UNA PASQUA ALTERNATIVA ANCHE A TAVOLA. TORTA BRIOSCIATA CON NOCI E CAFFE’

torta-briosciata-noci-caffèDevo essere sincera. Per il post di oggi non avevo pensato di suggerirvi questo dolce. Poi però mi sono ricordata che domenica è Pasqua. Cioé non è che non mi ricordavo di Pasqua (capirai…non vedo l’ora di avere qualche giorno di riposo). E’ che non mi sono resa conto che questo post è proprio quello della settimana santa. E io non ho fatto un piano editoriale per Pasqua. E così, mentre tutte le foodblogger infornavano volatili di vario genere (con le mandorle, con il glutine, senza glutine, col cioccolato e chi più ne ha più ne metta), io infornavo un pane.

E però, ormai lo sapete, come sono bravissima a sottopormi al pubblico ludibrio, sono pure bravissima ad autoassolvermi con estrema scioltezza. E stavolta il motivo della mia scarsa/assente programmazione ce l’ho bello caldo a portata di mano. Il trasloco. E’ lui. E’ colpa sua. Come avrei potuto, me tapina, pensare alla Pasqua tra scatoloni aperti e vestiti in giro alla rinfusa? Come avrei potuto programmare ricette pasquali quando, dopo il lavoro, riuscivo solo a buttarmi sul letto “a quattro di spade”? E su! Siate comprensivi!

In compenso però, improvvisando quà e là, oltre al pane, ho infornato questo stupendo dolce che ho visto su Sale&Pepe e che oggi vi propongo con tanto di faccia tosta. Che fosse stupendo non lo sapevo da prima. Anzi, avevo non poche perplessità. Poi però è stata una autentica rivelazione. In un eccesso di egoismo culinario, a casa mi è stato categoricamente impedito di portarne i resti in ufficio. Il che la dice lunga…

torta-briosciata-noci-caffèLa particolarità è che non è un dolce molto dolce (scusate il gioco di parole) in quanto lo zucchero non è molto ed è per giunta bilanciato dalle noci e dal caffé. Pensando alla Pasqua e alla colomba pasquale mi è venuto in mente che anche la colomba non è un dolce molto dolce. Inoltre, visto che questo dolce ha qualche problema di identità, può essere mangiato senza che si ribelli sia dopo pranzo il giorno di Pasqua che a colazione per un eventuale brunch di Pasquetta.

E allora perchè non provare qualcosa di alternativo sia pure nel solco della tradizione? Del resto quast’anno la mia Pasqua, pur essenso la stessa nelle modalità e con le stesse persone, sarà diversa come “contesto” in quanto tutto il contorno è mutato. In un contesto diverso ci sta pure che vi propongo un dolce diverso.

E allora non mi resta che scrivervi la ricetta e invitarvi ad osare e a trascorrere una serenissima Pasqua e una divertentissima Pasquetta.

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TORTA BRIOSCIATA CON NOCI E CAFFE’

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INGREDIENTI:

  • 15 g di lievito di birra fresco
  • 1,6 dl di latte
  • 450 g di farina bianca
  • 1 pizzico di sale
  • 50 g di zucchero bianco
  • 2 tuorli
  • 100 g di burro
  • 60 g di zucchero di canna
  • 80 g di gherigli di noce
  • 1 cucchiaio di caffè liofilizzato
  • 1 limone non trattato
  • burro e farina per lo stampo

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COME SI FA:

  1. Tagliate il burro a pezzetti e lasciatelo ammorbidire.
  2. Sbriciolate il lievito in una ciotolina. Aggiungete il latte appena tiepido e un cucchiaio di zucchero bianco. Mescolate finché il lievito non si sarà sciolto.
  3. In una ciotola più grande (o nella planetaria) mescolate la farina, lo zucchero bianco rimasto e il sale. Aggiungete i tuorli e il composto di latte e lievito. Iniziate ad impastare. Aggiungete quindi il burro e continuate a impastare per 10 minuti o comunque finché non avrete ottenuto un impasto liscio e omogeneo.
  4. Formate una palla, copritela con della pellicola e lasciatela lievitare per 2 ore in un luogo tiepido o avvolta da una coperta.
  5. Sgonfiate leggermente la pasta e formate un rotolo di circa 8 cm di diametro. Tagliate il rotolo a fette di circa 1 cm di spessore. Poi stendetele in piccole sfoglie di circa 1/2 cm di spessore.
  6. Tritate grossolanamente i gherigli di noce con lo zucchero di canna e la scorza di limone. Cospargete il composto sulla metà delle sfoglie. Cospargete le sfoglie rimaste con il caffè.
  7. Riempite uno stampo da kuglof di 20 cm di diametro, imburrato e infarinato, alternando i due tipi di sfoglie. Coprite lo stampo e lasciate lievitare per un’altra ora in un luogo tiepido.
  8. Cuocete il dolce in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 40 minuti. Sformatelo e lasciatelo raffreddare su una gratella.

IL SAPORE DI CASA E UN BUON RICOSTITUENTE. MUFFIN AL DOPPIO CIOCCOLATO

Muffin-doppio-cioccolatoCi eravamo lasciati con me che mi lamentavo come Lucia Mondella…e poi con me che facevo il risotto per esorcizzare la paura e ambientarmi meglio. Dopo qualche giorno nella mia nuova vita, eccomi invece a raccontare una certa particolare sensazione, o meglio un certo particolare sapore…il sapore che si prova tornando a casa…

Dieci giorni fa sono tornata a Senigallia. Che sensazione ragazzi! Appena varcato il casello dell’autostrada ho provato un senso di rilassamento pazzesco. La sensazione è stata proprio fisica…Mi sono sentita come quando si tira un bel sospiro di sollievo, come quando si rilassano tutti i muscoli, come quando capisci che puoi lasciarti andare, come quando guardi le strade e guidi sicura e con la musica a palla perché tanto le conosci a memoria, come quando senti parlare con l’accento marchigiano e quasi quasi potresti commuoverti, come quando senti l’odore del ciauscolo sulla pizza e pensi “…finalmente a casa…”.

Muffin-doppio-cioccolatoE poi assapori la tua pizza e pensi “…ma quanto è buono il ciauscolo…!” E soprattutto pensi “…questo ciauscolo lo posso trovare solo qui…”. Che poi non è sempre vero, però ti piace pensare che ciò che vivi in quel momento sia una cosa unica e irripetibile. Per chi non lo sapesse il ciauscolo è un tipico salame marchigiano la cui caratteristica è che, data la notevole quantità di parte grassa, rende alla grande se si fa sciogliere  sul pane o appunto sulla pizza.

Poi però, finita la pizza e finito il ciauscolo, bisogna tornare alla realtà e la realtà è che devo mettermi in forze perché bisogna riprendere a trottare. Dico così perché l’inizio non è stato proprio facile. Ho avuto qualche piccolo colpo di scena, della serie “ti aspettavi che andasse in un modo e invece…”. E quindi occorre qualcosa di rimettersi ai fornelli con qualcosa di facile ma che sia estremamente confortante e ricostituente. E qual’è un confort food per eccellenza? Il cioccolato…ovviamente. E allora niente può essere più confort che fare colazione con un buon muffin al doppio cioccolato. Per ritrovare il coraggio e la forza di ricominciare…ancora una volta. Eccovi quindi la ricetta.

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MUFFIN AL DOPPIO CIOCCOLATO

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INGREDIENTI (per 8 muffin grandi):

  • 300 g di cioccolato fondente
  • 100 g di burro
  • 100 ml di latte
  • 180 g di farina
  • 120 g di zucchero
  • 1 bustina di lievito
  • 2 tuorli e 4 albumi

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COME SI FA:

  1. Mettete in un tegamino 100 grammi di cioccolato a pezzi. Aggiungete il burro e il latte e fate sciogliere a fiamma moderata. Togliete dal fuoco e fate raffreddare. Nel frattempo riducete in scaglie il resto del cioccolato.
  2. In una ciotola mescolate la farina, lo zucchero e il lievito.
  3. Aggiungete il composto di cioccolato, i 2 tuorli e il cioccolato a scaglie. Amalgamate il tutto. 
  4. Montate a neve i 4 albumi, poi versateli nella ciotola e incorporateli agli altri ingredienti.
  5. Versate il composto nei pirottini da muffin imburrati e infarinati. Fate cuocere i muffin nel forno preriscaldato a 180 gradi per 20 minuti.

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IL RIPOSO DEL GUERRIERO E LE BRIOCHE CON GOCCE DI CIOCCOLATO

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Molti di voi conosceranno l’espressione “il riposo del guerriero”. Spesso, pur essendo di stampo militaresco, viene usata comunemente per fare riferimento al meritato riposo che spetta a chi ha affrontato numerose fatiche o comunque a chi ha affrontato le proprie incombenze quotidiane. Ma come dev’essere, secondo voi, il riposo del guerriero? Di certo, secondo me, l’espressione non fa riferimento solo al riposo fisico. La guerra è anche una questione di attenzione, di strategia. Il riposo mentale è fondamentale. Tanto più che il nostro guerriero, oltre che riprendersi dalle fatiche passate, deve immagazinare nuova energia per le battaglie future.

Nella nostra vita di tutti i giorni è un po’ la stessa cosa. Spesso chi mi conosce mi sente ripetere che le nostre giornate sono un po’ come delle battaglie e che la nostra casa dovrebbe essere un’isola felice, un porto sicuro, un posto – appunto – dove poter ricaricare le batterie, un luogo in cui il guerriero che è dentro di noi può trovare il meritato riposo. Il traffico, l’automobilista maleducato, il collega acido, il capo esigente, le bollette da pagare, il telegiornale che ci riempie di notizie nefaste, le persone perennemente negative, l’affollamento al supermercato, l’esame all’università, lo sciopero dei mezzi. Tante sono le nostre sfide quotidiane. Senza contare che ci sono periodi interi pieni di situazioni pesanti che si accavallano l’una all’altra quasi come se non dovessimo mai avere tregua. Certo le sfide non sono sempre pesanti. Ci sono anche sfide belle, stimolanti e che ci rendono felici, ma bisogna pur sempre arrivarci con la giusta dose di energia.

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Questi primi giorni di gennaio, possono sicuramente invogliarci ad una ripresa un po’ lenta. Riuscire a ritagliarsi del tempo per stare in solitudine a ricaricare le batterie è sicuramente un buon modo per iniziare il nuovo anno nel modo migliore.  Il momento, del resto, è parecchio simbolico. Il nuovo anno, il bilancio del passato, i progetti per il futuro. Risultati raggiunti, nuovi obiettivi. Sono tutte riflessioni che a me piace fare in solitudine. Solo quando si è da soli, senza troppi stimoli attorno, si riesce a focalizzare ciò che davvero è importante, a riprendere possesso del proprio io, a ritrovare la calma.

Per accompagnare il mio riposo del guerriero non potevo di certo abbandonare i fornelli. E comunque per tutti quanti può essere una cosa carina cucinare qualcosa. Qualcosa di semplice ovviamente, che non sia stancante, qualcosa che ci lasci il tempo di riposare. I lievitati si prestano per loro natura alla pazienza, all’attesa e al riposo. Nello scegliere in cosa cimentarmi tra le varie preparazioni lievitate, ho pensato che il modo migliore per iniziare alla grande l’anno nuovo, per iniziare la giornata e soprattutto le nostre nuove sfide non poteva che essere una bella colazione. Una colazione semplice, che ci aiuti a metabolizzare gli insegnamenti dell’anno appena trascorso e che, nel contempo, ci dia energia e vitalità per ripartire alla grande. La brioche con le gocce di cioccolato mi sembra davvero l’ideale per questo. La si prepara il giorno prima e la mattina dopo è perfetta per darci il giusto slancio.

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La ricetta è un po’ lunga ma non è particolarmente complessa. La lunghezza è data solo dai tempi di lievitazione e riposo. Perciò, mentre aspettate, potete scrivere pensieri e progetti, sorseggiare una tisana avvolti dalla vostra copertina preferita, leggere un libro, guardare per la centesima volta il voltro film preferito…insomma fare tutte quelle attività  che ritenete utili per coccolarvi, prendervi cura di voi stessi, ricaricarvi ed essere super energici per i nuovi obiettivi del 2017.

E quindi eccovi la ricetta delle brioche con gocce di cioccolato.

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BRIOCHE CON GOCCE DI CIOCCOLATO

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INGREDIENTI (per 16 brioche):

  • 500 g di farina 00
  • 80 g di latte intero
  • 15 g di lievito di birra
  • 180 g di uova (3 uova grandi o 3 uova e 1 tuorlo di uova medie)
  • 70 g di zucchero
  • 15 g di miele
  • 7,5 g di rum
  • buccia di limone grattugiata
  • semi di vaniglia
  • 180 g di burro
  • 7,5 g di sale
  • 200 g di gocce di cioccolato

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COME SI FA:

  1. Mettete nella planetaria la farina con il lievito sbriciolato. Unite il latte a temperatura ambiente. Io, di solito, tengo sempre nel congelatore un panetto di lievito di birra. Per questo, prima di aggiungerlo alla farina, lo faccio sciogliere nel latte.
  2. Aggiungete le uova intere, lo zucchero, il miele, il rum, la buccia di limone e i semi di vaniglia. Impastate per 8 minuti a velocità ridotta.
  3. Unite il burro ammorbidito incorporandolo poco per volta. Terminate con il sale. Impastate per altri 5 minuti o comunque fino a quando l’impasto non sarà diventato liscio e omogeneo.
  4. Coprite l’impasto con la pellicola e lasciatelo lievitare a temperatura ambiente fino al raddoppio (ci vorranno all’incirca 2 ore). D’inverno però è opportuno avvolgere la terrina con una coperta.
  5. Riprendete l’impasto. Lavoratelo leggermente con le mani per rompere la lievitazione. Mettetelo, quindi, sempre ben coperto da pellicola a riposare in frigorifero per almeno 3 ore.
  6. Trascorse le tre ore formate delle palline da 60 grammi l’una. Aggiungete ad ogni pallina 13 grammi di gocce di cioccolato. Fate in modo che si distribuiscano per bene nell’impasto.
  7. Adagiate le palline su una leccarda rivestita di carta da forno e fatele lievitare nuovamente a 30 gradi (magari direttamente nel forno) fino al raddoppio (ci vorranno all’incirca 1 ora e mezza/2 ore).
  8. Lucidate infine  le brioche con una miscela di uova e panna in uguale quantità.
  9. Infornate in forno preriscaldato a 180 gradi fino a doratura. Ci vorranno all’incirca 20 minuti.

VOLEVO ANDARE IN PIEMONTE E INVECE…I CANESTRELLI LIGURI

canestrelli

E’ proprio vero che in cucina non si smette mai di imparare. Me ne sono accorta per l’ennesima volta qualche giorno fa. Per anni, vi giuro, proprio per anni, sono stata convinta che i canestrelli fossero piemontesi. Che poi è anche vero. Solo che quelli che io pensavo fossero piemontesi, quelli a forma di fiore con tanto zucchero al velo, sono in realtà di provenienza ligure. I canestrelli piemontesi sono proprio un’altra cosa, altra forma, altro colore, altro. E io non li ho neanche mai assaggiati. Quelli che io amavo con tutta me stessa erano liguri…

Quando ero ragazzina, il supermercato sotto casa non era particolarmente fornito. Prodotti che non fossero strettamente regionali difficilmente riuscivano a varcare la sua soglia e a posizionarsi nei vecchi e consunti scaffali. Ricordo ancora la sensazione di festa quando vedevo tornare mamma a casa con della robiola o con un pezzo di gorgonzola o con qualsiasi altra cosa non fosse pugliese e basta. Purtroppo la stessa cosa accadeva anche per i canestrelli. Pur essendo dei biscotti confezionati non particolarmente difficili da reperire, non arrivavano quasi mai. Ogni tanto però – grazie forse a qualche folletto a conoscenza della mia passione – qualche pacchetto riusciva a sfuggire ai rigidi controlli e ad arrivare sugli scaffali, pronto per essere agguantato velocemente da mia mamma, la quale, nel fare la spesa, teneva sempre gli occhi ben aperti per scovare qualche novità. Il pacchetto con la lucida scritta “Matilde Vicenzi” giungeva a casa e io lo vedevo fare capolino dai sacchetti…Che poi non sono neanche sicura che la casa produttrice fosse proprio la Matilde Vicenzi. Fatto sta che nel mio ricordo (forse sbagliato ma chi se ne importa) il pacchetto era quello…

Dopo aver scartato con una certa eccitazione l’involucro, riuscivo quindi ad assaporare quei fantastici, burrosi, fragranti fiorellini di zucchero al velo…mamma mia che bontà! Erano merce rara. Bisognava centellinarli. Bisognava mangiarne solo uno ogni giorno. Sin da allora, nella mia ingenuità gastronomica, mi ero resa conto che i canestrelli non erano uguali agli altri biscotti di pasta frolla. Avevano una friabilità veramente particolare!

Poi, per molti anni, non ci ho più pensato nè ho mai provato a farli, anche perché non riuscivo a trovare da nessuna parte lo stampino a forma di fiore…e io li volevo proprio precisi precisi, mica un surrogato! Non avevo lo stampino giusto, niente canestrelli! Poi, questa estate, ho trovato lo stampino. Il troppo caldo mi ha ovviamente fatto desistere dal provarli subito. Ma quando, in occasione del Salone del Gusto mi sono messa in testa di preparare una ricetta piemontese, mi sono tornati in mente…salvo poi scoprire che non erano affatto piemontesi!

Ma ormai la ricetta mi era entrata in testa…dovevo farli a tutti i costi! I fiorellini continuavano a ronzarmi attorno con una insistenza degna dei più appassionati pensieri d’amore! E alla fine eccoli qui…non sembrano forse buonissimi!? 🙂 La particolare friabilità – adesso lo so – è data dall’utilizzo dei tuorli d’uovo già cotti. Ricordatevelo perché è fondamentale per la riuscita dei vostri canestrelli liguri. E allora eccovi la ricetta.

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I CANESTRELLI LIGURI

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INGREDIENTI (per circa 30 biscotti):

  • 100 g di farina 0
  • 100 g di fecola di patate
  • 50 g di zucchero al velo
  • 120 g di burro
  • 2 tuorli d’uovo lessati
  • 1 pizzico di sale
  • la scorza grattugiata di 1 limone
  • zucchero al velo per decorare

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COME SI FA:

  1. Lessate due uova per 10 minuti. Sistematele nell’acqua fredda e calcolate 10 minuti a partire dal momento in cui l’acqua inizia a bollire. Attenetevi ai tempi perché altrimenti il tuorlo potrebbe risultare ancora liquido o eccessivamente cotto e quindi di uno sgradevole colore verdastro.Sbucciate le uova e separate i tuorli dagli albumi. lasciate raffreddare i tuorli per qualche minuto in modo da poterli poi lavorare con le mani.
  2. Miscelate la farina e la fecola e sistematele a fontana sulla spiantoia. Aggiungete lo zucchero al velo, il burro a pezzetti, i tuorli sbriciolati e il limone grattugiato. Attenzione al burro: tenetelo in frigo fino al momento di utilizzarlo perchè, anche se per essere lavorato deve essere morbito, si ammorbidirà facilmente col calore delle vostre mani. Lavorate l’impasto fino ad ottenere ad ottenere una palla che terrete in frigo, avvolta nella pellicola, per almeno mezz’ora.
  3. Riprendete, quindi, l’impasto. Tagliatene un pezzo e mettete il resto di nuovo in frigo, per evitare che si ammorbidisca e diventi difficilmente lavorabile. Stendete l’impasto con un matterello fino ad avere una sfoglia dello spessore di 5 millimetri. Siate precisi perchè, se i biscotti sono troppo sottili, potrebbero bruciarsi in cottura. Fate anche in modo che tutti i biscotti abbiano lo stesso spessore.
  4. Quindi utilizzate lo stampo a forma di fiore per ottenere i vostri canestrelli e posizionateli sulla leccarda rivestita di carta da forno. Quando avrete terminato mettete la leccarda direttamente in frigo per circa 20 minuti. In questo modo, in fase di cottura, i biscotti non perderanno la loro forma. nel frattempo accendete il forno e impostate la temperatura di 170 gradi.
  5. Passati i 20 minuti, prendete la leccarda, mettetela nel forno e cuocete i biscotti per 20 minuti. Terminata la cottura, fate raffreddare i biscotti su una gratella. Quando saranno freddi cospargeteli con abbondante zucchero al velo. Conservateli in una scatola di latta rivestita di carta da forno o in un barattolo di vetro. Si mantengono all’incirca per una settimana.

QUANDO TUTTO QUELLO CHE CONTA E’ LA SEMPLICITA’. CIAMBELLA ALL’OLIO CON CACAO AMARO E CILIEGIE

ciambella-olio-cacao-ciliegieFare le faccende di casa in estate è peggio di una calamità naturale. Prendete un’attività a caso, tipo stirare. Se una aspirante perfetta massaia la mattina va al lavoro abbastanza presto e la sera dopo cena è già distrutta sul divano, quale momento le rimane per stirare? Risposta ovvia: il pomeriggio. Già…proprio quando il sole è ancora alto nel cielo e la “caldazza” è ancora al massimo. Ma, del resto, certe cose bisogna pur farle. E allora eccomi lì, grondante di sudore, ad assolvere ai miei doveri (autoimposti) di donna di casa non dico perfetta ma quantomeno nei limiti della decenza. Fortunatamente ho finito prima del previsto e mi sono seduta un attimo sul divano per riprendere una temperatura corporea più normale.

Mentre ero lì seduta, nella mia testa si è affacciato un pensiero fugace “…adesso avrei voglia di qualcosa di semplice, tipo una torta di quelle che non devi neanche usare il frullino elettrico, basta solo mescolare…”. Purtroppo quel giorno si era fatto già un po’ tardi e quindi ho rinunciato, ma, armata delle migliori intenzioni, ho programmato di fare la mia torta semplice l’indomani.

La cosa curiosa è che quella sera, guardando distrattamente la tv, mi sono imbattuta in un film che, secondo me c’entra davvero tanto col concetto di semplicità.  Era una delle tante repliche che d’estate riempiono i canali tv per quei poveretti che, per un motivo a l’altro, trascorrono le loro serate a casa e non all’aria aperta. Si trattava del famoso e ormai un po’ vecchiotto film di Ferzan Ozpetek “Le Fate ignoranti”.

Dovete sapere che la mia capacità di rivedere più volte un film è davvero elevata. I miei preferiti li conosco praticamente a memoria, ma in generale non mi scoccia rivedere i film. Se li ribecco in tv, li rivedo volentieri. Mi fanno sentire rassicurata e il fatto di non dovermi sforzare troppo per comprenderli visto che già li conosco mi fa riposare il cervello. A volte li trovo la perfetta conclusione di una giornata impegnativa. Oltretutto le molteplici visioni mi fanno cogliere sempre nuove sfumature e nuovi significati.

ciamblella-olio-cacao-ciliegieGuardando “Le fate ignoranti”, mi è venuto alla mente subito il concetto di semplicità. La semplicità intesa come semplicità di pensieri, semplicità si sentimenti, semplicità di rapporti. Riflettete: se l’essere umano riuscisse a liberarsi dalla gabbia creatagli intorno dai ruoli precostituiti dalla società, che cosa rimarrebbe se non il puro e semplice sentimento di amore che ci lega ad alcune persone? Nel film i due protagonisti dovrebbero odiarsi. Lei è la moglie, lui l’amante del marito. Questi i ruoli. Anche se l’oggetto del loro amore è morto, dovrebbero odiarsi. I loro ruoli lo imporrebbero. E invece no. Scoprono di avere molte cose in comune, scoprono che forse l’oggetto del loro amore è stato uno strumento, un canalizzatore del sentimento che li avrebbe poi uniti. E anche questo sentimento poi..cos’è? Amore? Amicizia? Ma  in fondo cosa importa…perché volergli dare per forza un nome…forse non serve. È tutto già così semplice!

Insomma, quello che voglio dire è che, talvolta, la semplicità è davvero tutto quello che conta. In tutte le cose della vita, in tutte le cose che ci piace fare. Anche preparare un dolce semplice può regalare momenti di serenità, di spensieratezza, senza l’ansia di dover trovare la ricetta più brillante o preparare il dolce più coreografico del mondo. Basta una piccola ciambella, fatta così, velocemente, solo mescolando un po’…

P.S.:…lo so. Vi ho un po’ scocciato con le ciliegie ma, sempre secondo il manuale della buona massaia, in casa mia non si butta via niente. Prendetela come una raccolta di ricette per l’anno prossimo. A giugno vi rispolvererò qualche ricetta e saremo di nuovo belli tonici per la “prova ciliegia” :-).

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CIAMBELLA ALL’OLIO CON CACAO AMARO E CILIEGIE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 400 g di ciliegie (io ho usato ancora una volta le ciliegie surgelate lo scorso giugno)
  • 50 g di cacao amaro
  • 1,2 dl di acqua
  • 3 uova
  • 150 g di zucchero di canna
  • 160 g di farina
  • ½ cucchiaino di bicarbonato
  • 1,2 dl di olio evo delicato (io ho usato olio di semi di mais)
  • 10 g di burro
  • sale

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COME SI FA:

  1. Togliete i piccioli alle ciliegie, lavatele, asciugatele e snocciolatele.
  2. Scaldate l’acqua in un pentolino, setacciate 50 grammi di cacao in una ciotola e versatevi sopra l’acqua mescolando con una frusta.
  3. Sgusciate le uova in un’altra ciotola, aggiungete lo zucchero e un pizzico di sale e mescolate con la frusta finché lo zucchero non si è sciolto. Unite l’olio e mescolate
  4. Aggiungete il cacao sciolto con l’acqua, 130 g di farina setacciata con il bicarbonato e le ciliegie. Amalgamate gli ingredienti.
  5. Imburrate e infarinate con uno stampo a ciambella da 18 cm di diametro dal bordo alto, versatevi il composto e cuocetelo nel forno già caldo a 170 gradi per circa un’ora. Fate comunque la prova dello stuzzicadenti perché, a seconda del grado di umidità delle ciliegie , ci potrebbe volere più tempo.
  6. Fate riposare la ciambella per 10 minuti, sformatela e fatela raffreddare su una gratella. Spolverizzate con il cacao amaro rimasto (io ho usato dello zucchero al velo) e servite.

 

 

 

 

UN VIAGGIO IN TRENO, UN NUOVO AMICO E I SEGNI DEL DESTINO. BISCOTTI DIGESTIVE CON BURRO SALATO FATTO IN CASA.

biscotti-digestiveGiovedì pomeriggio. Viaggio noiosissimo in treno. Guardavo insofferente il paesaggio, sperando che il tempo passasse il più in fretta possibile. Certo: la destinazione avrebbe dovuto rallegrarmi. In fondo mi accingevo a godermi la mia tanto agognata minifuga di Pasqua, all’insegna del relax e dello svago. Ma a volte i treni sono così noiosi!…non in generale intendo. Perchè in fondo viaggiare in treno mi piace…si può guardare il paesaggio, riflettere, pianificare progetti…Il fatto è che ultimamente ne prendo un po’ troppi e quindi sono un po’ insofferente. Quindi me ne stavo lì, incapace persino di decidere se avevo voglia di leggere, di dormire o di ascoltare musica.

Ad un certo punto è salito sul treno un nuovo viaggiatore (volutamente non uso la parola turista e dopo capirete perché) che mi si è seduto di fianco. Era un distinto signore. Zaino in spalla e abbigliamento casual. Non ci è voluto molto per capire che si trattava di un viaggiatore straniero. Subito mi ha rivolto educatamente la parola. Non ricordo cosa mi abbia detto…o forse si. Credo mi abbia fatto un paio di domande sulla Pasqua, su quanti giorni di festa abbiamo in Italia, cose così.

E qui urge una premessa fondamentale. Io, in treno, non sono proprio la persona più amichevole del mondo. A me piace starmene nel mio, in compagnia di me stessa, e credo che anche la mia espressione non ispiri particolarmente alla conversazione.  Se mi rivolgono la parola, rispondo a monosillabi e la chiudo lì. Non so il perché, visto che di solito sono una persona aperta…però è così.

Il mio nuovo compagno di viaggio ha iniziato dunque a farmi educatamente qualche domanda, alla quale – come da copione – ho risposto a monosillabi. Ebbene, non so come sia potuto accadere, dopo un po’ eravamo lì che parlavamo a tutto andare. Lui vive a Londra. Parla perfettamente l’italiano (e meno male, vista la mia negazione per le lingue) e, in pratica, abbiamo trascorso all’incirca un’ora e mezza a parlare di tutto…la Pasqua, il lavoro, la metropolitana di Londra, Jamie Oliver, il rapporto genitori- figli in Gran Bretagna e in Italia, i piccoli paesi, i pranzi in famiglia e molto altro.

Non mi spiegavo come fosse potuto accadere che mi fossi lasciata andare così piacevolmente alla conversazione con uno sconosciuto. Non è da me! Alla fine però ho capito …E’ che il mio nuovo amico non era un semplice turista ma un vero e proprio viaggiatore. Quando dico viaggiatore intendo una persona che è animata da una sincera curiosità di conoscere, assaporare e toccare con mano il posto che sta visitando. Ha la mente aperta e guarda il mondo con la curiosità di chi non vuole giudicare ma solo scoprire nuove realtà. Le sue domande non sono invadenti, ma animate da sincera curiosità.

Questo suo modo di essere mi ha inconsciamente colpita. Alla fine ci siamo scambiati gli indirizzi e-mail e spero davvero che questa corrispondenza possa continuare. Ma, anche se non dovesse essere così, mi rimarrà sempre il piacevole ricordo di quel momento in cui due vite tanto diverse, per età, per esperienze, per lingua, per collocazione geografiche, si sono fortuitamente incontrate.

Ma veniamo alla ricetta di oggi. Già da un po’ di tempo la stavo pensando e pianificando. Poi l’incontro con mio nuovo amico londinese…E’ stato chiaramente un segnale: qualcuno vuole che io prepari una ricetta inglese. Sembrerà una sciocchezza ma penso che l’universo ci mandi infiniti segnali, sotto varia forma e anche per cose che sembrano poco importanti. A me piace vederla così.

E quindi, in ossequio ad una volontà più alta e in onore del mio nuovo amico, ho preparato i famosi biscotti digestive (il link vi rimanda alla sezione “storia” del sito della McVitie’s che è l’azienda che li commercializza fin da quando, nel 1892, Alexander Grant ne ha inventato la ricetta che viene usata ancora oggi). Se non li conoscete ancora, questa può essere l’occasione giusta…perchè credo fermamente che, se i digestive non esistessero, bisognerebbe assolutamente inventarli.

Io li trovo fantastici, sono tra i miei biscotti preferiti, soprattutto per le mie colazioni feriali, alquanto minimali e sobrie. La ricetta originale pare sia segreta. Quindi ho dovuto cercare una versione che le si avvicinasse. Alla fine ho scelto la ricetta con farina integrale e farina di avena. Mi sono imbattuta anche in ricette che prevedevano il solo utilizzo della farina di frumento o addirittura della farina di mais. Ma io volevo fare una versione rispettosa anche dei prodotti inglesi. In Gran Bretagna l’avena è molto utilizzata, sia in fiocchi che in farina. Quindi ho deciso di usare l’avena.  Ed inoltre, proprio perchè i biscotti digestive mi piacciono tanto tanto, ho pensato di abbinarli ad un’altra preparazione che da tempo mi incuriosiva ovvero il burro salato. Il risultato è stato un biscotto bello rustico, adattissimo da inzuppare nel latte o nel té. Ma bando alle ciance. Eccovi la ricetta e alla prossima volta.

biscotti-digestive

BISCOTTI DIGESTIVE CON BURRO SALATO FATTO IN CASA

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INGREDIENTI:

Per il burro salato:

  • 500 ml di panna fresca
  • 1 litro di acqua ghiacciata
  • 2,5 g di fleur de sel

Per i biscotti:

  • 160 g di farina di frumento integrale
  • 160 g di farina di avena
  • 1 cucchiano e 1/2 di lievito chimico
  • 80 g di zucchero di canna
  • 160 g di burro salato
  • 3 cucchiai di latte

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COME SI FA:

  1. Preparate il burro salato. Mettete nella planetaria la panna e iniziate a farla montare. Proseguite per 10 minuti fino a quando la materia grassa si sarà separata dal liquido formando una specie di crema granulosa.
  2. Separate la materia grassa da quella liquida con un colino. Se volete, potete utilizzare il liquido rimasto per la preparazione di altri dolci in sostituzione del latte. Quindi versate sulla materia grassa rimasta nel colino l’acqua ghiacciata.
  3. Quindi prendete il fleur de sel. Se (come me) avete il fleur de sel in formato sale grosso, mettetelo nel mixer per renderlo fine. Mettete la materia grassa in una ciotola e aggiungete il fleur de sel.  Iniziate a lavorare il burro con le mani cercando di compattarlo. Quando si sarà compattato dategli la forma che desiderate e mettetelo in frigo per almeno tre ore.
  4. Preparate quindi i biscotti. Mettete tutti gli ingredienti in una planetaria e impastate. Ovviamente questa operazione può essere fatta anche a mano. Ricavate un panetto. Avvolgetelo nella pellicola per alimenti e fatelo riposare in frigo per almeno mezz’ora. Prendete il panetto dal frigo e lavoratelo con le mani per qualche minuto. Quindi stendetelo ad uno spessore di circa tre millimetri. Quindi ricavate i vostri biscotti con un coppapasta del diametro di 7 centimetri e sistemateli su di una leccarda rivestita di carta da forno.
  5. Preriscaldate il forno a 180 gradi. Cuocete i vostri biscotti per circa 15 minuti. Lasciateli raffreddare e conservateli in una scatola di latta rivestita di carta da forno. Rimangono fragranti per almeno una settimana.

LA DOLCE SORPRESA DI UN DONO INASPETTATO. BISCOTTI DI FARRO E QUINOA CON ARANCIA E CACAO.

biscotti-farro-quinoa-cacao-aranciaDomenica scorsa mi sono resa conto  di essere una foodblogger alquanto bislacca. Domenica scorsa cos’era?…San Valentino. E cosa fanno le foodblogger serie?…suggeriscono una ricetta per San Valentino, ovviamente. E la sottoscritta che fa? Pubblica un post sul senso della vita, sulla ricerca della felicità, sulle colazioni solitarie e bla bla bla. Che disastro che sono! :-)

A mia discolpa, però, posso dire che in questa mia avventura da foodblogger ho deciso di farmi guidare dall’istinto, dal caso, dal momento. In sostanza mi viene un pensiero, poi mi viene un ragionamento, poi mi viene una cosa da raccontare, poi mi viene un piatto da abbinare e così è. A volte il processo mentale è anche al contrario. Non credo che questo modo di agire sia sbagliato perchè se in un certo momento si sente di fare una certa cosa e non un’altra, quella avrà senza dubbio più forza e trasmetterà più energia rispetto ad una cosa fatta perchè si deve fare.

Detto questo, ed essendomi solo in parte assolta dalle mie mancanze, veniamo ad oggi. L’altro giorno, al supermercato, mi sono imbattuta nei biscotti cioccolato e arancia della linea Riso su Riso di Galbusera (ci tengo a precisare che non sto facendo pubblicità, è proprio che i biscotti erano quelli e a me piace essere precisa). Io adoro quei biscotti e adoro l’abbinamento arancia e cioccolato. Quindi li ho comprati. Nel comprarli mi sono ricordata di un episodio di qualche tempo fa, forse dell’anno scorso.

biscotti-farro-quinoa-cacao-aranciaVa premesso che, come avrete capito dalle numerose citazioni, in ufficio ho un bel gruppetto di colleghe/amiche. Nella mia – a volte solitaria –  vita marchigiana loro sono un vero punto fermo. Per tutto. Anche nel fornirmi spunti per questo blog. Io voglio un sacco di bene a tutte loro e la cosa bella è che anche con quelle più diverse da me si è riuscito a creare un rapporto di amicizia e rispetto.  Tornando a noi, un annetto fa ho detto in ufficio che quei biscotti non li trovavo al supermercato dove facevo spesa. Dopo qualche giorno una di loro (mi piacerebbe dire il suo nome ma non lo faccio perchè loro sono tutte quante molto riservate e mi ammazzerebbero…che poi al momento mi leggono quasi solo loro quindi il problema privacy si pone ben poco :-)) è venuta da me in ufficio con un pacco di biscotti e mi ha detto “Li ho visti mentre facevo spesa e te li ho presi”. Inutile dire che ho provato a rimborsarla ma non ha voluto sentire ragioni.

Potete di certo immaginare la mia sorpresa e la mia gioia. In un momento della sua giornata quella persona si è ricordata di me e ha avuto un gesto gentile nei miei confronti. Ha speso due minuti del suo tempo per pensare a me. Io lo trovo molto molto carino. I regali inaspettati e senza un motivo per me sono i migliori.

Certo anche quelli che riceviamo per Natale o per il compleanno sono graditi. Ma questi hanno in più la gioia della doppia sorpresa. La gioia, cioè, non solo del “che cosa mi avrà regalato?” ma sopratutto la gioia ancora precedente del “che bello! mi hanno fatto un regalo! E senza motivo! Solo perchè mi vogliono bene!”.  Senza contare che il regalo inaspetatto è quello che il donante compra o prepara in uno stato d’animo libero da pressioni. Magari in quel momento è rilassato, non sta cercando un regalo perchè deve fare un regalo, ma semplicemente vede una cosa bella, gli vieni in mente e la prende per te. Stop. Piacevolezza allo stato puro. Per chi dona il regalo e per chi lo riceve.

Vedendo al supermercato quei biscotti mi sono ricordata di quel momento e ho voluto in qualche modo “celebrarlo”. E allora ho anche pensato che arancia e cioccolato è un super abbinamento e che ne avevo voglia per questo week end. E quindi eccomi: biscotti di farro e quinoa con arancia e cacao. Ho preferito il cacao al cioccolato perchè volevo farne una versione più leggera, da mangiare anche a colazione. E allora, con l’augurio che anche voi riceviate tantissimi regali inaspettati, eccovi la ricetta.

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BISCOTTI DI FARRO E QUINOA CON ARANCIA E CACAO

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INGREDIENTI:

  • 100 g di farina di quinoa
  • 100 g di farina integrale di farro
  • 100 g di zucchero di canna
  • 120 g di burro
  • 30 g di cacao
  • la scorza di una arancia
  • 2 cucchiai di succo d’arancia
  • 1 pizzico di sale

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COME SI FA:

  1. Tritate finemente i chicchi di quinoa per ottenere una farina.Scaldate sul fuoco una padella ampia. Mettetevi la farina e tostatela per una decina di minuti. Fate raffreddare
  2. Tagliate il burro a cubetti e rimettetelo in frigo fino al momento dell’utilizzo.
  3. Mettete nel mixer le due farine, il cacao, lo zucchero,  e il sale e fatelo andare per un po’, giusto per mescolarli. Aggiungete il burro, la scorza d’arancia e il succo e azionate ancora, a intermittenza per non scaldare il composto. Fermatevi appena vedete che è diventato una palla. Ovviamente potete impastare tutto anche a mano, se non avete il mixer.
  4. Rovesciate l’impasto sul piano di lavoro, appiattitelo con le mani in una frittellona (senza schiacciarlo troppo) e trasferitelo in frigo, sigillato con la pellicola, per almeno 30 minuti.
  5. Accendete il forno a 170 gradi e rivestite di carta da forno una teglia per biscotti.
  6. Tenete l’impasto per 5 minuti fuori dal frigo, prima di iniziare a stenderlo con il mattarello a uno spessore di 4 millimetri. Lavorate sul piano leggermente infarinato e stendetene una metà alla volta (così riuscite a essere più rapidi). Tagliate i biscotti con un coppapasta tondo e poggiateli sulla teglia, senza bisogno di distanziarli troppo (non hanno lievito, non si espanderanno in cottura).
  7. Infornateli per 10 minuti, poi estrateli dal forno, girateli con molta attenzione perchè potrebbero rompersi e cuoceteli altri 5 minuti.
  8. Fateli raffreddare su una gratella e conservateli in una scatola di latta.