CINQUE COSE CHE AMO (O AMAVO) DELLE FESTIVITA’ NATALIZIE E LA SECONDA PROPOSTA DEL CHRISTMAS PROJECT. SALMONE AI PISTACCHI CON GRANITA DI BARBABIETOLE

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E fu così che ci presi gusto. Alle liste intendo. L’ultima  volta che ne avevo parlato lo avevo fatto in modo – diciamolo – un tantino snob…Della serie “Ma a cosa serviranno mai” o “Chissà perché piacciono così tanto” e bla bla bla. La verità è che mi sono accorta che fare le liste mi aiuta a focalizzare l’attenzione su qualcosa di concreto e specifico. E questo mi piace. Perchè io tendo ad essere davvero troppo cerebrale. Ma non nel senso buono della parola ma nel senso che faccio davvero troppi rimuginamenti. E allora ben vengano le cose concrete e specifiche. Inoltre ho pensato che poteva essere carino parlare delle festività in questo modo. Magari può fornire uno spunto per fare attenzione a cose di cui magari non ci accorge. E allora via. Ecco le cinque cose che amo delle feste.

1. L’atmosfera prima del Natale. In questo sono una leopardiana irriducibile. Il buon Giacomino Leopardi aveva davvero capito tutto. Il sabato del villaggio è la sintesi perfetta del mio pensiero. Davvero pensate che il momento più figo sia la Vigilia, o il 25 dicembre o Capodanno? Davvero davvero? Ma noooo! E’ chiaro che no! Il bello è prima! Il bello è l’attesa! E quando parlo di attesa intendo tutto il pacchetto, cioè anche le cose che lì per lì ci fanno innervosire. Tipo il traffico impazzito, tipo la ressa nei negozi, tipo le cene natalizie tra colleghi alle quali proprio non ti importa di andare, tipo lo sforzo mentale per capire cosa regalare a chi, tipo i Babbi Natale appesi ai balconi che ogni volta ti prende un colpo perchè pensi a un imminente furto, o a un suicidio. Insomma…così così. Il grande rito collettivo del Natale…Ma intendo anche le cose belle. Come le luminarie per le strade, i negozi luccicanti, la musica natalizia in ogni dove, sistemare gli addobbi con i tuoi cari, rivedere gli amici che non vedevi da tempo, avere l’occasione per cucinare cose buone alle persone che ami. Fidatevi di me…il vero piacere è nell’attesa.

2. La partita a scopa con il nonno. Quando ero piccola, le festività natalizie erano l’accasione per stare anche con i nonni. Mio nonno era un gran bell’uomo. E non lo dico perché era mio nonno. Era alto, biondo e con gli occhi azzurri. L’unico in una famiglia dove tutti abbiamo occhi e capelli scuri. E già questo basterebbe. Ma di bello aveva anche che, quando rideva, i suoi occhi ridevano anch’essi formando tante piccole rughettine troppo troppo simpatiche. Da buon contadino vecchio stampo, il nonno era un vero campione nel giocare a scopa. Per questo era solito intrattenermi con una breve partitella prima che si desse inizio alla cena della Vigilia. La breve partita era breve perché io perdevo subito, e lui era lì che rideva sornione…

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3. Il puré di patate. Cosa si mangia la notte di San Silvestro? Il cotechino. A cosa si accompagna il cotechino? Alle lenticchie. Come lo mangio di solito io? Con il puré di patate. Lo so. Sono strana ma è così. Sulla mia tavola ci sono anche le lenticchie, ma il puré non può mancare. E’ una consuetudine che non ricordo quando è iniziata. Ovviamente la ha incominciata mia mamma per accontentare me che frignavo perche non volevo le lenticchie. Poi però, col tempo, ha assunto un significato diverso. Perchè per il resto dell’anno il puré non veniva fatto molto spesso. Era un po’ lunghetto da fare, bisognava lessare le patate, schiacciarle quando erano ancora calde e così via. E mamma, poverina, davvero non aveva tempo. Ma la notte di San Silvestro, cascasse il mondo, il purè c’era. Insomma è diventato un gesto di affetto particolare, un qualcosa che lei faceva solo per me. Persino adesso che sono adulta ogni tanto le chiedo “Mamma l’ultimo dell’anno mi fai il puré?”…e lei si mette a ridere.

4. I botti. E’ vero. Sono sciocchi. Sono politicamente scorretti. E non è che io voglia incentivarne l’uso. Lungi da me. Del resto a casa mia il massimo della vita sono le bottigliette coi coriandoli e le fontanelle (a casa mia si chiamano fontanine). Solo che mettermi sulla finestra a sbirciare per vedere da che direzione verrà sparato il più grosso mi fa proprio ridere. Perché poi, se si abita in un paese piccolo, capire la direzione è fondamentale. Se capisci la direzione, capisci pure che il botto proviene dalla casa del sor Pasquale, che è da ieri che sistema la serie dei botti sul balcone manco fosse Rambo sotto assedio. Vabbé. E’ una debolezza. Lo so. Ma a Natale siamo tutti più buoni e quindi voi mi vorrete bene ugualmente…vero?

5. I buoni propositi per l’anno nuovo. Di solito li faccio anche a settembre. Ma anche alla fine dell’anno mi piace molto farli. Mi piace pensare che si possa chiudere un capitolo e aprirne un altro, nuovo, diverso, più bello, più felice. E allora mi impegno. Li faccio. Solo nella mia testa però. Poi non li metto mai per iscritto. Ma nella testa li faccio sempre. Ma quest’anno sarà diverso. Lo prometto. Li metterò nero su bianco. Onde evitare scuse per non metterli in pratica…

Mentre rimugino sul punto 5, vi scrivo la ricetta della seconda proposta del Christmas project. Questo è davvero un piatto passepartout Va bene per la Vigilia, va bene per San Silvestro e io non escluderei neanche Capodanno. Insomma, decidete come più vi aggrada. Un abbraccio e alla prossima volta per scambiarci gli auguri…

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SALMONE AI PISTACCHI CON GRANITA DI BARBABIETOLE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 1 o più filetti di salmone da circa 800 g
  • 80 g di pistacchi sgusciati
  • 40 g di grana grattugiato
  • 1 scalogno
  • 1 barbabietola grossa cotta al vapore
  • 300 g di cavolini di Bruxelles
  • 20 g di burro
  • olio evo
  • sale
  • pepe in grani

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COME SI FA:

  1. Pelate la barbabietola, frullatela con 1/2 dl di acqua e una macinata di pepe. Poi fatela gelare in freezer mescolandola di tanto in tanto.
  2. Scottate i pistacchi in acqua bollente per un minuto, scolateli e sfregateli in un canovaccio da cucina in modo da eliminare la pellicina che li riveste. Tenetene da parte un cucchiaino. Trasferite gli altri nel mixer e frullateli con il grana, lo scalogno sbucciato, 3 cucchiai di olio, una presa di sale e una macinata di pepe fino ad ottenere una pasta omogenea.
  3. Eliminate le lische e la pelle dal filetto di salmone e tagliatelo a trancetti. Trasferitelo in una teglia rivestita di carta da forno e ricomponete la forma del filetto. Spennellatelo con il pesto di pistacchi e cospargetelo con i pistacchi tenuti da parte e tritati grossolanamente.
  4. Cuocete il salmone in forno a 200 gradi per 25 minuti fino a che inizia a dorare. Intanto, mondate i cavolini, lessateli in acqua per 5 minuti, scolateli e ripassateli in padella con il burro e una presa di sale.
  5. Togliete il salmone dal forno e servitelo con la granita di barbabietola e i cavolini.
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