UN PRANZO DA TRASLOCATORI E UN ARRIVEDERCI A PRESTO…TORTA DI ORZO E VERDURE PRIMAVERILI

Torta-di-orzo-con-verdure-primaveriliForse lo avevo accennato qua e la. In verità non ricordo. Sto traslocando. Per l’ennesima volta. Ebbene si. Calcolando anche il primo trasloco della mia vita, che neanche mi ricordo perché l’ho fatto a tre anni, siamo a numeri non indifferenti. Se calcolo le città siamo a 6. Se calcolo le case siamo a 8. Direi che almeno per un po’ di tempo sarebbe il caso di fermarsi.

Ovviamente sono nel caos più totale, nel senso che un trasloco non si fa in un solo giorno. E quindi sin da ora sono nel pieno di pacchi e paccotti, scatole e scatolette, buste e bustoni…Insomma, potete capire che non è proprio la situazione ideale per dedicarsi alla cucina e alla fotografia.

E allora ho pensato che è meglio fermarsi un attimo…Del resto ho sempre che immaginato questo cambiamento di casa rappresentasse anche un importante cambiamento di vita e quindi anche un cambiamento per il blog. Perchè alla fine anche il blog segue tutte le vicende di casa Chiaramella. Anche il cambio di location per preparare il cibo e fotografarlo avrà sicuramente un certo impatto sul mio caro blogghino. Inoltre ho rimandato tutta una serie di idee e migliorie che finalmente potranno trovare una realizzazione.

Torta-di-orzo-con-verdure-primaveriliPerò adesso è solo il momento di impacchettare tutto e partire per questa nuava avventura. Poi arriverà il momento di tirare un sospiro di sollievo e riprendere a dare alla cucina il peso che merita, il peso che io ho deciso di darle.

Intanto, giusto per non salutarvi così, senza offrirvi niente, ho preparato questa tortina salata. Molto minimal ma sicuramente interessante. Che poi una tortina salata è anche l’ideale per chi sta traslocando. Perchè si può mangiare seduti su uno scatolone. E anche senza doverla scaldare. Perciò, nel caso in cui qualcuno di voi stia traslocando o sia in viaggio o abbia bisogno di un cibo mediamente maneggevole, eccovi la ricetta di oggi. Condita con tante buone verdure primaverili. E anche con un super affettuoso arrivederci a presto. Spero prestissimo…

Torta-di-orzo-con-verdure-primaverili

TORTA DI ORZO E VERDURE PRIMAVERILI

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INGREDIENTI (per una teglia da 24 cm):

Per la pasta:

  • 115 g di farina 0
  • 45 g di farina integrale
  • 3 cucchiai di olio evo
  • 1/5 dl di acqua
  • sale

Per il ripieno:

  • 3,5 cucchiai di orzo lessato
  • 2 carciofi
  • 1 mazzo di bietole
  • 1 cipollotto
  • 200 g di pisellini
  • 150 g di ricotta
  • 30 g di parmigiano reggiano grattugiato
  • olio evo
  • sale

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COME SI FA:

  1. Mescolate le farine e sistematele a fontana sulla spianatoia. Fate un buco nel mezzo, aggiungete l’olio e due cucchiai di acqua. Iniziate a impastare e pian piano aggiungete anche l’acqua rimanente. Lavorate l’impasto fino a farlo diventare liscio e omogeneo. Se necessario, aggiungete altra acqua. Copritelo con una ciotola e lasciatelo riposare per 30 minuti.
  2. Pulite i carciofi, tagliateli a fettine e metteteli in acqua acidulata. In un’ampia padella fate rosolare il cipollotto, poi aggiungete i carciofi ed infine i piselli. Salate, bagnante con mezzo bicchiere d’acqua e fate cuocere per 5 minuti.
  3. Pulite le bietole e fatele rosolare in un padella con un filo d’olio e una presa di sale per circa 10 minuti o comunque finche non saranno appassite. Tritatele quindi abbastanza finemente.
  4. Mescolate quindi in una ciotola l’orzo, le verdure, la ricotta e il parmigiano.
  5. Stendete la pasta in una sfoglia di circa 27 cm. Ungete una teglia da 24 cm e foderatela con la sfoglia facendola sbordare. Stendetevi il ripieno, livellate con una spatola e ripiegate i bordi della sfoglia.
  6. Cuocete a 180 per 40 minuti o comunque fino a doratura. Se la superficie tende a scurire troppo coprite con carta da forno.
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LE RICETTE IMPERFETTE. TORTA DI RICOTTA CON MELE, UVETTA E PINOLI

Torta-di-ricotta-con-mele-uvetta-e-pinoliLe ricette imperfette mi lasciano sempre un vago senso di insoddisfazione. Anche quando riesco ad aggiustare il tiro. Rimango lì, un po’ perplessa, a chiedermi “Ma c’era bisogno di buttare giù una ricetta su un libro senza averla provata? O magari senza averla riletta per vedere se qualcosa non andava?”.

Eppure da quando mi sono affacciata al mondo della cucina, mi ci sono imbattuta spesso. In queste ricette un po’ così. In cui compare l’olio tra gli ingredienti, ma poi magicamente scompare dalla preparazione. E tu rimani lì con quest’olio che non sai come impiegare. Oppure quelle in cui non ti dicono la dimensione della teglia che devi utilizzare. Perchè forse per loro una teglia da 28 cm è uguale a una da 20. Oppure ancora quelle in cui ti dicono “Fai il caramello” e non ti precisano che per fare il caramello lo zucchero va messo poco per volta e ne va aggiunto altro solo quando la prima cucchiaiata si è già sciolta. Insomma cose così.

Torta-di-ricotta-con-mele-uvetta-e-pinoliE va bene che non si può essere precisi al millimetro ma basterebbe solo un po’ più di attenzione. Perchè ci sono persone che le ricette le provano davvero, non le lasciano a fare la muffa nelle pagine di un libro. E comunque l’errore non è scusabile se fatto da professionisti.

Detto questo è chiaro che, se si ha un pochino di esperienza, le ricette si possono provare ad aggiustare. La ricetta di oggi aveva proprio i difettucci di cui vi parlavo sopra. Con non poche difficoltà sono riuscita a prepararla e devo dire che comunque ha il suo perchè. Del resto mi aveva incuriosita per l’utilizzo della ricotta nell’impasto, che in effetti conferisce una bella morbidezza e per la particolarità del caramello che, pur essenso un po’ difficile da maneggiare, conferisce personalità a questa torta.

Ebbene si. La vita di noi cuochi amatoriali è piena di difficoltà e insidie. Ma va bene così. Tutto serve a migliorare. E adesso mi raccomando. Non vi fate influenzare da questo pippotto. Perchè adesso la ricetta l’ho aggiustata. E la torta è buonissima. E quindi potete provarla tranquillamente. Ma solo con la ricetta che c’è qui sotto…

Torta-di-ricotta-con-mele-uvetta-e-pinoli

TORTA DI RICOTTA CON MELE, UVETTA E PINOLI

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INGREDIENTI (per una teglia da 24 cm):

  • 250 g di ricotta
  • 200 g di farina
  • 50 g di maizena
  • 3 tuorli d’uovo
  • 150 ml di latte
  • 200 g di zucchero per l’impasto
  • 200 g di zucchero per caramellare
  • 40 ml do olio di semi di mais
  • 8 g di lievito per torte
  • 1 mela
  • 1 manciate di uvetta
  • 1 manciata di pinoli

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COME SI FA:

  1. Fate rinvenire l’uvetta nell’acqua tiepida.
  2. In una ciotola mescolate per bene la farina, la frumina e il lievito e mettete da parte.
  3. In una terrina mescolate con la frusta i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema. Aggiungete la ricotta, l’olio e amalgamate bene, sempre aiutandovi con la frusta.
  4. Incorporate le farine a pioggia intervallandole con il latte e continuate a mescolare.
  5. Tagliate a fettine una mela e spruzzatele sopra del limone per non farla annerire. Mettetela da parte. Strizzate l’uvetta e mettetela da parte.
  6. Preparate il caramello. In un pentolino in acciaio fate fondere lo zucchero con un paio di cucchiai di acqua. Mettete solo un cucchiaio di zucchero alla volta e aggiungete altro zucchero solo quando il primo si è sciolto. Quando sarà giunto a doratura, mettetelo sul fondo di una tortiera rivestita di carta da forno. Questa operazione va fatta molto velocemente perchè il caramello si addensa facilmente a dovete livellarlo per bene sul fondo della teglia. Coprite con i pinoli e l’uvetta. Disponete le fettine di mela sopra il caramello.
  7. Versate quindi il composto nella tortiera, livellate per bene con una spatola e cuocete in forno a 180 gradi per 45 minuti. Sfornate e rovesciate subito.

SCATOLE DI LATTA E PRICIPESSE…BISCOTTI CON AMARANTO E MANDORLE

Biscotti-con-amaranto-e-mandorleNon so se le amo e basta o se le amo per la sensazione di tranquillità che riescono a evocarmi. Sto parlando delle scatole di latta con i biscotti dentro. Pe le quali io ho una vera e propria ossessione. Se la scatola mi piace, devo averla. Anche a costo di accumularne una infinità.

La prima che io ricordi è una vecchia scatola color arancione con disegnata sopra l’immagine di due bambini. Forse erano Hansel e Gretel ma non lo ricordo con certezza. Mamma ci metteva appunto i biscotti per la colazione. Credo che ce l’abbia ancora. Tutte le mie colazioni da ragazzina me le ricordo accompagnate da quella scatola arancione con i due bambini.

Forse sarà per quello che per me, rigorosamente, i biscotti per la colazione vanno riposti in una scatola di latta. Non di vetro. Non di plastica. Non in una busta. Vanno messi in una scatola di latta che deve avere anche dei colori di mio gradimento. Ed è per questo che, appena andata a vivere da sola, mi sono subito preoccupata di comprare una bella scatola di latta a fiori verdi che custodisco gelosamente ancora adesso, anche se un po’ ammaccata.

Biscotti-con-amaranto-e-mandorleMa ovviamente ne possiedo anche altre….Quella che vedete in questa foto è una delle mie preferite. L’ho comprata a Bruxelles, l’ultimo giorno di una mini vacanza. La valigia era già stracolma e la scatola conteneva caramelle, di cui non sono particolarmente ghiotta. Per un paio di volte ho provate a girare i tacchi e uscire da quella meravigliosa pasticceria del centro. Ma entrambe le volte sono tornata sui miei passi. E alla fine ho ceduto. E non mi pento, perché ancora adesso mi piace davvero un sacco.

Quando preparo i biscotti, spesso li sistemo lì. Mi piace dare valore ad una ricetta nuova e ben riuscita con un contenitore degno di tale sforzo. Così, quando apro la scatola per gustare un biscottino, mi sento un po’ come una principessa che si sta facendo un piccolo regalo.

I biscotti di oggi meritano sicuramente una bella sistemazione. Sono fatti con mandorle e amaranto. E sono aromatici, sodi e scrocchiarelli. L’ideale per essere inzuppati nel caffellatte o né tè del pomeriggio. Perciò, prima di prepararli, procuratevi la scatola adatta. Perché tutti ogni tanto abbiamo diritto di sentirci un po’ principi e un po’ principesse…Eccovi quindi la ricetta.

Biscotti-con-amaranto-e-mandorle

BISCOTTI CON AMARANTO E MANDORLE

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INGREDIENTI (per circa 20 biscotti):

  • 100 g di farina di frumento integrale
  • 50 g di amaranto in chicchi
  • 50 g di mandorle tostate
  • 40 g di burro
  • 30 g di zucchero semolato
  • 30 g di zucchero di canna
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale

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COME SI FA:

  1. Per prima cosa tostate l’amaranto. Riscaldate una casseruola piccola col fondo spesso. Versate un cucchiaio di amaranto e coprite. Appena inizia a scoppiettare, scuotete la pentola per 30 secondi. Togliete dal fuoco e scuotete nuovamente la pentola per 30 secondi. Togliete il coperchio, versate l’amaranto soffiato in una ciotola di ceramica e coprite con un piatto. Ripetete il procedimento fino a terminare l’amaranto.
  2. Tritate l’amaranto insieme alle mandorle tostate e mettete da parte. Nel frattempo accendete il forno alla temperatura di 180 gradi.
  3. Unite la farina, l’amaranto tritato con le mandorle e un pizzico di sale. Create una fontana e mettete al centro il burro, gli zuccheri e l’uovo. Iniziate a lavorarli con la punta delle dita. Continuate ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare in frigo per un’ora.
  4. Riprendete l’impasto, stendetelo in una sfoglia spessa 1/2 centimetro, ritagliate i biscotti e distribuiteli su una leccarda rivestita di carta da forno, distanziandoli circa un centimetro tra di loro. Lasciate riposare in frigo i biscotti per 15 minuti. Infornate a 180 gradi per 25 minuti o comunque fino a doratura. A cottura ultimata lasciateli raffreddare su una gratella.

MOMENTI DI COMMOZIONE AL SUPERMERCATO. CAVATELLI CON SUGO DI FUNGHI CARDONCELLI (QUASI COME QUELLI DI MAMMA)

Cavatelli-con-sugo-di-funghi-cardoncelliDa tempo è ormai universalmente noto che al supermercato, in presenza di una ben dettagliata lista della spesa, gli uomini procedono veloci e si limitano a prendere i prodotti indicati sulla lista, le donne devono comunque guardare tutto. In questo io rientro abbondantemente nella media. Ed infatti, quanche giorno fa, anche se proprio non mi passava per la testa di mangiare i funghi, mi sono comunque soffermata nella zona funghi. Così, tanto per non trascurare niente.

Ed eccomi cadere preda di una vera e propria sindrome di Stendhal, un emozione profonda, un momento di occhi lucidi e viaggi nel passato. Nella zona funghi c’erano nientepopodimenoche….i funghi Cardoncelli!!!! Perchè la verità è che, sia pure con scarsa fiducia, ogni tanto ci provavo a vedere se i funghi Cardoncelli erano per caso giunti in Brianza.

Ora: mi rendo conto che molti ignorano questa tipologia di funghi. Ed in effetti crescono solo nella Murgia pugliese. Al massimo vengono coltivati ma sempre per lo più in Puglia. Soltanto di recente stanno facendo capolino oltre i confini regionali. Qualche volta sono approdati anche nelle cucine di chef famosi, ma di base rimangono un prodotto per lo più apprezzato solo dai pugliesi. Eppure sono dei funghi davvero interessanti perchè, a differenza dei funghi che crescono in zone molto ricche di acqua e che quindi rimangono molto morbidi e spugnosi, i Cardoncelli devono lottare con la tipica penuria d’acqua che caratterizza la Puglia in generale e la Murgia in particolare e pertanto rimangono molto  compatti e mantengono un aroma parecchio intenso.

Per me questi funghi rappresentano un ricordo indelebile della Puglia, dove sono davvero dei protagonisti della cucina regionale. Da ragazza mi è capitato di andare a raccoglierli proprio sulla Murgia. E non è cosa facile perchè sono davvero pochi. Adesso, da quando esiste il Parco dell’Alta Murgia bisogna richiedere un’autorizzazione giornaliera per poterli raccogliere. Proprio per la loro scarsità. Per un raccoglitore in gamba tornare a casa dopo una mattinata intera di ricerca con mezzo chilo di funghi è già una grande vittoria.

Cavatelli-con-sugo-di-funghi-cardoncelliMia mamma si sfiziava parecchio con i Cardoncelli e li preparava molto spesso. Anche adesso, quando ci vediamo, me ne porta sempre un po’ e li prepara in molti modi diversi: cotti alla griglia e conditi con sale, pepe, olio e prezzemolo, gratinati al forno con pangrattato e aromi, con tagliatelle e speck, con il risotto ma soprattutto, secondo la tradizione pugliese, prepara un sugo di pomodoro a base di funghi e ci condisce i cavatelli fatti in casa.

Quando, in casa di un pugliese, si preparano i cavatelli con il sugo di funghi Cardoncelli è sempre festa. Perché, anche se le donne pugliesi li preparano spesso, rimangono sempre un piatto che porta in sè un senso di conquista. Perchè nell’immaginario di un pugliese rimane sempre il ricordo di quel momento fantastico in cui, nel silenzio di un freddo mattino, intravedi un bagliore grigetto, ti avvicini guardingo, sposti delicatamente la paglia e lui è lì, in tutto il suo splendore. E allora ti fermi un attimo, ti concedi una pausa, mangi un meritato panino con la mortadella, poi riafferri con forza il tuo cestino di vimini e riprendi a camminare con vigore. E il freddo non è più così freddo come ti sembrava all’inizio. E questo basta perchè la giornata ti sembri più bella.

E quindi oggi avevo bisogno di tornare a casa e di tornare dalla mamma. I miei cavatelli non sono perfetti come i suoi. Del resto la manualità giusta si impara con una pratica costante ed io purtroppo non posso dedicarmi tutti i giorni alla pasta fresca. Però sono sulla buona strada. Pian pianino mi verranno tutti uguali. Proprio come i suoi. Eccovi quindi la ricetta.

Cavatelli-con-sugo-di-funghi-cardoncelli

CAVATELLI CON SUGO DI FUNGHI CARDONCELLI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

Per i cavatelli:

  • 400 g di semola rimacinata
  • 220 g circa di acqua tiepida

Per il sugo

  • 350 g di funghi cardoncelli
  • 1 l di passata di pomodoro
  • 1 spicchio d’aglio
  • 4 cucchiai di olio evo
  • pecorino grattugiato
  • peperoncino
  • prezzemolo (facoltativo)
  • sale

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COME SI FA:

  1. Preparate i cavatelli. Sistemate la farina sulla spianatoia. Ricavate uno spazio al centro. Aggiungete una parte dell’acqua tiepida e iniziate a impastare. Continuate ad impastare e pian piano aggiungete l’acqua rimanente. Non dovete aggiungerla per forza tutta. Regolatevi un po’ a occhio. II panetto di pasta dovrà risultare liscio, omogeneo e abbastanza duretto e sodo. Quando avrete finito di impastare, lasciate riposare il panetto sulla spianatoia, coperto da una ciotola, per circa mezz’ora. In questo modo la pasta sarà più facile da lavorare.
  2. A questo punto potete procede in due modi. La regola classica delle massaie pugliesi è quella di ricavare dei piccoli serpentelli di pasta (circa 1/2 cm di diametro), tagliarli a pezzettini e, con il pollice, ricavare i cavatelli. Un altro metodo (un po’ meno “faticoso”) può essere quello di prendere un pezzetto di pasta, ricavare con il mattarello una sfoglia dello spessore di 1/2 cm, tagliarla in striscioline, arrotondarle con le mani, tagliarle a pezzettini e preparare i cavatelli.
  3. Dedicatevi quindi alla pulizia dei funghi. Passateli sotto l’acqua corrente ed eliminate delicatamente i residui di terreno. Sistemateli quindi su un canovaccio per far assorbire un po’ di acqua. Tagliateli a pezzetti di medie dimensioni.
  4. Preparate il sugo. Fate rosolare l’aglio e il peperoncino nell’olio per qualche minuto in una pentola abbastanza capiente e dai bordi alti. Aggiungete i funghi e mescolate con un cucchiaio di legno per evitare che si attacchino al fondo. Fate rosolare per circa 5 minuti. Eliminate lo spicchio d’aglio e aggiungete la passata di pomodoro. Se vi sembra troppo densa, allungatela con qualche cucchiaio d’acqua. Aggiungete infine una presa di sale grosso. Cuocete a fuoco medio per circa 40 minuti. Al termine della cottura, se piace, potete anche aggiungere un po’ di prezzemolo
  5. Cuocete quindi i cavatelli in abbondante acqua salata finché non saranno saliti in superficie. Assaggiate comunque per scegliere il livello di cottura che preferite. Scolate i cavatelli e conditeli con il sugo. Cospargente con abbondante pecorino grattugiato e servite.

GLI STATI D’ANIMO, LA CUCINA E I PANINI CON PATATE, AGLIO E ROSMARINO

Panini-con-patate-aglio-e-rosmarinoQualche giorno fa mi accingevo con animo sereno a gioioso a scrivere un post su quanto fossi contenta di andare ad abitare nella nuova casa. Il momento sembrava avvicinarsi rapidamente e mi faceva piacere condividere questa gioia. Ma è bastato un attimo e l’ennesimo intoppo mi ha fatto arrivare l’umore sotto le scarpe e mi ha fatto passare la voglia di scrivere…

Adesso, dopo qualche giorno, rimetto le mani su questo post, guardo le foto di questi panini e penso che a volte quello che succede in cucina rispecchia proprio quello che succede nella nostra vita.

Panini-con-patate-aglio-e-rosmarinoQuesti panini, ad esempio, ho dovuto farli due volte. Perchè la prima volta, inspiegabilmente, non hanno lievitato in maniera adeguata. Ho provato a salvare la situazione e alla fine li ho infornati comunque. Ma non ero soddisfatta. E del resto, quando li ho preparati ero nervosa, stanca e di malumore. I panini non erano altro che lo specchio del mio malumore. Avevo provato a tirarmi su cucinando ma non sempre funziona. Qualche giorno dopo, con un umore ben diverso, ho deciso di riprovare. Perchè in fondo quei panini avevano delle potenzialità e meritavano una seconda chance. Ed infatti il risultato è stato nettamente diverso.

Anche nella vita è così. Non sempre le cose funzionano come vorremmo. Talvolta è anche un po’ colpa nostra, dell’umore con cui le affrontiamo. Altre volte noi ci mettiamo tutta la pazienza e la buona volontà possibili ma non vanno lo stesso. Vabbè. Pazienza. Consoliamoci con questi panini con patate, aglio e rosmarino. Eccovi quindi la ricetta di oggi.

Panini-con-patate-aglio-e-rosmarino

PANINI CON PATATE, AGLIO E ROSMARINO

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INGREDIENTI (per circa 11 panini)

  • 150 g di pasta madre rinfrescata (o 35 g di lievito di birra)
  • 350 g di farina Manitoba
  • 150 g di farina 0
  • 200 g di patate
  • 200 ml di acqua
  • 25 ml di olio evo
  • 2 cucchiaini di sale
  • 1 spicchio di aglio
  • rosmarino fresco q.b.

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COME SI FA:

  1. Lessate le patate, schiacciatele con uno schiacciapatate e fatele raffreddare. Tritate finemente l’aglio e tagliate a pezzettini il rosmarino.
  2. In una terrina (o in una planetaria) sciogliete la pasta madre con l’acqua tiepida. Aggiungete le farine e iniziate a impastare. A metà impasto aggiungete le patate, l’aglio, il rosmarino, l’olio e il sale. Impastate fino ad ottenere un composto omogeneo.
  3. Formate una palla e fatela lievitare in una ciotola capiente e in un luogo tiepido per almeno 8 ore (2 ore se usate il lievito di birra) o comunque fino al raddoppio. Io l’ho fatta lievitare per tutta una notte.
  4. Dividete l’impasto in parti uguali (io li ho fatti da 100 grammi) e ricavate dei piccoli panini ovali che farete passare nella farina.  Sistemateli quindi sulla leccarda e lasciateli lievitare ancora per mezz’ora.
  5. Cuocete nel forno già caldo a 200 gradi per 10 minuti, poi abbassate la temperatura a 180 gradi e proseguite la cottura per altri 25 minuti o comunque fino a doratura.

I CARTELLI INDICATORI…TORTA SEMPLICE DI ACQUA E CACAO

Torta-semplice-di-acqua-e-cacaoSe volete fare un regalo a una giovane donna – ma intendo un regalo di quelli veri, che ti restano impressi e che ti regalano importanti insegnamenti per la vita – io vi consiglio con tutto il cuore il libro di Marcia Gras Power “La principessa che credeva nelle favole”. Si tratta fondamentalmente di un saggio psicologico sotto forma di favola. Scorre piacevolmente proprio come le favole per bambini, ma lo scopo è insegnare alle giovani donne a prendere in mano la propria vita senza pensare che tutto debba dipendere dalla presenza di un principe azzurro. Anche perché molto spesso questo principe nella migliore delle ipotesi è di un azzurro sbiadito, nella peggiore è un vero e proprio principe nero, pronto solo a sminuire la sua compagna e a tenerla chiusa in una gabbia, impedendole di seguire le proprie passioni e le proprie attitudini.

Ad un certo punto il libro parla di “cartelli indicatori”. I cartelli indicatori sono dei segnali che troviamo lungo il nostro cammino. Molte volte non ne comprendiamo subito il significato ma in realtà sono messi lì per farci capire la vera natura delle persone e delle cose. Ma anche per farci capire meglio noi stessi, le nostre inclinazioni e la direzione che dobbiamo dare alla nostra vita. Ma anche più semplicemente ci fanno capire come ci sentiamo in certi momenti della vita.

Torta-semplice-di-acqua-e-cacaoUltimamente mi stanno succedendo cose che mi fanno capire che sono un po’ stanca…Se anche cucinare diventa pesante e porta a risultati disastrosi, forse forse qualcosa va rivisto…La settimana scorsa il pane non mi è lievitato e la crostata mi si spatasciata nel centro…E la verità è che non avevo voglia di prepararli, l’ho fatto con fatica…Insomma, credo che il mio corpo mi stia lanciando dei segnali.

Ma siccome anche la testa lancia segnali e mi dice che comunque io amo la cucina, che la cucina mi rilassa e che non la abbandonerò mai, bisogna elaborare una soluzione alternativa.

La mia soluzione alternativa è questa tortina. Semplice semplice. Non abbandono dunque la cucina, ma rallento un attimo. E mi ci applico con ricette semplici. E con i miei tempi. Per questa torta ho preso spunto ancora una volta da un articolo di Cook della bravissima Manuela Conti (il suo blog si chiama “Con le mani in pasta” ). Eccovi quindi la ricetta di oggi.

Torta-semplice-di-acqua-e-cacao

TORTA SEMPLICE DI ACQUA E CACAO

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INGREDIENTI (per una teglia da 20 cm):

  • 210 g di farina 0
  • 40 g di cacao amaro
  • 12 g di lievito per dolci
  • 250 ml di acqua
  • 60 ml di olio di semi
  • 110 g di zucchero di canna
  • cacao o zucchero al velo per guarnire

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COME SI FA:

  1. In una ciotola setacciate gli ingredienti secchi: farina di farro, cacao, lievito e zucchero di canna.
  2. In un’altra ciotola sbattete energicamente o con un frullino l’acqua con l’olio.
  3. Unite pian piano gli ingredienti liquidi a quelli secchi e amalgamate velocemente finché non ci saranno più grumi.
  4. Ricoprite di carta da forno uno stampo apribile e versatevi all’interno il composto.
  5. Infornate nel forno già caldo a 180 gradi e cuocete per circa 30 minuti. Prima di sformare fate raffreddare, aprite lo stampo e guarnite con cacao o con zucchero al velo.

LE TRADIZIONI, GLI AVANZI E I CROSTINI DI POLENTA CON SCAMORZA, CACCIATORINO E PESTO DI CAVOLO NERO

crostini-di-polenta-con-scamorza-cacciatorino-e-pesto-di-cavolo-neroIl Patrono del mio paese di origine è San Biagio, che si festeggia il 3 febbraio. Che poi in realtà io sarei nata a Milano, ma sono cresciuta a Ruvo di Puglia. E a Ruvo di Puglia il Patrono è San Biagio. Le tradizioni legate al culto di San Biagio sono: andare a messa e baciare una reliquia a forma di polso del santo, sbirciare le bancarelle che ci sono fuori dalla Cattedrale del paese, comprare la fettuccia benedetta (un nastrino di raso colorato che protegge la gola), comprare i fricidduzzi benedetti (che sarebbero dei tarallini a forma di mano, piede, cappello da vescovo, bastone del santo). Quando io ero piccola i fricidduzzi si facevano in casa, si portavano a cuocere al forno e poi si portavano a benedire. E mamma mia quanto erano buoni…

Quando mi sono trasferita in Lombardia ho scoperto che il patrono di Monza è San Biagio. Coincidenza inaspettata. Il 3 febbraio a Monza, ma anche a Milano e dintorni, in ogni famiglia sbuca fuori da chissà dove un pezzetto di panettone che è stato conservato da Natale sino a quel giorno. Bisogna mangiarlo il giorno di San Biagio perché protegge la gola. Il detto popolare è che “San Bias benedis la gola e èl nas”.

crostini-di-polenta-con-scamorza-cacciatorino-e-pesto-di-cavolo-neroAll’inizio questa usanza la trovavo un po’ strana. Forse perché pensavo che conservare il panettone per un mese fosse un po’ troppo…Quando ho visto che in realtà il panettone rimane perfettamente buono e commestibile, mi sono convertita e con fiduciosa accettazione inzuppo nel latte il mio pezzetto di panettone la mattina di San Biagio. In verità, se dovessi ricordarmi io, il panettone potrebbe anche arrivare al Natale dell’anno dopo, ma per fortuna ho un brianzolo in casa che zitto zitto mette da parte il panettone e, senza che io mi sia accorta mai della sua esistenza, lo tira fuori al momento giusto.

Il fatto che questa tradizione abbia ad oggetto quello che fondamentalmente è un avanzo mi ha fatto riflettere ancora una volta sull’importanza di non sprecare il cibo. A casa mi hanno sempre insegnato che il cibo non si butta e che, salvo rare eccezioni, tutto può essere riutilizzato con risultati più che gustosi. Anche il piatto di oggi nasce in fondo da alcuni avanzi.

La polenta istantanea era un avanzo dell’ultimo dell’anno, quando l’ho preparata come accompagnamento di lenticchie e cotechino. Il salamino è quello che ho comprato il giorno dell’Immacolata dal mio fornitore ufficiale insieme al cotechino. La scamorza me l’ha portata mia mamma a Natale (ovviamente era sotto vuoto perchè quella di certo un mese non avrebbe resistito). Il cavolo nero lo avevo lessato qualche giorno prima e aspettava con ansia la sua destinazione. E allora ho pensato a questi crostini che si sono rivelati davvero gustosi e ben assortiti, nel senso che il sapore dolciastro della polenta ben si abbina molto bene all’amarognolo del cavolo nero e al sapore intenso del cacciatorino. Eccovi quindi la ricetta (del riciclo) di oggi.

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CROSTINI DI POLENTA CON SCAMORZA, CACCIATORINO E PESTO DI CAVOLO NERO

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INGREDIENTI  (per 9 crostini ):

  • 190 g di polenta istantanea
  • 1/4 di scamorza
  • 1/4 di salame cacciatorino
  • 1 manciata abbondante di cavolo nero lessato
  • 25 g di mandorle senza pellicina
  • 25 g di Grana Padano già grattugiato
  • olio qb
  • sale

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COME SI FA:

  1. Preparate il pesto di cavolo nero. Sgocciolatelo leggermente e mettetelo nel mixer insieme alle mandorle e al formaggio grattugiato. (Quando faccio i pesti preferisco che il formaggio sia già grattugiato perché non mi piace sentire i piccoli pezzettini di formaggio sotto i denti. Ciò succede se nel mixer si mette il formaggio a pezzettoni.) Aggiungete quindi il sale e un filo d’olio. Frullate fino ad ottenere un composto di una consistenza abbastanza liscia perché dovrete farne cadere qualche goccia sui vostri crostini e sarà più facile con una consistenza meno densa. Aggiungete acqua fino al raggiungimento della consistenza desiderata. Con il pesto che vi avanzerà potrete tranquillamente condirci della pasta per 4 persone.
  2. Preparate la polenta seguendo le istruzioni riportate sulla confezione. Quando sarà pronta versatela su una leccarda o in una teglia e spianatela fino ad avere uno spessore di circa 1 cm.
  3. Quando si sarà raffreddata, ricavate dei medaglioni con un coppapasta.
  4. Tagliate la scamorza a piccoli cubetti e posizionateli sui crostini. Fatela stessa cosa col salamino.
  5. Infornate a 200 gradi per 10 minuti o comunque fino a quando la scamorza si sarà sciolta e il salamino sarà diventato leggermente croccante e fate raffreddare per qualche minuto.
  6. Fate cadere qualche goccia di pesto sui vostri crostini e servite.