LA SAGRA DELLA VALTELLINA.TORTA DI GRANO SARACENO CON CONFETTURA DI FRAGOLINE DI BOSCO E FROSTING AL FORMAGGIO

torta-grano-saracenoDa un paio d’anni a questa parte, nel mese di settembre, mi capita di trovarmi nella cittadina di Seveso, dove si svolge una simpatica Sagra della Valtellina. Inutile dire che la cosa mi rende parecchio felice. Sarà perchè, pur avendo sangue pugliese, sono nata a Milano. Sarà perché quello che non ho occasione di mangiare spesso diventa particolarmente accattivante. Non so. Fatto sta che io amo la polenta, i pizzoccheri, il grano saraceno, i frutti di bosco, il gorgonzola, la fontina…Insomma, in presenza di questi cibi, la montanara che è nascosta dentro di me inizia a ululare.

E quindi, appena mi dicono “Andiamo alla Sagra della Valtellina”, sono già con la giacca addosso, pronta a partire. Ovviamente ci vado in orario “cena da casa di riposo” perchè poi, se si fa tardi, c’è troppa gente e alcune pietanze potrebbero essersi esaurite…Dio non voglia!

L’ultima volta, appena arrivata, ho visto una bancarella che vendeva confetture e marmellate. Alcune erano aperte per consentire un piccolo assaggio. Ovviamente mi sono subito avvicinata e ho adocchiato in un attimo quelle che volevo assaggiare: lamponi, mirtilli, frutti di bosco e, dulcis in fundo, fragoline di bosco. Dopo aver degustato, ho deciso il mio acquisto: lamponi e fragoline di bosco. Chiamo quindi il ragazzo addetto alla bancarella e TRAGEDIA: mi dice che non ne ha più!!! Ma come!! Ho iniziato a chiedere se poteva andarla a prendere, come potevo procurarmela ecc. Sembravo una bambina che non può avere il palloncino.

Con la coda tra le gambe, mi sono messa in fila per mangiare. Ovviamente mi sono ripresa subito, come potete vedere dalle foto…mirtilla col ragù, pizzoccheri, sciat, polenta taragna con tre chili di gorgonzola dentro, crostate assortite. Insomma: una goduria.

Però la voglia di quella confettura mi è rimasta…Perciò non potete immaginare la mia gioia quando, tre mesi dopo, alla Fiera dell’Artigianato a Milano, ho ritrovato lo stesso bancarellaro, della stessa azienda che vendeva le mitiche confetture. In un nanosecondo ho fatto il mio acquisto.

E’ ovvio che una confettura così buona meritava di essere utilizzata per un dolce che ne esaltasse il sapore senza sminuirla in un contesto troppo distante dalle sue origini. Niente di meglio di una torta di grano saraceno. Era tanto che volevo farla. E allora ho pensato di sostituire alla confettura di mirtilli, che di solito viene usata per farcire questa torta, quella di fragoline di bosco. La sua dolcezza mi sembrava l’ideale per essere unita al “rustico” della farina di grano saraceno. Ultimo tocco in più: un sottilissimo velo di frosting al formaggio. Il risultato è una torta davvero equilibrata. Unico inconveniente di natura estetica: ho tagliato la torta un pochino troppo in basso. Ma come diceva Julia Child “Mai scusarsi in cucina!” :-). Ciao a tutti e alla prossima ricetta.

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TORTA DI GRANO SARACENO CON CONFETTURA DI FRAGOLINE DI BOSCO E FROSTING AL FORMAGGIO

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INGREDIENTI (per uno stampo da 20 cm di diametro):

Per la torta:

  • 130 g di burro
  • 250 g di farina di grano saraceno
  • 50 g di farina 0
  • 160 g di zucchero di canna
  • 2 pizzichi di sale fino
  • 1 bustina di lievito
  • 2 uova
  • 150 g di yogurt intero (io ho usato quello greco)
  • 250 g di confettura di fragoline di bosco

Per il frosting al formaggio:

  • 100 g di formaggio fresco spalmabile (tipo Philadelphia)
  • 50 g di zucchero al velo
  • 5 g di amido di mais

 

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COME SI FA:

  1. Accendete il forno a 180 gradi. Imburrate e infarinate lo stampo (se ne usate uno a cerniera, imburrate i bordi e rivestite il fondo di carta da forno.
  2. Fate fondere il burro a fuoco dolce e lasciate intiepidire.
  3. Mettete le farine, lo zucchero, il sale e il lievito setacciato in una ciotola e mescolate bene.
  4. Aggiungete le uova, lo yogurt e il burro fuso e lavorate con le fruste elettriche per 2-3 minuti finché il composto non sarà ben gonfio.
  5. Rovesciate l’impasto nello stampo, livellate e infornate per circa 50 minuti. Controllate la cottura con uno stuzzicadenti. Deve essere ben cotta ma non si deve asciugare troppo.
  6. Lasciatela raffreddare.
  7. Tagliatela in due parti e farcitela con la confettura.
  8. Preparate il frosting al formaggio. Mettete  in una ciotola il formaggio, lo zuccheto e l’amido di mais. Montate con le fruste elettriche fino ad ottenere un composto morbido e spumoso.
  9. Decorate la torta con una spatola e servite.

MANGIA, PREGA, AMA. CROSTINI CON CREMA DI ASPARAGI, SALMONE E UOVA SODE.

crostini-asparagi-salmone-uova“Una volta, a metà ottobre, ho vissuto momenti che non mancherò mai di annoverare tra i più belli della mia vita…Avevo scoperto un mercato poco lontano da casa. Mi sono avvicinata ad un banco dove una donna e suo figlio vendevano un vasto assortimento di frutta e ortaggi…Ho scelto un fascio di asparagi lucidi e sottili…Sono tornata a casa e per pranzo ho preparato due uova alla coque. Le ho messe su un piatto insieme a sette asparagi (così teneri che non c’era bisogno di lessarli). Ho aggiunto, qualche oliva, quattro rotolini di formaggio di capra che avevo comprato il giorno prima dalla formaggeria, e due fette di salmone lucido e rosato…Ho aspettato a lungo prima di intaccare quel pranzo, perché era la prova di come dal niente si può fare un capolavoro. Infine, dopo averne assorbita con gli occhi tutta la bellezza, mi sono seduta al centro di una chiazza di sole sul mio bel pavimento di legno e ho mangiato tutto con le mani, leggendo su un giornale un articolo in italiano. La felicità penetrava ogni molecola del mio corpo.”

Elisabeth Gilbert – Mangia, prega, ama

Circa tre anni fa mi sono trovata ad affrontare uno dei periodi più pesanti di tutta la mia vita. A descriverlo oggi, con la lucidità della sopravvissuta, mi verrebbe da dire che ho dovuto affrontare un vero e proprio uragano.  Un uragano che, lì per lì, ha lasciato alle sue spalle soltanto un cumolo di macerie. E tra le macerie c’ero anch’io, a vagare confusa, per capire se qualcosa si era salvato, poteva essere recuperato o se, davvero, bisognava azzerare tutto e ricominciare daccapo.

In verità non sapevo più che direzione stesse prendendo la mia vita. Una cosa, però, mi è stata certa fin da subito. Nulla sarebbe più stato uguale a prima. Sapevo di dover ricominciare in maniera del tutto nuova e diversa, ma non sapevo proprio da dove.

In quei primi mesi di smarrimento, stavo molto da sola, leggevo e scrivevo molto. Qualsiasi stimolo esterno era troppo pesante. Ero come una convalescente che ha bisogno di un lungo periodo di riposo. In quel periodo mi sono trovata, non so neanche come, a rileggere il libro di Elisabeth Gilbert “Mangia, prega, ama”. In realtà avevo già visto il film e letto il libro, ma forse non ne avevo compresso appieno il senso. Ebbene: rileggerlo in quel momento della mia vita me lo ha fatto comprendere di più e mi ha molto aiutata. Alcuni si sono fermati ad una lettura superficiale e lo hanno criticato, ma secondo me è un libro che contiene molti spunti di riflessione.

Nella prima parte del libro la protagonista si concentra sui piccoli piaceri del cibo. La sua rinascita comincia da lì, dalle piccole cose, da quel momento in cui, leggendo i nomi dei piatti italiani, è riuscita di nuovo, per una attimo, a sorridere. Per me è andata più o meno nello stesso modo. Ho ricominciato dalle piccole cose e, forse per la prima volta nella mia vita, ne ho assaporato la bellezza. E piano piano ho cambiato tutto quello che doveva essere cambiato, o quasi. Ovvio: la vita è in continuo divenire e non si smette mai di migliorare, però qualcosa di grosso è stato fatto.

Ogni tanto  riprendo in mano il libro della Gilbert, ne rileggo le parti che a suo tempo avevo sottolineato, e mi ricordo – quando mi capita di dimenticarmene – che la strada giusta è quella che ho imparato a seguire tre anni fa…anche leggendo quel libro.

E allora ho pensato che sarebbe stato carino riprodurre, sia pure con alcune rivisitazioni, il piatto che la Gilbert ha assaporato a Roma, seduta su un pavimento di legno, dove piano piano, ha incominciato a ritrovarsi.

Ecco quindi la mia versione: croccanti fette di pane, avvolte da una morbida crema in cui si uniscono l’aspro della robiola di capra e il sapore selvatico degli asparagi, insaporite dal sentore vagamente dolce del salmone e vellutato delle uova. E allora grazie mille a Elisabeth Gilbert e…alla prossima ricetta.

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CROSTINI CON CREMA DI ASPARAGI, SALMONE E UOVA SODE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 10-12 asparagi
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 160 g di robiola di capra
  • 1 pizzico di sale
  • 1 pizzico di pepe
  • 2 uova 
  • 8 fette di pane semiintegrale (o quello che avete in casa)
  • 8 fettine di salmone affumicato
  • pepe q.b.
  • olio evo q.b.
  • limone q.b.

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COME SI FA:

  1. Preparate la crema di asparagi. Lavate bene gli asparagi. Eliminate le parti più dure e tagliate a pezzettini. Mettete a scaldare  2 cucchiai di olio in una padella. Quando sarà caldo aggiungete gli asparagi e fate rosolare per circa 10 minuti. Spegnete e lasciate raffreddare. Mettete la robiola in una ciotola e iniziate ad amalgamarla con una forchetta. Aggiungete un pizzico di sale e un pizzico di pepe. Frullate gli asparagi e aggiungeteli alla robiola. Amalgamate bene.
  2. Mettete le 2 uova in una pentola che avrete riempito di acqua. Cuocete per 10 minuti a partire dal momento in cui l’acqua bolle. Mettete subito le uova nell’acqua fredda. Fate raffreddare.
  3. Nel frattempo tagliate il pane e tostate le fette nel forno per qualche minuto.
  4. Quindi sbucciate le uova e tagliatele ognuna in quattro parti. Pulite il coltello ogni volta che procedete al taglio e agite delicatamente per evitare che il tuorlo si stacchi dall’albume e per avere 4 spicchi perfetti. 
  5. Spalmate ogni fetta di pane con la crema di asparagi. Aggiungete su ognuna una fettina di salmone e appoggiate delicatamente uno spicchio di uovo su ogni fetta. Aggiugete, infine, su ogni fetta un pizzico di pepe, un filo d’olio evo e qualche goccia di limone.

I BRONTOLII DELLA MEZZA STAGIONE. VELLUTATA DI ASPARAGI CON FOGLIOLINE DI MENTA E FORMAGGIO FETA.

vellutata-asparagi-fetaIo sono una freddolosa cronica. Ormai tutto il mondo lo sa e anche voi, sbirciando quà e là nel blog, potrete trovare piccoli segnali della mia insofferenza verso le temperature al di sotto dei 20 gradi. Sono un caso clinico e tutti mi prendono in giro. Una volta ho incontrato per strada un amico che non vedevo da tempo e lui mi ha chiesto come stavo. E io subito gli ho risposto “Fa freddo”. Era settembre. Al che lui mi ha risposto “Ma Chiara! Ti incontro a giugno e hai freddo, ti incontro a settembre e hai freddo!”. Eh si. E’ così.

D’inverno praticamente mi chiuderei in casa in un letargo perenne. La mia più fedele compagna è la copertina di pile. Nonostante il riscaldamento acceso, in bagno tengo in aggiunta un termoventilatore perchè, per riuscire a cambiarmi, la stanza deve diventare il deserto del Sahara. Uscire di sera mi costa una fatica immane e gli sbalzi di temperatura mi distruggono. Non chiedetemi di vederci dopo cena… è ovvio che con la digestione in corso ho ancora più freddo! In ufficio, poi, mi hanno assegnato la stanza più fredda di tutte. Quindi mi sono portata un super maglione di lana da usare all’occorrenza e molto spesso sembro davvero lo yeti per quanto sono infagottata.

D’estate ovviamente sto benissimo, ma porto sempre in borsa un giacchino di cotone perchè nei locali climatizzati potrei assiderarmi e la sera c’è sempre quella leggera frescura…

Ma arriviamo a oggi. Aprile. Io odio aprile (..come diceva il buon puffo Quattrocchi)! Perché? Ovvio. Non fa ancora caldo, ma non fa più tanto freddo. Di giorno è caldo, ma di sera è freddo. Se ti metti il piumino muori di caldo, se ti metti un giacchetto leggero muori di freddo. E il raffreddore lo prendi comunque perchè nel primo caso sudi e nel secondo sei già bello esposto alle intemperie. In ufficio finchè c’è ancora il riscaldamento, sudi per tutto il giorno, poi un bel giorno lo tolgono e ti ghiacci. E poi c’è la cosa più grave, la mia più acerrima nemica, lei, sua signoria, la signora NEBBIA!

Stop. Fermi. Non ci provate. A fare cosa?!? A commentare sarcastici “…ma tu vivi nelle Marche!”…No no. Bisogna che vi spieghi. Adesso mi metto la divisa da colonnello dell’areonautica (…non vi preoccupate, non farò la piaciona come il colonnello Mocio, quello che vi sorride ammiccante all’alba ricordandovi che state per abbandonare il calduccio della vostra casa e uscire nel bel mezzo delle intemperie). Le Marche sono stupende, sono vicino al mare, è vero. Tuttavia, all’arrivo delle correnti dal nord, queste correnti incontrano il monte Conero. E quindi si stoppano. E quindi aria calda incontra area fredda. E quindi tra Senigallia e Ancona nebbia nebbia nebbia. Senza contare i fondali marini bassi, che di certo non aiutano.

Insomma, in conclusione, in ossequio al più fantastico dei luoghi comuni ma con qualche modifica, bisogna dire “..non esiste più una mezza stagione decente …”.

A questo punto, dopo avervi tediati con i miei brontolii, devo dire che per fortuna, almeno a tavola, si può ritrovare un certo equilibrio. Come? Con una bella vellutata. Dopo una giornata segnata dalle avversità atmosferiche, questa vellutata mi ha rimessa al mondo. Ero tornata stanca dal lavoro, non avevo voglia di cucinare (perché ogni tanto capita anche a me), ero infreddolita, ma dentro di me desideravo ardentemente pensare che fosse arrivata la primavera. Come fare? Con una bella vellutata calda. Fatta, però, con l’ingrediente primaverile per eccellenza: gli asparagi. Buonissima. Per non contare della strizzatina d’occhio all’estate, grazie all’aggiunta della feta, che mi fa tanto pensare alle isole greche inondate dal sole e all’azzurro intenso del mare. Quando ho assaporato la vellutata, ho preferito mettere in bocca i pezzetti di feta quando erano ancora a temperatura ambiente per godermi il contrasto tra freddo e caldo e il sapore intenso del formaggio. Ma nulla vieta di aspettare che la feta si sciolga, amalgamandosi con il sapore delicato degli asparagi e con il fresco della menta. Eccovi quindi la mia ricetta.

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VELLUTATA DI ASPARAGI CON FOGLIOLINE DI MENTA E FORMAGGIO FETA

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INGREDIENTI (per 4 persone o 2 se siete particolarmente affamati):

  • 400 g di asparagi
  • 1 patata media
  • 1 scalogno
  • sale q.b.
  • pepe q.b
  • 20 g di olio evo
  • 300 g di acqua
  • qualche fogliolina di menta
  • formaggio feta q.b.

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COME SI FA:

  1. Se avete il Bimby sapete gia come procedere.
  2. Se non avete il Bimby, mettete l’olio in un pentola e fatelo soffriggere leggermente insieme allo scalogno. Aggiungete gli asparagi tagliai a pezzi, l’acqua e il sale.
  3. Fate cuocere per mezz’ora a fiamma media mescolando di tanto in tanto per evitare che le verdure si attacchino.
  4. Spegnete il fuoco e fate raffreddare per 5 minuti circa.
  5. Nel frattempo tritate la menta a pezzi non troppo piccoli.
  6. Frullate le verdure con un frullatore ad immersione finchè non avrete raggiunto la giusta consistenza.
  7. Mettete la vellutata nelle ciotole. Cospargete con la menta e con la feta sbriciolandola con le mani direttamente nelle ciotole.

TEMA A PIACERE SUL TEMA A PIACERE. TAGLIOLINI DI GRANO ARSO CON AGRETTI E PESTO DI AGRUMI.

tagliolini-grano-arso-agretti-pesto-agrumiUna volta mi è capitato di ascoltare in tv una intervista a Vasco Rossi. Tra le tante cose, il noto cantautore aveva raccontato che, quando era ragazzo, un professore di italiano, con i suoi metodi innovativi e la sua passione per l’insegnamento, gli aveva “aperto la mente” e che da quel momento in poi la sua creatività si era messa in moto portandolo nel tempo a comporre le canzoni che tutti conosciamo.

In particolare Vasco aveva raccontato di non essere uno studente proprio brillante ma che una volta si era trovato inaspettatamente a prendere un bel nove proprio in un compito di italiano. Si trattava di un tema a piacere…niente di più facile, direte voi? Ma il giovane Vasco era in difficoltà. Non gli veniva in mente proprio niente. E allora sapete cosa ha fatto? Ha iniziato a descrivere le sensazioni che provava in quel momento: il foglio bianco dinanzi a sé, il ticchettio dell’orologio che scandiva il tempo, i pensieri che gli si presentavano nella mente nella affannosa ricerca di qualcosa da scrivere. Alla fine lo ha intitolato “Tema a piacere sul tema a piacere”.

Che dire di più? Nel sorridere di questo episodio, non si può negare che già da giovane avesse proprio una mente creativa.

Ebbene…io, oggi, nell’accingermi a scrivere questo post, avevo proprio la sindrome del foglio bianco, o meglio del monitor bianco. A questo punto, per seguire Vasco, dovrei mettermi a raccontare le sensazioni che provo…però, a ben vedere, non credo sia necessario. La ricetta di oggi parla proprio da sola e quindi posso permettermi di non aggiungere altro. 🙂

Un po’ di tempo fa (quì) vi avevo fatto un mini reportage su uno show cooking di Mauro Uliassi a cui avevo assistito lo scorso settembre. Già mentre scrivevo di quell’evento mi era venuta voglia di cercare delle ricette di chef stellati da poter realizzare nella mia piccola cucina casalinga. Certo Mauro Uliassi non è proprio lo chef ideale da emulare per vari motivi…tipo che fa cucina di pesce e io non sono ferrata, tipo che utilizza macchinari particolari…cose così. Ora che ci penso, in una vecchia trasmissione aveva provato a dare una ricetta da fare a casa ma, se non ricordo male, e a me non sembrava proprio facile facile….adesso cerco il filmato…eccolo…beh…a ben vedere era una ricetta fattibile ma forse non era molto nelle mie corde.

Terminata questa piccola digressione, alla fine ho trovato una ricetta facile facile, alla quale ho voluto dare un tocco un pochino più personale. La ricetta è quella del pesto di agrumi di  Filippo La Mantia. Gli ingredienti sono tutti piacevoli..mandorle, arance, capperi ed è di semplice realizzazione. Il tocco personale è dato dagli agretti e dai tagliolini di grano arso.

Gli agretti..anche questi li ho scoperti quì nelle Marche, in Puglia non arrivavano. O meglio: dieci anni fa non arrivavano. Quì li chiamano anche roscani o barba di frate e sono il simbolo della primavera. Non solo perché arrivano in primavera ma soprattutto perchè hanno un sapore aromatico, fresco, stuzzicante. Il modo più semplice per prepararli è lessarli (o cuocerli al vapore) e poi condirli con una buona citronette. Altro modo è ripassarli in padella con acciughina e olive (io uso le taggiasche, che sono le mie preferite). Questa volta ho pensato di inserirli in questo piatto. I sapori mi sembravano potersi bilanciare bene e quindi ho provato questa nuova combinazione. Ed infatti non mi hanno delusa. Assaporando questa pasta, nel momento in cui si sentono gli agretti, è come se una ventata di freschezza invadesse tutta la bocca.

I tagliolini di grano arso. Il grano arso ultimamente è molto di moda (lo chef Peppe Zullo lo ha portato anche a Expo 2015). Oltretutto proviene dalla Puglia, mia terra di origine. Quale migliore occasione per utilizzarlo…Il pesto di agrumi, secondo me, richiedeva un piccolo contrasto. E questi tagliolini hanno quel retrogusto leggermente “bruciacchiato ” che può contrastare con i toni particolari del delicatissimo pesto di agrumi.

Il risultato complessivo è un piatto dai colori particolari (un paio di sfumature di verde :-)), e dai sapori delicati. Per chi non ama i gusti troppo accentuati.

Ultime due info: dopo aver assaporato questa ricetta ho capito che il terzo super condimento per gli agretti è il pesto di agrumi. Quindi potete usare questa combinazione anche per un contorno alternativo. :-). Per quanto riguarda infine il pesto di agrumi, le dosi del pesto si sono rivelate parecchio abbondanti. Quindi vedete voi se è il caso di dimezzare oppure di prepararne una scorta che potrete porzionare e surgelare…per i momenti di magra.

Un saluto e alla prossima ricetta.

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TAGLIOLINI DI GRANO ARSO CON AGRETTI E PESTO DI AGRUMI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • un piccolo mazzetto di agretti

Per i tagliolini:

  • 300 g di semola di grano duro
  • 100 g di farina di grano arso
  • 1 pizzico di sale
  • 200 ml di acqua

Per il pesto di agrumi:

  • 100 g di mandorle
  • 2 arance
  • 25 g di capperi
  • 1 piccolo mazzetto di basilico
  • un filetto di alice sott’olio
  • 25 g di olio evo

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COME SI FA:

  1. Iniziate a pulire gli agretti. Toglietegli la radice e lavateli accuratamente. Quindi cuoceteli in una vaporiera (o lessateli in acqua salata) finchè non saranno teneri (all’incirca 15 minuti). Se li avete cotti al vapore aggiungete del sale verso fine cottura. Metteteli da parte.
  2. Preparate l’impasto per i tagliolini. Mettete la farina a fontana sulla spianatoia. Aggiungete il sale. iniziate a impastare aggiungendo l’acqua poca alla volta, in modo da poterla dosare in base alla consistenza della pasta. Continuate a impastare fino a formare un panetto ben elastico. Lasciate il panetto a riposare sulla spianatoia per circa 15/20 minuti coperto da un piatto.
  3. Preparate il pesto. Mettete in un mixer la polpa delle arance, le mandorle, i capperi e il mazzeto di basilico. Iniziate a frullare. Quando gli ingredienti saranno abbastanza triturati, aggiungete l’olio e continuare a frullare per pochi minuti. Quindi mettete il pesto in una ciotola . Mescolate e lasciate riposare.
  4. Riprendete la pasta e, con l’aiuto della nonna papera, preparate prima delle strisce di pasta e poi i tagliolini. Utilizzate molta farina di semola per evitare che i tagliolini si attacchino una volta lasciati a riposare. Cuocete la pasta in abbondante acqua salata, condite con una abbondante porzione di pesto, unite gli agretti e servite in tavola.

UN VIAGGIO IN TRENO, UN NUOVO AMICO E I SEGNI DEL DESTINO. BISCOTTI DIGESTIVE CON BURRO SALATO FATTO IN CASA.

biscotti-digestiveGiovedì pomeriggio. Viaggio noiosissimo in treno. Guardavo insofferente il paesaggio, sperando che il tempo passasse il più in fretta possibile. Certo: la destinazione avrebbe dovuto rallegrarmi. In fondo mi accingevo a godermi la mia tanto agognata minifuga di Pasqua, all’insegna del relax e dello svago. Ma a volte i treni sono così noiosi!…non in generale intendo. Perchè in fondo viaggiare in treno mi piace…si può guardare il paesaggio, riflettere, pianificare progetti…Il fatto è che ultimamente ne prendo un po’ troppi e quindi sono un po’ insofferente. Quindi me ne stavo lì, incapace persino di decidere se avevo voglia di leggere, di dormire o di ascoltare musica.

Ad un certo punto è salito sul treno un nuovo viaggiatore (volutamente non uso la parola turista e dopo capirete perché) che mi si è seduto di fianco. Era un distinto signore. Zaino in spalla e abbigliamento casual. Non ci è voluto molto per capire che si trattava di un viaggiatore straniero. Subito mi ha rivolto educatamente la parola. Non ricordo cosa mi abbia detto…o forse si. Credo mi abbia fatto un paio di domande sulla Pasqua, su quanti giorni di festa abbiamo in Italia, cose così.

E qui urge una premessa fondamentale. Io, in treno, non sono proprio la persona più amichevole del mondo. A me piace starmene nel mio, in compagnia di me stessa, e credo che anche la mia espressione non ispiri particolarmente alla conversazione.  Se mi rivolgono la parola, rispondo a monosillabi e la chiudo lì. Non so il perché, visto che di solito sono una persona aperta…però è così.

Il mio nuovo compagno di viaggio ha iniziato dunque a farmi educatamente qualche domanda, alla quale – come da copione – ho risposto a monosillabi. Ebbene, non so come sia potuto accadere, dopo un po’ eravamo lì che parlavamo a tutto andare. Lui vive a Londra. Parla perfettamente l’italiano (e meno male, vista la mia negazione per le lingue) e, in pratica, abbiamo trascorso all’incirca un’ora e mezza a parlare di tutto…la Pasqua, il lavoro, la metropolitana di Londra, Jamie Oliver, il rapporto genitori- figli in Gran Bretagna e in Italia, i piccoli paesi, i pranzi in famiglia e molto altro.

Non mi spiegavo come fosse potuto accadere che mi fossi lasciata andare così piacevolmente alla conversazione con uno sconosciuto. Non è da me! Alla fine però ho capito …E’ che il mio nuovo amico non era un semplice turista ma un vero e proprio viaggiatore. Quando dico viaggiatore intendo una persona che è animata da una sincera curiosità di conoscere, assaporare e toccare con mano il posto che sta visitando. Ha la mente aperta e guarda il mondo con la curiosità di chi non vuole giudicare ma solo scoprire nuove realtà. Le sue domande non sono invadenti, ma animate da sincera curiosità.

Questo suo modo di essere mi ha inconsciamente colpita. Alla fine ci siamo scambiati gli indirizzi e-mail e spero davvero che questa corrispondenza possa continuare. Ma, anche se non dovesse essere così, mi rimarrà sempre il piacevole ricordo di quel momento in cui due vite tanto diverse, per età, per esperienze, per lingua, per collocazione geografiche, si sono fortuitamente incontrate.

Ma veniamo alla ricetta di oggi. Già da un po’ di tempo la stavo pensando e pianificando. Poi l’incontro con mio nuovo amico londinese…E’ stato chiaramente un segnale: qualcuno vuole che io prepari una ricetta inglese. Sembrerà una sciocchezza ma penso che l’universo ci mandi infiniti segnali, sotto varia forma e anche per cose che sembrano poco importanti. A me piace vederla così.

E quindi, in ossequio ad una volontà più alta e in onore del mio nuovo amico, ho preparato i famosi biscotti digestive (il link vi rimanda alla sezione “storia” del sito della McVitie’s che è l’azienda che li commercializza fin da quando, nel 1892, Alexander Grant ne ha inventato la ricetta che viene usata ancora oggi). Se non li conoscete ancora, questa può essere l’occasione giusta…perchè credo fermamente che, se i digestive non esistessero, bisognerebbe assolutamente inventarli.

Io li trovo fantastici, sono tra i miei biscotti preferiti, soprattutto per le mie colazioni feriali, alquanto minimali e sobrie. La ricetta originale pare sia segreta. Quindi ho dovuto cercare una versione che le si avvicinasse. Alla fine ho scelto la ricetta con farina integrale e farina di avena. Mi sono imbattuta anche in ricette che prevedevano il solo utilizzo della farina di frumento o addirittura della farina di mais. Ma io volevo fare una versione rispettosa anche dei prodotti inglesi. In Gran Bretagna l’avena è molto utilizzata, sia in fiocchi che in farina. Quindi ho deciso di usare l’avena.  Ed inoltre, proprio perchè i biscotti digestive mi piacciono tanto tanto, ho pensato di abbinarli ad un’altra preparazione che da tempo mi incuriosiva ovvero il burro salato. Il risultato è stato un biscotto bello rustico, adattissimo da inzuppare nel latte o nel té. Ma bando alle ciance. Eccovi la ricetta e alla prossima volta.

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BISCOTTI DIGESTIVE CON BURRO SALATO FATTO IN CASA

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INGREDIENTI:

Per il burro salato:

  • 500 ml di panna fresca
  • 1 litro di acqua ghiacciata
  • 2,5 g di fleur de sel

Per i biscotti:

  • 160 g di farina di frumento integrale
  • 160 g di farina di avena
  • 1 cucchiano e 1/2 di lievito chimico
  • 80 g di zucchero di canna
  • 160 g di burro salato
  • 3 cucchiai di latte

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COME SI FA:

  1. Preparate il burro salato. Mettete nella planetaria la panna e iniziate a farla montare. Proseguite per 10 minuti fino a quando la materia grassa si sarà separata dal liquido formando una specie di crema granulosa.
  2. Separate la materia grassa da quella liquida con un colino. Se volete, potete utilizzare il liquido rimasto per la preparazione di altri dolci in sostituzione del latte. Quindi versate sulla materia grassa rimasta nel colino l’acqua ghiacciata.
  3. Quindi prendete il fleur de sel. Se (come me) avete il fleur de sel in formato sale grosso, mettetelo nel mixer per renderlo fine. Mettete la materia grassa in una ciotola e aggiungete il fleur de sel.  Iniziate a lavorare il burro con le mani cercando di compattarlo. Quando si sarà compattato dategli la forma che desiderate e mettetelo in frigo per almeno tre ore.
  4. Preparate quindi i biscotti. Mettete tutti gli ingredienti in una planetaria e impastate. Ovviamente questa operazione può essere fatta anche a mano. Ricavate un panetto. Avvolgetelo nella pellicola per alimenti e fatelo riposare in frigo per almeno mezz’ora. Prendete il panetto dal frigo e lavoratelo con le mani per qualche minuto. Quindi stendetelo ad uno spessore di circa tre millimetri. Quindi ricavate i vostri biscotti con un coppapasta del diametro di 7 centimetri e sistemateli su di una leccarda rivestita di carta da forno.
  5. Preriscaldate il forno a 180 gradi. Cuocete i vostri biscotti per circa 15 minuti. Lasciateli raffreddare e conservateli in una scatola di latta rivestita di carta da forno. Rimangono fragranti per almeno una settimana.