ANCORA SULLE SAGRE PAESANE…TRIANGOLI DI PASTA SFOGLIA CON ZUCCHINE, GORGONZOLA E SEMI DI PAPAVERO

Triangoli-sfoglia-zucchine-gorgonzolaLa scorsa volta vi raccontavo che ultimamente le mie ricette sono spesso ispirate alla quotidianità. La mia quotidianità di quest’oggi è la Sagra del Gorgonzola che, ovviamente, si tiene ogni anno nella cittadina omonima. Quest’anno la sagra si è tenuta il 16 e 17 settembre. Da quando bazzico la Lombardia (ormai praticamente da quattro anni) non sono mai riuscita a parteciparvi. Quest’anno ho temuto di non riuscirci di nuovo per il tempo incerto e invece grande giornata di sole. Le bontà da gustare erano davvero tante. Ovviamente l’ingrediente principe era lui: il gorgonzola, amichevolmente detto zola dalle popolazioni autoctone. E quindi: risotto al gorgonzola e composta di mirtilli, lasagne con funghi e gorgonzola, gnocchi al gorgonzola, polenta e gorgonzola, penne al gorgonzola, crostini al gorgonzola e così via.

E pensare che fino a dieci anni fa la realtà delle sagre che mi era abbastanza sconosciuta. In Puglia, quantomeno quando ci vivevo io, le sagre non erano poi così diffuse.

Poi sono arrivata nelle Marche..E lì mi sono resa conto che l’evento della sagra è capace di smuovere paesi interi. Ogni piccolo borgo marchigiano o addirittura ogni frazione ha la sua sagra. Pensate che a Senigallia, nel mese di luglio, si fa la sagra delle sagre cioè un evento in cui tutti le frazioni cucinano la loro specialità e si mangia all’aperto nella stupenda cornice della Piazza delle Erbe. Tanto per citarvene solo alcune, c’è la Sagra del carciofo, la Sagra del porchetto, la Sagra degli gnocchi alla papera, la Sagra della cozza, la Sagra del tartufo e tante altre. E la cosa bella è che tutti gli abitanti del paese preparano le pietanze con una capacità organizzativa degna del miglior servizio di catering!

Triangoli-sfoglia-zucchine-gorgonzolaOra che sono in Lombardia sto iniziando a conoscere le sagre di questa regione che ovviamente esaltano prodotti locali diversi da quelli marchigiani ma non meno buoni come appunto il gorgonzola, la polenta, le patate, i prodotti della Valtellina, la luganega e così via.

Senza contare che, oltre che per gustare del buon cibo, la sagra ci offre l’occasione di passare una giornata all’insegna della semplicità e della genuinità. Niente cose complicate, gli amici di sempre, un buon bicchiere di vino e tanta voglia di stare insieme. E che vuoi di più dalla vita! Ogni tanto è bello anche dimenticare i ristoranti alla moda e la cucina innovativa. E allora eccovi la ricetta di oggi, ispirata appunto alla Sagra del gorgonzola. Un abbinamento ormai ben sperimentato, quello tra zucchine e gorgonzola, con l’aggiunta di un tocco aromatico grazie ai semi di papavero. Eccovi, quindi, la ricetta.

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TRIANGOLI DI PASTA SFOGLIA CON ZUCCHINE, GORGONZOLA E SEMI DI PAPAVERO

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 1 zucchine di medie dimensioni
  • 1 scalogno
  • gorgonzola (circa 1 cubetti per ogni triangolo)
  • 2 cucchiai di olio evo
  • sale
  • 1 rotolo rettangolare di pasta sfoglia
  • semi di papavero
  • 1 tuorlo d’uovo per spennellare

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COME SI FA:

  1. Lavate le zucchine, spuntatele e grattugiatele. Sbucciate lo scalogno e tagliatelo a pezzi piccoli.
  2. Scaldate l’olio in un’ampia padella. Aggiungete lo scalogno. Quando diventerà trasparente aggiungete le zucchine. Salate e fate cuocere per circa 10 minuti.
  3. A cottura ultimata, sistemate le zucchine in una terrina, fatele raffreddare per bene e poi mettetele in frigo finché non saranno ben fredde.
  4. Srotolate la pasta sfoglia e tagliatela in quadrati di circa 11×11 centimetri. Vi avanzerà una piccola striscia di pasta che potrete usare per dei piccoli rotolini.
  5. Farcite i rettangoli con le zucchine, il gorgonzola e i semi di papavero. Chiudete diagonalmente in modo da creare i vostri triangoli. Sigillate bene i lati schiacciando con i rebbi della forchetta.
  6. Sbattete leggermente il tuorlo d’uovo in una ciotolina. Spennellate tutti i triangoli con particolare attenzione ai bordi. Cospargete la superficie con una presa di semi di papavero. Bucate la superficie dei triangoli con una forchetta.
  7. Sistemate i triangoli sulla leccarda rivestita di carta da forno e cuocete a 180 gradi per circa 20 minuti o comunque fino a quando non saranno ben dorati.
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DI PIANTE APPASSITE, DISPENSE PIENE, SAGRE PAESANE E PERSONE CHE CAMBIANO…GNOCCHI DI PATATE CON MELANZANE E PESTO DI PISTACCHI

gnocchi-pesto-di-pistacchiGià dal titolo si capisce che questo post è parecchio confuso. E allora è meglio che proceda a piccoli passi, incominciando dal principio. E il principio è la storia di come ho pensato la ricetta di oggi.

Premessa: io non ho il pollice verde. E la cosa che fa più rabbia è che invece mia mamma ha un pollice verdissimo. Dopo che sono stata capace di far morire una pianta grassa, ha arricciato il sopracciglio e ha detto “Lascia perdere. Non è cosa tua”. Ma alle piantine aromatiche proprio non so rinunciare. L’idea di dover comprare un pacco intero di erbe per poi usarne due foglie e far appassire le altre proprio non mi va giù. E non diciamo che surgelate sono la stessa cosa. Possono essere un valido surrogato di quelle fresche ma non hanno lo stesso sapore e possono essere usate solo nelle preparazioni cotte perché esteticamente mettono una tristezza infinita. Per questo, almeno in estate, faccio di tutto per averne un po’. E quindi anche quest’anno mi sono procurata i miei bei vasetti.

gnocchi-patateTutto è andato abbastanza bene…fino alla settimana scorsa. L’aria si era rinfrescata e per un giorno mi sono dimenticata di annaffiarle. Il giorno dopo sono stata ad un matrimonio fino alla sera e il giorno dopo ancora sono rientrata dal lavoro nel pomeriggio. Nel frattempo la temperatura si era parecchio alzata e indovinate come ho trovato il mio basilico? Decisamente appassito in maniera irrecuperabile. Senza contare che aveva già subito l’attacco di un verme malefico che se ne era sbafato metà. E io che aspettavo a fare il pesto per farlo crescere di più!! Insomma: i miei progetti di pesto genovese se ne sono andati bellamente in gloria.

Ma poi ho pensato che nella mia dispensa, che all’inizio dell’estate non ero riuscita a svuotare, c’erano dei bellissimi pistacchi che potevano tranquillamente sostituire il basilico per un buon pesto.

pesto-di-pistacchiE mentre pensavo tutte ste cose, ho pure pensato una cosa che non c’entra niente e cioè che a settembre nel piccolo borgo di Oreno, nel cuore della Brianza, si fa la sagra della patata e che io non ho mai postato sul blog una ricetta con le patate. E anche se il pezzo forte della sagra di Oreno sono le patate tagliate a fettine sottili e fritte (proprio come le patatine in busta ma più buone perché sono del tutto naturali), anche gli gnocchi erano ben pubblicizzati nel programma della manifestazione. Peccato che io non ho potuto assaggiarli visto che una pioggia torrenziale ha imperversato durante tutto il week end! Pazienza…alla fine gli gnocchi li ho fatti a casa.

Dopo tutto ciò ho pure pensato una cosa un po’ più profonda…Mi sono ricordata che, quando ho iniziato a scrivere su questo blog, le tematiche  affrontate erano parecchio più oniriche, riflessive e viaggianti…come se avessi bisogno di evadere da una certa realtà o comunque di volare più alto. Adesso invece molto spesso la quotidianità prende il sopravvento. E così anche le ricette nascono da eventi della mia quotidianità. Forse vuol dire che non ho più bisogno di scappare, che la mia vita è cambiata e che io sono cambiata. E non credo che questo sia un male.  E adesso eccovi la ricetta di oggi. Sapori semplici, come può essere a volte una giornata qualunque…

gnocchi-pesto-di-pistacchi

GNOCCHI DI PATATE CON MELANZANE E PESTO DI PISTACCHI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

Per il pesto di pistacchi:

  • 200 g di pistacchi
  • 20 g di parmigiano
  • 200 g di olio evo (quantità indicativa)
  • 3 foglie di basilico
  • sale

Per gli gnocchi:

  • 600 g di patate
  • 200-250 g di farina 0
  • una manciata di farina di semola

Per il condimento:

  • 1 melanzana lunga
  • olio evo

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COME SI FA:

  1. Preparate il pesto di pistacchi. Mettete sul fuoco una pentola con dell’acqua e portate ad ebollizione. Versate nella pentola i pistacchi e fateli sbollentare per un paio di minuti. Scolateli, privateli della buccia e metteteli ad asciugare su un canovaccio.
  2. Sistemate i pistacchi nel mixer con le foglie di basilico e iniziate a tritare. Se necessario emulsionate con poco olio.
  3. Quando avrete ottenuto un composto sufficiente morbido e omogeneo, traferitelo in una ciotola, aggiungete il parmigiano e mescolate.
  4. Infine aggiungete l’olio poco alla volta finché non ritenete che il pesto abbia raggiunto la giusta consistenza. Mettete da parte.
  5. Preparate gli gnocchi. Sciacquate le patate e lessatele con la buccia per circa 20 minuti o comunque fino a quando non saranno morbide. Sbucciatele aiutandovi con una forchetta. Schiacciatele con lo schiacciapatate su una spianatoia. Aggiungete la farina poco alla volta e iniziate ad impastare. Aiutatevi con la farina perché l’impasto è parecchio appiccicoso. Proseguite fino ad ottenere un panetto di consistenza omogenea.
  6. Prendete l’impasto e formate dei cordoncini di pasta di circa 1,5 centimetri. Tagliate i cordoncini a pezzetti di circa 2 centimetri e passate ogni pezzettino sui rebbi della forchetta per ottenere la classica forma degli gnocchi. Sistemate gli gnocchi su una superficie cosparsa di farina di semola per evitare che si attacchino.
  7. Lavate la melanzana, spuntatela e tagliatela a cubetti piccoli (di circa 1 centimetro). Ungete un’ampia padella con 2 cucchiai di olio evo e cuocetevi i cubetti di melanzana. A metà cottura aggiungete il sale.
  8. Portate ad ebollizione una pentola con acqua salata e cuocetevi gli gnocchi finché non saliranno a galla. In quel momento potrete scolarli. Conditeli quindi con le melanzane e con il pesto nella quantità desiderata. Aiutatevi con l’acqua di cottura in quanto il pesto è molto denso. Servite ben caldi.

UNA LOMBARDA DOC: FERRAGOSTO IN VALTELLINA. CROSTINI DI PANE DI SEGALE CON BRESAOLA, MELE E FORMAGGIO DI MONTAGNA

Crostini-bresaola-mela-formaggioA voler seguire un preciso ordine cronologico e farvi un resoconto preciso della mia estate, a questo punto avrei dovuto fare un post con una ricetta pugliese e uno con una ricetta marchigiana. Peccato che la ricettina di oggi mi è balzata prepotentemente in mente giusto giusto al mio ritorno dalla Valtellina. E non aveva proprio voglia di aspettare o di uscirmi dalla mente. Senza contare che, se non avessi preso il toro per le corna, gli ingredienti si sarebbero rovinati e io volevo proprio usare la bresaola senza conservanti e il formaggio di montagna e le patate novelle e le mele gala appena raccolte. In questi casi  non resta che correre velocissimi in cucina, prima che l’ispirazione passi.

Come avrete capito, quest’anno ho trascorso il week end lungo di Ferragosto in Valtellina. Ebbene si: il mio percorso per diventare una vera lombarda doveva passare anche per una mini-vacanza in Valtellina. A due ore e mezza da Milano, la Valtellina consente di godere dei piaceri della montagna senza macinare troppi chilometri. In particolare Tirano è un buonissimo punto di partenza per parecchie escursioni e attività come ad esempio arrivare a Saint Moritz con il famoso trenino rosso del Bernina (patrimonio Unesco) oppure visitare Livigno per una seduta eccezionale di shopping oppure ancora spingersi fino alle terme di Bormio.

Prodotti della ValtellinaPer quanto riguarda il cibo qui la fanno da padroni pizzoccheri, sciatt e chiscioll. Tutti piatti a base di farina di grano  saraceno. Altre tipicità sono ovviamente pane di segale, bresaola, slinzeca, formaggi vari come bitto e casera e le mele (che io non sapevo si coltivassero anche in questa valle).

Ma le rivelazione della vacanza è stata la pesteda. Si tratta di un misto di sale, pepe ed erbe aromatiche che viene prodotta a livello locale e serve come insaporitore in generale e per la carne in particolare.

Inutile dire che sono tornata con una notevole scorta di tipicità…Nella ricetta di oggi ho provato a inserire parte dei prodotti della Valtellina che ho comprato e, in particolare, la bresaola, le mele, le patate, il formaggio di montagna e la pesteda. Eccovi quindi una ricettina  montanara facile facile.

Crostini-bresaola-mela-formaggio

CROSTINI DI PANE DI SEGALE CON BRESAOLA, MELE E FORMAGGIO DI MONTAGNA

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INGREDIENTI (per 8 crostini):

  • 4 pezzetti di pane di segale (all’incirca 3/4 di forma)
  • 1 patata
  • 20 fettine di formaggio di montagna non molto stagionato
  • mezza mela
  • 8 fette di bresaola
  • pesteda
  • olio evo
  • burro
  • 1 noce di burro
  • sale
  • erba cipollina
  • timo
  • limone (facoltativo)

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COME SI FA:

  1. Prendete una forma di pane di segale, quello tipico a forma di anello. Tagliatene 4 pezzi della dimensione utile per i vostri crostini. Aprite ogni pezzo a metà come se doveste fare dei panini.  Mettete da parte gli 8 pezzi che avrete ricavato.
  2. Sbucciate la patata e tagliatela a fette di mezzo centimetro. Rivestite una leccarda con carta da forno. Sistemate le fette, conditele con sale, un pizzico di pesteda e olio extravergine. Cuocetele nel forno a 180 gradi per circa mezz’ora o comunque finché saranno morbide.
  3. Lavate la mela e tagliatela in fettine dello spessore di circa 2 -3 millimetri. Prendete una padella e ungetela con una noce di burro. Aggiungete dei rametti di timo, scaldate per bene e sistematevi le fettine di mela. Cospargete con del sale e fate rosolare a fuoco lento per qualche minuto. Girate le fettine e fate rosolare anche dall’altro lato per qualche minuto o comunque finché non risulteranno appassite. Togliete dal fuoco e mettete da parte.
  4. Tagliate il formaggio a fettine sottili e adattate le fettine alle dimensioni dei crostini per evitare che fuoriesca troppo formaggio. Mettete da parte. Arrotolate le fette di bresaola e legatele al centro con dell’erba cipollina in modo da ottenere delle caramelle. Mettete da parte.
  5. Togliete le patate dal fuoco. Fatele raffreddare qualche minuto e posizionatele sui crostini. Se la patata è grande basterà una fetta, altrimenti ne serviranno un paio. Aggiungete le fettine di formaggio e ancora qualche granello di pesteda.  Mettete i crostini in forno per il tempo necessario a sciogliere il formaggio. Dovrebbero bastare 2-3 minuti.
  6. Tirate fuori i crostini dal forno, sistemate 2 fettine di mela su ogni crostino. Posizionate infine le caramelle di bresaola e servite. Se vi piace, bagnate la bresaola con qualche goccia di limone.

DI CITTA’ DESERTE E GRADITI REGALI. DIP DI ZUCCHINE E TARTUFO NERO

Dip-zucchine-e-tartufoIn quest’annata di grosse novità, non mi sto facendo mancare proprio niente…anche l’esperienza di rimanere a Milano ad agosto e provare l’ebrezza della città deserta. All’inizio ero terrorizzata solo all’idea. Fino all’anno scorso la mia estate era mare tutti i week end da giugno a settembre, gente in giro per tutta l’estate, eventi ogni sera, Summer Jamboree e chi più ne ha più ne metta. Capite bene che il pensiero di ritrovarmi in una città deserta mi metteva un tantino di ansia. Anche perché quando dico deserto dico proprio deserto nel senso che anche il bar, il panettiere, il macellaio, il tuo ristorante preferito, il parrucchiere ecc ecc chiudono i battenti per almeno due settimane se non addirittura tre, per strada senti solo silenzio e ti sembra di essere in uno di quei film apocalittici in cui il protagonista unico sopravvissuto si aggira smarrito in mezzo alle macerie della città.

Di contro a questa mia sensazione in molti mi ripetevano che Milano ad agosto è una pacchia, che ci metti la metà del tempo per arrivare dovunque, che nessuno ti scoccia, che ti riposi il cervello e così via. Io li ascoltavo perplessa.

Dip-zucchine-e-tartufoE invece è proprio così! Avevano ragione! Mi sembra strano ammetterlo ma davvero il mio cervello si è rilassato! Ho potuto dormire di più e alla fine passeggiare per la città con pochissimo traffico e poche persone è stato veramente bello. Anche perché, dopo l’ondata di caldo caraibico, l’aria si è rinfrescata e si stava davvero bene.

In questo frangente è capitato anche il mio compleanno. Di solito non faccio mai grossi festeggiamenti perché, se una nasce il 13 agosto, che festeggiamenti vuoi fare?! Tutti sono in ferie. Nonostante questo non sono mancati dei graditi regali. Uno di questi è la ciotolina che vedete in foto che, insieme ad altre tre, fa parte di un carinissimo set che ha gioiosamente arricchito la mia serie di props. Non vedevo l’ora di utilizzarla e allora ho pensato che potevo unirla ad un altro regalo ricevuto in un’altra occasione. Tartufo disidratato. E allora mi sono ricordata che, durante una visita alla cittadina umbra di Spello, avevo mangiato dei fantastici strangozzi con zucchine e tartufo che mi erano rimasti parecchio impressi. E allora ecco la versione dip (o intingolo che dir si voglia) di quel condimento. Davvero ottima per dei crostini delicati ma con una marcia in più. Eccovi quindi la ricetta.

Dip-zucchine-e-tartufo

DIP DI ZUCCHINE E TARTUFO NERO

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INGREDIENTI:

  • 300 g di zucchine
  • 1 scalogno
  • 3 cucchiai di formaggio caprino o altro formaggio spalmabile
  • 30 g di tartufo disidratato o crema di tartufo nero
  • 4 cucchiai di olio evo
  • sale
  • pane a fette o crostini

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COME SI FA:

  1. Prendete le lamelle di tartufo disidratato e mettetele ad ammorbidirsi in una ciotolina con olio extravergine. Tale passaggio non è necessario se utilizzate la crema di tartufo. Sulla quantità di tartufo potete decidere abbastanza liberamente in base all’intensità di aroma  che volete dare alla vostra dip.
  2. Lavate le zucchine, spuntatele e affettatele. Pulite lo scalogno, tagliatelo a pezzetti e fatelo rosolare in un’ampia padella con 4 cucchiai di olio evo. Quando lo scalogno sarà diventato trasparente, aggiungete le zucchine e fatele rosolare finché non si saranno appassite. Ci vorrà all’incirca mezz’ora. Tenete d’occhio la padella e, se necessario, aggiungete dell’acqua per evitare che le zucchine si attacchino. A metà cottura aggiungete una presa abbondante di sale.
  3. Terminata la cottura, fate raffreddare le zucchine per una decina di minuti. Trasferitele in un mixer e iniziate a frullare fino a raggiungere una consistenza cremosa.
  4. A questo punto aggiungete il formaggio spalmabile nella misura utile ad ottenere una consistenza più compatta. Questo perché le zucchine contengono parecchia acqua e quindi, una volta frullate, potrebbero risultare troppo liquide.
  5. Tenete da parte qualche lamella di tartufo per decorazione e per aggiungerne direttamente sui crostini. Aggiungete dunque il tartufo rimanente al composto di zucchine e frullate.
  6. Mettete la dip in una ciotola e lasciate riposare in frigo per una decina di minuti. Nel frattempo tostate il pane per ottenere dei crostini croccanti. Aggiungete al vostro intingolo il tartufo tenuto da parte e servite con i crostini caldi.

DOVE ERAVAMO RIMASTI…IL MIO VIAGGIO IN CAMPANIA. SPAGHETTI CON COLATURA DI ALICI, POMODORINI E PINOLI

Spaghetti-colatura-di-alici-pomodorini-e-pinoliEravamo rimasti che avevo fatto un viaggetto in Campania…Eravamo rimasti che avevo avuto un pochino di “avversità”. Eravamo rimasti che ero stanca stanca stanca…Ma adesso sono tornata! E fortunatamente mi sento di nuovo in forze…In realtà le mie peripezie hanno avuto una curva ascendente ma adesso, dopo aver raggiunto il picco con una bella gastrite acuta con tanto di febbre a 38 e mezzo, la curva sembra essere in fase discendente.

Sintomo evidente è che sono di nuovo qui a raccontarvela. Evviva! Ma torniamo al viaggio in Campania. E, in particolare, alle cose che mi sono piaciute di più e su cui vi suggerisco di fare un pensierino in vista del prossimo viaggio che deciderete di fare…Ovviamente si tratta di opinioni personalissime e non certo da guida turistica. Ma magari a qualcuno potrebbero tornare utili…

Napoli, la città sotterranea e lo street food: il titoletto dice già tutto…Ragazzi!!! La Napoli sotterranea è stu-pen-da! L’intera storia della città, dall’antica Grecia, fino ai giorni nostri in circa 90 minuti. E per soli 10 euro! Praticamente un affarone dal momento che la visita è davvero entusiasmante. Attenzione…esistono vari percorsi: la cd. Napoli sotterranea, la Napoli Borbonica e forse anche un altro. Io ho fatto il primo, cioè quello che si snoda al di sotto del centro storico. Ma non voglio dirvi altro perché, come ormai sapete, le descrizioni minuziose mi annoiano e quindi non voglio costringervi a sorbirle. Io vi do giusto lo spunto, poi vedete voi.

E questo anche perché qui si parla soprattutto di cibo. E qui si apre un mondo…quello appunto dello street food. Perché diciamola tutta: la Napoli culinaria si assaggia per le strade, molto più che nei ristoranti. L’elenco delle varie bontà da assaggiare doverosamente è vasto. Io ho iniziato con la pizza fritta per poi proseguire con babà, sfogliatella liscia e sfogliatella riccia di Pintauro, taralli caldi con sugna e pepe, il cuoppo col fritto misto napoletano (il pacchero ripieno di besciamella, impanato e fritto è una vera “chiccheria”), il ministeriale della pasticceria Scaturchio (un dolcetto con crema simil zabaione racchiuso in un sottile guscio di cioccolato), la frittata di pasta, la pastiera e per finire pizza pizza pizza a volontà. Un cenno a parte meritano gli ziti con il ragù alla genovese. Sono arrivata a Napoli con l’obiettivo di assaggiarli e non sono rimasta delusa. Carne a cottura lentissima con una marea di dolcissime cipolle. Da assaggiare assolutamente.

La Costiera, Cetara e Sal De Riso: sulla bellezza paesaggistica della Costiera si è già detto ormai tutto. Perciò passo direttamente al cibo. Rivelazione culinaria del viaggio, presidio slow food e chi più ne ha più ne metta: la colatura di alici di Cetara. Cetara è un borgo di pescatori appena all’inizio della Costiera (se la si prende dal lato di Vietri sul mare). Non è coreografico come Positano, o Amalfi, o Sorrento ma di certo è molto più autentico. La spiaggetta dove i cetaresi fanno il bagno in mezzo alle barche dei pescatori è davvero uno scorcio di altri tempi. Ed infatti questo borgo è la patria di una antica eccellenza culinaria, i cui molteplici utilizzi sono ancora tutti da scoprire. Un’esplosione di sapore talmente intensa da poter essere il condimento principale, insieme a poco altro, di un primo piatto di altissimo livello. Ma di questo vi parlerò meglio dopo…

Spaghetti-colatura-di-alici-pomodorini-e-pinoliAltro interessante paesetto è Minori, meta battuta solo da chi vuole una vacanza in tranquillità ma soprattutto da chi vuole andare in pellegrinaggio alla pasticceria di Sal De Riso. Indimenticabili le brioche del mattino con farcitura fatta al momento così come anche i suoi cavalli di battaglia come la torta ricotta e pere e la delizia al limone. Interessanti le novità come la monoporzione “Selvaggia”, una frolla al cacao con gelatina di mirtilli e mousse di cioccolato al latte, o le marmellate di frutta e verdura (ad esempio quella alle fragole e peperoni).

Infine è assolutamente obbligatoria una visita a Ravello, un vero e proprio gioiellino, location ideale per un momento di assoluto relax, per la lettura di un buon libro seduti su una panchina della piazza cittadina e per far volare la mente dinanzi ad un panorama davvero mozzafiato.

Se siete di strada non trascurate Caserta e la sua Reggia. La Reggia è stupenda ma anche la città riserva sorprese inaspettate. Pulita, ordinata, piena di bei negozi, ristoranti. Davvero molto carina. E non dimenticate che, poco distante, a Caiazzo, c’è la migliore pizzeria d’Italia 2017 secondo il Gambero Rosso ovvero la pizzeria Pepe in grani.

Detto ciò, il piatto di oggi non poteva che essere un piatto ispirato al mio viaggio in Campania. Tra le mille bontà di cui vi ho parlato, ho scelto di preparare gli spaghetti alla colatura di alici in una versione molto simile a quella rivisitata che ho piacevolmente gustato a Cetara. Non solo il semplice accompagnamento con olio extravergine, aglio e prezzemolo ma anche un’aggiunta golosa di pomodorini a crudo e pinoli tostati. Eccovi quindi la ricetta di oggi.

Spaghetti-colatura-di-alici-pomodorini-e-pinoli

SPAGHETTI CON COLATURA DI ALICI, POMODORINI E PINOLI

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INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 400 g di spaghetti
  • 8 cucchiai di olio evo
  • 4 cucchiai di colatura di alici
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • peperoncino (se piace)
  • una manciata di pinoli
  • 20 pomodorini

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COME SI FA:

  1. Tostate i pinoli in una padella ben calda finché saranno leggermente imbruniti. Mettete da parte.
  2. In una ampia terrina, mescolate a crudo l’olio extravergine, la colatura di alici, il prezzemolo tritato, il peperoncino e l’aglio. A seconda di come preferite, potete dividerlo in due parti e poi eliminarlo oppure tagliarlo a pezzettini e mantenerlo nella preparazione.
  3. Tagliate i pomodorini a pezzetti e conditeli con poco sale e un filo d’olio.
  4. Cuocete in acqua non salata gli spaghetti. Appena saranno cotti, versateli nella terrina con il composto di olio e colatura e mescolate per bene.
  5. Aggiungete quindi i pomodorini e i pinoli direttamente nella terrina o singolarmente su ogni porzione e servite.

 

IOECHIARAMELLA VA IN VACANZA…

La verità è che avrei voluto lasciarvi con un altro paio di ricettine belle fresche…Avrei voluto anche raccontarvi del mio viaggio in Campania e delle bontà che ho assaggiato…Avrei voluto dirvi del mio ritorno in Puglia…

Ma poi è successo che, mentre ero in viaggio, mi sono venuti un tantinello di acciacchi, è successo che sono tornata parecchio stanchina e soprattutto è successo che, quando mi sono messa a pensare cosa preparare per il prossimo post, mi si è annebbiata la mente, non è venuta nessuna idea e mi sono sentita soltanto affaticata.

E allora ho pensato “Eh no! Così non va bene! Cucinare deve dare gioia, e non generare un senso di fatica!”. E quindi ho capito che era giunto il momento di andare in vacanza.

E allora, siccome mi iniziano a piacere le liste, vi auguro (ma anche mi auguro) di:

  • trascorrere delle serene vacanze (per prima cosa mi butto sull’augurio tradizionale…)
  • dormire tanto tanto e svegliarvi con un pochetto di bavetta sulla guancia che è tanto carina e vuol dire che avete dormito alla grande (…e non dite che a voi non capita mai che tanto non ci credo!)
  • ma anche dormire poco e trascorrere serate divertentissime in discoteca o anche solo su una spiaggia al chiaro di luna;
  • viaggiare molto ma solo se vi piace. Se non piace potete anche “spiaggiarvi” in un solo posto, va bene lo stesso!;
  • ridere fino alle lacrime (ce lo ricordiamo ancora com’è che si fa?…io a volte me ne dimentico…)
  • conoscere nuovi amici e vedere più spesso quelli vecchi;
  • leggere un buon libro o anche più di uno o anche qualche rivista di gossip che tanto sotto l’ombrellone tutto è concesso;
  • stare sbragati sul divano a guardare serie tv  come se non ci fosse un domani…;
  • pensare nuovi progetti da attuare a settembre, scriverli sull’agendina per poi disapplicarli puntualmente come tutti gli altri anni…No! Non è vero! stavolta ce la faremo…
  • fare delle abbondanti colazioni in una terrazza vista mare (o qualcosa di simile) che tanto si sa che la colazione è il pasto più importante della giornata…
  • mangiare cose nuove ma anche cose vecchie…come la pasta al forno che fa la propria mamma che come la fa la mamma non la fa nessuno…
  • provare nuovi ristoranti sperando che vi vada sempre bene e ne usciate sempre super soddisfatti…
  • riuscire a godere dei momenti di silenzio, al tramonto, o di sera…quelli in cui ciò che sentite sono solo grilli o cicale…
  • dimenticare tutti i pensieri negativi e essere, anche solo per un momento, in pace con se stessi e con tutto l’universo…

Per favorire questo stato di calma vi lascio un paio di belle fotine rilassanti che ho fatto a Ravello e Polignano a mare. Non vi dico quando tornerò perché non lo so ancora, ma vi assicuro che tornerò bella carica con tante nuove ricette da sperimentare. Un saluto affettuosissimo e di nuovo buone vacanze a tutti.

Ravello

Polignano a mare

I TIPI PIGRI E MOWGLI ECCEZIONALMENTE INSIEME. PAN BRIOCHE (DI SABRINE D’AUBERGINE) CON PASTA MADRE

Pan-brioche-pasta-madreEccoci giunti alla terza puntata della rubrica semiseria “Tutto il bello di Milano. Il cibo e molto altro…”.

Qualche settimana fa, sbirciando distrattamente facebook e in particolare la pagina di Sabrine D’Aubergine, ho appreso che, in occasione della photoweek in programma qui a Milano, presso la Cioccolateria Zaini, era stato organizzato un incontro con Sabrine sul tema “Come la fotografia è diventata la voce delle mie storie di cucina”. L’evento era gratuito ma a numero rigorosamente ristretto fino ad esaurimento posti. E allora mi ci sono fiondata! Anche perché era proprio nei pressi del mio ufficio! Non potevo farmi scappare un’occasione del genere! Fortuna ha voluto che ci fossero posti ancora disponibili e quindi, in un assolato pomeriggio di giugno, eccomi pronta a conoscere una delle mie foodblogger e autrici preferite.

Per chi non lo sapesse Sabrine ha creato il bellissimo blog Fragole a Merenda e ha pubblicato, con la casa editrice Guido Tommasi, due stupendi volumi: Fragole a Merenda e Finalmente Natale. La particolarità di Sabrine sta nel fatto che, oltre a proporre belle ricette, le accompagna con racconti di rara poesia. La cucina diventa un posto privilegiato per osservare tutto quanto accade intorno e per descriverlo con occhi che sanno cogliere il lato ironico della vita e il bello delle persone. Inutile dire quanto io ammiri ed invidii (bonariamente) questa sua capacità.

Pan-brioche-pasta-madreMa torniamo a noi. La Cioccolateria era davvero una piccola bomboniera, raccolta e d’atmosfera. L’ideale per una chiacchierata tra amici. E così è stato. Intorno ad una tavola imbandita per la merenda c’eravamo all’incirca dieci persone più Sabrine e il suo editore. Abbiamo chiacchierato di fotografia, della nascita del blog, e della pubblicazione dei suoi libri. Abbiamo potuto presentarci e chiedere anche una dedica sui nostri volumi e alla fine abbiamo gustato una piacevolissima merenda a base di frutta, cioccolato, tartellette dolci, crostini e spumante.

sabrine-d'aubergineChe dire! Davvero una bellissima esperienza! Tornata a casa ho voluto in qualche modo farle un omaggio, sia pur virtuale, per la bella serata trascorsa. E così ho scelto una delle sue ricette, quella del “Pan brioche per tipi pigli” che si trova su Fragole a Merenda. Si tratta di una ricetta per chi non ha molta voglia di impastare e non ha problemi ad aspettare. Poi ho pensato di modificarla leggermente utilizzando la pasta madre al posto del lievito di birra. E direi che così ho chiuso un po’ il cerchio perché guarda caso ultimamente Sabrine si sta cimentando con la pasta madre, alla quale ha dato simpaticamente il nome di Mowgli (andate a leggere il perché in questo post). E allora eccovi la ricetta di questo fantastico Pan brioche per tipi pigri (special guest Mowgli). 🙂

Pan-brioche-pasta-madre

PAN BRIOCHE (DI SABRINE D’AUBERGINE) CON PASTA MADRE

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INGREDIENTI:

  • 100 g di pasta madre rinfrescata
  • 400 g di farina Manitoba
  • 180 ml di latte
  • 50 g di burro
  • 60 g di zucchero
  • 1 pizzico di sale fino
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di succo di limone appena spremuto
  • 1 cucchiaino di uovo (preso dal totale)
  • 2 cucchiaini di latte
  • semi di papavero

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COME SI FA:

  1. Mettete la farina in una ciotola capiente o in una planetaria, mescolate bene e fate un incavo al centro.
  2. Scaldate il latte, scioglietevi il burro, lo zucchero e il sale. Lasciate intiepidire. Aggiungete la pasta madre e mescolate.
  3. Nel frattempo rompete le uova in una ciotola a parte, sbattetele leggermente e prelevatene 1 cucchiaino che servirà per la finitura della brioche. Aggiungete il limone e montate con una frusta elettrica finché il composto non diventa bello schiumoso.
  4. Unite le uova al latte e rovesciate tutto nella ciotola della farina. Impastate per qualche minuto. Sigillate la ciotola e mettete a lievitare in un luogo riparato per 6 ore comunque finché non sarà raddoppiato di volume. Il mio, per la verità, ha lievitato dalle sette di sera alle otto della mattina successiva ed aveva sollevato il coperchio del suo contenitore. Perciò non formalizzatevi sulle ore di lievitazione, vedete un po’ voi.
  5. Rivestite di carta da forno uno stampo da cake. Quando l’impasto sarà pronto, rovesciatelo sul piano da lavoro senza schiacciarlo troppo, dividetelo in tre parti e ricavatene altrettante palle, che disporrete affiancate strettamente nello stampo. Fate lievitare ancora per un’ora nel forno con la luce accesa.
  6. Quando il livello dell’impasto avrà superato di circa tre dita il bordo dello stampo, tiratelo fuori dal forno, spennellate con il composto di uovo e latte e guarnite con i semi di papavero.
  7. Accendete quindi il forno a 220 gradi, fate riscaldare per bene e infornate per 20 minuti. Estraete dal forno la brioche e rimettetela a cuocere direttamente sulla griglia per altri 10 minuti.

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