UN LENTO MA EFFICACE CORTEGGIAMENTO. LA PIZZA AL FORMAGGIO MARCHIGIANA (O CRESCIA DI PASQUA).

pizza-formaggioEd eccoci di nuovo quì con una bella ricetta marchigiana. Prima o poi dovrò postare una bella ricetta pugliese, altrimenti qualcuno potrebbe offendersi…In verità, se consideriamo che sulla mia carta di identità c’è scritto “nata a Milano”, forse dovrei postare anche un qualche risotto o una bella cassoeula. Solo così si avrebbe parità. Per adesso però 2-0 per le Marche, palla al centro.

E quindi, dopo gli arancini di Carnevale, quest’oggi Chiara e Chiaramella proprongono a gran forza, con grandi megafoni e con l’acquolina in bocca, la mitica pizza al formaggio o crescia di Pasqua.

Per onestà intellettuale devo rivelarvi quanto segue. Cari miei lettori (pochi ma fedeli).. io vi voglio tanto bene…desidero ardentemente proporvi ricette che allietino i vostri pranzi e le vostre cene, le vostre colazioni e le vostre merende…ma la verità è che…rullo di tamburi…la pizza al formaggio la faccio perchè a me medesima, di persona personalmente, piace davvero davvero un bel po’. Praticamente la adoro. Ne mangierei a palate, secchiate e ancora di più.

A differenza di quella per gli arancini di Carnevale, questa storia d’amore è nata lentamente. Ho subito un corteggiamento lento, ma evidentemente parecchio efficace. All’inizio, non so perchè, non mi diceva molto. Poi, piano piano, e mangiala oggi e rimangiala domani (ma così…giusto per assaggiare, per non essere scortese), ho preso ad amarla.

Dall’innamoramento alla crisi di astinenza il passo è stato breve. Anche in questo caso, come per gli arancini, è iniziata la ricerca, a tratti affannosa, della giusta ricetta. Senza contare che la pizza al formaggio tradizionale ha la forma del panettone e quindi, per essere fedele alla tradizione, ho dovuto procurami un fantastico stampo ad hoc.

Nel frattempo, non meno impegnativa era la ricerca del forno/panificio che la fa meglio. Su Senigallia non posso ancora pronunciarmi (anche se l’altro giorno ne ho presa una da Cla e Fe e mi è sembrata ottima), ma su Ancona ho idee un tantino più precise. In ufficio da me esistono due scuole di pensiero. Secondo alcuni è meglio quella del Casereccio, più compatta e più aderente alla tradizione, secondo altri è meglio quella di Linea pane, più soffice e con più pezzi di formaggio. Io preferisco leggermente quella di Linea pane perchè non ho il vincolo mentale del “..come la faceva mamma, nonna ecc” e quindi non mi interessa molto che sia un attimo difforme dalla tradizione. Mi piace e stop. Inutile dirvi che, se mi offrono la pizza al formaggio del Casereccio, me la sbrano comunque.

Detto questo, la ricetta di oggi è di una marchigiana doc, mia amica e collega (ve l’ho già detto che le mie colleghe sono tipo la lampada di Aladino…chiedete e vi verrà dato!?!). La ho assaggiata e credo sia quella che dà i risultati migliori. Ho lottato a lungo contro la tentazione di diminuire la dose del lievito di birra che mi è sempre sembrata eccessiva ma non c’è verso. Rassegnatevi: ci vogliono cento grammi di lievito! Ho persino sguinzagliato mia mamma, che si è messa a fare domande alle signore marchigiane dentro un panificio. L’hanno guardata stranite e hanno commentato “Ma certo che ce ne vogliono cento! Se no non si alza!”. Anche perchè quello che stiamo tentando di fare noi è la versione a panettone, stretta e alta e con tutto quel formaggio al suo interno alzarsi è fatica! Perciò, quando starete facendo l’impasto e sarete tentati di eliminare panetti di lievito, fate come Ulisse che non voleva sentire il canto delle sirene: fatevi brutalmente legare a una sedia e fate impastare qualcun altro!

Ultima info: la pizza e buonissima quando è leggermente tiepida e accompagnata da affettati locali in primis ciauscolo, lonza e lonzino.

Auguro a tutti una serenissima Pasqua. Divertitevi tanto e mangiate tanta pizza al formaggio! A presto!

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PIZZA AL FORMAGGIO MARCHIGIANA (O CRESCIA DI PASQUA)

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INGREDIENTI (per uno stampo di 18 per 10 cm):

  • 500 g di farina
  • 4 uova
  • 100 g di parmigiano grattugiato
  • 100 g di pecorino grattugiato
  • 250 g di pecorino marchiagiano fresco
  • 100 g di lievito di birra
  • 1 bicchiere di olio evo
  • 1 bicchiere di acqua
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 pizzico di zucchero

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COME SI FA:

  1. Sciogliete il lievito di birra in una ciotola con un bicchiere di acqua leggermente zuccherata. Mettete nella planetaria 250 g di farina, il sale e il bicchiere di olio. Aggiungete l’acqua con il lievito e impastate. Mettete l’impasto in una ciotola coperta con pellicola e lasciate riposare per circa un’ora o comunque finché l’impasto non sarà raddoppiato di volume.
  2. Tagliate a cubetti abbastanza grossi  il pecorino fresco.
  3. Rimettete l’impasto nella planetaria e aggiungete il parmigiano grattugiato, il pecorino grattugiato e la restante farina. Iniziate ad impastare. Aggiungete le uova una per volta. Aggiungete infine il pecorino facendo girare lentamente la planetaria, giusto per inserirli nell’impasto senza farli rompere. Se come planetaria usate il Bimby vi suggerisco di aggiungere a mano i cubetti di formaggio per evitare che le lame li rompano. Mettere l’impasto in una ciotola coperta da pellicola e fate lievitare nuovamente fino al raddoppio.
  4. Imburrate lo stampo da panettone. Riprendete l’impasto e mettetelo nello stampo per una terza lievitazione. Lasciate lievitare fino al raddoppio. Mettete un foglio di carta di alluminio sulla placca del forno perchè qualche pezzo di formaggio potrebbe sciogliersi e scivolare giù. Riscaldate il forno a 180 g e cuocete la pizza al formaggio per 50 minuti.
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LE PULIZIE DI PRIMAVERA: BILANCI E PROGETTI. CUPOLA DI MANDORLACCIO, CREMA DI RICOTTA E COULIS DI FRUTTI DI BOSCO.

cupola-mandorlaccio-ricotta-fruttidiboscoNon so se anche voi ve lo ricordate, ma qualche tempo fa Laura Pausini e James Blunt cantavano una canzone molto carina che si intitolava “Primavera in anticipo”. Di recente mi è capitato di pensarci…alla primavera in anticipo intendo. Se guardo fuori dalla finestra non si può proprio dire che la primavera sia arrivata! Freddo, pioggia, atmosfera grigia.

In realtà la primavera sembrerebbe però essere arrivata a casa mia. Non nel senso che sono impazzita, ho messo il riscaldamento a trenta gradi e mi aggiro in maniche di camicia sentendo canzoni caraibiche e sorseggiando cocktail alla frutta con l’ombrellino. Semplicemente nel senso che mi è presa una certa smania di fare pulizie. Dico “una certa” perchè putroppo la smania non comprende tutti gli ambiti. Per esempio non comprende la casa, che invece ne avrebbe di certo bisogno. Fino ad ora la febbre delle pulizie ha riguardato la scrivania dell’ufficio, i tre cassetti della suddetta scrivania (il terzo, quello che praticamente non uso mai, a momenti aveva i funghi) e il mio amatissimo blog.

Nel fare ordine non ho mancato di fare guai…per esempio ad un certo punto ho cancellato tutti i file multimediali e quindi ho dovuto ricaricarli tutti…non vi dico che ansia! sembravo una pazza isterica!

Però questo lavoro mi è stato utile per fermarmi un attimo, guardare la strada percorsa, rigirarmi e puntare lo sguardo verso nuovi obiettivi. Dal 15 novembre, data di nascita di IoeChiaramella, ad oggi ho pubblicato 17 post. Non sono moltissimi, così come 4 mesi di attività non sono tanti. Però è bello pensare a quello che sono riuscita a fare in questi mesi. Gurdandomi indietro ho capito che questo blog è proprio indissolubilmente legato a me, alla mia personalità, al mio modo di vedere la vita e mi rispecchia fedelmente.

cupola-mandorlaccio-ricotta-fruttidiboscoA volte sono stata ironica, altre volte un po’ più riflessiva e tristarella. A volte sono riuscita a cogliere la bellezza dei piccoli momenti di felicità. Altre volte ancora ho guardato il mondo intorno a me e ho pensato di dover dire qualcosa, sia pure a modo mio. In alcuni casi ho anche viaggiato, stando seduta in poltrona. Ho provato nuove esperienze e mi sono fatta delle domande. Caspita ragazzi!!! Non è mica poco!!!

Anche le mie ricette sono state diverse: alcune inventate da me, altre per le quali ho preso spunto da cuochi più esperti. Altre ancora mi sono state “suggerite” da altri bravissimi foodblogger, alcune, infine, da amici e conoscenti.

Anche gli spunti per le ricette sono stati diversi: momenti, pensieri, necessità.

Insomma. Mi sento di dire, senza alcuna indulgenza, che i bilanci non possono che essere positivi. Sarà anche poco quello che ho fatto, ma lo ho fatto tutto con le mie mani! Anche, a volte, con la fatica di conciliare il blog con tutto il resto.

E veniamo ai progetti. Indubbiamente molte cose vanno migliorate. Vorrei cucinare di più, avere più idee, fare delle foto migliori, avere una attrezzatura migliore per fare delle foto migliori. E allestire dei set più belli e avere sempre più amici che vogliano seguirmi, chiacchierare di cibo e pasticciare insieme a me. Piano piano ci sto lavorando.

Per tutto quanto sopra ho deciso che oggi è il momento giusto per festeggiare. Perchè la primavera comunque si avvicina, perchè si avvicina anche la Pasqua che segna comunque un momento di rinascita e rinnovamento, perchè avevo in mente un dolce che simbolicamente sembrava traghettarmi dolcemente dal Natale alla Pasqua, dall’inverno alla primavera.

Ed eccomi dunque al dolce di oggi, che merita due parole. A Natale mia mamma mi aveva portato un dolce tipico del mio paese, il mandorlaccio. La storia del mandorlaccio è interessante: un bel giorno un noto pasticcere del paese (Giuseppe Berardi) ha ritrovato una ricetta di sua nonna, la ricetta di un dolce fatto essenzialmente di mandorle, miele e uova. Ha quindi deciso di rivisitarlo e di produrlo nella sua pasticceria. Oggi anche le altre pasticcerie della città lo producono, ma la ricetta viene tenuta segreta, o almeno così pare. Si tratta quindi di un dolce confezionato ma comunque artigianale. Ecco perchè il mandorlaccio (il link vi rimanda al sito della Pasticceria Berardi) è riuscito a giungere indenne da Natale a oggi. E del resto in generale è risaputo che i dolci di mandorle riescono a conservarsi abbastanza a lungo.

Proprio perchè si avvicina la bella stagione, ho pensato di utilizzare il mandorlaccio per una preparazione non certo più leggera ma sicuramente più fresca, più primaverile appunto. Lo ho quindi utilizzato come copertura per una cupola composta da pasta bisquit, crema di ricotta con un strato di coulis di frutti di bosco. Il dolce della crema si sposa perfettamente con l’acidulo dei frutti di bosco e con il leggermente amaro del mandorlaccio oltreché con le mandorle tostate con cui ho ricoperto la superficie di panna montata. Avevo paura di osare troppo. Invece devo dire che sono pienamente soddisfatta. Mi sento proprio sicura nel suggerivi questo dolce. Ovviamente, se non trovate il mandorlaccio, potete sicuramente usare dell’altra pasta bisquit o giocare di fantasia utilizzando un altro dolce alle mandorle di vostro piacimento.

E allora, con tre giorni di ritardo, buon complemese a IoeChiaramella e buon appetito a tutti voi!!! Alla prossima!!!

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CUPOLA DI MANDORLACCIO, CREMA DI RICOTTA E COULIS  DI FRUTTI DI BOSCO

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INGREDIENTI (per uno stampo di diametro 20 e altezza 10) (per circa 10 persone):

  • un mandorlaccio da 500 g
  • una tazzina di rum

Per la pasta bisquit:

  • 3 uova
  • 1oo g di farina
  • 100 g di zucchero
  • mezza bustina di lievito chimico 

Per la crema di ricotta:

  • 300 g di ricotta di pecora
  • 150 g di panna da montare
  • 150 g di zucchero al velo
  • la superficie di copertura del mandorlaccio a pezzetti

Per la coulis di frutti di bosco:

  • 300 g di frutti di bosco (freschi o surgelati)
  • 50 g di zucchero semolato

Per la copertura:

  • 150 g di panna da montare
  • 50 g di zucchero al velo
  • 100 g di mandorle tostate

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COME SI FA:

  1. Mettete a sgocciolare la ricotta in uno scolapasta.
  2. Togliete il mandorlaccio dalla sua confezione. Quindi staccate delicatamente con le mani il rivestimento di mandorle e cioccolato biano che ricopre il dolce. Mettete i pezzettini di rivestimento in una ciotola e conservate in frigo fino al momento dell’utilizzo.
  3. Tagliate i cipollotti a striscioline e i cetrioli a pezzetti. Sminuzzate il prezzemolo e spezzettate l’erba cipollina. Inumidile leggermente lo stampo e foderate con pellicola per alimenti. Tagliate a fette il mandorlaccio facendo attenzione a non farlo sbricciolare. Rivestite lo stampo con le fette di mandorlaccio. Premete bene con le mani. Essendo un impasto di mandorle tende facilmente ad appiattirsi. Spennellate le fette di mandorlaccio con il rum.
  4. Preparate la pasta bisquit. Montate nella planetaria o con un frullino le uova con lo zucchero, la farina e il lievito. Foderate con carta da forno una leccarda o una teglia da forno rettangolare. Versatevi sopra l’impasto, livellatelo con una spatola dandogli una forma rettangolare. Cuocete nel forno già caldo a 180 gradi per 10 minuti. Tiratelo fuori dal forno e fatelo raffreddare. Staccatelo dalla carta da forno e tenetelo coperto con un panno umido fino al momento dell’utilizzo.
  5. Prepatate la coulis di frutti di bosco. Mettete sul fuoco una padella. Versateci lo zucchero e i frutti di bosco. mescolate a fuoco basso finchèlo zucchero non si sarà sciolto e i frutti ridotti in crema. Quindi spegnete il fuoco e lasciate raffreddare. Prendete un colino a maglie trette e filtrate la crema per eliminare tutti i semini dei frutti di bosco. Mettete la coulis in una ciotola e riponete in frigo fino al momento dell’utilizzo.
  6. Fate riposare per almeno due ore in frigo. Servite a temperatura ambiente. Preparate la crema di ricotta. Prendete la ricotta e setacciatela con un colino a maglie strette. Amalgamatelapoi con 100 g di zucchero a velo. Mettete da parte. Montate tutti i 300 g di panna con 100 g di zucchero a velo. Prendete metà della panna montata e aggiungetela alla ricotta mescolando dall’anto in basso. Prendete, infine, i pezzetti di copertura del mandorlaccio e aggiungeteli alla crema mescolando delicatamente.
  7. Procedete ad assemblare il dolce. Riprendete lo stampo che avevate già foderato con le fette di mandorlaccio imbevute di rum. Versate una parte della crema di ricotta. Livellate. Tagliate la pasta bisquit a strisce e sistematile sulla crema fino a create uno strato. Spennellate con il rum. Qui ndi versate sullo strato di pasta bisquit la coulis di frutti di bosco. Livellate. create un altro strato di pasta bisquit. Spennellate con il rum. Versate la crema di ricotta rimanente. Create un ultimo strato di pasta bisquit. Spennellate con il rum. Accertatevi che lo strato di mandorlaccio di rivestimento sia allo stesso livello dell’ultimo strato di pasta bisquit. Se è più basso aggiungete uno striscia di pasta bisquit. Se è più alto, livellate tagliando l’eccedenza con una rotella. Mettete un piatto sull’ultimo strat e coprite con un peso. Lasciate riposare una notte in frigo.
  8. La mattina mettete il dolce in freeser. Vi aiuterà a guarnirlo meglio. Nel frattempo  tostate le mandorle e tritritatele in maniera grossolana. Quindi liberate il dolce dallo stampo, capovolgendolo delicatatmente. Copritelo con la panna montata, aiutandovi con una spatola. Versate le mandorle a pezzetti sul dolce assicurandovi che aderiscano uniformemente a tutta la superficie. Conservate in frigo fino al momento di servire.

A ZONZO PER LA SCANDINAVIA. INSALATA DI PATATE, ARINGHE E MELE.

insalata-patate-aringhe-meleUn po’ di tempo fa mi sono imbattuta in un ricettario dell’Ikea. Per la verità non sapevo nemmeno che l’Ikea facesse dei ricettari. Ho iniziato a sfogliarlo e mi ha incuriosita. In primo luogo perchè proponeva ricette nordiche interessanti e poi perchè mi ha ricordato i sapori delle mio viaggio in Danimarca dell’estate scorsa.

In merito ai viaggi devo premettere che, a mio parere, non esiste un posto nel mondo dove non ci sia almeno un piatto che meriti la nostra attenzione. Lo dico fuori dai denti: il viaggiatore che, all’estero, si rifugia nei ristoranti o nelle pizzerie italiane oppure da Mc Donald o che, peggio ancora, si porta le scatolette di tonno in valigia mi genera una tristezza che definire profonda è davvero poco.

Certo: è innegabile che la cucina italiana sia una delle migliori nel mondo ma, diciamola tutta, gli altri paesi sono parecchio penalizzati dal clima e dalla conseguente assenza di varietà nelle materie prime. Per il resto sono sicura che tutti abbiano dei piatti davvero ottimi. Magari saranno pochi, ma vale la pena assaggiarli.

Io non ho viaggiato moltissimo ma dovunque, con un po’ di attenzione – magari non facendosi prendere dalla fretta di rifugiarsi nel primo posto che si trova e pianificando un attimo la scelta dei posti in cui mangiare – si possono vivere esperienze davvero memorabili. Non credo potrò mai dimenticare le alette di pollo di Buffalo con la loro mitica glassatura, o la grigliata di carne a Washington, o i cioccolatini di Pierre Marcolini a Bruxelles e così via. Così come non potrò dimenticare la tipica cena danese ad Aarus e la cena new nordic a Copenaghen.

In Danimarca, insomma, mi sono fatta delle vere e proprie scorpacciate di aringhe e salmoni, di pane di segale e smorrebrod, di polsen e gamberetti. Per non parlare delle incursioni in alcune roccaforti della cucina new nordic. Wow!

insalata-patate-aringhe-meleEd allora, stimolata dal ricettario Ikea ed essendosi persa sul viale dei ricordi, la mia testolina si è messa in movimento. Il criceto ha iniziato a girare sulla rotella ed eccomi quindi a cercare una qualche ricetta per rievocare le sensazioni di quei momenti (oltre che per impiegare le aringhe marinate che ho comprato all’Ikea l’ultima volta, ma questo lo diciamo solo tra parentesi perchè non è consono a una foodblogger seria :-) :-)) .

Girando quà e là in rete, ho iniziato a cercare prima sotto la dicitura “insalata nordica”, poi “insalata di aringhe”, poi “ricette scandinave”, poi “insalata danese”. Insomma, diciamo che me ne sono andata un po’ a zonzo nella Scandinavia virtuale alla ricerca della giusta ricetta. Volevo preparare una ricetta tipica, senza discostarmi troppo dalla tradizione. I risultati però non mi entusiasmavano.

E allora ho abbandonato le ricerche e ho deciso di utilizzare gli ingredienti che, secondo me, stavano bene insieme e mi riportavano nelle fredde strade della Danimarca (soprassediamo su quanto io sia freddolosa e su quanto abbia sofferto nelle giornate particolarmente ventose – praticamente quasi tutte – che mi sono capitate).

E allora via: patate, aringhe, mela! E che vuoi di più dalla vita! Ecco la ricetta per viaggiare in Scandinavia…pur rimanendo nella vostra cucina.

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INSALATA DI PATATE, ARINGHE E MELE

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 4 patate di medie dimensioni
  • 1 barattolo di aringhe marinate da 250 g (l’Ikea ne ha di vari tipi)
  • 1 mela
  • 3 cipollotti di Tropea
  • 2 cucchiai di cetriolini a pezzetti
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 1 mazzetto di erba cipollina
  • 200 g di panna acida
  • 2 cucchini di senape
  • mezzo limone
  • olio evo q.b.
  • pane di segale per accompagnare

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COME SI FA:

  1. Lessate le patate e fatele raffreddare. Poi sbucciatele e tagliatele a cubetti di medie dimensioni.
  2. Tagliate a spicchi la mela e irroratela con il succo di limone.
  3. Tagliate i cipollotti a striscioline e i cetrioli a pezzetti. Sminuzzate il prezzemolo e spezzettate l’erba cipollina.
  4. In una ciotola mescolate la panna acida con la senape, l’olio d’oliva, sale e pepe. Sgocciolate le aringhe dalla loro marinatura.
  5. Mettete  in una ciotola tutti gli ingredienti. Aggiungete la panna acida e mescolate fino a quando gli ingredienti non si saranno amalgamati.
  6. Fate riposare per almeno due ore in frigo. Servite a temperatura ambiente.

PICCOLI ASSAGGI DI CUCINA STELLATA. SHOW COOCKING CON MAURO ULIASSI.

La scorsa volta si parlava di cucina di casa e di cucina stellata e, in particolare, della mia incapacità di escludere l’una o l’altra dal mio modo di vedere il cibo e la cucina.

Questa mia curiosità anche per la cucina professionale mi porta, laddove sia possibile, a cercare  occasioni di vario genere per curiosare anche nel mondo degli chef stellati. In realtà non ho ancora fatto l’esperienza più importante, cioè quella di mangiare in un ristorante stellato, il che è veramente un delitto se considerate che vivo nella città di Mauro Uliassi e Moreno Cedroni. Per dirla tutta da Cedroni potrei perfino arrivarci a piedi visto che la Madonnina del Pescatore è davvero dietro l’angolo di casa mia. Ma non mi preoccupo: prima o poi rimedierò.

A tal proposito, lo scorso settembre, come ogni anno quì a Senigallia, si è tenuta la manifestazione Pane Nostrum che, come dice il nome, si occupa di panificazione. In quell’occasione, pur non occupandosi specificatamente di pane, Mauro Uliassi ha tenuto uno show cooking della durata di circa un’ora. Ovviamente mi ci sono fiondata.

Personalità allegra ed eclettica, è davvero un fiume in piena. Anche il suo modo di parlare è velocissimo e non sta fermo un attimo. Già questo ci fa comprendere che anche nel lavoro è sicuramente una fucina di idee.

Mentre i suoi due collaboratori preparavano le degustazioni da proporre, lo chef esponeva un po’ la filosofia del suo ristorante. Prima ha parlato del fatto che, per avere nuove idee, lui e i suoi collaboratori si fanno molto influenzare dall’ambiente circostante. Il ristorante Uliassi si trova nelle vicinanze del piccolo porticciolo della città. L’atmosfera è chiaramente quella dei pescatori, della vita marinara.

Dopo si è soffermato a parlare delle modalità di lavoro nel suo ristorante. Da gennaio a marzo il ristorante chiude. Mentre gli operai procedono alla manutenzione annuale, lo chef e il suo staff girano per il mondo per acquisire idee, fare esperienze, presenziare in manifestazioni varie. Tornati alla base iniziano a ideare il nuovo menù. Si inizia con una fase di brainstorming per poi giungere alla elaborazione dei piatti finiti.

Dopo di ciò lo chef ci ha proposto tre degustazioni di suoi piatti. Mi scuserete per le foto non proprio perfette ma la location non consentiva di meglio.

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Prima degustazione: tagliatelle di seppia con pesto di alga Nori e quinoa fritta.

Il trattamento della seppia è davvero laborioso. Prima viene cotta sottovuoto a 50 gradi, poi viene passata in un macchinario che la rende sottile appunto come una tagliatella. Inutile dire che il gusto della seppia rimane interamente preservato e la consistenza in forma di tagliatella la rende davvero vellutata. Tocco di classe la quinoa fritta, che fornisce al piatto una giusta nota di croccantezza. Particolare l’alga Nori.

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Seconda degustazione. Tortino di patate con baccalà mantecato, olive nere e marmellata di cipolle.

Per questo secondo piatto la particolarità è data dalla tecnica di cottura delle patate. Lo chef ha spiegato che  le patate, se vengono cotte in acqua satura di sale, trattengono tutto il loro sapore e non assorbono il sale. Oviamente l’abbinamento patate e baccalà mantecato è un classico, reso però più sfizioso dalla marmellata di cipolle.

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Terza degustazione: sogliola con trito di verze e pecorino con spinaci e pane tostato.

Sostanzialmente un classico, fatto salvo l’utilizzo della verza che apporta un tocco di novità. Ovviamente la sogliola è stata scelta per un fatto di stagionalità.

Insomma. Che dire? E’ stata una bella esperienza. Un ottimo compromesso per avvicinarsi alla cucina stellata senza spendere un patrimonio (il biglietto d’ingresso è costato solo venti euro). Alla prossima volta.