L’AMORE PER LA CUCINA, L’ENCICLOPEDIA DELLA CUCINA E IL RISO AL FORNO CON VERDURE

Riso-al-forno-con-verdureLa mia passione per la cucina non si è palesata proprio presto. C’è stato un tempo, credo fino a quando non ho terminato gli studi, in cui vivevo la cucina come un piacevole ma sporadico intermezzo per colmare quei momenti in cui mamma era fuori per lavoro e la cucina era tutta per me. Nonostante questo, credo che, in maniera indiretta, direi quasi osmotica, la passione per la cucina stava entrando piano piano dentro di me. Attraverso immagini e gesti quotidiani…

Come quando guardavo mamma quando preparava la crostata della domenica, o quando vedevo papà che preparava le micro-polpettine di carne da mettere nel sugo per la pasta al forno, o quando andavo da nonna a prendere un pezzo della focaccia che aveva preparato al mattino, o quando mia zia preparava i dolci di mandorle per Natale. O anche quando sbirciavo i volumi che mamma aveva fatto rilegare con tutti i numeri de “I tuoi menù”. Diciamo che a casa mia la cucina è sempre stata una cosa seria. Ma non nel senso che la vivessimo seriamente, ma nel senso che era talmente presente nella nostra vita di tutti i giorni da entrare in maniera dolce ma prepotente allo stesso tempo.

Riso-al-forno-con-verdure-ingredientiPoi sono andata a vivere da sola. E il contatto con la cucina è diventato quotidiano. Per necessità. Poi è diventato sempre più piacevole. E quando ho avuto i primi soldi guadagnati da me ho pensato che fosse il momento di comprare qualche libro. E guarda caso in quel periodo  la Mondadori ha pubblicato una enciclopedia tematica che, ai miei occhi di giovane appassionata, sembrava davvero stupenda. Oggi la mia esperienza in fatto di libri di cucina è certamente aumentata. Eppure continuo a pensare che quell’enciclopedia sia un’ottima base di partenza e che mi riservi sempre sorprese inaspettate. Perché oltre alle ricette della tradizione, ne contiene molte altre ancora in grado di stupirmi.

Ed è da lì che ho tratto la ricetta di oggi. Somiglia un pochino a una nota ricetta cinese, quella del riso alla cantonese, ma in questa versione gratinata al forno è davvero gustosa. Potrebbe a mio parere rientrare senza problemi tra i piatti della domenica. Ed è anche facile facile. E poi mi ricorda tanto l’estate perché è bella colorata. Provatela e non ve ne pentirete.

Riso-al-forno-con-verdure

RISO AL FORNO CON VERDURE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 320 g di riso
  • 200 g di piselli sgranati
  • 100 g di prosciutto cotto in una sola fetta
  • 1/2 cipolla media
  • 50 g di burro
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 50 g di parmigiano grattugiato
  • 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 2 uova
  • 2 carote
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Sbucciate e affettate la cipolla. Mondate e tagliate le carote a julienne. Tagliate il prosciutto a dadini. Lavate e strizzate il prezzemolo.
  2. Soffriggete la cipolla in un tegame con 30 grammi di burro e l’olio. Unite i piselli e cuoceteli per 10 minuti a fuoco medio con qualche cucchiaio di acqua. Aggiungete le carote e fatele insaporire. Unite il prosciutto. Salate, pepate e mescolate.
  3. Sbattete le uova con un pizzico di sale, pepe e prezzemolo tritato.
  4. Lessate il riso in abbondante acqua salata, scolatelo al dente e conditelo con il condimento preparato e con le uova. Versate il tutto in una pirofila imburrata. Livellate per bene. Cospargete con il parmigiano grattugiato e qualche fiocchetto di burro.
  5. Cuocete nel forno già caldo a 200 gradi finché la superficie non sarà leggermente gratinata.
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ULTIMI SCORCI D’ESTATE. GALLETTE CON PRUGNE, PISTACCHI E BASILICO

Gallette-di-prugne-pistacchi-e-basilicoL’estate sta finendo. E a dirlo non è il calendario. O i Righeria nella famosa canzone. Semplicemente lo si sente sulla pelle. E lo si vede nella diversa intensità della luce del sole. O nelle giornate che piano piano iniziano a diventare più corte.

Qualche anno fa avrei già iniziato a mugugnare e lamentarmi per la fine della stagione che preferisco di più.  Ma da un po’ di tempo mi capita di riuscire ad apprezzare  anche le altre stagioni. Con l’inverno faccio un po’ più fatica (in quel caso ciò che mi consola sono i preparativi per il Natale), ma con la primavera e l’autunno mi è tutto un po’ più facile. In fondo, può anche succedere che la fortuna ci assista e che settembre non sia poi così male.

Gallette-di-prugne-pistacchi-e-basilico

Gallette-di-prugne-pistacchi-e-basilicoE allora bisogna proprio agguantare gli ultimi scorci d’estate. Perché per stare sul divano c’è sempre tempo. Avremo tutto l’inverno! E lo dice una che, come detto più volte, è soggetta ad una malattia che, in alcuni periodi dell’anno, la trasforma nella nota figura mitologica metà donna e metà divano.

E poi settembre è uno di quei mesi vuoti nel senso che non ci sono ricorrenze particolari nella cui attesa possiamo crogiolarci e tirare avanti. Bisogna riempirlo di contenuti piacevoli. Uscendo con gli amici, mangiando gli ultimi gelati, facendo attività fisica all’aperto. Insomma tutte quelle cose che in inverno non si possono fare o comunque sono un po’ più difficili per le condizioni meteo avverse. E anche dalla pigrizia.

Gallette-di-prugne-pistacchi-e-basilicoIn cucina è decisamente il caso di riaccendere il forno. Piano, piano. Con cose semplici. La ricetta è liberamente tratta dal’archivio di Marina (La Tarte Maison). Gli ingredienti sono ancora quelli dell’estate. Quelli che, pur essendo agli sgoccioli, ci sono ancora. Come le prugne. Che sono arrivate piuttosto tardi sui banchi del mercato (o quantomeno a me è sembrato così) e ancora ci stanno facendo compagnia. E il basilico. Che, seppure in piccole foglioline, è ancora presente sulla mia piantina. I pistacchi sono una guest star. C’era bisogno di privarli della pellicina e, complici le giornate un po’ meno fitte di impegni, sono riuscita finalmente a sistemarli per bene. In questa gallette di prugne, pistacchi e basilico ci stanno alla grande perché danno colore e croccantezza. Questa gallette è buona a tutte le ore ma perché non provate  a gustarla a merenda, magari accompagnata da un bel succo di bergamotto? E allora eccovi la ricetta. Per un dolcetto veloce e dai sapori semplici.

Gallette-di-prugne-pistacchi-e-basilico

GALLETTE CON PRUGNE, PISTACCHI E BASILICO

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INGREDIENTI:

  • 100 g di farina 0
  • 100 g di farina integrale
  • 80 di burro
  • 3 cucchiai di acqua fredda
  • sale
  • 300 g di prugne
  • 20 g di pistacchi tritati
  • 4 cucchiai di zucchero
  • 5 foglioline di basilico
  • 2 cucchiai di pane grattugiato

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COME SI FA:

  1. Iniziate col privare i pistacchi della loro pellicina. Questa operazione può essere fatta anche nei giorni precedenti. Mettete a bollire una pentola d’acqua. Al momento del bollore tuffatevi dentro i pistacchi per 1 minuto. Scolate e pistacchi ed eliminate la pellicina. Sistemate i pistacchi sulla leccarda del forno e fateli seccare on forno a 100 gradi per 30 minuti. Quindi tritateli grossolanamente. Mettete da parte.
  2. Preparate la pasta brisé. In una ciotola o in un robot da cucina mescolate le farine e un pizzico di sale. Unite il burro e l’acqua.  Lavorate velocemente l’impasto, avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare almeno 1 ora in frigorifero.
  3. Affettate le prugne, mettetele in un ciotola insieme allo zucchero e alle foglie di basilico e lasciatele riposare in frigo per 1 ora.
  4. Stendete la pasta brisé su di un foglio di carta da forno fino a formare uno cerchio dello spessore dei circa 3 cm. Sistemate il foglio sulla leccarda del forno.
  5. Cospargete sul disco di pasta brisé il pangrattato. Sistemate le prugne sulla pasta brisé lasciando libero il bordo per circa 3 cm. Cospargete con i pistacchi tritati. Ripiegate i bordi del cerchio all’interno.
  6. Cuocete nel forno già caldo a 180 gradi per 40 minuti.

E NON DITEMI CHE QUESTA E’ DIFFICILE… ALCUNE CONVINZIONI SULLE FOODBLOGGER E LA TORTA DI PESCHE AL PROFUMO DI LIMONE

Torta-alle-pesche-al-profumo-di-limoneLe convinzioni errate in merito ai foodblogger e alla loro vita sono davvero una spatafiata…Tanto per dirla così, in un linguaggio da bar.

Una delle convinzioni più radicate è che la vita di una foodblogger sia costellata di pranzi e cene sempre perfette e sempre piene di manicaretti. L’idea che si possa mangiare la pizza surgelata o i sofficini Findus non viene neanche contemplata. E invece è proprio così. Può capitare. Perchè se la foodblogger ha anche una vita fuori dalla cucina, può succedere che la giornata sia stata una schifezza, che al lavoro sia successo praticamente di tutto, che tornando a casa si sia scatenato un nubifragio e che tutto quello che pensavi di concludere nella giornata sia andato bellamente a pupazza. E allora vuoi mettere il conforto di una bella pizza surgelata e di una Coca fresca. Non ha prezzo…

Altra convinzione frequente e che, con il cibo cucinato, si vadano ad alimentare i poveri della città o che si butti nella spazzatura o lo si usi come crema viso o per altri usi non meglio identificati…La domanda “Ma poi del cibo cosa ne fai?Lo mangi?” mi lascia decisamente interdetta…Che dovrei farci con del cibo? Boh…

Convinzione numero tre: se si organizza una cena, una festa o un ritrovo di vario genere tutti danno per scontato che la foodblogger dovrà cucinare e che avrà piacere di farlo. Cosa che nella maggior parte dei casi è vera. Ma non sempre…Specie se ha avuto una giornata tipo qulla di cui alla convinzione n. 1.

rta-alle-pesche-al-profumo-di-limoneMa fin qui siamo nell’ambito delle convinzioni soltanto vagamente irritanti. Poi ci sono quelle che mi fanno dispiacere…

Tipo quando si pensa che il lavoro che c’è dietro un piatto e dietro a un post sia cosa da poco, che si fa in un attimo. Che cercare di fare delle belle fotografie sia cosa semplice. Che trovare il tempo per cucinare, fotografare e postare si trovi facilmente. Che cercare sempre di migliorare sia cosa da tutti.

Ma la cosa che davvero mi dispiace di più è quando si pensa che tutte le ricette preparate e postate sul mio blog siano impraticabili per le persone che in cucina non sono proprio nel loro habitat naturale. E allora qui lo voglio dire chiaro: questo è un pregiudizio! Perchè se ci si ferma un attimo a leggerle le ricette forse si scopre che sono fattibili e che anche un principiante ce la può fare. Sempre se ne ha voglia davvero…Già. Perchè dire “Io non sono capace” a volte è solo una scusa per non provarci neanche. Questo mi dispiace proprio. Perciò per favore: leggete le ricette…e poi provateci. E’ più facile di quanto pensate…

La torta do oggi è davvero davvero facile. Non vi servirà neanche montare le uova con le fruste. Basterà mettere tutto in un mixer, affettare le pesche, sistemare il composto in una tortiera e infornare. Basta. Finito. E vi assicuro che farete un figurone…Ecco quindi la ricetta…

Torta-alle-pesche-al-profumo-di-limone

TORTA DI PESCHE AL PROFUMO DI LIMONE

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INGREDIENTI (per uno tortiera da 22 cm):

  • 160 g di zucchero
  • 170 g di burro
  • 2 cucchiai di scorza di limone
  • 3 uova
  • 70 g di yogurt
  • 150 g di farina
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 3-4 pesche

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COME SI FA:

  1. Mettete nel mixer il burro a temperatura ambiente con lo zucchero e la scorza di limone e lavoratelo per 6-8 minuti fino a renderlo cremoso.
  2. Unite le uova, una per volta, frullando dopo ogni aggiunta. Aggiungete la farina, lo yogurt e il lievito e lavorate fino ad ottenere un impasto omogene.
  3. Lavate le pesche e tagliatele a spicchi. Foderate con la carta da forno uno stampo a cerniera da 22 cm. Versate metà dell’impasto e disponete un primo strato di pesche. Completate con l’impasto e le pesche rimanenti.
  4. Infornate a 180 gradi per 1 ora o comunque fino a doratura (verificate la cottura con il metodo dello stecchino). Fate raffreddare il dolce per 10 minuti prima di sfornarlo e servitelo freddo.

UN PICCOLO BISCOTTIFICIO AI PIEDI DEL MONVISO…MOUSSE ALLO YOGURT E TE’ MATCHA CON LAMPONI E BATIAJE

Mousse-allo-yogurt-e-té-Matcha-con-lamponi-e-batiajeUn paio di settimane fa ci siamo concessi un week end fuori porta. Vivere lontano dal mare e aspettare l’arrivo delle ferie non è cosa facile. Ogni tanto urge una mini-fuga. Questa volta avevamo da consumare un pacchetto week end. Tra le mete disponibili abbiamo scelto Barge, un piccolo borgo della provincia di Cuneo, dal quale è facilmente raggiungibile il Monviso. L’intento era quello di respirare un po’ di aria di montagna e ovviamente di assaggiare le prelibatezze locali.

Il pacchetto comprendeva una visita al biscottificio locale. Non so perché ma, quando uno sente parlare di biscottificio, spesso si immagina qualcosa di abbastanza grandicello, forse anche un po’ automatizzato, forse anche un po’ impersonale. Non si aspetta di certo il gioiellino in cui ci siamo imbattuti…

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BiscottificioDella chiacchierata con Mariella, la cosa che mi ha colpita di più è stata senza dubbio la sua ferma volontà di non cambiare niente di quello che ha costruito in questi anni. Perché le occasioni per ingrandirsi ci sono state…Il prodotto è validissimo e qualcuno se ne è accorto. Ma Mariella e suo marito hanno deciso che andava bene così. Che ingrandirsi avrebbe significato perdere di vista il prodotto, dover rinunciare al metodo di produzione tradizionale, dover delegare cose che adesso vengono fatte direttamente da loro, dover rinunciare al contatto con le persone che loro coltivano anche esponendo il loro prodotto alle fiere di paese, sia in Italia che oltre confine.

Forse i loro figli decideranno di cambiare, ma per adesso va bene così. Va bene avere due piccole stanze piene di calore umano, quello che ti fa sorridere e ti scalda il cuore. Va bene un forno che ha ancora la manovella di plastica che si usava qualche hanno fa, ma che non si rompe quasi mai. Va bene poter chiamare per nome i produttori locali e chiedergli le migliori farine per avere sempre le migliori batiaje. Va bene avere un piccolo bancone e tante scatole colorate per confezionare le batiaje da regalare al pranzo della domenica. Va bene partire al mattino presto con un piccolo furgone diretto in Francia per allestire un banchetto alla fiera…Va bene così.

Cercare di riprodurre le batiaje sarebbe stato irrispettoso e anche inutile perché c’è un ingrediente segreto che ovviamente non mi è stato rivelato. E allora ho pensato che potevo usarle come ingrediente per un dessert. Ho scelto un dessert estivo, fresco e leggero. Si tratta di una mousse allo yogurt e tè Matcha arricchita dal gusto aspro e intenso dei lamponi e resa più consistente dalla croccantezza delle batiaje, che, in questa versione estiva, mantengono comunque la loro spiccata personalità. E allora che dire? Grazie a Mirella per avermi fatto conoscere questi prelibatissimi biscotti e per il tempo che mi ha dedicato.

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MOUSSE ALLO YOGURT E TE’ MATCHA CON LAMPONI E BATIAJE

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INGREDIENTI (per 4 persone)

  • 200 g di yogurt greco
  • 100 ml di panna
  • 6 cucchiaini di zucchero al velo (o la quantità che più vi piace)
  • 2 cucchiaini di tè Matcha
  • 2 vaschette di lamponi
  • 8 batiaje (se non avete le batiaje andrà bene una qualsiasi pasta di meliga)

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COME SI FA:

  1. Mettete la panna in una terrina che avrete precedentemente fatto raffreddare nel congelatore insieme alle fruste. Montate finché non sarà sufficientemente cremosa.
  2. Versate lo yogurt in una terrina e aggiungete la panna. Incorporatela per bene mescolando dal basso verso l’alto per evitare che si smonti. Aggiungete lo zucchero al velo. Mescolate per bene e fate riposare in frigo.
  3. Frullate 1/4 dei lamponi e passateli al setaccio fino ad ottenere una coulis.
  4. Prendete 4 bicchieri e posizionate sul fondo i lamponi rimasti. Appoggiatevi sopra un biscotto. Se il biscotto è troppo grande, spezzettatelo in più parti della grandezza che preferite. Riempite quindi i bicchieri con la mousse. Spolverizzate con altro tè Matcha. Aggiungete infine la coulis, un altro biscotto e, se volete, qualche altro lampone.

UNA NUOVA PROSPETTIVA SULLE MANDORLE. IL BIANCOMANGIARE

BiancomangiareA volte mi chiedo se l’appartenenza ad un luogo dipenda dal fatto di esserci nati o se forse non sia più importante la quantità di tempo che lì si è trascorsa. Per quanto mi riguarda la situazione è complessa…Il luogo di nascita sarebbe Milano ma, se faccio i dovuti conteggi del tempo che vi ho trascorso, non posso proprio dire di essere milanese. Il conteggio in ordine cronologico dalla nascita sarebbe: 3 anni a Milano, 24 circa a Ruvo di Puglia, 11 anni e 7 mesi a Senigallia, 1 anno e 2 mesi Milano. Se la matematica non è un’opinione, per il momento sono ancora pugliese.

Ed in effetti, per quanto un po’ nascosta, la pugliese che è in me ogni tanto emerge con una certa prepotenza. Per esempio nell’utilizzo frequente e talvolta smodato delle mandorle. Io le adoro. Le metterei ovunque. E questo si vede benissimo in questo blog in cui ci sono parecchie ricette con questo ingrediente.

Negli ultimi anni la coltivazione delle mandorle in Puglia si è molto ridotta. Ma in passato era davvero notevole. Se vi trovate a passare per un qualsiasi paese della Puglia, quantomeno nella provincia di Bari, vedrete che molte strade hanno i marciapiedi grandi quanto la strada stessa. Questo perchè venivano utilizzati per stendere dei grossi teli e metterci le mandorle appena raccolte ad asciugare. Anche quando ero ragazzina io, nel mese di settembre, qualche contadino stendeva ancora questi grossi teli marroni pieni di mandorle e bisognava stare attenti ad aggirare l’ostacolo e a non calpestarle. La gran parte dei dolci tipici pugliesi sono a base di mandorle. Cotte, crude, col cioccolato, nella meringa. Insomma le mandorle fanno parte della storia del luogo. E quindi anche della mia storia.

BiancomangiareCon cotanto passato, ho sempre creduto di essere una buona conoscitrice delle mandorle. Ma un bel giorno, qualche tempo fa, non ricordo di preciso in che circostanza, mi sono imbattuta nel biancomangiare. E lì ho capito che non si finisce mai di imparare. E pensare che è un dolce che esiste dalla notte dei tempi. Pellegrino Artusi lo ha inserito nel suo famoso ricettario “L’arte di mangiar bene” e quindi rappresenta un vero e proprio patrimonio della cucina italiana. Ma io non lo conoscevo. Per fortuna c’è sempre tempo per rimediare.

E finalmente, dopo aver più volte rimandato, sono riuscita a prepararlo. A partire dal latte di mandorle che ho preparato anch’esso con le mie mani. Ecco perchè rimandavo sempre. Perchè  volevo partire dal principio. Il risultato è un dolce veramente delicatissimo. Prima si viene avvolti dalla morbidezza e dalla cremosità della panna, ma poi, sul finale, la bocca rimane cosparsa da un piacevolissimo aroma di mandorle. Questa volta ho preferito prepararlo nella sua versione originale ma nulla esclude di arricchirlo con della frutta o con una salsina a base di frutta. L’importante è cercare ingredienti che non siano talmente forti da cancellare il sapore delicato delle mandorle. Eccovi quindi la ricetta.

Biancomangiare

IL BIANCOMANGIARE

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INGREDIENTI (per 6 persone):

Per circa 500 gr di latte di mandorle:

  • 200 g di mandorle spellate e sgusciate
  • 500 gr di acqua minerale

Per il biancomangiare:

  • 250 g di latte di mandorle
  • 200 g di panna
  • 20 g di zucchero
  • 8 g di gelatina
  • qualche goccia di aroma di mandorle
  • 30 g di mandorle spezzettate

COME SI FA:

  1. Preparate il latte di mandorle. Mattete a bagno le mandorle nell’acqua fredda e lasciate riposare in frigorifero per 12 ore.
  2. Scolate le mandorle e frullatele in un robot da cucina alla massima velocità per 5 minuti con metà dell’acqua messa da parte. Lasciate riposare il composto per 30 minuti.
  3. Aggiungete al composto l’acqua rimanente e frullate per altri 5 minuti. Lasciate ancora riposare per 30 minuti.
  4. Mescolate bene e versate il composto in un recipiente sul quale avrete posizionato un colino con dentro un telo pulitissimo (lavato senza detersivi) a maglie larghe. Prendete il telo e strizzatelo bene con le mani per far uscire tutto il liquido.
  5. Mettete a bagno la gelatina nell’acqua fredda.
  6. Pesate 250 g di latte e mettete da parte. Conservate la parte rimante in frigo (si mantiene per 2-3 giorni).
  7. Mettete il latte di mandorle in un terrina insieme alla panna. Portate il tutto ad ebollizione. Togliete dal fuoco, unite la gelatina e mescolate fino allo scioglimento. Aggiungete l’aroma di mandorle e lo zucchero e mescolate ancora.
  8. Quando il composto sarà tiepido versate negli stampi e fate raffreddare in frigorifero per almeno 4 ore.
  9. Al momento di servire cospargete con le mandorle spezzettate.

LE COSE CHE CAMBIANO…TORTA AL COCCO E FRAGOLE

Torta-al-cocco-e-fragoleTempo fa in tv avevano trasmesso una fiction dal titolo “Le cose che restano”. Il titolo di questa fiction mi è ritornato in mente l’altro giorno, perché io in realtà pensavo alle cose che cambiano. Ma andiamo con ordine…Il super ponte del 1 maggio ho deciso che era giunto il momento di tornare un po’ a casa, a Senigallia. E così tutta contenta mi apprestavo a ritrovare un po’ di cose note, un po’ di consuetudini. E invece no…

E’ iniziata con il trauma del supermercato. Eh si. Perché se uno rimane in un posto per 10 anni e non cambia mai niente, poi non è che di punto in bianco torna dopo pochi mesi e nientepopodimeno si sono permessi di ristrutturare un supermercato! Per una come me, per la quale fare la spesa è un vero piacere, è stato un colpo al cuore. I banconi tutti belli fighi, l’angolo del biologico, e l’angolo della porchetta e chi più ne ha più ne metta e io che non posso più usufruirne. Ma come si sono permessi di ristrutturare senza di me! Ma questa era solo la premessa…

Stavo ancora digerendo la botta, ma un’altra brutta sorpresa era in serbo per me. Dovete sapere che a Senigallia esisteva (e badate bene che uso il passato) una realtà che difficilmente mi è capitato di vedere in giro: il ristorante vegetariano. Ma un vero ristorante vegetariano. Cioè non sto parlando di un semplice punto vendita/self service/locale con bancone di cibo vegetariano da mangiare su tavolini con sedili alti e scomodi. Perché questo è quello che mi è capitato di vedere in giro quando si parla di cucina vegetariana. Sto parlando di un vero e proprio ristorante. Con servizio al tavolo, con un menù ricercato, con una piccola ma pulitissima cucina a vista e con un chef eclettica dai capelli viola che spadellava come se non ci fosse un domani, avvolta da fumi e vapori come nell’antro di un alchimista.

Torta-al-cocco-e-fragoleDato che ero alla ricerca delle mie piccole consuetudini e questo ristorante era una delle mie tappe fisse, ho prenotato per cena. Giunta lì ho trovato un qualcosa di diverso da ciò che ricordavo…Il ristorante non era più un ristorante ma un posto indefinito dove si servono solo aperitivi, la chef non c’era più e in cucina c’era una ragazza che si limitava ad assemblare stuzzichini precotti per i pochi avventori. Dinanzi alle nostre domande, il proprietario, con atteggiamento abbastanza indifferente, si limitava a rispondere a monosillabi o con frasi vaghe del tipo “vedremo in futuro”, “per ora andiamo avanti così”.

Ci sono rimasta malissimo. Non perché nella vita le cose non possano cambiare. E’ ovvio. Ciò che mi ha rattristata è stata l’indifferenza, la mancanza di energia, la mancanza di volontà per provare a sovvertire il destino avverso e tornare ai vecchi fasti. C’è una realtà che funziona, unica nel suo genere, portatrice di nuove idee e nuovi stimoli. Perché farla morire così? Così rimuginavo tra me e me sulle cose della vita…

Per fortuna però, se per qualcuno finisce un capitolo, per qualcun altro ne inizia uno nuovo. Lungomare. Nuovissimo locale. Arredato benissimo. Luminoso, accogliente. Cucina di mare. Ricette semplici ma fatte bene. Ma soprattutto gestione tutta di ragazzi. La responsabile: una giovane ragazza dai capelli rossi, allegra e sorridente. Che dire! per fortuna le cose non cambiano solo in negativo e son potuta tornare a casa tirando un sospiro di sollievo e con un mezzo sorriso sulle labbra.

A proposito di cose che cambiano…Se è vero che le fragole non cambiano e fortunatamente tornano a deliziarci ogni anno, quello che possiamo cambiare è il modo in cui utilizzarle. Quest’anno ho preparato questa tortina, provando ad abbinare cocco e fragole. Il risultato è stato una torta dai sapori semplici ma in grado di valorizzare questo fantastico frutto di stagione. Ottima anche per consolarsi dalle piccole delusioni di ogni giorno. Eccovi quindi la ricetta.

Torta-al-cocco-e-fragole

TORTA AL COCCO E FRAGOLE

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INGREDIENTI (per uno tortiera da 22 cm):

  • 200 g di farina 0
  • 180 g di zucchero
  • 80 g di farina di cocco
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 80 g di burro
  • 1,25 dl di latte
  • 1 uovo
  • 200 g di fragole

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COME SI FA:

  1. Setacciate la farina, il lievito, la farina di cocco e lo zucchero in una capiente ciotola e create una fontana. Tenete da parte 2 cucchiai di farina di cocco.
  2. In una scodella sbattete leggermente l’uovo con il latte e il burro fuso a parte e versate il composto al centro della fontana.
  3. Lavorate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo ed elastico.
  4. Lavate le fragole. Tagliatene una metà a cubetti e l’altra metà a fettine. Infarinate le fragole a cubetti e aggiungetele al composto. Mescolate finchè non saranno ben amalgamate.
  5. Imburrate una teglia a cerniera e versatevi dentro il composto. Livellatelo per bene con una spatola. Sistemate a raggiera le fragole a fette e cospargete la superficie del dolce con la farina di cocco tenuta da parte.
  6. Cuocete nel forno già caldo a 180 gradi per 1 ora. Tenete sempre d’occhio la torta perchè i tempi di cottura possono variare a seconda del forno. Accertatevi che la torta sia ben asciutta facendo la prova dello stecchino. Fate raffreddare e servite.

LA NEVE, LA FEBBRE E I LORO INSOSPETTABILI EFFETTI BENEFICI. TORTA SEMI-INTEGRALE CON SEMI DI PAPAVERO E CONFETTURA DI RIBES NERO

Inverno-Parco-di-MonzaUn paio di settimane fa è arrivata la neve. E anche la febbre. Quasi in contemporanea. Che dire? Lì per lì uno si arrabbia. Ma poi inizia a pensare che forse non è poi così male. E che la neve e la febbre hanno in comune una cosa. Ti costringono a rallentare. O addirittura a fermarti. Per il tempo necessario. E questo tempo di riposo e, se vogliamo, anche di purificazione, ti consente dopo di apprezzare tutta una serie di cose che, tuo malgrado, stavi iniziando a non vedere più.

Mi rendo conto che, da un anno a questa parte, non faccio altro che raccontarvi di quanto sono stressata e di quanto il mio corpo mi stia chiedendo il conto. Ma davvero negli ultimi tempi non sapevo più a che santo votarmi. Per essere positiva, mi sono fatta persuasa (per dirla con Montalbano) che gli ultimi malesseri, tra cui soprattutto la febbre, abbiano rappresentato il punto più basso, il momento catartico in cui butti tutto fuori e poi inizi a risalire.

Torta-semi-integrale-con-semi-di-papavero-e-confettura-di-ribes-neroInutile dire che, nei giorni in cui sono stata a casa, mi sono imposta di stare ferma anche quando mi sentivo meglio. Mi sono fatta grandi scorpacciate delle tre cose che servono per guarire: divano, copertina e quantità spropositate di tv. Perché se è vero che divano e copertina rimettono in sesto il fisico, è anche vero che la tv svuota il cervello e rimette in sesto pure la testa.

Per quanto riguarda il cibo ho puntato ovviamente su cosine tranquille, quelle tipiche di quando uno è malato, pastina con l’olio o riso in bianco. C’è da dire che a casa mia la disputa tra riso in bianco e pastina con l’olio non è mai priva di tafferugli. Del resto se gli inquilini della casa sono una pugliese e un lombardo è fatale che finisca così. A casa mia, quando ero piccola e stavo male, la mamma mi faceva rigorosamente la pastina con l’olio. A casa sua, quando era piccolo e stava male, la mamma gli faceva il “risino dei malati”.

Torta-semi-integrale-con-semi-di-papavero-e-confettura-di-ribes-neroLo scambio di battute è immancabilmente il seguente: “Non mi sento bene. Mi faccio una pastina con l’olio”. “La pastina? Ma non è un po’ pesante? Non è meglio il risino dei malati…” Alla fine, per ristabilire la pace familiare, abbiamo deciso che, per par condicio, una volta si fa la pastina e un’altra volta si fa il risino dei malati. E non se ne parli più.

Dopo qualche giorno di copertina e divano, di tv e testa vuota e di pastina e risino non ne potevo più. Evidentemente la mia purificazione aveva fatto il suo corso. Il tutto suggellato da una conversazione con mia mamma e dalla frase “Mamma voglio andare a lavorare, mi mancano i colleghi e ricordamelo quando ti dico che non ho voglia di alzarmi al mattino”.

Inverno-Parco-di-MonzaLa guarigione è stata definitivamente sancita da una bella passeggiata nel parco. La neve si era in parte sciolta ma è stato comunque suggestivo stare all’aria aperta, sentire l’aria frizzantina sulla faccia, riapprezzare il piacere di camminare senza meta, fermandosi a guardare il muschio o le foglie secche o i residui di neve.

Ed è stato ancora più bello tornare a casa e mangiare una bella fetta di una torta casalinga, aromatica e briosa. Aromatica grazie ai semi di papavero. Briosa grazie al sapore leggermente acidulo della confettura di ribes nero. Un bel modo per festeggiare il rientro in pista! Ed eccovi quindi la mia ricetta di oggi.

Torta-semi-integrale-con-semi-di-papavero-e-confettura-di-ribes-nero

TORTA SEMI-INTEGRALE CON SEMI DI PAPAVERO E CONFETTURA DI RIBES NERO

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INGREDIENTI (per una teglia da 20 cm):

  • 270 g di burro
  • 220 g di zucchero
  • 5 uova + 1 tuorlo
  • 110 g di panna
  • 110 g di semi di papavero
  • 1 bacca di vaniglia
  • la scorza grattugiata di 1 limone
  • 120 g di farina 0
  • 100 g di farina integrale
  • 2,5 cucchiaini di lievito chimico
  • 300 g di confettura di ribes nero
  • zucchero al vero

COME SI FA:

  1. Iniziate a montare burro e zucchero con la planetaria o con un frullino.
  2. Aggiungete le uova e il tuorlo e continuate a mescolare.
  3. Aggiungete quindi la panna, la scorza di limone, i semi di vaniglia, e i semi di papavero.
  4. Aggiungete infine le farine alle quali avrete mescolato il lievito chimico. Mescolate il tutto con una spatola. Non servirà la frusta perchè il composto sarà abbastanza solido.
  5. Imburrate e infarinate una teglia da 20 cm e versateci dentro l’impasto. Livellatelo per bene.
  6. Riscaldate il forno a 180 gradi e cuocete per 1 ora. Fate la prova dello stecchino per verificare la cottura della torta. Sfornate e fate raffreddare per bene su una gratella.
  7. Quando la torta sarà fredda, tagliatela a metà e farcitela con la confettura di ribes. Cospargete quindi la superficie con abbondante zucchero al vero.