NEL MOMENTO DEL BISOGNO…VELLUTATA DI CAROTE CON CUMINO, ZENZERO, CURCUMA E LATTE DI COCCO

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Vi ricordate il film Julie e Julia? Più precisamente, vi ricordate i clamorosi “meltdown” di Julie? Per chi non avesse visto il film (nel caso vogliate vederlo eccovi un assaggio con il treiler), vi dico per prima cosa che, se guardate il dizionario, alla voce “meltdown” troverete, tra i vari significati, anche ” collasso, crollo, crollo nervoso, tracollo, crisi di nervi”. Già questo dovrebbe farvi capire qualcosa. Nel film Julie e una foodblogger e talvolta le capita di non riuscire a realizzare alcune ricette. Una volta rovescia l’aspic nel lavandino, un’altra fa cadere il pollo ripieno sul pavimento e così via. A questo segue ovviamente il crollo nervoso, i pianti, le discussioni col marito.

Ebbene. Qualche giorno fa il meltdown lo ho avuto io. Diciamo che ho mantenuto i nervi saldi e non mi sono messa a piangere e non ho fatto una scena madre (anche perché non c’era nessuno per poter assistere a tutto ciò e quindi me la suonavo e me la cantavo da sola). Ma il crollo c’è stato. Nel senso che si sono messe insieme tutta una serie di circostanze avverse. Ricette particolari, errori di esecuzioni e nuova macchina fotografica di cui ancora non sono completamente padrona  (ne approfitto per ringraziare il gentile donatore). Insomma non era la mia giornata.

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Peccato che, nei giorni successivi avevo in programma parecchi impegni e non avrei potuto cucinare. E però ci tenevo proprio a preparare due o tre ricettine da postare. Perché, dovete sapere, per me postare è come andare in palestra. Nel senso che, se uno si lascia andare una volta, dopo rischia di perdere il controllo e abbandonare la palestra. Perciò, salvo casi estremi, io – a differenza di Fedez e J-Axe – vorrei ma…posto.

Ma, allora, come rimediare al mio clamoroso meltdown? E qui potrei dire che “le amiche si vedono nel momento del bisogno”. Il che non significa che qualcuno è venuto a cucinare per me. Significa solo che mi sono ricordata di una ricetta carina carina postata dalla mia amica Rossella di Vanigliacooking e che mi ero ripromessa di provare. In questo caso, quindi, l’idea di un’amica mi è servita per cucinare un piatto nuovo e per rialzarmi dal duro selciato. Meglio di così…anche perchè i piatti che mi piacerebbe provare sono  davvero tanti e talvolta mi dimentico di farlo. Alla fine le circostanze hanno fatto in modo che provassi questa ricetta e, devo dire, mi è piaciuta davvero tantissimo. L’aroma del cumino, il colore della curcuma e il piccante dello zenzero sono davvero bilanciati alla perfezione. Il latte di cocco non è invadente e lascia solo un retrosapore. Davvero ottima. Brava Rossella! E grazie mille!

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VELLUTATA DI CAROTE CON CUMINO, ZENZERO, CURCUMA E LATTE DI COCCO

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INGREDIENTI (per 4 persone)

  • 600 g di carote
  • 1 cipolla rossa
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 cucchiaino abbondante di cumino
  • 1/2 cucchiaino scarso di curcuma
  • 1 pezzo di radice di zenzero
  • pepe
  • olio evo
  • 1 l di brodo vegetale
  • 200 g di latte di cocco
  • prezzemolo
  • 200 g circa di riso Basmati per servire

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COME SI FA:

  1. In un tegame fate appassire la cipolla, l’aglio tritato finemente e lo zenzero grattugiato in poco olio. Aggiungete le carote mondate e tagliate a pezzettini, il cumino e la curcuma. Mescolate con un cucchiaio di legno e fate insaporire.
  2. Aggiungete quindi il brodo (io ne ho messo un pocchetto di meno di un litro per poi regolarmi a fine cottura). Coprite con un coperchio e proseguite la cottura a fiamma medio-bassa per una mezz’ora.
  3. Terminata la cottura, frullate il tutto e unite il latte di cocco. Servite ben calda con il prezzemolo tritato e il riso Basmati.

 

NON ESISTE PIU’ LA MEZZA STAGIONE. TARTELLETTE INTEGRALI ALLA BIRRA CON RICOTTA, SPECK E PISTACCHI

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A proposito di luoghi comuni e proverbi, non posso non cominciare il post ricordando con un sorriso il noto sketch del trio Marchesini-Solenghi-Lopez sui luoghi comuni. I meno giovani lo ricorderanno sicuramente. Veglia funebre. I partecipanti non sanno cosa dire. Pur di dire qualcosa iniziano a ricorrere a proverbi e luoghi comuni, all’inizio inerenti la morte (“Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”) per passare poi a cose che non c’entrano niente tipo “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino” ed ovviamente il mitico, fantastico, utilizzatissimo “NON ESISTE PIU’ LA MEZZA STAGIONE”.

In merito a tale luogo comune, quest’anno bisogna proprio ricredersi. Perché quest’anno, al di là di qualche giorno di pioggia, la mezza stagione esiste ed è davvero piacevole. A Senigallia si dice – tanto per rimanere in tema di luoghi comuni – che dopo la Fiera di Sant’Agostino (che si tiene verso il 25 di agosto), l’estate è finita. Ed in effetti devo dire che, dacché vivo qui, il luogo comune ha sempre corrisposto al vero. Alla fiera piove e subito dopo si chiude la stagione. Quest’anno no. Quest’anno settembre è davvero settembre. Di solito la mezza stagione mi infastidisce per vari motivi (vi ricordate quanto brontolavo in questo post?). Questa volta cambio atteggiamento e me la godo alla grande.

Questo cambio di prospettiva mi ha portata ad osservare un po’ meglio le cose e a notare alcune simpatiche “tipicità” della mezza stagione. Per esempio…La mattina, mentre sono in autobus, vedo ancora gli irriducibili del mare che passeggiano sul bagnasciuga o addirittura fanno il bagno. Poi mi giro di fianco e vedo una ragazza che già indossa un cento grammi. Ed ancora: di giorno sono in casa con pantaloncini e finestre aperte, mentre la sera chiudo tutto e dormo con la copertina. La luce del mattino, poi, sembra apparentemente quella estiva ma non è la stessa perché è più soffusa, più tenue e lascia percepire più intensamente la sensazione del passaggio graduale dalla notte al giorno. Fa caldo ma vedo che le foglie cadute dagli alberi già ingombrano i vialetti del parco dietro casa. I colori cambiano. La campagna si riaddormenta piano piano.

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Quando vado a fare la spesa è un po’ la stessa cosa. Sui banconi del fruttivendolo vedo sistemate le une accanto alle altre le pesche e l’uva, i meloni e le pere, le cipolle di Tropea e la zucca mantovana. Insomma…anche in materia di cibo c’è un po’ di confusione.

Anche la ricetta di oggi è un po’ un ibrido. La ricotta, i pistacchi e la scorza di limone fanno tanto “estate”. La ricotta perchè è un must dei pranzi estivi veloci. Coniugata in varie forme risolve la vita quando il caldo è talmente forte da farci escludere categoricamente qualsiasi preparazione calda. I pistacchi fanno tanto “gelato al pistacchio”, praticamente uno dei miei gusti preferiti…se la gioca con il mio gusto top che è il cioccolato fondente. La scorzetta di limone…che ve lo dico a fa’?! Più estate di così si muore! La birra e lo speck sono un pochetto ambivalenti. Da un lato mi ricordano la vacanza in Alto Adige. Dall’altro fanno tanto “calore”, “freddo”, “stufa”…insomma fanno tanto “autunno”. Purtroppo, come si vede dalle foto, il ripieno si è leggermente staccato dal guscio. Però sono belle ugualmente, vero? (..siate buoni…). E allora godiamoci queste tartellette improvvisate per festeggiare la mezza stagione ritrovata.

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TARTELLETTE INTEGRALI ALLA BIRRA CON RICOTTA, SPECK E PISTACCHI

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INGREDIENTI (per 5 tartellette)

  • 75 g di farina 0
  • 50 g di farina integrale di frumento
  • 50 g di burro
  • 35 ml di birra
  • 25 g di speck a cubetti piccoli
  • 10 cucchiai di ricotta
  • scorza di limone
  • 25 g di granella di pistacchi non salati
  • olio evo
  • sale

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COME SI FA

  1. Preparate la pasta brisé. Setacciate le due farine su una spianatoia. Formate una fontana. Mettete al centro il burro freddo tagliato a dadini. Aggiungete la birra e un pizzico di sale. Impastate velocemente fino ad ottenere una palla che avvolgerete nella pellicola e farete riposare in frigo per mezz’ora.
  2. Rosolate i dadini di speck in una padella con un filo d’olio. Mentre lo speck si raffredda, lavorate la ricotta con un pizzico di sale e pochissimo olio evo. Aggiungete la un pizzico di scorza di limone alla ricotta e mescolate. Aggiungete lo speck e una parte della granella di pistacchi tenendo da parte la quantità necessaria per decorare ricoprire la superficie delle tartellette.
  3. Prendete il panetto di pasta brisè, stendetelo in una sfoglia di circa mezzo centimetro. Imburrate 5 stampi per tartellette del diametro di 10 centimetri. Rovesciate lo stampo sulla sfoglia e tagliate un cerchio di un centimetro oltre il bordo dello stampo. Quindi rovesciate lo stampo e adattate la pasta al suo interno. Eliminate la pasta in eccesso. Ripetete l’operazione anche per gli altri stampi. Quindi bucherellate il fondo con una forchetta.
  4. Riempite le tartellette con il composto di ricotta e speck. Livellatelo per bene e ricoprite le tartellete con la granella di pistacchi che avete tenuto da parte.
  5. Infornate per 20 minuti in forno preriscaldato a 180 gradi.

 

 

IL PROGETTO NON PROGETTO. SPEZZATINO DI VITELLO CON MANDORLE E ZAFFERANO

spezzatino-vitello-mandorle-zafferanoEh si…Proprio come il bollito di Massimo Bottura non è bollito e infatti si chiama “Bollito non Bollito” (se non sapete cos’è, la migliore spiegazione  è al minuto 20:00 di questo filmato), il mio è un “Progetto non progetto” perché è un progetto che non è stato progettato…mmmm…che casino….mi spiego meglio.

Vi ricordate quando vi dicevo che a fine estate mi piace fare i progetti  ma che quest’anno non mi stava riuscendo facile? Era qui. Da quella volta a oggi non è che la situazione è cambiata…l’elenco non lo ho ancora fatto. Ma, se lo avessi fatto, questo piatto vi sarebbe rientrato certamente alla grande. Perché il progetto sarebbe stato “Rimpolpare (mai termine fu più azzeccato) la sezione SECONDI del blog” e quindi, per realizzare il progetto, ci avrei messo subito questo simpatico spezzatino di vitello. Ma siccome il progetto non c’è stato allora questo è un progetto non progetto, cioè un progetto che si è autorealizzato senza essere un progetto…si, lo so, sono pazza…

Che poi, diciamolo, ‘sto spezzatino è anche un po’ ruffiano perché, vista la semplicità di esecuzione, ha fatto subito breccia nel mio cuore che, si sa, è decisamente arido in materia di secondi piatti. Eh si…perché se fossi perfetta mi piacerebbe fare tutto e saprei fare tutto. Ed invece, siccome perfetta non sono, devo ammettere che a me i secondi in generale ma soprattutto i secondi  (di carne e di pesce) e il pesce in ogni sua forma proprio non mi stimolano. Non so. Sarà perché la carne cotta è quasi sempre marrone e il marrone è un colore che aborro anche nei vestiti?  Sarà perché non si presta a grosse a manipolazioni e il grosso lo fa la carne stessa? Sarà perché il pesce anche lui meno lo tocchi e meglio è? Mah…

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Al di là di infruttuosi tentativi di psicanalizzare questa mia avversione, tutto ciò non significa che talvolta non venga anche a me la voglia della carne e la voglia del pesce. Perché ormai lo sapete, io sono onnivora che più onnivora non si può. Solo che, quanto alla carne, la preparo in modi molto semplici che mal si prestano ad un blog serio (e devo dire che, per fortuna, il mio macellaio mi fornisce una materia prima strepitosa…anche se a entrare da lui sembra di entrare in gioielleria :-)) e, quanto al pesce, me lo vado a mangiare “da Carmen”. E su Carmen vi dico semplicemente che, se passate da Senigallia, non potete non farci un salto.

Ci sto girando intorno con termini soft ma la cruda realtà e non mi piace cucinare carne e pesce! Basta! L’ho detto! Ho fatto outing! Adesso, dopo tutte queste confessioni/rivelazioni, la vostra stima nei miei confronti, ammesso che voi ne aveste, deve essere del tutto scemata. Ma vi prego in maniera accorata. Datemi  un’altra chance. Proverò a colmare questa lacuna con tutte le mie forze. Del resto questo blog serve anche per sperimentare , imparare e crescere. E io crescerò…certo questo blog non diventerà un blog di “griglie roventi” ma le cose miglioreranno. Ne sono sicura!

E allora eccoci allo spezzatino ruffiano. Che già con questo dovrei aggiudicarmi un bel po’ di punti nella vostra scala di valutazione. Che dire! Onestamente uno dei migliori che abbia mai assaporato…strizza l’occhio alle cucine orientali per via della salsa di soia e delle mandorle, ma mantiene un non so che di molto mediterraneo  forse grazie al gusto deciso della carne e all’aroma intenso del timo. Ad ogni modo, la faccio breve, provatelo e poi mi direte…alla prossima.

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SPEZZATINO DI VITELLO CON MANDORLE E ZAFFERANO

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INGREDIENTI (per 4 persone)

  • 700 g di spezzatino di vitello
  • 2 cipolle medie
  • 100 g di mandorle pelate
  • 75 ml di salsa di soia
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1/2 cucchiaio di amido di mais
  • quanche rametto di timo
  • 1 bustina di zafferano
  • 2 mestoli di brodo
  • olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Sbucciate l’aglio e riducetelo a pezzetti molto piccoli. Mettetelo in una ciotola insieme alle mandorle, alla salsa di soia e a poca acqua sufficiente a coprire il tutto a filo. Lasciate riposare per mezz’ora.
  2. Affettate le cipolle e fatele leggermente rosolare in un largo tegame con un filo d’olio. Aggiungete la carne tagliata a cubetti e proseguite la cottura a fuoco vivace. Salate e unite l’amido di mais. Mescolate bene. Unite quindi un paio di mestoli di brodo in cui avrete sciolto lo zafferano. Cuocete per altri 10-15 minuti.
  3. Sgocciolate le mandorle dal liquido di marinatura (senza buttarlo), tagliatele a metà e unitele alla carne insieme a due cucchiai di liquido. Non esagerate perchè la salsa di soia è molto salata e quindi non bisogna eccedere. Lasciate insaporire per 3-4 minuti ancora. Aggiungete infine il timo,pepate a piacere e servite.

 

ESERCIZI SPIRITUALI PER SALUTARE L’ESTATE. GELATO AL SESAMO NERO

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L’estate sta finendo, è un anno se ne va…cantavano i Righeira nei lontani anni Ottanta (e con questo esordio ho confermato la mia incipiente vecchiaia :-)). Ebbene si. Anche quest’anno l’estate volge al termine.

Diciamola tutta. La mia non è stata proprio proprio fantastica. Perciò credo che proverò a dimenticarla a cuor leggero (salvo poi rivalutarla in futuro quando, a ripensarci a mente fredda, non mi sembrerà poi così male). Comunque…tornando a noi. Poiché talvolta ho il difetto di guardare il bicchiere mezzo vuoto invece che mezzo pieno, oggi mi impongo un esercizio spirituale. Ricordare e scrivere i momenti belli dell’estate 2016.

Allora…mumble mumble…ok…ci sono:

  • Momento n.1: la vacanza in Alto Adige. Quest’anno abbiamo deciso di concederci una vacanza relax. Perché vabbé che è bello girare tanto e vedere posti e vedere gente e assaggiare cose e stare sempre in movimento (…e sembro Nanni Moretti J) ma è anche vero che io quest’anno non ce la facevo proprio. Oh….capita. Mi rifarò in futuro con altri viaggi dinamici. Quest’anno urgeva la tranquillità. Che poi tranquillità insomma…le escursioni (termine politicamente corretto per definire delle scarpinate cosmiche) ce le siamo fatte tutte! Ma delle bellezze e soprattutto delle bontà dell’Alto Adige vi parlerò un’altra volta. Per adesso vi basti sapere che posso annoverare questo viaggio tra i momenti clou dell’estate 2016.
  • Momento n.2: il caffè del pomeriggio ai Bagni Blasco. Perché in fondo, si sa, il mare stanca. E allora il momento del caffè pomeridiano, quando ti metti lì all’ombra, ti prendi il tuo caffettino e ti fai una chiacchierata – magari spettegolando bonariamente un pochino (“guarda che bella ragazza quella là…che invidia”, “guarda che simpatiche quelle quattro carampane che giocano a burraco”..), pensando “…ma stasera che mangiamo?” (sempre per mantenerci in tema) e iniziando a elaborare i famosi progetti confusi per settembre (quelli di cui vi parlavo la scorsa volta) – è davvero una gran bella cosa.
  • Momento n.3: la cena con gli amici americani. Non sto a farvela lunga. Nel mio viaggio negli Stati uniti del 2013 ho avuto la fortuna di cenare a casa di una vera famiglia americana. Esperienza carinissima. Quest’anno abbiamo replicato ma al contrario. Con gli avanzi del menù la mia amica e la sua famiglia (la cena era a casa loro) hanno mangiato tre giorni. E ho detto tutto. È stato carino quando mi sono stati chiesti dettagli sulla raccolta delle olive e sulla produzione dell’olio in Puglia. Per essere precisa ho chiesto delucidazioni a mia mamma che ha pensato di fare un po’ di promozione: “Mi raccomando…digli che devono sempre accertarsi che sia olio extravergine…è importante…”.

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  • Momento n. 4: il basilico transgenico. A luglio mi lamentavo con una conoscente del fatto che ogni anno il mio basilico non arrivava a fine stagione…un anno il bruco, un anno il freddo, un anno i funghi (è vero..causa terriccio un po’ così, mi crescevano dei funghi bianchi orribili) ecc. Quest’ anno, dopo che sono riuscita ad assassinare il bruco verde che se stava a magnà tutto, un successone! Tre piante enormi, bellissime, con cui fare un sacco di pesto! Evviva!
  • Momento n. 5: l’incontro con Rossella di Vanigliacooking. Ero emozionata come una bambina. Un’ora e mezza circa di chiacchiere su cibo, blog, foto, blog, foto, cibo e poi cibo e blog e foto… E che vuoi di più dalla vita! Parlare con una persona (peraltro simpaticissima) che capisce le tue deviazioni mentali da foodblogger…meraviglia …

Beh…direi che cinque momenti sono abbastanza, giusto? Ma perché non ci provate anche voi a fare questo esercizio? Ogni tanto fa bene fermarsi, guardare indietro e apprezzare le cose belle. Anche perché, mentre riflettete (mumble mumble) potete mangiarvi questo gelato al sesamo nero, che secondo me è l’ideale visto che per questi esercizi spirituali ci serve una certa calma zen e il gelato al sesamo nero è tipicamente nipponico e i nipponici, si sa, sono molto zen.

In verità il gelato al sesamo nero lo ho scoperto quest’inverno in un ristorante giapponese ma è pur sempre un gelato e quindi in estate rende di più. L’ho amato subito. Un sapore vellutato, avvolgente, come una carezza delicata sul viso. Per me indimenticabile. E allora buona degustazione a voi (e anche a me) e…arrivederci estate.

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GELATO AL SESAMO NERO

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INGREDIENTI (per 4 persone)

  • 80 g di sesamo nero
  • 80 g di miele
  • 400 g di latte
  • 400 g di panna
  • té matcha per decorare

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COME SI FA:

  1. Frullate il sesamo fino a ridurlo in polvere. Aggiungete il miele e continuate a frullare fino ad ottenere una crema.
  2. Mescolate il latte e la panna e metteteli a riscaldare a fuoco lento. Aggiungete la crema al composto di panna e latte e mescolate finché non si sarà sciolta. Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare il composto.
  3. Accendete la gelatiera e versate il composto al suo interno. Lasciate addensare. Appena il composto si sarà rappreso, spegnete la gelatiera e sistemate il gelato in una ciotola che, ovviamente, riporrete nel congelatore. Anche se volete servire subito il gelato, vi suggerisco di metterlo nel congelatore per circa mezz’ora perché tende a sciogliersi facilmente. Attenzione: Se dopo 45 minuti il composto non si è ancora rappreso, vuol dire che qualcosa è andato storto.
  4. Tirate fuori il gelato dal congelatore. Se lo avete tenuto nel congelatore per molto tempo (per esempio dal giorno prima), vi conviene tirarlo fuori una mezz’oretta prima di servirlo. Decorate con un pizzico di té matcha. Servite.

 

MOLTE IDEE MA CONFUSE. POLPETTE DI ROVEJA CON TARTARE DI TONNO E MAIONESE VEGANA AI LAMPONI

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A me piacciono molto le liste di progetti. O forse sarebbe più opportuno dire le liste di buoni propositi. Perché poi alcuni dei progetti non vedono proprio la luce. Una parte purtroppo me la perdo per strada. Però mi piace tanto fare le liste. E allora, nei periodi in cui tutto il mondo le fa, cioè fine agosto e fine dicembre, le faccio anch’io.

Peccato che quest’anno la mia testa sia un attimo incasinatella. L’elaborazione dei progetti arranca faticosamente. Tanto per capirci, se nella mia testa ci fossero varie rotelle, una per ogni settore di vita, adesso il mio criceto sarebbe lì a saltellare impazzito da una rotella all’altra. Non riesco proprio a fermarlo. Passiamo in scioltezza dal settore “attività sportive da fare in inverno” a quello “manutenzione straordinaria blog”. Poi caramboliamo insieme tra “ottimizzazione spazi della casa per avere la casa più in ordine e dedicare più tempo ad altro” a “pratiche di lavoro che scadono a settembre”. E mentre il povero criceto è impegnato a correre sulle rotelle, deve stare attento a non trovarsi spiaccicati in faccia gli uccelli del noto stormo “ricette che potrei preparare”.

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In questo marasma mentale effettivamente le idee sono molte e confuse. Anche la ricetta di oggi è frutto di idee un po’ confuse. E qui, onde capirci qualcosa, urge una descrizione stile “sceneggiatura veloce per filmetto tv”…

Scena prima. Un po’ di tempo fa. Città di Fermo. Manifestazione “Tipicità” (…per inciso…molto molto carina, da andarci o tornarci sicuramente). Chiara che sbircia la bancarella di un tizio di provenienza dimenticata (sicuramente marchigiano). Sacchettini di legumi. Cosa sono questi? Questa è roveja, un legume molto antico, recentemente ricoltivato nella zona tra Umbria e Marche. E’ presidio Slow Food. È molto buona in abbinamento col pesce. Chiaramella sussulta. Ok. Comprata la roveja.

Scena seconda. Aperitivo da Aniko, il chioschetto di Moreno Cedroni a Senigallia. Piatto must. Affettato di pesce (pesce spada o tonno) con salsina allo zenzero e salsina ai lamponi. Due bocciotti di salsina sul tavolo. Se ne può prendere a volontà. Salsina ai lamponi strepitosa. Sia sul pesce che sul pane.

Scena terza. Che preparo oggi? Roveja, tonno, salsina. Per la nota proprietà transitiva se la roveja sta bene col pesce e il pesce sta bene con il lampone, forse la roveja sta bene col lampone? Proviamo? Fatto.

Adesso il processo mentale sembra ordinato ma vi assicuro che per arrivare a questo il criceto è passato, alla rinfusa, tra bruschette, pesche, salsa allo yogurt e molto altro ancora. Ma alla fine ce l’ho fatta anche stavolta. Chissà se ce la farò anche a fare la lista dei progetti. Mah. Lo scopriremo solo vivendo…

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POLPETTE DI ROVEJA CON TARTARE DI TONNO E MAIONESE VEGANA AI LAMPONI

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INGREDIENTI (per 4 persone)

Per le polpette (circa 23):

  • 200 g di roveja secca
  • una carota
  • un ciuffo di prezzemolo
  • farina
  • alloro
  • aglio
  • olio

Per la tartare:

  • 400 g di tonno fresco già trattato per essere mangiato crudo (se avete del tonno fresco e non avete un abbattitore, sarà necessario  metterlo nel congelatore per almeno 96 ore)
  • olio evo
  • limone
  • sale
  • pepe
  • erba cipollina

Per la maionese ai lamponi:

 

  • 100 ml di olio di semi di girasole
  • 50 ml di latte di soia
  • 100 g di lamponi
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaio di succo di limone

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COME SI FA:

 

  1. Preparate le polpette. Mettete la roveja in ammollo in acqua fredda per almeno 12 ore, avendo cura di cambiare l’acqua almeno una volta. Lessatela quindi in acqua fredda con la carota sbucciata, una foglia di alloro e uno spicchio di aglio vestito. Cuocete a fuoco lentissimo finché la roveja non risulterà cotta. Il tempo necessario dovrebbe essere un’ora ma io la faccio cuocere sempre per almeno due ore o comunque fino a quando non sarà ben morbida. Regolatevi in base al vostro gusto.
  2. Tenete da parte un paio di mestoli di acqua di cottura, eliminate la rimanente. Frullate con il mixer la roveja, la carota e il prezzemolo. Se necessario aggiungete un po’ di acqua di cottura per ottenere una crema sufficientemente morbida. Mettete la crema in una ciotola e fatela riposare in frigo per 15 minuti circa. Vi aiuterà a modellare meglio le polpette.
  3. Inumiditevi le mani e preparate le polpette. Passatele nella farina e sistematele in un piatto rivestito di carta da forno. Se non volete cucinare tutte le polpette in una volta, sistemate il piatto nel congelatore e, quando le polpette si saranno indurite, trasferitele in un sacchetto per alimenti e riponetele nuovamente nel congelatore.
  4. Sistemate le polpette in una teglia da forno, irrorare con olio evo e cuocete per circa 20 minuti a 180 gradi. 
  5. Preparate la tartare. di tonno. Preparate una citronette con olio, erba cipollina, sale, pepe e limone. Per le dosi regolatevi come ritenete opportuno in base al vostro gusto. Considerate che la maionese ha già un sapore abbastanza acidulo, per cui non eccedete con il limone.
  6. Tagliate il tonno a pezzetti e fatelo macerare almeno per mezz’ora nella citronette.
  7. Sistemate i pezzetti di tonno in un piatto, aiutandovi con un coppapasta. Mettete in frigo fino al momento di servire. 
  8. Preparate la maionese. Mettete tutti gli ingredienti nel frullatore a immersione. Frullate finché la maionese non si sarà addensata. Mettetela in frigo fino al momento di servire.
  9. Componete quindi  il vostro piatto e servite.


 

L’IMPORTANZA DI SFOGLIARE LE CIPOLLE E I MIEI PRIMI 38 ANNI. SPAGHETTI CON CIPOLLE DI TROPEA CARAMELLATE 

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“Se questo fosse un mondo perfetto e la chirurgia un Miracolo con l’iniziale maiuscola, ci sarebbero interminabili liste d’attesa per il trapianto del secolo: la testa raziocinante dei quarant’anni cucita sul corpo scattante dei venti. Già, perché l’autostima rappresenta per la maggior parte di noi una conquista tardiva e strasudata. È la meritata quiete dopo anni tempestosi a credere di non essere abbastanza…”

                                                                                                      Principesse si diventa – Cinzia Felicetti

Il 13 agosto è stato il mio compleanno. Ho compiuto 38 anni. Mamma mia, mi sto avvicinando pericolosamente ai quaranta…A proposito dei quarant’anni…vi ricordate il modo di dire secondo cui “la vita inizia a quarant’anni”? Beh, più passa il tempo e più mi convinco che forse quel detto non si allontana molto dalla verità.

Quando ero più giovane pensavo che significasse che a 40 anni la gente capiva che stava invecchiando e si dava alla pazza gioia. Adesso mi sono resa conto che non significava quello.  Ad illuminarmi è stata niente popodimenoche…un’astrologa. No, no!  Non sono una di quelle che va a farsi leggere i tarocchi o cose del genere. È solo che un periodo mi ero appassionata all’astrologia psicologica, cioè quell’astrologia che studia i caratteri delle persone in base al segno zodiacale, e avevo frequentato un breve corso che forniva qualche nozione base. Insomma…un modo come un altro per passare il tempo.

Una volta la mia insegnante ha detto che il vero carattere della persona viene fuori all’incirca a quaranta anni e che il processo è analogo a quello con cui si sfoglia una cipolla. E questo sotto un duplice aspetto: da un lato nel senso che piano piano vengono fuori i caratteri essenziali della persona e dall’altro nel senso che la persona capisce cosa conta davvero nella vita e quali sono le cose importanti.

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Sulla mia pelle posso dire che è davvero così. In tutta onesta sul secondo aspetto ho ancora qualche dubbio ma sul primo credo di aver raggiunto un certo numero di certezze. Insomma: sono fatta in un certo modo. Il mio carattere è fatto in un certo modo. Ci sono cose che non sono mai cambiate e mai cambieranno. E non ha senso cercare di cambiarle. Questo non significa che non mi sforzerò di migliorare. Significa solo che mi conosco di più e tutto sommato mi accetto.  A volte mi piaccio anche. Non parlo di cose trascendentali, ma anche di cavolate, che però mi contraddistinguono.

 

Tanto per dirvi due sciocchezzuole in ordine sparso così come mi vengono in mente, potrei confessarvi allegramente che…

  • Penso che le persone che arrivano in ritardo senza un motivo e senza avvisare mi stiano mancando di rispetto. Ho passato anni a cercare di convincermi che non fosse così grave, ma non ce l’ho fatta. Mi fa davvero arrabbiare;
  • La mattina, se non bevo almeno un paio di sorsi di caffè, non riesco a parlare e non voglio sentir parlare nessuno. Sono 38 anni che mia mamma se ne dimentica, mi parla prima del caffè e riceve rispostacce in forma grugnito;
  • Ho paura dei medici, tutti i medici, indistintamente. Prima pensavo che con gli anni mi sarebbe passata, ma non è così. Ancora oggi, se devo fare una visita medica o un qualche esame o trattamento, rendo la vita impossibile a chi mi sta vicino (…oddio…a breve dovrò andare dal dentista…non fatemici pensare…che ansia);
  • Il futuro mi interessa molto più del passato. Sono un’idealista, una visionaria, una progressista, una curiosa. Immagino una vita sempre piena di esperienze nuove e interessanti…
  • Non sono una “viaggiatrice”. Nel senso che non potrei fare viaggi estremi, o in posti disagevoli, o sporchi, o con un bagaglio troppo scarno. Sono una buona camminatrice, questo sì, ma essere una viaggiatrice è un’altra cosa;
  • Odio gli sgabelli alti in bar e ristoranti e odio i self service. In questo sono una vera snob: mangiare è una cosa seria e io voglio farlo con la dovuta calma e venendo servita;
  • Dopo cena sono a dir poco una larva. Mi butto sul divano e guai a chi prova a farmi alzare un dito. Giuro. Non è cattiveria. Non ce la faccio. Prima posso fare quello che volete ma dopo assolutamente no.
  • Anche se ormai in molti lo fanno, penso ancora che telefonare a casa della gente o sul cellulare a ora di pranzo sia da maleducati. Lo so. Sembro nonna. Ma che posso farci???
  • Adoro leggere. Ho iniziato a sette anni e spero di non smettere mai.
  • Penso che nella vita l’ironia e l’autoironia siano una dote fondamentale.

Basta…mi fermo qui…per ora. Cioè: potrei continuare ma diciamo che questo elenco è già sufficiente per conoscermi un pochino meglio…e magari decidere che questo blog non fa per voi (…speriamo di no :-))

E adesso, dopo cotanto dissertare, passiamo alla ricetta di oggi. Beh, si sta parlando di un compleanno. Avrei potuto preparare una bella e classica torta di compleanno. Ma non lo so…non mi andava. Mettiamola così: visto che sto maturando, ho capito che bisogna fare ciò che ci si sente, fregandose delle convenzioni sociali. A me di fare la torta non mi andava. Stop. Fine della storia. Mi andava invece di fare un buon piatto di spaghetti con le cipolle caramellate. In questo caso la cipolla non va sfogliata ma soltanto mangiata…ed è davvero buonissima…ah, dimenticavo…

  • Io amoooooo la cipolla di Tropeaaaa

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SPAGHETTI CON CIPOLLE DI TROPEA CARAMELLATE

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INGREDIENTI (per 4 persone)

  • 320 g di spaghetti
  • 250 g di cipolle di Tropea
  • 30 g di pistacchi tritati
  • 3 cucchiai di aceto di mele
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • 1 pezzetto di parmigiano reggiano
  • finocchietto selvatico
  • 50 g di burro
  • 2 cucchiai di olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Sbucciate le cipolle, lavatele, privatele dell’eventuale germoglio, tagliatele a spicchietti sottili e fatele rosolare a fuoco medio per 3-4 minuti in un largo tegame con il burro e 2 cucchiai di olio.
  2. Spolverizzate le cipolle con lo zucchero di canna, lasciatele caramellare dolcemente, unite l’aceto e, mescolando di continuo, fatelo sfumare. Salate, aggiungete i pistacchi e profumate con un cucchiaio di pepe leggermente pestato. Infine spegnete il fuoco.
  3. Fate cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolatela al dente, versatela nel tegame con le cipolle, unitevi un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta e una manciata di finocchietto tagliuzzato. Saltate il tutto per qualche minuto a fuoco vivace.
  4. Servite la pasta con alcune scagliette sottili di parmigiano.

QUANDO SI VIVE IN UN POSTO DI VILLEGGIATURA. SFOGLIATA CON PATATE, CREMA DI BASILICO E FETA

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Quando si vive in un posto di villeggiatura, le vacanze sono un unico lungo giorno che va da giugno a settembre. Tutta l’estate è una lunga linea indistinta in cui non c’è una reale differenza tra le vacanze vere e proprie e i giorni lavorativi. Soprattutto, se si torna da un viaggio, non si vive il cosiddetto “trauma del rientro”, ovvero quella sensazione che attanaglia chi vive in città o in un paese dell’interno alla fine dalle vacanze. La città deserta, il caldo soffocante, i negozi tutti chiusi, la depressione e quel sentirsi gli uomini e le donne più sfigati sulla faccia della terra. Questo ovviamente spinge a scegliere agosto come momento delle vacanze, proprio per evitare di sentirsi dei derelitti al rientro. Esigenza che, se si vive in un posto di villeggiatura non c’è. Qui da me, salvo eccezioni derivanti dal tipo di lavoro, la maggior parte delle persone sceglie di partire a luglio o a settembre. In agosto rimane a godersi il mare di casa e i numerosi eventi che animano tutte le cittadine dei dintorni.

Per quanto mi riguarda, anche d’estate non faccio molta vita mondana, ma a volte davvero non si può fare a meno di uscire. Come durante la settimana del Summer Jamboree, quando gli appassionati degli anni Cinquanta vengono da tutto il mondo ad animare la città con i loro balli e con i loro vestiti colorati. Una cosa, invece, è proprio certa (e cioé non soggetta -come le altre cose- a valutazioni inerenti il traffico e la folla che talvolta possono distogliere dall’avventurarsi in giro): il sabato e la domenica vado al mare. Ogni sabato e ogni domenica d’estate.

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Non vi dico tutto questo per farvi rosicare, non sono così cattiva (forse un pochino si…ma solo un pochino :-)). È solo per dirvi che d’estate è davvero difficile trovare il tempo per cucinare. Per questo il lato positivo di non vivere in un posto di vacanza è che si continua ad avere tempo per cucinare anche d’estate. Certo le preparazioni saranno fredde per non accendere il forno e magari un po’ meno impegnative, ma direi che il tempo potrebbe non essere un problema. Diverso è per me che, di solito cucino il sabato e la domenica. In estate, come vi dicevo, non lo posso fare. E allora non mi resta che ricorrere a piatti veloci ma ugualmente simpatici.

Come questa sfogliata. Che peraltro mi ha aiutata a sfoltire le mie tre piante di basilico che, non si sa come, sono diventate enormi e sembrano quasi transgeniche.  Comunque il connubio patate e basilico è un classico ma in questa versione, anche grazie all’aggiunta della feta e a una crema che non è il solito pesto, è davvero particolare anche se veloce nella preparazione. Per la verità per renderla ancora più veloce sarebbe meglio lessare le patate in anticipo solo che in tal caso dovreste abbondare un pochino di più con l’olio e magari aggiungere qualche goccia di limone per non farle annerire.Così, a prescindere da dove vi troviate, sarete liberi di uscire per godervi questa estate al meglio. Un abbraccio a tutti e buon divertimento.

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SFOGLIATA CON PATATE, CREMA DI BASILICO E FETA

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INGREDIENTI

  • 1 confezione di sfoglia surgelata
  • 3 patate medie
  • 2 manciate di foglie di basilico
  • 2 fette di pane in cassetta (o quello che avete in casa)
  • 1 cucchiaino di aceto
  • 120 g di feta
  • 4 cucchiai di olio evo
  • sale

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COME SI FA:

  1. Lessate le patate con la buccia, pelatele e lasciatele raffreddare. Tagliatele a dadi e conditele con 2 cucchiai di olio e del sale.Le patate devono essere ben condite perciò aggiungete altro olio e altro sale se necessario.
  2. Private il pane della crosta e tritatelo nel mixer con metà basilico. Trasferitelo in una ciotola con ½ mestolo di acqua e l’aceto. Aggiungete 2 cucchiai di olio e mescolate fino ad ottenere una crema omogenea.
  3. Stendete la sfoglia. Tagliate delle strisce di uno/due centimetri dai bordi del rettangolo e create dei bordi più alti posizionandoli come una cornice. 
  4. Distribuite sulla sfoglia la crema e le patate, cospargete con la feta sbriciolata e infornate per 20 minuti a 220 gradi.
  5. Prima di servire distribuite sulla sfogliata le foglie di basilico rimaste.