PARIGI…MON AMOUR. CLAFOUTIS DI CILIEGIE CON GOCCE DI CIOCCOLATO

clafoutis-ciliegiePrima di visitarla, Parigi non suscitava molto il mio interesse. Quando fantasticavo sulle città che avrei voluto visitare me ne venivano in mente prima altre, tipo Londra, New York, Dublino, Stoccolma…I francesi non mi erano neanche tanto simpatici. Mi sembravano spocchiosi, sempre pronti a parlar male dell’Italia, a volte eccessivi nel loro nazionalismo. La moda francese? boh…la trovavo troppo minimale. Il loro cibo?…lo conoscevo poco, o comunque molto meno di quello che si dovrebbe conoscere. Insomma: Parigi e i francesi non mi sembravano essere molto nelle mie corde.

Poi, all’improvviso tutto è cambiato. È successo per caso, con un viaggio organizzato velocemente, in un ormai già lontano settembre di qualche anno fa. Sono bastati 4 giorni per cancellare tutte le sciocchezze che avevo in testa. Le mie convinzioni, o forse sarebbe meglio dire i miei ingiustificati pregiudizi, si sono dissolti in un attimo, come foglie portate via da una folata di vento. Ragazzi!! Mamma mia!!Che sciocca ero stata!! Parigi è stupenda!!

Ho iniziato a camminare per le strade e, poco a poco, mi sentivo sempre più felice, sempre più a mio agio. Ad ogni angolo di strada c’era qualcosa di bello da vedere. E non parlo solo dei monumenti, che sono anch’essi bellissimi, ma anche e soprattutto dell’atmosfera che si respirava in giro per le strade. Tutto sembrava diverso. Per esempio l’abbigliamento delle giovani donne francesi. Improvvisamente quello che mi sembrava essere un abbigliamento minimale, quasi scialbo, è diventato ai miei occhi molto chic ed elegante. I fiori e le piante erano più colorati, le strade mi sembravano ben tenute, i negozi più interessanti…Forse è vero che Parigi è magica. Ti avvolge nella sua atmosfera e ti riscalda il cuore.

clafoutis-ciliegieOvviamente in tutta questa magia, non potevo non innamorarmi del cibo. Il mio amore per le boulangerie è sbocciato praticamente subito. Proprio come una bambina piccola, incollavo la mia faccia alle vetrine per guardare la miriade di bontà esposte: pani di ogni tipo, mini quiche, dolci e tanto altro ancora…Per non parlare delle patisserie: macarones, gelatine, cioccolatini…wow…una meraviglia anche solo per lo sguardo. E poi il mio personale paradiso…le fromagerie…negozi interi pieni di formaggi di ogni tipo, “…che ti si alza il colesterolo anche solo a guardarlo…” come ha detto in passato un’altra famosa amante di Parigi, Julia Child, parlando di un altro fantastico cibo francese…la pasta sfoglia.. Ma apprezzare il cibo di Parigi è fin troppo facile…specie per una mangiona come me.

Fatto sta che da quel giorno, non faccio altro che dire a chi non la ha mai visitata di non perdere altro tempo. Parigi è una esperienza indimenticabile! Purtroppo adesso, a causa dei recenti attentati, la città è ferita, impaurita e lo siamo tutti noi che la amiamo e vorremmo visitarla nuovamente o per la prima volta. Ma prima o poi questo momento buio passerà. Deve passare! E Parigi tornerà a risplendere e illuminare anche noi con la sua luce.

In onore di questa città, ma anche in onore dell’estate e dei frutti che essa ci regala, ho pensato di preparare il clafoutis di ciliegie (con un paio di piccole note personali). È molto che volevo prepararlo, ma ogni anno, per un motivo o per un altro, indugiavo troppo e puntualmente le ciliegie scomparivano dai banchi dei fruttivendoli. Quest’anno non mi sono fatta cogliere impreparata. Ed eccovi quindi la mia ricetta di oggi.

P.S.: Lo sapevate che le ciliegie si possono surgelare ed essere poi utilizzate nei dolci? Io l’anno scorso lo ho fatto con ottimi risultati. Perciò, nei prossimi giorni, non meravigliatevi se sul blog troverete altre ricette con ciliegie. Perchè non provate a surgelarne anche voi un po’ e poi ne riparliamo?

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CLAFOUTIS DI CILIEGIE CON GOCCE DI CIOCCOLATO

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INGREDIENTI (per una tortiera da 25 cm):

  • 250 g di ciliegie snocciolate (circa 400 g con il nocciolo)
  • 1 dl di latte intero
  • 2 cucchiai di panna fresca
  • 2 uova
  • 60 g di zucchero
  • 30 g di farina
  • 1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata 
  • 2 cucchiai di gocce di cioccolato
  • 1 cucchiao di mandorle a filetti
  • una noce di burro
  • zucchero al velo

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COME SI FA:

  1. Imburrate una pirofila e riempitela con le ciliegie.
  2. Riscaldate il latte con la panna.
  3. In una ciotola sbattete le uova con lo zucchero, poi incorporate la farina, la scorza di limone e il mix tiepido di panna e latte.
  4. Versate la crema sulle ciliegie. Cospargete con le gocce di cioccolato e con i filetti di mandorle.
  5. Cuocete in forno caldo a 180 gradi per 40-45 minuti. Sertive il clafoutis tiepido o freddo spolverizzato con lo zucchero al velo.

 

UN APERITIVO (RINFORZATO) TRA AMICI. PANNA COTTA ALLO YOGURT GRECO CON MANDORLE TOSTATE E MIELE DI ACACIA

pannacotta-yogurtQualche settimana fa, con un gruppo di colleghe+uno (povero unico maschietto della compagnia), abbiamo deciso di fermarci dopo il lavoro per un aperitivo.

In linea generale devo dire che io non amo molto l’istituzione dell’aperitivo, soprattutto in forma buffet. E qualcuno subito dirà “…e per forza! Ormai sei vecchia!”. Cosa che peraltro è anche un po’ vera. In realtà, però, non lo amo anche per altri motivi. Essenzialmente legati alla linea. Potrei sintetizzare dicendo che, a prescindere dalla mentalità con cui lo si affronta, l’aperitivo ha effetti nefasti. Se lo affronti pensando “ok, ci faccio cena”  sei lì che ti rimpinzi ingannando te stessa con la giustificazione del “…tanto dopo non faccio cena”. Se, invece, lo affronti pensando “…per fortuna ho preparato la cena che quì tanto è solo un aperitivo”, finisci comunque per rimpinzarti e poi a casa ti sbafi pure la cena perché non sia mai che si butta il cibo che “è peccato a Gesù”, come dicono le nonne.

Senza contare che –  ulteriore motivo di fastidio nei confronti dell’aperitivo – approcciarsi alle pietanze è alquanto difficoltoso. Non è difficile immaginare la scena…Sei lì. Sei giunta a destinazione. Di solito il locale è modaiolo. Siete riusciti ad occupare un tavolo. Probabilmente è uno di quei tavoli orribilmente alti, che già per arrampicarti è un problema. Con quegli sgabelli alti e senza spalliera, che a fine serata hai un mal di schiena da urlo. La borsa sei costretta a buttarla a terra perché se lo sgabello non ha la spalliera non puoi neanche appendercela. Se sei fortunata hai potuto appendere il soprabito ad un attaccapanni, ma sicuramente ce ne saranno appesi altri centomila e tu sarai sempre lì a dargli un occhio per paura che nella confusione te lo rubino. Magari ti sei pure messa un tacco. Sei appena riuscita ad arrampicarti sullo sgabello, sei seduta come il gobbo di Notre Dame perché non sai dove poggiarti, hai appena ordinato la bevanda e, quando puoi rilassarti un attimo, devi alzarti perché il “da mangiare” è a buffet. Ed eccoti arrancare pericolosamente vicino ai vassoi, con il piatto in una mano e il cucchiaio nell’altra, mentre cerchi di riempirti il piatto con tutte le pietanze perché sei curiosa e vuoi assaggiare tutto e nel frattempo cerchi di non far cadere pezzi di cibo per terra e di non cadere tu stessa con il piatto in faccia. Insomma, quello dell’aperitivo è un mondo difficile, “felicità a momenti e futuro incerto”.

Detto questo, devo dire che invece l’aperitivo con le mie colleghe+uno è stato davvero piacevolissimo. La compagnia ovviamente era il primo motivo di piacevolezza (questo lo scrivo solo per fare la piaciona con le colleghe+uno…hi, hi, hi). Il locale non era affollato, avevamo un normale tavolo, il servizio non era a buffet e soprattutto le pietanze salate non erano niente male e i dolci molto molto buoni. E voi direte “ma così è una cena, non un aperitivo!”. Vabbè: diciamo che era un aperitivo rinforzato.

A proposito di dolci (li abbiamo assaggiati tutti perché ognuno ne ha preso uno diverso) erano tutti buonissimi, ma la mia scelta mi ha proprio soddisfatta. Facile preparazione, ma risultati di sicuro effetto. L’ideale per una cena a casa perché deve essere preparato il giorno prima esonerando la padrona di casa dalla preoccupazione di occuparsi del dessert il giorno stesso della cena. E poi mi ha anche ricordato la gita delle superiori in Grecia, facendomi sentire giovane…anche se non mi piace l’aperitivo :-).

E quindi ho deciso di proporlo anche a voi. Eccovi la ricetta.

P.S.: i biscottini che vedete nelle foto sono quelli di Telethon…mi raccomando…se e quando potete,fate una buona azione e aiutate la ricerca scientifica.

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PANNA COTTA ALLO YOGURT GRECO CON MANDORLE TOSTATE E MIELE DI ACACIA

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 200 g di yogurt greco intero
  • 200 ml di panna fresca
  • 150 g di zucchero
  • 6 g di colla di pesce
  • una manciata abbondante di mandorle tostate
  • 4 cucchiai circa di miele di acacia

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COME SI FA:

  1. Mettete in una ampia terrina lo yogurt e mettete da parte.
  2. Mettete a bagno nell’acqua fredda i fogli di colla di pesce.
  3. In un casseruola versate la panna con lo zucchero. Mettete sul fuoco basso e riscaldate il composto senza farlo bollire. Strizzate la colla di pesce e aggiungetela al composto caldo. Continuate a mescolare fino a che la colla di pesce non si sarà completamente sciolta.
  4. Versate il composto sullo yogurt e mescolate.
  5. Versate il composto di panna e yogurt in 4 ciotoline di vetro trasparente. Fate riposare in frigo per almeno 5 ore.
  6. Poco prima di servire, tritate grossolanamente le mandorle tostate. Posizionatele sulla superficie della ciotolina di panna cotta.
  7. Riscaldate leggermente il miele, quel tanto che basta per renderlo più fluido. Versatelo quindi sulle mandorle cercando di creare una copertura omogena su tutta la superficie della panna cotta. Servite.

 

 

 

 


 

QUANDO LA MAMMA E’ IN VACANZA…CONFETTURA DI FRAGOLE

confettura-fragole…O meglio “Quando la mamma è in visita”…perchè in effetti non era proprio una vacanza, ma una visita abbastanza veloce, anche se molto intensa…Ma prima di andare oltre sono necessari due antefatti fondamentali…

L’anno scorso, di questi tempi, mentre cenavamo, il mio compagno si è fermato, mi ha guardata con una faccia da rivelazione di importanza vitale e mi ha detto “…è inutile: i frutti più buoni del mondo sono le fragole…”. Dopo questo outing, di cui forse non era mai stato ben conscio, si è lasciato andare senza remore a questa passione. Da quel momento, per il loro breve periodo di durata, le fragole non mancano mai sulla nostra tavola…Ma pochi mesi non bastano…E allora ecco che la sottoscritta non poteva non ingegnarsi per preparare una bella sorpresa e far sì che il piacere delle fragole potesse perdurare più a lungo nel tempo. Come? Con una buonissima confettura di fragole! La ricetta che ho usato l’anno scorso è quella di Giulia (Juls’ Kitchen), che come al solito non sbaglia un colpo…la confettura era strepitosa!

Ovviamente ho raccontato il tutto anche a mia mamma, la quale si è incuriosita e quest’anno, quando ho detto che volevo rifare la confettura di fragole, ha detto di volerci provare anche lei. Quando mi ha detto che sarebbe venuta a trovarmi mi fa “…vuoi ancora le fragole per la confettura?…ne compro un po’ di più e la facciamo insieme…” Bene. Eccola con tre chili di fragole quando io le avevo detto di prenderne due…ma si sa…sulle dosi siamo soliti abbondare.

Eccoci quindi a imbarcarci insieme in questa impresa. Che rappresenta una novità di non poco conto! Infatti, quando vivevo coi miei, le confetture non erano mai una scelta. Essenzialmente servivano per consumare la frutta in eccesso. Questo perché d’estate la frutta abbondava. Essendo il mio un paese contadino, quasi tutti hanno un piccolo appezzamento di terra con frutta a volontà. E poi, se la terra non ce l’hai tu, sicuramente ce l’hanno conoscenti e amici, che la frutta te la regalano pur di non buttarla via. E però quella a disposizione era: pesche, albicocche, prugne, mele cotogne e uva. Altro non mi pare di ricordare. Ecco perché abbiamo scoperto così tardi la confettura di fragole. E ne siamo molto felici!

La ricetta che riporto quì è quella che ho usato quest’anno, con quantità e tempi più che raddoppiati. Ovviamente potete dimezzare tutto o andare a vedere la ricetta di Giulia che prevede solo un chilo di fragole. Considerate che, con tale ridotta quantità, Giulia fa cuocere a confettura soltanto 45 minuti. Il che ha determinato il colore rosso acceso. Nel mio caso il colore è più scuro appunto per i tempi di cottura più allungati. Altra info: qualche frutto si è danneggiato e ho dovuto buttarlo, quindi il peso delle fragole al netto era di due chili e seicento grammi.

Terminate le info, eccovi quindi la ricetta.

confettura-fragole

CONFETTURA DI FRAGOLE

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INGREDIENTI (per 6 barattoli):

  • 3 kg  di fragole
  • 800 g di zucchero
  • 5 limoni

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COME SI FA

  1. Lavate le fragole e rimuovete il picciolo e le foglie. Tagliatele a cubetti e raccoglietele in una ciotola. Aggiungete i limoni tagliati a fette e lo zucchero e mescolate bene. Fate macerare le fragole per almeno 2 ore, fino a che lo zucchero non si sarà sciolto trasformandosi in uno sciroppo.
  2. Versate a questo punto la frutta con tutto lo sciroppo in una pentola dal fondo spesso e portatela ad ebollizione a fuoco basso. Fatela sobbollire circa 2 ore o comunque finché il composto non si sarà addensato. Fate la prova del piattino per vedere se è pronta.
  3. Versate la marmellata in 6 barattoli sterilizzati e chiudete bene. Ovviamente il numero dei barattoli dipende dalla loro dimensione. Potrebbero essere di più o di meno. Tenetene comunque qualcuno in più a disposizione.
  4. Mettete i barattoli in una pentola larga e alta, coprite con acqua e portate ad ebollizione. Lasciate sobbollire per 20 minuti e poi spegnete. Fate raffreddare i barattoli nella pentola, poi toglieteli. Si conservano per molti mesi in un luogo asciutto, fresco e buio. Dopo averli aperti si conservano in frigo.

UN PIATTO MEDIO ORIENTALE NELLA FREDDA EDIMBURDO.KEFTA CON SALSA ALLO YOGURT E HUMMUS

kefta-yogurt-hummusTempo fa ho fatto un viaggio in Scozia. Ho preso il treno da Londra fino a Inverness e poi sono ridiscesa a Edimburgo per trascorrervi gli ultimi giorni della vacanza. Potrei dirvi che Edimburgo è stupenda, potrei dirvi che la sua atmosfera gotica ti colpisce al cuore, potrei dirvi che i suoi pubs erano estremamente suggestivi. E sarebbe tutto oggettivamente vero…se non fosse che a me l’atmosfera di Edimburgo metteva talmente tanta malinconia che per riprendermi, ogni pomeriggio verso le quattro e mezza, ricorrevo a un mezzo whisky. Di buono c’è che in questo modo ho scoperto il fantastico whisky Lagavullin dal sapore così intensamente torbato e affumicato…mmm…indimenticabile persino per una astemia (quasi) incallita come me.

Ad ogni buon conto, mentre un giorno gironzolavo per la città, ho preso distrattamente da un distributore uno di quei volantini che contengono elenchi di ristoranti, attività ricreative ecc., diciamo informazioni varie. Ho iniziato a sbirciarlo e un annuncio di un ristorante ha attirato la mia curiosità. Non ricordo bene il perché ma mi ha ispirato e ho deciso che a pranzo avremmo mangiato lì. Ovviamente adesso non ricordo neanche il nome e non so se esiste ancora.

kefta-yogurt-hummusComunque sia, eccoci quindi puntuali dinanzi alla porta. Locale piccolissimo, meno di trenta coperti. Ci sediamo. Non ricordo tutte le portate, ma una me la ricordo perfettamente. Allora ero abbastanza “acerba” in materia di cibo e non sapevo che quella pietanza che mi stavano servendo era ispirata ad un piatto medio orientale. Per me erano solo polpette ovali inserite su spiedini di legno e accompagnate da una salsina aromatizzata a base di yogurt. Dopo giorni di cibo britannico dai sapori abbastanza decisi, la freschezza di quella salsina mi ha molto colpita. Come anche la bontà della carne, che mi sembrava davvero di ottima qualità.

Divertente è stata anche la “coreografia”, perché ad un certo punto sono entrati altri simpatici avventori. Dico simpatici perché erano dei tipici vecchietti scozzesi belli arzilli. Le signore indossavano vestiti colori pastello e capellini improponibili e i signori indossavano il kilt. Che meraviglia! Nella mia testolina fantasiosa mi sono convinta, senza uno straccio di prova alla mano, che quegli vecchietti avessero partecipato ad una cerimonia che in mattinata era stata fatta a Holyrood Palace, residenza della regina per i suoi soggiorni estivi in Scozia. Proprio in quei giorni ci era stato detto, infatti, che era impossibile visitare il palazzo in quanto la regina vi stava soggiornando.

Al di là delle mie discutibili congetture, so solo che non ho mai dimenticato quelle polpette e quella salsina. Una volta ho anche riprovato a farle ma con scarsi risultati. Stavolta invece ho trovato la ricetta giusta. E anche il nome giusto. Quelle polpette si chiamano kefta e sono un piatto tipico di molti paesi medio orientali. Per essere precisi andrebbe usata la carne di agnello ma io ho utilizzato del macinato misto. Ho dovuto inoltre rinunciare al coriandolo fresco che proprio non sono riuscita a trovare. Ho poi preparato, oltre che la salsa allo yogurt aromatizzata alla menta, anche dell’hummus che decisamente si abbina alla grande. E quindi eccovi la ricetta.

P.S.: con questa ricetta quest’oggi inauguro anche la sezione per me più complicata…quella dei secondi…evviva!

kefta-yogurt-hummus

KEFTA CON SALSA ALLO YOGURT E HUMMUS

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 500 g di macinato misto
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 1 cipolla
  • 2 cucchiaini e ½ di spezie miste per carni (coriandolo, cumino, cannella, zenzero, paprika ecc)
  • 125 ml di yogurt
  • 10 foglioline di menta
  • 1 limone
  • 200 g di ceci già lessati (+50 ml della loro acqua di cottura)
  • 1 spicchio d’aglio
  • 2 cucchiai di salsa tahina
  • Sale
  • Pepe
  • olio evo

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COME SI FA:

  1. Mettete il macinato misto in una ciotola. Sbucciate la cipollae tagliatela a pezzi. Frullatela con il prezzemolo che avrete precedentemente ben lavato. Mescolate la carne con il trito di aromi e con le spezie miste. Con le mani formate delle polpette di forma ovale e infilate su degli spiedini di legno o di acciaio e spennellate con l’olio evo. Mettete da parte.
  2. Preparate la salsa allo yogurt. Tagliate a pezzettini la menta. Aggiungete la menta allo yogurt. Mescolate la salsina con il succo di mezzo limone, sale, pepe e un giro d’olio. Mettete a raffreddare in frigo.
  3. Preparate la salsa tahin. Frullate i ceci con il restante succo di limone, la tahina, sale, pepe, aglio e acqua dei ceci.
  4. Grigliate gli spiedini su una piastra in ghisa rigata per circa 15 minuti rigirandoli di tanto in tanto. Ricordate che, prima di poter girare la carne, dovete aspettare che si sia formata una leggera crosticina. Solo allora potrete girarla in tranquillità. Se lo fate prima, tenderà a rimanere attaccata alla piastra. Ad ogni modo procedete con cautela e aiutatevi con una paletta. Servite gli spiedini con l’hummus e la salsa allo yogurt.

 

 

 

 


 

HAI MESSO TUTTO IN VALIGIA? PANE SEMPLICE CON PASTA MADRE

pane-pastamadreO meglio: hai controllato che la valigia contenga l’equipaggiamento giusto? Eh già. Perché la ricetta di oggi non è altro che un controllo dell’equipaggiamento…

Avete presente quando dovete fare la valigia per un viaggio? Non so voi, ma io sono un disastro. Tendenzialmente non ci azzecco mai. O la riempio con un sacco di roba che poi non uso. Oppure ne metto troppo poca e non metto proprio quella cosa che mi sarebbe necessaria. Oppure la roba che porto in viaggio mi si rompe miseramente lasciandomi “in braghe di tela” o forse dovrei dire “con le braghe bucate”…e non è una battuta.

Indimenticabile in questo senso è stato il viaggio negli Stati Uniti. Per prima cosa il mio bagaglio era davvero troppo scarno. In sostanza avevo tre pantaloni, che per 22 giorni forse erano un po’ pochini. Mi sono cullata nell’idea di poter fare la tipica americana che lava i pantaloni alla lavanderia a gettoni, ma i nostri ritmi erano davvero troppo serrati per permetterci cotanta perdita di tempo. In secondo luogo non ho portato una cosa che per me è fondamentale e sulla quale ho deciso che non transigerò mai più: l’asciugacapelli. Anche in Danimarca ci sono ricascata ma, lo giuro, non succederà più. Vi dico soltanto che tentare, alle dieci e mezza di sera e con il mio inglese più che precario, di spiegare ad un massiccio portiere di colore che  avevo bisogno dell’asciugacapelli è stato alquanto difficoltoso. I miei amici ancora ridono se ripensano a me che tento di produrre suoni inarticolati per imitare il rumore del getto d’aria. Ed infine, nel tragitto verso Key West, mentre in macchina mi grattavo placidamente una gamba, uno dei tre pantaloni si è bucato. Lo so…faccio fatica anche io a spiegarmelo ma è andata proprio così.

Anche in cucina è lo stesso. Avere l’”equipaggiamento” giusto è parte della riuscita di una ricetta. Qualche tempo fa vi ho raccontato che la mia prima pasta madre – pasta madre 1 – è deceduta in circostanze tragiche per annegamento e che, in seguito, ho adottato pasta madre 2. Ebbene, dopo quella triste vicenda, mi è presa la paura per la salute di pasta madre 2. Temo che non sia pienamente in forma. Questo perché dopo aver preparato pani che, pur essendo perfettamente alveolati al loro interno, erano rimasti un po’ bassini, sono stata colta da un dubbio amletico: ma non funziona la farina o non funziona la pasta madre? Anche perché da un po’ di tempo mi frulla in testa anche l’idea di passare ai licoli, che sembrerebbero essere più efficienti…La questione si presentava annosa. Per risolverla non mi restava che verificare lo stato di salute di pasta madre 2. Insomma, per i miei nuovi viaggi culinari ho bisogno della migliore squadra possibile e devo accertarmi che la mia sia davvero la migliore!….manco fossi l’allenatore della nazionale di calcio alla vigilia degli europei.

Con questo pane semplice mi sono liberata di ogni dubbio: il problema non è la pasta madre. Guardate che splendore questa pagnotta! Non è bellissima? Io la trovo bellissima.

Eccovi quindi la ricetta del pane semplice con pasta madre.

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PANE SEMPLICE CON PASTA MADRE

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INGREDIENTI:

  • 130 g di pasta madre rinfrescata
  • 300 ml di acqua
  • 1 cucchiaino di malto d’orzo (o di zucchero)
  • 250 g di farina
  • 250 g di farina Manitoba
  • 2 cucchiaini di sale

COME SI FA:

  1. Mettete la pasta madre rinfrescata in una ciotola. Aggiungete l’acqua e il malto (o lo zucchero). Mescolate finché a pasta non si sarà completamente sciolta.
  2. Mettete le farine nella planetaria. Aggiungete il composto di acqua e pasta madre. Azionate la planetaria e tenetela in funzione finché l’impasto non si sarà perfettamente incordato.
  3. Mettete l’impasto in una ciotola munita di coperchio. Formate con le mani un panetto ben compatto. Fate lievitare per circa 4 ore. Vi suggerisco di avvolgere la ciotola in tre coperte e di tenerla in un luogo riparato. Questo perché, se la temperatura dell’ambiente è ancora bassa, tenerla nel forno spento non basterebbe. Nel caso in cui la temperatura fosse già alta, potete tenerla nel forno spento.
  4. Terminato il tempo di lievitazione, prendete l’impasto, fategli un giro di pieghe (il procedimento è spiegato qui) e adagiatelo sulla leccarda rivestita di carta da forno. Fate lievitare ancora un’ora nel forno con la luce accesa.
  5. Riprendete l’impasto e incidetelo a croce. Nel frattempo scaldate il forno a 200 gradi. Quando il forno sarà ben caldo, informate la pagnotta e cuocetela per circa 35 minuti. Fatela raffreddare su una gratella.