I LIBRI CHE VANNO LETTI PIU’ VOLTE…TORTA DI MELE E NOCCIOLE

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Non ce n’è. Ne sono certa. Alcuni libri vanno letti più volte. Per tanti motivi. Perché ti hanno aiutato in un momento difficile. Perché ti hanno insegnato qualcosa di importante. Perché ti hanno spronata ad inseguire le tue passioni. Perché ti hanno aiutata a guardare dentro te stessa e a ritrovare la strada giusta. Perché ti hanno fatta sorridere. O perché davvero ti hanno cambiato la vita.

E vanno letti e riletti solo in versione cartacea. Rigorosamente. Perché vanno maneggiati, custoditi in borsa, riletti fugacemente in treno, sottolineati con a matita ben appuntita, vanno vissuti e interiorizzati. E questo non si può fare con lo schermo dell’e-reader. Non è la stessa cosa.

Ecco perché ci sono libri che vanno portati con sé. Anche quando si cambia casa. E si sarebbe tentati di lasciarli in giro, regalarli a qualcuno, perderseli per strada. Nel mio ultimo trasloco sono stata categorica. Alcuni libri dovevano seguirmi. E non mi sono pentita. Perché davvero a volte ho bisogno di rileggerli. Nel momento di caos che sto vivendo, i miei libri sono sicuramente un modo per ritrovarmi e per provare a tranquillizzarmi.

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Ed è un metodo che consiglio. Specie se si riesce a creare una bella atmosfera. Una bella candela, una luce soffusa, una poltrona comoda, una copertina confortante, una bevanda bella calda. E soprattutto una buona fetta di torta. Una di quelle semplici, da credenza, con quella consistenza un po’ compatta che la rende ottima per essere inzuppata. Una di quelle torte che si prepara con quello che c’è in casa. E così ho fatto. Avevo delle nocciole, avevo delle mele e ho improvvisato. Perché quest’anno ho deciso di essere più sciolta, di non fare progetti, di essere più leggera e spesso non ho tempo per fare grossi programmi. E allora ben venga l’improvvisazione.

Il risultato è stato questa bella tortina, compatta, poco dolce, perfetta per l’inzuppo sia al mattino che al pomeriggio. E anche molto facile da modificare a vostro piacimento. Infatti se desiderate una torta più dolce basterà aumentare lo zucchero, se la desiderate più umida basterà aumentare le uova e se la preferite con più frutta basterà aumentare le mele. Facile, no? Eccovi allora la ricetta.

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TORTA DI MELE E NOCCIOLE

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INGREDIENTI (per una teglia da 22 cm):

  • 250 g di farina 0
  • 150 g di burro
  • 100 g di nocciole tritate finemente
  • 90 g di zucchero di canna
  • 3 uova
  • 1 bustina di lievito chimico
  • 1 mela

Per guarnire:

  • 30 g di zucchero di canna
  • 60 g di nocciole tritate grossolanamente

COME SI FA:

  1. Tritare finemente le nocciole necessarie per l’impasto. Poi tritate grossolanamente le nocciole necessarie per la guarnizione. Mettete da parte.
  2. Sciogliete il burro in un pentolino o nel microonde. Mettete da parte.
  3. Setacciate la farina con il lievito e unitela alle nocciole tritate. Mettete da parte
  4. Lavorate con una frusta 90 g di zucchero e le uova finchè non saranno abbastanza spumose. Basteranno pochi minuti. Aggiungete il burro al composto di uova e mescolate. Aggiungete infine gli ingredienti secchi e mescolate con una spatola. non servirà la frusta perchè il composto sarà abbastanza solido.
  5. Imburrate e infarinate una teglia da 22 cm e versateci dentro l’impasto. Livellatelo per bene.
  6. Tagliate a fettine sottili le mele e sistematele a raggiera sopra il composto.
  7. Cospargete quindi la torta con le nocciole tritate grossolanamente e 30 g di zucchero di canna.
  8. Riscaldate il forno a 180 gradi e cuocete per 45 minuti. Fate la prova dello stecchino per verificare la cottura della torta. Sfornate e servite.
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SPORADICHE MA SIGNIFICATIVE APPARIZIONI. LA CALABRIA E LE MINI TARTELLETTE DI FROLLA AL CEDROLIO CON CONFETTURA DI LIQUIRIZIA E PEPITE DI MOSTACCIOLI

Mini-tartellette-alla-liquiriziaIl mio rapporto con la Calabria è fatto di sporadiche ma significative apparizioni.

La prima risale all’anno 2005. Prima di allora la Calabria per me non era altro che un nome. Pur essendo molto vicina alla Puglia non mi era mai capitato di andarci né di gustare le sue prelibatezze. Poi, nel 2005,  frequentando un corso post- laurea, mi sono imbattuta in una ragazza calabrese, Maria Teresa.  In quei giorni di frequenza assidua del corso avevamo legato parecchio e quindi un giorno l’ho invitata a casa dei miei. E lei mi ha donato una soppressata davvero pazzesca. Era fatta in casa ed era davvero uno spettacolo. E in quella occasione ho scoperto che, a differenza che in Puglia, in Calabria ci sono i maiali e che i calabresi producono dei salumi strepitosi.

Qualche anno dopo ho scoperto che esisteva anche la nduja. Ed è stato amore. Ad ogni mercatino in cui trovavo lo stand calabrese, me ne accaparravo un barattolo, al quale poi ho iniziato ad aggiungere anche i pesciolini sott’olio, una delizia da sciogliere in bocca.

Mini-tartellette-alla-liquirizia

Qualche hanno dopo ancora ho conosciuto quello che al momento è uno dei miei migliori amici. E lui è calabrese. E ogni volta mi decanta le bontà della Calabria…senza peraltro avermene mai procurate un po’…mannaccia a lui! 🙂

E infine ho incontrato la mia dolce metà…che non è calabrese ma è come se lo fosse. Perché adora il piccante e adora la nduja e ogni volta che vogliamo comprarla mi porta in giro a fare assaggi talmente certosini da sembrare quelli del miglior sommelier in circolazione.

Insomma la Calabria si propone costantemente e piacevolmente nella mia vita. E così è successo che un bel giorno mi è stato chiesto di collaborare con l’azienda Buongustai di Calabria. Potete capire quanto ne sia stata felice…

Perché Buongustai di Calabria nasce proprio dalla volontà di far conoscere e promuovere il meglio della tradizione culinaria di una regione ricca di sapori, odori, ricette da gustare e apprezzare e quindi diffondere. E anche dalla volontà di preservare la vocazione biologica della terra calabrese che è ricca e rigogliosa per natura. Molti dei prodotti, infatti, derivano da agricoltura biologica, sono senza coloranti né conservanti e sono realizzati ad arte secondo tradizione, coscienza e sapienza. Le aziende fornitrici di Buongustai di Calabria sono inoltre caratterizzate da un’elevata diversità e ognuna di loro è legata ad un luogo e ad un tempo ben precisi. Vivono grazie all’uso di risorse ambientali locali e ai particolari sistemi di relazioni sociali e scambi che fanno vivere una comunità.

Con la ricetta di oggi voglio farvi conoscere dei prodotti un po’ meno famosi rispetto a quelli un pochino più blasonati come la nduja o il caciocavallo e così via. Sto parlando del cedrolio, olio extra vergine aromatizzato al cedro, della confettura di mele e liquirizia, una vera novità in fatto di confetture e dei mostaccioli, tipici dolci calabresi da rosicchiare pian piano e far sciogliere in bocca.

Nella ricetta di oggi questi ingredienti si uniscono per creare un gusto particolarmente aromatico e dai tratti inconsueti. Addentate la frolla con il suo aroma di cedro, assaporate la confettura di mela e liquirizia e infine trattenete in bocca le pepite di mostacciolo sciogliendole pian piano. E adesso non vi resta che preparare queste tartellette e correre ad assaggiare tutti gli altri prodotti calabresi che potrete trovare sul sito www.buongustaidicalabria.it.

Mini-tartellette-alla-liquirizia

MINI TARTELLETTE DI FROLLA AL CEDROLIO CON CONFETTURA DI LIQUIRIZIA E PEPITE DI MOSTACCIOLI

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INGREDIENTI (per 20 tartellette):

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COME SI FA:

  1. Preparate la frolla al cedrolio. Setacciate in una ciotola la farina con lo zucchero al velo, il lievito e il sale. Aggiungete il tuorlo d’uovo e il cedrolio e lavorate con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e fatela riposare in frigo per almeno mezz’ora.
  2. Nel frattempo riducete il mostacciolo in briciole grossolane e mettete da parte.
  3. Riprendete la frolla e lavoratela nuovamente con le mani fino a scaldarla per bene. Se il composto risulterà un po’ “sbricioloso” non preoccupatevi. Prelavate delle palline di frolla. Schiacciatele col matterello fino a raggiungere lo spessore di circa 0,5 millimetri. Imburrate gli stampini, con il bordo dello stampino stesso ritagliate la frolla e sistematela negli stampini.
  4. Fate scaldare il forno a 180 gradi. Riempite le tartellette con la confettura di liquirizia e infornate per circa 15 minuti o comunque fino a doratura. Quando si saranno raffreddate, cospargetele con le briciole di mostacciolo.

IL PROPOSITO DI NON FARE PROPOSITI E IL PANE AI DATTERI

Pane-ai-datteriIl 2018 mi piace iniziarlo con una colazione. Perché la colazione sancisce l’inizio ufficiale della giornata e non c’è niente di meglio che iniziare l’anno con una buona colazione. Mi piace pensare che sia di buon auspicio. Anche l’anno scorso il primo post dell’anno è stato una colazione (brioche con gocce di cioccolato).

Solo che quest’anno c’è qualche anomalia…Tanto per incominciare la ricetta. Che in realtà è una ricetta natalizia. Perché è un pane ai datteri e i datteri si mangiano per lo più a Natale. E poi perché Angela Frenda l’ha messa nel suo libro di Natale. Ma io avevo davvero tanta voglia di provarla (sia pure rivisitata a mio modo) e non potevo certo aspettare il prossimo Natale! E anche i favolosi datteri iraniani che ho comprato non potevano aspettare le prossime festività.

Pane-ai-datteriE quindi va bene che siamo entrati nel 2018 e bisogna pensare al nuovo, a nuove ricette e a nuovi progetti e non certo alle ricette natalizie. Ma io stavolta ho un occhio rivolto indietro e di buoni propositi per il 2018 non ne ho fatto ancora neanche uno. Perché il 2017 è stato un anno bello e pieno di novità. Una nuova città, dei nuovi amici, una nuova vita. Ma è stato anche tanto faticoso e io sto ancora facendo fatica a scrollarmelo di dosso.

Alla fine è anche giusto che le ricette seguano il corso delle cose e stiano indietro anche loro, con un occhietto ancora rivolto al passato. E allora facciamo che me ne infischio e che per il primo post dell’anno vi posto proprio questo buonissimo pane ai datteri. E facciamo pure che di buoni propositi ne faccio solo uno. Il proposito di non fare propositi. Che magari è la volta buona che riesco a mettere in pratica qualcosa  e a vivere la vita un pochino più leggermente di come ho fatto finora. Perché darsi dei paletti è bene, ma darsene troppi rende la vita un po’ troppo complicata.

E allora di nuovo buon 2018 ed eccovi la ricetta di Angela Frenda nella versione da me leggermente modificata.

Pane-ai-datteri

PANE AI DATTERI

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INGREDIENTI:

  • 470 g di farina 0
  • 150 g di zucchero di canna
  • 200 g di datteri freschi
  • 90 g di noci
  • 350 ml di latte di mandorle
  • 140 g di burro
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 pizzico di cannella
  • 1 pizzico di sale

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COME SI FA:

  1. Preriscaldate il forno a 180 gradi. Tagliate i datteri a pezzetti. Se sentite che sono un po’ duri metteteli a bagno in acqua bollente per 10 minuti. Tritate grossolanamente le noci e sciogliete il burro sul fuoco o nel microonde.
  2. Nel frattempo preparate gli ingredienti secchi. Mescolate la farina 00 con lo zucchero di canna, il lievito, il sale e la cannella.
  3. Unite il burro e il latte di mandorle agli ingredienti secchi e mescolate bene.
  4. Aggiungete infine i datteri e le noci e continuate a mescolare. Se il composto risulterà troppo secco aggiungete altro latte di mandorle.
  5. Versate il composto in una teglia da plumcake foderata di carta da forno e cuocete per 1 ora o comunque fino a quando, facendo la prova dello stuzzicadenti, quest’ultimo risulterà asciutto. sformate il pane e lasciatelo intiepidire su una gratella prima di tagliarlo a fette.

IL PIANO B E CIO’ CHE DI BUONO NE E’ USCITO. TRIFLE CON PANDORO ALL’ARANCIA, CREMA DI FORMAGGIO ALLA ZUCCA E CRUMBLE (O BISCOTTINI) DI MANDORLE

Trifle-al-pandoroNella vita è  fondamentale avere un Piano B. Anche se un po’ imperfetto va bene lo stesso. L’importante è uscire in qualche modo dal “cul de sac” in cui siamo finiti. O ci siamo infilati. Perché io stavolta mi ci sono proprio infilata.

La ricetta di oggi doveva essere un bel pandoro. E stop. Avevo deciso il perchè: perché prima o poi dovevo cimentarmi con un dolce tradizionale natalizio. Avevo deciso il come: la ricetta che ritenevo più valida. Avevo deciso il quando: due giorni ad incastro tra le mille cose da fare. Quello che forse avevo sottovalutato è il tempo a disposizione e lo stato d’animo.

Diciamo che mi sono approcciata a questa impresa con una certa stanchezza e con una certa fretta che ovviamente non hanno giovato al suo successo. Il pandoro era buonissimo ma l’estetica non mi ha soddisfatta. Il tempo per rimontare a cavallo purtroppo non c’era e allora ho deciso di rinviare all’anno prossimo. Però non mi andava di uscire proprio sconfitta sconfitta.  Qualcosa di buono da questa esperienza doveva pur uscire.

Per prima cosa c’è di buono che ho imparato tutta una serie di piccole accortezze utili per la riuscita di un pandoro buono e anche bello. Accortezze che ovviamente utilizzerò quando mi ributterò nell’impresa e che avrò cura di riferirvi minuziosamente.

Trifle-al-pandoroPer seconda cosa ho pensato che potevo inventare una ricetta che avesse tra gli ingredienti anche il mio povero pandoro buono ma brutto. Poi mi è venuto in mente che, all’ultimo showcooking della Scuola della Cucina italiana al quale ho partecipato, lo chef aveva creato una carinissima cheesecake in bicchiere con crema di formaggio alla zucca che mi era piaciuta molto.

Alla fine è venuto fuori questo dolcetto. Un po’ confuso e un po’ anarchico. Sembra un tiramisù perché sotto ha uno strato di pandoro imbevuto di Cointreau. Sembra una cheesecake perchè la crema è una crema al formaggio con la zucca. Ricorda un po’ anche una panna cotta con le briciole croccanti sopra. Che poi non sono venute proprio come delle briciole, ma come dei biscottini nuvoletta. Ricorda anche anche un trifle in cui si intravedono nel fondo del bicchiere i pezzetti di pandoro.

Insomma, non sapevo bene neanche come chiamarlo. Poi in qualche modo ho partorito un nome. E ho concluso così. Con qualcosa in saccoccia. Imperfetto, confuso e anarchico. Ma buono. In fondo questo dolce mi piace perchè rispecchia un po’ anche il mio Natale di quest’anno. Ancora imperfetto, ancora confuso e ancora anarchico. Ma con tanta buona volontà e con discreti margini di miglioramento.

Se volete provarlo, utilizzate la mia ricetta soltanto in maniera indicativa. Scegliete voi se volete più miele, o lo zucchero al posto del miele, o il pandoro aromatizzato diversamente, o le nocciole al posto delle mandorle. Potete proporlo per le feste, ma anche come dolce del riciclo. In fondo è pur sempre un dolce anarchico. Ognuno può fare come vuole…Eccovi quindi la mia (solo indicativa)ricetta.

Dimenticavo: un affettuosissimo buon Natale a tutti voi!!! Ci rivediamo la settimana prottima con l’ultima ricetta del 2017.

Trifle-al-pandoro

TRIFLE CON PANDORO ALL’ARANCIA, CREMA DI FORMAGGIO ALLA ZUCCA E CRUMBLE (O BISCOTTINI) DI MANDORLE

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INGREDIENTI (per 6 persone):

  • qualche pezzetto di pandoro (tanto da ricoprire il fondo dei bicchieri)
  • 25 g di farina
  • 25 di zucchero al velo
  • 25 g di burro
  • 25 g di granella di mandorle tostate
  • 450 g di formaggio spalmabile (io ho usato la robiola)
  • 100 g di polpa di zucca
  • 70 g di miele di acacia
  • 4 g di colla di pesce
  • 25 ml di latte (o panna)
  • 4 cucchiaini di Cointreau (o di succo d’arancia zuccherato)
  • un pizzico di zenzero
  • un pizzico di cannella

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COME SI FA:

  1. Mettete a bagno in acqua fredda la colla di pesce.
  2. Sistemate i dischetti di pandoro alla base dei vostri bicchieri. Bagnateli con il liquore (o con il succo di arancia). Mettete in frigo.
  3. Mettete nel forno la zucca tagliata a pezzi e ben coperta da carta stagnola e cuocetela a 170 gradi per circa mezz’ora. Appena sarà cotta eliminate le parti eventualmente bruciacchiate (ma non dovrebbero essercene) e frullatela fino ad attenere una purea. Fate raffreddare per bene.
  4. Mettete in una ciotola o in una planetaria il formaggio spalmabile, la purea di zucca, il miele, lo zenzero e la cannella. Mescolate per bene.
  5. Scaldate il latte e, fuori dal fuoco, scioglietevi la colla di pesce ben strizzata. Unite velocemente il composto alla crema e mescolate nuovamente.
  6. Sistemate velocemente la crema nei bicchieri e mettete in frigorifero. Fate rapprendere per bene. Potete anche congelare i bicchierini e metterli in frigo il giorno prima di servirli per poi completarli con i biscottini all’ultimo momento.
  7. Preparate i biscottini di mandorle. In una ciotola mescolate la granella di mandorle, la farina e il burro fino ad ottenere un composto in briciole. Sistemate le briciole su una placca da forno rivestita di carta e fate raffreddare in frigo per almeno mezz’ora. Cuocete a 160 gradi per 12 minuti. Se le briciole saranno ben fredde otterrete delle briciole croccanti. Altrimenti il composto si appiattirà leggermente e otterrete dei biscottini che andranno comunque benissimo.  Fate raffreddare.
  8. All’ultimo momento aggiungete i biscottini su ogni bicchiere e servite.

 

 

SE NON SAI COSA FARE, FAI UNA CROSTATA. I PICCOLI INCONVENIENTI DELL’ETA’ E LA CROSTATA DI RICOTTA

Crostata-di-ricottaE’ una ovvietà, ma è proprio vera. Con l’età si cambia. E quello che pensavi non avresti mai fatto e non avresti mai detto, ti trovi a farlo e dirlo. Il tutto con una scioltezza inimmaginabile fino a pochissimo tempo fa. Se qualcuno te lo avesse detto, gli avresti dato del pazzo. E invece…

Invece ti ritrovi una mattina qualunque a riascoltare a ripetizione canzoni anni ’80 (nella fattispecie era Take a look at me now di Phil Collins) sospirando nostalgicamente e pensando “Ma quanto erano belle le canzoni degli anni ’80…”. Che se mi sentisse la mia figlioccia (classe 1995..tanto per intenderci) mi guarderebbe con faccia stranita e direbbe “Ma chi è quest’ometto stempiato che ascolti con occhi luccicanti?” E lì sarei costretta a strabuzzare gli occhi e a rispondere “Ehhhhhhhhhhhh??? Vecchietto stempiato?????”. Per poi partire con una filippica su quanto erano belli gli anni ’80 e che sono state scritte canzoni bellissime e che la gente era più felice e bla bla bla. Che poi, se proprio devo essere precisa, io ho vissuto la mia adolescenza negli anni ’90 e non negli anni ’80. Ma gli anni ’80 hanno qualcosa di magico. Non so. Forse davvero si era più felici, si nutrivano belle speranze per un futuro di benessere che sembrava non dover finire mai. Non saprei…

Ti ritrovi anche a pensare che se al sabato sera, piuttosto che tirar tardi inutilmente, vai a letto presto, forse la domenica riesci ad alzarti presto e, oltre che fare  tutte quelle cose che non sei riuscita a fare in settimana, magari riesci anche a fare una bella passeggiata al parco e a goderti tutta la domenica. Cioè: barattare un sabato sera in giro per avere una domenica da godersi tutta intera è un chiaro sintomo di senilità. Senza contare che ovviamente scegli con una certa determinazione di evitare gli alcolici perché tanto non li reggi più (io in verità non li ho mai retti) e il giorno dopo saresti totalmente in coma e staresti catatonico sul divano per tutto il giorno.

Crostata-di-ricottaE poi ti ritrovi a pensare “Cavoli, sto diventando proprio come mia mamma”…per fortuna questa volta in senso buono :-). E cioè nel senso che, quando non so che dolce preparare e non ho voglia di pensarci, di default faccio una crostata. A casa mia la crostata è il dolce della domenica per eccellenza, quello che fai davvero senza pensarci perché gli ingredienti li sai a memoria e in casa hai sempre un barattolo di marmellata in più da usare all’occorrenza.

Anche io qualche giorno fa proprio non sapevo che dolce preparare. Proprio non mi venivano idee. Ogni tanto penso che capiti a tutti. E allora anche io in automatico ho fatto una crostata, ma non una a caso, bensì quella che era nella top three delle crostate di mamma. Era veramente una delizia soprattutto perché la faceva con la ricotta di pecora che un conoscente che aveva una masseria sulle Murge ci portava direttamente a casa, ancora calda perché fatta quella mattina stessa. Ovviamente la ricotta andava fatta scolare e asciugare un pochettino, ma era buonissima anche due o tre giorni dopo che ci era stata portata ed era l’ideale per dare sapore al nostro dolce. Senza contare che poi veniva arricchita con pinoli, uvetta, canditi e pezzi di cioccolato. Davvero da leccarsi i baffi, soprattutto se gustata ancora tiepida. Io purtroppo non ho trovato la ricotta di pecora e ho usato della buona ricotta vaccina e devo dire che comunque il risultato è stato soddisfacente. Morale della favola: se non sapete cosa fare, fate una crostata. Magari con questa ricetta.

Crostata-di-ricotta

CROSTATA DI RICOTTA

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INGREDIENTI (per una crostata da 22 cm):

  • 250 g  di farina 0
  • 150 g di zucchero semolato
  • 125 g di burro
  • 1 uovo e 1 tuorlo
  • un pizzico di sale
  • 400 g di ricotta vaccina
  • 60 g di cioccolato fondente
  • 15 g di uvetta
  • 15 g di pinoli
  • 15 g di cedro candito
  • 2 cucchiai di rum
  • cannella

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COME SI FA:

  1. Fate sgocciolare la ricotta in uno scolapasta e mettete a mollo l’uvetta. Tostate i pinoli in un padellino antiaderente. Tagliate grossolanamente il cioccolato fondente.
  2. Mettete nella planetaria la farina, 85 grammi di zucchero, il burro ammorbidito e tagliato a cubetti. Iniziate ad impastare e, dopo un paio di minuti, aggiungete l’uovo e il tuorlo. Impastate fino ad ottenere un composto in briciole. Versate sulla spianatoia e impastate fino ad ottenere una palla. Avvolgete l’impasto nella pellicola e mettete in frigo per almeno mezz’ora.
  3. Setacciate la ricotta direttamente in una ciotola, aggiungete lo zucchero rimasto e mescolate. Sgocciolate l’uvetta e aggiungetela al composto. Aggiungete infine i pinoli, il cioccolato tritato, il cedro candito e il rum. Mescolate per bene.
  4. Imburrate e infarinate una teglia antiaderente a cerniera da 22 centimetri. Prendete 2/3 dell’impasto, stendetelo su un foglio di carta forno ad una altezza di circa 1/5 cm. Aiutandovi con il matterello, posizionate l’impasto nella teglia e fatelo aderire velocemente ai bordi. Eliminate la pasta in eccesso e mischiatela alla pasta che avete tenuto da parte. Se l’impasto si è ammorbidito troppo rimettetelo in frigorifero per 5 minuti. Quindi preparate le strisce per la vostra crostata.
  5. Versate il composto di ricotta nella teglia, livellate bene e posizionate le strisce.
  6. Cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 30 minuti o comunque fino a doratura.

A GRANDISSIMA RICHIESTA…LA TORTA PAESANA (O TORTA DI PANE E CACAO)

Torta-paesana-pane-cacao“Cosa ti faccio: la crostata o la torta paesana?”. “La torta paesana”. “Cosa ti faccio: la torta magica o la torta paesana?”. “La torta paesana”. “Ma non volevi provare la hot milk sponge cake?”. “La torta paesana”.

A questo punto la volontà espressa dal popolo di casa mia era abbastanza chiara. Non potevo esimermi. Anche perché devo mimetizzarmi nel territorio. E qui in Brianza in questi giorni è tutto un tripudio di sagre e feste in cui la torta paesana la fa da padrone. Non esiste situazione in cui la torta paesana non sia presente. Alla sagra della patata di Oreno il dessert era la torta paesana. Alla sagra del gorgonzola idem. Senza contare che a Lissone è proprio la protagonista solitaria della festa. E tutte le donne di Lissone la preparano con la loro ricetta. Ci pensate che figata è assaggiare le varie versioni? 🙂

E pensare che tempo fa, quando non conoscevo la Brianza e non potevo minimamente immaginare che prima o poi mi sarei ritrovata qui, mi ero casualmente imbattuta in questa torta. E mi aveva colpito, tanto che l’avevo riportata nel mio libretto verde delle ricette. Ricordo perfettamente che l’avevo copiata da un numero della Cucina Italiana che mi aveva fatto sfogliare la mia amica. Ed è notevole questa cosa, visto che è passato un bel po’ di tempo. Sarà stato un segno del destino?

Torta-paesana-pane-cacaoFatto sta che adesso la torta paesana ha trovato concretamente spazio nella mia cucina. Con estrema gioia del mio “coinquilino” brianzolo, che piano piano se la è sbafata a colazione, merenda e dopo cena.

Si tratta di una preparazione davvero rustica, che è utilissima per consumare alcuni ingredienti che necessitano di essere utilizzati al più presto. Pane raffermo, latte burro, uova, biscotti secchi, amaretti, un po’ di cacao. Tutte cose sempre presenti nelle case di una buona massaia. Il tutto arricchito da uvetta, canditi e pinoli.

Unico consiglio importante. Tenete il pane a mollo proprio per tre ore e non di meno. Più di tre ore va bene lo stesso, ma di meno no. E’ importante che i componenti secchi si idratino per bene, per fare in modo che la torta risulti sufficientemente umida. Eccovi quindi la ricetta.

Torta-paesana-pane-cacao

LA TORTA PAESANA (O TORTA DI PANE E CACAO)

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INGREDIENTI:

  • 150 g di pane raffermo
  • 150 g di amaretti
  • 150 g di zucchero
  • 80 g di burro
  • 70 g di biscotti secchi
  • 50 g di cacao amaro
  • 30 g di uvetta
  • 3 uova
  • 20 g di pinoli
  • 20 g di cedro candito
  • 1/2 litro di latte intero
  • scorza grattugiata di limone
  • 1 pizzico di sale

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COME SI FA:

  1. Portate ad ebollizione il latte con il burro e lo zucchero.
  2. Passate il pane nel mixer. Aggiungete gli amaretti e i biscotti e tritate nuovamente.
  3. Mettete il pane, gli amaretti e i biscotti tritati in un’ampia ciotola con l’uvetta e un pizzico di sale.
  4. Unite la miscela di latte caldo e la scorza di limone. Amalgamate bene e lasciate riposare il composto per 3 ore mescolando spesso. Se è troppo asciutto, unite ancora poco latte caldo.
  5. Trascorse le 3 ore, unite al composto le uova, una alla volta, alternandole con il cacao ben setacciato. Incorporate il cedro candito e i pinoli.
  6. Trasferite il composto in uno stampo rotondo di 24 centimetri, foderato con carta da forno. Livellate bene. Se vi piace, cospargete la torta con altri pinoli e con altra uvetta ammorbidita in acqua tiepida e ben strizzata. Cuocete per 1 ora a 170 gradi. Servite tiepida.

PROVARE (INUTILMENTE) A SVUOTARE LA DISPENSA. CROSTATA AL CACAO E AMARANTO CON CONFETTURA DI MIRTILLI ROSSI

Crostata al cacao e amaranto con confettura mirtilli rossiSvuotare la dispensa non è affatto una cosa facile. Almeno per me, che sono vittima di frequenti attacchi di una malattia chiamata “Sindrome da acquisto alimentare compulsivo”. Il sintomo più grave è la curiosità acuta per qualsiasi cibo non si possieda già in dispensa e la conseguente incapacità di resistere alla tentazione di comprarlo. Salvo poi scoprire che proprio non era nelle mie corde.

Con l’amaranto è andata un po’ così. Diciamo che rispetto ad altri prodotti “esotici” (tipo quinoa, bulgur, miglio ecc), la scintilla non è scoccata. La prima volta che l’ho mangiato, in forma di simil-polenta, non ho fatto i salti di gioia. L’ho mangiato perché, si sa, io mangio tutto, ma la verità è che non ho pensato certo di rifarlo a breve.

Ed infatti per molto tempo è rimasto negli anfratti più buii della mia dispensa in attesa di non si sa che destino. Qualche settimana fa, con l’arrivo del caldo, mi è presa voglia di fare pulizia nel settore delle derrate alimentari. Il primo prodotto della lista era -indovinate chi?-…l’amaranto. Perché proprio non esiste che io butti qualcosa. E allora ho pensato che un qualche modo per renderlo più appetibile ci doveva essere sicuramente!

Crostata-al-cacao-e-amaranto-con-confettura-mirtillirossiE allora mi sono inventata questa crostata con la farina ricavata dall’amaranto tostato. Ed in effetti avevo ragione: utilizzato in forma di farina per torte e biscotti, anche l’amaranto ha un suo perché. E’ profumato, aromatico e con un retrogusto di erbe e fieno che ha reso la mia crostata davvero diversa dalle solite.

Peccato però che l’amaranto, oltre a saltare di qua e di la è anche leggeeeeeerooooooo, leggeeeeeeeeeeeroooooo, leggeeeeeeeeeroooooooo. E quindi sono riuscita a consumarne solo 100 grammi, con la conseguenza che l’obiettivo di svuotare la dispensa è miseramente fallito

Però la crostata era proprio buona.Eccovi quindi la ricetta.

Crostata-al-cacao-e-amaranto-con-confettura-mirtillirossi

CROSTATA DI CACAO E AMARANTO CON CONFETTURA DI MIRTILLI ROSSI

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INGREDIENTI (per una crostata da 22 cm e circa 30 biscotti):

  • 170 g  di farina 0
  • 100 g di amaranto
  • 30 g di cacao amaro 
  • 60 g di zucchero semolato
  • 60 g di zucchero di canna
  • 150 g di burro
  • 1 uovo e 1 tuorlo
  • un pizzico di sale
  • 450 g di confettura di mirtilli rossi

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COME SI FA:

  1. Preparate la farina di amaranto. Riscaldate un’ampia padella e tostate l’amaranto un cucchiaio alla volta. Ogni cucchiaiata  dovrà rimanere sul fuoco all’incirca 5 comunque o comunque finche l’amaranto non avrà assunto un colore leggermente ambrato. Frullate l’amaranto insieme allo zucchero di canna fino ad ottenere un composto farinoso.
  2. Mettete quindi nella planetaria la farina 0, il composto di amaranto e zucchero di canna, il cacao, il burro ammorbidito e tagliato a cubetti, l’uovo e il tuorlo. Impastate fino ad ottenere un composto in briciole. Versate sulla spianatoia e impastate fino ad ottenere una palla. Avvolgete l’impasto nella pellicola e mettete in frigo per almeno mezz’ora.
  3. Prendete 2/3 dell’impasto, stendetelo su un foglio di carta forno ad una altezza di circa 1/5 cm e posizionatelo con la carta stessa direttamente in una teglia a cerniera da 22 cm. Con l’impasto rimanente preparate molte strisce belle lunghe. Ne servono molte perché l’impasto è molto friabile e potrebbero spezzarsi. Quindi è opportuno agevolarsi il lavoro avendo delle strisce di riserva.
  4. Versate la confettura nella teglia, livellate bene e posizionate le strisce. Con l’impasto rimanente potete preparare dei biscotti da mangiare a colazione o a merenda.
  5. Cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 30 minuti o comunque fino a doratura.

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