VOGLIA DI CASA E DI UNA MACCHINA DEL TEMPO. UNA FOCACCIA PUGLIESE

focaccia-puglieseQuesta cosa si verifica abbastanza ciclicamente. Ogni tanto mi prende voglia di casa. Che non vuol dire voglia di tornare a casa…Cioè…per spiegarmi meglio…mi vengono in mente due scene, una di un film molto famoso e l’altra di un telefilm abbastanza recente.

La prima è una delle scene finali del film “Nuovo cinema paradiso”. Il protagonista torna al paese dopo molti anni per il funerale di un caro amico e, parlando con la mamma, le racconta che, mentre quando tornava dopo pochi anni, gli sembrava  estraneo, quasi sconosciuto, cambiato, adesso invece, dopo moltissimi anni, tutto gli sembra uguale a quando è andato via.

Io evidentemente sono ancora nella prima fase. Quando torno al paese, mi sembra che tutto sia diverso, non ritrovo le cose e le persone del mio passato, mi sento un’estranea e dopo pochi giorni voglio ripartire.

focaccia-puglieseQuesto non succede però per i sapori di casa…e qui mi viene in mente la seconda scena. Untraditional, la serie tv di Fabio Volo andata in onda nel 2016. In una delle puntate Valentina Lodovini costringe la nonna a mangiare cibo vegano. Ma la nonna chiede a Fabio Volo di andare dal salumaio sotto casa e comprarle di nascosto un etto di mortadella. Ebbene: quella mortadella non era una mortadella e basta. Era una macchina del tempo. Capace di riportare quella vecchietta alla sua giovinezza, agli anni in cui una fettina di mortadella era un cibo povero, che però riusciva a colmare gli appetiti di chi davvero ha conosciuto cosa vuol dire a vere fame.

Anche per me la mortadella, insieme ad un buon pezzo di focaccia con i pomodorini, è una vera e propria macchina del tempo. Mi fa davvero tornare a casa, ma non adesso, ma al tempo in cui ero ragazzina e mamma, zia e nonna preparavano la focaccia coi pomodorini e poi la mangiavamo ripiena di profumatissima mortadella. Il bello è che la ricetta era sempre la stessa ma a seconda di chi la preparava aveva sapori diversi. Quella di nonna era soffice e con una crosticina leggera e saporitissima. Quella di zia era gonfia e croccante. Quella di mamma era ogni volta diversa, a volte più alta, altre volte meno, più simile pizza al taglio.

Nella mia famiglia la ricetta era la stessa e quello che cambiava era la mano. Ma in realtà in Puglia ogni famiglia ha la sua ricetta. Quella che vi propongo oggi non è la ricetta della mia famiglia, ma quella che mamma è riuscita ad estorcere al suo panettiere di fiducia. Era tanto che volevo provarla e ho colto l’occasione. Per questo nel titolo ho dovuto scrivere “una focaccia” e non “la focaccia”. Ma non preoccupatevi…prima o poi posterò anche la ricetta di famiglia. Poi starà a voi decretare la migliore. Eccovi, quindi, la ricetta di oggi.

focaccia-pugliese

UNA FOCACCIA PUGLIESE

…………………………

INGREDIENTI (per una teglia rotonda da 30 cm):

  • 50 g di pasta madre rinfrescata (o 12,5 g di lievito di birra)
  • 3/4 di bicchiere di acqua (circa 150 ml) a temperatura ambiente
  • 150 g di semola rimacinata
  • 150 g di farina 0
  • 2 cucchiai di sale fino (circa 10 g)
  • 3/4 di bicchiere di latte (circa 150 ml)  a temperatura ambiente
  • 6 cucchiai di olio evo
  • pomodorini
  • origano
  • sale grosso

…………………………

COME SI FA:

  1. Sciogliete la pasta madre in mezzo bicchiere di acqua. Sciogliete il sale fino nell’acqua rimanente.
  2. Prendete una terrina bella grande e miscelatevi le farine. Aggiungete il composto di pasta madre e acqua e iniziare a impastare. Aggiungete quindi il latte, un cucchiaio di olio e in ultimo l’acqua in cui avete sciolto il sale. Continuate ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo ma abbastanza liquido e appiccicoso. Fate lievitare per circa 8 ore (2 ore se avete usato il lievito di birra).
  3. Riprendete l’impasto. Ungete per bene una teglia antiaderente e sistematevi l’impasto lievitato. Livellate per bene con le mani.
  4. Cospargete tutta la superficie con abbondante origano secco.
  5. Tagliate in due parti i pomodorini e sistemateli con la parte interna a contatto con l’impasto. Pressate leggermente per farli aderire bene all’impasto.
  6. Cospargete tutta la superficie con abbondante olio evo (almeno 5 cucchiai). Con un cucchiaio spargete per bene l’olio su tutta la superficie. (Non siate parchi. L’olio serve a rendere croccante la vostra focaccia).
  7. Infine cospargete con qualche granello di sale grosso.
  8. Fate lievitare ancora per circa mezz’ora. Nel frattempo scaldate il forno a 200 gradi.
  9. Quando sarà ben caldo infornate la focaccia e fate cuocere per mezz’ora o comunque fino a doratura.
Annunci

ANCORA SULLE SAGRE PAESANE…TRIANGOLI DI PASTA SFOGLIA CON ZUCCHINE, GORGONZOLA E SEMI DI PAPAVERO

Triangoli-sfoglia-zucchine-gorgonzolaLa scorsa volta vi raccontavo che ultimamente le mie ricette sono spesso ispirate alla quotidianità. La mia quotidianità di quest’oggi è la Sagra del Gorgonzola che, ovviamente, si tiene ogni anno nella cittadina omonima. Quest’anno la sagra si è tenuta il 16 e 17 settembre. Da quando bazzico la Lombardia (ormai praticamente da quattro anni) non sono mai riuscita a parteciparvi. Quest’anno ho temuto di non riuscirci di nuovo per il tempo incerto e invece grande giornata di sole. Le bontà da gustare erano davvero tante. Ovviamente l’ingrediente principe era lui: il gorgonzola, amichevolmente detto zola dalle popolazioni autoctone. E quindi: risotto al gorgonzola e composta di mirtilli, lasagne con funghi e gorgonzola, gnocchi al gorgonzola, polenta e gorgonzola, penne al gorgonzola, crostini al gorgonzola e così via.

E pensare che fino a dieci anni fa la realtà delle sagre che mi era abbastanza sconosciuta. In Puglia, quantomeno quando ci vivevo io, le sagre non erano poi così diffuse.

Poi sono arrivata nelle Marche..E lì mi sono resa conto che l’evento della sagra è capace di smuovere paesi interi. Ogni piccolo borgo marchigiano o addirittura ogni frazione ha la sua sagra. Pensate che a Senigallia, nel mese di luglio, si fa la sagra delle sagre cioè un evento in cui tutti le frazioni cucinano la loro specialità e si mangia all’aperto nella stupenda cornice della Piazza delle Erbe. Tanto per citarvene solo alcune, c’è la Sagra del carciofo, la Sagra del porchetto, la Sagra degli gnocchi alla papera, la Sagra della cozza, la Sagra del tartufo e tante altre. E la cosa bella è che tutti gli abitanti del paese preparano le pietanze con una capacità organizzativa degna del miglior servizio di catering!

Triangoli-sfoglia-zucchine-gorgonzolaOra che sono in Lombardia sto iniziando a conoscere le sagre di questa regione che ovviamente esaltano prodotti locali diversi da quelli marchigiani ma non meno buoni come appunto il gorgonzola, la polenta, le patate, i prodotti della Valtellina, la luganega e così via.

Senza contare che, oltre che per gustare del buon cibo, la sagra ci offre l’occasione di passare una giornata all’insegna della semplicità e della genuinità. Niente cose complicate, gli amici di sempre, un buon bicchiere di vino e tanta voglia di stare insieme. E che vuoi di più dalla vita! Ogni tanto è bello anche dimenticare i ristoranti alla moda e la cucina innovativa. E allora eccovi la ricetta di oggi, ispirata appunto alla Sagra del gorgonzola. Un abbinamento ormai ben sperimentato, quello tra zucchine e gorgonzola, con l’aggiunta di un tocco aromatico grazie ai semi di papavero. Eccovi, quindi, la ricetta.

Triangoli-sfoglia-zucchine-gorgonzola

TRIANGOLI DI PASTA SFOGLIA CON ZUCCHINE, GORGONZOLA E SEMI DI PAPAVERO

…………………………

INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 1 zucchine di medie dimensioni
  • 1 scalogno
  • gorgonzola (circa 1 cubetti per ogni triangolo)
  • 2 cucchiai di olio evo
  • sale
  • 1 rotolo rettangolare di pasta sfoglia
  • semi di papavero
  • 1 tuorlo d’uovo per spennellare

…………………………

COME SI FA:

  1. Lavate le zucchine, spuntatele e grattugiatele. Sbucciate lo scalogno e tagliatelo a pezzi piccoli.
  2. Scaldate l’olio in un’ampia padella. Aggiungete lo scalogno. Quando diventerà trasparente aggiungete le zucchine. Salate e fate cuocere per circa 10 minuti.
  3. A cottura ultimata, sistemate le zucchine in una terrina, fatele raffreddare per bene e poi mettetele in frigo finché non saranno ben fredde.
  4. Srotolate la pasta sfoglia e tagliatela in quadrati di circa 11×11 centimetri. Vi avanzerà una piccola striscia di pasta che potrete usare per dei piccoli rotolini.
  5. Farcite i rettangoli con le zucchine, il gorgonzola e i semi di papavero. Chiudete diagonalmente in modo da creare i vostri triangoli. Sigillate bene i lati schiacciando con i rebbi della forchetta.
  6. Sbattete leggermente il tuorlo d’uovo in una ciotolina. Spennellate tutti i triangoli con particolare attenzione ai bordi. Cospargete la superficie con una presa di semi di papavero. Bucate la superficie dei triangoli con una forchetta.
  7. Sistemate i triangoli sulla leccarda rivestita di carta da forno e cuocete a 180 gradi per circa 20 minuti o comunque fino a quando non saranno ben dorati.

UNA LOMBARDA DOC: FERRAGOSTO IN VALTELLINA. CROSTINI DI PANE DI SEGALE CON BRESAOLA, MELE E FORMAGGIO DI MONTAGNA

Crostini-bresaola-mela-formaggioA voler seguire un preciso ordine cronologico e farvi un resoconto preciso della mia estate, a questo punto avrei dovuto fare un post con una ricetta pugliese e uno con una ricetta marchigiana. Peccato che la ricettina di oggi mi è balzata prepotentemente in mente giusto giusto al mio ritorno dalla Valtellina. E non aveva proprio voglia di aspettare o di uscirmi dalla mente. Senza contare che, se non avessi preso il toro per le corna, gli ingredienti si sarebbero rovinati e io volevo proprio usare la bresaola senza conservanti e il formaggio di montagna e le patate novelle e le mele gala appena raccolte. In questi casi  non resta che correre velocissimi in cucina, prima che l’ispirazione passi.

Come avrete capito, quest’anno ho trascorso il week end lungo di Ferragosto in Valtellina. Ebbene si: il mio percorso per diventare una vera lombarda doveva passare anche per una mini-vacanza in Valtellina. A due ore e mezza da Milano, la Valtellina consente di godere dei piaceri della montagna senza macinare troppi chilometri. In particolare Tirano è un buonissimo punto di partenza per parecchie escursioni e attività come ad esempio arrivare a Saint Moritz con il famoso trenino rosso del Bernina (patrimonio Unesco) oppure visitare Livigno per una seduta eccezionale di shopping oppure ancora spingersi fino alle terme di Bormio.

Prodotti della ValtellinaPer quanto riguarda il cibo qui la fanno da padroni pizzoccheri, sciatt e chiscioll. Tutti piatti a base di farina di grano  saraceno. Altre tipicità sono ovviamente pane di segale, bresaola, slinzeca, formaggi vari come bitto e casera e le mele (che io non sapevo si coltivassero anche in questa valle).

Ma le rivelazione della vacanza è stata la pesteda. Si tratta di un misto di sale, pepe ed erbe aromatiche che viene prodotta a livello locale e serve come insaporitore in generale e per la carne in particolare.

Inutile dire che sono tornata con una notevole scorta di tipicità…Nella ricetta di oggi ho provato a inserire parte dei prodotti della Valtellina che ho comprato e, in particolare, la bresaola, le mele, le patate, il formaggio di montagna e la pesteda. Eccovi quindi una ricettina  montanara facile facile.

Crostini-bresaola-mela-formaggio

CROSTINI DI PANE DI SEGALE CON BRESAOLA, MELE E FORMAGGIO DI MONTAGNA

…………………………

INGREDIENTI (per 8 crostini):

  • 4 pezzetti di pane di segale (all’incirca 3/4 di forma)
  • 1 patata
  • 20 fettine di formaggio di montagna non molto stagionato
  • mezza mela
  • 8 fette di bresaola
  • pesteda
  • olio evo
  • burro
  • 1 noce di burro
  • sale
  • erba cipollina
  • timo
  • limone (facoltativo)

…………………………

COME SI FA:

  1. Prendete una forma di pane di segale, quello tipico a forma di anello. Tagliatene 4 pezzi della dimensione utile per i vostri crostini. Aprite ogni pezzo a metà come se doveste fare dei panini.  Mettete da parte gli 8 pezzi che avrete ricavato.
  2. Sbucciate la patata e tagliatela a fette di mezzo centimetro. Rivestite una leccarda con carta da forno. Sistemate le fette, conditele con sale, un pizzico di pesteda e olio extravergine. Cuocetele nel forno a 180 gradi per circa mezz’ora o comunque finché saranno morbide.
  3. Lavate la mela e tagliatela in fettine dello spessore di circa 2 -3 millimetri. Prendete una padella e ungetela con una noce di burro. Aggiungete dei rametti di timo, scaldate per bene e sistematevi le fettine di mela. Cospargete con del sale e fate rosolare a fuoco lento per qualche minuto. Girate le fettine e fate rosolare anche dall’altro lato per qualche minuto o comunque finché non risulteranno appassite. Togliete dal fuoco e mettete da parte.
  4. Tagliate il formaggio a fettine sottili e adattate le fettine alle dimensioni dei crostini per evitare che fuoriesca troppo formaggio. Mettete da parte. Arrotolate le fette di bresaola e legatele al centro con dell’erba cipollina in modo da ottenere delle caramelle. Mettete da parte.
  5. Togliete le patate dal fuoco. Fatele raffreddare qualche minuto e posizionatele sui crostini. Se la patata è grande basterà una fetta, altrimenti ne serviranno un paio. Aggiungete le fettine di formaggio e ancora qualche granello di pesteda.  Mettete i crostini in forno per il tempo necessario a sciogliere il formaggio. Dovrebbero bastare 2-3 minuti.
  6. Tirate fuori i crostini dal forno, sistemate 2 fettine di mela su ogni crostino. Posizionate infine le caramelle di bresaola e servite. Se vi piace, bagnate la bresaola con qualche goccia di limone.

DI CITTA’ DESERTE E GRADITI REGALI. DIP DI ZUCCHINE E TARTUFO NERO

Dip-zucchine-e-tartufoIn quest’annata di grosse novità, non mi sto facendo mancare proprio niente…anche l’esperienza di rimanere a Milano ad agosto e provare l’ebrezza della città deserta. All’inizio ero terrorizzata solo all’idea. Fino all’anno scorso la mia estate era mare tutti i week end da giugno a settembre, gente in giro per tutta l’estate, eventi ogni sera, Summer Jamboree e chi più ne ha più ne metta. Capite bene che il pensiero di ritrovarmi in una città deserta mi metteva un tantino di ansia. Anche perché quando dico deserto dico proprio deserto nel senso che anche il bar, il panettiere, il macellaio, il tuo ristorante preferito, il parrucchiere ecc ecc chiudono i battenti per almeno due settimane se non addirittura tre, per strada senti solo silenzio e ti sembra di essere in uno di quei film apocalittici in cui il protagonista unico sopravvissuto si aggira smarrito in mezzo alle macerie della città.

Di contro a questa mia sensazione in molti mi ripetevano che Milano ad agosto è una pacchia, che ci metti la metà del tempo per arrivare dovunque, che nessuno ti scoccia, che ti riposi il cervello e così via. Io li ascoltavo perplessa.

Dip-zucchine-e-tartufoE invece è proprio così! Avevano ragione! Mi sembra strano ammetterlo ma davvero il mio cervello si è rilassato! Ho potuto dormire di più e alla fine passeggiare per la città con pochissimo traffico e poche persone è stato veramente bello. Anche perché, dopo l’ondata di caldo caraibico, l’aria si è rinfrescata e si stava davvero bene.

In questo frangente è capitato anche il mio compleanno. Di solito non faccio mai grossi festeggiamenti perché, se una nasce il 13 agosto, che festeggiamenti vuoi fare?! Tutti sono in ferie. Nonostante questo non sono mancati dei graditi regali. Uno di questi è la ciotolina che vedete in foto che, insieme ad altre tre, fa parte di un carinissimo set che ha gioiosamente arricchito la mia serie di props. Non vedevo l’ora di utilizzarla e allora ho pensato che potevo unirla ad un altro regalo ricevuto in un’altra occasione. Tartufo disidratato. E allora mi sono ricordata che, durante una visita alla cittadina umbra di Spello, avevo mangiato dei fantastici strangozzi con zucchine e tartufo che mi erano rimasti parecchio impressi. E allora ecco la versione dip (o intingolo che dir si voglia) di quel condimento. Davvero ottima per dei crostini delicati ma con una marcia in più. Eccovi quindi la ricetta.

Dip-zucchine-e-tartufo

DIP DI ZUCCHINE E TARTUFO NERO

…………………………

INGREDIENTI:

  • 300 g di zucchine
  • 1 scalogno
  • 3 cucchiai di formaggio caprino o altro formaggio spalmabile
  • 30 g di tartufo disidratato o crema di tartufo nero
  • 4 cucchiai di olio evo
  • sale
  • pane a fette o crostini

…………………………

COME SI FA:

  1. Prendete le lamelle di tartufo disidratato e mettetele ad ammorbidirsi in una ciotolina con olio extravergine. Tale passaggio non è necessario se utilizzate la crema di tartufo. Sulla quantità di tartufo potete decidere abbastanza liberamente in base all’intensità di aroma  che volete dare alla vostra dip.
  2. Lavate le zucchine, spuntatele e affettatele. Pulite lo scalogno, tagliatelo a pezzetti e fatelo rosolare in un’ampia padella con 4 cucchiai di olio evo. Quando lo scalogno sarà diventato trasparente, aggiungete le zucchine e fatele rosolare finché non si saranno appassite. Ci vorrà all’incirca mezz’ora. Tenete d’occhio la padella e, se necessario, aggiungete dell’acqua per evitare che le zucchine si attacchino. A metà cottura aggiungete una presa abbondante di sale.
  3. Terminata la cottura, fate raffreddare le zucchine per una decina di minuti. Trasferitele in un mixer e iniziate a frullare fino a raggiungere una consistenza cremosa.
  4. A questo punto aggiungete il formaggio spalmabile nella misura utile ad ottenere una consistenza più compatta. Questo perché le zucchine contengono parecchia acqua e quindi, una volta frullate, potrebbero risultare troppo liquide.
  5. Tenete da parte qualche lamella di tartufo per decorazione e per aggiungerne direttamente sui crostini. Aggiungete dunque il tartufo rimanente al composto di zucchine e frullate.
  6. Mettete la dip in una ciotola e lasciate riposare in frigo per una decina di minuti. Nel frattempo tostate il pane per ottenere dei crostini croccanti. Aggiungete al vostro intingolo il tartufo tenuto da parte e servite con i crostini caldi.

FARE LA SPESA E MANGIARE DA EATALY. CROSTONI CON BURRO DI MANDORLE, PESCHE GRIGLIATE E MOZZARELLA DI BUFALA

Crostoni-burro-di-mandorle-pesche-grigliate-e- mozzarella-di-bufalaLa scorsa settimana vi ho parlato di quanto sono efficienti i mezzi pubblici a Milano. So che avrete pensato che sono pazza. Ma se siete ancora qui vuol dire che, nonostante tutto, avete pensato di darmi una seconda chance e seguire ancora questa micro rubrica che potremmo chiamare “Tutto il bello di Milano. Il cibo e molto altro…”

Ed in effetti avete fatto bene perché oggi vi parlo di qualcosa di più divertente. Sto parlando di una attività che, per chi ama cibo e cucina, è a dir poco esaltante. Sto parlando della nota attività ludica che si chiama “fare la spesa e mangiare da Eataly”. La premessa stavolta è che, a fronte di tutti i detrattori di Oscar Farinetti, io penso che la creazione di Eataly e di tutto quanto le ruota attorno sia stata una vera genialata. Non entro nel merito del perché penso questo in quanto richiederebbe un discorso a parte. Vi dico solo che fare la spesa da Eataly e mangiare in uno dei suoi ristoranti è una bella esperienza, anche per chi non è un fanatico della cucina. Ma a maggior ragione per chi lo è. E poiché io lo sono, tutto questo mi piace assai assai.

Crostoni-burro-di-mandorle-pesche-grigliate-e- mozzarella-di-bufalaPer questo l’altro giorno, visto che ho anche la fortuna di lavorare a dieci minuti scarsi da Corso Como, mi sono portata da casa uno zainetto vuoto e, finito il mio orario, ho dedicato una bella ora ad un esame minuzioso dei prodotti in vendita. Ho deciso di farmi guidare dall’istinto e di comprare tutto quello che mi ispirava o che di solito non si trova negli altri supermercati. E così ho fatto. Alla fine sono tornata a casa con un bel bottino e non ho neanche speso un patrimonio perché alcuni prodotti erano anche in offerta.

Ho dovuto frenarmi davanti al banco dei formaggi perché ne avevo già un po’ a casa e siccome sono l’unica formaggio-dipendente della famiglia ho proprio dovuto contenermi. Ma non vi dico che spettacolo! Anzi, ve lo dico…Sono lì tutti ordinati in base all’animale di produzione, con quei bellissimi cartellini neri scritti col pennarello bianco che fanno tanto rustico, e ce ne sono tantissimi, a pasta dura, a pasta molle, freschi, stagionati e chi più ne ha più ne metta. E anche i banchi di carne, pesce e pane non sono da meno! C’è proprio una idea di pulizia e rispetto dei prodotti che lo rendono un posto diverso dagli altri. Vabbè. Lo so che, quando ci sarò andata ancora qualche volta, tutto ciò diventerà normale ma adesso mi godo questi momenti di piccolo stupore. Che se non ci fossero questi, la vita sarebbe proprio una noia.

acquisti-da-eatalyPer quanto riguarda i ristoranti all’interno della struttura, ci sono stata due volte per pranzo e, a parte qualche piccolo difettuccio, sono comunque rimasta molto soddisfatta. Se vi aspettate piatti complessi ed elaborati, avete sbagliato posto. Qui si esaltano i prodotti e la cucina italiana anche e soprattutto nella loro semplicità. Per esempio il pane e la pizza sono davvero ottimi. Ma anche pesce e carne non sono da meno. Io non li ho ancora provati ma una voce di assoluto rispetto in quanto estremamente competente in materia mi ha riferito che meritano davvero. Il servizio è veloce. Basta mettersi in fila e comunicare il nome all’addetta e si viene fatti accomodare dopo pochi minuti. Dimenticatevi le file interminabili dei primi tempi. Tutto adesso si è normalizzato e procede speditamente. Poi, se proprio qualcuno non sa rinunciare a piatti un po’ più elaborati, basta salire al terzo piano e c’è il ristorante Alice, 1 stella Michelin, che sicuramente è in grado di soddisfare i palati più esigenti.

Ma adesso è ora di tornare alle nostre cucine e in particolare alla mia di cucina. Dove ho preparato questi crostoni con burro di mandorle, pesche grigliate e mozzarella di bufala. Perché per l’estate questi piatti sono una manna dal cielo…e perché da Eataly c’era un pane biologico ai semi al quale proprio non ho saputo resistere… 🙂 Eccovi quindi la ricetta di oggi.

Crostoni-burro-di-mandorle-pesche-grigliate-e- mozzarella-di-bufala

CROSTONI CON BURRO DI MANDORLE, PESCHE GRIGLIATE E MOZZARELLA DI BUFALA

…………………………

INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 4 fette di pane ai semi
  • 250 g di mozzarella di bufala
  • 100 g di mandorle pelate
  • 2 pesche noci
  • 1/2 cipolla di Tropea
  • 4 rametti di timo fresco
  • olio evo
  • sale (io ho usato il sale di Maldon)
  • pepe

…………………………

COME SI FA:

  1. Tostate le mandorle in una teglia rivestita di carta da forno a 150 gradi finché diventano dorate. Lasciatele raffreddare e frullatele con una presa di sale e una macinata di pepe fino ad ottenere una crema liscia e omogenea.
  2. Lavate le pesche e tagliatele ognuna in 6 spicchi. Conditele con un filo d’olio e cuocetele su una griglia calda per 2-3 minuti per lato. Affettate la mozzarella e fatela scolare su carta da cucina. Mondate la cipolla e tagliatela a fette sottili.
  3. Tostate le fette di pane, spalmatele col burro di mandorle, disponetevi le pesche, la mozzarella e le fettine di cipolla. Decorate con i rametti di timo e servite.

LA CUCINA DEI RICORDI…GLI INVOLTINI DI MORTADELLA

Involtini-di-mortadellaMio papà era un ottimo cuoco. E’ andato via molto presto da casa e quindi ha dovuto  darsi da fare presto, anche in cucina. In realtà non è stata un’estrema fatica perché cucinare gli piaceva proprio. Quando ero piccola, ogni tanto, lui si metteva ai fornelli e preparava gli involtini di mortadella. Era un piatto che aveva imparato a fare da sua mamma…

Nonna Maria è nata nel 1898. Ha vissuto entrambe le guerre. Faceva la sarta e pare che abbia cucito anche le divise per i soldati. Erano tempi duri e le bocche da sfamare erano tante. A volte non si sapeva proprio cosa mettere in tavola.

Gli involtini di mortadella sono decisamente un piatto povero. La mortadella costava poco, riuscire ad avere qualche uovo e un pezzetto di formaggio da qualche amica o vicina di casa che aveva gli animali non era difficile e un po’ di pane secco e di passata di pomodoro per fortuna non mancavano mai.

Involtini-di-mortadellaEcco quindi che con pochi ingredienti, la nonna riusciva a sfamare i forti appetiti dei suoi figli. Infatti gli involtini di mortadella erano anche un piatto bello sostanzioso o comunque in grado di riempire gli stomaci più affamati. Come dire: la necessità aguzza l’ingegno.

Questi involtini non sono particolarmente sofisticati, forse non sono neanche molto fotogenici ma per me rappresentano un ricordo estremamente prezioso ed è per questo che ho deciso di prepararli e fotografarli per il blog. Non è stato facilissimo perché mio papà non c’è più e mamma ricordava le dosi soltanto a occhio. Ho dovuto provarci due volte. Ma alla fine ce l’ho fatta. Eccovi quindi la ricetta.

Involtini-di-mortadella

INVOLTINI DI MORTADELLA

…………………………

INGREDIENTI (per 11 involtini):

  • 3 uova
  • 70 g circa di pangrattato
  • 70 g circa di parmigiano grattugiato (in realtà ci andrebbe il pecorino ma io volevo renderli un po’ meno strong)
  • 2 cucchiaini di capperi
  • 11 fette di mortadella (all’incirca 200 g)
  • 1 scalogno 
  • 200 g di passata di pomodoro
  • sale
  • pepe
  • prezzemolo
  • olio evo

…………………………

COME SI FA:

  1. Preparate il ripieno dei vostri involtini. In una terrina sbattete leggermente le uova per amalgamare tuorli e albumi. Aggiungete il pangrattato e il formaggio poco per volta in modo da poter valutare la consistenza dell’impasto che deve essere abbastanza morbido (non preoccupatevi perché durante la cottura si addensa senza problemi). Aggiungete il prezzemolo e i capperi. Salate e pepate. Mettete da parte.
  2. Prendete le fette di mortadella e farcitele col ripieno. Arrotolatele a forma di involtino e fermate ogni involtino con due stuzzicadenti. Mettete da parte.
  3. Fate rosolare lo scalogno in una padella rivestita di olio.  Quando sarà diventato trasparente, toglietelo dal fuoco per evitare che si rosoli troppo. Rabboccate l’olio nella padella e mettete a rosolare gli involtini. Rigirateli per quanto lo consentono gli stuzzicadenti. Quando si saranno ben colorati, aggiungete lo scalogno e la passata di pomodoro e fate cuocere per 30 minuti.

NON ESISTE PIU’ LA MEZZA STAGIONE. TARTELLETTE INTEGRALI ALLA BIRRA CON RICOTTA, SPECK E PISTACCHI

tartellette-birra-ricotta-speck-pistacchi

A proposito di luoghi comuni e proverbi, non posso non cominciare il post ricordando con un sorriso il noto sketch del trio Marchesini-Solenghi-Lopez sui luoghi comuni. I meno giovani lo ricorderanno sicuramente. Veglia funebre. I partecipanti non sanno cosa dire. Pur di dire qualcosa iniziano a ricorrere a proverbi e luoghi comuni, all’inizio inerenti la morte (“Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”) per passare poi a cose che non c’entrano niente tipo “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino” ed ovviamente il mitico, fantastico, utilizzatissimo “NON ESISTE PIU’ LA MEZZA STAGIONE”.

In merito a tale luogo comune, quest’anno bisogna proprio ricredersi. Perché quest’anno, al di là di qualche giorno di pioggia, la mezza stagione esiste ed è davvero piacevole. A Senigallia si dice – tanto per rimanere in tema di luoghi comuni – che dopo la Fiera di Sant’Agostino (che si tiene verso il 25 di agosto), l’estate è finita. Ed in effetti devo dire che, dacché vivo qui, il luogo comune ha sempre corrisposto al vero. Alla fiera piove e subito dopo si chiude la stagione. Quest’anno no. Quest’anno settembre è davvero settembre. Di solito la mezza stagione mi infastidisce per vari motivi (vi ricordate quanto brontolavo in questo post?). Questa volta cambio atteggiamento e me la godo alla grande.

Questo cambio di prospettiva mi ha portata ad osservare un po’ meglio le cose e a notare alcune simpatiche “tipicità” della mezza stagione. Per esempio…La mattina, mentre sono in autobus, vedo ancora gli irriducibili del mare che passeggiano sul bagnasciuga o addirittura fanno il bagno. Poi mi giro di fianco e vedo una ragazza che già indossa un cento grammi. Ed ancora: di giorno sono in casa con pantaloncini e finestre aperte, mentre la sera chiudo tutto e dormo con la copertina. La luce del mattino, poi, sembra apparentemente quella estiva ma non è la stessa perché è più soffusa, più tenue e lascia percepire più intensamente la sensazione del passaggio graduale dalla notte al giorno. Fa caldo ma vedo che le foglie cadute dagli alberi già ingombrano i vialetti del parco dietro casa. I colori cambiano. La campagna si riaddormenta piano piano.

tartellette-birra-ricotta-speck-pistacchi

Quando vado a fare la spesa è un po’ la stessa cosa. Sui banconi del fruttivendolo vedo sistemate le une accanto alle altre le pesche e l’uva, i meloni e le pere, le cipolle di Tropea e la zucca mantovana. Insomma…anche in materia di cibo c’è un po’ di confusione.

Anche la ricetta di oggi è un po’ un ibrido. La ricotta, i pistacchi e la scorza di limone fanno tanto “estate”. La ricotta perchè è un must dei pranzi estivi veloci. Coniugata in varie forme risolve la vita quando il caldo è talmente forte da farci escludere categoricamente qualsiasi preparazione calda. I pistacchi fanno tanto “gelato al pistacchio”, praticamente uno dei miei gusti preferiti…se la gioca con il mio gusto top che è il cioccolato fondente. La scorzetta di limone…che ve lo dico a fa’?! Più estate di così si muore! La birra e lo speck sono un pochetto ambivalenti. Da un lato mi ricordano la vacanza in Alto Adige. Dall’altro fanno tanto “calore”, “freddo”, “stufa”…insomma fanno tanto “autunno”. Purtroppo, come si vede dalle foto, il ripieno si è leggermente staccato dal guscio. Però sono belle ugualmente, vero? (..siate buoni…). E allora godiamoci queste tartellette improvvisate per festeggiare la mezza stagione ritrovata.

tartellette-birra-ricotta-speck-pistacchi

TARTELLETTE INTEGRALI ALLA BIRRA CON RICOTTA, SPECK E PISTACCHI

…………………………

INGREDIENTI (per 5 tartellette):

  • 75 g di farina 0
  • 50 g di farina integrale di frumento
  • 50 g di burro
  • 35 ml di birra
  • 25 g di speck a cubetti piccoli
  • 10 cucchiai di ricotta
  • scorza di limone
  • 25 g di granella di pistacchi non salati
  • olio evo
  • sale

…………………………

COME SI FA

  1. Preparate la pasta brisé. Setacciate le due farine su una spianatoia. Formate una fontana. Mettete al centro il burro freddo tagliato a dadini. Aggiungete la birra e un pizzico di sale. Impastate velocemente fino ad ottenere una palla che avvolgerete nella pellicola e farete riposare in frigo per mezz’ora.
  2. Rosolate i dadini di speck in una padella con un filo d’olio. Mentre lo speck si raffredda, lavorate la ricotta con un pizzico di sale e pochissimo olio evo. Aggiungete la un pizzico di scorza di limone alla ricotta e mescolate. Aggiungete lo speck e una parte della granella di pistacchi tenendo da parte la quantità necessaria per decorare ricoprire la superficie delle tartellette.
  3. Prendete il panetto di pasta brisè, stendetelo in una sfoglia di circa mezzo centimetro. Imburrate 5 stampi per tartellette del diametro di 10 centimetri. Rovesciate lo stampo sulla sfoglia e tagliate un cerchio di un centimetro oltre il bordo dello stampo. Quindi rovesciate lo stampo e adattate la pasta al suo interno. Eliminate la pasta in eccesso. Ripetete l’operazione anche per gli altri stampi. Quindi bucherellate il fondo con una forchetta.
  4. Riempite le tartellette con il composto di ricotta e speck. Livellatelo per bene e ricoprite le tartellete con la granella di pistacchi che avete tenuto da parte.
  5. Infornate per 20 minuti in forno preriscaldato a 180 gradi.