e ripeto vagamente) preoccupante? Ci rimugino in ogni modo…Gente che mi fa incavolare? Una bella acidità di stomaco…tanto per gradire. L’unica cosa che sono in grado di fare e non farlo vedere molto all’esterno…Resta il fatto che questo atteggiamento è proprio l’esatto contrario del concetto di navigare a vista…

Ma vabbè, non si può fare altro che provarci. Provare a fermarsi un attimo ed escludere tutto, tutti i pensieri ansiogeni, riprendere il controllo e far sì che la nave possa navigare. Sempre. Anche in acque tempestose. Senza subire grossi contraccolpi o perdere pezzi…

Per riprendere il viaggio l’ideale è un piatto veloce, leggero e vagamente esotico, come questa pasta con lime, menta e zenzero. Un piatto fresco per rinfrescare la mente, per raffreddare i pensieri e provare a riprendere la navigazione…

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SPAGHETTI ALLA CHITARRA INTEGRALI CON LIME, MENTA E ZENZERO

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INGREDIENTI:

  • 100 g di parmigiano reggiano grattugiato
  • 5 cucchiai di olio evo
  • il succo di 2 lime
  • 15/20 g di foglie di menta 
  • 30/40 g di zenzero fresco
  • 320 g di spaghetti alla chitarra integrali

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COME SI FA:

  1. Spremete i lime, grattugiate lo zenzero e tritate la menta. Mettete da parte.
  2. Mettete il parmigiano in una ciotola e, mescolando, incorporate olio sufficiente ad ottenere una cremina morbida. Aggiungete il succo di lime, lo zenzero grattugiato e la menta tritata.
  3. Lessate la pasta in acqua salata e scolatela al dente, tenendo da parte un po’ di acqua di cottura.
  4. Condite quindi gli spaghetti con sugo preparato unendovi, se necessario, qualche cucchiaio di acqua di cottura.

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DISSE UNA VOLTA UNA VECCHIA…PURE’ DI FAGIOLI CON FRUTTA SECCA

Purè-fagioli-frutta-seccaSecondo un vecchio detto del mio paese “..la vecchia non voleva morire perché aveva ancora tante cose da imparare”. Mai affermazione fu più vera, sia per la vita in generale che in  particolare per questo hobby del blog.

Il tempo non è mai abbastanza. E invece i libri da leggere sono sempre tantissimi, i posti da visitare un’infinità, le esperienze da provare numerose. E ovviamente tantissime sono anche le ricette da provare, le foto da fare e i post da pubblicare, e pochissimo è il tempo per imparare a farlo al meglio delle proprie possibilità. Ma ovviamente noi, donne coraggiose, non smettiamo di provare e, tra  imprevisti e traslochi, troviamo pure il tempo per schiaffarci un bel corso di foodphotograpy e foodstyling.

L’insegnante era la bravissima Monique (potete vedere le sue foto sul blog Miel & Ricotta), la location un bellissimo studio fotografico per il primo giorno e le bellissime stanze della Cascina Cuccagna per il secondo giorno, i compagni di corso un bel gruppo di matti. Il primo giorno è stato dedicato alle basi della fotografia, quindi utilizzo della reflex, controllo delle luci ecc., il secondo invece è stata tutto improntato sul foodstyling.

Purè-fagioli-frutta-seccaPurtroppo ero in pieno trasloco e quindi non sono riuscita a portare tutta l’attrezzatura necessaria ed ero anche parecchio stanca ma per fortuna i miei compagni di corso sono stati davvero tutti gentilissimi e disponibili. Inutile dire che il bilancio di questa esperienza è più che positivo. Ho imparato davvero tante cose e spero di riuscire a metterle bene a frutto per migliorare le mie foto e il mio blog in generale. Oltre all’apporto ovviamente fondamentale di Monique, anche il confronto con altri foodblogger è stato fruttuoso. I consigli su dove trovare i props o le attrezzature necessarie sono stati una manna dal cielo. Senza contare anche l’importanza del conforto quando vengono i momenti di pessimismo.

La ricetta di oggi è un piatto semplice, in grado di risolvere con stile una bella cenetta rustica. La ricetta l’ho trovata sul bellissimo libro di Csaba Dalla Zorza “Good Food” e subito mi è venuta voglia di provarla. Non saprei se classificarlo come un primo o un contorno. Secondo me, in base al momento, può essere tranquillamente adattato in quanto estremamente versatile. Eccovi la ricetta e speriamo che le foto siano decenti…sennò Monique mi picchia 🙂 🙂 🙂

Purè-fagioli-frutta-secca

PURE’ DI FAGIOLI CON MANDORLE, NOCI E PINOLI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 350 g di fagioli cannellini secchi
  • 2 patate
  • 1/5 cucchiaino di sale grosso
  • 4 cucchiai di olio di evo
  • 3-4 rametti di timo fresco
  • 1 manciata di noci brasiliane
  • 1 manciata di mandorle
  • 1 manciata di pinoli
  • 1 spicchio di aglio
  • sale

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COME SI FA:

  1. Mettete i cannellini in una ciotola capiente, copriteli di acqua e lasciateli in ammollo almeno tutta una notte.
  2. Mettete i cannellini ammollati e scolati in una pentola capiente (possibilmente di ceramica), coprite con acqua fredda e mettete a cuocere a fuoco bassissimo. Cuocete per almeno 2 ore o comunque fino a che non sentirete i fagioli ben cotti. Poco prima di spegnere il fuoco, aggiungete il sale grosso. Fate cuocere altri 10 minuti e spegnete.
  3. Lessate le patate, sbucciatele, tagliatele a pezzi e schiacciatele con una forchetta fino ad ottenere una purea.
  4. Mentre le patate e i fagioli cuociono, scaldate l’olio in una padella piccola insieme allo spicchio d’aglio e al timo, poi aggiungete le mandorle a scaglie. Lasciatele tostare per circa 10 minuti. Spegnete la fiamma, aggiungete i pinoli e mettete da parte. Tagliate grossolanamente le noci con un coltello e unitele alle mandorle e ai pinoli.
  5. Prelevate i cannellini con una schiumarola, frullateli fino ad ottenere una purea. Aggiungete dell’acqua se il composto risulta secco. Mettete quindi la purea così ottenuta in una ciotola. Aggiustate di sale. Aggiungete la purea di patate.
  6. Mettete il purè in una pirofila, irroratelo con un filo d’olio e cospargetelo con le noci, le mandorle e i pinoli. Servite subito.

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TUTTO IL BUONO DI OGNI POSTO. RISOTTO CON CRESCENZA E ROSMARINO

risotto-crescenza-rosmarinoEra abbastanza ovvio che iniziassi così. Eccomi in Lombardia, la patria del risotto. Direi che proprio non potevo esimermi. Non che ne avessi voglia (di esimermi intendo), perchè io adoro il risotto. E questo per il semplice fatto che mamma era una tipa curiosa e, negli anni in cui ha vissuto in Lombardia, ha pensato bene di imparare anche le ricette locali. Quindi, in pratica, sono cresciuta a focaccia pugliese e risotto, a orecchiette e cassoeula. Quindi ben venga un risotto per inaugurare questa mia nuova fase e rendere omaggio alla mia nuova regione di adozione.

Proprio come ho fatto quando sono arrivata nella Marche, adesso sono qui, tutta pronta a scoprire le bellezze e soprattutto le bontà locali. Perché proprio non esiste che io mi metta  a rimpiangere le bontà della Puglia o delle Marche. Ormai sapete come la penso: ogni posto è pieno di bontà, bisogna solo scoprirle. E se scoprirò che la salsiccia è più buona nelle Marche, pazienza. Lì mangerò le salsicce e qui mi consolerò con un buon risotto. E se qui non c’è la mozzarella del mio lattaro di fiducia in Puglia, amen. Mi consolerò scoprendo i piaceri della polenta taragna e dei pizzoccheri. Insomma, qui c’è tutto un mondo da scoprire!

risotto-crescenza-rosmarinoIn verità questa ricetta è adattisima al post di oggi anche perché la prima volta la ho mangiata in un posticino niente male della Brianza. Quella volta era con lo stracchino, io ci ho messo la crescenza. Ma vabbé. L’ispirazione mi è venuta lì. Che poi l’oste -praticamente un pazzo scatenato – credo sia di origini piacentine e quindi forse questo risotto è un pochettino spurio, diciamo così. Però mamma mia quanto era buono! E comunque io lo ho mangiato in Lombardia, quindi ci sta tutto.

Grossi consigli per questo piatto non ce ne sono. La procedura del risotto è quella classica. Forse ci sono due uniche accortezze. La prima è di tirare fuori da frigorifero la crescenza con un certo anticipo in quanto mescolarla da fredda al risotto ne farebbe abbassare la temperarura e il risotto è buono se è bello fumante. La seconda è tagliare il rosmarino a pezzetti poco prima di mescolarlo al risotto, in modo tale da non fargli perdere l’aroma. Tutto quì. Per il momento mi fermo qui. Passo e chiudo. Eccovi quindi la ricetta.

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RISOTTO CON CRESCENZA E ROSMARINO

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 30 g di burro
  • 1 scalogno
  • 300 g di riso Carnaroli
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • brodo vegetale
  •  200 g di crescenza
  • rosmarino
  • sale

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COME SI FA:

  1. Lavate il rosmarino e lasciatelo asciugare per bene. Tirate fuori la crescenza dal frigorifero.
  2. Sbucciate lo scalogno, tritatelo e fatelo rosolare in una casseruola con 30 g di burro.
  3. Unite il riso e tostatelo per 2 minuti. Sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco.
  4. Aggiungete un mestolo di brodo e proseguite la cottura bagnando il riso con un mestolo di brodo non appena il precedente è stato assorbito. Regolate di sale.
  5. Quando il riso sarà al dente, fuori dal fuoco, unite la crescenza, mescolate finché non si è sciolta e lasciate riposare coperto per 2 minuti. Nel frattempo tagliate il rosmarino a pezzettini e aggiungetelo al riso.
  6. Servite il risotto ben caldo ed eventualmente aggiungete dell’altro rosmarino su ogni porzione non appena avrete impiattato.

IL VIAGGIO DI UNA RICETTA. LASAGNE DI PANE CARASAU INTEGRALE CON PESTO, GORGONZOLA E NOCCIOLE

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Ogni ricetta ha una sua storia. Può essere una storia lunga molti anni, come la storia dei piatti tradizionali di famiglia trasmessi di generazione in generazione. Può durare un solo attimo, quello in cui arriva l’ispirazione e nella mente il piatto è già pensato e finito, senza bisogno di aggiustamenti. Può durare anche qualche settimana, il tempo di pensarla, cercarla, aggiustarla…

Ogni ricetta ha un suo viaggio. Può partire in un posto ben definito. E può rimanere lì. Ma può anche succedere che inizi a girare, proprio come una nomade. E portare con sé ogni volta un pezzetto dei posti in cui è stata.

La storia delle nostre ricette è la storia di ognuno di noi. Le ricette ci seguono. Sono  legate a chi le custodisce, le realizza e le fa girare. Una ricetta che non sia legata a un luogo, a una storia, a una persona, a delle mani che la realizzano rimane sterile,  un qualcosa senz’anima.

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Ecco perché non amo molto le ricette buttate lì, senza nulla dietro. Forse anche più della ricetta in sé, amo conoscere chi me la sta donando, e perché, e come è arrivato ad avere quella ricetta. Molte volte non ci sono grandi retroscena. Ma anche il momento in cui ci siamo fermati, abbiamo letto un giornale e l’occhio ci è caduto su quella ricettà lì – non un’altra, proprio quella lì – è un momento importante, che può comunicarci molto.

La ricetta di oggi è il frutto di un viaggio. Un viaggio che è iniziato in un luogo reale ma che per il resto è tutto virtuale. Il viaggio inizia a Milano, precisamente a Rho. Più precisamente ancora, alla Fiera dell’Artigianato. In passato vi avevo parlato velocemente della sua esistenza in questo post (mio Dio…che foto orribili…ma vabbé…non guardatele). La Fiera dell’Artigianato (o Artigiano in Fiera) è una manifestazione che si tiene la settimana prima dell’Immacolata. Moltissimi artigiani provenienti da tutte le parti del mondo espongono i loro prodotti in questa occasione. Si va dai tessuti alle ceramiche, dal cibo ai saponi, dalle borse alle birre. Insomma di tutto e di più. Per i buongustai un’occasione imperdibile per assaggiare prodotti di ogni tipo o per gustare un vero e proprio pranzo tipico nei vari ristoranti allestiti in Fiera. Si può spaziare dalla cucina tirolese a quella siciliana, dalla piemontese alla thai, dalla marocchina alla ungherese.

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Siamo quindi in un posto multietnco, mille odori, mille colori, mille sapori. Siamo a Milano ma forse non siamo davvero lì, siamo in “un posto qualsiasi del mondo”.

Quest’anno, non so perché, avevo le idee abbastanza chiare. Il mio obiettivo era  comprare del pane carasau. Nella mia testa c’era già un abbozzo di ricetta: il pane carasau lo avrei usato per delle lasagne. Quindi da “un posto qualsiasi nel mondo” sono andata in Sardegna. Mare, sole, natura selvaggia. Pane appena sfornato.

Dalla Sardegna ho pensato ad un vicino posto di attracco per tornare indietro. E allora eccomi in un batter di ciglia a Genova. Liguria. Colline, mare, verde, vento. Pesto di basilico.

Da Genova avrei potuto tornare direttamente a Milano. Anzi, ci sono tornata, ma solo per un attimo. Giusto in tempo per pensare a un tipico prodotto lombardo. Il gorgonzola. Cremoso e piccante. Avvolgente e pungente. Proprio come sa essere Milano agli occhi di chi la sa guardare senza pregiudizi. E avrei potuto fermarmi quì.

Ma diciamola tutta…mi sembrava brutto non passare anche in Piemonte e concludere per bene il mio viaggetto. E allora eccomi in Piemonte. Piemonte, Piemonte…mumble mumble…Cioccolato, gianduia, bicerin, nocciole. Le mitiche nocciole del Piemonte.

Ecco quindi la storia e il viaggio di questa ricetta. E’ una storiella semplice, un viaggio veloce, un viaggio di sola fantasia. Ma in fondo perché devono avere importanza solo i grandi viaggi e le grandi storie? Non sarà forse che i grandi viaggi e le grandi storie le scrivono proprio quelli che fanno tanti piccoli viaggi e vivono tante piccole storie? Mah…chi lo sa…

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LASAGNE DI PANE CARASAU INTEGRALE CON PESTO, GORGONZOLA E NOCCIOLE

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INGREDIENTI (per 4 persone  e per una teglia di circa 30 x 20 cm):

  • 220 g di pesto genovese (preparato con 80 g di basilico, 40 g di parmigiano, 40 g di pecorino, 40 g di pinoli, 1 spicchio d’aglio, 150 g di olio evo, sale)
  • 500 g di besciamella (preparata con 500 g di latte intero, 25 g di burro, 25 g di farina, sale e noce moscata)
  • 150 g di pane carasau integrale
  • 180 g di gorgonzola
  • una manciata di granella di nocciole tostate

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COME SI FA:

  1. Preparate il pesto. Se lo fate al momento, frullate basilico, pinoli, parmigiano, pecorino e aglio. Poi aggiungete il sale e l’olio e mescolate per bene.
  2. Preparate la besciamella. Io la ho preparata con il Bimby ma potete farla anche a mano. Scaldate il burro in una casseruola. Quando si sarà sciolto, aggiungete la farina e mescolate per formare la roux. Quindi versate a filo il latte che avrete già riscaldato a parte e aggiungete il sale e una grattata di noce moscata. Mescolate continuamente finché il composto non si sarà addensato.
  3. Prendete una teglia da forno. Cospargete per bene il fondo della teglia con la besciamella. Sistematevi sopra uno strato di pane carasau. Aggiugete il pesto, il gorgonzola a tocchetti e altra besciamella. Ricoprite con un altro strato di pane carasau e continuate a farcire nello stesso modo fino quasi al bordo della teglia. Concludete con un ultimo strato di pane carasau ricoperto di sola besciamella. Cospargete con la granella di nocciole tostate.
  4. Cuocete nel forno già caldo a 180 gradi per circa mezz’ora.

AUGURI, BUONI PROPOSITI E L’ULTIMA RICETTA DEL CHRISTMAS PROJECT. RISOTTO ALLE NOCI CARAMELLATE

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Ed eccoci finalmente arrivati. L’attesa è finita. Natale è qui. E’ arrivato. Manca davvero un soffio. Che bello, vero? In questo ultimo post, prima delle lunghe festività, ho pensato di dire due parole sui buoni propositi per l’anno nuovo.

Ci ho pensato a lungo. Ho cercato di individuare le cose che vorrei realizzare nel 2017. Ho cercato di fare una elenco. Ma qualcosa non mi quadrava. Nel senso che all’improvviso mi sono accorta di non avere proprio voglia di fare lo sterile elenco delle cose da fare. La mia vita è parecchio incasinata tutti i giorni e quindi sono piena di liste di cose da fare. Non ho bisogno di farne altre. Anzi: ultimamente mi mettono proprio l’ansia.

E allora ho pensato, piuttosto, che una cosa buona da fare per me poteva essere pensare ad alcune qualità, modi di essere, doti caratteriali che, nell’anno 2017, avrei potuto provare a coltivare. Non sono una di quelli che pensa di non poter cambiare. Penso, invece, che con la buona volontà, pur non potendo modificare i nostri caratteri essenziali, alcuni miglioramenti possono essere fatti.

E allora per prima cosa nel 2017 vorrei coltivare la dote della stabilità. Elisabeth Gilbert lo spiega benissimo. Il mondo è caotico. Per sopravvivere a tutto ciò l’unico modo è mantenere la calma interiore. Se immaginiamo che l’universo sia la ruota di un grande motore che gira, è evidente che ciò che bisogna fare è stare vicino al centro, proprio nel mezzo della ruota, e non sul bordo, dove il movimento è frenetico e può farci del male. La trovo una immagine molto significativa. Anche se non sempre riesco a mettere in pratica questo insegnamento, lo tengo sempre a mente e lo custodisco gelosamente.

Nell’anno nuovo vorrei anche coltivare la versatilità. I cambiamenti del mondo mi piacciono , quelli della mia vita un po’ meno. Cambiare mi spaventa, anche quando penso che la nuova situazione sarà meglio di quella precedente. E allora ci penso, ci ripenso, cerco inutilmente di  visualizzare tutte le variabili e di preparare delle contromisure. Non riesco a lasciarmi andare. Questo è quello che vorrei imparare a fare: accogliere i cambiamenti come una nuova linfa e riuscire a cavalcare l’onda così come viene.

risotto-noci-caramellateE però per essere versatili e mantenere la propria stabilità bisogna avere anche qualcos’altro. Sto parlando della fiducia in se stessi. Se riuscissimo a pensare che, qualunque cosa succeda, saremo in grado di superarla con le nostre capacità e che comunque siamo meritevoli di stima e rispetto anche con i nostri limiti, saremmo già un pezzo avanti!

Certo non è facile avere fiducia, visto che il mondo è pieno di gente pronta a farti sentire stupida, incompetente, insignificante, incapace e banale. E allora l’altro proposito è di coltivare una certa dose di indifferenza nei confronti di persone che non meritano troppi pensieri.

Ed infine vorrei smettere di avere sempre paura e coltivare l’ottimismo e la positività. Credo che, se si riesce a pensare positivo, si crea un’aura capace di far sì che poi gli eventi siano meno catastrofici di come temevamo.

E allora non mi resta che augurarvi ogni bene, un buon Natale e un bellissimo 2017, pieno di eventi belli e miglioramenti personali, pieno di gioia, di sorrisi e di persone che vi amino. E adesso la smetto davvero perché Natale è vicino e tutti vogliamo solo chiudere la porta di casa, chiudere il pc e festeggiare con le persone che più amiamo. Ultimissima cosa. Ovviamente la ricetta, la terza e ultima del Chrismas Project.  Un elegante ed insolito risotto alle noci caramellate da gustare il giorno di Natale o a Capodanno, o quando volete voi.

Ancora tanti auguri e arrivederci a gennaio.

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RISOTTO ALLE NOCI CARAMELLATE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 250 g di riso Carnaroli
  • 100 g di robiola
  • 12 gherigli di noci
  • 30 g di parmigiano grattugiato
  • 1 scalogno
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • brodo vegetale
  • 40 g di burro
  • rosmarino
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Sbucciate lo scalogno, tritatelo e fatelo rosolare in una casseruola con 20 g di burro e 1 dl di brodo. Quando il brodo sarà evaporato, unite il riso e tostatelo per 2 minuti. Aggiungete un mestolo di brodo e proseguite la cottura bagnando il riso con un mestolo di brodo non appena il precedente è stato assorbito.
  2. Intanto fate sciogliere il burro rimasto in padellino, aggiungete i gherigli di noci con un po’ di rosmarino e una macinata di pepe. Aggiungete lo zucchero e fate caramellare a fiamma bassa. Trasferite le noci su un foglio di carta da forno, lasciatele raffreddare e tritatele grossolanamente.
  3. Quando il riso è al dente, fuori dal fuoco unite la robiola e il parmigliano, regolate di sale e lasciate riposare coperto per 2 minuti.
  4. Servite il risotto con le noci e una macinata di pepe.

 

UN OMAGGIO A UN FEDELE AMICO E UN SALUTO A NOVEMBRE.VELLUTATA DI PORRI E PATATE AL SALMONE AFFUMICATO

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Un amico più fedele di lui non credo di averlo mai avuto. Probabilmente non esiste. E’ stato al mio fianco in tutte le fasi della mia vita. Era con me quando passavo i miei pomeriggi a studiare i verbi greci. Era con me quando mi angosciavo per gli esami all’università. E’ con me quando mi rilasso con divano e copertina. E’ con me (a volte) anche quando cucino e fotografo. E’ con me quando mi sento in piena forma, ma anche quando sono ammalata e abbattuta. Il suo aspetto col tempo è cambiato ma il conforto che è capace di darmi non avrà mai fine. Mi accoglie al mio rientro con un caldo abbraccio e lasciarlo andare al mattino è davvero una tortura. E quando la giornata è davvero davvero complicata, il pensiero che comunque a sera potrò riabbracciarlo mi è di estremo conforto…

Il mio compagno? Ma nooooo. Un cane? Noooo. Un gatto? Ma che gatto!! Ma come non avete capito!!?? E’ lui…il pigiama. Che per il forte affetto che nutro nei sui confronti è diventato “il piggiama”, con due “g”, a volte detto anche “piggi”.

Coraggio..ammettetelo. Poter ciabattare in giro per casa in pigiama non ha prezzo. Ci si sente liberi, comodi, si può ondeggiare tra divano e letto in assoluta libertà. E lo so che non è proprio bello confessarlo, ma anche cucinare in pigiama è fantastico. Salvo poi doversi cambiare spesso perchè ci si è abbondantemente impataccati. Quando la volta scorsa vi raccontavo delle foto sul balcone in pigiama, non scherzavo mica!

vellutata-patate-porri-salmoneE allora, visto che io non sono Pablo Neruda e non sono capace di fare una vera e propria ode come quella che lui ha fatto al pomodoro, ho pensato di scrivere appunto qualche parolina sul mio blog e di preparare una bella vellutata, che è un piatto super adatto per una bella cenetta cuore a cuore col vostro pigiama. Un pigiama-food insomma. Perché, si sa, la vellutata è avvolgente e riscaldante…proprio come lui. Il rischio di impataccarsi è dietro l’angolo, ma in fondo che importa…un unico veloce gesto e il pigiama è già il lavatrice!

A questa classica vellutata di porri e patate ho aggiunto il salmone affumicato, che, oltre a starci molto bene, ci traghetta verso il mese di dicembre. Insomma un piatto adattissimo a salutare il freddo novembre e a farci iniziare a sentire l’odore di dicembre, l’odore del Natale, l’odore delle feste.

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VELLUTATA DI PORRI E PATATE AL SALMONE AFFUMICATO

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 4 porri grandi
  • 4 patate grandi
  • 1,5 l di brodo vegetale
  • 150 g di salmone affumicato
  • 50 g di burro
  • 1,5 dl di olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Pulite i porri. Eliminate le foglie rovinate e la parte più dura. Tenene da parte un pezzo di circa 5 cm, tagliatelo a listarelle in senso verticale, lavatelo, asciugatelo e tenetelo da parte.  Tagliate a rondelle il resto dei porri. Lavateli per bene in acqua fredda.
  2. Pelate le patate e tagliatele a pezzetti.
  3. Sciogliete il burro in una cassaruola e rosolatevi i porri e le patate a fuoco basso per 5 minuti. Poi versatevi il brodo. Salate, pepate, coprite e fate sobbollire per 20 minuti.
  4. Quando le verdure saranno cotte, frullatele insieme al brodo e alla metà del salmone affumicato.
  5. Scaldate l’olio in una casseruola piccola. Quando sarà ben caldo, friggetevi le listarelle di porro fino a farle diventare dorate e croccanti. Scolatele su carta assorbente.
  6. Tagliate a pezzetti il salmone affumicato rimasto.
  7. Servite la vellutata con il salmone affumicato tagliato a pezzetti e un ciuffetto di porri fritti.