SCOPRI L’INTRUSO…PANE AL SAPORE (QUASI) MEDITERRANEO

Pane-al-sapore-mediterraneoVi è mai capitato di sentirvi un intruso? A me si…un sacco di volte. In passato ma anche adesso, seppure in un modo diverso rispetto a quando ero solo una ragazzina.

Una delle volte in cui mi sono sentita più intrusa è stato quando avevo circa 16 anni. In realtà non si è trattato di un singolo episodio, ma di qualcosa che accadeva con una certa frequenza. All’età di 16 anni, quantomeno a quei tempi, il massimo desiderio era possedere una vespa o uno scooter. Io non ce l’avevo. Ma quella che ritenevo essere la mia migliore amica si. Ogni tanto con noi usciva un’altra ragazza. Anche lei aveva una vespa. Invece di uscire tutte e tre insieme e portarci anche me in motorino, le due simpaticone ne prendevano uno solo a giorni alterni e io rimanevo a piedi. Ci incontravamo nelle piazzetta del paese. Poi ad un certo punto, quando loro si annoiavano, andavano a farsi i loro giri in scooter e io rimanevo lì da sola e non potevo fare altro che tornarmene a casa. Ecco. Quello è stato un periodo in cui mi sentivo spesso una intrusa. E ciò mi rendeva parecchio triste. In fondo ero solo un’adolescente. Per fortuna arriva un giorno in cui persino chi è più sensibile, si rompe le scatole e si cerca altre situazioni.

Col passare degli anni ho incominciato a sentirmi più che una intrusa una persona sotto alcuni aspetti un po’ diversa da altre. E con questa consapevolezza adesso non mi ci metto proprio nella condizione di essere un’intrusa. Peccato che a volte, mio malgrado, mi trovi in situazioni o conversazioni che eviterei davvero molto volentieri. Sia chiaro, non è che sono diversa nel senso che sono una serial killer o una pazza visionaria. Per fortuna rimango sempre nell’alveo della diversità fisiologica. E’ solo che ci sono cose su cui davvero non riesco a soprassedere.

Pane-al-sapore-mediterraneoPer esempio mi sento diversa rispetto a tutte quelle persone che pensano che la vita sia un percorso prestabilito con tappe prestabilite (che generalmente sono studio-laurea-lavoro-matrimonio-figli-pensione) e che al di fuori di questo non possa esistere altro. Mi sento diversa rispetto a quelle persone per cui tutto ciò che è nuovo fa schifo. Mi sento diversa rispetto a tutti quelli che vivono secondo pregiudizi e luoghi comuni. O rispetto a quelli che pensano di vivere nel posto più figo del mondo e che tutto il resto del mondo è noia.

E’ inconcepibile che non si comprenda che chi ci apre nuove prospettive è una risorsa, non un diverso, non un intruso, non uno strano. Non tutto ci deve piacere, ma almeno non buttare sempre veleno su tutto sarebbe cosa buona e giusta.

Ma veniamo a cose più piacevoli e cioè alla ricetta di oggi. In questo pane c’è un intruso…Si chiama salsa dell’orso e viene dal Trentino Alto Adige e apparentemente non c’entra niente con il pane mediterraneo. Se non fosse che, oltre a contenere un’erba di montagna simile alla cicoria, contiene anche pomodori secchi, i quali sono mediterranei che più mediterranei non si può. E questo a dimostrazione che, se si guardano le cose con occhio scevro da pregiudizi, ci si accorge che non sono poi così diverse dalle cose che  già ci sono note e familiari. In questo pane la salsa dell’orso ci sta alla grande perché inserisce un sapore noto, quello dei pomodori, e uno diverso, particolare, aromatico, quello dell’erba dell’orso appunto. Anzi: quella nota leggermente aspra conferisce un tocco di personalità in più al nostro pane. Eccovi allora la ricetta.

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PANE AL SAPORE (QUASI) MEDITERRANEO

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INGREDIENTI (per 1 stampo da plumcake):

  • 100 g di pasta madre rinfrescata (o 25 g di lievito di birra)
  • 200 g di acqua tiepida
  • 360 g di farina integrale
  • 3 cucchiai di olio evo
  • 2 cucchiai rasi di zucchero
  • 1 cucchiaino di sale
  • 30 g di salsa dell’orso (o di pomodori secchi tritati)
  • 15 g di capperi tritati
  • 50 g di olive taggiasche denocciolate
  • 2 cucchiai di erbe miste a piacere (rosmarino, erba cipollina, salvia, timo)

COME SI FA:

  1. Mettete la pasta madre rinfrescata in una ciotola. Aggiungete l’acqua e mescolate finché la pasta non si sarà completamente sciolta. Aggiungete la farina, mescolate, coprite con la pellicola trasparente e lasciate  riposare l’impasto per 30 minuti.
  2. Aggiungete lo zucchero, il sale, le erbette e i capperi tritati. Iniziate a impastare e dopo un paio di minuti aggiungete l’olio. Trasferite l’impasto sulla spianatoia e lavoratelo ancora per 5 minuti.
  3. Appiattite quindi l’impasto e aggungete la salsa dell’orso al centro. Chiudete quindi su se stesso e impastate per altri 5 minuti. Aggiungete per ultime le olive tritate grossolanamente sempre appiattendo l’impasto e richiudendolo su se stesso. Lasciate lievitare per un’ora e mezza in una ciotola coperto da pellicola trasparente.
  4. Procedete ad una prima serie di pieghe. Lasciate riposare ancora per un’ora e fate un’altra serie di pieghe. Lasciate lievitare ancora per mezz’ora.
  5. Rivestite con carta da forno o imburrate uno stampo da plumcake, modellate l’impasto a forma di filone e adagiatelo nello stampo. Copritelo con pellicola trasparente e fatelo lievitare nel forno spento per una notte o comunque per circa sette ore.
  6. Preriscaldate il forno e cuocete per circa 1 ora a 180 gradi.
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VERRANNO TEMPI MIGLIORI. PANE AROMATIZZATO CON AGLIO, ROSMARINO E FARINA DI CECI

Pane-aromatizzato-con-aglio-rosmarino-e-farina-di-ceciUltimamente sento  l’esigenza di scusarmi. Prima di tutto con voi, fedeli lettori. Ma anche con voi, fugaci visitatori che vi trovate a passare di qui per caso e sbirciate distrattamente questo mio spazio. E poi anche con me stessa…

Quando ho iniziato l’avventura del blog, ero piena di energie. Mi trovavo in un momento della  vita pieno di novità e di nuovi inizi. Anche il blog era un nuovo inizio. Era un modo per rendere più concreta la mia passione per la cucina. Era un modo per buttarmi in qualcosa che mi facesse staccare dalla routine del mio lavoro “ufficiale” e mi catapultasse velocemente in una dimensione per me più entusiasmante.

Col tempo ho cercato di non lasciare mai che la vita quotidiana prendesse il sopravvento su questa mio spazio. Anche a costo di fare sessioni di cucina parecchio stancanti. Anche a costo di sacrificare altre attività. E ho cercato sempre di migliorare. Perché penso che in ogni settore non si finisce mai di imparare e che anche per questo blog ci siano ampi margini di miglioramento. Ho cercato di postare sempre almeno una ricetta alla settimana. Proprio per far sì che questo rimanesse sempre uno spazio vivo e pulsante e non rischiasse di diventare un progetto incompiuto.

Pane-aromatizzato-con-aglio-rosmarino-e-farina-di-ceciNon posso però negare che, quando ho dovuto postare in condizioni di stanchezza o di velocità o di mancanza di ispirazione, inevitabilmente i risultati non mi hanno lasciata soddisfatta al cento per cento.

Purtroppo di recente questo sta accadendo spesso. Nella lotta tra la vita quotidiana che vuole imporsi con le sue necessità e le sue urgenze e questo piccolo spazio di felicità, quest’ultimo sta risultando spesso perdente.

Ma voglio rassicurarvi. E soprattutto rassicurarmi. Verranno tempi migliori. Si tratta solo di aspettare pochi mesi. Verranno tempi in cui la mia attenzione sarà di nuovo dedicata nella giusta misura alla cucina e al blog. Verranno tempi in cui proverò a fare il passo ulteriore. Verranno tempi in cui ricomincerò a migliorare.

Per adesso quello che vi offro è il meglio che posso fare.  Quello che vi offro è un semplice pane.

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PANE AROMATIZZATO CON AGLIO, ROSMARINO E FARINA DI CECI

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INGREDIENTI (per 1 pagnotta):

  • 100 g di pasta madre rinfrescata (o 25 g di lievito di birra)
  • 140 g di acqua tiepida
  • 1 cucchiaino di malto d’orzo
  • 300 g di farina 0
  • 60 g di farina di ceci
  • 1 cucchiaio e mezzo di maizena (o fecola di patate)
  • 1 cucchiaino di sale
  • 50 g di olio evo
  • 2 spicchi di aglio
  • 2 cucchiai di rosmarino

COME SI FA:

  1. Tritate finemente l’aglio e fatelo rosolare qualche minuto nell’olio facendo attenzione a non bruciarlo.
  2. Mettete la pasta madre rinfrescata in una ciotola. Aggiungete l’acqua e il malto d’orzo. Mescolate finché a pasta non si sarà completamente sciolta.
  3. Aggiungete le due farine precedentemente miscelate, la maizena e il rosmarino e il sale. Cominciate ad impastare aggiungendo pian piano l’olio già raffreddato con il trito di aglio. continuate ad impastare finchè l’olio non sarà stato tutto assorbito.
  4. Mettete l’impasto in una ciotola munita di coperchio. Formate con le mani un panetto ben compatto. Fate lievitare per circa 8 ore (2 ore se state usando il lievito di birra). Vi suggerisco di avvolgere la ciotola in una copeta e di tenerla in un luogo riparato.
  5. Terminato il tempo di lievitazione, infarinatevi bene le mani e riprendete l’impasto, fate un giro di pieghe (il procedimento è spiegato qui) e adagiate la pagnotta sulla leccarda rivestita di carta da forno. Fate lievitare ancora 2 ore nel forno con la luce accesa.
  6. Riprendete l’impasto e incidetelo a croce. Se la superficie si è asciugata spennellate con acqua tiepida. Nel frattempo scaldate il forno a 180 gradi. Quando il forno sarà ben caldo, informate la pagnotta sul piano centrale e cuocetela per 20 minuti o comunque fino a doratura. Tenete sempre il l’impasto sott’occhio perché i tempi cambiano da forno a forno e il pane potrebbe bruciarsi. Fate raffreddare la vostra pagnotta su una gratella.

PICCOLE AVVERSITA’, NUOVE ABITUDINI E UN DESIDERIO DI SEMPLICITA’. PANE DI GRANO ARSO E LATTE DI MANDORLE

Pane-di-grano-arso e-latte-di-mandorleMettiamola così. Ultimamente sto combattendo con delle piccole avversità. E qui potrei fare un bell’elenco, ma risulterei davvero noiosissima e non arriverei al vero fulcro di questo post. Perciò mi limito a dirvene una sola. L’avversità più avversa che mi è successa è stata che, a causa di un fastidiosissimo attacco di reflusso gastroesofageo, ho dovuto controllare la mia alimentazione per parecchi giorni. Ho dovuto eliminare tutta una serie di alimenti tra cui il latte vaccino e il caffè. Non vi dico che angoscia i primi due giorni. Iniziavo a sentirmi un po’ più sveglia solo alle 11 del mattino. Sul caffè non ho potuto sostituirlo con niente perché davvero per il caffè non ci sono surrogati che tengano. Quanto al latte ho iniziato a bere il latte di mandorla.

Questo regime alimentare un po’ più ristretto ha comportato ovviamente che rimanessi un po’ lontana dai fornelli se non per preparazioni abbastanza semplici. Quando ho pensato a cosa preparare di carino per il blog che fosse commestibile anche per il mio stomaco malandato mi è venuto in mente subito un buon pane.

Pane-di-grano-arso e-latte-di-mandorlePoi ho anche pensato che, per mettere in pratica il buon proposito di essere un po’ meno strutturata, dovevo abbandonare i libri di ricette e andare a sentimento. E’ bastato aprire la dispensa e il frigorifero per avere la soluzione…

In fondo anche questo piccolo intoppo ha avuto un lato positivo. Mi sono fermata e per un attimo ho avuto la percezione fugace delle cose importanti. Il mio corpo mi stava lanciando dei segnali, sia fisici che mentali. Avevo bisogno di riposo, di tranquillità e di cose semplici. E cosa c’è di più semplice di un buon pane con i prodotti della mia terra?

Eccovi, quindi, la ricetta.

Pane-di-grano-arso e-latte-di-mandorle

PANE DI GRANO ARSO E LATTE DI MANDORLE

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INGREDIENTI (per 2 pagnotte):

  • 200 g di pasta madre rinfrescata (o 50 g di lievito di birra)
  • 250 ml di acqua tiepida
  • 250 ml di latte di mandorla
  • 100 g di farina di grano arso
  • 500 g di farina 0
  • 2 cucchiaini di sale
  • farina per impastare

COME SI FA:

La sera prima:

  1. Se utilizzate la pasta madre procedete al rinfresco. Pesate la pasta madre (nel nostro caso 200 g), scioglietela in una quantità di acqua pari alla metà del suo peso (100 g), aggiungete farina in quantità uguale al peso della pasta madre. Mettete l’impasto in una ciotola coperta da pellicola e fate riposare nel forno fino al giorno dopo.
  2. Preparate il preimpasto. Impastate 200 g di farina 0 con 100 g di acqua e un pizzico di sale e mettete a riposare nel forno fino al giorno dopo.

Il giorno dopo:

  1. Mettete la pasta madre rinfrescata in una ciotola. Aggiungete l’acqua. Mescolate finché a pasta non si sarà completamente sciolta.
  2. Mettete il preimpasto in una ciotola. Aggiungete l’acqua. Mescolate finché a pasta non si sarà completamente sciolta.
  3. Mettete le farine nella planetaria. Aggiungete il sale e mescolate. Aggiungete il composto di acqua e pasta madre e il composto di preimpasto e latte di mandorla. Azionate la planetaria e tenetela in funzione finché l’impasto non apparirà abbastanza omogeneo. Ci vorranno circa 10 minuti.
  4. Mettete l’impasto in una ciotola munita di coperchio. Formate con le mani un panetto ben compatto. Fate lievitare per circa 6 ore (2 ore se state usando il lievito di birra). Vi suggerisco di avvolgere la ciotola in una copeta e di tenerla in un luogo riparato.
  5. Terminato il tempo di lievitazione, infarinatevi bene le mani e riprendete l’impasto, dividetelo in due, fate un giro di pieghe (il procedimento è spiegato qui) a ciascuna pagnotta e adagiatele sulla leccarda rivestita di carta da forno. Fate lievitare ancora un’ora nel forno con la luce accesa.
  6. Riprendete l’impasto e incidetelo a croce. Nel frattempo scaldate il forno a 250 gradi. Quando il forno sarà ben caldo, informate la pagnotta sul piano centrale e cuocetela per 10 minuti. Poi abbassate la temperatura a 200 gradi e cuocete per altri 30 minuti. Se preferite una crosta più croccante cuocete per altri 10 minuti. Tenete sempre il l’impasto sott’occhio perché i tempi cambiano da forno a forno e il pane potrebbe bruciarsi. Fate raffreddare la vostra pagnotta su una gratella.

QUELLA VOLTA IN CUI PROVAMMO A DIMAGRIRE…PANE INTEGRALE ALLA CRUSCA DI AVENA E SALVIA

Pane-integrale-crusca-di-avena-e-salviaC’erano una volta tre amici che volevano perdere qualche chilo di troppo. Del resto era estate e ed era giusto scrollarsi di dosso quelle rotondità che erano state abilmente nascoste sotto la coltre di vestiti invernali. Senza contare che, a breve, avrebbero dovuto partecipare ad un evento mondano a cui tenevano davvero tanto e volevano arrivarci al meglio della loro forma fisica.

I tre amici decisero quindi che si sarebbero fatti forza l’uno con l’altro e avrebbero utilizzato la via più drastica possibile e cioè una microdieta (nel senso che l’avrebbero fatta per pochi giorni) ipocalorica e iperproteica. Per compensare la totale assenza di carboidrati e verdure, si procurarono della crusca di avena da poter utilizzare nello yogurt o per preparare delle gallette o dei biscotti dietetici. Una parte della crusca venne diligentemente utilizzata ma i nostri tre amici erano stati ottimisti e avevano abbondato con le scorte.

Dopo qualche giorno si videro gli effetti della dieta e i tre si godettero soddisfatti la sensazione di guardarsi allo specchio e vedersi se non più magri, quantomeno più sgonfi. Tutti felici e contenti, decisero di sospendere momentaneamente la dieta e godersi la festa per la quale avevano fatto questo sacrificio.

Pane-integrale-crusca-di-avena-e-salviaIntanto la crusca di avena giaceva triste e inutilizzata in attesa di tornare in prima fila quando gli amici avrebbero deciso di fare un nuovo ciclo di dieta. Ma questo non avvenne mai, o quantomeno ad oggi non è ancora avvenuto. E allora cosa fare della nostra povera crusca?

A questo punto, alla fine di questa breve storiella e prima di passare alla ricetta, urgono due paroline. Quello che hanno fatto in nostri tre amici non è proprio una cosa da consigliare. Certamente ci sono momenti in cui si avverte il bisogno di sgonfiarsi un po’ e non posso certo essere io a fare la maestrina (visto che, come avrete capito, una dei tre ero io) ma bisogna sempre essere prudenti e non esagerare.

Eccovi quindi la ricetta di questo buon pane rustico alla crusca di avena, aromatizzato con la salvia della mia piantina. L’odore di salvia che si sprigionerà quando aprirete il forno vi farà passare la voglia di qualsiasi dieta. 🙂

Pane-integrale-crusca-di-avena-e-salvia

PANE INTEGRALE ALLA CRUSCA DI AVENA E SALVIA

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INGREDIENTI:

  • 100 g di pasta madre rinfrescata (o 25 g di lievito di birra)
  • 500 ml di acqua tiepida
  • 250 g di farina di frumento integrale
  • 150 g di farina 0
  • 80 g di crusca di avena
  • 1 cucchiaino di sale
  • farina per impastare

COME SI FA:

  1. Mettete la pasta madre rinfrescata in una ciotola. Aggiungete l’acqua. Mescolate finché a pasta non si sarà completamente sciolta.
  2. Mettete le farine e la crusca di avena nella planetaria. Aggiungete il sale e mescolate. Aggiungete il composto di acqua e pasta madre. Azionate la planetaria e tenetela in funzione finché l’impasto non apparirà abbastanza omogeneo. Ci vorranno circa 10 minuti. Considerate che, avendo utilizzato la farina integrale, il composto rimarrà comunque abbastanza appiccicoso.
  3. Mettete l’impasto in una ciotola munita di coperchio. Formate con le mani un panetto ben compatto. Fate lievitare per circa 6 ore (2 ore se state usando il lievito di birra). Vi suggerisco di avvolgere la ciotola in una copeta e di tenerla in un luogo riparato.
  4. Terminato il tempo di lievitazione, infarinatevi bene le mani e riprendete l’impasto, fategli un giro di pieghe (il procedimento è spiegato qui) e adagiatelo sulla leccarda rivestita di carta da forno. Fate lievitare ancora un’ora nel forno con la luce accesa.
  5. Riprendete l’impasto e incidetelo a croce. Nel frattempo scaldate il forno a 250 gradi. Quando il forno sarà ben caldo, informate la pagnotta sul piano centrale e cuocetela per 10 minuti. Poi abbassate la temperatura a 200 gradi e cuocete per altri 20 minuti. Tenete sempre il pane sott’occhio perché i tempi cambiano da forno a forno e il pane potrebbe bruciarsi. Fate raffreddare la vostra pagnotta su una gratella.

AUTUNNO, NUOVI PROGETTI E NUOVE RICETTE. TRECCIA DOLCE VARIEGATA AL CIOCCOLATO

Treccia-variegata-al-cioccolatoIn autunno si incominciano i nuovi progetti. O quantomeno si è nelle condizioni ottimali per iniziarli davvero. Molto più che a gennaio, quando i nuovi progetti riusciamo solo a pensarli dal momento che torniamo stanchi dalle grosse mangiate e preoccupati solo di riuscire a portare a termine il “progetto dieta”. Dalle vacanze, invece, tutti tornano belli carichi, ansiosi di prolungare l’energia positiva dell’estate anche nelle giornate uggiose. Sembra cosa non facilissima…I nuovi progetti di certo aiutano…

Intorno a me ne stanno fioccando tanti…C’è chi fa teatro, chi ha ripreso la palestra, chi vuole iniziare un corso di chitarra, o un corso di cucina…Dal canto mio ho deciso di limitare la lista a sole due cose, sperando che il numero esiguo mi aiuti a essere determinata e perseverante.

Primo progetto: fare un po’ più di movimento. Ma senza esagerare. Tanto ormai si sa, non sono una donna super sportiva. Diciamo che la vita milanese aiuta a tenersi snelli, ma da sola non basta. Per questo mi sono iscritta a un corso di yoga che vorrei portare avanti fino all’estate. Cosa che peraltro dovrebbe aiutarmi anche a essere un po’ più tranquilla. Il che non guasta mai.

Treccia-variegata-al-cioccolatoSecondo progetto: sperimentare nuove ricette. E con questo non intendo solo sperimentare ricette che non ho mai provato, ma intendo soprattutto cucinare tipi di alimenti su cui non mi sono mai cimentata o lo ho fatto abbastanza. Indubbiamente è più facile rifugiarsi su preparazioni che rientrano maggiormente nelle nostre corde. Ma così si cresce meno. E io voglio crescere. O quantomeno ci voglio provare.

Perciò ben vengano i nuovi piatti e le nuove ricette. Tipo quelle col pesce. O le zuppe. O le torte di pan di spagna. O le trecce di lievitati. O i lievitati bicolor. O le trecce lievitate bicolor. Come quella di oggi. Le forme intrecciate e i vortici colorati di queste preparazioni mi hanno sempre affascinato. Urgeva un primo esperimento. Ovviamente ci sono margini di miglioramento, ma direi che posso essere abbastanza soddisfatta. Eccovi quindi la ricetta.

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TRECCIA DOLCE VARIEGATA AL CIOCCOLATO

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INGREDIENTI:

  • 570 g di farina 0 + quella per la lavorazione
  • 120 g di zucchero
  • 25 g di cacao amaro
  • 25 g di lievito di birra fresco
  • 2 uova
  • 2 dl di latte
  • burro
  • 3 cucchiai di olio evo
  • sale

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COME SI FA:

  1. Preparate l’impasto bianco. Sbriciolate 12,5 g di lievito di birra in una terrina (o nell’impastatrice). Versate 1 dl di latte tiepido e iniziate a mescolare finché il lievito non si sarà sciolto. Unite quindi 1,5  cucchiai di olio, 1 uovo leggermente sbattuto e 60 g di zucchero. Continuate a mescolare. Quando lo zucchero si sarà sciolto aggiungete 1 pizzico di sale e 300 g di farina un cucchiaio alla volta e impastate più energicamente (se state usando l’impastatrice aumentate la velocità). Impastate fino ad ottenere un impasto omogeneo, trasferitelo in una ciotola, coprite con la pellicola e fate lievitare almeno per 1 ora e mezza in un luogo tiepido.
  2. Preparate l’impasto al cacao. procedete come al punto 1 utilizzando gli ingredienti rimasti e mescolando alla farina il cacao.
  3. Sul piano infarinato stendete l’impasto bianco in u rettangolo di 18×24 e quello al cacao in un rettangolo di 15×22 cm. Adagiate la striscia al cacao sopra quella bianca, ripiegate a metà e comprimete gli strati col mattarello. Dividete l’impasto a metà nel senso della lunghezza, sovrapponete le due parti e comprimete nuovamente col matterello. Ripetete l’operazione per 3-4 volte e otterrete l’impasto a righe.
  4. Passate ancora una volta il matterello sull’impasto e dividetelo, nel senso della lunghezza in 3 strisce. Formate 3 cordoncini e intrecciateli. Trasferite la treccia in uno stampo da plum cake di 12×25 cm, imburrato e rivestito di carta da forno. Lasciate lievitare per 30 minuti. Infornate a 220 gradi per 5 minuti, quindi abbassate la temperatura a 200 e continuate la cottura per altri 20-25 minuti. Sformate e lasciate raffreddare la treccia su una griglia.

VOGLIA DI CASA E DI UNA MACCHINA DEL TEMPO. UNA FOCACCIA PUGLIESE

focaccia-puglieseQuesta cosa si verifica abbastanza ciclicamente. Ogni tanto mi prende voglia di casa. Che non vuol dire voglia di tornare a casa…Cioè…per spiegarmi meglio…mi vengono in mente due scene, una di un film molto famoso e l’altra di un telefilm abbastanza recente.

La prima è una delle scene finali del film “Nuovo cinema paradiso”. Il protagonista torna al paese dopo molti anni per il funerale di un caro amico e, parlando con la mamma, le racconta che, mentre quando tornava dopo pochi anni, gli sembrava  estraneo, quasi sconosciuto, cambiato, adesso invece, dopo moltissimi anni, tutto gli sembra uguale a quando è andato via.

Io evidentemente sono ancora nella prima fase. Quando torno al paese, mi sembra che tutto sia diverso, non ritrovo le cose e le persone del mio passato, mi sento un’estranea e dopo pochi giorni voglio ripartire.

focaccia-puglieseQuesto non succede però per i sapori di casa…e qui mi viene in mente la seconda scena. Untraditional, la serie tv di Fabio Volo andata in onda nel 2016. In una delle puntate Valentina Lodovini costringe la nonna a mangiare cibo vegano. Ma la nonna chiede a Fabio Volo di andare dal salumaio sotto casa e comprarle di nascosto un etto di mortadella. Ebbene: quella mortadella non era una mortadella e basta. Era una macchina del tempo. Capace di riportare quella vecchietta alla sua giovinezza, agli anni in cui una fettina di mortadella era un cibo povero, che però riusciva a colmare gli appetiti di chi davvero ha conosciuto cosa vuol dire a vere fame.

Anche per me la mortadella, insieme ad un buon pezzo di focaccia con i pomodorini, è una vera e propria macchina del tempo. Mi fa davvero tornare a casa, ma non adesso, ma al tempo in cui ero ragazzina e mamma, zia e nonna preparavano la focaccia coi pomodorini e poi la mangiavamo ripiena di profumatissima mortadella. Il bello è che la ricetta era sempre la stessa ma a seconda di chi la preparava aveva sapori diversi. Quella di nonna era soffice e con una crosticina leggera e saporitissima. Quella di zia era gonfia e croccante. Quella di mamma era ogni volta diversa, a volte più alta, altre volte meno, più simile pizza al taglio.

Nella mia famiglia la ricetta era la stessa e quello che cambiava era la mano. Ma in realtà in Puglia ogni famiglia ha la sua ricetta. Quella che vi propongo oggi non è la ricetta della mia famiglia, ma quella che mamma è riuscita ad estorcere al suo panettiere di fiducia. Era tanto che volevo provarla e ho colto l’occasione. Per questo nel titolo ho dovuto scrivere “una focaccia” e non “la focaccia”. Ma non preoccupatevi…prima o poi posterò anche la ricetta di famiglia. Poi starà a voi decretare la migliore. Eccovi, quindi, la ricetta di oggi.

focaccia-pugliese

UNA FOCACCIA PUGLIESE

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INGREDIENTI (per una teglia rotonda da 30 cm):

  • 50 g di pasta madre rinfrescata (o 12,5 g di lievito di birra)
  • 3/4 di bicchiere di acqua (circa 150 ml) a temperatura ambiente
  • 150 g di semola rimacinata
  • 150 g di farina 0
  • 2 cucchiai di sale fino (circa 10 g)
  • 3/4 di bicchiere di latte (circa 150 ml)  a temperatura ambiente
  • 6 cucchiai di olio evo
  • pomodorini
  • origano
  • sale grosso

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COME SI FA:

  1. Sciogliete la pasta madre in mezzo bicchiere di acqua. Sciogliete il sale fino nell’acqua rimanente.
  2. Prendete una terrina bella grande e miscelatevi le farine. Aggiungete il composto di pasta madre e acqua e iniziare a impastare. Aggiungete quindi il latte, un cucchiaio di olio e in ultimo l’acqua in cui avete sciolto il sale. Continuate ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo ma abbastanza liquido e appiccicoso. Fate lievitare per circa 8 ore (2 ore se avete usato il lievito di birra).
  3. Riprendete l’impasto. Ungete per bene una teglia antiaderente e sistematevi l’impasto lievitato. Livellate per bene con le mani.
  4. Cospargete tutta la superficie con abbondante origano secco.
  5. Tagliate in due parti i pomodorini e sistemateli con la parte interna a contatto con l’impasto. Pressate leggermente per farli aderire bene all’impasto.
  6. Cospargete tutta la superficie con abbondante olio evo (almeno 5 cucchiai). Con un cucchiaio spargete per bene l’olio su tutta la superficie. (Non siate parchi. L’olio serve a rendere croccante la vostra focaccia).
  7. Infine cospargete con qualche granello di sale grosso.
  8. Fate lievitare ancora per circa mezz’ora. Nel frattempo scaldate il forno a 200 gradi.
  9. Quando sarà ben caldo infornate la focaccia e fate cuocere per mezz’ora o comunque fino a doratura.

I TIPI PIGRI E MOWGLI ECCEZIONALMENTE INSIEME. PAN BRIOCHE (DI SABRINE D’AUBERGINE) CON PASTA MADRE

Pan-brioche-pasta-madreEccoci giunti alla terza puntata della rubrica semiseria “Tutto il bello di Milano. Il cibo e molto altro…”.

Qualche settimana fa, sbirciando distrattamente facebook e in particolare la pagina di Sabrine D’Aubergine, ho appreso che, in occasione della photoweek in programma qui a Milano, presso la Cioccolateria Zaini, era stato organizzato un incontro con Sabrine sul tema “Come la fotografia è diventata la voce delle mie storie di cucina”. L’evento era gratuito ma a numero rigorosamente ristretto fino ad esaurimento posti. E allora mi ci sono fiondata! Anche perché era proprio nei pressi del mio ufficio! Non potevo farmi scappare un’occasione del genere! Fortuna ha voluto che ci fossero posti ancora disponibili e quindi, in un assolato pomeriggio di giugno, eccomi pronta a conoscere una delle mie foodblogger e autrici preferite.

Per chi non lo sapesse Sabrine ha creato il bellissimo blog Fragole a Merenda e ha pubblicato, con la casa editrice Guido Tommasi, due stupendi volumi: Fragole a Merenda e Finalmente Natale. La particolarità di Sabrine sta nel fatto che, oltre a proporre belle ricette, le accompagna con racconti di rara poesia. La cucina diventa un posto privilegiato per osservare tutto quanto accade intorno e per descriverlo con occhi che sanno cogliere il lato ironico della vita e il bello delle persone. Inutile dire quanto io ammiri ed invidii (bonariamente) questa sua capacità.

Pan-brioche-pasta-madreMa torniamo a noi. La Cioccolateria era davvero una piccola bomboniera, raccolta e d’atmosfera. L’ideale per una chiacchierata tra amici. E così è stato. Intorno ad una tavola imbandita per la merenda c’eravamo all’incirca dieci persone più Sabrine e il suo editore. Abbiamo chiacchierato di fotografia, della nascita del blog, e della pubblicazione dei suoi libri. Abbiamo potuto presentarci e chiedere anche una dedica sui nostri volumi e alla fine abbiamo gustato una piacevolissima merenda a base di frutta, cioccolato, tartellette dolci, crostini e spumante.

sabrine-d'aubergineChe dire! Davvero una bellissima esperienza! Tornata a casa ho voluto in qualche modo farle un omaggio, sia pur virtuale, per la bella serata trascorsa. E così ho scelto una delle sue ricette, quella del “Pan brioche per tipi pigli” che si trova su Fragole a Merenda. Si tratta di una ricetta per chi non ha molta voglia di impastare e non ha problemi ad aspettare. Poi ho pensato di modificarla leggermente utilizzando la pasta madre al posto del lievito di birra. E direi che così ho chiuso un po’ il cerchio perché guarda caso ultimamente Sabrine si sta cimentando con la pasta madre, alla quale ha dato simpaticamente il nome di Mowgli (andate a leggere il perché in questo post). E allora eccovi la ricetta di questo fantastico Pan brioche per tipi pigri (special guest Mowgli). 🙂

Pan-brioche-pasta-madre

PAN BRIOCHE (DI SABRINE D’AUBERGINE) CON PASTA MADRE

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INGREDIENTI:

  • 100 g di pasta madre rinfrescata
  • 400 g di farina Manitoba
  • 180 ml di latte
  • 50 g di burro
  • 60 g di zucchero
  • 1 pizzico di sale fino
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di succo di limone appena spremuto
  • 1 cucchiaino di uovo (preso dal totale)
  • 2 cucchiaini di latte
  • semi di papavero

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COME SI FA:

  1. Mettete la farina in una ciotola capiente o in una planetaria, mescolate bene e fate un incavo al centro.
  2. Scaldate il latte, scioglietevi il burro, lo zucchero e il sale. Lasciate intiepidire. Aggiungete la pasta madre e mescolate.
  3. Nel frattempo rompete le uova in una ciotola a parte, sbattetele leggermente e prelevatene 1 cucchiaino che servirà per la finitura della brioche. Aggiungete il limone e montate con una frusta elettrica finché il composto non diventa bello schiumoso.
  4. Unite le uova al latte e rovesciate tutto nella ciotola della farina. Impastate per qualche minuto. Sigillate la ciotola e mettete a lievitare in un luogo riparato per 6 ore comunque finché non sarà raddoppiato di volume. Il mio, per la verità, ha lievitato dalle sette di sera alle otto della mattina successiva ed aveva sollevato il coperchio del suo contenitore. Perciò non formalizzatevi sulle ore di lievitazione, vedete un po’ voi.
  5. Rivestite di carta da forno uno stampo da cake. Quando l’impasto sarà pronto, rovesciatelo sul piano da lavoro senza schiacciarlo troppo, dividetelo in tre parti e ricavatene altrettante palle, che disporrete affiancate strettamente nello stampo. Fate lievitare ancora per un’ora nel forno con la luce accesa.
  6. Quando il livello dell’impasto avrà superato di circa tre dita il bordo dello stampo, tiratelo fuori dal forno, spennellate con il composto di uovo e latte e guarnite con i semi di papavero.
  7. Accendete quindi il forno a 220 gradi, fate riscaldare per bene e infornate per 20 minuti. Estraete dal forno la brioche e rimettetela a cuocere direttamente sulla griglia per altri 10 minuti.

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