A GRANDISSIMA RICHIESTA…LA TORTA PAESANA (O TORTA DI PANE E CACAO)

Torta-paesana-pane-cacao“Cosa ti faccio: la crostata o la torta paesana?”. “La torta paesana”. “Cosa ti faccio: la torta magica o la torta paesana?”. “La torta paesana”. “Ma non volevi provare la hot milk sponge cake?”. “La torta paesana”.

A questo punto la volontà espressa dal popolo di casa mia era abbastanza chiara. Non potevo esimermi. Anche perché devo mimetizzarmi nel territorio. E qui in Brianza in questi giorni è tutto un tripudio di sagre e feste in cui la torta paesana la fa da padrone. Non esiste situazione in cui la torta paesana non sia presente. Alla sagra della patata di Oreno il dessert era la torta paesana. Alla sagra del gorgonzola idem. Senza contare che a Lissone è proprio la protagonista solitaria della festa. E tutte le donne di Lissone la preparano con la loro ricetta. Ci pensate che figata è assaggiare le varie versioni? 🙂

E pensare che tempo fa, quando non conoscevo la Brianza e non potevo minimamente immaginare che prima o poi mi sarei ritrovata qui, mi ero casualmente imbattuta in questa torta. E mi aveva colpito, tanto che l’avevo riportata nel mio libretto verde delle ricette. Ricordo perfettamente che l’avevo copiata da un numero della Cucina Italiana che mi aveva fatto sfogliare la mia amica. Ed è notevole questa cosa, visto che è passato un bel po’ di tempo. Sarà stato un segno del destino?

Torta-paesana-pane-cacaoFatto sta che adesso la torta paesana ha trovato concretamente spazio nella mia cucina. Con estrema gioia del mio “coinquilino” brianzolo, che piano piano se la è sbafata a colazione, merenda e dopo cena.

Si tratta di una preparazione davvero rustica, che è utilissima per consumare alcuni ingredienti che necessitano di essere utilizzati al più presto. Pane raffermo, latte burro, uova, biscotti secchi, amaretti, un po’ di cacao. Tutte cose sempre presenti nelle case di una buona massaia. Il tutto arricchito da uvetta, canditi e pinoli.

Unico consiglio importante. Tenete il pane a mollo proprio per tre ore e non di meno. Più di tre ore va bene lo stesso, ma di meno no. E’ importante che i componenti secchi si idratino per bene, per fare in modo che la torta risulti sufficientemente umida. Eccovi quindi la ricetta.

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LA TORTA PAESANA (O TORTA DI PANE E CACAO)

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INGREDIENTI:

  • 150 g di pane raffermo
  • 150 g di amaretti
  • 150 g di zucchero
  • 80 g di burro
  • 70 g di biscotti secchi
  • 50 g di cacao amaro
  • 30 g di uvetta
  • 3 uova
  • 20 g di pinoli
  • 20 g di cedro candito
  • 1/2 litro di latte intero
  • scorza grattugiata di limone
  • 1 pizzico di sale

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COME SI FA:

  1. Portate ad ebollizione il latte con il burro e lo zucchero.
  2. Passate il pane nel mixer. Aggiungete gli amaretti e i biscotti e tritate nuovamente.
  3. Mettete il pane, gli amaretti e i biscotti tritati in un’ampia ciotola con l’uvetta e un pizzico di sale.
  4. Unite la miscela di latte caldo e la scorza di limone. Amalgamate bene e lasciate riposare il composto per 3 ore mescolando spesso. Se è troppo asciutto, unite ancora poco latte caldo.
  5. Trascorse le 3 ore, unite al composto le uova, una alla volta, alternandole con il cacao ben setacciato. Incorporate il cedro candito e i pinoli.
  6. Trasferite il composto in uno stampo rotondo di 24 centimetri, foderato con carta da forno. Livellate bene. Se vi piace, cospargete la torta con altri pinoli e con altra uvetta ammorbidita in acqua tiepida e ben strizzata. Cuocete per 1 ora a 170 gradi. Servite tiepida.
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PROVARE (INUTILMENTE) A SVUOTARE LA DISPENSA. CROSTATA AL CACAO E AMARANTO CON CONFETTURA DI MIRTILLI ROSSI

Crostata al cacao e amaranto con confettura mirtilli rossiSvuotare la dispensa non è affatto una cosa facile. Almeno per me, che sono vittima di frequenti attacchi di una malattia chiamata “Sindrome da acquisto alimentare compulsivo”. Il sintomo più grave è la curiosità acuta per qualsiasi cibo non si possieda già in dispensa e la conseguente incapacità di resistere alla tentazione di comprarlo. Salvo poi scoprire che proprio non era nelle mie corde.

Con l’amaranto è andata un po’ così. Diciamo che rispetto ad altri prodotti “esotici” (tipo quinoa, bulgur, miglio ecc), la scintilla non è scoccata. La prima volta che l’ho mangiato, in forma di simil-polenta, non ho fatto i salti di gioia. L’ho mangiato perché, si sa, io mangio tutto, ma la verità è che non ho pensato certo di rifarlo a breve.

Ed infatti per molto tempo è rimasto negli anfratti più buii della mia dispensa in attesa di non si sa che destino. Qualche settimana fa, con l’arrivo del caldo, mi è presa voglia di fare pulizia nel settore delle derrate alimentari. Il primo prodotto della lista era -indovinate chi?-…l’amaranto. Perché proprio non esiste che io butti qualcosa. E allora ho pensato che un qualche modo per renderlo più appetibile ci doveva essere sicuramente!

Crostata-al-cacao-e-amaranto-con-confettura-mirtillirossiE allora mi sono inventata questa crostata con la farina ricavata dall’amaranto tostato. Ed in effetti avevo ragione: utilizzato in forma di farina per torte e biscotti, anche l’amaranto ha un suo perché. E’ profumato, aromatico e con un retrogusto di erbe e fieno che ha reso la mia crostata davvero diversa dalle solite.

Peccato però che l’amaranto, oltre a saltare di qua e di la è anche leggeeeeeerooooooo, leggeeeeeeeeeeeroooooo, leggeeeeeeeeeroooooooo. E quindi sono riuscita a consumarne solo 100 grammi, con la conseguenza che l’obiettivo di svuotare la dispensa è miseramente fallito

Però la crostata era proprio buona.Eccovi quindi la ricetta.

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CROSTATA DI CACAO E AMARANTO CON CONFETTURA DI MIRTILLI ROSSI

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INGREDIENTI (per una crostata da 22 cm e circa 30 biscotti):

  • 170 g  di farina 0
  • 100 g di amaranto
  • 30 g di cacao amaro 
  • 60 g di zucchero semolato
  • 60 g di zucchero di canna
  • 150 g di burro
  • 1 uovo e 1 tuorlo
  • un pizzico di sale
  • 450 g di confettura di mirtilli rossi

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COME SI FA:

  1. Preparate la farina di amaranto. Riscaldate un’ampia padella e tostate l’amaranto un cucchiaio alla volta. Ogni cucchiaiata  dovrà rimanere sul fuoco all’incirca 5 comunque o comunque finche l’amaranto non avrà assunto un colore leggermente ambrato. Frullate l’amaranto insieme allo zucchero di canna fino ad ottenere un composto farinoso.
  2. Mettete quindi nella planetaria la farina 0, il composto di amaranto e zucchero di canna, il cacao, il burro ammorbidito e tagliato a cubetti, l’uovo e il tuorlo. Impastate fino ad ottenere un composto in briciole. Versate sulla spianatoia e impastate fino ad ottenere una palla. Avvolgete l’impasto nella pellicola e mettete in frigo per almeno mezz’ora.
  3. Prendete 2/3 dell’impasto, stendetelo su un foglio di carta forno ad una altezza di circa 1/5 cm e posizionatelo con la carta stessa direttamente in una teglia a cerniera da 22 cm. Con l’impasto rimanente preparate molte strisce belle lunghe. Ne servono molte perché l’impasto è molto friabile e potrebbero spezzarsi. Quindi è opportuno agevolarsi il lavoro avendo delle strisce di riserva.
  4. Versate la confettura nella teglia, livellate bene e posizionate le strisce. Con l’impasto rimanente potete preparare dei biscotti da mangiare a colazione o a merenda.
  5. Cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 30 minuti o comunque fino a doratura.

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UNA PASQUA ALTERNATIVA ANCHE A TAVOLA. TORTA BRIOSCIATA CON NOCI E CAFFE’

torta-briosciata-noci-caffèDevo essere sincera. Per il post di oggi non avevo pensato di suggerirvi questo dolce. Poi però mi sono ricordata che domenica è Pasqua. Cioé non è che non mi ricordavo di Pasqua (capirai…non vedo l’ora di avere qualche giorno di riposo). E’ che non mi sono resa conto che questo post è proprio quello della settimana santa. E io non ho fatto un piano editoriale per Pasqua. E così, mentre tutte le foodblogger infornavano volatili di vario genere (con le mandorle, con il glutine, senza glutine, col cioccolato e chi più ne ha più ne metta), io infornavo un pane.

E però, ormai lo sapete, come sono bravissima a sottopormi al pubblico ludibrio, sono pure bravissima ad autoassolvermi con estrema scioltezza. E stavolta il motivo della mia scarsa/assente programmazione ce l’ho bello caldo a portata di mano. Il trasloco. E’ lui. E’ colpa sua. Come avrei potuto, me tapina, pensare alla Pasqua tra scatoloni aperti e vestiti in giro alla rinfusa? Come avrei potuto programmare ricette pasquali quando, dopo il lavoro, riuscivo solo a buttarmi sul letto “a quattro di spade”? E su! Siate comprensivi!

In compenso però, improvvisando quà e là, oltre al pane, ho infornato questo stupendo dolce che ho visto su Sale&Pepe e che oggi vi propongo con tanto di faccia tosta. Che fosse stupendo non lo sapevo da prima. Anzi, avevo non poche perplessità. Poi però è stata una autentica rivelazione. In un eccesso di egoismo culinario, a casa mi è stato categoricamente impedito di portarne i resti in ufficio. Il che la dice lunga…

torta-briosciata-noci-caffèLa particolarità è che non è un dolce molto dolce (scusate il gioco di parole) in quanto lo zucchero non è molto ed è per giunta bilanciato dalle noci e dal caffé. Pensando alla Pasqua e alla colomba pasquale mi è venuto in mente che anche la colomba non è un dolce molto dolce. Inoltre, visto che questo dolce ha qualche problema di identità, può essere mangiato senza che si ribelli sia dopo pranzo il giorno di Pasqua che a colazione per un eventuale brunch di Pasquetta.

E allora perchè non provare qualcosa di alternativo sia pure nel solco della tradizione? Del resto quast’anno la mia Pasqua, pur essenso la stessa nelle modalità e con le stesse persone, sarà diversa come “contesto” in quanto tutto il contorno è mutato. In un contesto diverso ci sta pure che vi propongo un dolce diverso.

E allora non mi resta che scrivervi la ricetta e invitarvi ad osare e a trascorrere una serenissima Pasqua e una divertentissima Pasquetta.

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TORTA BRIOSCIATA CON NOCI E CAFFE’

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INGREDIENTI:

  • 15 g di lievito di birra fresco
  • 1,6 dl di latte
  • 450 g di farina bianca
  • 1 pizzico di sale
  • 50 g di zucchero bianco
  • 2 tuorli
  • 100 g di burro
  • 60 g di zucchero di canna
  • 80 g di gherigli di noce
  • 1 cucchiaio di caffè liofilizzato
  • 1 limone non trattato
  • burro e farina per lo stampo

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COME SI FA:

  1. Tagliate il burro a pezzetti e lasciatelo ammorbidire.
  2. Sbriciolate il lievito in una ciotolina. Aggiungete il latte appena tiepido e un cucchiaio di zucchero bianco. Mescolate finché il lievito non si sarà sciolto.
  3. In una ciotola più grande (o nella planetaria) mescolate la farina, lo zucchero bianco rimasto e il sale. Aggiungete i tuorli e il composto di latte e lievito. Iniziate ad impastare. Aggiungete quindi il burro e continuate a impastare per 10 minuti o comunque finché non avrete ottenuto un impasto liscio e omogeneo.
  4. Formate una palla, copritela con della pellicola e lasciatela lievitare per 2 ore in un luogo tiepido o avvolta da una coperta.
  5. Sgonfiate leggermente la pasta e formate un rotolo di circa 8 cm di diametro. Tagliate il rotolo a fette di circa 1 cm di spessore. Poi stendetele in piccole sfoglie di circa 1/2 cm di spessore.
  6. Tritate grossolanamente i gherigli di noce con lo zucchero di canna e la scorza di limone. Cospargete il composto sulla metà delle sfoglie. Cospargete le sfoglie rimaste con il caffè.
  7. Riempite uno stampo da kuglof di 20 cm di diametro, imburrato e infarinato, alternando i due tipi di sfoglie. Coprite lo stampo e lasciate lievitare per un’altra ora in un luogo tiepido.
  8. Cuocete il dolce in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 40 minuti. Sformatelo e lasciatelo raffreddare su una gratella.

IL SAPORE DI CASA E UN BUON RICOSTITUENTE. MUFFIN AL DOPPIO CIOCCOLATO

Muffin-doppio-cioccolatoCi eravamo lasciati con me che mi lamentavo come Lucia Mondella…e poi con me che facevo il risotto per esorcizzare la paura e ambientarmi meglio. Dopo qualche giorno nella mia nuova vita, eccomi invece a raccontare una certa particolare sensazione, o meglio un certo particolare sapore…il sapore che si prova tornando a casa…

Dieci giorni fa sono tornata a Senigallia. Che sensazione ragazzi! Appena varcato il casello dell’autostrada ho provato un senso di rilassamento pazzesco. La sensazione è stata proprio fisica…Mi sono sentita come quando si tira un bel sospiro di sollievo, come quando si rilassano tutti i muscoli, come quando capisci che puoi lasciarti andare, come quando guardi le strade e guidi sicura e con la musica a palla perché tanto le conosci a memoria, come quando senti parlare con l’accento marchigiano e quasi quasi potresti commuoverti, come quando senti l’odore del ciauscolo sulla pizza e pensi “…finalmente a casa…”.

Muffin-doppio-cioccolatoE poi assapori la tua pizza e pensi “…ma quanto è buono il ciauscolo…!” E soprattutto pensi “…questo ciauscolo lo posso trovare solo qui…”. Che poi non è sempre vero, però ti piace pensare che ciò che vivi in quel momento sia una cosa unica e irripetibile. Per chi non lo sapesse il ciauscolo è un tipico salame marchigiano la cui caratteristica è che, data la notevole quantità di parte grassa, rende alla grande se si fa sciogliere  sul pane o appunto sulla pizza.

Poi però, finita la pizza e finito il ciauscolo, bisogna tornare alla realtà e la realtà è che devo mettermi in forze perché bisogna riprendere a trottare. Dico così perché l’inizio non è stato proprio facile. Ho avuto qualche piccolo colpo di scena, della serie “ti aspettavi che andasse in un modo e invece…”. E quindi occorre qualcosa di rimettersi ai fornelli con qualcosa di facile ma che sia estremamente confortante e ricostituente. E qual’è un confort food per eccellenza? Il cioccolato…ovviamente. E allora niente può essere più confort che fare colazione con un buon muffin al doppio cioccolato. Per ritrovare il coraggio e la forza di ricominciare…ancora una volta. Eccovi quindi la ricetta.

Muffin-doppio-cioccolato

MUFFIN AL DOPPIO CIOCCOLATO

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INGREDIENTI (per 8 muffin grandi):

  • 300 g di cioccolato fondente
  • 100 g di burro
  • 100 ml di latte
  • 180 g di farina
  • 120 g di zucchero
  • 1 bustina di lievito
  • 2 tuorli e 4 albumi

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COME SI FA:

  1. Mettete in un tegamino 100 grammi di cioccolato a pezzi. Aggiungete il burro e il latte e fate sciogliere a fiamma moderata. Togliete dal fuoco e fate raffreddare. Nel frattempo riducete in scaglie il resto del cioccolato.
  2. In una ciotola mescolate la farina, lo zucchero e il lievito.
  3. Aggiungete il composto di cioccolato, i 2 tuorli e il cioccolato a scaglie. Amalgamate il tutto. 
  4. Montate a neve i 4 albumi, poi versateli nella ciotola e incorporateli agli altri ingredienti.
  5. Versate il composto nei pirottini da muffin imburrati e infarinati. Fate cuocere i muffin nel forno preriscaldato a 180 gradi per 20 minuti.

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TUTTO CIO’ CHE VUOI IN UN UNICO POSTO. CROSTATA MERINGATA CON CONFETTURA DI LAMPONI

crostata-meringata-lamponiQualche sera fa stavo guardando un film. Uno dei personaggi era una fotografa di guerra. Ad un certo punto, durante una conversazione all’aereoporto poco prima di prendere l’ennesimo volo, dice al suo interlocutore “Tu sei fortunato: hai tutto ciò che vuoi in un unico posto”.

Poi inizia a parlare del suo lavoro, a descrivere quella particolare sensazione di non sentirsi mai davvero a casa, o comunque nel posto giusto. Racconta  che quando è al lavoro in zone di guerra le sembra di fare qualcosa di importante, di essere nel posto giusto. Ma poi, dopo qualche giorno, inizia a desiderare di tornare a casa, di rivedere i suoi cari. Poi, quando arriva a casa, è stremata dalle ore di viaggio, lentamente inizia a riprendere contatti con la quotidianità dei suoi figli e di suo marito. E va bene così. Lei è contenta, loro sono contenti. Ma dopo qualche giorno ritorna quella sensazione di disagio. E anche l’amara consapevolezza che, anche se i suoi figli e suo marito le vogliono bene, in fondo lei è un elemento anomalo nella loro quotidianità, perché loro sono capaci di andare avanti anche se lei non c’é.

Da quanche anno anche io vivo una sensazione abbastanza simile. Mi sembra sempre di non essere nel posto giusto, che manchi sempre qualcosa. O meglio qualcuno…

crostata-meringata-lamponi

La mia famiglia d’origine? 400 chilometri a sud. Il mio compagno? 400 chilometri a nord. Amiche d’infanzia? Due di loro 400 chilometri a sud e una 200 chilometri a nord. Insomma la mia situazione è un po’ così. Certo non mi mancano cose belle anche qui… Ho una casa che mi piace, in una cittadina che mi piace, dei colleghi simpatici ma soprattutto ho una persona che mi vuole davvero tanto tanto bene. Lei non è solo una amica ma è l’AMICA, quella che non hai bisogno di parlare che già ha capito, quella che ti sopporta quando sei insopportabile persino a te stessa, quella che puoi farci un viaggio di 22 giorni e non litigarci neanche una volta, quella che se fa il terremoto alle 4 di notte ti dice “se hai paura ti vengo a prendere”, quella che il suo cervello sembra uguale al tuo e dice le cose mentre tu le stai pensando…Quella lì…l’AMICA. Forse quella che ti capita una sola volta nella vita.

Per come sono messa forse è normale che, quando sono su, mi manca la mia amica, quando sono quì mi manca il mio compagno, poi mi manca la mamma e quando sono dalla mamma mi manca la mia casa. A breve la mia vita cambierà di nuovo (ma di questo vi parlerò più avanti) ma comunque avere tutto quello che voglio in un solo posto evidentemente non rientra nel mio karma. Ma in fondo la vita  un’ po’ così. I tempi moderni sono così.

Come in tutti i momenti della mia vita, quando sono un pochino giù di morale, cucinare è un modo per stare meglio, per staccare, per evadere. Questa volta mi sono cimentata nella mia prima torta meringata. Ed in effetti qualche imprecisione estetica c’è. Ma in compenso…mamma mia quanto è buona la meringa quando rimane morbida! Wow! Quando pensavo alla meringa di solito me la immaginavo sempre un po’ troppo secchina. Invece fatta così, morbidosa morbidosa, è davvero buona. Si scioglie in bocca. La confettura è di lamponi, quindi un po’ aspretta, giusto il necessario per compensare il dolce della meringa. E allora, per i vostri momenti meditativi, ma anche per i vostri momenti felici, eccovi la ricetta.

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CROSTATA MERINGATA CON CONFETTURA DI LAMPONI

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INGREDIENTI (per uno stampo da 24 cm+ 4 crostatine):

  • 200 g di farina 0
  • 90 g di mandorle in polvere
  • 3 tuorli
  • 140 g di burro
  • 50 g di zucchero
  • 1 pizzico di sale
  • 500 g di confettura di lamponi
  • 3 albumi
  • 50 g di zucchero
  • zucchero al velo

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COME SI FA:

  1. Versate nella planetaria le mandorle in polvere, la farina, il burro a dadini, i tuorli, 50 g di zucchero e un pizzico di sale. Azionate per pochi secondi a velocità media. Quando il composto avrà assunto la forma di grosse briciole, rovesciatelo su piano da lavoro e con le mani formate un panetto. Avvolgetelo con la pellicola e fatelo riposare in frigorifero per almeno mezz’ora.
  2. Riprendete il panetto di pasta frolla. Stendetelo con l’aiuto di un matterello. Rivestite la teglia fin sui bordi. Versate la confettura di lamponi. Cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per 40 minuti. Fate raffreddare.
  3. Montate gli albumi con lo zucchero fino a formare una meringa ben soda. Disponetela a ciuffi sulla torta, con una tasca da pasticcere e infornate per 10-15 minuti finché è dorata.
  4. Spolverizzate con lo zucchero al vero e servite.

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IL RIPOSO DEL GUERRIERO E LE BRIOCHE CON GOCCE DI CIOCCOLATO

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Molti di voi conosceranno l’espressione “il riposo del guerriero”. Spesso, pur essendo di stampo militaresco, viene usata comunemente per fare riferimento al meritato riposo che spetta a chi ha affrontato numerose fatiche o comunque a chi ha affrontato le proprie incombenze quotidiane. Ma come dev’essere, secondo voi, il riposo del guerriero? Di certo, secondo me, l’espressione non fa riferimento solo al riposo fisico. La guerra è anche una questione di attenzione, di strategia. Il riposo mentale è fondamentale. Tanto più che il nostro guerriero, oltre che riprendersi dalle fatiche passate, deve immagazinare nuova energia per le battaglie future.

Nella nostra vita di tutti i giorni è un po’ la stessa cosa. Spesso chi mi conosce mi sente ripetere che le nostre giornate sono un po’ come delle battaglie e che la nostra casa dovrebbe essere un’isola felice, un porto sicuro, un posto – appunto – dove poter ricaricare le batterie, un luogo in cui il guerriero che è dentro di noi può trovare il meritato riposo. Il traffico, l’automobilista maleducato, il collega acido, il capo esigente, le bollette da pagare, il telegiornale che ci riempie di notizie nefaste, le persone perennemente negative, l’affollamento al supermercato, l’esame all’università, lo sciopero dei mezzi. Tante sono le nostre sfide quotidiane. Senza contare che ci sono periodi interi pieni di situazioni pesanti che si accavallano l’una all’altra quasi come se non dovessimo mai avere tregua. Certo le sfide non sono sempre pesanti. Ci sono anche sfide belle, stimolanti e che ci rendono felici, ma bisogna pur sempre arrivarci con la giusta dose di energia.

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Questi primi giorni di gennaio, possono sicuramente invogliarci ad una ripresa un po’ lenta. Riuscire a ritagliarsi del tempo per stare in solitudine a ricaricare le batterie è sicuramente un buon modo per iniziare il nuovo anno nel modo migliore.  Il momento, del resto, è parecchio simbolico. Il nuovo anno, il bilancio del passato, i progetti per il futuro. Risultati raggiunti, nuovi obiettivi. Sono tutte riflessioni che a me piace fare in solitudine. Solo quando si è da soli, senza troppi stimoli attorno, si riesce a focalizzare ciò che davvero è importante, a riprendere possesso del proprio io, a ritrovare la calma.

Per accompagnare il mio riposo del guerriero non potevo di certo abbandonare i fornelli. E comunque per tutti quanti può essere una cosa carina cucinare qualcosa. Qualcosa di semplice ovviamente, che non sia stancante, qualcosa che ci lasci il tempo di riposare. I lievitati si prestano per loro natura alla pazienza, all’attesa e al riposo. Nello scegliere in cosa cimentarmi tra le varie preparazioni lievitate, ho pensato che il modo migliore per iniziare alla grande l’anno nuovo, per iniziare la giornata e soprattutto le nostre nuove sfide non poteva che essere una bella colazione. Una colazione semplice, che ci aiuti a metabolizzare gli insegnamenti dell’anno appena trascorso e che, nel contempo, ci dia energia e vitalità per ripartire alla grande. La brioche con le gocce di cioccolato mi sembra davvero l’ideale per questo. La si prepara il giorno prima e la mattina dopo è perfetta per darci il giusto slancio.

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La ricetta è un po’ lunga ma non è particolarmente complessa. La lunghezza è data solo dai tempi di lievitazione e riposo. Perciò, mentre aspettate, potete scrivere pensieri e progetti, sorseggiare una tisana avvolti dalla vostra copertina preferita, leggere un libro, guardare per la centesima volta il voltro film preferito…insomma fare tutte quelle attività  che ritenete utili per coccolarvi, prendervi cura di voi stessi, ricaricarvi ed essere super energici per i nuovi obiettivi del 2017.

E quindi eccovi la ricetta delle brioche con gocce di cioccolato.

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BRIOCHE CON GOCCE DI CIOCCOLATO

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INGREDIENTI (per 16 brioche):

  • 500 g di farina 00
  • 80 g di latte intero
  • 15 g di lievito di birra
  • 180 g di uova (3 uova grandi o 3 uova e 1 tuorlo di uova medie)
  • 70 g di zucchero
  • 15 g di miele
  • 7,5 g di rum
  • buccia di limone grattugiata
  • semi di vaniglia
  • 180 g di burro
  • 7,5 g di sale
  • 200 g di gocce di cioccolato

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COME SI FA:

  1. Mettete nella planetaria la farina con il lievito sbriciolato. Unite il latte a temperatura ambiente. Io, di solito, tengo sempre nel congelatore un panetto di lievito di birra. Per questo, prima di aggiungerlo alla farina, lo faccio sciogliere nel latte.
  2. Aggiungete le uova intere, lo zucchero, il miele, il rum, la buccia di limone e i semi di vaniglia. Impastate per 8 minuti a velocità ridotta.
  3. Unite il burro ammorbidito incorporandolo poco per volta. Terminate con il sale. Impastate per altri 5 minuti o comunque fino a quando l’impasto non sarà diventato liscio e omogeneo.
  4. Coprite l’impasto con la pellicola e lasciatelo lievitare a temperatura ambiente fino al raddoppio (ci vorranno all’incirca 2 ore). D’inverno però è opportuno avvolgere la terrina con una coperta.
  5. Riprendete l’impasto. Lavoratelo leggermente con le mani per rompere la lievitazione. Mettetelo, quindi, sempre ben coperto da pellicola a riposare in frigorifero per almeno 3 ore.
  6. Trascorse le tre ore formate delle palline da 60 grammi l’una. Aggiungete ad ogni pallina 13 grammi di gocce di cioccolato. Fate in modo che si distribuiscano per bene nell’impasto.
  7. Adagiate le palline su una leccarda rivestita di carta da forno e fatele lievitare nuovamente a 30 gradi (magari direttamente nel forno) fino al raddoppio (ci vorranno all’incirca 1 ora e mezza/2 ore).
  8. Lucidate infine  le brioche con una miscela di uova e panna in uguale quantità.
  9. Infornate in forno preriscaldato a 180 gradi fino a doratura. Ci vorranno all’incirca 20 minuti.

IL BABBO NATALE CHE VENNE DALLE SCALE E LA PRIMA PROPOSTA DEL CHRISTMAS PROJECT. TRONCHETTO DI NATALE CON CREMA SPECULOOS

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C’era una volta una piccola principessa che viveva felice e contenta con la sua mamma e il suo papà in un grande castello bilocale che si trovava in una contea chiamata Apulia. Il castello era grande perché era pieno di amore ma era un bilocale perché aveva solo due piccole stanze. E allora il re e la regina avevano deciso che il lettino della principessa poteva essere sistemato in un angolo della cucina perché lì c’era abbastanza spazio anche per tutte le bambole e gli orsacchiotti amici della principessa.

Quando arrivava Natale, la piccola principessa, come tutti gli altri bambini del mondo, aspettava trepidante l’arrivo di Babbo Natale. Di solito Babbo Natale non arrivava dal camino, come negli altri castelli, ma da un qualcosa di simile chiamato “cucina fracassé”. Infatti, nella contrada Apulia, si era soliti costruire i castelli munendoli di una cucina fracassé, cioé di una struttura che racchiudeva tutto il piano che serviva per la cottura del cibo, era collegata direttamente con la canna fumaria e spesso aveva sotto di sé anche un forno elettrico. La prima volta che era stato a trovare la principessa, Babbo Natale aveva deciso che la strada del fracassé era di gran lunga la più comoda per entrare indisturbato dentro il castello. Quell’anno però qualcosa andò storto…

Era la mattina di Natale…erano appena scoccate le 6. La piccola principessa, quasi a presagire il peggio, si svegliò improvvisamente. Guardò subito verso il fracassé…L’urlo fu straziante…”Mammaaaaaaaaa!! Babbo Natale non mi ha portato nienteeeeeeeee!!”. Il re e la regina si svegliarono di soprassalto e corsero a soccorrere la principessa che piangeva disperata. Nel trambusto generale, mentre il re asciugava le lacrime della principessa cercando di consolarla, la regina si allontanò furtivamente uscendo di soppiatto dalla porta d’ingresso. Dopo qualche minuto, la regina tornò nel castello. Aveva in mano i regali della principessa e disse sorridendo “Babbo Natale quest’anno si è sbagliato…è salito per le scale, ma la porta era chiusa e allora ha lasciato i regali sul gradino”. La principessa ritrovò il sorriso e potè scartare i suoi tanto desiderati regali.

Dopo molti anni, quando la principessa era ormai grande, il re e la regina le raccontarono che in realtà Babbo Natale aveva lasciato a loro i suoi regali, ma loro li avevano depositati in custodia alla regina-zia, che aveva un castello al piano di sotto, affinché li custodisse fino al giorno di Natale. Poi, però, stanchi della lunga giornata di lavoro si erano dimenticati di ritirarli…

Perché Babbo Natale esite davvero! I regali li aveva portati lui! E’ solo che con l’età è diventato è un po’ più stanco e si affida ad assistenti un po’ pasticcioni…

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Non è Natale senza almeno un racconto magico…vero? 🙂 Ma adesso torniamo alla realtà. Eccoci dunque alla prima proposta del mio Christmas project di quest’anno. A casa mia non si faceva, ma io ne sono stata sempre affascinata. Una volta, una conoscente di mia zia ce ne regalò uno e ricordo che ne rimasi davvero estasiata, sia dalla forma che dal sapore. Quest’anno ho deciso di provare a realizzarlo. L’ispirazione l’avevo avuta l’anno scorso dalla mitica Giulia di Juls Kitchen, che ne aveva preparato uno davvero bellissimo e invitante. Perciò ho deciso di partire dalla sua ricetta ma di apportare alcune modifiche.

La modifica principale è la crema speculoos per il ripieno. Per chi non lo sapesse, la crema speculoos è una crema spalmabile che viene preparata con gli omonimi biscotti speculoos. Si tratta di biscotti speziati molto utilizzati in Belgio e Olanda. Ed in effetti io ho comprato la crema speculoos proprio all’aereoporto di Bruxelles in occasione di una vacanza. In Italia non è facilissimo trovarla ma non preoccupatevi! Intanto potete prepararla voi con questa ricetta che ho trovato sul blog Miele e Ricotta della bravissima Monique. L’unica cosa è che, in tal caso, dovrete preparare anche i biscotti con questa ricetta. Se però non avete voglia di fare tutto ciò e la crema speculoos proprio non riuscite a trovarla, non dovete fare altro che lasciare andare la fantasia. In commercio esistono un sacco di creme che potete utilizzare per preparare il vostro tronchetto di Natale personalizzato.

Come vi accennavo la scorsa volta, l’intento del Christmas project sarebbe quello di proporvi piatti-passepartout che a vostra scelta potrete cucinare in una qualsiasi delle festività. Ovviamente per la ricetta di oggi avete un po’ meno scelta. Sarete d’accordo con me sul fatto che quì si gioca facile: o la Vigilia di Natale o il giorno di Natale. Ma adesso basta…stavolta ho chiacchierato davvero troppo. Eccovi dunque la ricetta del tronchetto di Natale.

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TRONCHETTO DI NATALE CON CREMA SPECULOOS

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INGREDIENTI:

Per la pasta biscuit:

  •  5 albumi
  • 75 g di zucchero
  • 6 tuorli
  • 50 g di zucchero
  • 100 g di farina 0
  • 50 g di fecola di patate
  • burro per ungere la carta da forno

Per la bagna:

  • 50 ml di acqua
  • 50 g di zucchero
  • 50 g di rum

Per la farcitura:

  • 220 g di ricotta di mucca
  • 200 g di crema speculoos

Per la decorazione:

  • 150 g di cioccolato fondente
  • 150 ml di panna fresca
  • un cucchiaio di cacao

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COME SI FA:

  1. Il giorno prima o la mattina appena svegli, mettete la ricotta in un colino per eliminare l’acqua in eccesso.
  2. Preparate la bagna al rum. Mettete a bollire l’acqua con lo zucchero fino al completo scioglimento. Aggiungete il rum e lasciate raffreddare. Se non amate molto i dolci troppo umidi, non preoccupatevi. Potete tralasciare la bagna o diminuirne le dosi perché comunque il ripieno e la decorazione tenderanno a inumidire il biscuit e ad evitare che il dolce si secchi.
  3. Preriscaldate il forno a 250 gradi.
  4. Preparate la pasta biscuit. Montate gli albumi con 75 g di zucchero a neve ferma…io direi…molto ferma. Mettete da parte. Montate i tuorli con 50 g di zucchero finché non saranno diventati chiari e spumosi. Incorporate quindi le due masse con movimenti delicati dal basso verso l’alto. Setacciate la farina con la fecola di patate e incorporatele delicatamente nella massa montata, sempre con movimenti dal basso verso l’alto.
  5. Foderate di carta da forno la leccarda o un’ampia teglia e imburratela. Versate l’impasto e livellatelo per bene con una spatola dandogli uno spessore di circa 1 centimetro. Cuocete in forno caldo per 5 minuti o comunque fino a doratura.
  6. Inumidite un canovaccio da cucina e stendetelo sul tavolo. Se riuscite a procurarvelo o ne avete uno in casa, io vi consiglio di utilizzare uno spruzzino. Vi garantirà una umidità uniforme, altrimenti correte il rischio di avere delle zone più bagnate alle quali l’impasto potrebbe attaccarsi. Se dovesse succedere però non preoccupatevi. Basterà maneggiare l’impasto con un po’ più di cautela. Appena la pasta biscuit è pronta, toglietela dal forno e capovolgetela sul canovaccio. Staccate delicatamente la carta da forno e, aiutandovi con il canovaccio, arrotolate la pasta su se stessa dal lato corto. Lasciatela in posizione.
  7. Preparate quindi il ripieno. Mescolate la ricotta con la crema speculoos. Lavoratela per bene con la forchetta e poi con una spatola in silicone in modo da eliminare eventuali grumi.
  8. Srotolate delicatamente la pasta biscuit e spennellatela con la bagna (se avete deciso di utilizzarla). Quindi spalmate uniformemente il ripieno di ricotta e crema speculoos e avvolgete di nuovo la pasta biscuit su se stessa.
  9. Posizionate il rotolo su di un piatto. Tagliate quindi un pezzo di rotolo che andrà a formare il ramo laterale.  Dall’altro lato del rotolo tagliate trasversalmente un altro pezzetto di impasto (più piccolo del primo) per avere proprio la forma di un trochetto. Mettete il rotolo in frigo.
  10. Preparate la ganache al cioccolato. Versate la panna in un pentolino e portatela a bollore. Nel frattempo, con un coltello, sminuzzate il cioccolato fondente e mettetelo in una ciotola. Versate quindi la panna sul cioccolato e mescolare con l’aiuto di una frusta fino a completo scioglimento. Fate raffreddare a temperatura ambiente. Non mettete la ganache nel frigorifero perchè potrebbe indurirsi troppo e diventare difficilmente maneggiabile anche dopo averla montata. Montante quindi la vostra ganache con le fruste elettriche finché non sarà diventata ben soda.
  11. Riprendete il rotolo e stendete la ganache sul dolce. Disegnate con una forchetta un motivo che ricordi la corteccia di un tronco e spolverate col cacao amaro.
  12. Lasciate raffreddare il dolce in frigo per qualche ora prima di servirlo. Se avete spazio a sufficienza in freezer potete anche surgelarlo e quindi prepararlo con un certo anticipo rispetto al giorno della Vigilia di Natale o di Natale. Così avrete più tempo per altre preparazioni che magari vanno fatte al momento.