BELLE AMICIZIE E PIACEVOLI COLLABORAZIONI. JULS’ KITCHEN E LA PAPPA AL POMODORO

Pappa-al-pomodoroC’è stato un tempo in cui questo blog non esisteva…C’è stato un tempo in cui ero solo una ragazza a cui piaceva cucinare e che un bel giorno ha capito che questa passione poteva essere concretizzata non solo cucinando per la famiglia e gli amici ma anche condividendola con parole e immagini in uno spazio virtuale.

Nel cercare fonti di ispirazione, mi sono imbattuta in Giulia Scarpaleggia e nel suo blog “Juls’ Kitchen“. Quasi senza accorgermene, mi sono ritrovata a leggere periodicamente il suo blog con inaspettata curiosità. Curiosità che, come direbbe Dante, ancor non mi abbandona. Sarà perché Giulia mi è sembrata una ragazza sincera e genuina, sarà perché il suo approccio alla vita e alla cucina è fresco e allegro, sarà perché la sua vita è tanto diversa dalla mia, sarà perché ho apprezzato la determinazione con cui ha fatto diventare la sua passione un vero e proprio lavoro…Insomma sono tanti i motivi per cui mi piace e la seguo.

Un bel giorno, dopo molti contatti purtroppo solo virtuali, Giulia ha chiesto aiuto per il suo nuovo libro “La cucina dei mercati in Toscana” . Ha chiesto dei “recipe tester”, cioè persone disposte a provare le ricette del libro per verificare che tutto fosse a posto e che le ricette fossero facilmente realizzabili. Ovviamente mi sono proposta subito. Inutile dire che questa esperienza è stata davvero interessante perché mi ha consentito di preparare piatti che probabilmente non avrei mai realizzato. Per esempio non conoscevo il pan di ramerino, che davvero è una qualcosa di sorprendentemente spettacolare. Non conoscevo il pane con la farina di castagne. Non avrei mai provato a fare il castagnaccio. E così via.

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Pappa-al-pomodoroAlla fine Giulia è stata tanto carina da ringraziarci nel suo libro. La “Chiara M.” citata tra i recipe tester nella pagina dei ringraziamenti sono io. E ne sono molto orgogliosa. Per questo era da tanto che volevo dedicare un post a Giulia e al suo libro e raccontare del mio piccolissimo contributo. Ma si sa come vanno queste cose, si tende a rimandare. Poi qualche settimana fa sono andata per due giorni a Firenze. E ho capito che il momento era arrivato. Presa dall’euforia per tutte le bontà che ho potuto gustare, ho deciso di preparare una ricetta tratta dal libro. Anzi, non una ricetta ma “la ricetta”. Nel senso che è una ricetta fortemente rappresentativa della cucina toscana.

Sto parlando della pappa al pomodoro. Che io non avevo mai mangiato. E che è buonissima! Cioè: uno banalmente pensa…e che sarà mai? Pane e pomodoro…cosa c’è di speciale? E invece…mamma mia che bontà. Aveva proprio ragione Rita Pavone/Giovannino Stoppani (Gianburrasca)…è proprio un capolavoro. Una esplosione di sapori nostrani: pane, pomodoro, olio extravergine di buona qualità. Il risultato è sorprendente. Così come è sorprendente la bravura della nostra Giulia Scarpaleggia nel guidarci alla scoperta della cucina toscana. Un ringraziamento di cuore a lei ed eccovi la ricetta tratta dal libro “La cucina dei mercati in Toscana”.

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PAPPA AL POMODORO

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 800 g di pomodori maturi
  • 2 spicchi di aglio
  • peperoncino secco
  • 4 fette spesse di pane toscano raffermo
  • 1 bicchiere di olio evo
  • 20 foglie di basilico
  • sale

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COME SI FA:

  1. Sbucciate i pomodori. Immergeteli per 30 secondi in una pentola di acqua bollente, poi passateli velocemente in una ciotola d’acqua fredda. Togliete quindi la buccia. Io ho accellerato questa operazione sbucciando i pomodori a crudo con l’aiuto di una mandolina. Quest’ultimo metodo però si può utilizzare soltanto se i pomodori sono belli sodi, altrimenti è meglio sbollentarli.
  2. Coprite di olio il fondo di una pentola l’aglio finemente tritato e il peperoncino. Fate imbiondire l’aglio e aggiungete i pomodori tritati. Cuocete a fuoco basso finchè non cominciano a disfarsi. Ci vorranno circa 10-15 minuti.
  3. Nel frattempo immergete le fette di pane in acqua fredda per farle rinvenire un po’, strizzatele e aggiungetele ai pomodori insieme a 1 tazza d’acqua.
  4. Regolate di sale la pappa e fatela cuocere sempre a fuoco lento per 10 minuti, mescolando vigorosamente di tanto in tanto per dare la tipica consistenza cremosa e vellutata.
  5. Spegnete il fuoco e aggiungete il basilico spezzettato e il resto dell’olio. Mescolate bene.
  6. Lasciate riposare la pappa per almeno un’ora e poi, se volete servirla calda, riscaldatela a fuoco basso, altrimenti servitela a temperatura ambiente.
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DI STAGIONI BALLERINE E DI NUOVE NECESSITA’…PADELLATA DI RISO ROSSO, PRIMOSALE MARINATO E FAGIOLINI

Padellata-riso-rosso-primosale-marinato-e-fagioliniQuando ero una ragazzina la bella stagione era un susseguirsi ininterrotto di belle giornate. Da maggio fino ad ottobre il sole splendeva da mattina a sera, tanto da diventare un qualcosa di normale, su cui non ci si fermava più di tanto a riflettere. Il cambio di stagione si faceva una volta sola e stop. Diciamo insomma che guardare il meteo, che peraltro ai tempi si guardava solo in televisione, non era una delle priorità. Questo senza dubbio assecondava la mia natura di ragazzina/adolescente un po’ pigra e mi consentiva di rimandare a domani ciò che non avevo voglia di fare oggi. Della serie: oggi non mi va tanto di andare al mare? Ok. Tanto posso andarci domani. Tanto anche domani sarà bel tempo.

Purtroppo questo modo di pensare mi è rimasto ancora un po’ attaccato addosso. Peccato che il cambiamento del clima non permette più di ragionare in questo modo. Perché ormai le stagioni sono parecchio ballerine. Un paio di settimane fa faceva caldissimo, poi è arrivato il freddo, poi di nuovo il caldo. Inutile dire che l’armadio è un caos perché improvvisamente si è costretti a riprendere ciò che si era già lavato e messo da parte. Ma questo è il meno. La cosa più grave è che i progetti devono diventare di più stretto respiro. Perché se si è progettato di andare al parco domenica non è detto che il programma possa essere rispettato.

Padellata-riso-rosso-primosale-marinato-e-fagioliniPer questo, cavalcando quest’onda di buon umore propositivo che mi ha preso in questi giorni, ho deciso che, piuttosto che brontolare come faccio tutti gli anni e ripetere continuamente che non esiste più la mezza stagione manco fossi una vecchia babbiona, stavolta devo prendere il toro per le corna. Meteo alla mano. Oggi c’è uno spiraglio di sole. Bene. Veloci. Si va al parco perché nel pomeriggio è prevista pioggia. Questa sarà la mia nuova filosofia. Che poi non è niente altro che quella del “Carpe diem”, del cogliere l’attimo, del vivere alla giornata. Come in tutte le cose della vita del resto. Adesso anche il clima ci lancia questo messaggio. Forse è il caso di rifletterci su…

Anche a tavola è lo stesso. Quando ho preparato questo piatto faceva molto caldo. Il corpo richiedeva cose fresche e veloci. E io lo ho assecondato. Con un piatto che in teoria sarebbe più adatto ad un periodo diverso, ma che quel giorno ci stava tutto. Riso rosso, fagiolini e primo sale. Un piatto completo, fresco e veloce da preparare. Magari domani ci servirà una bella zuppa calda. Ma oggi va bene così. Eccovi quindi la ricetta.

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PADELLATA DI RISO ROSSO, PRIMOSALE MARINATO E FAGIOLINI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 300 g di riso rosso
  • 280 g di primosale
  • 300 g di fagiolini
  • 10 cm di gambo di sedano
  • 1 mazzetto di timo
  • 1/2 limone
  • 1/2 cucchiano di semi di coriandolo
  • olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Raccogliete in una terina i semi di coriandolo pestati, un pizzico di foglioline di timo, un cucchiano di scorza di limone grattugiata e una macinata di pepe. Aggiungete 4 cucchiai di olio e il primosale tagliatto a cubetti. Mescolate e lasciate marinare in frigo.
  2. Lessate il riso per circa 30 minuti in acqua leggermente salata e scolatelo al dente. Mondate i fagiolini e scottateli in acqua bollente salata per 5 minuti.
  3. Scaldate in una padella un filo d’olio, fatevi appassire il sedano tritato e poi aggiungete il riso. Alzate il fuoco e fate saltare per un paio di minuti. Unite i fagiolini e il primosale marinato e lasciate ancora sul fuoco per un minuto in modo che il formaggio si ammorbidisca senza sciogliersi. Guarnite con piccole fettine di limone e servite.

IL CIBO COME RIFUGIO E COME ESPERIENZA.CAKE DI RISO CON ERBETTE E TONNO

Cake -di-riso-con-erbette-e-tonnoL’altro giorno leggevo l’ultimo post di Marina (La tarte maison) in cui si rifletteva sul cibo come rifugio. Più precisamente Marina raccontava di come la primavera le portasse l’effetto collaterale del cattivo umore, che lei cercava di contrastare cucinando. Quindi la cucina come rifugio.

Ovviamente sono d’accordissimo con lei. Anche per me la cucina è sempre stata ed è ancora adesso il migliore dei rifugi. Prima era un rifugio contro i miei malumori abbastanza ricorrenti. Adesso è un rifugio contro la frenesia della vita di tutti i giorni, che decisamente scorre molto più veloce di qualche tempo fa.

Dopo aver sfidato il traffico, i disservizi dei treni, i capricci del tempo e i casini sul lavoro, qualcuno si rifugia in palestra, qualcun altro si scarica nuotando, altri si concedono una seduta di shopping. Io mi rifugio in cucina. Possibilmente in silenzio o con una musica calda e rilassante. E cucino. Non solo per il blog. Ma anche per la mia famiglia. Perchè preparare qualcosa da surgelare per poi avere un buon pasto pronto quando non si ha tempo è un gesto che mi fa sentire di aver fatto qualcosa di utile e, seppure in minima parte, di aver messo un po’ d’ordine nel caos generale.

Quest’anno però la primavera mi ha portato in dono anche una nuova visione della cucina e del cucinare. Non solo come rifugio. Ma anche come esperienza. In questo la mia nuova cittadinanza (quasi) milanese ha avuto un ruolo rilevante. Milano è il top del cibo come esperienza. Nel senso che ogni giorno ci sono eventi legati al cibo. Potenzialmente ogni giorno si potrebbe assistere a qualcosa di divertente. Partecipare a tutti è davvero impossibile. E infatti, dopo una prima fase di euforia, ultimamente stavo declinando parecchie iniziative.

Cake-di-riso-con-erbette-e-tonnoMa poi è arrivata la primavera. E mi sono detta che era un peccato non riuscire a ricavarsi dei piccoli spazi. E allora sono riuscita in extremiis a iscrivermi a un evento organizzato dalla Cucina Italiana in occasione della Food Week organizzata la scorsa settimana. Solo un’oretta di show cooking. Però è un inizio per riprendere a essere un po’ più dinamica.

Sprecare queste occasioni è davvero un peccato. Perchè la cucina può essere intesa anche come una nuova esperienza, in cui imparare sempre qualcosa di nuovo. Per esempio io non lo sapevo mica che la regola per la cottura della pasta è 10:100:1000…cioè 10 grammi di sale, 100 grammi di pasta, 1000 grammi di acqua. O che il salmone si può marinare con la barbabietola rossa.

Tuttavia, se si decide di vivere la cucina in maniera più dinamica, può capitare che non si abbia tempo per preparare la cena. Per fortuna, in un momento di cucina-rifugio, avevo preparato questo cake di riso con erbette e tonno, che si è rivelato provvidenziale. Mangiato a temperatura ambiente, con una citronette di olio, limone, pepe e timo è davvero un piatto adattissimo a una cena primaverile veloce. Ovviamente, essendo un piatto freddo, può essere tranquillamente inserito nel cestino del picnic della domenica. Insomma una bella soluzione pratica, versatile e utilissima per nostre scorribande primaverili. Eccovi quindi la ricetta.

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CAKE DI RISO CON ERBETTE E TONNO

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INGREDIENTI (per uno stampo da plumcake):

  • 300 g di riso Carnaroli o Arborio
  • 250 g di tonno sott’olio
  • 1 limone non trattato
  • 1 mazzo di erbette
  • 1 grossa cipolla rossa
  • 4 uova
  • 30 g di grana grattugiato
  • timo
  • olio
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Lessate il riso per 10 minuti, scolatelo, conditelo con 3 cucchiai di olio, la scorza grattugiata e il succo di 1/2 limone. Lasciate intiepidire.
  2. Tagliate la cipolla. Lavate le erbette, taglitele a striscioline e cuocetele in padella per 5 minuti con la cipolla, 4 cucchiai di olio e un pizzico di sale.
  3. In una ciotola, sbattete le uova, poi unitevi il grana e il timo. Salate e pepate.
  4. Trasferite nella ciotola anche le erbette, il riso e il tonno scolato e spezzettato. Mescolate e versate il composto in uno stampo da plumcake.
  5. Cuocete in forno a 180 gradi per 30 minuti.
  6. Emulsionate il succo del limone rimasto con 4 cucchiai di olio, pepe e sale. Servite il cake freddo con la salsina preparata.

LE RICETTE TRAFUGATE E LA CUCINA DEGLI ODORI. SECONDA PUNTATA. TAGLIATELLE CON ASPARAGI, FETA E PEPE DI SICHUAN

Tagliatelle-con-asparagi-feta-e-pepe-di-sichuanSembrerà fatto apposta. Ma vi assicuro che non è così. Vi ricordate l’orzotto con formaggio di capra e camomilla? Se non ve lo ricordate e avete voglia di tornare a qualche settimana fa cliccate qui.

Ad ogni modo, quella volta avevo trafugato una ricetta da un ristorante di Trento. Per carità! Niente di illegale…avevo solo cercato di riprodurre la ricetta a casa. Quella volta l’utilizzo della camomilla mi aveva colpito tanto e mi aveva portata a riflettere su quanto conti l’olfatto in cucina e su quanto poco venga tenuto in considerazione.

Anche questa volta ho trafugato una ricetta. La “vittima” è un ristorante di Monza “Uova e Farina” che mi capita di frequentare abbastanza spesso e ogni volta con piacere. La loro specialità è la pasta fresca che declinano davvero in mille varianti, tutte davvero gustosissime. Se a questo aggiungete che preparano anche il pane, che anche i secondi sono di tutto rispetto e che i dolci sono da paura capite bene perché è uno dei miei posti preferiti. Unica pecca: è molto piccolo. Perciò è buona norma prenotare.

Poco prima di Pasqua ci sono tornata per pranzo e in quell’occasione ho avuto la rivelazione di un fantastico piatto di pappardelle con porri, zucchine e feta. Abbinamento che non avevo mai provato ma che, pur nella sua delicatezza, mi è sembrato di grande personalità. Ovviamente mi è venuta subito voglia di replicare. Ma ho apportato tre piccole varianti.

Tagliatelle-con-asparagi-feta-e-pepe-di-sichuan-ingredientiPrima variante: tagliatelle al posto di pappardelle ma qui non c’è un motivo. Mi andava così e basta.

Seconda variante: gli asparagi al posto delle zucchine. Mi sembrava che in tempi di asparagi fosse doveroso provarli in questa versione.

Terza variante: il pepe di Sichuan. Perché un odore come questo è in grado di fare la differenza.

A questo punto urge un piccolo un passo indietro. Un paio di mesi ho scoperto il pepe di Sichuan. Che in realtà non è proprio un pepe, anche perché non picca neanche un po’, ma viene annoverato tra i pepi. Ed è stato amore alla prima “snasata”. Ha un odore fresco, agrumato, di frutta e fiori insieme…mamma mia…una goduria. Che in un piatto abbastanza neutro come questo mi sembrava starci alla grande.

Eccovi quindi la seconda ricetta trafugata di questo blog. Sarà forse il caso di aprire un’apposita rubrica?…Mah…vedremo…

Tagliatelle-con-asparagi-feta-e-pepe-di-sichuan

TAGLIATELLE CON ASPARAGI, FETA E PEPE DI SICHUAN

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INGREDIENTI (per 4 persone):

Per le tagliatelle:

  • 200 g di farina 00
  • 4 uova
  • 1 pizzico di sale

Per il condimento:

  • 170 g di asparagi
  • 150 g di porri
  • feta sbriciolata
  • una noce di burro
  • 1 cucchiaio di olio evo
  • qualche grano di pepe di Sichuan
  • sale

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COME SI FA:

  1. Preparate l’impasto delle tagliatelle. Mescolate la farina e il sale. Versatela sulla spianatoia disponendola a fontana e facendo un bel buco ampio al centro. Sgusciate le uova e sistematele con delicatezza nel mezzo. Con una forchetta iniziate a sbattere le uova e pian piano incorporate la farina. Quindi lavorate l’impasto con le mani per 5-6 minuti.  Quando avrete ottenuto un bell’impasto omogeneo lasciatelo riposare per 30 minuti coperta da un piatto o avvolta nella pellicola.
  2. Mondate e lavate il porro e gli asparagi. Tagliate a pezzi gli asparagi e triatate finemente il porro. Pestate i grani di pepe nel mortaio per rendeli meno grossolani e farne sprigionare l’odore.
  3. Scaldate il burro e l’olio in un’ampia padella. Fate rosolare gli asparagi per 5-7 minuti. Quindi aggiungete i porri, salate e continuate la cottura per altri 5 minuti.
  4. Mettete a bollire l’acqua per le tagliatelle. Nel frattempo tirate la pasta con l’apposita macchinetta.
  5. Cuocete le tagliatelle e quando saranno pronte, trasferitele nella padella con gli asparagi. Mescolate bene e preparate le porzioni. Aggiungete quindi su ogni piatto la feta sbriciolata e il pepe. Servite ben calde.

IL SEGRETO DEI BACCELLI…GLI UNICI E ORIGINALI RISI E BISI

Risi-e-bisiQuando ero più ragazzina mi è capitato di sentir parlare di “Risi e bisi”. In un primo momento, non so perchè, la parola bisi mi aveva fatto pensare a una qualche varietà di legumi, forse ai fagioli. Mai avrei pensato che, in Veneto, i bisi fossero i piselli. ma in quel momento non ho approfondito oltre e ho continuato per qualche anno a pensare che risi e bisi fosserò riso e fagioli…Pensate un po’ che eresia…Mi perdonino i veneti che leggono.

Qualche tempo dopo, sempre tramite informazioni venute fugacemente al mio orecchio, ho capito che i bisi erano i piselli. In quel momento – me ne dolgo ancora oggi – ho dato il peggio di me in quanto ho pensato “…e che ci sarà di speciale in un riso coi piselli…”. Mi meraviglio che fulmini e saette non mi abbiano immediatamente colpito. Anche quella volta ho deciso, più o meno consapevolmente, di sorvolare.

Primavera

Risi-e-bisiPoi, un paio di anni fa mi sono imbattuta in una rivista di cucina che ne proponeva la ricetta. E lì ho capito che “Risi e bisi” riservavano delle sorprese…Per prima cosa ho scoperto che a Venezia, ai tempi della Repubblica Marinara, erano considerati un piatto talmente prelibato da essere serviti in grande quantità al pranzo con cui il Doge e i suoi fedelissimi festeggiavano la festa di San Marco, patrono della città, il 25 aprile.

Risi-e-bisiMa soprattutto ho scoperto che questo piatto non è affatto semplice, né banale in quanto costodisce un gustoso segreto….Tatarata…rullo di tamburi…il segreto sono i baccelli. Si, i baccelli, proprio loro! Che vanno lessati e passati al setaccio fino ad ottenere una coloratissima purea da aggiungere al brodo vegetale che servirà per la cottura del riso. E evidente che questo piccolissimo dettaglio fa una notevole differenza!

Ma quella volta, quando la luce della conoscenza mi ha illuminata, il tempo dei piselli era già finito, ahimè. Ho dovuto quindi aspettare il susseguirsi lento delle stagioni e varie vicissitudini prima di poter ripensare a questa ricetta. Ma stavolta sono stata fortunata e, quando sono andata al mercato lo scorso sabato, loro erano lì, felicemente in mostra sul bancone. Pronti per essere preparati e gustati…

Risi-e-bisi

RISI E BISI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 1 kg di piselli freschi novelli con il baccello
  • 400 g di riso Vialone Nano (io ho usato il Carnaroli)
  • 50 g di pancetta
  • 1 cipollotto
  • 2 l di brodo vegetale
  • 40 g di Grana Padano grattugiato
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • burro

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COME SI FA:

  1. Sgranate i piselli, tenedo da parte i baccelli. Mettete da parte i piselli. Prendete i baccelli, eliminate il peduncolo, lavateli per bene e lessateli in acqua bollente per 30 minuti.
  2. Nel frattempo mettete a bollire il brodo vegetale.
  3. Quando i baccelli saranno teneri, sgocciolateli e setacciateli con il passaverdure fino a ricavare una purea. Io li ho frullati con il Bimby e poi ho setacciato il composto. Il risultato è stato comunque ottimo. Se decidete di usae un frullatore usatene uno che sia abbastanza potente perchè i baccelli sono molto sfilacciosi e potrebbero danneggiarlo. Aggiungete quindi la purea ottenuta al brodo vegetale.
  4. Pulite il cipollotto e affettatelo finemente. Tritate finemente anche la pancetta.
  5. fate soffriggere il cipollotto e la pancetta in una casseruola con 2 cucchiai di olio.
  6. Unite il riso e fatelo tostare per bene.
  7. Aggiungete due mestoli di brodo e proseguite la cottura bagnando il riso con il brodo caldo non appena il precedente è stato assorbito.
  8. Quando il riso sarà giunto a metà cottura (circa 10 minuti prima del termine) aggiungete i piselli sgranati. Valutate il momento in cui compiere questa operazione anche in considerazione di quanto sono piccoli e teneri i vostri piselli. Se sono particolarmente piccoli potete aggiungerli anche 5 minuti prima del termine.
  9. Aggiungete altro brodo. Il risultato finale dovrà essere una minestra morbida ma non acquosa). Regolate di sale pepate.
  10. A fuoco spento, incorporate una noce di burro e il grana. Completate con il prezzemolo tritato e lasciate riposare qualche minuto prima di servire.

OLFATTO ALLA RISCOSSA…LE RICETTE TRAFUGATE E L’ORZOTTO CON FORMAGGIO DI CAPRA E CAMOMILLA

orzotto-con-formaggio-di-capra-e-camomillaNell’animo dei buongustai l’olfatto è spesso un senso trascurato. Nel senso che l’olfatto è solo il preludio a più piacevoli sensazioni. E’ il gusto a fare da padrone. Da un po’ di tempo però mi sta capitando sempre più spesso di assaggiare piatti in cui il vero protagonista non è il gusto bensì l’olfatto. Ed è una tendenza davvero curiosa perché ti fa capire come basta un piccolo ingrediente a fare la differenza. E non solo è sufficiente un ingrediente in grado di cambiare il gusto anche solo di pochissimo ma anche è sufficiente un ingrediente in grado di cambiare l’odore del piatto.

Mi era successo già tempo addietro con un risotto allo zafferano aromatizzato alla liquirizia. Poi, in un freddo dicembre in quel di Trento, mi sono imbattuta in un orzotto con formaggio di capra e camomilla. E lì ho capito che davvero a volte l’olfatto è più importante del gusto. E che la cucina è un mondo a 360 gradi dove tutti i sensi possono trovare una degna collocazione.

orzotto-con-formaggio-di-capra-e-camomillaE allora ho trafugato anche la ricetta, nel senso che ho cercato di capire come procedere e l’ho riprodotta a casa. Per fortuna questo era un piatto semplice e non è stato necessario chiedere particolari informazioni allo chef, cosa che mi avrebbe imbarazzata non poco e mi avrebbe fatta desistere.

Il risultato è stato molto simile al piatto originale. Solo un po’ meno formaggioso, nel senso che, per vari motivi, ho messo un po’ meno formaggio di quello che avevano messo in quell’occasione. Ma ovviamente voi potete abbondare tranquillamente. E soprattutto abbondate con la camomilla perché l’obiettivo è quello di avere una ventata di odore non appena si avvicina la forchetta alla bocca. Il piatto in sè rimane abbastanza neutro o comunque già conosciuto ma l’odore di camomilla lo rende davvero un piatto inaspettato. Eccovi quindi la ricetta.

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ORZOTTO CON FORMAGGIO DI CAPRA E CAMOMILLA

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 250 g di orzo perlato
  • 4 cucchiai di caprino (o altro formaggio di capra morbido)
  • 1 scalogno
  • brodo vegetale
  • vino bianco
  • 4 cucchiaini di camomilla

COME SI FA:

  1. Mettete a bollire il brodo vegetale. Tritate uno scalogno e rosolatelo in un filo d’olio extra vergine di oliva.
  2. Aggiungete l’orzo e fatelo tostare. Sfumate con un po’ di vino bianco. Quando si sarà assorbito iniziate a versare un mestolo di brodo, aggiungendone altro solo quando la primo sarà stato assorbito. Proseguite finché l’orzo non sarà cotto.
  3. Spegnete la fiamma e aggiungete il formaggio. Mescolate e impiattate. Su ogni piatto aggiungete circa un cucchiaino di camomilla e servite ben caldo.

UN DESIDERIO PER NATALE…MAFALDE CON SUGO AL BACCALA’ E MOLLICA TOSTATA

Mafalde-con-sugo-baccalà-e-mollica-tostataIl Natale….argomento delicato, anzi delicatissimo. Ho pensato a lungo a cosa scrivere su questo post…

Avrei potuto raccontarvi di come ho vestito a festa la mia casa, con l’albero pieno di luci bianche e di addobbi argentati, un bel presepe colorato con la fontanella con l’acqua vera e il muschio raccolto in campagna (come facevo da ragazzina col mio papà), una bella stella di Natale bianca e una rossa sul tavolino del soggiorno, una bella ciotola piena di cioccolatini e caramelle, un piccolo Babbo Natale stilizzato avuto in regalo da un’amica, una bella ghirlanda di auguri sulla porta.

Avrei potuto raccontarvi questo. Ma sarebbe stato raccontare un desiderio e non la realtà.

Avrei potuto raccontarvi di un’attesa fatta di passeggiate in strade piene di luminarie e mercatini di Natale, della scelta dei regali, ognuno accuratamente pensato per il suo destinatario e di pomeriggi passati a guardare film natalizi con una bella tisana fumante.

Avrei potuto raccontarvi questo. Ma sarebbe stato raccontare un desiderio e non la realtà.Baccalà-al-sugoAvrei potuto raccontarvi di un pranzo di Natale con amici e parenti in quantità, con una bella musica in sottofondo e una padrona di casa ben vestita e rilassata perché ha avuto il tempo di preparare le cose con calma ed è felice di passare il Natale con gli affetti più cari.

Avrei potuto raccontarvi questo. Ma sarebbe stato raccontare un desiderio e non la realtà.

Molto probabilmente le cose non andranno così. Però ogni anno io ci provo a farle andare così e continuo a sperare che prima o poi queste cose arrivino anche per me.

Nel frattempo mi consolo tornando alle origini, quando il Natale era cosa facile, quanto meno per me che ero solo una ragazzina.

Al mio paese, in Puglia, le mafalde (amichevolmente dette lagane) con il sugo di baccalà e la mollica tostata sono la ricetta tradizionale della sera della vigilia. Si rispetta la tradizione del magro. Si mangia pesce, ma pesce che può essere conservato a lungo. Perché il mare è vicino ma non così vicino. In fondo siamo in un paese di terra. Gustosi pezzi di baccalà fritto che poi vengono immersi nel sugo di pomodoro per insaporirlo come si deve. Mollica tostata per dare una piacevole nota croccante. Un piatto che, nella sua semplicità, rivela una piacevolezza quasi inaspettata. Ecco quindi la ricetta.

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MAFALDE CON SUGO DI BACCALA’ E MOLLICA TOSTATA

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 8 pezzi di baccalà di circa 150/200 g ciascuno (calcolate un paio di pezzi a persona)
  • 1,5 l di passata di pomodoro
  • 150 g circa di pangrattato
  • farina
  • 1/2 cipolla
  • olio evo
  • sale

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COME SI FA:

  1. Prendete il baccalà e lavatelo per bene sotto l’acqua corrente per eliminare il sale.
  2. Tagliate il baccalà in 8 pezzi e mettetelo  a bagno in una ciotola colma di acqua fredda che terrete in frigorifero per 24 ore. Il giorno dopo cambiate l’acqua e rimettete la ciotola in frigorifero per altre 24 ore.
  3. Prendete quindi i pezzi di baccalà, lavateli nuovamente sotto l’acqua corrente e asciugateli per bene aiutandovi con la carta assorbente. Scaldate abbondante olio extravergine in una padella. Infarinate i pezzi di baccalà e, quando l’olio sarà ben caldo, friggeteli fino a doratura. Sistemateli su un piatto rivestito di carta assorbenete per eliminare l’olio in eccesso e mettete da parte.
  4. Oliate leggermente una padella antiaderente e tostate il pangrattato fino a doratura. Mettete da parte.
  5. Preparate quindi il sugo. Fate soffriggere la cipolla in olio extravergine. Quando sarà diventata trasparente, aggiungete la passata di pomodoro, salate e fate cuocere per circa 20 minuti. Aggiungete i pezzi di baccalà al sugo e fate cuocere ancora per altri 15 minuti o comunque finchè il sugo non si sarà insaporito con il sapore del baccalà.
  6. Mettete quindi a bollire abbondante acqua salata e cuocete le mafalde. Conditele con il sugo di baccalà, cospargete con abbondante mollica tostata e servite.
  7. Servite poi per secondo il baccalà al sugo.