I TIPI PIGRI E MOWGLI ECCEZIONALMENTE INSIEME. PAN BRIOCHE (DI SABRINE D’AUBERGINE) CON PASTA MADRE

Pan-brioche-pasta-madreEccoci giunti alla terza puntata della rubrica semiseria “Tutto il bello di Milano. Il cibo e molto altro…”.

Qualche settimana fa, sbirciando distrattamente facebook e in particolare la pagina di Sabrine D’Aubergine, ho appreso che, in occasione della photoweek in programma qui a Milano, presso la Cioccolateria Zaini, era stato organizzato un incontro con Sabrine sul tema “Come la fotografia è diventata la voce delle mie storie di cucina”. L’evento era gratuito ma a numero rigorosamente ristretto fino ad esaurimento posti. E allora mi ci sono fiondata! Anche perché era proprio nei pressi del mio ufficio! Non potevo farmi scappare un’occasione del genere! Fortuna ha voluto che ci fossero posti ancora disponibili e quindi, in un assolato pomeriggio di giugno, eccomi pronta a conoscere una delle mie foodblogger e autrici preferite.

Per chi non lo sapesse Sabrine ha creato il bellissimo blog Fragole a Merenda e ha pubblicato, con la casa editrice Guido Tommasi, due stupendi volumi: Fragole a Merenda e Finalmente Natale. La particolarità di Sabrine sta nel fatto che, oltre a proporre belle ricette, le accompagna con racconti di rara poesia. La cucina diventa un posto privilegiato per osservare tutto quanto accade intorno e per descriverlo con occhi che sanno cogliere il lato ironico della vita e il bello delle persone. Inutile dire quanto io ammiri ed invidii (bonariamente) questa sua capacità.

Pan-brioche-pasta-madreMa torniamo a noi. La Cioccolateria era davvero una piccola bomboniera, raccolta e d’atmosfera. L’ideale per una chiacchierata tra amici. E così è stato. Intorno ad una tavola imbandita per la merenda c’eravamo all’incirca dieci persone più Sabrine e il suo editore. Abbiamo chiacchierato di fotografia, della nascita del blog, e della pubblicazione dei suoi libri. Abbiamo potuto presentarci e chiedere anche una dedica sui nostri volumi e alla fine abbiamo gustato una piacevolissima merenda a base di frutta, cioccolato, tartellette dolci, crostini e spumante.

sabrine-d'aubergineChe dire! Davvero una bellissima esperienza! Tornata a casa ho voluto in qualche modo farle un omaggio, sia pur virtuale, per la bella serata trascorsa. E così ho scelto una delle sue ricette, quella del “Pan brioche per tipi pigli” che si trova su Fragole a Merenda. Si tratta di una ricetta per chi non ha molta voglia di impastare e non ha problemi ad aspettare. Poi ho pensato di modificarla leggermente utilizzando la pasta madre al posto del lievito di birra. E direi che così ho chiuso un po’ il cerchio perché guarda caso ultimamente Sabrine si sta cimentando con la pasta madre, alla quale ha dato simpaticamente il nome di Mowgli (andate a leggere il perché in questo post). E allora eccovi la ricetta di questo fantastico Pan brioche per tipi pigri (special guest Mowgli). 🙂

Pan-brioche-pasta-madre

PAN BRIOCHE (DI SABRINE D’AUBERGINE) CON PASTA MADRE

…………………………

INGREDIENTI:

  • 100 g di pasta madre rinfrescata
  • 400 g di farina Manitoba
  • 180 ml di latte
  • 50 g di burro
  • 60 g di zucchero
  • 1 pizzico di sale fino
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di succo di limone appena spremuto
  • 1 cucchiaino di uovo (preso dal totale)
  • 2 cucchiaini di latte
  • semi di papavero

…………………………

COME SI FA:

  1. Mettete la farina in una ciotola capiente o in una planetaria, mescolate bene e fate un incavo al centro.
  2. Scaldate il latte, scioglietevi il burro, lo zucchero e il sale. Lasciate intiepidire. Aggiungete la pasta madre e mescolate.
  3. Nel frattempo rompete le uova in una ciotola a parte, sbattetele leggermente e prelevatene 1 cucchiaino che servirà per la finitura della brioche. Aggiungete il limone e montate con una frusta elettrica finché il composto non diventa bello schiumoso.
  4. Unite le uova al latte e rovesciate tutto nella ciotola della farina. Impastate per qualche minuto. Sigillate la ciotola e mettete a lievitare in un luogo riparato per 6 ore comunque finché non sarà raddoppiato di volume. Il mio, per la verità, ha lievitato dalle sette di sera alle otto della mattina successiva ed aveva sollevato il coperchio del suo contenitore. Perciò non formalizzatevi sulle ore di lievitazione, vedete un po’ voi.
  5. Rivestite di carta da forno uno stampo da cake. Quando l’impasto sarà pronto, rovesciatelo sul piano da lavoro senza schiacciarlo troppo, dividetelo in tre parti e ricavatene altrettante palle, che disporrete affiancate strettamente nello stampo. Fate lievitare ancora per un’ora nel forno con la luce accesa.
  6. Quando il livello dell’impasto avrà superato di circa tre dita il bordo dello stampo, tiratelo fuori dal forno, spennellate con il composto di uovo e latte e guarnite con i semi di papavero.
  7. Accendete quindi il forno a 220 gradi, fate riscaldare per bene e infornate per 20 minuti. Estraete dal forno la brioche e rimettetela a cuocere direttamente sulla griglia per altri 10 minuti.

Salva

UNA MATTINA PER CASO…PANE DI GRANO SARACENO E YOGURT

Pane-grano-saraceno-yogurtQuesto pane proprio non era in programma. Avevo deciso che quel week end non avrei cucinato. Era in programma un pranzo fuori e volevo godermi una bella giornata all’aria aperta.

Ma poi quella mattina mi sono svegliata…e la sera prima avevo rinfrescato la pasta madre perchè era davvero troppo che non lo facevo…e allora ho pensato che se impastavo una bella pagnotta, visti i tempi lunghi del lievito madre, avrei potuto tranquillamente infornarla al pomeriggio o alla sera…e allora, mumble mumble, mi sono messa a cercare una ricetta…e contemporaneamente ho pensato che, proprio come la settimana scorsa, dovevo svuotare la dispensa.

Alla fine di tutto questo lavorio mentale, eccomi quindi a impastare questo pane di grano saraceno allo yogurt. Ottimo per chi vuole ridurre le quantità di glutine nei propri pasti, è adattissimo alla colazione, cosparso con un velo di marmellata, e anche per accompagnare formaggi delicati o comunque pietanze non troppo saporite. Non lo vedo molto bene con dei salumi troppo corposi. Io l’ho provato con della finocchiona toscana e mi è sembrato che i sapori di entrambi andassero in conflitto. Ma naturalmente i miei sono solo suggerimenti. A tavola è solo il gusto personale a guidarci e quindi ognuno può fare come crede.

Pane-grano-saraceno-yogurtPer concludere, volevo solo dirvi due parole. I fedeli amici di questo blog hanno notato che i miei ultimi post sono un pochino più “veloci” del solito e che non sto raccontando molto della mia nuova vita in quel di Monza. Qualcuno mi ha anche detto che il blog è un po’ la cartina di tornasole del mio umore e che è un modo per sapere come sto.

Questa cosa la trovo molto carina e per questo in futuro cercherò di essere un pochino più presente e raccontare qualche sensazione in più. In fondo questo blog è nato come un tavolo virtuale intorno al quale sgrannocchiare qualcosa e chiacchierare della vita. E così continuerò a fare, insieme a chi avrà voglia di farlo insieme a me.

Per il momento vi saluto ed ecco la ricetta del pane di grano saraceno e yogurt.

Pane-grano-saraceno-yogurt

PANE DI GRANO SARACENO E YOGURT

…………………………

INGREDIENTI:

  • 100 g di pasta madre rinfrescata (o 25 g di lievito di birra)
  • 270 ml di latte tiepido
  • 280 g di farina di grano saraceno
  • 100 g di farina 0
  • 120 g di farina integrale
  • 1 cucchiaino di sale
  • 120 g di yogurt
  • farina per impastare

COME SI FA:

  1. Togliete lo yogurt dal frigo e fategli raggiungere la temperatura ambiente.
  2. Intiepidite il latte sul fuoco o nel microonde. E’ importante che sia tiepido e non caldo per non danneggiare la pasta madre.
  3. Mettete la pasta madre rinfrescata in una ciotola. Aggiungete il latte. Mescolate finché a pasta non si sarà completamente sciolta.
  4. Mettete le farine nella planetaria. Aggiungete il sale e mescolate. Aggiungete il composto di latte e pasta madre. Aggiungete infine lo yogurt. Azionate la planetaria e tenetela in funzione finché l’impasto non si sarà perfettamente incordato. Ci vorranno circa 10 minuti.
  5. Mettete l’impasto in una ciotola munita di coperchio. Formate con le mani un panetto ben compatto. Fate lievitare per circa 6 ore (2 ore se state usando il lievito di birra). Vi suggerisco di avvolgere la ciotola in una copeta e di tenerla in un luogo riparato.
  6. Terminato il tempo di lievitazione, infarinatevi bene le mani e riprendete l’impasto, fategli un giro di pieghe (il procedimento è spiegato qui) e adagiatelo sulla leccarda rivestita di carta da forno. Fate lievitare ancora un’ora nel forno con la luce accesa.
  7. Riprendete l’impasto e incidetelo a croce. Nel frattempo scaldate il forno a 205 gradi. Quando il forno sarà ben caldo, informate la pagnotta sul piano centrale e cuocetela per circa 30 minuti. Poi aprite il forno, spostate la leccarda più in alto e lasciate che la superficie del pane si dori per altri 10 minuti. Tenete sempre il pane sott’occhio perché i tempi cambiano da forno a forno e il pane potrebbe bruciarsi. Fatela raffreddare la vostra pagnotta su una gratella. 

Salva

PROVARE, PROVARE E RIPROVARE. FILONE CON QUINOA SOFFIATA E SEMI DI PAPAVERO

filone-quinoa-soffiata-e-semi-di-papaveroLa prima volta che ho fatto questo pane ero in pieno periodo “Pasta madre tutta la vita”. Non che adesso quel periodo sia passato. Continuo ad utilizzare la pasta madre con grande piacere e buoni risultati. Ma quella volta davvero sfornavo pane a tutte le ore. Vista questa passione, ho iniziato a cercare dei testi che potessero arricchire le mie conoscenze.

Mi sono, quindi, imbattuta nel fantastico libro di Riccardo Astolfi “Pasta Madre”. Dico fantastico perchè per me ha rappresentato l’ingresso a pieno titolo nel mondo della pasta madre. il libro, infatti, oltre a contenere tutta una serie di ricette davvero particolari e fantasiose, fornisce le nozioni base per il corretto utilizzo della pasta madre. Ormai Riccardo Astolfi è un vero esperto del mondo della panificazione. Oltre ad aver pubblicato il libr “Pasta Madre”, ha anche creato un blog e una comunità di “spacciatori” di pasta madre. Poi ha aperto anche una panetteria a Bologna.

Fatto sta che ho iniziato a provare buona parte delle ricette di Riccardo, tra cui anche questo pane con quinoa soffiata e semi di papavero. Me ne sono innamorata subito. Ha un consistenza così rustica e un sapore così piacevolmente aromatico che mi sono entrati subito nel cuore. La prima volta che l’ho fatto, questo blog non esisteva. Quindi niente foto, niente post, me lo sono pappato io e stop.

La seconda volta, ovviamente, smaniavo dalla voglia di postare la ricetta. Peccato che non ero ancora molto esperta con le pieghe laterali, con la conseguenza che il pane mi si è aperto sotto, con un effetto estetico non proprio bellissimo. Disperazione, incavolamenti varii e post annullato.

Non contenta, ci ho riprovato prima di iniziare il trasloco.  Questa volta il pane è venuto bene ma le foto erano una schifezza. Perchè, dovete sapere, io amo molto cucinare il pane e i biscotti ma fotografarli è una vera agonia. Non so mai come allestire un minimo set, ho sempre paura di essere troppo minimale, poi finisco per inserirci roba che non serve a nulla col risultato che alla fine mi innervosisco e le foto mi vengono male. Ecco perchè a marzo per una settimana ho dovuto saltare il post. Cosa che, come potete immaginare, mi ha fatto parecchio innervosire visto che per me postare ricette è un esercizio spirituale che va fatto con costanza.

filone-quinoa-soffiata-e-semi-di-papaveroMa non mi sono data pervinta. Questo pane andava fatto e postato. Perchè è troppo buono. E il mondo, senza questo pane, è sicuramente un posto peggiore. E io devo assolurtamente contribuire alla divulgazione di questa ricetta. Questa volta ho lavorato con calma, mi sono presa il mio tempo e alla fine le foto sono venute discrete. O quanto meno in grado di rendere la rusticità e la piacevolezza di questo pane. Ho apportato una piccola modifica. Invece di usare la farina 0, come consiglia Riccardo, ho usato farina 2 macinata a pietra e farina Manitoba. Anche in questo modo, il risultato è stato ottimo.

Alla fine è proprio vero che repetita iuvant. Ripetere più volte questo pane e le sue foto mi ha certamente garantito un risultato migliore. Peccato che noi foodblogger dobbiamo provare sempre cose nuove e difficilmente ripetiamo più volte la stessa ricetta. Ma, chi lo sa, forse inaugurerò una nuova rubrica in cui ogni tanto mi cimento in vecchie ricette già postate per vedere se si possono migliorare ulteriormente. Vedremo…

Intanto sul concetto del “provare, provare e riprovare…”, mi è tornata in mente la divertente scena del film “Non ci resta che piangere”…Che dite? Ce la riguardiamo insieme? Eccovi il link. Ed eccovi anche la ricetta del pane…

filone-quinoa-soffiata-e-semi-di-papavero

FILONE CON QUINOA SOFFIATA E SEMI DI PAPAVERO

…………………………

INGREDIENTI (per 1 filone):

  • 150 g di pasta madre rinfescata (o 75 g di lievito di birra)
  • 250 g di acqua
  • 1 cucchiaino di malto d’orzo
  • 250 g di farina 1 macinata a pietra 
  • 250 g di farina Manitoba
  • 2 cucchiaini di sale
  • 100 g di quinoa soffiata
  • 50 g di semi di papavero

…………………………

COME SI FA:

  1. Sciogliete la pasta madre nell’acqua insieme al malto d’orzo.Se usate il lievito di birra dovrete dimezzare il tempo di lievitazione. Se non avete la quinoa soffiata, potete prepararla adesso facendo tostare in padella dei normali semi di quinoa per circa 10 minuti. Fate raffreddare.
  2. Mettete nella planetaria le farine e il sale. Mescolate, poi aggiungete l’acqua e il lievito. Iniziate a impastare.
  3. Aggiungete la quinoa e i semi di papavero e continuate a impastare fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Lasciatelo quindi lievitare in un posto caldo e asciutto (come sempre io ho avvolto la ciotola in una coperta di lana) per 5-6 ore.
  4. Riprendete l’impasto, fate un giro di pieghe* e formate il vostro filone. Fatelo riposare sulla leccarda rivestita di carta da forno, coperto con un canovaccio, nel forno alla temperatura di 40 gradi per altre 2 ore.
  5. Accendete il forno e portatelo alla temperatura i 230 gradi. Cuocete il pane per 10 minuti, poi abbassate la temperatura a 200 e continuate la cottura per altri 30 minuti.

*Questa volta, dovendo preparare un filone, ho preferito fare la piegatura laterale. Si fa così. Rovesciate l’impasto sul tagliere infarinato. Dopo averlo leggermente appiattito e aver formato un rettangolo, piegato unlato sull’altro sovrapponendolo per 2/3 all’impasto. Prendete l’altro lato e sovrapponetelo al primo. Ruotate l’impasto a 90 gradi verso destra e ripetete la procedura. Fate riposare qualche minuto. Procedete poi a dare la forma che preferite.

 

UNA PASQUA ALTERNATIVA ANCHE A TAVOLA. TORTA BRIOSCIATA CON NOCI E CAFFE’

torta-briosciata-noci-caffèDevo essere sincera. Per il post di oggi non avevo pensato di suggerirvi questo dolce. Poi però mi sono ricordata che domenica è Pasqua. Cioé non è che non mi ricordavo di Pasqua (capirai…non vedo l’ora di avere qualche giorno di riposo). E’ che non mi sono resa conto che questo post è proprio quello della settimana santa. E io non ho fatto un piano editoriale per Pasqua. E così, mentre tutte le foodblogger infornavano volatili di vario genere (con le mandorle, con il glutine, senza glutine, col cioccolato e chi più ne ha più ne metta), io infornavo un pane.

E però, ormai lo sapete, come sono bravissima a sottopormi al pubblico ludibrio, sono pure bravissima ad autoassolvermi con estrema scioltezza. E stavolta il motivo della mia scarsa/assente programmazione ce l’ho bello caldo a portata di mano. Il trasloco. E’ lui. E’ colpa sua. Come avrei potuto, me tapina, pensare alla Pasqua tra scatoloni aperti e vestiti in giro alla rinfusa? Come avrei potuto programmare ricette pasquali quando, dopo il lavoro, riuscivo solo a buttarmi sul letto “a quattro di spade”? E su! Siate comprensivi!

In compenso però, improvvisando quà e là, oltre al pane, ho infornato questo stupendo dolce che ho visto su Sale&Pepe e che oggi vi propongo con tanto di faccia tosta. Che fosse stupendo non lo sapevo da prima. Anzi, avevo non poche perplessità. Poi però è stata una autentica rivelazione. In un eccesso di egoismo culinario, a casa mi è stato categoricamente impedito di portarne i resti in ufficio. Il che la dice lunga…

torta-briosciata-noci-caffèLa particolarità è che non è un dolce molto dolce (scusate il gioco di parole) in quanto lo zucchero non è molto ed è per giunta bilanciato dalle noci e dal caffé. Pensando alla Pasqua e alla colomba pasquale mi è venuto in mente che anche la colomba non è un dolce molto dolce. Inoltre, visto che questo dolce ha qualche problema di identità, può essere mangiato senza che si ribelli sia dopo pranzo il giorno di Pasqua che a colazione per un eventuale brunch di Pasquetta.

E allora perchè non provare qualcosa di alternativo sia pure nel solco della tradizione? Del resto quast’anno la mia Pasqua, pur essenso la stessa nelle modalità e con le stesse persone, sarà diversa come “contesto” in quanto tutto il contorno è mutato. In un contesto diverso ci sta pure che vi propongo un dolce diverso.

E allora non mi resta che scrivervi la ricetta e invitarvi ad osare e a trascorrere una serenissima Pasqua e una divertentissima Pasquetta.

torta-briosciata-noci-caffè

TORTA BRIOSCIATA CON NOCI E CAFFE’

…………………………

INGREDIENTI:

  • 15 g di lievito di birra fresco
  • 1,6 dl di latte
  • 450 g di farina bianca
  • 1 pizzico di sale
  • 50 g di zucchero bianco
  • 2 tuorli
  • 100 g di burro
  • 60 g di zucchero di canna
  • 80 g di gherigli di noce
  • 1 cucchiaio di caffè liofilizzato
  • 1 limone non trattato
  • burro e farina per lo stampo

…………………………

COME SI FA:

  1. Tagliate il burro a pezzetti e lasciatelo ammorbidire.
  2. Sbriciolate il lievito in una ciotolina. Aggiungete il latte appena tiepido e un cucchiaio di zucchero bianco. Mescolate finché il lievito non si sarà sciolto.
  3. In una ciotola più grande (o nella planetaria) mescolate la farina, lo zucchero bianco rimasto e il sale. Aggiungete i tuorli e il composto di latte e lievito. Iniziate ad impastare. Aggiungete quindi il burro e continuate a impastare per 10 minuti o comunque finché non avrete ottenuto un impasto liscio e omogeneo.
  4. Formate una palla, copritela con della pellicola e lasciatela lievitare per 2 ore in un luogo tiepido o avvolta da una coperta.
  5. Sgonfiate leggermente la pasta e formate un rotolo di circa 8 cm di diametro. Tagliate il rotolo a fette di circa 1 cm di spessore. Poi stendetele in piccole sfoglie di circa 1/2 cm di spessore.
  6. Tritate grossolanamente i gherigli di noce con lo zucchero di canna e la scorza di limone. Cospargete il composto sulla metà delle sfoglie. Cospargete le sfoglie rimaste con il caffè.
  7. Riempite uno stampo da kuglof di 20 cm di diametro, imburrato e infarinato, alternando i due tipi di sfoglie. Coprite lo stampo e lasciate lievitare per un’altra ora in un luogo tiepido.
  8. Cuocete il dolce in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 40 minuti. Sformatelo e lasciatelo raffreddare su una gratella.

BENVENUTI A TEL AVIV…O A BARI? SHAKSHOUKA E PITA

shakshoyka-e-pitaUltimamente guardo molti film. Anche in questo vado molto a periodi. Ci sono periodi in cui vegeto disinteressatamente davanti alla tv e periodi in cui guardo film ogni sera. Vabbé. Questo è un periodo di quelli. Guardo film ogni sera.

L’altra sera ne guardavo uno ambientato in Israele. Ad un certo punto il padre di una delle tre protagoniste le dice “Tu non puoi vendere questa casa e andartene da qui. Non puoi dimenticare il sacrificio dei tuoi genitori per creare questo Stato, lo Stato di Israele”. Lì per lì ho pensato…è proprio vero che ogni popolo ha le sue fisse (in senso buono ovviamente). Gli italiani sono in fissa per la famiglia, gli israeliani sono in fissa per lo Stato, chissà quali sono le fisse degli altri.

Ho continuato a guardare il film e devo dire che alla fine mi ha colpita parecchio. Davvero mi ha fatto comprendere un po’ di più la storia di quel paese, i traumi, i dolori, le aspirazioni di quel popolo. Per un’ora e mezza mi è sembrato davvero di essere lì.

Quasi a volermi addentrare sempre di più in quel mondo, ho iniziato distrattamente a cercare su internet le ricette tradizionali israeliane. Naturalmente le prime a comparire erano hummus, falafel…Ma io cercavo qualcosa di diverso. Volevo un cibo meno noto.

Ecco che l’occhio mi cade su una ricetta che mi sembra alquanto familiare. Era la ricetta della shakshouka. La leggo e di colpo mi trovo catapultata altrove. Puglia, casa dei miei, serata primaverile, finestra semiaperta e venticello che muove leggermente le tende. Sulla tavola un’ampia padella. Al suo interno uova, polpa di pomodoro, cipolle. Ma che ci fa la shakshouka a casa dei miei?

shakshouka-e-pitaAlla fine ho scoperto che la ricetta israeliana era davvero quasi identica a una ricetta che a casa mia non ha neanche un nome, ma che spesso veniva fatta nelle serate in cui bisognava essere veloci e le idee scarseggiavano. Un salvacena per eccellenza insomma. Qualche piccola differenza c’è, tipo che in Israele si usa l’aglio, mentre a casa mia si predilige la cipolla. Il peperone è facoltativo in Israele e a casa mia non si usa. Inoltre noi la accompagnamo con il pane, loro utilizzano la pita. Però, cavoli, sono identiche!

Del resto la Puglia e Israele si affacciano sul Mediterraneo. Molti piatti di determinate aree geografiche sono simili. Questo è ovvio. Però non mi era mai capitato di trovarmi davvero in pochi secondi da un paese quasi sconosciuto in un posto così familiare.

E allora era necessario mettersi ai fornelli e preparare al più presto la mia versione della shakshouka. Ho preso spunto dal blog Labna che è un bellisimo blog dove si fa per lo più cucina israeliana o comunque ebraica. Nella mia versione della shakshouka ho rispettato la tradizione israeliana e per accompagnamento ho preparato anche la pita, ma alla cipolla proprio non ho potuto rinunciare. E allora benvenuti a Tel Aviv..o a Bari? Boh..scegliete un po’ voi… 🙂

shakshoyka-e-pita

SHAKSHOUKA E PITA

…………………………

INGREDIENTI (per 2 persone):

Per la pita (4 pezzi):

  • 225 g di farina 0
  • 3,5 g di lievito secco
  • una punta di cucchiaino di zucchero
  • 1/5 cucchiaino di sale
  • 140 g di acqua
  • 1/2 cucchiaio di olio evo

Per la shakshouka:

  • 2 uova
  • 1 barattolo di polpa di pomodoro
  • 1 cipolla piccola
  • 1 peperoncino piccante secco
  • 1/5 peperone verde (o 1 peperone friggitello)
  • 1 punta di paprika
  • 6 cucchiai di olio evo

…………………………

COME SI FA:

  1. Preparate la pita. Mettete il lievito in una tazzina di acqua e lasciatelo riposare per circa 15 minuti, finché non inizierà ad avere della schiuma in superficie. Nel frattempo mescolate in una ciotola o nella planetaria la farina, il sale e lo zucchero.
  2. Quando il lievito sarà pronto, aggiungete agli ingredienti secchi il lievito, una parte dell’acqua e l’olio.  Iniziate a impastare. Aggiungete man mano l’acqua fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo che si stacca dalle pareti della ciotola o della planetaria. Quindi lasciate lievitare l’impasto per circa 2 ore.
  3. Accendete il forno e impostate la temperatura di 250 gradi. Riprendete l’impasto e dividetelo in 4 palline. Appiattitele uniformemente con il matterello fino ad ottenere per ognuna un cerchio di pasta sottile.
  4. Infornate le pitot (plurale di piata) una o due per volta per circa 5 minuti o comunque finché non si saranno formate delle belle bolle d’aria all’interno di ognuna.
  5. Preparate la shakshouka. Affettate sottilmente la cipolla. Lavate il peperone, prendetene metà e dividetela in due parti, che priverete dei semi.
  6. Scaldate l’olio in una padella e fate appassire dolcemente la cipolla. Quando sarà diventata trasparente aggiungete la polpa di pomodoro e fate cuocere come un normale sugo. Coprite con un coperchio e continuate a cuocere finché il peperone non si sarà ammorbito per bene (ci vorranno circa 15 minuti).
  7. Quindi rompete le due uova direttamente in padella e fate cuocere il tutto a fiamma tenue senza mescolare, così che le uova si rapprendano sentro il sugo. Se dovete riscaldare la pita, adesso è il momento di farlo. Quando il bianco sarà compatto, togliete la padella dal fuoco e servite immediatamente, accompagnando con la pita ben calda.

IL VECCHIO E IL NUOVO. PANE ALLA CURCUMA E PEPE NERO

pane-curcuma-pepeConciliare tradizione e innovazione non è cosa facile. Anzi in verità non tutti si preoccupano di farlo. Eppure a me, ragionando in generale, sembra la cosa più giusta. In tutte le cose della vita. Prendete, per esempio, il lavoro. Unire l’esperienza dei più anziani con la freschezza dei giovani è senza dubbio una strada vincente. Ok. Gli anziani talvolta sono un pochino pesantucci, e i giovani invece sono troppo irruenti. Ma ad ogni modo dimenticare il passato non è bene, così come non è bene chiudere gli occhi dinanzi al futuro che avanza.

Dal canto mio – ve lo ho già detto altre volte – tendo con più facilità a guardare al futuro. Il nuovo mi attira senza dubbio di più. Di recente, però, mi sono trovata a fare riflessioni di senso contrario.

Ovviamente la cosa su cui mi viene bene riflettere è il cibo. E allora mi sono ritrovata a desiderare ardentemente di cucinare e gustare un semplicissimo piatto di spaghetti al pomodoro. Già, proprio io. Quella che da ragazzina snobbava il ragù domenicale perché ormai stufa di mangiarlo ogni domenica. Quella che, appena è andata a vivere da sola, si è dedicata alla preparazione di una miriade di sughi bianchi pur di sconfiggere l’egemonia del rosso pomodoro. Eh. Proprio quella.

Un’altra volta, pochi giorni fa le mie colleghe mi hanno sentito pronunciare le seguenti parole “…che poi in realtà uno i piatti tradizionali non li fa mai, ma anche loro hanno un perché…”. E mi sono ritrovata a parlarne anche con Marina sul suo blog La tarte maison perché anche lei era stata presa da queste riflessioni.

pane-curcuma-pepeAd ogni modo, all’atto pratico è molto più facile essere o l’una o l’altra cosa. O amanti del passato o amanti del futuro. Cibi tradizionali o piatti innovativi. Al massimo si può essere come sono io…amante del futuro con qualche ripensamento schizofrenico. :-) Tanto più che se una prova a fare la foodblogger un pochino ce l’ha nel DNA la voglia di provare nuove ricette e un certo atteggiamento di diffidenza nei confronti di ricette già provate in passato. Quasi che se non siamo sempre all’ultima moda, perdiamo qualcosa.

La vera difficoltà è dunque unire le due cose. E farlo con armonia. Senza che il prodotto finale risulti una imitazione malriuscita o una novità che non è poi così nuova.

La ricetta di oggi è un colpo di fortuna. Forse uno dei pochi casi in cui si riesce a conciliare passato e futuro senza perdere nulla. Pane alla curcuma e pepe nero. Il pane: la tradizione per eccellenza. Il pepe nero: una spezia stra-conosciuta e stra-amata. La curcuma: un prodotto che solo di recente è entrato nella nostra vita quotidiana. Quindi un prodotto che per l’Italia è come se fosse un prodotto nuovo. Il connubio è perfetto. Anche perchè innanzitutto- non dimenticatelo – il pepe è indispensabile per l’assorbimento della curcuma e delle sue proprietà benefiche. Quindi ricordate: curcuma e pepe sempre insieme. Per il resto questo pane è bello fragrante grazie all’utilizzo della farina di semola. Quindi ricorda molto un pane pugliese. Senza contare che il colore così intenso lo rende adatto a tutta una seria di preparazioni dall’aspetto particolare e invitante. Eccovi quindi la ricetta di questo pane.

pane-curcuma-pepe

PANE ALLA CURCUMA E PEPE NERO

…………………………

INGREDIENTI:

  • 100 g di pasta madre rinfrescata(o 25 g di lievito di birra)
  • 230 g di acqua
  • 1 cucchiaio di malto d’orzo
  • 350 g di semola di grano duro rimacinata
  • 1 cucchiaio di olio evo
  • 1 cucchiaino abbondante di sale
  • 1 cucchiaio di pepe nero
  • 1 cucchiaio di curcuma

…………………………

COME SI FA:

  1. Sciogliete la pasta madre nell’acqua con il malto. Aggiungete la farina e mescolate brevemente. Lasciate riposare l’impasto coperto per 30 minuti. Se intendete utilizzare una planetaria, potete far riposare l’impasto direttamente nel boccale.
  2. Trascorsi i 30 minuti, aggiungete la curcuma e il pepe nero. Amalgamate gli ingredienti per bene e aggiungete, infine, l’olio e il sale. Lavorate l’impasto per 10 minuti. Coprite con la pellicola e fate riposare in un luogo tiepido per circa 2 ore (se usate il lievito di birra dimezzate tutti i tempi di lievitazione). Io, di solito, metto l’impasto in un contenitore ermetico e, soprattutto d’inverno, lo avvolgo in una coperta.
  3. Trascorse le 2 ore, praticate una serie di pieghe e fate riposare ancora per mezz’ora.
  4. Formate quindi la pagnotta e lasciatela lievitare, coperta da un canovaccio pulito, direttamente sulla leccarda del forno per altre 3 ore.
  5. Cuocete in forno preriscaldato a 200 gradi per i primi 10 minuti e a 190 gradi per la restante mezz’ora.

 

IL RIPOSO DEL GUERRIERO E LE BRIOCHE CON GOCCE DI CIOCCOLATO

brioche-gocce-cioccolato

Molti di voi conosceranno l’espressione “il riposo del guerriero”. Spesso, pur essendo di stampo militaresco, viene usata comunemente per fare riferimento al meritato riposo che spetta a chi ha affrontato numerose fatiche o comunque a chi ha affrontato le proprie incombenze quotidiane. Ma come dev’essere, secondo voi, il riposo del guerriero? Di certo, secondo me, l’espressione non fa riferimento solo al riposo fisico. La guerra è anche una questione di attenzione, di strategia. Il riposo mentale è fondamentale. Tanto più che il nostro guerriero, oltre che riprendersi dalle fatiche passate, deve immagazinare nuova energia per le battaglie future.

Nella nostra vita di tutti i giorni è un po’ la stessa cosa. Spesso chi mi conosce mi sente ripetere che le nostre giornate sono un po’ come delle battaglie e che la nostra casa dovrebbe essere un’isola felice, un porto sicuro, un posto – appunto – dove poter ricaricare le batterie, un luogo in cui il guerriero che è dentro di noi può trovare il meritato riposo. Il traffico, l’automobilista maleducato, il collega acido, il capo esigente, le bollette da pagare, il telegiornale che ci riempie di notizie nefaste, le persone perennemente negative, l’affollamento al supermercato, l’esame all’università, lo sciopero dei mezzi. Tante sono le nostre sfide quotidiane. Senza contare che ci sono periodi interi pieni di situazioni pesanti che si accavallano l’una all’altra quasi come se non dovessimo mai avere tregua. Certo le sfide non sono sempre pesanti. Ci sono anche sfide belle, stimolanti e che ci rendono felici, ma bisogna pur sempre arrivarci con la giusta dose di energia.

brioche-gocce-cioccolato

Questi primi giorni di gennaio, possono sicuramente invogliarci ad una ripresa un po’ lenta. Riuscire a ritagliarsi del tempo per stare in solitudine a ricaricare le batterie è sicuramente un buon modo per iniziare il nuovo anno nel modo migliore.  Il momento, del resto, è parecchio simbolico. Il nuovo anno, il bilancio del passato, i progetti per il futuro. Risultati raggiunti, nuovi obiettivi. Sono tutte riflessioni che a me piace fare in solitudine. Solo quando si è da soli, senza troppi stimoli attorno, si riesce a focalizzare ciò che davvero è importante, a riprendere possesso del proprio io, a ritrovare la calma.

Per accompagnare il mio riposo del guerriero non potevo di certo abbandonare i fornelli. E comunque per tutti quanti può essere una cosa carina cucinare qualcosa. Qualcosa di semplice ovviamente, che non sia stancante, qualcosa che ci lasci il tempo di riposare. I lievitati si prestano per loro natura alla pazienza, all’attesa e al riposo. Nello scegliere in cosa cimentarmi tra le varie preparazioni lievitate, ho pensato che il modo migliore per iniziare alla grande l’anno nuovo, per iniziare la giornata e soprattutto le nostre nuove sfide non poteva che essere una bella colazione. Una colazione semplice, che ci aiuti a metabolizzare gli insegnamenti dell’anno appena trascorso e che, nel contempo, ci dia energia e vitalità per ripartire alla grande. La brioche con le gocce di cioccolato mi sembra davvero l’ideale per questo. La si prepara il giorno prima e la mattina dopo è perfetta per darci il giusto slancio.

brioche-gocce-cioccolato

La ricetta è un po’ lunga ma non è particolarmente complessa. La lunghezza è data solo dai tempi di lievitazione e riposo. Perciò, mentre aspettate, potete scrivere pensieri e progetti, sorseggiare una tisana avvolti dalla vostra copertina preferita, leggere un libro, guardare per la centesima volta il voltro film preferito…insomma fare tutte quelle attività  che ritenete utili per coccolarvi, prendervi cura di voi stessi, ricaricarvi ed essere super energici per i nuovi obiettivi del 2017.

E quindi eccovi la ricetta delle brioche con gocce di cioccolato.

brioche-gocce-cioccolato

BRIOCHE CON GOCCE DI CIOCCOLATO

…………………………

INGREDIENTI (per 16 brioche):

  • 500 g di farina 00
  • 80 g di latte intero
  • 15 g di lievito di birra
  • 180 g di uova (3 uova grandi o 3 uova e 1 tuorlo di uova medie)
  • 70 g di zucchero
  • 15 g di miele
  • 7,5 g di rum
  • buccia di limone grattugiata
  • semi di vaniglia
  • 180 g di burro
  • 7,5 g di sale
  • 200 g di gocce di cioccolato

…………………………

COME SI FA:

  1. Mettete nella planetaria la farina con il lievito sbriciolato. Unite il latte a temperatura ambiente. Io, di solito, tengo sempre nel congelatore un panetto di lievito di birra. Per questo, prima di aggiungerlo alla farina, lo faccio sciogliere nel latte.
  2. Aggiungete le uova intere, lo zucchero, il miele, il rum, la buccia di limone e i semi di vaniglia. Impastate per 8 minuti a velocità ridotta.
  3. Unite il burro ammorbidito incorporandolo poco per volta. Terminate con il sale. Impastate per altri 5 minuti o comunque fino a quando l’impasto non sarà diventato liscio e omogeneo.
  4. Coprite l’impasto con la pellicola e lasciatelo lievitare a temperatura ambiente fino al raddoppio (ci vorranno all’incirca 2 ore). D’inverno però è opportuno avvolgere la terrina con una coperta.
  5. Riprendete l’impasto. Lavoratelo leggermente con le mani per rompere la lievitazione. Mettetelo, quindi, sempre ben coperto da pellicola a riposare in frigorifero per almeno 3 ore.
  6. Trascorse le tre ore formate delle palline da 60 grammi l’una. Aggiungete ad ogni pallina 13 grammi di gocce di cioccolato. Fate in modo che si distribuiscano per bene nell’impasto.
  7. Adagiate le palline su una leccarda rivestita di carta da forno e fatele lievitare nuovamente a 30 gradi (magari direttamente nel forno) fino al raddoppio (ci vorranno all’incirca 1 ora e mezza/2 ore).
  8. Lucidate infine  le brioche con una miscela di uova e panna in uguale quantità.
  9. Infornate in forno preriscaldato a 180 gradi fino a doratura. Ci vorranno all’incirca 20 minuti.