HAI MESSO TUTTO IN VALIGIA? PANE SEMPLICE CON PASTA MADRE

pane-pastamadreO meglio: hai controllato che la valigia contenga l’equipaggiamento giusto? Eh già. Perché la ricetta di oggi non è altro che un controllo dell’equipaggiamento…

Avete presente quando dovete fare la valigia per un viaggio? Non so voi, ma io sono un disastro. Tendenzialmente non ci azzecco mai. O la riempio con un sacco di roba che poi non uso. Oppure ne metto troppo poca e non metto proprio quella cosa che mi sarebbe necessaria. Oppure la roba che porto in viaggio mi si rompe miseramente lasciandomi “in braghe di tela” o forse dovrei dire “con le braghe bucate”…e non è una battuta.

Indimenticabile in questo senso è stato il viaggio negli Stati Uniti. Per prima cosa il mio bagaglio era davvero troppo scarno. In sostanza avevo tre pantaloni, che per 22 giorni forse erano un po’ pochini. Mi sono cullata nell’idea di poter fare la tipica americana che lava i pantaloni alla lavanderia a gettoni, ma i nostri ritmi erano davvero troppo serrati per permetterci cotanta perdita di tempo. In secondo luogo non ho portato una cosa che per me è fondamentale e sulla quale ho deciso che non transigerò mai più: l’asciugacapelli. Anche in Danimarca ci sono ricascata ma, lo giuro, non succederà più. Vi dico soltanto che tentare, alle dieci e mezza di sera e con il mio inglese più che precario, di spiegare ad un massiccio portiere di colore che  avevo bisogno dell’asciugacapelli è stato alquanto difficoltoso. I miei amici ancora ridono se ripensano a me che tento di produrre suoni inarticolati per imitare il rumore del getto d’aria. Ed infine, nel tragitto verso Key West, mentre in macchina mi grattavo placidamente una gamba, uno dei tre pantaloni si è bucato. Lo so…faccio fatica anche io a spiegarmelo ma è andata proprio così.

Anche in cucina è lo stesso. Avere l’”equipaggiamento” giusto è parte della riuscita di una ricetta. Qualche tempo fa vi ho raccontato che la mia prima pasta madre – pasta madre 1 – è deceduta in circostanze tragiche per annegamento e che, in seguito, ho adottato pasta madre 2. Ebbene, dopo quella triste vicenda, mi è presa la paura per la salute di pasta madre 2. Temo che non sia pienamente in forma. Questo perché dopo aver preparato pani che, pur essendo perfettamente alveolati al loro interno, erano rimasti un po’ bassini, sono stata colta da un dubbio amletico: ma non funziona la farina o non funziona la pasta madre? Anche perché da un po’ di tempo mi frulla in testa anche l’idea di passare ai licoli, che sembrerebbero essere più efficienti…La questione si presentava annosa. Per risolverla non mi restava che verificare lo stato di salute di pasta madre 2. Insomma, per i miei nuovi viaggi culinari ho bisogno della migliore squadra possibile e devo accertarmi che la mia sia davvero la migliore!….manco fossi l’allenatore della nazionale di calcio alla vigilia degli europei.

Con questo pane semplice mi sono liberata di ogni dubbio: il problema non è la pasta madre. Guardate che splendore questa pagnotta! Non è bellissima? Io la trovo bellissima.

Eccovi quindi la ricetta del pane semplice con pasta madre.

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PANE SEMPLICE CON PASTA MADRE

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INGREDIENTI:

  • 130 g di pasta madre rinfrescata
  • 300 ml di acqua
  • 1 cucchiaino di malto d’orzo (o di zucchero)
  • 250 g di farina
  • 250 g di farina Manitoba
  • 2 cucchiaini di sale

COME SI FA:

  1. Mettete la pasta madre rinfrescata in una ciotola. Aggiungete l’acqua e il malto (o lo zucchero). Mescolate finché a pasta non si sarà completamente sciolta.
  2. Mettete le farine nella planetaria. Aggiungete il composto di acqua e pasta madre. Azionate la planetaria e tenetela in funzione finché l’impasto non si sarà perfettamente incordato.
  3. Mettete l’impasto in una ciotola munita di coperchio. Formate con le mani un panetto ben compatto. Fate lievitare per circa 4 ore. Vi suggerisco di avvolgere la ciotola in tre coperte e di tenerla in un luogo riparato. Questo perché, se la temperatura dell’ambiente è ancora bassa, tenerla nel forno spento non basterebbe. Nel caso in cui la temperatura fosse già alta, potete tenerla nel forno spento.
  4. Terminato il tempo di lievitazione, prendete l’impasto, fategli un giro di pieghe (il procedimento è spiegato qui) e adagiatelo sulla leccarda rivestita di carta da forno. Fate lievitare ancora un’ora nel forno con la luce accesa.
  5. Riprendete l’impasto e incidetelo a croce. Nel frattempo scaldate il forno a 200 gradi. Quando il forno sarà ben caldo, informate la pagnotta e cuocetela per circa 35 minuti. Fatela raffreddare su una gratella.


 

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UN LENTO MA EFFICACE CORTEGGIAMENTO. LA PIZZA AL FORMAGGIO MARCHIGIANA (O CRESCIA DI PASQUA).

pizza-formaggioEd eccoci di nuovo quì con una bella ricetta marchigiana. Prima o poi dovrò postare una bella ricetta pugliese, altrimenti qualcuno potrebbe offendersi…In verità, se consideriamo che sulla mia carta di identità c’è scritto “nata a Milano”, forse dovrei postare anche un qualche risotto o una bella cassoeula. Solo così si avrebbe parità. Per adesso però 2-0 per le Marche, palla al centro.

E quindi, dopo gli arancini di Carnevale, quest’oggi Chiara e Chiaramella proprongono a gran forza, con grandi megafoni e con l’acquolina in bocca, la mitica pizza al formaggio o crescia di Pasqua.

Per onestà intellettuale devo rivelarvi quanto segue. Cari miei lettori (pochi ma fedeli).. io vi voglio tanto bene…desidero ardentemente proporvi ricette che allietino i vostri pranzi e le vostre cene, le vostre colazioni e le vostre merende…ma la verità è che…rullo di tamburi…la pizza al formaggio la faccio perchè a me medesima, di persona personalmente, piace davvero davvero un bel po’. Praticamente la adoro. Ne mangierei a palate, secchiate e ancora di più.

A differenza di quella per gli arancini di Carnevale, questa storia d’amore è nata lentamente. Ho subito un corteggiamento lento, ma evidentemente parecchio efficace. All’inizio, non so perchè, non mi diceva molto. Poi, piano piano, e mangiala oggi e rimangiala domani (ma così…giusto per assaggiare, per non essere scortese), ho preso ad amarla.

Dall’innamoramento alla crisi di astinenza il passo è stato breve. Anche in questo caso, come per gli arancini, è iniziata la ricerca, a tratti affannosa, della giusta ricetta. Senza contare che la pizza al formaggio tradizionale ha la forma del panettone e quindi, per essere fedele alla tradizione, ho dovuto procurami un fantastico stampo ad hoc.

Nel frattempo, non meno impegnativa era la ricerca del forno/panificio che la fa meglio. Su Senigallia non posso ancora pronunciarmi (anche se l’altro giorno ne ho presa una da Cla e Fe e mi è sembrata ottima), ma su Ancona ho idee un tantino più precise. In ufficio da me esistono due scuole di pensiero. Secondo alcuni è meglio quella del Casereccio, più compatta e più aderente alla tradizione, secondo altri è meglio quella di Linea pane, più soffice e con più pezzi di formaggio. Io preferisco leggermente quella di Linea pane perchè non ho il vincolo mentale del “..come la faceva mamma, nonna ecc” e quindi non mi interessa molto che sia un attimo difforme dalla tradizione. Mi piace e stop. Inutile dirvi che, se mi offrono la pizza al formaggio del Casereccio, me la sbrano comunque.

Detto questo, la ricetta di oggi è di una marchigiana doc, mia amica e collega (ve l’ho già detto che le mie colleghe sono tipo la lampada di Aladino…chiedete e vi verrà dato!?!). La ho assaggiata e credo sia quella che dà i risultati migliori. Ho lottato a lungo contro la tentazione di diminuire la dose del lievito di birra che mi è sempre sembrata eccessiva ma non c’è verso. Rassegnatevi: ci vogliono cento grammi di lievito! Ho persino sguinzagliato mia mamma, che si è messa a fare domande alle signore marchigiane dentro un panificio. L’hanno guardata stranite e hanno commentato “Ma certo che ce ne vogliono cento! Se no non si alza!”. Anche perchè quello che stiamo tentando di fare noi è la versione a panettone, stretta e alta e con tutto quel formaggio al suo interno alzarsi è fatica! Perciò, quando starete facendo l’impasto e sarete tentati di eliminare panetti di lievito, fate come Ulisse che non voleva sentire il canto delle sirene: fatevi brutalmente legare a una sedia e fate impastare qualcun altro!

Ultima info: la pizza e buonissima quando è leggermente tiepida e accompagnata da affettati locali in primis ciauscolo, lonza e lonzino.

Auguro a tutti una serenissima Pasqua. Divertitevi tanto e mangiate tanta pizza al formaggio! A presto!

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PIZZA AL FORMAGGIO MARCHIGIANA (O CRESCIA DI PASQUA)

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INGREDIENTI (per uno stampo di 18 per 10 cm):

  • 500 g di farina
  • 4 uova
  • 100 g di parmigiano grattugiato
  • 100 g di pecorino grattugiato
  • 250 g di pecorino marchiagiano fresco
  • 100 g di lievito di birra
  • 1 bicchiere di olio evo
  • 1 bicchiere di acqua
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 pizzico di zucchero

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COME SI FA:

  1. Sciogliete il lievito di birra in una ciotola con un bicchiere di acqua leggermente zuccherata. Mettete nella planetaria 250 g di farina, il sale e il bicchiere di olio. Aggiungete l’acqua con il lievito e impastate. Mettete l’impasto in una ciotola coperta con pellicola e lasciate riposare per circa un’ora o comunque finché l’impasto non sarà raddoppiato di volume.
  2. Tagliate a cubetti abbastanza grossi  il pecorino fresco.
  3. Rimettete l’impasto nella planetaria e aggiungete il parmigiano grattugiato, il pecorino grattugiato e la restante farina. Iniziate ad impastare. Aggiungete le uova una per volta. Aggiungete infine il pecorino facendo girare lentamente la planetaria, giusto per inserirli nell’impasto senza farli rompere. Se come planetaria usate il Bimby vi suggerisco di aggiungere a mano i cubetti di formaggio per evitare che le lame li rompano. Mettere l’impasto in una ciotola coperta da pellicola e fate lievitare nuovamente fino al raddoppio.
  4. Imburrate lo stampo da panettone. Riprendete l’impasto e mettetelo nello stampo per una terza lievitazione. Lasciate lievitare fino al raddoppio. Mettete un foglio di carta di alluminio sulla placca del forno perchè qualche pezzo di formaggio potrebbe sciogliersi e scivolare giù. Riscaldate il forno a 180 g e cuocete la pizza al formaggio per 50 minuti.

L’INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL’ESSERE..PAGNOTTE RUSTICHE ALLE NOCI.

pagnotte-noci“Vivere con leggerezza, arrivare alle cose senza pesi sul cuore. Essere disinvolti, veloci, delicati. Liberi ma non superficiali. Leggerezza come capacità di fluttuare, senza carichi, contrapposta alla pesantezza, quella sensazione di fastidio che invece tira verso il basso, fa affondare, opprime, stringendo in una morsa sempre più stretta. Sarebbe bello riuscire ad essere semplici e profondi. Lievi nel modo di essere.”

                                     Brunella Gasperini per Psicologia 24

Vi ricordate il romanzo di Milan Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”? Beh…in effetti credo sia un po’ vecchiotto. Vado un attimo su  Wikipedia….mmm…è del 1984. Caspita! Pensavo fosse almeno degli anni ’90! Comunque se ve lo ricordate, ottimo. Se non ve lo ricordate, vi dico in due parole che, al di là della precisa trama del romanzo, l’autore ritiene (sempre secondo quello che sinteticamente ci dice Wikipedia) che l’esistenza e le scelte che ognuno compie nella breve o lunga durata sono del tutto irrilevanti, e in ciò risiede la loro leggerezza. Il contrasto tra questa sfuggente evanescenza della vita, e viceversa, la necessità umana di rintracciare in essa un significato, si risolve in un paradosso insostenibile.

Ebbene. Detto questo, faccio un passo indietro. Così capite dove voglio arrivare. Dovete sapere che purtroppo io sono una tipa abbastanza umorale, nel senso che ho i periodi in cui sono – per dirla con una nota citazione – tre metri sopra il cielo, e altri in cui sono tre metri sotto terra.

Quando sono giù di morale, mi capita spesso di desiderare di essere diversa da come sono. In quei momenti mi sento sopraffatta dai pensieri, dai ricordi del passato, dalla paura del futuro, dal timore di fare le scelte sbagliate, dal giudizio delle persone che mi circondano. Mi sento davvero come se fisicamente portassi sulle spalle un peso, il peso dei miei anni (che onestamente non sono ancora così tanti da farmi sentire appesantita) e delle esperienze dolorose che ho vissuto.

pagnotte-nociE’ in uno di quei momenti che mi è venuto in mente il libro di Kundera. E ho pensato “Altro che leggerezza dell’essere!”. Il mio essere è così pesante da essere davvero insostenibile! Insomma: a volte, al contrario dei protagonisti del libro, i quali cercano di dare un senso alle proprie vite, io vorrei smettere di cercare questo senso, vorrei smettere di pensare minuziosamente alle scelte per il futuro o di rimuginare sugli eventi del passato, vorrei smettere di non essere sempre me stessa per tenere in considerazione il giudizio di chi mi circonda.

Vorrei essere leggera. Proprio come una foglia al vento, lasciarmi guidare, seguire la corrente e vivere la vita così, come viene, libera dal passato, dal futuro, da quelle persone brave sostanto a criticare e tirare fuori negatività. Quanto invidio le persone capaci di essere leggere! Anche perchè mi sa che la vita scorre per tutti quanti, con l’unica differenza che alcuni sfrecciano su di essa come dei surfisti, con il vento in faccia e la testa vuota da pensieri, e altri sono lì a cercare ogni volta di uscire dalle sabbie mobili e si arrovellano in un coacervo confuso di pensieri (espressione che ha fatto morire dal ridere un mio caro amico ma che qui ci sta tutta e la uso con una certa serietà).

Se i miei concetti vi sembrano un po’ confusi, vi segnalo un articolo di un sito di psicologia che curiosamente una mia amica ha postato su fb proprio negli stessi giorni in cui riflettevo su queste cose e che sostanzialmente parla di questo argomento in maniera un pochino più ordinata (se vi va di leggerlo eccovi il link: la-sostenibile-leggerezza-dell’essere )

Ma, come al solito, vi starete chiedendo: e che diamine c’entrano le pagnottelle alle noci (peraltro casualmente fotografate in un’atmosfera crepuscolare che col tema di questo post ci sta tutta)? Ma come? E’ facile! E’ risaputo che le noci contengono i grassi buoni e fanno bene al cuore! E, poiché prima che la scienza ci chiarisse ogni dubbio in merito al fatto che è il cervello e non il cuore a guidare l’intelletto e l’emotività tutti pensavano che l’anima risiedesse nel cuore, ciò significa che forse, se ci prenderemo cura del nostro cuore – anche con delle buonissime e sanissime pagnottelle alle noci -, magari troveremo l’equilibrio che desideriamo. Io voglio essere più leggera, voi magari volete essere più pesanti. Chi può dire cosa è giusto? Per ognuno l’equilibrio è un concetto diverso.

Se proprio la mia ricostruzione vi sembra un tantino stiracchiata, leggete l’articolo di cui sopra e vedetela così: “La scienza ha dimostrato che dolore emotivo e fisico coinvologono le stesse aree cerebrali, sono sofferenze diverse ma connesse in modo intrigato. E’ così che a volte appesantiamo il nostro muscolo cardiaco oppure ci ammaliamo in altri modi”.

Ad ogni modo sono sicura che, in qualunque modo la vogliate intendere, le noci vi faranno comunque tanto bene. E anche se non risolveranno le mie e le vostre pippe mentali, perlomento avremo avuto un momento di pausa. Perchè quando si addenta una pagnotta così, la mente può essere impegnata solo in quello! E allora buona degustazione a tutti!

P.S.: dimenticavo…la ricetta è del bravissimo Riccardo Astolfi.

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PAGNOTTE RUSTICHE ALLE NOCI

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INGREDIENTI:

  • 150 g di pasta madre rinfrescata
  • 300 g di farina di farro integrale
  • 100 g di farina 0
  • 100 g di farina manitoba
  • 100 g di noci sgusciate
  • 2 cucchiaini di sale

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COME SI FA:

  1. Tritate grossolanamente le noci.
  2. Sciogliete la pasta madre nell’acqua. Versate in una planetaria. Altrimenti continuate a lavorare nella ciotola. Aggiungete la farina e iniziate a impastare.
  3. Aggiungete il sale e continuate a lavorare l’impasto fino ad ottenere una consistenza liscia e omogenea. Aggiungete le noci e impastate facendole penetrare nell’impasto.
  4. Fate lievitare per 4-5- ore in una ciotola coperta finchè non sarà raddoppiato di volume.
  5. Riprendete l’impasto e, aiutandovi con le pieghe circolari, formate 3 pagnotte.
  6. Disponete le pagnotte in una teglia rivestita di carta da forno e fate lievitare per altre 2 ore.
  7. Scaldate il forno a 250 gradi, spolverate le pagnotte con un po’ di farina, incidetele con un taglio a triangolo e cuocete per 25 – 30 minuti circa (i primi 10 minuti a 250 gradi, i successivi a 200 gradi).

 * Le pieghe circolari si fanno così: si rovescia l’impasto sul tagliere infarinato. Dopo averlo leggermente appiattito formando un cerchio, si prende un punto della circonferenza con le mani, si allunga il lembo di impasto verso l’esterno e lo si richiude portandolo al centro. Poi si prende l’angolo formato alla destra e si procede nello stesso mdodo, compiendo un paio di giri in senso antiorario. Terminata l’operazione si capovolge la palla ottenuta, facendola riposare qualche minuto prima di procede alla formatura dei pani.

LO SPIRITO DEL NATALE PASSATO…IL PANE DI ALTAMURA.

pane-altamuraVe lo ricordate “A Christmas Carol”? Il racconto di Dickens? Quello che, ogni Natale, ci viene riproposto in varie forme come un classico imprescindibile? Quello in cui c’è il vecchio e cattivo Ebenezer Scrooge che viene visitato dallo Spirito del Natale Passato, dallo Spirito del Natale Presente e dallo Spirito del Natale Futuro e grazie a queste visioni rinsavisce e torna ad essere buono?

Ebbene: oggi è venuto a trovarmi lo Spirito del Natale Passato…

Anni fa, quando ero ragazzina, il mio Natale iniziava almeno una settimana prima del 25 dicembre. Ogni giorno ci fermavamo a pranzo da mia zia, la sorella di mamma. Pranzavamo tutti insieme: i miei genitori, i miei zii, i nonni, i miei tre cugini e io. Già quei pranzi erano divertenti, erano il preludio dei giorni di festa veri e propri. Il pranzo si concludeva immancabilmente con i dolci di Natale (cartellate e dolci di mandorle), che mia zia iniziava a preparare in quantità industriale già verso il dieci del mese. Mentre gli uomini dopo pranzo andavano a riposare, noi donne ci fermavamo a chiacchierare, ridendo e parlando del più e del meno….in verità facevamo anche un po’ di innocuo “gossip”.

Il giorno della Vigilia, a pranzo, mangiavamo così come richiedeva la tradizione: cime di rape stufate, calzone (una torta salata ripena di sponsali – una specie di cipollotti – olive nere e acciughe), panzerotti fritti ripieni con pomodoro e mozzarella. L’obiettivo, secondo la tradizione, doveva essere rimanere leggeri ma, in effetti, già da allora qualcosa non mi tornava…Forse avevamo capito male…visto che fino a sera le cipolle del calzone stazionavano serenamente nel mio stomaco senza accennare minimamente a volere scendere. Senza contare che anche in questo caso il pranzo si concludeva coi dolci di cui sopra.

Ma eccoci giungere, sprezzanti del pericolo, alla cena della Vigilia: mafalde (che da noi si chiamano lagane) con sugo di baccalà. Per la precisione il sugo viene fatto mettendo nella passata di pomodoro dei pezzi di baccalà preventivamente fritti. Per secondo baccalà fritto e baccalà in umido. Dessert…indovinate? I dolci di cui sopra. Insomma non si può dire che faccessimo una Vigilia all’insegna dell’austerità.

pane-altamuraOvviamente con il sugo di baccalà non poteva mancare la “scarpetta”…e la scarpetta come si fa? Ovviamente con il pane di Altamura. Ovviamente con quello che mia zia comprava quando accompagnava mia nonna a trovare suo fratello Nino. Ovviamente comprandolo dal forno più storico della città. Ne comprava almeno 6 o 7 panetti da mezzo chilo perchè in parte lo regalava e in parte doveva durare per tutte le feste.

E’ noto, infatti, che il pane di Altamura è fatto in modo tale da dover durare nel tempo. Ha molta mollica perché la mollica mantiene l’umidità e l’umidità evita che si secchi facendolo durare per tutto il tempo in cui i contadini stavano, fuori città, nei campi e non potevano procurarsi del pane fresco.

Questo pane mi ricorda l’infanzia, mi ricorda la Puglia, mi ricorda le origini. Molte cose sono cambiate da allora…non sempre in meglio…ma nessuno potrà togliermi la forza dei ricordi…ogni volta che deciderò di preparare questo pane.

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PANE DI ALTAMURA

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INGREDIENTI:

Per una pagnotta:

  • 150 g di pasta madre rinfrescata
  • 500 g di semola di grano duro
  • 300 ml di acqua
  • 2 cucchiaini di sale
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COME SI FA

  1. Sciogliete la pasta madre nell’acqua, aggiungete la semola e cominciate a impastare. Poco dopo, aggiungete anche il sale e continuate a lavorare l’impasto finché non risulterà ben elastico, idratato e omogeneo.
  2. Fate riposare per 5-6 ore a temperatura ambiente in una ciotola coperta.
  3. Trascorso questo tempo, lavorate di nuovo l’impasto su un tagliere infarinato, facendo delle pieghe circolari, andando a formare una pagnotta rotonda, che ripiegherete poi su se stessa sollevandone una estremità e portandola al centro.
  4. Trasferite la pagnotta su una teglia rivestita con carta da forno e copritela. fate riposare in questo modo ancora 2 ore.
  5. Infornate nel forno già caldo a 250 gradi per 15 minuti. Poi abbassate la temperatura a 200 gradi e continuate la cottura per altri 30- 35 minuti.

LA COLAZIONE DELLA DOMENICA ANCHE QUANDO E’ LUNEDI’. PANE AL CACAO E PERE.

pane-pere-cacaoPer me la colazione è un vero rito. Oltre che un rito di piacere, è un rito di vera e propria sopravvivenza. Chi mi vuole bene lo sa. Prima di essermi seduta a tavola e prima di aver sorseggiato almeno mezza tazza di caffellatte, il mio cervello è totalmente e inesorabilmente chiuso. Chi si azzarda a rivolgermi la parola in quel momento riceverà sempre la stessa richiesta “…puoi parlare un po’ più piano per favore?”. Per non parlare poi dei tentativi assolutamente infruttuosi di sottopormi problematiche pratiche di qualsivoglia genere.

Tutto questo accade ogni giorno senza distinzioni di sorta. La colazione per me resta sempre un rito necessario e piacevole…quando mi alzo tutti i giorni per andare al lavoro, quando posso concedermi di dormire un po’ di più la domenica, quando devo svegliarmi all’alba per partire per un viaggio.

E’ evidente, quindi, che anche il cibo deve essere adeguato all’importanza del momento. Per questo, pur non concedendomi spesso delle colazioni particolari (per motivi di tempo, linea ecc ecc), – di solito bevo mezza tazza di caffellate con 4 biscotti – mi piace moltissimo impegnarmi in preparazioni tali da rendere un po’ più particolare il primo pasto della giornata.

pane-pere-cacaoA questo punto è facile pensare ad una miriade di brioches, pandolci, torte, plumcake. Soltanto che queste preparazioni di solito vengono gustate la domenica, quando non si deve correre di quà e di là e si ha la tranquillità necessaria per poter assaporare con calma preparazioni un po’ più elaborate e anche un po’ più pesantucce per lo stomaco.

Quest’oggi però mi piacerebbe provare a sovvertire questa “regola”. Proviamo cioè a preparare una colazione che abbia la leggerezza della colazione del lunedì, ma anche la gioiosità della colazione della domenica.

E provo a farlo proponendo un pane al cacao e pere che, pur avendo gli ingredienti confortanti della colazione domenicale, possiede altresì la leggerezza e la “velocità” della colazione di tutti i giorni. La ricetta è tratta dal libro di Riccardo Astolfi “Pasta madre”, che è un libro veramente eccezionale, che mi ha fornito moltissime informazioni utili in tema di lievitati e di lievito madre.

Il pane al cacao e pere non è molto pesante e non è molto dolce. Eppure, con il suo leggero sentore di cacao e la morbidezza delle pere, ci fa sentire ugualmente coccolati e avvolti in un caldo abbraccio. Ovviamente i palati meno delicati (mi viene in mente qualcuno che conosco) possono anche decidere di rendere questo pane un pochino più “strong” con l’aggiunta di un cucchiao di confettura, magari ai frutti di bosco. Mmmm…che bontà. E allora non mi resta che augurarvi buona colazione.

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PANE AL CACAO E PERE

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INGREDIENTI PER UNA PAGNOTTA

  • 120 g di pasta madre rinfrescata (o 25 grammi di lievito di birra)
  • 250 g di farina 0
  • 125 ml di acqua
  • 150 g di pere a pezzetti
  • 25 g di cacao
  • 50 g di zucchero di canna

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COME SI FA:

  1. In una ciotola sciogliete la pasta madre nell’acqua. Aggiungete lo zucchero e cominciate a mescolare. Se avete una planetaria versatevi dentro il composto. Altrimenti continuate a lavorare nella ciotola. Aggiungete la farina e il cacao.
  2. Iniziate a impastare (o avviate la planetaria) e continuate finchè l’impasto non sarà diventato liscio e omogeneo.
  3. Trasferite l’impasto in una ciotola e aggiungete le pere a pezzetti cercando di farle penetrare nell’impasto. Fate lievitare per 5-6 ore, finchè il vostro impasto non sarà raddoppiato di volume.
  4. Trasferite  la pagnotta su un tagliere infarinato e fate un giro di pieghe circolare*. Fomate quindi una pagnotta.Mettetela a riposare per altre 2 ore su una teglia rivestita di carta da forno, comprendo con un canovaccio infarinato.
  5. Accendete il forno a 250 gradi e infornate, dopo aver praticato una incisione a croce sulla superficie della pagnotta. Cuocete per 15 minuti a 250 gradi, poi abbassate la temperatura a 200 gradi e proseguite la cottura per altri 45 minuti.

* Le pieghe circolari si fanno così:si rovescia l’impasto sul tagliere infarinato. Dopo averlo leggermente appiattito formando un cerchio, si prende un punto della circonferenza con le mani, si allunga il lembo di impasto verso l’esterno e lo si richiude portandolo al centro. Poi si prende l’angolo formato alla destra e si procede nello stesso mdodo, compiendo un paio di giri in senso antiorario. Terminata l’operazione si capovolge la palla ottenuta, facendola riposare qualche minuto prima di procede alla formatura dei pani.