L’IMPORTANZA DI SFOGLIARE LE CIPOLLE E I MIEI PRIMI 38 ANNI. SPAGHETTI CON CIPOLLE DI TROPEA CARAMELLATE 

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“Se questo fosse un mondo perfetto e la chirurgia un Miracolo con l’iniziale maiuscola, ci sarebbero interminabili liste d’attesa per il trapianto del secolo: la testa raziocinante dei quarant’anni cucita sul corpo scattante dei venti. Già, perché l’autostima rappresenta per la maggior parte di noi una conquista tardiva e strasudata. È la meritata quiete dopo anni tempestosi a credere di non essere abbastanza…”

                                                                                                      Principesse si diventa – Cinzia Felicetti

Il 13 agosto è stato il mio compleanno. Ho compiuto 38 anni. Mamma mia, mi sto avvicinando pericolosamente ai quaranta…A proposito dei quarant’anni…vi ricordate il modo di dire secondo cui “la vita inizia a quarant’anni”? Beh, più passa il tempo e più mi convinco che forse quel detto non si allontana molto dalla verità.

Quando ero più giovane pensavo che significasse che a 40 anni la gente capiva che stava invecchiando e si dava alla pazza gioia. Adesso mi sono resa conto che non significava quello.  Ad illuminarmi è stata niente popodimenoche…un’astrologa. No, no!  Non sono una di quelle che va a farsi leggere i tarocchi o cose del genere. È solo che un periodo mi ero appassionata all’astrologia psicologica, cioè quell’astrologia che studia i caratteri delle persone in base al segno zodiacale, e avevo frequentato un breve corso che forniva qualche nozione base. Insomma…un modo come un altro per passare il tempo.

Una volta la mia insegnante ha detto che il vero carattere della persona viene fuori all’incirca a quaranta anni e che il processo è analogo a quello con cui si sfoglia una cipolla. E questo sotto un duplice aspetto: da un lato nel senso che piano piano vengono fuori i caratteri essenziali della persona e dall’altro nel senso che la persona capisce cosa conta davvero nella vita e quali sono le cose importanti.

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Sulla mia pelle posso dire che è davvero così. In tutta onesta sul secondo aspetto ho ancora qualche dubbio ma sul primo credo di aver raggiunto un certo numero di certezze. Insomma: sono fatta in un certo modo. Il mio carattere è fatto in un certo modo. Ci sono cose che non sono mai cambiate e mai cambieranno. E non ha senso cercare di cambiarle. Questo non significa che non mi sforzerò di migliorare. Significa solo che mi conosco di più e tutto sommato mi accetto.  A volte mi piaccio anche. Non parlo di cose trascendentali, ma anche di cavolate, che però mi contraddistinguono.

 

Tanto per dirvi due sciocchezzuole in ordine sparso così come mi vengono in mente, potrei confessarvi allegramente che…

  • Penso che le persone che arrivano in ritardo senza un motivo e senza avvisare mi stiano mancando di rispetto. Ho passato anni a cercare di convincermi che non fosse così grave, ma non ce l’ho fatta. Mi fa davvero arrabbiare;
  • La mattina, se non bevo almeno un paio di sorsi di caffè, non riesco a parlare e non voglio sentir parlare nessuno. Sono 38 anni che mia mamma se ne dimentica, mi parla prima del caffè e riceve rispostacce in forma grugnito;
  • Ho paura dei medici, tutti i medici, indistintamente. Prima pensavo che con gli anni mi sarebbe passata, ma non è così. Ancora oggi, se devo fare una visita medica o un qualche esame o trattamento, rendo la vita impossibile a chi mi sta vicino (…oddio…a breve dovrò andare dal dentista…non fatemici pensare…che ansia);
  • Il futuro mi interessa molto più del passato. Sono un’idealista, una visionaria, una progressista, una curiosa. Immagino una vita sempre piena di esperienze nuove e interessanti…
  • Non sono una “viaggiatrice”. Nel senso che non potrei fare viaggi estremi, o in posti disagevoli, o sporchi, o con un bagaglio troppo scarno. Sono una buona camminatrice, questo sì, ma essere una viaggiatrice è un’altra cosa;
  • Odio gli sgabelli alti in bar e ristoranti e odio i self service. In questo sono una vera snob: mangiare è una cosa seria e io voglio farlo con la dovuta calma e venendo servita;
  • Dopo cena sono a dir poco una larva. Mi butto sul divano e guai a chi prova a farmi alzare un dito. Giuro. Non è cattiveria. Non ce la faccio. Prima posso fare quello che volete ma dopo assolutamente no.
  • Anche se ormai in molti lo fanno, penso ancora che telefonare a casa della gente o sul cellulare a ora di pranzo sia da maleducati. Lo so. Sembro nonna. Ma che posso farci???
  • Adoro leggere. Ho iniziato a sette anni e spero di non smettere mai.
  • Penso che nella vita l’ironia e l’autoironia siano una dote fondamentale.

Basta…mi fermo qui…per ora. Cioè: potrei continuare ma diciamo che questo elenco è già sufficiente per conoscermi un pochino meglio…e magari decidere che questo blog non fa per voi (…speriamo di no :-))

E adesso, dopo cotanto dissertare, passiamo alla ricetta di oggi. Beh, si sta parlando di un compleanno. Avrei potuto preparare una bella e classica torta di compleanno. Ma non lo so…non mi andava. Mettiamola così: visto che sto maturando, ho capito che bisogna fare ciò che ci si sente, fregandose delle convenzioni sociali. A me di fare la torta non mi andava. Stop. Fine della storia. Mi andava invece di fare un buon piatto di spaghetti con le cipolle caramellate. In questo caso la cipolla non va sfogliata ma soltanto mangiata…ed è davvero buonissima…ah, dimenticavo…

  • Io amoooooo la cipolla di Tropeaaaa

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SPAGHETTI CON CIPOLLE DI TROPEA CARAMELLATE

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INGREDIENTI (per 4 persone)

  • 320 g di spaghetti
  • 250 g di cipolle di Tropea
  • 30 g di pistacchi tritati
  • 3 cucchiai di aceto di mele
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • 1 pezzetto di parmigiano reggiano
  • finocchietto selvatico
  • 50 g di burro
  • 2 cucchiai di olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Sbucciate le cipolle, lavatele, privatele dell’eventuale germoglio, tagliatele a spicchietti sottili e fatele rosolare a fuoco medio per 3-4 minuti in un largo tegame con il burro e 2 cucchiai di olio.
  2. Spolverizzate le cipolle con lo zucchero di canna, lasciatele caramellare dolcemente, unite l’aceto e, mescolando di continuo, fatelo sfumare. Salate, aggiungete i pistacchi e profumate con un cucchiaio di pepe leggermente pestato. Infine spegnete il fuoco.
  3. Fate cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolatela al dente, versatela nel tegame con le cipolle, unitevi un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta e una manciata di finocchietto tagliuzzato. Saltate il tutto per qualche minuto a fuoco vivace.
  4. Servite la pasta con alcune scagliette sottili di parmigiano.

QUANDO SI VIVE IN UN POSTO DI VILLEGGIATURA. SFOGLIATA CON PATATE, CREMA DI BASILICO E FETA

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Quando si vive in un posto di villeggiatura, le vacanze sono un unico lungo giorno che va da giugno a settembre. Tutta l’estate è una lunga linea indistinta in cui non c’è una reale differenza tra le vacanze vere e proprie e i giorni lavorativi. Soprattutto, se si torna da un viaggio, non si vive il cosiddetto “trauma del rientro”, ovvero quella sensazione che attanaglia chi vive in città o in un paese dell’interno alla fine dalle vacanze. La città deserta, il caldo soffocante, i negozi tutti chiusi, la depressione e quel sentirsi gli uomini e le donne più sfigati sulla faccia della terra. Questo ovviamente spinge a scegliere agosto come momento delle vacanze, proprio per evitare di sentirsi dei derelitti al rientro. Esigenza che, se si vive in un posto di villeggiatura non c’è. Qui da me, salvo eccezioni derivanti dal tipo di lavoro, la maggior parte delle persone sceglie di partire a luglio o a settembre. In agosto rimane a godersi il mare di casa e i numerosi eventi che animano tutte le cittadine dei dintorni.

Per quanto mi riguarda, anche d’estate non faccio molta vita mondana, ma a volte davvero non si può fare a meno di uscire. Come durante la settimana del Summer Jamboree, quando gli appassionati degli anni Cinquanta vengono da tutto il mondo ad animare la città con i loro balli e con i loro vestiti colorati. Una cosa, invece, è proprio certa (e cioé non soggetta -come le altre cose- a valutazioni inerenti il traffico e la folla che talvolta possono distogliere dall’avventurarsi in giro): il sabato e la domenica vado al mare. Ogni sabato e ogni domenica d’estate.

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Non vi dico tutto questo per farvi rosicare, non sono così cattiva (forse un pochino si…ma solo un pochino :-)). È solo per dirvi che d’estate è davvero difficile trovare il tempo per cucinare. Per questo il lato positivo di non vivere in un posto di vacanza è che si continua ad avere tempo per cucinare anche d’estate. Certo le preparazioni saranno fredde per non accendere il forno e magari un po’ meno impegnative, ma direi che il tempo potrebbe non essere un problema. Diverso è per me che, di solito cucino il sabato e la domenica. In estate, come vi dicevo, non lo posso fare. E allora non mi resta che ricorrere a piatti veloci ma ugualmente simpatici.

Come questa sfogliata. Che peraltro mi ha aiutata a sfoltire le mie tre piante di basilico che, non si sa come, sono diventate enormi e sembrano quasi transgeniche.  Comunque il connubio patate e basilico è un classico ma in questa versione, anche grazie all’aggiunta della feta e a una crema che non è il solito pesto, è davvero particolare anche se veloce nella preparazione. Per la verità per renderla ancora più veloce sarebbe meglio lessare le patate in anticipo solo che in tal caso dovreste abbondare un pochino di più con l’olio e magari aggiungere qualche goccia di limone per non farle annerire.Così, a prescindere da dove vi troviate, sarete liberi di uscire per godervi questa estate al meglio. Un abbraccio a tutti e buon divertimento.

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SFOGLIATA CON PATATE, CREMA DI BASILICO E FETA

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INGREDIENTI

  • 1 confezione di sfoglia surgelata
  • 3 patate medie
  • 2 manciate di foglie di basilico
  • 2 fette di pane in cassetta (o quello che avete in casa)
  • 1 cucchiaino di aceto
  • 120 g di feta
  • 4 cucchiai di olio evo
  • sale

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COME SI FA:

  1. Lessate le patate con la buccia, pelatele e lasciatele raffreddare. Tagliatele a dadi e conditele con 2 cucchiai di olio e del sale.Le patate devono essere ben condite perciò aggiungete altro olio e altro sale se necessario.
  2. Private il pane della crosta e tritatelo nel mixer con metà basilico. Trasferitelo in una ciotola con ½ mestolo di acqua e l’aceto. Aggiungete 2 cucchiai di olio e mescolate fino ad ottenere una crema omogenea.
  3. Stendete la sfoglia. Tagliate delle strisce di uno/due centimetri dai bordi del rettangolo e create dei bordi più alti posizionandoli come una cornice. 
  4. Distribuite sulla sfoglia la crema e le patate, cospargete con la feta sbriciolata e infornate per 20 minuti a 220 gradi.
  5. Prima di servire distribuite sulla sfogliata le foglie di basilico rimaste.

 

QUANDO TUTTO QUELLO CHE CONTA E’ LA SEMPLICITA’. CIAMBELLA ALL’OLIO CON CACAO AMARO E CILIEGIE

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Fare le faccende di casa in estate è peggio di una calamità naturale. Prendete un’attività a caso, tipo stirare. Se una aspirante perfetta massaia la mattina va al lavoro abbastanza presto e la sera dopo cena è già distrutta sul divano, quale momento le rimane per stirare? Risposta ovvia: il pomeriggio. Già…proprio quando il sole è ancora alto nel cielo e la “caldazza” è ancora al massimo. Ma, del resto, certe cose bisogna pur farle. E allora eccomi lì, grondante di sudore, ad assolvere ai miei doveri (autoimposti) di donna di casa non dico perfetta ma quantomeno nei limiti della decenza. Fortunatamente ho finito prima del previsto e mi sono seduta un attimo sul divano per riprendere una temperatura corporea più normale.

Mentre ero lì seduta, nella mia testa si è affacciato un pensiero fugace “…adesso avrei voglia di qualcosa di semplice, tipo una torta di quelle che non devi neanche usare il frullino elettrico, basta solo mescolare…”. Purtroppo quel giorno si era fatto già un po’ tardi e quindi ho rinunciato, ma, armata delle migliori intenzioni, ho programmato di fare la mia torta semplice l’indomani.

La cosa curiosa è che quella sera, guardando distrattamente la tv, mi sono imbattuta in un film che, secondo me c’entra davvero tanto col concetto di semplicità.  Era una delle tante repliche che d’estate riempiono i canali tv per quei poveretti che, per un motivo a l’altro, trascorrono le loro serate a casa e non all’aria aperta. Si trattava del famoso e ormai un po’ vecchiotto film di Ferzan Ozpetek “Le Fate ignoranti”.

Dovete sapere che la mia capacità di rivedere più volte un film è davvero elevata. I miei preferiti li conosco praticamente a memoria, ma in generale non mi scoccia rivedere i film. Se li ribecco in tv, li rivedo volentieri. Mi fanno sentire rassicurata e il fatto di non dovermi sforzare troppo per comprenderli visto che già li conosco mi fa riposare il cervello. A volte li trovo la perfetta conclusione di una giornata impegnativa. Oltretutto le molteplici visioni mi fanno cogliere sempre nuove sfumature e nuovi significati.

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Guardando “Le fate ignoranti”, mi è venuto alla mente subito il concetto di semplicità. La semplicità intesa come semplicità di pensieri, semplicità si sentimenti, semplicità di rapporti. Riflettete: se l’essere umano riuscisse a liberarsi dalla gabbia creatagli intorno dai ruoli precostituiti dalla società, che cosa rimarrebbe se non il puro e semplice sentimento di amore che ci lega ad alcune persone? Nel film i due protagonisti dovrebbero odiarsi. Lei è la moglie, lui l’amante del marito. Questi i ruoli. Anche se l’oggetto del loro amore è morto, dovrebbero odiarsi. I loro ruoli lo imporrebbero. E invece no. Scoprono di avere molte cose in comune, scoprono che forse l’oggetto del loro amore è stato uno strumento, un canalizzatore del sentimento che li avrebbe poi uniti. E anche questo sentimento poi..cos’è? Amore? Amicizia? Ma  in fondo cosa importa…perché volergli dare per forza un nome…forse non serve. È tutto già così semplice!

Insomma, quello che voglio dire è che, talvolta, la semplicità è davvero tutto quello che conta. In tutte le cose della vita, in tutte le cose che ci piace fare. Anche preparare un dolce semplice può regalare momenti di serenità, di spensieratezza, senza l’ansia di dover trovare la ricetta più brillante o preparare il dolce più coreografico del mondo. Basta una piccola ciambella, fatta così, velocemente, solo mescolando un po’…

P.S.:…lo so. Vi ho un po’ scocciato con le ciliegie ma, sempre secondo il manuale della buona massaia, in casa mia non si butta via niente. Prendetela come una raccolta di ricette per l’anno prossimo. A giugno vi rispolvererò qualche ricetta e saremo di nuovo belli tonici per la “prova ciliegia”🙂.

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CIAMBELLA ALL’OLIO CON CACAO AMARO E CILIEGIE

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INGREDIENTI (per 4 persone)

  • 400 g di ciliegie (io ho usato ancora una volta le ciliegie surgelate lo scorso giugno)
  • 50 g di cacao amaro
  • 1,2 dl di acqua
  • 3 uova
  • 150 g di zucchero di canna
  • 160 g di farina
  • ½ cucchiaino di bicarbonato
  • 1,2 dl di olio evo delicato (io ho usato olio di semi di mais)
  • 10 g di burro
  • sale

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COME SI FA:

  1. Togliete i piccioli alle ciliegie, lavatele, asciugatele e snocciolatele.
  2. Scaldate l’acqua in un pentolino, setacciate 50 grammi di cacao in una ciotola e versatevi sopra l’acqua mescolando con una frusta.
  3. Sgusciate le uova in un’altra ciotola, aggiungete lo zucchero e un pizzico di sale e mescolate con la frusta finché lo zucchero non si è sciolto. Unite l’olio e mescolate
  4. Aggiungete il cacao sciolto con l’acqua, 130 g di farina setacciata con il bicarbonato e le ciliegie. Amalgamate gli ingredienti.
  5. Imburrate e infarinate con uno stampo a ciambella da 18 cm di diametro dal bordo alto, versatevi il composto e cuocetelo nel forno già caldo a 170 gradi per circa un’ora. Fate comunque la prova dello stuzzicadenti perché, a seconda del grado di umidità delle ciliegie , ci potrebbe volere più tempo.
  6. Fate riposare la ciambella per 10 minuti, sformatela e fatela raffreddare su una gratella. Spolverizzate con il cacao amaro rimasto (io ho usato dello zucchero al velo) e servite.

 

 

 

 

RICORDI D’INFANZIA E IL MANUALE DEL GELATAIO SIMAC. GELATO DI CILIEGIE E VANIGLIA CON GRANELLA DI MANDORLE TOSTATE.

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Un paio di settimane fa sono dovuta tornare in Puglia per sistemare alcune faccende. In verità ero contenta di tornare. Mancavo davvero da molto tempo e avevo un pochino di nostalgia. Più che altro, non so perché, ma mi era presa un po’ voglia di fare una mini tour nei ricordi d’infanzia.

Ed infatti, già prima di partire, avevo chiesto a mia mamma di recuperare dalla soffitta tutte le copie del mio giornalino preferito di quando ero bambina perché mi piacerebbe farlo rilegare e portarlo via con me. Si chiamava (oggi non credo lo pubblichino più) “Giovani Amici”…Era troooppo carino. Me lo aveva fatto scoprire la mia maestra delle elementari. Era curato dall’Università Cattolica di Milano. La delicatezza con cui riuscivano a incantare, istruire e divertire i bambini era davvero disarmante. Ricordo, come se fosse ieri, la trepidazione con cui aspettavo ogni mese di sentire il mio papà pronunciare la fatidica frase “E’ arrivato Giovani Amici”. Che gioia! Mi chiudevo nella mia stanzetta, toglievo pian piano la carta che lo avvolgeva e lo sfogliavo lentamente, per non sgualcirlo. Ed infatti, quando me lo sono ritrovato davanti agli occhi, quasi mi sono commossa.

Ma il mio viaggio dei ricordi era appena all’inizio. Sono andata in soffitta e lì ho ritrovato uno dei miei giochi preferiti…“Gira la moda”. Wow! Forse le ragazze della mia età se lo ricordano. A me piaceva un sacco e ovviamente ho fatto un sacco di capricci per averlo. Certo, a proposito di giocattoli, c’è da dire che il top dei miei desideri era sicuramente il “Dolce Forno” Harbert. Che meraviglia! Quello non lo ho neanche mai visto “dal vivo” perché i negozi di giocattoli del paese non lo avevano. So solo che, quando vedevo la pubblicità in tv, impazzivo dalla voglia di averlo.

Dopo di ciò, ho aiutato mia mamma ad eliminare tutti i miei libri di scuola. Che brava: li aveva conservati tutti, dalle elementari fino all’università! Che bello rivederli, ma davvero non era più il caso di conservarli. E così li ho ringraziati (come suggerisce la regina del riordino Marie Kondo :-)) e gli ho detto addio.

Ma il ricordo più bello era davanti ai miei occhi, distrattamente riposto in una mensola della cucina…il manuale del gelataio Simac!!! Meraviglia delle meraviglie!!! Quando mamma ha deciso di concedersi questo piccolo regalo, eravamo tutti davvero contenti. Il gelato fatto in casa, con tutti i limiti che può avere per il fatto di non essere fatto da professionisti, è davvero buono! Qui la fanno da padroni gli ingredienti genuini. Latte fresco, frutta di stagione, cioccolato di qualità. Per lo più preparavamo gusti semplici tipo cioccolato, stracciatella, cose così. Ma il manuale in dotazione insieme al Gelataio era davvero pieno di spunti particolari. Ecco perché ho gioito così tanto quando lo ho rivisto. Purtroppo il Gelataio di mamma si è rotto tempo fa e, poiché non intende ricomprarlo, di buon grado mi ha regalato il manuale.  Dal canto mio, io possiedo una piccola gelatiera, di quelle il cui cestello va refrigerato nel congelatore. Ma, nonostante ciò, svolge egregiamente le sue funzioni.

Ed eccomi quindi a proporvi questo gelato di ciliegie e vaniglia. Lo so! E’ un gusto semplice, ma -fateci caso- difficilmente si trova in gelateria. Io ho usato le ciliegie che avevo surgelato qualche settimana fa e di cui vi parlavo in questo post. Il sapore del gelato non ne ha risentito. Ho pensato poi di arricchirlo con la granella di mandorle per bilanciare un po’ il suo sapore parecchio intenso…e poi ovviamente anche perché amo le mandorle tostate. Eccovi quindi la mia ricetta di oggi.

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GELATO DI CILIEGIE E VANIGLIA CON GRANELLA DI MANDORLE TOSTATE

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INGREDIENTI

  • 300 g di ciliegie snocciolate
  • 150 g di zucchero
  • 150 g di panna
  • 50 g di vino rosso (io avevo in casa del vino bianco Passerina)
  • una stecca di vaniglia
  • una manciata di mandorle tostate

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COME SI FA:

  1. Togliete i piccioli alle ciliegie, lavatele, asciugatele e snocciolatele.
  2. Frullate le ciliegie fino a ridurle in crema. Unite lo zucchero, la panna e i semi della vaniglia. Ultimate con il vino.
  3. Preparate il gelato secondo le istruzioni della vostra gelatiera. Ricordate di versare gli ingredienti mentre la gelatiera è in funzione per evitare che si attacchino immediatamente alle pareti. Tenete in funzione la gelatiera per un massimo di 45 minuti. Entro quel tempo gli ingredienti devono essersi già addensati.
  4. Prima di servire il gelato, riducete le mandorle a pezzetti della dimensione desiderata e cospargete la granella sulle singole porzioni.

 

CICALE E GIRASOLI. INSALATA DI FAGIOLI CANNELLINI, TONNO E POMODORI SECCHI

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Quando vivevo in Puglia il suono dell’estate per me era quello delle cicale. Incessante, stridente, ma anche tanto rilassante. Forse perché le cicale danno il massimo nel primo pomeriggio, quando il paese è vuoto, le strade sono deserte, l’orizzonte e solo una linea indistinta e tutti sono rintanati nelle case a cercare ristoro dalla calura con un meritato riposino. Forse per questo le cicale mi rilassano. Nel mio immaginario sono legate ad un momento tranquillo, di silenzio, di pausa. Anche quando passavamo le nostre domeniche in campagna, il suono delle cicale faceva da padrone. La campagna assolata, una breve passeggiata al tramonto e loro ancora lì, a ricordarci che l’estate era ormai giunta nel pieno del suo splendore.

Da quando sono nelle Marche, l’estate ha un altro suono…o meglio un altro colore…il giallo…il colore dei girasoli. Sono stupendi. Invadono le campagne all’incirca a metà giugno e dopo un mese non ci sono già più. La loro crescita è spettacolare nella sua velocità. Inizi a vedere che sono spuntati e dopo due giorni sono già svettanti, con il loro faccione rivolto al sole. Quest’anno il proprietario del campo vicino casa ha giustamente cambiato coltura perché bisogna far riposare il terreno, però che tristezza! L’anno scorso bastava aprire la finestra della mia camera da letto per vederli in tutta la loro regalità, così vicini da farmi venire voglia di toccarli. Adesso, mentre vado al lavoro in autobus, attacco il viso al finestrino, li guardo lungo la strada e fisso nella memoria la mia personale cartolina.

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Vi ho già raccontato che l’estate in Puglia è la stagione in cui si seccano i pomodori. Per la verità adesso è un po’ presto. Si incomincia a seccarli da metà agosto, ma difficilmente una famiglia pugliese non ha in casa un barattolo di pomodori secchi. Magari sono quelli dell’anno precedente ma bisogna consumarli per lasciare spazio ai nuovi. I fagioli, invece, in abbinamento con la pasta (rigorosamente cotta separatamente) rappresentano spesso il primo piatto dei giorni feriali. E questo per tutto l’anno. Non vi nego che questo modo di prepararli mi aveva un po’ stancato. Cosa che per un certo periodo me li ha fatti trascurare. Finché l’estate scorsa non mi sono imbattuta in questa ricetta. Della serie: come gustare i fagioli anche quando fuori c’è il solleone e senza accompagnarli alla pasta.

Nelle Marche, invece, d’estate sono parecchio diffuse le insalate fredde. Ricordo che mi aveva subito colpito la fantasia dei marchigiani nel  fare delle insalate estive davvero gustose con tantissimi ingredienti: farro, orzo, verdure di ogni genere, pesce….davvero una varietà infinita.

In conclusione, diciamo che in questo piatto c’è la Puglia con i fagioli e i pomodori secchi e ci sono le Marche con una modalità diversa di preparazione ossia la versione insalata. C’è lo spirito delle mie estati passate e la consistenza delle mie estati presenti. Un connubio davvero felice per festeggiare questa prima estate del mio blog.

P.S.: questo blog vuole essere un posto di gioia, di allegria, di condivisione…ma non ho potuto fare a meno di inserire questo post scriptum. Proprio il giorno in cui scrivevo questo post, quasi alla stessa ora, i due treni della Ferrotramviaria in viaggio tra Corato e Andria si schiantavano l’uno contro l’altro. Io quel treno lo ho preso davvero un numero infinito di volte. Per me ha rappresentato la possibilità di passare un pomeriggio con mia mamma facendo shopping nei negozi di Bari, la possibilità di andare a trovare gli amici a Corato o Terlizzi, poi ancora la possibilità di frequentare l’università. Su quel treno ho riso, ho pianto, sono stata nervosa o serena. Insomma ho vissuto. Quando ho acceso la tv e mi sono trovata dinanzi le immagini del disastro, ero davvero troppo sgomenta. Non riuscivo a sentire niente. Solo il suono incessante delle cicale…ad accompagnare in cielo quelle povere anime. Riposino in pace.

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INSALATA DI FAGIOLI CANNELLINI, TONNO E POMODORI SECCHI

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INGREDIENTI (per 4 persone)

  • 400 g di fagioli cannellini già cotti
  • 4 scatolette (piccole) di tonno in olio evo
  • 100 di pomodori secchi sott’olio
  • 100 g di capperi (ma in verità io me li sono dimenticati)
  • 1 cipolla di Tropea
  • erba cipollina
  • 1 limone
  • 3 cucchiai di olio evo
  • sale
  • pepe

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COME SI FA:

  1. Tagliate la cipolla a rondelle e mettetela a bagno per ridurre l’intensità del sapore.
  2. Scolate i fagioli dalla loro acqua di conservazione o dall’acqua di cottura se avete deciso di partire dai fagioli secchi e metteteli in una insalatiera.
  3. Aprite le scatolette di tonno, eliminate l’olio in eccesso e aggiungete ai fagioli.
  4. Tagliate i pomodori secchi a pezzettini e aggiungeteli agli altri ingredienti.
  5. Tagliuzzate una parte dell’erba cipollina e aggiungetela agli altri ingredienti.
  6. Preparate la citronette mescolando succo del limone, olio, sale e pepe. Aggiungete la rimanente erba cipollina tagliuzzata. Mescolate e lasciate insaporire.
  7. Poco prima di servire aggiungete la citronette all’insalata e portate in tavola.
  8. Potete conservare l’insalata fino al giorno dopo avendo cura di aggiungere la citronette solo poco prima di gustare la vostra insalata. È anche un piatto pratico da portare al lavoro purché possa essere messo in frigo.

 

 

LA CURIOSITA’ FECE INGRASSARE IL GATTO.TAGLIATELLE DI CANAPA ALLA MEDITERRANEA

Tagliatelle di canapa alla mediterranea

È proprio così. Per quanto mi riguarda, il noto detto secondo cui “la curiosità uccise il gatto” , andrebbe rivisitato. Nel mio caso la curiosità fa ingrassare.

Già tempo fa vi avevo parlato della mia tendenza a farmi prendere la mano quando vado al supermercato. Ma ovviamente la mia incapacità a controllarmi non si esplica solo al supermercato.

Anche il sabato mattina è senza dubbio un momento critico. Dovete sapere che la mia regola è “dal lunedì al venerdì per la spesa necessaria, il sabato per gli sfizi”. Il ché significa che il sabato mattina faccio una capatina al nuovo supermercato Natura sì che si è aperto di recente a Senigallia. Lì mi autoassolvo con la scusa che ci vado per vedere se ci sono offerte. Ovviamente mento spudoratamente e va a finire che compro cose che non servono.

Poi vado in centro. E anche lì sbircio di qua e di là. Soprassediamo sulla tentazione di fare una seconda colazione da Ser Caramello (i suoi croissant sono strepitosi, sfogliatissimi come solo in Francia sanno fare e ripieni con un sacco di crema o marmellata di ogni tipo) oppure da Sestilio (croissant con impasto di pasta brioche senza sfoglia come si faceva una volta). Due posti diversi ma entrambi da urlo (così come Cla e Fè a Marzocca: croissant enormi, con impasto talmente soffice da essere impalpabile e una montagna di crema pasticcera che odora ancora di latte). Dopo essermi censurata riguardo alla colazione, proseguo il mio giro. Anche in centro ovviamente c’è un negozio bio. Entro. E cosa ci ho trovato l’ultima volta? Tagliatelle di canapa. Mai assaggiate, ma tanto sentite nominare. Come resistere alla tentazione? Non resisto e le compro. Torno a casa e inizio a documentarmi.

Poiché quando leggo tutte le info su un prodotto, dopo un po’ mi annoio, sarò brevissima o quasi. Ma qualcosa ve la voglio dire. Ovvia premessa è che la canapa alimentare è priva delle relative componenti psicotrope. Perciò chi si aspetta viaggi fantastici in mondi alternativi è proprio fuori strada.

La farina di canapa (con cui sono fatte le mie tagliatelle) è la polpa finemente macinata, che rimane dopo che i semi di canapa vengono torchiati per estrarne l’olio. Contiene dal 5 al 10% di olio, circa un 30% di proteine e inoltre fibre e minerali.

Rispetto agli altri semi oleosi, che pure fanno molto bene alla salute, i semi di canapa possiedono alcuni vantaggi: l’olio contiene circa il 75% di acidi grassi essenziali tra cui il 15-20% di acido alfa-linoleico di tipo Omega 3, le proteine del seme contengono tutti gli amminoacidi essenziali in quantità ottimale e in una forma facilmente assimilabile e il loro gusto un po’ nocciolato li rende tanto appetibili quanto nutrienti. L’olio di canapa contiene naturalmente Omega 6 e Omega 3 nel rapporto ottimale di 3:1 che è conforme alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) secondo cui i grassi Omega 6 e Omega 3 andrebbero assunti nel rapporto ottimale di 3:1 a 5:1. Per altre info vi rimando al sito dell’azienda Foodsativa dove troverete queste info e molto altro (non è che gli faccio pubblicità, non mi pagano, è solo che il loro sito è bello ricco di informazioni e mi è stato utile nel mio mini viaggio nel mondo della canapa).

Considerato quanto sopra, le tagliatelle di canapa si presentano come un prodotto da utilizzare con una certa tranquillità e di cui forse si dovrebbe incrementare l’uso. Ma passiamo alla ricetta. Per un alimento così ricco di proprietà benefiche, quale condimento migliore se non un bel misto di verdure mediterranee e di stagione? Quindi, bando alle ciance, ed eccovi il piatto di oggi.

Tagliatelle di canapa alla mediterranea

TAGLIATELLE DI CANAPA ALLA MEDITERRANEA

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INGREDIENTI (per 4 persone)

  • 1 melanzana
  • 1 zucchina
  • 1 peperone 10 pomodori ciliegini
  • una manciata di olive taggiasche
  • 4-5 capperi
  • 1 scalogno
  • 1 spicchio di aglio
  • peperoncino
  • 350 g di tagliatelle di canapa
  • olio evo

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COME SI FA:

  1. Lavate accuratamente le verdure e tagliatele a cubetti piccoli e tutti delle stesse dimensioni. Tagliate i pomodorini in 4 spicchi e tritate i capperi. 
  2. Ungente leggermente un’altra ampia padella e cuocete la melanzana, il peperone e la zucchina separatamente (prima la melanzana, poi le zucchine ed infine il peperone). Questo perchè le verdure hanno tempi di cottura diversi e anche per mantenere inalterati sapori e colori di ognuna. Mettete da parte.
  3. Tagliate la cipolla e l’aglio a pezzettini. Ungete con un filo di olio un’ampia padella antiaderente e soffriggete aglio e cipolla. Aggiungete le verdure che avete precedentemente cotto. Aggiungete anche le olive e i capperi. Quando le verdure si saranno amalgamate e risulteranno bene calde e sfrigolanti aggiungete i pomodorini e cuocete il tutto per circa 10 minuti.
  4. Lessate in abbondante acqua salata le tagliatelle di canapa. Aggiungetele quindi al condimento direttamente nella padella e mescolate finché le tagliatelle non risulteranno ben condite. Servite ben calde.

UNA FOODBLOGGER A DIETA E UNO SMOOTHIE CHE SEMBRA UNA TORTA. SMOOTHIE DI PESCHE E AMARETTI

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Puntualmente la solita scena si ripropone: io che inizio a sentirmi un po’ gonfietta, la mia amica che mi dice “…mi sa che sei un po’ gonfia…”, io che salgo sulla bilancia, io che urlo in modo disumano. Dal giorno successivo la scena è: io che vado tutti i giorni a camminare al lungomare, io che non mangio quasi niente, io che dopo due giorni piagnucolo che non ho perso ancora nulla. Insomma, più o meno funziona così. Che già di per se fa un po’ ridere pensare ad una foodblogger a dieta, ma che dire? Siamo umane pure noi!

Purtroppo a ogni inizio estate sembra che il mio corpo mi presenti il conto di tutti i mesi invernali passati in simbiosi col divano oppure a sfornare biscotti. Oh, intendiamoci: sono sempre una gran bella ragazza (perché le donne sono belle anche con qualche chilo di troppo)🙂 !! Però qualche rotolino in meno non guasta.

Quest’anno ho deciso di darmi agli smoothies. Spesso li sto usando come cena e devo dire che funzionano perché riempiono e hanno poche calorie, soprattutto se si riesce ad evitare anche lo yogurt. Ovviamente non voglio consigliarvi nulla. Per qualsiasi dieta è sempre meglio consultare un professionista ma diciamo che, per pochi chili e dopo aver passato circa dieci hanno di vita a controllare il peso forse qualcosina la so pure io, quantomeno relativa al mio corpo.

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Prima di iniziare a sperimentare mi sono documentata e ho appreso che il frullato contiene frutta e generalmente latte, il frappè contiene frutta e gelato, lo smoothie contiene frutta e yogurt ma anche solo frutta e ghiaccio. Insomma: l’ideale per un momento light.

Il bello degli smoothies è anche che non c’è limite alla fantasia: potete farli con quello che avete in casa. Ogni frutta va bene e anche una qualche manciatina di verdure (tipo spinaci freschi, sedano e carote) o di semi oleosi (noci, mandorle e pinoli). Anche qualche biscottino non ci sta male.

Questa volta io avevo in casa delle pesche e un residuo di amaretti che non riuscivo proprio a far fuori. E allora ho pensato: ma se è tanto  famosa la torta pesche e amaretti, perché non usare pesche e amaretti per uno smoothie?

Ed eccovi allora questa facilissima, leggerissima e freschissima ricetta.

smoothiepescheeamaretti

SMOOTHIE DI PESCHE E AMARETTI

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INGREDIENTI (per 2 persone)

  • 2 pesche
  • 8 amaretti piccoli
  • 4 cubetti di ghiaccio
  • 1 cucchiaino raso di zucchero

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COME SI FA:

  1. Lavate bene le pesche, privatele del nocciolo e tagliatele a pezzi.
  2. Mettetele nel frullatore. Aggiungete lo zucchero, gli amaretti e il ghiaccio.
  3. Frullate fino ad ottenere la densità desiderata. Mettete lo smoothie in frigo per una decina di minuti o il tempo che ritenete necessario per poterlo sorseggiare più fresco.